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L’esclusa è l’annuncio di una condizione interiore e psicologica insieme, il segnale di un modo di

essere nel mondo in cui non si trova solo la protagonista, marta Ajala, ma anche colore che le

ruotano intorno.

La trama del romanzo di articola in due parti; nella prima parte il romanzo ruota intorno alla colpa

non commessa e agli effetti che ne derivano come segno dell’esclusione a cui marta Ajala è

condannata; nella seconda parte predomina il desiderio di rinascita e di sfida al giudizio di un’intera

comunità.

La storia di marta è esemplare. Il professor mazzacurati ha osservato che nel passaggio dalla prima

alla seconda stesura, il personaggio è accompagnato da una traccia non solo descrittiva ma che

assolve un significa simbolico e rinvia figuralmente al suo ruolo di marionetta.

Su ogni personaggio pesa una legge imperiosa che pretende il rispetto delle sue norme inflessibile

ed indiscusse.

La condizione di disagio, di esclusione a cui è esposta gran parte dei personaggi si materializza nei

lineamenti che essi posseggono, nei tratti somatici con cui sono marchiati, nelle relazioni reciproche

che possono intrattenere con gli altri, oppure si rivela negli ambienti in cui essi vivono.

La prima risorsa di pirandello è l’animalizzazione dei volti di colore che si muovono ai bordi della

storia del romanzo. I DOPPI DI MATTIA PASCAL

L’antropologia pirandelliana si basa geneticamente sull’idea del doppio. Tra la vita degli esseri

pensanti e l’esistenza degli animale, attraverso la lanterninosofia, si apre una differenza incolmabile.

La lanterninosofia afferma che nella vita degli uomini interferiscono due entità del tutto opposte:

l’impulso biologico e l’attitudine speculativa. Uno dei topoi più frequenti nell’immaginario

pirandelliano è il guardarsi davanti allo specchio; riflettendo la propria immagine il soggetto si

divide in due e le due funzioni sono simultaneamente uguali e diverse, simili ma non del tutto

sovrapponibili e coincidenti.

Il doppio si trasforma in una questione imprescindibile per interpretare l’essenza delle tesi

pirandelliane: un principio quasi obbligato, una pista che è in grado di guidare nel cuori di una

cultura e delle sue antinomie. Il doppio si può accompagnare ad una condizione di crisi la cui

gravità, l’apparizione di questo secondo io contribuisce a risolvere.

Nel caso di mattia pascal, quando diventa Adriano Meis cambia pettinatura, modo di vestire, taglia

la barba, ma gli resta l’occhio strabico. Questo doppio di Pascal, uguale e diverso, impegnato a fare

di sé una creatura differente, sogna di poster affermare di esser stato due uomini separati.

Cambia il rapporto con le cose e con il mondo, al punto che mattia può ricordare la breve stagione

di quell’inizio come un periodo di leggerezza. Il nuovo nome, Adriano Meis, costringe a disegnare

una storia e a scegliere un destino nuovi.

Fondamentale è anche il rapporto con l’ombra che resta l’unica certezza di esistenza.

GENEALOGIA DI SVEVO

L’opera di svevo diventa il punto di riferimento per un romanzo rinnovato, liberato dal peso della

tradizione e di un grado di raccontare quell’universo ancora inesplorato che è la modernità.

L’esperienza di svevo doveva naturalmente presentarsi come una profonda trasgressione, come un

atto evasivo che assegna uno statuto originale e inedito alla funzione del romanzo. Scrivere serve a

dare forma a stati d’animo che sono per loro costituzione informi, ambigui e contraddittori.

Sicuramente è importante per la produzione letteraria di svevo, la sua nascita triestina. Svevo stesso

sottolinea la natura eccentrica del luogo in cui egli si era formato; trieste si presentava con una

funzione di assimilatore degli elementi eterogenei che il commercio e la dominazione straniera

attirarono nella vecchia città latina.

Elementi slavi, italiani e tedeschi non si mescolano in un’unità armonia, ma restavano separati sotto

un governo tollerante.

Confinati alla periferia di un impero si era per forza provinciali, ma proprio questo essere periferico

consente di diventare contemporaneamente un arretrato ed un precursore.

Modelli per svevo sono davvero molti: Adotta un darwinismo rovesciato secondo il quale i deboli

possono vincere ed evolversi, da schopehnauer prende l’idea della volontà come irrequietezza e

scarta la soluzione dell’ascesi; per quanto concerne freud vediamo che “La coscienza di Zeno” è

piena di psicoanalisi e da lui è presa l’idea di complessità della coscienza, ma Svevo non crede alla

psicoanalisi come terapia; da Nietzsche prende la visione dell’uomo che accetta tutto, anche il

dolore.

Naturalmente a fare da modello a svevo, non abbiamo solo filosofi, ma il forte influsso dello

scrittore dublinese, James Joyce, suo maestro d’inglese e di scrittura. Svevo però utilizza il

monologo interiore, a differenza del flusso di coscienza utilizzato da Joyce.

SCRIBACCHIARE E SCRIVERE SUL SERIO: ESERCIZI DI SCRITTURA DI SVEVO E DEI

SUOI PERSONAGGI

Tutti i personaggi di svevo, in un modo o in un altro scrivono qualcosa. La scrittura costituisce un

predicato costante e definisce un riflesso di cui non possono fare a meno e da cui nessun lettore può

prescindere. La riflessione sul senso dello scrivere e sulla modalità con cui questo esercizio deve

compiersi ha convalide esemplari nelle testimonianze autobiografiche di svevo e coincide con la

direzione stessa delle sue costruzioni narrative. Si parla dunque di esercizio ostinato e quotidiano

catalogato come “scribacchiare”, un’esperienza di cui non si può fare a meno. “Scrivere sul serio” è

diventato una parola d’ordine inutile dunque continua a 2scribacchiare”. La tensione fra “scrivere

sul serio” e “scribacchiare” costituisce il problema di fondo su cui ruota la riflessione teorica e

letteraria di svevo e dei suoi personaggi in quanto scrittore e autori. Per Zeno cosini non ci sono

dubbi, scrivere è l’atto costitutivo del romanzo che coincide con le parole elaborate faticosamente

per il dottor S. Dunque il romanzo di zeno, a differenza di quello di Alfonso ed emilio, s’identifica

maggiormente nello 2scribacchiare”, notiamo inoltre che zeno utilizza la matita che trascrive

immagini bizzarre. Sicuramente a favorire lo scribacchiare è la scoperta della psicoanalisi.

L’APOCALISSE DI ZENO: AL DI LA’ DI OTTIMISMO E PESSIMISMO

Le ultime righe de “La coscienza di Zeno” costituiscono un esemplare riepilogo di tutto il romazo:

quest’opera è il racconto di qualcuno che, attraverso il riesame del proprio passato, cerca di guarire

dalla propria malattia. Alla fine vediamo che zeno non ha più bisogno del dottor s e del suo aiuto

perché crede di essere guarito. In realtà la malattia appartiene alla vita quindi guarire

significherebbe morire Anche la figura della moglie Augusta, in realtà è immagine della salute, ma

inutile perché nel mondo malato, sembra esser sano colui che è malato.


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rorynut

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue, culture e letterature moderne europee
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher rorynut di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli Federico II - Unina o del prof Muscariello Maria.

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