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Unicamente manostoria naturale del pensiero

In Storia Naturale del Pensiero Umano ci si chiede cosa renda unico il pensiero umano, e la risposta è che è cooperativo. Gli esseri umani considerano gli altri come agenti intenzionali, soggetti che fanno ciò che fanno perché guidati da scopi e intenzioni, e ciò ha portato a una cooperazione per risolvere problemi, o la creazione di istituzioni culturali complesse. Nella tappa evolutiva precedente, la collaborazione era relativa alla semplice ricerca di cibo.

Processi costitutivi del pensiero

I processi costitutivi del pensiero sono:

  • Rappresentazione cognitiva. Immagino prima di agire
  • Inferenza. Trarre delle conclusioni.
  • Automonitoraggio. Sapere cosa si sa e valutare l'esito di una situazione possibile.

Capitolo primo

L'ipotesi dell'intenzionalità condivisa

È indubbio che i processi del pensiero umano siano differenti da quelli degli animali. Gli aspetti sociali del pensiero umano derivano da una conquista evolutiva. Vediamo come gli esseri umani, al contrario degli animali, siano dotati di un senso dell'oggettività, ovvero sono in grado di concettualizzare la stessa situazione. Sono anche in grado di compiere inferenze autoriflessive, a proposito di stati intenzionali propri e altrui. Infine, sono capaci di monitorare e valutare i propri pensieri in base a standard normativi, le ragioni altrui. Ciò ha portato alla creazione di un pensiero definibile come oggettivo-riflessivo-normativo.

Secondo l'ipotesi dell'intenzionalità condivisa, i processi costitutivi del pensiero sono frutto di adattamenti per cercare di risolvere problemi di coordinamento sociale che sorgono quando gli individui collaborano o comunicano fra loro. Nella tappa zero, le grandi antropomorfe vivevano una vita solitaria ed il loro pensiero era dedicato a scopi individuali. L'Homo, invece, adotta un modello di vita cooperativo, e quindi anche il pensiero viene messo al servizio dell'esigenza di raggiungere scopi collettivi.

Le tappe evolutive successive furono due: la prima riguardava la collaborazione per la ricerca del cibo. Questa collaborazione porta alla comunicazione con gesti naturali come indicare e mimare. Si crea l'intenzionalità congiunta, che coinvolge più di un soggetto, e che implica:

  • Rappresentazioni simboliche (capacità di immaginare)
  • Inferenze socialmente ricorsive (trarre conclusioni dall'immaginazione)
  • Automonitoraggio in seconda persona (valutare il proprio pensiero, ma anche quello di una possibile seconda persona)

La seconda tappa coincide con l'incremento delle popolazioni e della competizione tra gruppi che porta alla collaborazione tra gruppi, e ad un orientamento culturale di ciascun gruppo con la comunicazione che diventa linguistica. La comunicazione linguistica viene utilizzata per spiegare le ragioni di ogni gruppo. Ogni gruppo assume un proprio punto di vista, ragionando oggettivamente. La comunicazione diventa convenzionale, istituzionale e normativa, creando l'intenzionalità collettiva che implica i processi costitutivi del pensiero. Bisogna sottolineare che questi processi non sono generati geneticamente. Un bambino cresciuto su di un'isola deserta non sviluppa questi processi, in quanto solo con l'interazione sociale si creano nuove possibilità di pensiero e comunicazione. Ne risulta una cognizione ed un pensiero frutto della cooperativizzazione.

Capitolo secondo

L'intenzionalità individuale

I processi cognitivi sono soggetti alla selezione naturale. È necessario delineare, prima dell'evoluzione del pensiero, l'evoluzione della cognizione.

L'evoluzione della cognizione

Tutti gli organismi hanno reazioni riflesse di stimolo-risposta. Negli organismi complessi, vi sono specializzazioni adattative organizzate nella forma di sistemi di autoregolazione, come la capacità dei ragni di tessere la tela, che vanno oltre la connessione stimolo-risposta. Sono processi inconsapevoli, non cognitivi, che permettono di raggiungere uno scopo senza che l'organismo abbia effettuato un comportamento intenzionale.

La selezione naturale ha fatto in modo che queste specializzazioni avvengano nelle stesse situazioni, in modo che l'individuo non abbia bisogno di processi cognitivi. In caso di situazioni nuove sono necessari processi cognitivi in questi individui, in maniera tale che possano riconoscerli e adattarsi di conseguenza. Questo funzionamento cognitivo autoregolato è l'intenzionalità individuale.

Quando si incappa in una situazione del genere è necessario risolvere il problema, e quando l'individuo cerca di risolverlo vi è un pensiero: non agisce direttamente, ma immagina cosa accadrebbe se si agisse in una certa maniera. In questo caso, l'organismo deve avere tre prerequisiti:

  • Rappresentarsi cognitivamente off-line un'esperienza
  • Fare inferenze trasformando queste rappresentazioni sul piano logico
  • Automonitorare queste esperienze e valutare gli esiti comportamentali

Il successo o meno di una decisione comportamentale espone i processi sottostanti alla rappresentazione, simulazione e automonitoraggio al vaglio della selezione naturale.

Rappresentazioni cognitive

Le caratteristiche delle rappresentazioni cognitive, ovvero quando si ha intenzione di fare qualcosa sono:

  • Il contenuto (riguardante le situazioni)
  • Il formato (schemi)

Gli scopi interni di un organismo riguardano oltre che stimoli, intere situazioni. Lo scopo può essere avere un oggetto o raggiungere un determinato luogo. Pensiamo ad uno scimpanzé di fronte ad un albero di banane, mentre cerca del cibo. A quali situazioni rivolgerà la sua attenzione? Le situazioni contenute in quest'immagine sono diverse, ma lo scimpanzé essendo impegnato nella ricerca del cibo pone l'attenzione a fatti pertinenti a quest'attività come:

  • Banane mature
  • Nessuno scimpanzé è sull'albero
  • Le banane si possono raggiungere salendo sull'albero
  • Quantità di banane presenti sull'albero

Tutte queste sono situazioni pertinenti per decidere cosa fare. Gli organismi rivolgono la propria attenzione verso ostacoli e opportunità. Per quanto riguarda il formato rappresentazionale, lo scimpanzé generalizza le informazioni raccolte attraverso la schematizzazione. Questo processo permette di riconoscere situazioni già note, e di creare inferenze partendo dal formato già noto. L'organismo comprende le situazioni già conosciute e pensa: "ecco un altro di quelli".

Simulazione e inferenze

In seguito alla schematizzazione, gli organismi creano modelli cognitivi che si basano sulla causalità e l'intenzionalità. Si confrontano le situazioni già vissute effettuando delle prove, pensando a cosa accadrebbe se si effettuasse quel determinato comportamento. Ad esempio, se una scimmia vede uno scimpanzé su un albero di banane che mangia, deduce che vi è del cibo e non vi sono predatori nelle vicinanze.

I processi combinatori (le varie ipotesi che un organismo effettua) sono simulazioni offline, operazioni logiche considerate procedure cognitive.

Automonitoraggio comportamentale

Con l'automonitoraggio un organismo apprende dall'esperienza. Per pensare in modo efficace un organismo valuta se una determinata situazione corrisponde al risultato desiderato. Pensiamo ad uno scoiattolo che deve saltare da un ramo ad un altro. Se l'animale, dopo aver tentato il salto, decide che la distanza è troppo grande scenderà dal tronco per salire su un altro ramo. In questo caso lo scoiattolo valuta una simulazione della sua decisione, che porterebbe ad un esito negativo, come mancare il ramo.

Questo tipo di automonitoraggio è cognitivo, perché lo scoiattolo non considera solo le sue azioni e i loro risultati, ma anche simulazioni interne.

Pensare come una scimmia antropomorfa

Le grandi scimmie antropomorfe non umane sono lo scimpanzé, il gorilla, il bonobo e l'orango. Le loro capacità cognitive sono simili ma sono differenti.

Come le grandi scimmie antropomorfe pensano il mondo fisico

I processi cognitivi delle antropomorfe riguardano la conoscenza del mondo fisico e di quello sociale. La prima si evolve nel contesto della ricerca del cibo. Per procurarsi il cibo hanno sviluppato rappresentazioni ed inferenze sulla ricerca, riconoscimento, quantificazione e estrazione del cibo, e in questo tutti i primati sono simili.

Le antropomorfe, a dispetto degli altri primati, eccellono nell'abilità di manipolazione per procurarsi il cibo. Studi evidenziano che alcuni bonobo mettevano da parte strumenti per estrarre in futuro del cibo. Queste inferenze hanno una logica causale che non è quella formale dell'uomo. La logica causale porta a conclusioni necessarie come: se si usa uno strumento A, si otterrà B.

Un esperimento consisteva nel mostrare del cibo, poi contenitori vuoti che venivano scossi, e successivamente il cibo veniva nascosto nei contenitori. Le scimmie deducevano dal rumore del contenitore se questo conteneva cibo e che se il primo era vuoto, allora il secondo era pieno. Le scimmie antropomorfe usano modelli cognitivi che si basano su principi causali, e in poche parole pensano.

Come le grandi scimmie antropomorfe pensano il mondo sociale

La cognizione sociale delle grandi antropomorfe si evolve nel gruppo per la ricerca di cibo e partner sessuali. Per avere la meglio sui rivali, hanno sviluppato rappresentazioni in modo da poter riconoscere i membri del gruppo, un dominante o amico e le intenzioni, oltre che proprie, degli altri.

Esperimenti dimostrano che se un subordinato e un dominante sono in competizione per il cibo, il subordinato non si dirigerà verso il cibo nascosto dal dominante, sanno dunque che gli altri sanno le cose. Sono in grado di manipolare le esperienze degli altri. Scimpanzé in competizione per il cibo con un uomo, potevano vedere che questo li osservava. Venivano posti di fronte a loro vassoi con del cibo. Alcuni contenitori attiravano l'attenzione dell'uomo, e vediamo come gli scimpanzé preferissero prendere il cibo da contenitori nascosti per non attirare l'attenzione del rivale umano. Eccellono nella comunicazione gestuale. Ad esempio, sbattono le mani a terra per richiamare l'attenzione altrui. Sono in grado di manipolare delle relazioni causali.

Automonitoraggio cognitivo

Le grandi antropomorfe sono capaci di automonitoraggio cognitivo. Sono in grado di automonitorarsi, sanno cosa fanno per prendere decisioni migliori. Studi recenti mostrano che sono in grado di rinunciare a una ricompensa più piccola, per una più grande in futuro, fanno qualcosa di sgradevole per una ricompensa desiderata o perseverano nonostante gli ostacoli.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/05 Filosofia e teoria dei linguaggi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher MFallout di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia del linguaggio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Messina o del prof Pennisi Antonino.
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