Educazione e formazione tra pedagogia e scienze dell'educazione
Parole chiave: la parola educazione ha più significati.
Significato del termine educare
Educare (dal latino condurre, crescere, rimanda ad aspetti oggettivi), con significato di modellare, ordinare, fornire alle persone gli strumenti e un’organizzazione del sapere che permetta di inserirsi bene nella vita sociale. Sottolinea il ruolo dell’educatore.
Educare (dal latino trarre fuori), rimanda agli aspetti soggettivi; l’individuo ha già in sé tutte le capacità per raggiungere un obiettivo, deve essere posto nella condizione di svilupparsi e crescere, si sottolinea il soggetto in formazione.
Privilegia il rapporto interpersonale (relazione): educazione come cura, preoccupazione condivisa, compartecipazione di un adulto che assume su di sé la responsabilità di far crescere una persona ancora incapace e inesperta della vita e bisognosa di orientamento.
Modelli educativi nella storia
- Educazione positiva o direttiva (si ispirano all’educare): preoccupazione per adeguamento a una situazione data e funzione esemplare del maestro, cui è riservata una funzione diretta e prevalente. Per esempio, il modello educativo dell’umanesimo del XV/XVI secolo che affida alla cultura dell’humane litterae il compito di plasmare l’individuo nello spirito della grande tradizione classica: il maestro è l’uomo saggio e colto che interpreta la mediazione sapere-allievo; modello del funzionalismo socioeconomico (800/900): l’individuo è un soggetto da socializzare e i fini educativi sono i fini sociali ed economici di una determinata società. La relazione educativa è caratterizzata dalla prevalenza e dominio di norme e rispetto di gerarchie sociali; modello fondamentalista: dominio di un’ideologia da cui discendono stili e modi di vita pubblica e privati (totalitarismo educativo).
- Educazione negativa o non direttiva (ispirata all’educere): incentrata sul soggetto in formazione; si sviluppa secondo natura con regole e scadenze proprie dell’individuo, lontano dalle abitudini sociali, intrise di conformismi e tradizionalismi. Per esempio, il modello dell’attivismo pedagogico di Dewey: i ritmi della conoscenza e apprendimenti sono dettati dallo sviluppo soggettivo; teorie psicoanalitiche come Rogers: processo di liberazione da un apparato di codici sociali che tendono a inibire pulsioni, desideri, affettività, ingerendo frustrazioni e solitudine (emancipazione rispetto alle oppressioni).
- Educazione relazionale: prevale l’attenzione per la forza educatrice della relazione interpersonale maestro-allievo. Autenticità e reciprocità del rapporto maestro-allievo, ciascuno con un suo ruolo specifico, ma entrambi intervengono con la propria specificità e responsabilità. Per esempio, il modello maieutico-socratico: l’uomo nell’approccio alla verità necessita dell’intervento del maestro. Svolgono ruoli diversi, ma sono indissociabili nello svolgersi educativo; modello materno di Pestalozzi: è fondamentale l’ambiente sociale e in particolare la vita familiare in cui svolge un ruolo di assoluto rilievo la madre, la naturalità e immediatezza della relazione costituisce il miglior avviamento ai sentimenti affettivi, socialità, religiosità; modello dialogico di Buber “io e tu”: due relazioni fondamentali che costituiscono l’esistenza umana: io e tu (dialogica, disinteressata, comprensiva perché l’io si relaziona col tu con l’intera persona) e io/esso (l’altro è un oggetto qualsiasi che guardo con distacco, monologante, finalizzata a scopi pratici e alla sola istruzione).
Caratteri specifici dell'educazione
- Educazione funzionale (o non formale): insieme di processi che intervengono in vista dell’educazione di una persona senza una programmazione specifica e con cui il soggetto entra in contatto per il semplice fatto di far parte di una società, ambiente, tradizione culturale.
- Educazione intenzionale (o formale): forme educative appositamente organizzate in vista dell’educazione personale all’interno di apposite istituzioni e organizzazioni sociali (famiglia, scuola, chiesa) si pongono in atto strategie, si ricorre a persone appositamente preparate, si perseguono obiettivi specifici (progetto educativo). Si costruisce intorno ad aspetti specifici: oltrepassamento o divenire (qualsiasi intervento educativo presuppone uno scavalcare un confine, raggiungere nuovi traguardi, continua trasformazione), intenzione educativa (creare le condizioni per promuovere la personalità di un soggetto non ancora sufficiente o bisognoso di aiuto), processualità (insieme graduale-sequenziale di azioni e retro-azioni al fine di organizzare gli interventi; processi educativi: costruzione dell’identità, elaborazione del senso personale, dimensione dell’appartenenza, partecipazione operativa attiva); gradualità (l’azione educativa rispetta la capacità del soggetto in modo da evitare sia l’adultismo (anticipare impropriamente conoscenze, esperienze) che ritardismo (esagera nell’attesa delle condizioni favorevoli per la loro piena padronanza); globalità e unitarietà (l’uomo autonomo come risultato di una maturazione complessiva che coinvolge aspetti corporei, affettivi, relazionali).
L'educazione e la famiglia delle parole affini
Educazione non è:
- Sviluppo: concetto appartenente alla cultura biologica e psicologica che significa un cambiamento progressivo e costante che accompagna la persona lungo tutto l’arco evolutivo modificando ogni suo aspetto sul piano della personalità, comportamento (processo osservabile non solo in grandi periodi evolutivi, ma anche piccoli intervalli).
- Socializzazione: dal punto di vista sociologico (acquisizione di comportamenti coerenti con l’appartenenza alla vita sociale, legare la cultura di un gruppo e i suoi membri), dal punto di vista psicosociale (processi che presiedono alla formazione della socialità dell’individuo), dal punto di vista antropologico (dinamiche con cui i membri di una società sono resi coscienti e partecipi di modelli, valori consuetudini culturali che si riferiscono ad un gruppo).
- Servizi a favore della persona
- Terapia
- Saperi e pratiche che hanno aiutato la riflessione educativa per considerare sotto una nuova forma alcuni aspetti dei processi educativi senza però essere in grado di sostituirvisi.
Una prospettiva antica e nuova: la formazione
Nel linguaggio tradizionale: attività svolta dalla generazione adulta allo scopo di dare configurazione armonica allo sviluppo infantile percepito come informe, disorganico, incompleto alla luce di un modello socialmente condiviso (rafforzare le disposizioni personali, formazione del carattere inteso come interiorizzazione di valori e norme). La coscienza pedagogica contemporanea tende a distanziarsi da questa concezione perché considera la personalità del fanciullo come materia inanimata o un oggetto di produzione degli adulti.
Nel linguaggio specialistico delle scienze dell’educazione: si intende sia l’abilitazione a ruoli professionali e sociali (padronanza dei ruoli, competenze) che la padronanza della piena alfabetizzazione moderna (capacità di vivere all’altezza dei tempi moderni: sapersi orientare nelle reti informatiche, nei processi comunicativi complessi, cogliere i cambiamenti, aggiornare le proprie conoscenze).
La lunga storia della formazione
- Cultura greca: la formazione dell'uomo libero è indicata con l’espressione paideia (cultura romana: humanitas), indica l’ideale della formazione cioè la realizzazione ideale della forma fisica (cura del corpo) e civile, etica, culturale (soprattutto retorica). Esiste per i greci un tipo ideale di uomo (soggetto libero capace di autodominio e autosviluppo centrato sulla compiutezza, equilibrio). Per esempio, Aristotele: prendere forma significa l’attuazione delle potenzialità immanenti dell’essere umano per una realizzazione perfetta della forma; necessità di un soggetto che possiede in atto conoscenze e esperienze e le promuove in un altro che le possiede solo in potenza.
- Cultura cristiana: integra la paideia classica con l’insegnamento di Cristo che è la forma (concetto ripreso da Agostino).
- Cultura neoumanistica tedesca del 700/800: Goethe, Schiller, Humboldt (bildung) formazione come acquisizione dei grandi valori espressi dall’umanità (arte, poesia, religione). Attraverso tale padronanza assumiamo la nostra dignità di uomo, la forma umana.
L'uso attuale del termine formazione
Si rifà all’inglese training o francese formation (connotati più tecnici che umanistici). Cultura socioeconomica del 50/60: studia i rapporti tra modernizzazione, processi produttivi e sistemi formativi; necessità di aggiornare sul piano tecnico-professionale grandi masse di adulti poco alfabetizzati e adatti ai cambiamenti produttivi (formazione = formazione professionale). Attrezzare l’individuo alle competenze generali e specifiche richieste dal mercato per svolgere un lavoro, dare le abilità necessarie per rendere coerente ai bisogni socioeconomici. Necessità, di fronte al rapido evolvere delle conoscenze, di un processo di formazione permanente e ricorrente per garantire il massimo di conoscenze possibili lungo tutta la vita e considerare anche altri aspetti: esigenza di promuovere la reciprocità, costruzione di regole sociali e valori condivisi, valorizzazione delle diversità.
Istruzione
Dal latino instruere (rendere abile, apparato scolastico con cui ci impadroniamo di apprendimenti conoscitivi); processo con cui si conosce lo stato delle cose grazie all’uso della razionalità teoretica. La formazione riguarda non tanto come stanno le cose, ma come possono e devono diventare, esaltazione della razionalità pratica (cosa devo fare) e poietica (come devo fare). La formazione segnala l’importanza che i processi educativi siano attenti anche alle procedure e pratiche con i soggetti imparano a trasferire in azioni e opere le forme intellettuali che acquisiscono con l’istruzione.
Rapporti educazione/formazione
Analogie: prospettiva intenzionale (gestione del rapporto autorità/libertà) - accoglienza e risposta ai bisogni del soggetto - incidenza delle esperienze relazionali (gestione dell’intera personalità) - rapporto come etica (mondo dei valori) - costruzione della cittadinanza intesa come modalità di convivenza e tensione verso il perseguimento del bene comune.
Istruzione/educazione
- Istruzione: attività con cui si impartiscono nozioni, conoscenza, abilità. Con nascita della scuola, passaggio dall’istruzione intesa come attività immediata e spontanea di trasmissione di saperi ad un’attività organizzata in appositi luoghi, in modo strutturato e con apposite tecniche.
- Nell’800: con società liberale e capitalistica si afferma l’istruzione obbligatoria.
- Due correnti:
- Non c’è istruzione senza educazione perché l’impadronirsi di conoscenze culturali è già una forma di tirocinio e controllo mentale fondamentale per l’educazione della personalità.
- Non caricare l’istruzione di finalità e responsabilità oltre la sua natura prevalentemente cognitiva, è solo trasmissione di saperi intellettuali, mentre l’educazione ha fini diversi: scoperta di sé, attribuzione di significati, interiorizzazione di norme e regole sociali.
Educazione: maturazione che riguarda tutte le dimensioni della persona promossa con tutte e da tutte le risorse, occasioni e punti di vista disponibili.
Formazione: contributo portato alla maturazione della persona dall’esercizio peculiare della razionalità pratica e poietica.
Istruzione: gli apporti offerti alla maturazione dall’esercizio della razionalità teoretica (saperi).
Gli strumenti e i metodi: dall'empiria alla pedagogia
Sapere che costituisce lo strumento di analisi, riflessione, proposta, intervento ai processi educativi: pedagogia (comprende la teoria ossia conoscenze intorno all’educazione e pratica cioè la gestione dell’azione educativa).
Dalla pedagogia letteraria e filosofia alla pedagogia come sapere scientifico
- Antica Grecia: pias (fanciullo) + ais (condurre). Il pedagogo era lo schiavo colto incaricato di provvedere al fanciullo e guidarlo aldilà della scuola e palestra. Nella cultura classica esiste un forte paradigma implicitamente pedagogico (repubblica di Platone, Aristotele, Cicerone, Tommaso) però la pedagogia qui si trova frammista alla letteratura e filosofia, politica, religione.
- Fine XVI secolo/inizio XVII: si intravede il costituirsi autonomo della pedagogia, diventa disciplina universitaria alla fine del XVII secolo. Riforma religiosa, concilio di Trento. Crescente importanza attribuita alla scuola, sviluppo scuola popolare, necessità di organizzare l’insegnamento secondo un metodo, non più affidato all’iniziativa del singolo insegnante.
- Elaborazione della ratio studiorum, prodotto dal mondo cattolico e protestante per indagare i modi di organizzare i sistemi scolastici. La più importante è quella dei padri gesuiti (1599): documento che organizza i collegi dei gesuiti (ricristianizzare Europa). Nasce il tentativo di assicurare il maggior sapere agli incolti.
La prima opera moderna di pedagogia è la didattica magna di Amos Comenio, si fonda su una visione universale dello sviluppo fisico e psicologico e affida alla nuova mentalità naturalistica il compito di delineare il metodo d’insegnamento basato sul diretto contatto con le cose e l’attiva partecipazione all’ambiente sociale e naturale. È il primo a immaginare il libro scolastico illustrato. Importante perché: uno dei primi esempi di elaborazione e sistemazione del sapere pedagogico (teoria + pratica) e parte dal presupposto del diritto/dovere dell’uomo all’educazione.
Il secolo XVII critica il metodo deduttivo e propone quello induttivo-sperimentale: è un potente incentivo per il rinnovamento della riflessione pedagogica, comincia a sottrarla alla riflessione teologica, filosofica, letteratura. La pedagogia nasce centrata sui metodi. Vive una doppia anima: ricerca dei fini (identità della persona a cui si rivolge l’interesse educativo) e ricerca di metodi (strumenti più efficaci per raggiungere obiettivi desiderati). Col tempo viene meno l’idea che i fini siano unicamente religiosi, diventa più forte l’interrogativo sui fini.
Principio di necessità (vincoli da cui non si può prescindere) – possibilità. Oscillazione libertà/autorità. Lo sforzo della pedagogia contemporanea è di tenere unite le due anime e farsi sapere pratico (approfondire conoscenze in funzione di una realtà concreta).
Le prime scuole di pedagogia. Rousseau e Herbart
- XVIII secolo: nascono le prime scuole di pedagogia per la preparazione di insegnanti (non più pratica affidata all’iniziativa del singolo maestro). Prime esperienze realizzate in Germania e Francia: Francke (apre un seminario agli insegnanti, la Prussica è al primo piano nel campo della formazione degli insegnanti) e La Salle (creazione di una congregazione di religiosi specializzati nell’insegnamento nelle scuole elementari). Entrambi uomini di profonda spiritualità attenti alle sorti dei ceti popolari: educazione come occasione di progresso materiale e morale. L’efficacia dell’educazione dipende da una buona qualità morale-religiosa e capacità professionale.
- Rousseau: critica i metodi del suo tempo, è contro la dipendenza ai modelli precostituiti. Una nuova teoria pedagogica per liberare l’uomo dai vincoli imposti dalla tradizione. Ritorno alla natura per affermare l’esigenza della realizzazione dell’uomo in quanto tale, valorizzare la soggettività del fanciullo e sentimenti.
- Herbart: “pedagogia generale dedotta dal fine dell’educazione” riconosce alla pedagogia una sua autonomia in grado di elaborare un proprio pensiero indipendente avvalendosi del metodo deduttivo. Come scienza pratica e applicata (con riferimento all’etica per i fini e alla psicologia per le condizioni di svolgimento delle diverse fasi educative) + necessità di un metodo con validità oggettiva. All’inizio poca importanza, è riscoperto col positivismo: perché ormai la pedagogia tendeva a rompere i legami con filosofia o argomentazioni di carattere empirico/induttivo per porsi come scienza con un proprio statuto epistemologico + necessità di darle un’impostazione scientifica.
- Scleiermacher: tenta di fondare la pedagogia come scienza però su basi spiritualistiche.
Scienza e scienze dell'educazione
- Pedagogia filosofica: rimprovera la difficoltà di conoscere l’uomo solo empiricamente, ma conoscere la sua natura con filosofia. L’uomo non è solo ciò che è verificabile, misurabile + rimprovera la sopravvalutazione del metodo: l’evento educativo non può ridursi all’applicazione di un metodo (qualità e intensità del rapporto educativo).
- Pedagogia empirica: critica il fermarsi al puro momento teorico, non è sufficiente elaborare una teoria, bisogna misurarsi con l’azione sennò rischio di astrattismo-moralismo.
1800: sforzi continui per costruire la pedagogia come scienza sperimentale; idea che i processi educativi debbano essere studiati con una mentalità e metodo sperimentale (non atteggiamenti spiritualistici-religiosi), ma procedure dell’osservazione, formulazione ipotesi, sperimentazione. Uso dell’espressione scienza dell’educazione al posto di pedagogia per sottolineare la distinzione dalla filosofia.
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