Purgatorio, canto I: riassunto e commento
Introduzione
Dante si trova sulla spiaggia su cui sorge la montagna del Purgatorio. L'isola si trova in mezzo all'oceano, agli antipodi di Gerusalemme, e viene via via illuminata dalla luce dell'alba. Nel cielo, che non si può osservare dall'emisfero delle terre emerse, Dante scorge il pianeta Venere e quattro stelle luminose. Il canto si svolge poco prima dell'alba del 10 aprile del 1300, la domenica di Pasqua ed è incentrato sull'incontro con Catone l'Uticense, simbolo di libertà morale, ora custode del Purgatorio, e sul rito del giunco per mezzo del quale Dante potrà entrare nel Purgatorio.
Riassunto
Dante abbandona l'Inferno e si appresta ad entrare nel Purgatorio, cambia quindi l'argomento e con l'innalzarsi del tono della sua poesia, vi è quindi l'invocazione alle Muse, in particolare Calliope, tutrice dell'epica (vv. 1-12). Dante osserva il cielo con occhi da astronomo e vede il pianeta Venere e quattro stelle, rimaste ignote agli uomini dopo il peccato di Adamo; esse sono il simbolo della perfezione che va riconquistata con l'espiazione della colpa (vv. 13-27).
Appare poi Catone l'Uticense, rappresentato come un vecchio dignitoso illuminato dai raggi delle quattro stelle. Il guardiano crede che i due, Dante e Virgilio, siano fuggiti dall'Inferno e chiede loro come abbiano fatto (vv. 28-48). Virgilio spiega a Catone lo scopo del viaggio di Dante (ricerca della libertà dalla schiavitù del peccato) e domanda al guardiano di lasciarli passare. In cambio promette di ringraziare Marzia, moglie di Catone, anche lei nel Limbo (vv. 49-84). Catone afferma che li lascerà passare non in nome dell'amata sposa ma di Beatrice, mandante del viaggio, prima però Dante dovrà compiere un rito di purificazione e di umiltà (vv. 85-108).
Catone scompare, ormai all'alba, e Virgilio compie il rito prescritto, ovvero lava con la rugiada la sporcizia dal viso del Poeta e gli cinge i fianchi con una pianta di giunco, simbolo di umiltà; strappato dalla sabbia il giunco si rigenera miracolosamente (vv. 109-137).
Tematiche
La risurrezione della poesia
I primi 12 versi del Purgatorio ne costituiscono il prologo, conciso ed allusivo. In poche terzine Dante delinea l'argomento della seconda cantica, in opposizione alla prima. La piccola navicella del suo talento poetico innalza il tono, o come scrive il poeta stesso "aza le vele", per percorrere acque più tranquille rispetto a quelle dell'Inferno. Il Poeta stesso parla di resurrezione della poesia "qui la morta poesì resurga" v. 7. Nell'invocazione alle Muse, Dante ricorda soprattutto Calliope che, come il Poeta ricorda dal V libro delle Metamorfosi di Ovidio, sconfisse la Pieride cantando del rapimento agli inferi e della resurrezione di Proserpina.
La "morta poesì" che ora risorge è la poesia che canta la resurrezione dalla morte, il ritorno alla speranza dopo il passaggio nel regno della morte spirituale, dell'anima. In sintesi, la poesia della morte, quella dell'Inferno, sta alla poesia della resurrezione, quella del Purgatorio, come il canto di Calliope che narra l'avvento primaverile di Proserpina sta alla Pieride: i Giganti sconfitti da Zeus sono un'immagine di Lucifero, ribelle a Dio e precipitato nell'Inferno.
Il cielo del purgatorio e le sue stelle
Dante torna a riveder le stelle. Nei 18 versi successivi al prologo (vv. 13-30), Dante guarda il cielo con occhi da astronomo. Prima constata le condizioni meteorologiche che sono ottimali; infatti, nel Purgatorio tutto pare in ordine e favorevole alla rinascita. Poi osserva che Venere vela la costellazione dei Pesci (v. 21), riflette che quello è il polo australe, "l'altro polo", e che quindi manca l'Orsa Maggiore; individua anche una costellazione sconosciuta (vista solo da Adamo ed Eva).
Dante, in pochi versi, dice quindi che sta per sorgere il sole della Pasqua, che siamo agli antipodi del nostro emisfero che da quella parte del mondo erano vissuti, prima dell'arrivo del Poeta, solo Adamo ed Eva, e che quindi il paradiso terrestre poco è lontano. Vi è inoltre uno scenario allegorico ricco di significati sotterranei: Venere, lo bel pianete che d'amor conforta, simbolo dell'amore, che insieme alla bellezza, saranno concetti chiave nella narrazione del Purgatorio. Le quattro stelle sconosciute rappresentano le quattro virtù cardinali: Fortezza, Prudenza, Temperanza e Giustizia, conosciute naturalmente da Adamo ed Eva e di cui il mondo abitato ha perso la cognizione. L'impegno di Dante pellegrino sarà infatti quello di tornare allo stato di umanità naturale dei progenitori, alla perfezione creata da Dio, che completerà salendo le sette balze del monte e reintegrando se stesso fino ad arrivare a quella perfezione oggi scomparsa, nota soltanto all'umanità appena nata dalle mani del creatore.
Una figura di libertà
Dal cielo si materializza, illuminata dalla luce delle quattro stelle, l'immagine di un patriarca con barba lunga, capelli sulla spalla, brizzolato. Virgilio fa inginocchiare Dante, tale riverenza si evince dalla Farsaglia di Lucano, in cui Catone sprona i suoi uomini a "meritare qualcosa di più che la vita e il perdono" riferito al tiranno Cesare; interessante anche la riflessione di Cicerone nel De Officiis (vv. 112-113), in cui viene esaltata la fermezza e la quasi naturale scelta del suicidio, accostato poi alla natura di Ulisse e Aiace.
Catone sacrifica infatti la sua vita per un bene supremo, la libertà, che poco importa essere politica, la libertà repubblicana. Dante nel De Monarchia dirà che la libertà essenzialmente è libertà morale, è indipendenza dal giudizio delle passioni, padronanza di sé: libero arbitrio, un tema chiave per l'aldilà dantesco (senza di esso, infatti, non ci sarebbero peccati o meriti e quindi non sarebbero necessari castighi o premi ultraterreni). La centralità di questo tema risalterà nel canto XVI del Purgatorio, momento chiave della seconda cantica e della Commedia stessa.
Ora, la forma istituzionale che, sul piano politico, garantisce la libertà è la monarchia universale, quella che il Poeta fa risalire a Cesare contro la quale Catone si pone come nemico. Ciò pare mettere in contraddizione il giudizio morale su Catone, uomo incorruttibile, e quello che dovrebbe essere il giudizio politico su Catone, oppositore dell'Impero. Ma Dante non arriva a trarre rigorosamente le conseguenze delle sue posizioni ideologiche. Catone sì, si oppone a Cesare ma martire della libertà.
Tale contraddizione è stata spiegata dal critico Erich Auerbach mediante l'interpretazione figurale del personaggio di Catone: questo tipo di interpretazione riduce i personaggi e i fatti storici a figure o meglio, "prefigurazioni" di eventi della storia morale dell'umanità, che consiste nel cammino verso la salvezza. Ebbene, il personaggio storico di Catone, che si suicida a Utica, è figura di quello che appare qui come custode della montagna del Purgatorio; e reciprocamente, quello che appare qui il Catone storico, svelato nel significato morale della sua vicenda terrena.
Solo adesso sappiamo che il suicidio di Catone fu l'espressione della virtù del "saper morire" di cui parla Lucano nella Farsaglia, in nome di un ideale più alto della vita, ossia la libertà. Non solo: il significato cristiano del gesto suicida di Catone è il "morire in grazia di Dio", liberando l'anima dalla colpa: dunque il senso allegorico del suicidio di Catone coincide con quello del monte del Purgatorio, perché le anime degli espianti sono appunto morte nella grazia divina. Nel programma divino di salvezza l'Uticense non poteva che trovarsi qui, a guardia del secondo regno. Non un regolare espiante ma resterà qui fino al giorno del giudizio, a rappresentare fino ad allora la libertà morale della conoscenza. Con la negazione di sé, egli afferma la necessità di un bene superiore alla vita stessa, come dicono i due versi più famosi di tutto il canto: libertà va cercando, ch'è sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta (vv. 71-72). Nessuno l'ha saputo meglio di Catone; ma le parole che Virgilio pronuncia presentando l'anima dell'Uticense sono un evidente riferimento alla scelta etica e politica di Dante, che pur di non rinunciare alla propria libertà scelse una vita di peregrinazione.
Purgatorio, canto II: riassunto e commento
Introduzione
Dante si trova sulla spiaggia dell'Antipurgatorio. Qui giungono le anime degli espianti, sulla barca dell'angelo nocchiero raccolte alla foce del Tevere, fra questi vi è Casella, fiorentino amico di Dante. Il canto si svolge verso le 6 del mattino del 10 aprile del 1300, la domenica di Pasqua ed è incentrato sull'incontro con Casella, che su richiesta di Dante intona un canto; questo personaggio introdurrà il tema dell'amicizia e la liberazione dal peccato.
Riassunto
Il sole tramonta sull'orizzonte astronomico di Gerusalemme e sta per spuntare sull'orizzonte del Purgatorio; a Gerusalemme spunta la notte, qui il sole. Sulla spiaggia del Purgatorio sono le sei del mattino (vv. 1-12).
Da Oriente un punto luminoso, rosseggiante come Marte e dotato di ali discende su Dante e Virgilio; quest'ultimo fa inginocchiare il pellegrino, data la prodigiosa apparizione. Mentre si avvicina, la barca dell'angelo nocchiero non è dotata di remi, ma di ali. Infine, la navicella "sbarca" con il suo carico di anime che cantano un salmo; l'angelo si allontana (vv. 13-51).
Il sole scaccia il Capricorno nel mezzo del cielo. Le anime appena giunte non sanno dove andare e chiedono la strada ai pellegrini, poi si accorgono che Dante è vivo e gli si accalcano intorno festosi (vv. 52-69). Dante riconosce fra le anime Casella, amico e musico fiorentino; cerca di abbracciarlo per tre volte ma invano (le anime infatti sono solo spirito inconsistente fatto a corpo fisico come si legge in Inferno VI, vv. 34-36 "Noi passavam su per l'ombre che adona/ che la greve pioggia, e ponavam le piante/ sovra lor vanità che par persona"). Poi Casella, morto da molti anni, risponde alla domanda di Dante sul suo ritardo ad approdare in Purgatorio; solo adesso ha potuto giungervi, per la speciale grazia concessa al Giubileo. Su richiesta di Dante, l'amico intona una canzone stilnovista (Amor che nella mente mi ragiona...) composta da Dante per il Convivio, musica dolcissima anche solo a ricordarla (vv. 70-117).
La musica fa dimenticare a tutti il motivo della loro presenza, ma giunge Catone che severamente interrompe Casella ed esorta le anime a rimettersi in movimento (vv. 118-133).
Tematiche
Le ali della grazia
La prima manifestazione soprannaturale del secondo regno è l'angelo-nocchiero: figura lievissima rispetto alla massiccia corporeità del nocchiero infernale, Caronte (Inferno III), e navigatore ben più accorto di Ulisse. Infatti, per il folle volo dell'eroe greco le uniche ali possibili erano i remi (Inferno XXVI); invece, questo angelo-nocchiero purgatoriale "remo non vuol, né altro velo/ che l'ali sue" (vv. 32-33). Il significato simbolico è chiaro: ci sono voli che soltanto le ali della grazia possono consentire; Ulisse cercò con le sue sole forze di raggiungere l'altro emisfero, e fallì miseramente; l'angelo trasbordatore si affida invece a Dio. In tal modo, può superare di slancio una rotta che al tempo di Dante doveva apparire pressoché infinita. Riprendendo, nella figura dell'angelo nocchiero, questo tema cruciale delle ali, Dante crea una di quelle corrispondenze che fanno della Commedia non una raccolta di canti, ma un "libro" compatto, in cui la trama dei significati si dispone in vaste impalcature simboliche e tematiche.
Il salmo della liberazione del peccato
Tutta la montagna del Purgatorio appare, canto dopo canto, come un'immensa basilica, affollata di riti e risonante dei canti e delle preghiere dei fedeli. Si comincia fin dal canto II: le anime trasportate dell'angelo cantano infatti, sulla barca, il salmo 113, in exitu Israel de Aegypto. Era il salmo che ricordava l'"uscita" del popolo ebraico dalla schiavitù in Egitto e che un tempo veniva intonato nei funerali, a significare l'uscita dell'anima dalla vita terrena, per raggiungere l'aldilà. Dante aveva già citato tale salmo nel Convivio per esemplificare i quattro possibili "sensi" di un testo (letterale, allegorico, morale, anagogico) che in questo caso sono:
- Letterale, la fuga del popolo ebreo dell'Egitto ai tempi di Mosè (fatto storico, rielaborato letterariamente)
- Morale, passaggio (Pasqua) dell'anima del peccato alla grazia
- Allegorico, redenzione dell'uomo per opere di Cristo (del quale Mosè è figura, typus Christi)
- Anagogico, [dal greco anagogé = ana + ago = conduco su; l'interpretazione anagogica spiega i fatti come simboli della realtà soprannaturale cui l'uomo si deve innalzare] l'anima purificata si libera dalla schiavitù della condizione terrena e raggiunge la libertà della vita eterna (Israele = terra promessa = la vita eterna promessa da Dio all'uomo).
Esso risulta dunque assai adatto a introdurre l'atmosfera, inaugurata nel Purgatorio, di conquista di un nuovo orizzonte, spirituale e poetico insieme.
Casella e il tema dell'amicizia
Ci sono tematiche a cui il poeta del Purgatorio è particolarmente affezionato: una di esse è il tema della musica e della poesia, l'altro quello dell'amicizia. Entrambe sono inaugurate dell'incontro con Casella, che suscita l'abbandono nostalgico all'"amoroso canto" degli anni giovanili e stilnovisti.
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