Io sono Malala
Oggi Malala è il simbolo universale delle donne che combattono per il diritto alla cultura e al sapere. Il libro è un romanzo di una storia di vita vera improntata sul coraggio e sulla determinazione di vedere i propri diritti tutelati; è un grido di incitamento e di speranza verso chi come lei, ancora oggi, deve combattere o rischiare tutto per sentirsi davvero libero di seguire i suoi sogni e le sue aspirazioni.
Prefazione
È trascorso un anno dall’uscita del libro di Malala (2013) e due da quando è stata sparata dai talebani mentre tornava a casa dalle lezioni su un autobus. Anche la sua famiglia, da allora, ha affrontato tantissimi cambiamenti: sono stati prelevati dalla vallata di montagna nel distretto dello Swat in Pakistan e trasportati in una casa di mattoni a Birmingham, in Inghilterra; suo padre, Usman Bhai Jan, è addetto all’istruzione per il consolato pakistano e consigliere delle nazioni unite per l’istruzione del mondo e sua madre va a scuola di lingue per imparare a scrivere e a leggere e ad apprendere l’inglese, forse perché non ha ricevuto alcuna istruzione ha sempre incoraggiato i suoi figli ad andare a scuola.
Essere istruiti aiuta ad avere fiducia in se stessi. Ha incontrato qualche difficoltà di adattamento iniziale con la sua casa nuova o gli ambienti come anche la scuola stessa. Ha notato come mentre in Pakistan era considerata quella brava adesso in Inghilterra è più difficile essere tra i primi della classe perché il livello di aspettativa degli insegnanti è maggiore, probabilmente perché nella sua terra d’origine il solo fatto di andare a scuola era una sfida.
Si trafila un senso di malinconia verso la sua terra, una voglia di tornare a rivedere le sue amiche, le sue insegnanti, la sua scuola e la sua casa. Malala è cosciente però allo stesso tempo del fatto che non può rientrare lì se non prima completa pienamente la sua istruzione in modo da essere preparata a combattere il terrorismo e l’ignoranza. D’altronde, nonostante la bellezza strabiliante dell’Inghilterra nulla può sostituire il senso di appartenenza con la propria terra d’origine, con il posto dove si vorrebbe continuare a vivere liberamente.
È ingiusto doversi adattare altrove solo perché ci sono ancora paesi che vedono questi diritti come oltraggi ai loro ideali. Ogni volta che riceve un premio manda il denaro nello Swat. Riceve tantissime lettere e ha organizzato il Malala Fund. È stata in Nigeria, in Kenya e alla Casa Bianca per incontrare Barack Obama al quale ha suggerito di sradicare il terrorismo non con la guerra ma con l’istruzione, l’arma migliore. Ha avviato progetti anche in Giordania, Pakistan, ha parlato con i leader delle potenze mondiali al fine di aumentare il budget destinato all’istruzione nei loro paesi. Sente ormai che questa è la sua missione per la vita.
Prologo
Nonostante l’attentato dei talebani l’abbia quasi uccisa Malala vive ogni giorno nella speranza di poter tornare nel suo paese, immagina con la mente di essere lì e vedere tutto quello che le manca: le alte montagne ricoperte di neve, le fresche acque azzurre dei fiumi, la sua migliore amica Moniba. Eppure l’Inghilterra è un bellissimo posto dove ha tutte le comodità del mondo, ha un grado d’istruzione elevato e non le potrebbe mancare proprio nulla. Una realtà perciò nettamente differente da quella in cui ha vissuto fino a poco tempo fa.
La scuola era stata fondata da suo padre prima che nascesse. Tutto è cambiato il 9 ottobre 2012: periodo esami, ultimo giorno di scuola, da quando i talebani erano saliti al potere la loro scuola non aveva neppure un’insegna. Malala aveva iniziato a prendere l’autobus insieme alle altre ragazze perché la madre non era tranquilla che viaggiava a piedi sebbene la scuola distanziasse di poco da casa loro. Erano troppe le minacce ricevute perché aveva iniziato a parlare nei comizi organizzati da suo padre per la campagna a favore dell’istruzione femminile e contro tutti quelli che, come i talebani, volevano tenerle chiuse in casa.
Ma in realtà lei temeva per suo padre e non per se stessa perché finora non avevano mai fatto del male a una ragazza. Tutte le ragazze lì erano solite nascondere ciò che avrebbero voluto fare davvero nella vita perché le novità non erano permesse ma solo Malala sostenne per la prima volta di non voler essere né un dottore né un insegnante ma voleva entrare in politica o essere un inventore. Quando inizia a raccontare il percorso fatto in autobus dopo poco la memoria inizia ad essere confusa fino a svanire.. quello che realmente succedette venne ricostruito in seguito: l’autobus venne fermato da due giovani ragazzi che fingevano di essere giornalisti o comunque di chiedere delle informazioni sulle ragazze che stavano dentro. Uno ci entrò e dopo aver chiesto: "Chi è Malala?" nessuna rispose ma inconsapevolmente rivolsero il volto verso di lei. L’uomo sparò tre colpi: uno le attraversò l’orbita sinistra e gli si conficcò nella spalla e gli altri due colpirono altre due ragazze, tra cui la sua migliore amica.
Prima parte: Prima dei talebani
È nata una femmina
Qui Malala ricorda la sua nascita e quello che significava e significa ancora la nascita di una femmina: al contrario del maschio a cui erano destinati tantissimi festeggiamenti, per questa invece era quasi una vergogna, una rassegnazione al fatto che quella sarebbe divenuta una donna col semplice ruolo di moglie e madre di figli. Il suo nome stesso deriva da una grande eroina Malalai di Maiwand e già quando suo padre la guardò negli occhi enunciò che c’era qualcosa di diverso in lei.
Racconta come suo padre ha chiesto in sposa sua madre nonostante il rifiuto del nonno materno (era tradizione mandare il barbiere come messaggero). Parla dei suoi genitori in maniera fiera e orgogliosa. Di come si possono amare e condividere tutto, di come suo padre ha sempre coinvolto sua madre in tutto sebbene lei non sapesse né leggere né scrivere.
Mio padre il falco
Malala si sofferma sulla figura del padre. Confessa che aveva delle balbuzie che lo portavano a soffrire quando si sentiva in difficoltà mentre doveva pronunciare certi suoni. Nonostante questo problema sin da piccolo decise di iscriversi a una gara di oratoria in pubblico e il nonno anche proveniva da una stirpe colta. Ha sempre cercato di non deluderlo.
Per la sua strabiliante vittoria alla gara, in cui riuscì a controllare la sua balbuzie, venne soprannominato falco, una creatura capace di volare alta sopra tutte le altre, ma il termine non gli piaceva perché il falco era anche un animale crudele e rinunciò a farsi chiamare Shanin. Il nonno di Malala trasmise a suo padre un profondo amore per l’apprendimento e per conoscenza, una forte consapevolezza dei diritti e delle discriminazioni. Tutte cose che a sua volta ha insegnato a Malala.
Crescere in una scuola
Malala racconta che sua madre all’età di sei anni aveva iniziato ad andare a scuola ma finì per rinunciare quasi subito, nonostante la bravura, perché era l’unica femmina in una classe di maschi e il guardare le sue cugine mentre rimanevano a casa le facevano capire che alla fine era tutto inutile: il suo futuro sarebbe stato quello di pulire la casa, fare da mangiare e badare ai figli.
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