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Dagradi - geografia della popolazione

Dinamica demografica

La crescita dell’umanità è stata influenzata dalla rivoluzione demografica. Nella seconda metà del Settecento, la popolazione europea entra in una fase di crescita continua. La causa principale è il regresso della mortalità, dovuta alla diminuzione di incidenza delle calamità come carestia ed epidemie. La crescita demografica si è poi trasferita al Nuovo Mondo per mezzo dei coloni.

Thomas Malthus

Thomas Malthus, economista inglese, nel suo "An Essay on the Principle of Population" del 1798, sostiene che lo squilibrio fra popolazione e mezzi di sussistenza sarà sempre più ampio. La popolazione cresce secondo una progressione geometrica, mentre i mezzi di sussistenza seguono una progressione aritmetica. Il ritmo di crescita ha cominciato ad arrestarsi negli anni '70 del Novecento, soprattutto in seguito a una forte contrazione delle nascite in Cina e India, dovuta a una forte politica natalista.

Regime demografico nei paesi sviluppati

Nei paesi sviluppati, sia la natalità sia la mortalità sono soggette ad azioni di controllo umano che le allontanano da un saldo naturale. L'oscillazione nel numero degli abitanti è lieve ed è dovuta principalmente al processo di invecchiamento della popolazione. Nella civiltà rurale i benefici compensano i costi del mantenimento dei figli, mentre nella civiltà contemporanea occidentale si presentano solo costi. Per rendere effettivamente libera la scelta di avere figli, gli Stati dovrebbero fornire infrastrutture adeguate ad alleviarne il costo.

Crescita zero

  • Europa, già in atto
  • America anglosassone e Russia
  • America Latina (2025)
  • Asia Meridionale (2050)
  • Africa (2060)

Teoria Keynesiana

La teoria Keynesiana suggerisce che il declino della popolazione corrisponde a un eccesso di risparmi rispetto agli investimenti. La crescita zero europea implica anche un arretramento della popolazione cristiana rispetto alla musulmana, ancora caratterizzata da un forte tasso di crescita. Si può prevedere una forte diffusione della lingua araba.

Fenomeno di modernizzazione

La modernizzazione comporta una progressiva riduzione dell'analfabetismo, una contrazione del settore agricolo e la diminuzione degli addetti all'industria, in favore di un processo di terziarizzazione. Si prevede nel Terzo Mondo un progressivo inurbamento, con conseguente forte pressione sulle infrastrutture statali. Il miglioramento della prospettiva di durata della vita non è irreversibile ma può arretrare per eventi traumatici, come l'AIDS in Africa Australe o il disfacimento dell'Unione Sovietica in Russia.

Carestie

Le carestie attuali, al contrario delle teorie di Malthus sull'aumento della popolazione, sono dovute a catastrofi naturali o a conflitti armati.

S = Saldo naturale

La differenza fra i nati e i morti, espressa con la formula S = N - M.

nS = Saldo migratorio

La differenza fra gli immigrati e gli emigrati, espressa con la formula S = I - E.

Equazione della popolazione

L'equazione della popolazione si rappresenta come P1 - P0 = (N - M) + (I - E).

Movimento demografico

Il movimento demografico è la somma algebrica di due saldi: movimento naturale e movimento migratorio, espressa come P1 - P0 = S + Sn + Sm.

Quanto più si risale nella storia, tanto più le fonti statistiche mancano. Per le epoche prive di dati sulla popolazione, ci si può basare sui dati relativi alla produzione e commercio di cereali panificabili, partendo dall'assunto che tale produzione dovesse essere proporzionale al numero di bocche da sfamare. A partire dal Concilio di Trento, ci si può riferire ai registri di battesimi e agli stati d'anime. Dopo la Rivoluzione francese, nascono i registri di stato civile. In molti paesi in sotto sviluppo, in particolare negli Stati africani, il primo censimento si è avuto solo a metà Novecento dopo la conquista dell'autonomia, grazie all'intervento dell'ONU.

Organizzazione dei dati

L'organizzazione dei dati relativi a un fenomeno può essere in serie storiche (diacroniche) o serie geografiche (sincroniche).

Fonti dei dati statistici

  • Statistical Yearbook - ONU
  • Stateman’s Yearbook - Stati Uniti
  • Etat du Monde
  • Calendario Atlante - De Agostini
  • Annuario di statistiche demografiche - Eurostat
  • Istat - Popolazione presente e residente dei comuni ai censimenti: fascicolo riassuntivo che riporta tutti i censimenti a partire dal primo del 1861)

La percentuale di incremento rispetto al dato iniziale si calcola con la formula dell'interesse semplice, ma questo tipo di calcolo non si presta al confronto fra fenomeni di durata diseguale. È quindi più preciso utilizzare la formula dell'interesse composto, che tiene conto della quota d'interesse maturata di anno in anno.

K.J. Beloch

K.J. Beloch, storico tedesco, fornisce i dati statistici più attendibili sulla vicenda demografica d’Italia. All'inizio dell'era cristiana, si stimavano 6 milioni di abitanti. Tra il III e l'VIII d.C., si è verificata una fase di declino, dalla civilizzazione romana alla fase medievale. Tra l'VIII e il X d.C., vi fu un periodo di stagnazione. Nel XIV secolo, la crisi della peste iniziò una lenta crescita. Nel XIX secolo, terminati i rivolgimenti delle guerre napoleoniche, iniziò un lungo periodo di crescita. La Grande Guerra provocò un grave calo della popolazione dei maschi adulti. Il 1964 registrò il picco del baby boom postbellico, poi iniziò una fase di decrescita che continua ancora oggi.

Natalità e politiche demografiche

Ogni anno nel mondo si contano 74 milioni di abitanti in più. La natalità è il rapporto, espresso per mille, fra il numero dei nati in un anno e il totale della popolazione (media aritmetica fra l'inizio e la fine dell'anno). L'indice di natalità naturale dovrebbe essere intorno al 50 per mille. La natalità è influenzata dalla struttura della popolazione per età, sesso e comportamento sociale.

Fronti pionieri

  • Centri in fase di forte sviluppo che rappresentano un polo di attrazione massiccio per la popolazione rurale.
  • In generale, la popolazione rurale presenta una crescita demografica più elevata rispetto alla popolazione urbana; in presenza dei fronti pionieri, la tendenza è invertita a causa dell'inurbamento di popolazione rurale e abbandono delle campagne.

La diminuzione della mortalità infantile ha per converso ridotto la fertilità, perché ha permesso una maggiore sopravvivenza dei figli. Buona parte delle nascite si registra nei primi mesi dell'anno in corrispondenza di concepimenti avvenuti durante la stagione primaverile. Sia il Cattolicesimo, sia l'Islamismo adombrano l'obbligo di procreare per estendere il numero dei fedeli.

Nel controllo delle nascite, è stato fondamentale l'emancipazione della donna: la scolarizzazione femminile prolungata comporta un ritardo nell'età del matrimonio e una maggiore conoscenza delle pratiche contraccettive. La fecondità risulta tanto più bassa quanto più elevato è il grado di istruzione delle donne: il numero di figli è inversamente proporzionale al numero di anni di studio delle madri. Nel nostro mondo rurale (derivato dal diritto romano), l'uso di dividere l'eredità fra tutti i figli maschi ha contribuito a frenare la natalità.

Politiche nataliste e antinataliste

Giappone: Dopo la Seconda guerra mondiale, ha messo in atto una forte politica antinatalista che ha dimezzato l'indice di crescita attestandosi all'attuale 9,5 per mille.

Ex Unione Sovietica: Inizialmente, il bolscevismo aveva legalizzato l'aborto, con un conseguente forte calo demografico. Nel 1935, il discorso di Stalin "L'uomo, il capitale più prezioso" segnò un'inversione di tendenza, con la politica che si fece natalista, varando una serie di provvedimenti legislativi a favore della famiglia. La Seconda guerra mondiale portò a una politica di demografia strategica fortemente natalista, che prevedeva anche tasse sui celibi e sulle coppie senza figli. Il periodo post-bellico vide un nuovo boom demografico, quindi venne nuovamente liberalizzato l'aborto. Dopo il disfacimento dell'Unione, la natalità è scesa in Russia a livelli bassissimi.

Cina: La parabola è altalenante come in Russia. Prima, una politica antinatalista legata al miglioramento delle condizioni di vita. Poi, rilancio di una politica natalista in chiave marxista: il proletariato risulterebbe indebolito da una diminuzione delle nascite. Negli anni Sessanta, penuria alimentare porta a una seconda campagna antinatalista.

Conferenze ONU sull’aumento demografico

  • Bucarest 1974 - Piano mondiale d'azione: impossibilità di risolvere il problema della pressione demografica senza lo sviluppo socioeconomico; impossibilità di liberarsi dal sottosviluppo senza padroneggiare la crescita demografica.
  • Città del Messico 1984
  • Il Cairo 1994: posizione degli stati liberisti (Stati Uniti): è necessario diminuire la natalità dei paesi sottosviluppati; paesi cattolici e islamici: è compito degli Stati intervenire a monte e migliorare le condizioni di vita della popolazione.

Alte natalità

Le altissime natalità si trovano in paesi di religione islamica, quasi tutti in Africa, come la regione subsahariana, dall'Equatore al Tropico del Capricorno (Congo, Angola, Mozambico, Madagascar), il Corno d'Africa, e due paesi fuori dall'Africa: Yemen e Afghanistan.

Le alte natalità si trovano anche in paesi di religione islamica, quasi tutti in Africa, e in quattro paesi latinoamericani: Bolivia, Paraguay, Honduras, Guatemala. Ci sono anche cinque Stati asiatici, di cui tre islamici: Oman, Iraq, Pakistan. L'altissima e alta natalità sono proprie dei paesi sottosviluppati. La bassissima e bassa natalità caratterizzano i paesi evoluti, compresi quelli cattolici (Irlanda, Polonia, Spagna, Portogallo) che ancora vent'anni fa avevano alti livelli di natalità.

I paesi anglofoni extraeuropei hanno applicato integralmente il controllo delle nascite, ma non mostrano un livello di crescita zero per la scelta di avere più figli in relazione ai grandi spazi disponibili. Nelle regioni progredite, la bassa natalità è diffusa in modo omogeneo senza grandi sbalzi sul territorio, fra classi sociali, fra città e campagna.

La mortalità

Il tasso o indice di mortalità è il rapporto, espresso per mille, fra il numero dei morti in un anno e il totale della popolazione. Il tasso di mortalità è tanto meno elevato quanto più efficace è l'organizzazione sanitaria; è più elevato in presenza di una popolazione particolarmente anziana.

Cause esogene

Le cause esogene sono connesse all'ambiente e incidono particolarmente nei paesi sottosviluppati, in particolare dal clima caldo-umido, favorevole alla propagazione di malattie infettive.

Cause endogene

Le cause endogene sono problemi di salute.

Ritirata della morte

Alla base della rivoluzione demografica vi sono i progressi della medicina e la diffusione delle norme igieniche. Ad esempio, la vaccinazione antivaiolosa (1796) debellò la malattia che era causa del 30% di decessi di bambini sotto i quattro anni. L'invecchiamento della popolazione insieme all'allungamento della vita media provoca una pressione sul sistema pensionistico non sostenibile. I decessi per traumatismi sono più diffusi fra la popolazione maschile, data la maggiore esposizione ai rischi. Il tasso di mortalità naturale dovrebbe essere del 30/35 per mille.

Valori di mortalità più alti

I valori più alti di mortalità, oltre il 20 per mille, si registrano in paesi africani sottosviluppati e con clima caldo-umido (con aggiunta dell'AIDS) come Niger, Malawi, Zambia, Zimbawe, Botswana, Angola, Namibia. Fuori dall'Africa, l'Afghanistan presenta valori simili.

Gli indici più bassi (7-9 per mille) sono detenuti da paesi molto sviluppati e con popolazione non troppo invecchiata, come Irlanda, Spagna, Svizzera, Olanda, Giappone, Israele, Canada, Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda. Nei paesi in via di sviluppo dove il sistema sanitario sia efficiente, grazie anche alla giovinezza della popolazione, il tasso si avvicina a quello dell'Europa sviluppata (America Latina).

AIDS

L'AIDS è stata identificata nel 1981. Il 60% dei malati vive nel continente africano, con il 20% in Botswana. Nuovi fronti della malattia sono India, Cina e specialmente Russia, dove manca una politica protettiva.

Tasso di mortalità infantile

Il tasso o indice di mortalità infantile è il rapporto, espresso per mille, tra il numero di decessi sotto l'anno di vita e il numero di nati di quello stesso anno. Il calcolo di indici normalizzati o standardizzati con il metodo della popolazione-tipo consente di neutralizzare gli effetti della diversa composizione della popolazione, ad esempio per età. Fino al XVIII sec. il tasso di incidenza della mortalità era eguale su tutte le classi.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/01 Geografia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Karenina3 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Macchia Paolo.
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