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del "saper morire" di cui parla Lucano nella Farsaglia, in nome di un ideale più alto

della vita, ossia la libertà. Non solo: il significato cristiano del gesto suicida di Catone

il "morire in grazia di Dio", liberando l'anima dalla colpa: dunque il senso allegorico

è

del suicidio di Catone coincide con quello del monte del Purgatorio, perché le anime

degli espianti sono appunto morte nella grazia divina. Nel programma divino di

salvezza l'Uticense non poteva che trovarsi qui, a guardia del secondo regno.

Non un regolare espiante ma resterà qui fino al giorno del giudizio, a rappresentare

è

fino ad allora la libertà morale della conoscienza.

Con la negazione di sé, egli afferma la necessità di un bene superiore alla vita stessa,

come dicono i due versi più famosi di tutto il canto: libertà va cercando, ch'è sì cara,

come sa chi per lei vita rifiuta (vv. 71-72). Nessuno l'ha saputo meglio di Catone; ma

le parole che Virgilio pronuncia presentando l'anima dell'Uticense sono un evidente

riferimento alla scelta etica e politica di Dante, che pur di non rinunciare alla propria

libertà scelse una vita di peregrinazione.

Purgatorio, canto II: riassunto e commento

Commento

Introduzione

Dante si trova sulla spiaggia dell'Antipurgatorio. Qui giungono le anime degli espianti,

sulla barca dell'angelo nocchiero raccolte alla foce del Tevere, fra questi vi Casella,

è

fioretino amico di Dante.

Il canto si svolge verso le 6 del mattino del 10 aprile del 1300, la domenica di Pasqua

ed incentrato sull'incontro con Casella, che su richiesta di Dante intona una canto;

è

questo personaggio introdurrà il tema dell'amicizia e la liberazione dal peccato.

Riassunto

Il sole tramonta sull'orizzonte astronomico di Gerusalemme e sta per spuntare

sull'orizzonte del Purgatorio; a Gerusalemme spunta la notte, qui il sole. Sulla spiaggia

del Purgatorio sono le sei del mattino. (vv. 1-12).

Da Oriente un punto luminoso, rosseggiante come Marte e dotato di ali discende su

Dante e Virgilio; quest'ultimo fa inginocchiare il pellegrino, data la prodigiosa

apparizione. Mentre si avvicina che barca dell'angelo nocchiero non dotata di remi, ma

è

di ali.

Infine la navicella "sbarca" con il suo carico di anime che cantano un salmo; l'angelo si

allontana. (vv. 13-51).

Il sole scaccia il Capricorno nel mezzo del cielo. Le anime appena giunte non sanno

dove andare e chiedono la strada ai pellegrini, poi si accorgono che Dante vivo gli si

è

accalcano intorno festosi. (vv. 52-69)

Dante riconosce fra le anime Casella, amico e musico fiorentino; cerca di abbracciarlo

per tre volte ma invano (le anime infatti sono solo spirito inconsistene fatto a corpo fisico

come si legge in Inferno VI, vv. 34-36 "Noi passavam su per l'ombre che adona/ che la

greve pioggia, e ponavam le piante/ sovra lor vanità che par persona"). Poi Casella,

morto da molti anni, risponde alla domanda di Dante sul suo ritardo ad approdare in

Purgatorio; solo adesso ha potuto giungervi, per la speciale grazia concessa al

Giubileo. Su richiesta di Dante, l'amico intona una canzone stilnovista (Amor che ne

la mente mi ragiona...) composta da Dante per il Convivio, musica dolcissima anche

solo a ricordarla (vv. 70-117).

La musica fa dimenticare a tutti il motivo della loro presenza, ma giunge Catone che

severamente interrompe Casella ed esorta le anime a rimettersi in movimento (vv. 118-

133).

Tematiche

Le ali della grazia

La prima manifestazione sooprannaturale del secondo regno l'angelo-nocchiero:

è

figura lievissima rispetto alla massiccia corporeità del nocchiero infernale, Caronte

(Inferno III), e navigatore ben più accorto di Ulisse.

Infatti per il folle volo dell'eroe greco le uniche ali possibili erano i remi (Inferno XXVI);

invece questo angelo-nocchiero purgatoriale "remo non vuol, né altro velo/ che l'ali sue "

(vv. 32-33). Il significato simbolico chiaro: ci sono voli che soltanto le ali della grazia

è

possono consentire; Ulisse cercò con le sue sole forze di raggiungere l'altro emisfero, e

fallì miseramente; l'angelo trasbordatore si affida invece a Dio. In tal modo può superare

di slancio una rotta che al tempo di Dante doveva apparire pressocché infinita.

Riprendendo, nella figura dell'angelo nocchiero, questo tema cruciale delle ali, Dante

crea una di quelle corrispondenze che fanno della Commedia non una raccolta di canti,

ma un "libro" compatto, in cui la trama dei significati si dispone in vaste impalcature

simboliche e tematiche.

Il salmo della liberazione del peccato

Tutta la montagna del Purgatorio appare, canto dopo canto, come un'immensa

basilica, affollata di riti e risonante dei canti e delle preghiere dei fedeli. Si comincia

fin dal canto II: le anime trasportate dell'angelo cantano infatti, sulla barca, il salmo 113,

in exitu Israel de Aegypto. Era il salmo che ricordava l"'uscita" del popolo ebraico

della schiavitù in Egitto e che un tempo veniva intonato nei funerali, a significare

l'uscita dell'anima dalla vita terrena, per raggiungere l'aldilà. Dante aveva già citato

tale salmo nel Convivio per esemplificare i quattro possibili "sensi" di un testo (letterale,

allegorico, morale, anagogico) che in questo caso sono:

 Letterale, la fuga del popolo ebreo dell'Egitto ai tempi di Mosè (fatto storico,

rielaborato letterariamente)

 Morale, passaggio (Pasqua) dell'anima del peccato alla grazia

 Allegorico, redenzione dell'uomo per opere di Cristo (del quale Mosè figura, typus

è

Christi)

 Anagogico, [dal greco anagogé = ana + ago = conduco su; l'interpretazione

anagogica spiega i fatti come simboli della realtà sopranaturale cui l'uomo si deve

innalzare] l'anima purificata si libera dalla schiavitù della condizione terrena e

raggiunge la libertà della vita eterna (Israele = terra promessa = la vita eterna

promessa da Dio all'uomo).

Esso risulta dunque assai adatto a introdurre l'atmosfera, inaugurata nel Purgatorio, di

conquista di un nuovo orizzonte, spirituale e poetico insieme.

Casella e il tema dell'amicizia

Ci sono tematiche a cui il poeta del Purgatorio particolarmente affezionato: una di esse

è

il tema della musica e della poesia, l'altro quello dell'amicizia. Entrambe sono

è è

inaugurate dell'incontro con Casella, che suscita l'abbandono nostalgico

all'"amoroso canto" degli anni giovanili e stilnovisti.

Sul piano strutturale, l'incontro con Casella, obbedisce a uno schema compositivo che

ritornerà in altri episodi, pure dedicati al ritrovamente affettuoso di un amico

Il primo momento quello del "moto d'affetto" iniziale (qui, il tentato abbraccio: vv. 76-

è

81).

Esso precede o segue un "ritardo del riconoscimento" dell'amico (Dante infatti

riconosce Casella soltanto al v. 86, allorché ne ode la voce); segue quindi "l'indugio", il

desiderio di stare insieme; l'indugio motivato dal bisogno affettivo di conoscere le

è

reciproche condizioni attuali (rispettivamente i vv. 90 e 93); il tutto contornato dalla

"ripresa delle comuni abitudini": qui, con Casella, la musica (vv. 112-114).

Sulla spiaggia del canto II, dall'episodio di Casella spira un'intensa nostalgia per il

periodo silnovistico della gioventù di Dante e per quell'ambiente di raffinate amicizie.

Ma esso vuole anche suggerire il pericolo insito nell'arte (qui la musica la cui potenza

rapisce spiritualmente Dante personaggio, e lo stesso Virgilio accanto a lui). Infatti l'arte

può distogliere dai doveri spirituali dell'anima, come bruscamente ricorderà il

guardiano Catone alle anime.

Tutto ciò evoca irresistibilmente, per Dante, una stagione ormai terminata ma non

dimenticata, quella della sua giovinezza: quando, sviatosi dal pensiero di Beatrice

appena morta, egli si era lasciato sedurre dalle consolazioni della filosofia e della

poesia. Tale stagione continua adesso, segretamente, a insidiarlo con i languori della

nostalgia; il vivo rimorso che ne consegue accompagnerà l'espiante fino in cima alla

montagna del Purgatorio. Lì, infine, verrà Beatrice a rimproverare Dante per il suo

traviamento. Il significato generale chiaro: la poesia stilnovistica va inquadrata in un

è

percorso più ampio; altrimenti può portare a sbandamenti (da ciò l'intervento di Catone),

facendo dimenticare al cristiano il dovere di sorvegliare le passioni. Però, mentre

Dante poeta individua l'arte come possibile mezzo di perdizione, Dante personaggio

trova naturale che ci si possa smarrire: da questo punto di vista, così smemorato e

incline a subire il dolce fascino dell'arte e dei ricordi, egli ci appare qui, agli esordi

della seconda cantica, un personaggio ben diverso dalla figura decisa che

conoscevamo dall'Inferno.

Purgatorio, canto VII: riassunto e commento

Commento

Introduzione

Dante si trova sulla nell'Antipurgatorio, successivamente nella Valletta Fiorita. Qui si

stanno purgando le anime dei principi negliengenti che, distratti dalle cose terrene,

trascurano i veri doveri verso loro stessi e i sudditi; queste anime devono stare

nell'antipurgatorio tanto tempo quanto vissero: come in vita tardarono a pentirsi,

così ora ritardano il tempo dll'espiazione.

Ciascuno di loro posto di fronte a chi fu il suo avversario terreno.

è

Soggiaciono ogni sera alla tentazione del serpente (il diavolo), che viene messe in

fuga dagli angeli. Cantano il Salve Regina, per invocare la misericordia divina.

Il canto si svolge nel pomeriggio del 10 aprile del 1300, la domenica di Pasqua ed è

diviso in due parti, la prima incentrata sull'incontro con Sordello da Goito, che spiega la

"legge della salita", e la seconda in cui Dante e Virgilio sono nella Valletta Fiorita dei

principi negligenti.

Riassunto

a

Parte 1 (vv. 1-69)

Dopo aver rinnovato più volte le festose accoglienze al concittadino, Sordello domanda

al viaggiatore e alla sua guida chi sono. Virgilio allora si rivela e spiega di aver perduto

il Paradiso per non aver creduto in Dio.

Sordello stupito e ammirato gli si prostra, poi gli chide la sua provenienza; Virgilio

risponde raccontando di dimorare nel Limbo, tra i bambini non battezzati e coloro che

ignorano le tre virtù teologali. Per quale via, conclude, posso preseguire la salita? (vv. 1-

39)

Sordello si offre di accompagnare i poeti fin dove può. Ma ormai il tramonto e di notte

è

nel Purgatorio non si può procedere: le tenebre notturne, spiega, bloccano il desiderio di

salire, al massimo si potrebbe tornare indietro o girare in cerchio sulla costa del monte.

Pernotteranno quindi lì vicino, dove vi sono la anime di Negligenti, in un'insenatura del

monte.

Virgilio si mostra disponibile a seguire il consiglio di Sordello (40-69)

a

Parte 2 (vv. 70-139)

Dante si accorge che sulla costa della montagna si apre una piccola valle piena di fiori a

cui conduce un sentire serpeggiante, la Valletta Fiorita dei Principi, che stanno a

è

coppie, seduti sull'erba cantando la "Salve Regina".

Sordello fa fermera i due su un balzo in modo che possano vedere le anime e le indica

ad una ad una finché non c'è più luce; fra loro si sorgongono l'imperaratore Rodolfo

d'Asburgo e Ottone II re di Boemia, il padre Filippo III e il suocero di Filippo il Bello,

Enrico I di Navarra, poi Pietro III con il figlio Alfonso III d'Aragogna, Carlo I d'Angiò. Si

chiude con Arrigo III d'Inghilterra, uomo semplice, e con il marchese Guglielmo VII,

marchese di Monferrato.

Tematiche

La legge del monte purgatoriale

Nel Purgatorio, come spiega Sordello, non si può salire con il buio della notte,

l'impedimento dato da una sorta di paralisi della volontà, con signidicato allegorico: non

è

poossibile alcun passo sulla via della purificazione seza la luce della Grazia divina

è

sostenitrice, si può solo restare fermi p retrocedere.

Questa norma certo ispirata dal consiglio evangeliico "Camminate mentre avete la

è

luce, affinché le tenebre non vi colgano, perché chi cammina nelle tenebre non sa dove

va" (Giovanni, XII).

Qui la possibilità di salire imbrigliata dal buio della notte, così che viene a mancare

è

anche il desiderio di salire.

Omaggio a Virgilio

Nell'incontro fra Sordello e Virgilio (Dante ha un ruolo fortemente passivo in questo

canto) si verifica un fatto unico nella Commedia: un totale ribaltamento di posizione.

Al primo incontroo con Virgilio, Sordello, che non sa ancora chi ha dinanzi, ha un

atteggiamento così altero, solenne e sdegnoso, che Virgilio gli si avvicina e gli parla con

timidezza.

Quando i due Mantovani si riconoscono concittadini, Sordello "surse ver lui del loco ove

pria stava", ponendosi sullo stesso piano di Virgilio, e l'un l'altro si abbracciano.

Quando Sordello viene a sapere che il concittadino Virgilio, dopo un attimo di stupore e

è

di commozione "umilmento ritornò verr lui, / e abbracciòl la 've 'l minor s'appiglia",

postrandosi con grande umiltà dinanzi a chi ritiene tanto superiore a sé.

Ecco quì un nuovo tributo di Dante al suo Maestro, tributo che non sarà l'ultimo.

Purgatorio, canto IX: riassunto e commento

Commento

Introduzione

Dante si trova sulla inizialmente nella valletta fiorita e successivamente, dopo essere

passato da una porta, nel Purgatorio vero e proprio.

Il canto si svolge verso la notte tra il 10 e l'11 aprile del 1300, ed incentrato

è

sull'incontro con l'angelo guardiano del Purgatorio e il rituale della Confessione

sacramentale per entrarvi.

Riassunto

L'aurora già imbianca l'oriente dell'emisfero di Gerusalemme, e nell'emisfero del

Purgatorio sono trascorse tre ore di notte, quando Dante, vinto dal sonno, si piega

sull'erba dove si erano seduti lui, Virgilio, Sordello, Nino Visconti e Corrado Malaspina

(vv. 1-12).

La mattina, nell'ora in cui la rondinella inzia il suo lamento mattutino e in cui la mente,

rimosse le esigenze materiali, si fa quasi indovina, Dante vede in sogno un'aquila

dorata che lo rapisce come Ganimede e lo trascina nell sfera del fuoco, dove la

sensazione di ardente calore lo sveglia (vv. 13-33).

Dante, appena svegliato, confuso; con lui rimasto il solo Virgilio; sono già le otto del

è è

mattino e il Maestro cinfranca il discepolo: gli racconta che, mentre dormiva, Santa

Lucia lo ha preso in braccio e portato in volo fin là: ha quindi indicato a Virgilio la porta

del Purgatorio (vv. 34-69).

I due si avvicinano alla Santa Soglia; l'autore avverte i lettori che l'argomento e lo stile

del poema stanno per elevarsi. Un angelo vestito di grigio, col volto lucentissimo e

con in mano una spada nuda che riflette quella luce.

L'Angelo rivolge una domanda rituale ai due pellegrini e Virgilio risponde che a quella

Porta li ha avviati Santa Lucia.

L'Angelo, inviati i due Poeti a salire i tre gradini, compie un rituale che simbolo della

è

Confessione Sacramentale; poi incide 7 "P" sulla fronte di Dante, le quali

rappresentano i sette Peccati Capitali ch'egli dovrà purgare nelle relative Cornici del

Purgatorio. Infine l'Angelo mostra le due chiavi che servono per aprire la Porta, una

d'oro ed una d'argento; con esse apre la Porta invitando i Poeti a entrare.

Aperta la porta il Confessore intima ai due pellegrini di non girarsi una volta entrati (vv.

70-132).

Virgilio e Dante varcano la soglia, che si richiude fragorosamente alle loro spalle. Odono

la musica dolcissima del Te Deum, il canto del ringraziamento a Dio (vv. 133-145).

Tematiche

Il sogno di Dante

Il canto segna il passaggio dell'Antipurgaotio al Purgatorio vero e proprio, passaggio

scandito dal trascorrere delle ore notturne popolate dalle immagini del sogno di Dante,

poi da una serie di riti allegorici.

All'inizio del canto Dante ancora nella Valletta Fiorita in compagnia di Virgilio, Sordello,

è

Nino Visconti e Corrado Malaspina.

Ma ormai notte ed egli si addormenta. Il sogno che egli fa sul far del mattino, primo

è

dei tre del Purgatoio (canti IX-XIX-XXVII), ha un preciso addentellato con la realtà:

l'aquila che ghermisce Dante Santa Lucia che raccogliie tra le braccia il Poeta e lo

è

trasporta fino alla Porta del Purgatorio. Nell'Inferno si era mossa Beatrice in soccorso di

Dante, qui Lucia, la Grazia Illuminante, che avvia il Poeta a vita illumita dalla Grazia.

è

Al risveglio, Dante si trova infatti presso la fessura della roccia in cui inserita la Porta e

è

si trova accanto soltanto Virgilio, che gli spiega il significato del sogno.

Per distruggere lo stato di peccato, il poeta deve ottenere da Dio la remissione della

colpa, e restaurare la sua unione con Lui, cancellando quall'impronta che il male ha

impresso nell'anima.

Il fuoco del sogno si fuso con l'idea della grazia, che purifica, come detto dal

è è

profeta Malachia (III, 2-3) nella Scrittura, e dà all'uomo la possibilità di offrire i sacrifici di

giustizia.

Il rito della Confessione Sacramentale

L'angelo (il Confessore), che ha in mano una spada (la Giustizia), rivolge a Dante (il

penitente) la domanda di riti ("Dite costinci: che volete voi?") ad accertare la buona

disposizione del penitente ad accedere alla Confessione; inoltre, in quanto vivo, Dante

deve attestare d'essere autorizzato dal Cielo ad entrare nel Purgatorio. Virgilio

fornisce l'attestazione richiesta rivelando l'intervento di Santa Lucia.

i tre gradini della Porta del Purgatorio:

il primo fa da specchio di marmo, bianco come la contrizione (contritio cordis); il

è

secondo di una pietra molto scura, ruvida e segnata da fessure in lungo e largo,

è

simbolo dell'autodenuncia del penitente che eumera i propri peccati rivelando gli

anfratti più oscuri dell'anima sua (confessio oris), il terzo, di porfido rosso vivo, è

simbolo della remissione dei peccati, previo l'impegno del penitente a riparare con

l'atto di penitenza ai mali commessi (satisfactio operis).

L'Angelo, che poggia i piedi sul terzo gradino il Confessore cui proviene da Dio

è

l'autorità di rimettere i peccati; siede sullo stipite di pietra di diamante, la quale simbolo

è

della fermezza del Confessore nell'assegnare la penitenza.

L'Angelo vestito di grigio a evidenziare l'umiltà del Confessore pur nella sua

è

mansione di giudice inappellabile.

Saliti i tre gradini, Dante si prostra ai piedi dell'Angelo, che con la punta della spada gli

incide sette "P" sulla fronte (sette Peccati Capitali), che saranno cancellate ad una

ad una all'uscita d'ogni Cornice.

L'Angelo ha due chiavi per aprire la Porta: la chiave d'oro il potere che egli ha di

è

assolvere; la chiave d'argento la scienza e la sapienza del Confessore che deve

è

giudicare: l'una e l'altra chiave. Trasmessegli da Pietro, devono girare bene nella toppa,

altrimenti la Porta non si apre.

Te Deum

Dante viene invitato a varcare la soglia ma poi non dovrà girarsi a guardare indietro: ciò

vuole significare la necessaria volontà di preservare nella virtù.

Appena entrato, Dante ode risuonare un festoso "Te Deum", inno di esultanza e di

gratitudine a Dio che ha acconsentito ad un'anima, Dante, l'ingresso nel Regno della

penitenza.

L'idea di rito, come afferma G. Fallani, viene così accentuata, e Dante ricorda gl'inni di

grazia resi a Dio nelle chiese, accompagnati dal canto. Questo fatto lo pone al centro del

fatto liturgico in un accordo pieno di suggestiva bellezza.

Purgatorio, canto X: riassunto e commento

Commento

Introduzione

Dante si trova nella prima cornice del Purgatorio. La parete della cornice in marmo

è

e reca scolpiti esempi di umiltà premiata; sul pavimento si vedeono scolpiti esempi di

superbia punita.

Qui vengoni puniti i peccatori di superbia; loro in vita camminarono a testa troppo

alta e adesso sono costretti a procedere curvi sotto pesanti macigni; e poiché

confidano troppo nel loro valore, ora compiono un continuo atto di umiltà, recitando il

Padre Nostro e considerando esempi di umiltà e superbia punita.

Il canto si svolge l'11 aprile del 1300, fra le nove e le dieci del mattino ed incentrato ,

è

dopo il tragitto tortuoso dei due Poeti, alla contemplazione dei bassorilievi artistici

con esempi di umiltà; nell'ultima parte descritto il contrappasso dei superbi.

è

Riassunto

Senza voltarsi i poeti risalgono per uno stretto sentiero scavato nella roccia del monte.

Quando ne sbucano fuori la luna già tramontata. Infine escono su un ripiano circolare e

è

solitario; Dante stanco e Virgilio non sa quale direzione prendere (vv. 1-27).

è

Intorno al ripiano, la parete di marmo scolpito con esempi di umiltà. Il primo rilievo

è è

un'Annunciazione così realistica che sembra che l'Arcangelo Garbiele e la Madonna

dicano rispettivamente "Ave" e "Ecce ancilla Dei".

Nel secondo si vedono David che danza umilmente tra il suo popolo sotto il carro

dell'Arca, mentre sua moglie Micol l'osserva sprezzante.

Infine Dante osserva effigiata la storia dell'Imperatore Traiano e della vedovella, che

sembrano dialogare.

Solo Dio può aver creato questo "visibile parlare" delle sculture (vv. 28-96).

Mentre Dante ancora colpito da quei prodigi d'arte, Virgilio lo richiama alla vista dei

è

primi penitenti.

Ecco infatti le anime dei superbi avanzare lentamente, rannicchiate sotto pesanti

macigni.

Dante allora si rivolge ai lettori "O cristiani, che baldanzosamente vi allontanate da Dio,

noi siamo solo le larve dell'angelo-farfalla, che vola alla giustizia celeste". Le anime,

gravate da pesi terribili, paiono soffrire come certe statue che reggono solai o tetti e

sembrano non farcela più (vv. 97-139)

Tematiche

Il Purgatorio vero e proprio

Questo canto, in corrispondenza con gli altri delle diverse cariche, secondo quel

procedimento simmetrico, caro a Dante e alla sua età, segna il passaggio del poeta

dell'Antipurgatorio al Purgatorio, come nell'Inferno analogamente il canto X descrive

l'ingresso nella città di Dite e nel Paradiso l'accesso al Cielo del Sole: questi luoghi

significano nelle rispettive sfere la pienezza di ciscun mondo morale e dottrinale, perché

con la Città di Dite si inizia il vero e proprio regno dei peccati più abominevoli con il

Purgatorio, le colpe eticamente più rimarchevoli e con il Cielo del Sole le virtù più

lodevoli.

Quindi i tre canti esprimono le tre condizioni umane dell'istinto, della razionalità e

dell'intelletto in corrispondenza dei tre stadi morali del nostro itinerario terreno e

ultramondano, ossia la fase del peccato irredimibile, della volontà espiante, della

contemplazione appagante.

Superato il dolore dell'Inferno e la lenta malinconia dell'Antipurgatorio, Dante degno

è

ora, per sua operazione e per sua grazia, di partecipare alla vita della persona morale,

che opera secondo i voleri di Dio, in vista del fine che Dio stesso ha stabilito nell'ordine

terreno: la felicità.

A evidenziare le difficoltà del percorso penitenziale che i pellegrini dovranno compiere,

a

già l'imbocco della 1 cornice si presente come un sentiero tortuoso e ripido, incassato

in una roccia, non privo di significato allegorico: la Superbia pretende la strada larga tra

omaggi riverenti; l'Umiltà richiede paziente fatica e silenziosa accettazione di

sacrifici.

I due poeti impiegano ben 2 ore a raggiungere la Cornice che circolare e da un lato si

è

affaccia nel vuoto

Esempi artistici di Umiltà

Sulla parete, di candido marmo, sono raffigurati esempi di Umiltà, il primo tratto dalla

è

tradizione evangelica, l'Annunciazione, il secondo dalla Bibbia (dal libro dei re) il

è

trasporto dell'Arca Santa e il terzo dalla Storia della fioritura leggendaria, Traiano

e la vedovella.

I rilievi hanno valore di edificazione morale; come nelle cornici successive il primo

esempio riguarda la Vergine Maria, la creatura concepita senza peccato originale e

quindi dotata di tutte le virtù.

Dante ha nella mente una chiara visione di affreschi e sculture analoghe presenti nelle

grandi cattedrali di Toscana (in particolare Nicola Pisano), ma alle rappresentazioni

create dal Poeta dato un rilievo particolare non solo d'immagini, ma anche di

è

sequenze di movimento, di voci e di odori.

Quindi gli esempi dei bassorilievi del X canto si differenziano in maniera sostanziale da

quelli di cui piena l'arte medievale, della pittura, della letteratura, della scultura.

è

Negli esempi danteschi riescono ad avere un'evidenza ed una forza suadente

eccezionali, superiore non solo all'arte dell'indiscusso maestro Policleto, ma addirittura

superiori alla Natura stessa.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dei beni culturali
SSD:
Università: Pisa - Unipi
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher v.martini6 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pisa - Unipi o del prof Fedi Francesca.

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