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La letteratura italiana e la lirica volgare duecentesca

La letteratura italiana pone le sue origini nella lirica volgare duecentesca, la quale è giunta fino a noi attraverso Canzonieri. Solamente tre di essi risalgono alla fine del Duecento e provengono tutti dall'area toscana (Vaticano latino 3793, Palatino e Laurenziano). Il primo a dare una sistemazione alla storia della lirica volgare del Duecento fu Dante nel De Vulgari Eloquentia, distinguendola in tre fasi:

La scuola siciliana (1200)

Caratteri generali: Intorno al 1230 alcuni personaggi cosiddetti "funzionari – poeti", perché legati alla struttura giuridica e amministrativa della corte imperiale di Federico II di Svevia, decisero di trapiantare nel volgare di Sicilia i modelli della lirica cortese provenzale dando vita alla nuova lirica cortese in volgare italiano. A differenza dei trovatori provenzali (Francia), i quali furono al contempo poeti e musicisti, i nuovi poeti della scuola siciliana attribuirono maggiore importanza alla scrittura attuando così un "divorzio" dalla musica e inventarono, nel frattempo, una nuova forma strofica: il sonetto.

La tematica: amorosa domina la produzione artistica dei poeti della scuola siciliana. Essi trattano l'argomento su un piano astratto e ideale: narrano le gioie e i dolori che esso provoca nell'uomo. Ponevano la donna al centro dell'attenzione, la quale andava servita con dedizione e fedeltà. Il loro impegno nel lodare la figura femminile e nel decantare i rapporti che intercorrevano con essa accresceva e metteva alla prova il loro valore e ciò gli conferiva, da un punto di vista feudale, dignità sociale.

Il primo e maggiore esponente della scuola siciliana è il notaio Giacomo da Lentini, il quale fu probabilmente l'inventore della nuova forma del sonetto. Tra gli esponenti della scuola siciliana si ricordano le stesso Federico II, Pier delle Vigne, Guido delle Colonne e Stefano Protonotaro.

I poeti siculo-toscani o guittoniani (1200)

Caratteri generali: Dopo la morte di Federico II e il crollo del potere della casa di Svevia, l'ambiente cortigiano è decaduto e non è più adatto alla raffinata poesia della scuola siciliana; così tra il 1250 e il 1260, la lirica volgare si trapianta nella nuova realtà comunale italiana, in particolare quella toscana. La lirica cortese si adatta così al nuovo pubblico comunale, definibili genericamente come "borghesi".

La tematica: tende ad allargarsi al di là dell'ambito amoroso e abbraccia anche tematiche civili e morali.

Il linguaggio: allarga i suoi orizzonti alle forme dialettali toscane, provenzali e latine. Inoltre perde quel netto spirito programmatico che caratterizzava i poeti siciliani.

L'esponente principale e caposcuola: della poesia "municipale" è Guittone d'Arezzo. L'orizzonte municipale – sperimentale dell'autore è visibile nelle canzoni civili (un esempio è "Ahi lasso, or è stagion de doler tanto") oppure la prosa civile e morale. Poeti che tentarono esperienze analoghe furono i cosiddetti "Siculo-toscani" o "Guittoniani".

Intorno agli anni Sessanta si svilupparono poi nuove forme di scrittura "seriocomica" destinati alla poesia cortese municipale, da parte di personaggi come Brunetto Latini e Rustico Filippi. Più avanti (Periodo Stil Novo) si sviluppa una produzione di tenzoni e sonetti "giocosi" che raffigurano aspetti deformi o distorti della realtà di tutti i giorni. Es: Cecco Angiolieri e il suo canzoniere comico in cui si beffa del lavoro, dell'onestà e dell'amore stilnovista (es: amore per Becchina); dei valori morali correnti e della vita comunale. Es: Folgore da San Gimignano, il quale riprende la tradizione provenzale del Plazer e scrive delle corone che poi offre a nobili signori in cui descrive delle occupazioni piacevoli, in cui raffigura un'immagine della vita cortese al di fuori di prospettive etiche o religiose ma indirizzate al puro piacere e diletto in termini propriamente laici e mondani.

Il Dolce Stil Novo (1200 – 1300)

Caratteri generali: non può essere definito una scuola, ma è un insieme di esperienze diverse che hanno come caratteristica comune la necessità di distaccarsi nettamente dagli sperimentalismi della lirica cortese municipale e dalla scuola siciliana, per poter creare una nuova poesia d'amore.

I temi: I poeti stilnovisti abbracciano la concezione dell'amore e della poesia come valori assoluti, come caratteri distintivi di un'élite privilegiata che non si definisce in base a una precisa collocazione sociale (Es: Corte regia o contesto municipale), ma al contrario tendono a svincolarsi dalle istituzioni, classi e ceti a cui i singoli autori possono appartenere perché ciò che conferisce un ruolo predominante in questo gruppo di "fedeli d'amore" è appunto la fedeltà imprescindibile a tale sentimento. In generale, quindi, con lo stil novo il valore spirituale e letterario si dissociano dal ruolo sociale.

Il padre di questa nuova poesia è Guido Guinizzelli, che insieme a Dante e Guido Cavalcanti incarnano i maggiori rappresentanti dello Stil Novo. Essi ponevano al centro della loro produzione poetica la figura della donna e lo stupore del suo manifestarsi. L'incontro con essa è fuggevole; lo sguardo e il saluto sono le modalità attraverso cui lei si rivolge all'esterno ma solitamente questi avvenimenti hanno luogo in contesto urbano e corale, perciò impediscono al poeta di raggiungere la figura femminile. Bisogna però tenere in nota che l'obiettivo di questo amore non è la realizzazione del desiderio, ma la costante tensione verso un valore inafferrabile. (Da questa condizione derivano i dibattiti morali come quello sul rapporto tra amore e nobiltà a cui gli autori dello Stil Novo pongono molta attenzione).

La donna stilnovistica ha una forza benefica, quasi magica e l'incontro con il suo sguardo riduce l'amante all'immobilità e provoca nella sua anima effetti sconvolgenti, come il movimento di sostanze incorporee con autonomia propria (sono le spire, ovvero gli "Spiriti") che modificano e influiscono sulle facoltà dell'anima del poeta; egli percepisce una potenza incontrollabile all'interno di sé che provoca effetti fisici e psichici che sottraggono le sue volontà al controllo razionale e lo costringono a dedicarsi all'esaltazione della donna e a porsi come umile servitore del sentimento amoroso.

Anche in questo caso vi è un distacco dalla tradizione poetica precedente in quanto il poeta è consapevole dal punto di vista teorico, filosofico e razionale dei processi che avvengono nella propria anima presa dall'amore e dei meccanismi che lo spingono a porsi come umile servitore d'amore.

Gli stilnovisti minori: Lapo Gianni, Gianni Alfani, Dino Frescobaldi e Cino da Pistoia. Quest'ultimo subisce molto l'influsso delle Rime di Dante e rievoca in modo originale la figura della donna e le emozioni provate di fronte a lei. Egli costituisce il tramite tra la poesia dello Stil Novo e Petrarca; infatti sarà per quest'ultimo un importante punto di riferimento come modello per la poesia amorosa.

Francesco Petrarca (1300)

Caratteri generali: L'opera del Petrarca è caratterizzata da "Bilinguismo"; ossia il poeta attua una netta scissione tra latino e volgare: sono per lui codici letterari distinti e destinati a funzioni diverse. Egli rilega la propria immagine ufficiale di scrittore alla lingua latina. Essa era da lui considerata come lingua nobile e importante; per questo adatta alla comunicazione e alla riflessione. Era veicolo di tutto ciò che è degno di nota a livello politico e culturale. A tale scopo Petrarca tenta di liberare il latino dalle interferenze con la lingua volgare, le quali stavano dilagando con la prosa duecentesca, e di ricondurlo a una limpida forma classica. La poesia lirica volgare invece era, secondo le sue parole, più adatta al "diletto"; era un passatempo giocoso. Il volgare toscano viene utilizzato dal vate per la poesia d'amore: attraverso questo gesto egli cerca di allontanarlo da ogni forma di comunicazione borghese, per trasformarla in una lingua pura orientata verso una più profonda analisi dell'anima.

Detto ciò bisogna sottolineare l'importanza che Petrarca conferiva alle sue opere, sia in latino che in volgare: estrema cura, costante e continua revisione del suo operato alla ricerca della perfezione attraverso la "riscrittura". Con riscrittura si intende un procedimento essenziale: l'autore soleva partire dalla bozza di un testo, tema o progetto ritornando su esso infinite volte, con arricchimenti e nuove tesure fino a tentare di raggiungerne la forma perfetta. Anche per questo motivo si può affermare che tutto ciò che il Petrarca scrive non può mai dirsi completamente finito.

  • Le raccolte epistolari: in latino, non sono lettere spontanee ma costruite con cura letteraria minuziosa in quanto esse dovevano presentare l'immagine globale del Petrarca scrittore e intellettuale. La raccolta più ampia è costituita da 330 lettere ed è stata denominata "Libri di cose familiari". Nelle raccolte epistolari vi è un intreccio tra narrazione autobiografica, definizione di sé come figura intellettuale, meditazioni morali e religiose, polemiche e opinioni politiche, riflessioni filosofiche e l'esposizione di argomenti e situazioni concrete, delle proprie vicende umane. Es: L'ascensione a Monte Ventoso scritta a Dionigi di Borgo San Sepolcro: l'episodio si trasforma in un'immagine simbolica di ascensione dell'anima a Dio.
  • Gli scritti latini in versi: Il più importante è il poema epico in esametri l'"Africa". Seguendo il modello dell'Eneide Petrarca narra le vicende della seconda guerra punica con l'intenzione di esaltare la grandezza della Roma repubblicana e il valore dell'eroe di guerra Scipione l'Africano. Opera in latino elevata per cui Petrarca era convinto sarebbe stato incoronato poeta con la corona d'alloro (succederà invece con il Canzoniere in volgare).
  • Gli scritti latini in prosa: Vengono distinti in 3 gruppi:
    • Trattati storico-eruditi
    • Trattati morali: Nei trattati morali Petrarca esalta la solitudine, la vita intellettuale dedicata allo studio e all'analisi dell'uomo e scredita la prospettiva di realtà sociale e collettiva delle città. Degno di nota è il De vita solitaria in cui l'esito religioso e ascetico si rende più esplicito.
    • Gli scritti polemici: denunciano la corruzione della corte papale avignonese; e le opere storiche: legate all'esaltazione degli eroi antichi. Importante De viris illustribus.
  • Il Secretum: opera custodita gelosamente dal Petrarca e non destinata alla pubblicazione per questo non si preoccupò di costruire un'immagine ufficiale di sé; era una sorta di diario personale in cui l'autore attuava un'analisi interiore dell'anima e un confronto del poeta con se stesso. Questo confronto avveniva attraverso il dialogo, articolato in tre libri, tra Sant'Agostino e Francesco. I due personaggi rappresentano due diversi aspetti della coscienza di Petrarca; Sant'Agostino incarna le certezze ideologiche e gli ideali morali e religiosi. Al contrario Francesco rappresenta il suo comportamento reale, la difficoltà dell'uomo di realizzare i valori nella realtà quotidiana. Contrariamente a quanto si può pensare, il conflitto tra i due personaggi non conduce a una conversione religiosa e morale ma lascia la questione aperta.
  • I Trionfi: è un'opera in volgare rimasta incompiuta che Petrarca tenta di scrivere partendo dalla stessa materia che compone il Canzoniere ma che, attraverso la vicenda amorosa, potesse riunire al suo interno tutto il sapere dell'autore: a partire dall'enciclopedismo medievale, ai concetti di religiosità agostiniana fino a inglobare le sfumature umanistiche e classicistiche che lo caratterizzano. In quest'opera egli tenta di ripercorrere, a modo suo, la strada della Commedia dantesca (usa anche la terza rima) ma non solo; l'autore seguì anche lo schema di un poema in terza rima di quegli stessi anni dell'amico Boccaccio "L'amorosa visione". Nei Trionfi Petrarca si impegna a dare un'interpretazione globale della storia sotto il segno della verità divina. Al culmine dell'ascensione verso Dio ricompare la figura di Laura come ultima manifestazione d'amore la quale è, nonostante tutto, ancora una figura legata alla materialità terrena.

Il Canzoniere di Petrarca

La struttura: È una sorta di "raccolta", in cui si riuniscono per la prima volta componimenti lirici in volgare individuali. Alla struttura del canzoniere Petrarca dedica una cura estrema: steso e revisionato a partire dal 1336 fino al 1374 circa, è costituito da 366 componimenti (numerati dall'autore stesso) e scritti in tutto l'arco della sua vita; infatti vi sono dai primi scritti giovanili fino a quelli scritti negli ultimi giorni di vita (es Vergine bella, che di sol vestita). Il senso generale del libro viene definito dal sonetto iniziale "Voi ch'ascoltate in rime sparse il suono": la vicenda narrata non segue un movimento narrativo o romanzesco; esso è piuttosto un intreccio dei movimenti interiori dell'animo del poeta. Esso narra la storia di una trasformazione: dal primo "Giovenil errore" del poeta dominato dall'amore fino alla vergogna della schiavitù amorosa e conseguente disillusione e pentimenti; che conduce alla scoperta della vanità della realtà terrena. A tale vicenda si riferisce anche la struttura dell'opera, divisa in due parti: La prima parte segue i momenti della passione amorosa per Laura. La seconda parte, che inizia con la canzone "I'vo pensando, et nel pensiero m'assale" e termina con l'invocazione alla Vergine, è caratterizzata dalla disillusione e dal turbamento dovuti soprattutto alla morte di Laura.

I temi: Quasi tutti i componimenti del canzoniere sono dedicati all'amore per Laura. La figura femminile qui però è collocata su un piano di astrazione simbolica, viene eliminata ogni traccia di realismo e di concretezza fisica. Lo stesso nome della donna apre la strada a una serie di associazioni simboliche (Laura- lauro - l'aura) ma non solo; anche i gesti dell'amata, la sua stessa figura sono descritti in modo tale che condurranno l'autore ad attuare una trasformazione della lirica volgare amorosa, definendo dei nuovi modelli che si imporranno per i secoli successivi: la donna è splendente, preziosa, adornata di nobili vesti, con la carnagione bianca e lo sguardo luminoso; i suoi gesti e movimenti restano sospesi, soavi e qualsiasi cosa tocchi diventa tenera a tal punto che addirittura la natura si riunisce intorno a lei, nei luoghi appartati, lontani dalle folle. Il rapporto che il poeta ha con questa donna è di desiderio incolmabile, che lo porta alla disperazione ma che, nel contempo, diventa una ragione di vita. È proprio grazie ad essa e al paradossale rapporto con essa, che consola e distrugge, che l'autore riconosce se stesso, nei suoi doni e nelle sue condanne.

Lo stile e la lingua: Il Canzoniere ha imposto un ideale di perfetta misura stilistico-linguistica che verrà preso come modello di riferimento da tutta la postuma tradizione letteraria. La lingua poetica di Petrarca tende a una forma pura e assoluta, che escluda ogni elemento realistico, immediato, concreto. Inoltre rifiuta qualunque tipo di plurilinguismo, conflitto tra forme linguistiche (tipico dello sperimentalismo dantesco) e al contrario punta su una lingua toscana ideale basata sulla ripetizione di alcune formule perfette, attuando dunque il processo di semplificazione. Un procedimento stilistico essenziale della poesia petrarchesca è quello della pluralità: consiste nel presentare ogni oggetto o parte del discorso con più termini legati e paralleli (spesso in coppia o gruppi di tre), in cui i singoli termini possono essere legati da rapporti di somiglianza.

Giovanni Boccaccio (1300)

Caratteri generali: Boccaccio si confrontò con le opere della tradizione latina medievale, del mondo classico e con quelle della cultura del suo tempo cercando così di assimilare esperienze multiformi e mescolare varie prospettive culturali, in modo da elaborare una serie di opere che si ispirassero, di volta in volta, a codici e forme diverse ma non solo; egli desiderava avessero una ripercussione anche a livello sociale.

Attraverso lo sperimentalismo e la ricerca di nuove forme per la rappresentazione della realtà, Boccaccio costruisce numerose opere, le quali faranno da fondamento a generi e schemi che dureranno per secoli nella storia della letteratura: dal romanzo d'avventura, cavalleresco, di confessione sentimentale e la novella moderna, fino al poemetto di tipo idilliaco e di genere arcadico-pastorale.

  • Le opere del periodo napoletano: gli scritti della giovinezza. In ognuno di essi acquista enorme importanza le figure femminili, tra cui ven'è sempre una amata dal poeta.
    • "Caccia di Diana": poemetto che riprende due schemi molto diffusi al tempo, ovvero l'elogio-rassegna delle belle della città e la descrizione della caccia.
    • "Filostrato": poemetto il cui tema viene ripreso dai romanzi del ciclo troiano; in particolare viene estrapolato un episodio d'amore.
    • "Filocolo": Romanzo che narra le vicende di due giovani amanti, Florio e Biancifiore scritto da Boccaccio sotto richiesta di Fiammetta, la donna amata.
    • "Teseida delle nozze d'Emilia": poema epico che sviluppa la storia di due guerrieri innamorati della stessa donna.
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Gloria_Rose di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Parma o del prof Cavalli Annamaria.
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