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Va bene

Cosmo Antonio Corvara Amidei è sempre stato sfortunato. È un professore schernito e deriso dai

suoi stessi alunni. Si mette sotto la protezione di un suo collega che invece è molto rispettato.

Quando questo muore, Cosmo sposa la figlia Satanina.

Sembra andare tutto bene e lui non riesce ancora a capacitarsi di essersi sposato e non fa che

pensare a lei ma Satanina un giorno fugge con un pittore francese.

Quando ritorna implorando di rivedere il figlio molto malato, Cosmo la getta giù dalla finestra.

A questo punto Cosmo viene arrestato e ancora una volta, com'è sua consuetudine, dice "va

bene".

Il giardinetto lassù

Un vecchio signore sta per finire i suoi giorni. Ha lavorato tutta la vita col nonno e col padre del

narratore che adesso lo considera un parente e viene a visitarlo sul suo letto di morte tutti giorni.

̀

Questo uomo, dal narratore chiamato Nonno Bauer, ama le piante. Una volta si e perfino trasferito

́

dal suo palazzo perche non sopportava di vedere morire l’albero nel cortile sottostante. Al

̀

momento della narrazione, si e di recente trasferito in una casa che non appartiene a lui, ma che

ha un bel giardino che egli ama molto. Questo giardino fa venire la voglia a Nonno Bauer di farsi

̀

un giardino proprio e cosi compra un pezzo di terra al cimitero dove crea un giardinetto pieno di

̀ ̀ ̀

rose. Essendo, pero, adesso debole, non puo piu recarsi nel suo “giardinetto” che gli manca molto

̀

e sogna di esservi sotterrato, dopo morto. Nonno Bauer ha accettato il proprio destino ed e

̀

tranquillo davanti alla prossima morte. Un giorno pero, un amico racconta al narratore che suo

figlio sta molto male e ha la tisi. Quindi, prima di andare da Nonno Bauer, il narratore va a visitare il

́ ̀

ragazzo malato. I genitori sono disperati perche non si sa se sopravvivra. Il narratore racconta poi

la storia a Nonno Bauer che inizia a preoccuparsi per il ragazzo, ogni giorno vuole avere sue

́

notizie e cerca di aiutare con dei consigli su come curarlo perche vorrebbe disperatamente

̀ ̀

salvargli la vita. Il ragazzo pero sta troppo male e il caso e disperato. Il giorno della morte del

bambino, il narratore va dal Nonno con la triste notizia e anche la situazione del Nonno peggiora,

̀ ̀

ora il vecchietto non ha piu niente per cui lottare. La sua ultima speranza e che sotterrino il

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ragazzo vicino a lui nel suo giardinetto lassu.

La maschera dimenticata ̀ ̀ ̀

Il protagonista de La maschera dimenticata e Don Ciccino Cirincio che ha subito molto in vita sua e

̀funebre”.

sopporta il proprio dolore con una “dignita Prima gli muoiono la moglie e i due figli, poi

perde la sua zolfara, e come se non bastasse si ferisce la gamba andando a caccia. Corrono voci

che la moglie sia morta “per aver partorito su la cinquantina, chi diceva o un cagnolo o una

̀

marmotta”, che Don Cirincio abbia perso la zolfara per una virgola mal posta nel contratto e che si

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sia ferito la gamba quando, a cavallo, e stato investito dalle pale di un mulino a vento. Don Cirincio

sopporta i pettegolezzi riguardanti la moglie e la zolfara con calma, ma se qualcuno lo chiama

“quello del mulino” diventa furioso.

All’inizio della novella, il protagonista entra in una sala quasi piena, dove sta per iniziare una

̀ ̀

riunione del Comitato elettorale. Tutti sono molto sorpresi di vederlo li, Don Cirincio, infatti, non si

̀ ́

faceva piu vedere da anni, e non riescono a capire perche abbia scelto di farsi vivo proprio in quel

̀ ̀ ̀ ̀ ́

giorno. La verita e che Cirincio e venuto perche si sente in debito di gratitudine verso il padre del

̀

candidato, che e stato l’unico ad aiutarlo nelle liti per la zolfara. Vuole anche, come cittadino

italiano, liberarsi del governo presente, che secondo lui non ha mai fatto niente di buono. Non ha

mai parlato prima, ma adesso si mette a disposizione del candidato. I membri del comitato, che

̀ ̀

sanno che Cirincio non deve cosi tanta gratitudine al padre del candidato, sono convinti che sia

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impazzito. L’unica cosa che ha fatto il padre del candidato e stato di dissuadere Cirincio dal

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mettersi in lite per la zolfara, e chi sa, alla fine, se e stato il consiglio giusto.

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Alla riunione si mostra che Cirincio e un vero oratore e che ha delle buone idee. Tutti i membri

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sono stupiti. Anche Don Cirincio e stupefatto, perche non capisce che cosa ha fatto di cosi

straordinario; ha soltanto detto quello che pensava. Gli viene anche offerto un posto di

̀ ̀

combattimento che e piu o meno costretto ad accettare. Fa comunque dei miracoli nel suo nuovo

lavoro. Inizia a parlare come se non aveva mai parlato prima e cambia tutta la situazione politica

̀

del paese. Qualcosa cambia anche in lui, si sente di nuovo giovane, non gli fa piu male la gamba -

pare, infatti, un altro.

̀ ̀

Pero, la sera quando si deve proclamare il nuovo eletto appare un uomo che Don Cirincio aveva

conosciuto prima della sua metamorfosi, ma l’uomo non lo riconosce. Alla fine va a chiedere

̀ ̀ ̀

direttamente a Cirincio se non e lui “quello del mulino”. E in quel momento e come se si fosse rotto

̀

l’incantesimo e Don Cirincio torna come prima: stanco, funebre, silenzioso. Gli altri, che non

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capiscono come mai sia cambiato cosi tutto in un tratto, lo prendono allora per un imbroglione.

La balia

Il sig. Manfroni concorda con la moglie sulla ricerca di una balia per il nipotino appena nato. Decide

di chiedere alla moglie di un impiegato, che aveva licenziato e fatto imprigionare alcuni mesi prima.

La donna, Annicchia, accetta l’incarico nonostante anch’essa aveva appena partorito. Una volta

arrivata a Roma viene sottoposta a una visita medica, era sana, eppure la controllano prima di

dare il suo latte al bambino dei padroni.

̀

Ersilia Manfroni e ancora insofferente al parto appena avuto, e si mostra poco cortese con la balia,

̀ ̀

e cosi sara per tutto il racconto, fino a quando Annicchia viene a sapere che suo figlio, lasciato a

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una vicina, e morto. E lei si ammala.

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Per la prima volta Ersilia si trovo in difficolta, non sapeva che fare per Annicchia, per il figlio, e per

la casa, e il marito non le era di aiuto. Appena guarita la gelosa Ersilia voleva mandar via la povera

̀ ̀

Annicchia, la quale la supplico di tenerla li anche senza stipendio, ma solo per un po’ di cibo.

Alla fine può rimanere a ma è costretta ad andare via con il signor Ramicelli, approfittatore di

donne.

Né "La balia" invece si vede il duplice aspetto della donna degli inizi del '900: da una parte la

donna della tradizione, sana, bella, fertile e ignorante; dall'altra la moderna donna borghese,

malata, magra, viziata, gelosa e capricciosa. Ersilia, la donna borghese, nonostante la sua non

autonomia a livello fisico, ricerca l'autonomia dall'uomo, non è disposta a fare da schiava, come

invece fa la balia, e dice: "Un Corno! Che stupide le donne ...Tutte così! Ci provate gusto, è vero?

A ripetere che noi donne siamo fatte per patire. E a furia di ripeterlo eccoli qua, i signori uomini,

credono davvero, adesso, che noialtre dobbiamo stare al loro servizio, per il loro comodo e il loro

piacere. Noi le schiave, è vero? E loro i padroni. Un corno !" E Annicchia significativamente

risponde " Anche loro, poveretti, hanno tanti guai...".Anche nelle azioni della balia possiamo vedere

una certa modernità: Annicchia dalla Sicilia, lascia il suo paesino per andare a Roma, in città,

prendendo una decisione autonoma, conto il volere della vecchia suocera, con un marito in galera

a causa delle sue idee rivoluzionarie (-"Io Titta Marullo, per tua norma, lo scacciai dal panificio per

le sue idee rivoluzionarie ", - "Come quelle del signor Mori, a cui hai dato tua figlia!"). Nessuno si

rende conto però della sua presa di posizioni, neanche l'avvocato Mori, intellettuale socialista, si

rende conto di avere sotto i suoi occhi il proletariato finalmente in movimento.

Il corvo di Mìzzaro

La novella racconta di un umile contadino di nome Cichè che ogni giorno lavora la terra. Un giorno

tre pastori passando per i monti di Mizzarro notarono un corvo, che se ne stava tranquillo a covare

delle uova, questi tre divertiti lo portarono con sé. Non sapendo che farne lo lasciarono libero,

attaccandogli un campanellino bronzeo. Ogni giorno, il corvo volava per i cieli azzurri emanando

un forte tintinnio con il suo campanellino, spaventando Cichè il nostro protagonista della novella,

facendogli credere che fossero gli spiriti. Lui credeva fermamente negli spiriti; sapeva anche che

dovevano essere ignorati e lasciati stare oppure lo avrebbero preso di mira. Questo corvo, ogni

volta che Cichè si portava del cibo da casa era pronto a rubarglielo. Cichè, essendosi stufato del

solito atto, un giorno legò il suo cibo al suo fidato asino. Il corvo, avendo abboccato alla trappola,

rimase legato nella gugliata di filo preparata da Cichè che tutto contento si gode la sua vendetta. Il

corvo cominciò a fare dei versi, spaventando il mulo che correva a più non posso per poi morire

entrambi in un impatto atroce. Il corvo intanto, felice, continuò a volare per il cielo azzurro.

La veglia

Nella novella La veglia Pirandello racconta di una donna, Fulvia, che gravemente ferita chiede al

prete che la sta accudendo, Don Camillo Righi, di chiamare suo marito e dottore Silvio Gelli, con il

quale non ha più rapporti, per fargli sapere le sue condizioni.

Quando l’uomo arriva s’imbatte in Marco Maurì, un uomo che la moribonda aveva conosciuto

qualche tempo prima e con il quale aveva avuto una storia. L’uomo è disperato e rasenta la pazzia


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
Università: Catania - Unict
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher merywhite di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Catania - Unict o del prof Rappazzo Felice.

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