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comunità. Il controllo è affidato alla famiglia e le femmine rivestono funzioni politiche ben precise.

Le gerarchie maschili sono dinamiche e assistiamo all'emergere delle Relazioni Speciali.

Indipendentemente dalle gerarchie maschi, giovani e femmine svolgono un'importante funzione

sociale. I giovani babbuini maschi dedicano attenzione e cura ai piccoli di femmine che

appartengono al maschio dominante. Questo tipo di rapporto scaturisce la possibilità di usare

questi cuccioli come una sorta di scudo sociale contro l'aggressività dei maschi dominanti. In caso

di conflitto il maschio più debole e giovane si presenta davanti al più forte con un cucciolo a cui si

era affiliato, determinando la rinuncia del più forte all'aggressione. Inoltre non è praticabile la

violenza sulle femmine e non è presente l'infanticidio.

Molte tattiche comportamentali basate sulle relazioni sociali permettono di allentare le tensioni

competitive. Ad esempio, il maschio anziano sorveglia la femmina ed inizia ad avvicinarsi quando

sta per scoppiare una rissa tra i maschi dominanti più aggressivi, e quando la distrazione

dell'animato branco è massima, l'anziano comincia a sottoporre la femmine a pratiche di grooming,

strappandole la concessione all'accoppiamento.

I babbuini mostrano delle alternative all'aggressione mostrando strategie sociali di competizione

e difesa basate sulle alleanze e cooperazione reciproca di più conspecifici per uno scopo comune.

BONOBO

I bonobo utilizzano il sesso come un vero e proprio linguaggio.

Le femmine producono segnali copulatori indistinguibili dal punto di vista acustico, rispetto allo

scopo e allo genere del partner, unico esempio dove i richiami copulatori non differiscono in

contesti riproduttivi vs non riproduttivi.

Per spiegare la centralità della loro vita sessuale non resta che ipotizza il valore politico che

essa assume nel sistema sociale di questa specie. Le bonobo adolescenti lasciano la propria

famiglia migrando verso nuove comunità dove si stabiliranno, e per affiliarsi a queste nuove tribù

utilizzeranno la sessualità non-riproduttiva. Ogni adolescente punta una femmina adulta e si avvia

ad un petting spinto che inizia con l'invito della femmina anziana alla giovane adolescente a

spalancare le cosce. Assistiamo ad una relazione speciale che allarga la rete di rapporti della

giovane adolescente introducendola nel gruppo di accoglienza.

L'uso sociale del sesso nei bonobo è esteso anche ai maschi. Non solo perché anche i bonobo

maschi sono interessati ai conspecifici del proprio sesso, ma anche perché, grazie all'ovulazione

seminascosta delle femmine la competizione sessuale tra maschi per accoppiarsi con le femmine

è molto blanda.

Anche i bonobo sembrano aver trovare un'alternativa all'aggressione. I due sessi sono

codominanti. La femmina e il maschio al vertice sono pari. Il rango dipende da chi uno è, e non dal

sesso.

2.3. La transizione sociocognitiva: l'intelligenza machiavellica

I naturalisti sono concordi sull'esistenza di una continuità tra specie umana e altri primati. Il

problema è quali siano i comportamenti e le modalità con cui questa continuità si determina, in

particolare dal punto di vista dell'analisi dei sistemi sociali e politici, l'etologia del potere. Una

corrente del darwinismo sociale accosta primati umani e non sulla base di una tendenza comune

all'autoritarismo, tendenza alla gerarchia, dominanza e sottomissione, che sarebbe nei nostri geni.

La corrente buonista invece sostiene una socialità caratterizzata dall'empatia nelle relazione tra

conspecifici: siamo tutti naturalmente buoni.

Ma vediamo come nell'aggressività inter e intraspecifica, scimpanzè e umani mostrano una

natura comune: uccidere non è un fatto connesso obbligatoriamente all'istinto di sopravvivenza.

D'altra parte studi dedicati all'altruismo nelle società animali rivelano aspetti della convivenza tra

primati che stridono con i dati sulla loro aggressività innata. Un tipo di cooperazione specifica degli

scimpanzé è quella politica, con l'alleanza di due o più maschi per deporre il maschio alfa e

sostituirlo.

Nei primati vi sono comportamenti che abbiamo creduto riscontrabili solo negli umani, ma vi

sono anche comportamenti che riguardano lo sfruttamento razionale delle risorse relazionali, utilità

reciproca, egoismo ragionato o altruismo calcolato, anticipando l'intelligenza machiavellica umana.

Come per Wilson, per Machiavelli la natura umana sfrutta un'intelligenza guidata dalle richieste di

un istinto animale, dove viene anteposto il bene comune delle istituzioni a quello dei singoli.

Nelle società dei macachi vediamo come sia quasi impossibile sopravvivere e aver successo

senza l'aiuto dei conspecifici. I macachi si basano su un politica delle alleanze analogamente ai

babbuini. Per spiegare le origini dell'intelligenza machiavellica è la componente femminile, alla

base dell'organizzazione e struttura dei gruppi sociali. La necessità dei maschi si limita alla sfera

sessuale, i maschi migrano dove c'è maggiore possibilità di femmine disponibili all'accoppiamento.

Le necessità femminili appaiono più complesse, ad esempio se sono capace di procurarsi il cibo

da sole e di difendersi diventano una specie solitaria. Dimensione dei gruppi e complessità sociale

diventano una variabile dell'etologia femminile.

Per quanto riguarda la social brain hypotesis, correlazione tra dimensione dei cervelli e la

dimensione e complessità dei gruppi sociali, questa non dice nulla sulla natura e complessità dei

gruppi. Secondo Lindenfors l'ipotesi dell'intelligenza sociale è applicabile solo alla socialità

femminile. Secondo Lindenfors l'incremento dei successi sociali e della cognizione, dipendono dal

tempo e dall'energia riservati alla contrattazione sociale. Il motivo dipende dal fatto che la

maggioranza dei primati lascia alle femmine il tempo necessario allo sviluppo di relazioni sociali

importanti. L'alleanza dei primati è affidata esclusivamente affidata alle femmine, nonostante vi

siano eccezioni come negli scimpanzé dove si sviluppano relazioni speciali e alleanze maschili.

IV L'Animale Politico

1. L'etologia del potere umano

Anche se vi è una quantità impressionante di comportamenti dei primati assimilabile ai nostri, è

difficile dire che la biopolitica umana possa essere considerata una variante di quella dei nostri

parenti zoologici più vicini.

1.1. I fondamenti naturalistici strutturali

Esistono enormi diversità, naturalisticamente fondate, tra comportamenti sociali umani e dei

primati. Bisogna distinguere i fondamenti naturalistici strutturali da quelli sociocognitivi. I

fondamenti naturalistici strutturali sono i vincoli della struttura morfologica specie-specifica che

risultano associati ai comportamenti sociali.

Scarso dimorfismo sessuale. Il primo è il dimorfismo sessuale, il grado di differenziamento di

misure e forme tra i sessi di una specie. L'uomo è un primato che in relazione all'equilibrio

corporeo tra maschi e femmine, si pone a metà nella scala dei primati. E' il più vicino alla parità

delle dimensioni tra maschio e femmina, anche se mantiene differenze nella forma e attributi

corporei.

Ovulazione femminile nascosta. La femmina umana non mostra segni esterni del suo periodo

di fertilità. Ciò favorisce la privatizzazione del rapporto a scopo riproduttivo, e la ricerca di spazi

chiusi alla cooperazione sessuale. Fornisce un modello sociale fondato sulla monogamia e su una

gestione attenta del periodo di dipendenza dei piccoli e del loro addestramento comportamentale e

linguistico. Soprattutto favorisce l'emersione dell'area del corteggiamento sessuale e sperimenta

l'uso del linguaggio articolato come metafora della riproduzione.

Sessualità indipendente dalla riproduzione e omosessualità esclusiva. Altro elemento è la

capacità di condurre pratiche sessuali sganciata dall'accoppiamento. Tra queste l'omosessualità

umana è la più importante. L'omosessualità è un comportamento sociale specificatamente umano,

in quanto i primati più vicini all'uomo non fanno riscontrare né orientamenti omosessuali esclusivi

né monogamie omosessuali nelle specie tendenti alla monogamia.

1.2. I fondamenti naturalisti cognitivi

Il linguaggio articolato è una proprietà cognitiva emergente del cervello e dell'intelligenza che

trasforma in costrutti politici del tutto nuovi i comportamenti sociali che condividevamo alle origini

con gli altri primati. La parola articolata traccia una linea biocognitiva tecnologicamente invalicabile

rendendo impossibile interpretare comportamenti originariamente identici.

Il linguaggio è una tecnologia corporea specie-specifica in quanto è prodotto da una macchina

frutto dell'evoluzione di strutture fisiologiche dedicate a scopi primari e poi esattate a nuove

funzioni e produce un sistema di articolazioni che permette una combinatoria infinita di unità

sonore, morfologiche e semantiche.

Il linguaggio presenta una doppia accezione del termine tecnologia: una di speech-making e

contemporaneamente di speech-using. Queste proprietà, legate alla proprietà tecnologica dei

correlati morfologici periferici e centrali del linguaggio e la proprietà tecnologica di articolazione

linguistica sono state considerate separate. Ma vi è una stretta relazione tra queste due proprietà.

E' ovvio che elementi periferici (come il tratto vocale sopralaringeo), corteccia uditiva per

l'elaborazione di suoni articolati e parlato sia innescate e direzionata da componenti neurocerebrali

specifici come il doppio network del linguaggio. Le recenti scoperte sull'area di Broca configurano

un pattern di unificazione cognitiva delle conoscenze sul mondo alla base dell'intelligenza sociale

umana.

Il sapiens è anche un animale manuale. Vediamo come l'evoluzione del cervello, del linguaggio

e delle tecnologie si identificano in un unico network neurale specifico dell'uomo. La scoperta del

network corticale sottostante al linguaggio e alla motricità richiesta dall'uso di strumenti avvalorano

la tesi del rapporto fra cognizione linguistica e tecnologica, fenomeni cognitivi che coevolvono.

Per quanto riguarda il linguaggio e la manualità non è difficile descrivere le strutture materiali

specie-specifiche delle tecnologie prodotte dagli organi, ma nel caso del pensiero o

dell'intelligenza tecnomorfa la situazione è ardua. Eppure non c'è niente di più semplice di

collegare la socialità umana al pensiero tecnomorfo, che deriva dalla capacità linguistica e

manuale nel generare manufatti essenziali alla vita sociale e politica specifica degli umani. Ogni

comportamento adattativo umano è spiegabile con la malattia del linguaggio che ha condotto a

quello che Lorenz battezza come pensiero tecnomorfo. Questo ci costringe alla cumulazione e

riproducibilità di strutture di conoscenza empirica sempre più articolate e semanticamente definite.

Segreto del successo dell'animale umano e allo stesso tempo suo principale limite.

2. Come funziona la biopolitica umana?

Un elemento che accomuna la filosofia politica delle scienze umane e sociali a una parte della

sociobiologia è l'errore platonico di considerare il potere tecnomorfo come capace di progettare e

ingegnerizzare la vita politica. Su questa base si sono sviluppati modelli dove il dominio è

esercitato da pochi su molti. L'idea che il dominio sociale si basi sul potere di pochi individui non

regge applicando una osservazione naturalistica.

Le società umane si basano sull'equilibrio contrapposto di due forze naturali, che si appoggiano

l'una con l'altra, con le quali è possibile intravedere i percorsi reali della biopolitica.:

1) la mole immensa di relazioni speciali, per realizzare reti sociali essenziali per la

sopravvivenza e l'espansione

2) incontenibile forza propulsiva di una riproduttività libera da qualsiasi vincolo sociale

Tutto l'universo definito dalla sociologia come campo antropico sociale, è destinato

all'estinzione se non sorretto dalla forza dell'espansione demografica. La sola volontà di

sopravvivere e il ricorso alla leva riproduttiva per perpetuare il diritto alla vita, porta a processi

opposti di progressivo degrado della qualità della fitness.

La vera differenza tra una concezione platonica ed una naturalistica della politica è che la prima

pensa di poter intervenire con procedure di controllo sociale direttamente applicabili alle

conseguenze (economiche, sociologiche, antropologiche) del cambiamento demografico, mentre

la seconda attraverso procedure del controllo sociale solo indirettamente applicabili per indurre la

facilitazione o il rallentamento dei processi demografici già in corso, agevolandone i loro percorsi

naturali. Remare contro è del tutto controproducente, e ci si dovrebbe concentrare su

provvedimenti relativi alla redistribuzione della giovinezza.

CAPITOLO QUINTO

BIOPOLITICA E LINGUAGGIO

1. Lo stratagemma della patina

L'agire politico può essere rappresentato come una patina che ricopre il nocciolo sottostante a

ciò che determina naturalmente il comportamento sociale. L'agire politico dell'uomo non è altro che

l'agire linguistico.

2. Tecnologia linguistica e relazioni speciali

Accostare il tema delle relazioni speciali alla tecnologia corporea del linguaggio vuol dire

definire il primo vincolo specie-specifico dell'intelligenza sociale del sapiens in quanto nelle società

umane le relazioni speciali si basano sul linguaggio verbale.

Il punto di unione tra specie-specificità biologica e biopolitica umana risiede nella formazione delle

relazioni speciali.

2.1. Evoluzione biologica del linguaggio

Il linguaggio umano è una tecnologia corporea sviluppatasi da trasformazioni fisiologiche che

hanno permesso l'ampliamento funzionale di organi dedicati a scopri primari, attraverso

l'exaptation. Si tratta di un'ipotesi che permette di passare dalla dimensione cognitiva individuale a

quella sociale.

Inglobare l'idea di tecnologia nella nostra corporeità vuol dire considerare il nostro corpo come

una tecnologia. Ciò rovescia l'ipotesi di Chomsky di specie-specificità linguistica, e ipotizza il

linguaggio come specie-specifico in quanto tecnologia uditivo-vocale applicata a bisogni simbolici.

Per bisogni simbolici intendiamo le possibilità articolatorio-uditive a cui la cognizione individuale e

sociale è condannata per raggiungere l'appagamento dei propri scopi.

Per tecnologia uditivo-vocale unita a bisogni simbolici intendiamo:

1) tratto vocale ricurvo a due canne con una proporzione 1:1 tra la canna verticale e

orizzontale

2) insieme di muscoli orofacciali che non ostacolino la vocalizzazione fine

3) corteccia uditiva iperspecializzata / neuroprocessore evolutivo fondato sul linguaggio, l'area

di Broca

Tratto vocale sopralaringeo

Per Lieberman il linguaggio articolato è il frutto del funzionamento coordinato di strutture

anatomiche periferiche, che concorrono alla produzione dei suoni di una lingua. Negli adulti della

specie umana è presente una configurazione tipica del canale faringeo con la laringe

perennemente abbassata, che permette la produzione vocale in quanto consente di ampliare la

lunghezza della cavità orale.

I suoni del linguaggio umano vengono prodotti tra la vibrazione dell'aria che emessa dai

polmoni, attraversa il tratto vocale incontrando diversi ostacoli anatomici.

Sembra il tratto vocale sopralaringeo sia stato selezionato nell'uomo per scopi linguistici, ma gli

studi di Fitch dimostrano come diverse specie animali siano in grado di ottenere una

configurazione del tratto simile a quella umana. Ipotizza che il tratto vocale sopralaringeo sia stato

selezionato non per vantaggi connessi al linguaggio, ma per ragioni legate alla fitness. Produrre

suoni gravi e definiti permetteva di simulare una stazza corporea maggiore. L'abbassamento

perenne della laringe sarebbe stato selezionato per questa capacità, utile per scopi di difesa

personale e sessuali. Solo in un secondo momento sarebbe stato rifunzionalizzato, con

l'exaptation, per scopi linguistici.

La funzione secondaria, quella fonatoria, si sarebbe instanziata successivamente. Si tratta di un

caso di coevoluzione di strutture anatomiche vantaggiose e di possibilità emergenti, che una volta

stabilizzata la funzione, hanno potuto manifestarsi svincolandosi dai limiti evolutivo-strutturali

precedenti.

GRACILIZZAZIONE

La gracilizzazione è un esempio indiretto di mutazione fisiologica che ha reso possibile,

probabilmente, la formazione della tecnologia uditivo-vocale specificatamente umana.

Stedman confrontando il cranio del gorilla e del Sapiens, ha notato zone di attacco dei muscoli

della masticazione più estese nel gorilla rispetto all'uomo, dove sono limitate nell'area temporale e

lasciano le suture craniche libere di espandersi. L'autore definisce questo deficit umano handicap

alimentare, permettendo al cervello umano di crescere tre volte e mezzo più rispetto a quello del

gorilla.

Nel sapiens si riscontra anche la gracilizzazione del volto, e Stedman dimostra che nei primati

non umani è attivo un gene che nel sapiens è presente ma inattivo. L'inattivazione di questo gene

che codifica la miosina, è relativo alla forza muscolare. Meno miosina meno forza muscolare.

Ciò determina la liberazione delle strutture ossee da compiti masticatori, con conseguente

allargamento del cranio, che viene considerato un esempio chiaro della cosiddetta selezione

dell'handicap. La riduzione dei muscoli masticatori consente la selezione di una struttura ossea più

piccola che libera il tratto orofacciale da compiti masticatori, indispensabili per la produzione

linguistica. Essendo un tratto-handicap, visto il bisogno di energia e cibo che richiede un cervello, il

linguaggio non è nato a causa della gracilizzazione, ma senza questa la sua esistenza non

sarebbe stato possibile.

CORTECCIA UDITIVA

La corteccia uditiva è impegnata in compiti di percezione dello stimolo e di elaborazione delle

componenti spazio temporali dell'ambiente circostante. La funzione della corteccia uditiva è

maggiormente specializzata per compiti uditivi solo in alcune specie. Nei primati la percezione

uditiva è associata ad un compito evolutivo centrale: la comunicazione intraspecifica.

Nell'uomo questa funzione è totalmente assorbita nel processo di codifica-decodifica dei suoni

articolati provenienti dai conspecifici. Nella corteccia uditiva dell'uomo è collocata l'area di

Wernicke, epicentro della comprensione del linguaggio. Dagli studi di afasiologia notiamo come

una lesione di quest'area non comporti un deficit uditivo generico, ma l'alterazione della

comprensione semantica del linguaggio.

Il circuito del linguaggio di cui fa parte l'area di Wernicke è un ulteriore esempio di

iperspecializzazione e rifunzionalizzazione della corteccia uditiva dell'uomo. Non solo le strutture

periferiche e centrali della produzione vincolano la possibilità di produzione linguistica, ma anche il

sistema primario di percezione del linguaggio, l'udito, è vincolato dalla percezione di stimoli

altamente specifici.

La specificità della produzione linguistica è garantita dalla morfologia e dalla funzionalità del

tratto vocale. L'articolazione ha valore adattativo solo se connessa ad un sistema di percezione e

decodifica adeguato, altrimenti non avrebbe attecchito in tutta la specie sapiens. Proprio

l'iperspecializzazione della corteccia uditiva consentirebbe la flessibilità degli input da elaborare e

la possibilità di integrarli ad altri dati per comprendere lo stimolo.

2.2. Evoluzione cognitiva delle funzioni linguistiche

Secondo Tomasello il sapiens ha sviluppato una socialità specie-specifica che non permette la

comparazione delle prestazioni cognitive con quelle dei suoi antenati.

Nei primati notiamo capacità che danno luogo a forme di vita sociale stabili, fondate sul

riconoscimento dei conspecifici e su principi cooperativi relativi all'apprendimento e alla formazione

di alleanze e coalizioni. Tomasello pensava che essi non fossero capaci di capire le cause degli

stati intenzionali dei comportamenti dei conspecifici come accade negli umani, ma le ultime

sperimentazioni lo hanno convinto del contrario, ad esempio gli scimpanzé si vendicano dopo

essere stati attaccati non solo con chi li ha colpiti, ma anche con i parenti di quest'ultimo. La

specificità della cognizione umana resta quella di saper sviluppare un senso cooperativo che si

esplica con l'attenzione condivisa. L'attenzione condivisa è un principio che spiega il ruolo

cognitivo assunto dal linguaggio nella storia dell'evoluzione. La differenza tra l'apprendimento

umano e delle altre specie consiste nel fatto che mette a contatto i conspecifici con un format

rappresentazionale interattivo che si basa su:

 l'azione che si svolge

 l'inversione dei ruoli della comunicazione

 raggiungimento della condivisione degli scopi

 intersoggettività della comprensione del contesto

Le proprietà emergenti del linguaggio influenzano le forme di cognizione. Rappresentare la

realtà e rappresentarsi all'interno di essa è un fatto esclusivamente umano. Tomasello ricorre ad

una tesi secondo cui i linguaggi sono sorti cavalcando gesti già ben consolidati, ma non tocca il

problema centrale del momento in cui l'ominide diventa schiavo della sua forma cognitiva specie-

specifica: il linguaggio articolato.

Da questo punto di vista la tradizione aristotelica resta insuperata: solo in questa si intravede

una soluzione per spiegare il rapporto inscindibile tra strutture della percezione e della produzione

del linguaggio. Tutte le ipotesi fondate sul linguaggio come strumento di qualche primarietà, come

l'interazione sociale, trasmissione di informazioni, appaiono da questo punto di vista errate: il

linguaggio non è strumento ma attività specie-specifica di organi naturali che rende specifiche tutte

le attività cognitive umane, come percezione, immaginazione, desiderio e socialità.

Tra gli studiosi attuali quella che possiamo accostare a questa posizione è Elizabeth Spelke,

nota come autrice dell'ipotesi della Core Knowledge, tesi secondo cui le capacità cognitive di tutti

gli animali dipendono dall'intreccio tra sviluppo infantile e sistemi di conoscenze dominio-specifici.

Studi sperimentali hanno dimostrato che i bambini possiedono un sistema di core knowledge

analogo a quello di altri animali, ma raggiunta l'età di 2 anni, cominciano ad esibire livelli tali di

abilità in ciascuno di questi sistemi da configurare un vero e proprio salto cognitivo. Ciò deriva dal

fatto che negli umani vi è una facoltà dominio-specifica inerente all'uso del linguaggio.

Questa ipotesi, nonostante riconosca una core knowledge comune tra primati umani e non

umani, riconnette la specificità sociale del sapiens al rapporto tra tecnologia corporea e cognitiva.

La prima riguarda gli organi del linguaggio e la seconda le combinazioni articolatori infinite.

GROOMING, GOSSIP, INVIDIA

Secondo Dunbar il linguaggio verbale è la forma più potente di cemento sociale tra conspecifici

perché permetterebbe il gossip. Entrare nel circolo del gossip significa diventare attrattori sociali, in

quanto essere oggetto di gossip è la prima forma di rilevanza politica fondata su una forma di

comunicazione sociale.

In questa veste è presente in tutti i primati sotto il nome di grooming. La pratica di spulciamento

che può essere reciproca o univoca. Coinvolge soggetti della stessa famiglia ma anche estranei e

può costituire un premio per cedere favori sessuali. E' la testimonianza di una volontà di

intrattenere relazioni sociali.

3. Parlamenti ecologici e parlamenti linguistici

La funzione biologica del linguaggio pervade la socialità umana rendendola specie-specifica,

ovvero organicamente connaturata all'uomo. Il parlare è come il respirare dell'anima. Da un punto

di vista la funzione linguistica può essere interpretata come qualcosa che circoscrive l'unicità

umana rispetto alle altre specie, cadendo in una tentazione antropocentrica. Dall'altro invece, il

campo umano compete con tutti gli altri per quanto riguarda la compatibilità ecologica. Il confronto

fra l'animale linguistico e i suoi parenti più o meno vicini, è libero da qualsiasi pregiudizio.

3.1. Come votano gli animali non umani

Ricerche in ambito etologico hanno dimostrato che gli animali votano. Le specie coinvolte sono

molte, e per ognuna di esse, in relazione al singolo problema decisionale, è stato attentamente

monitorato il comportamento di voto come la composizione del corpo elettorale, il quorum che

deve essere raggiunto.

Ad esempio, i cervi rossi si muovono solo quando un'ampia maggioranza di adulti decide di

alzarsi. I gorilla esprimono il loro consenso attraverso specifiche vocalizzazioni.

La più complessa procedura collettiva per prendere decisioni spetta agli insetti eusociali che

coinvolgono tutte le risorse della comunità di api o formiche. Pensiamo ad esempio alla Danza

delle api. Anche le formiche seguono un sistema analogo. In questo caso la qualità del sito del

nuovo formicaio è codificata attraverso la velocità con cui un'esploratrice inizia il reclutamento dei

suoi followers. Questi ultimi ritornano alla colonia e reclutano altre formiche informandole della loro

proposta. Quando si raggiunge un certo quorum tutte le fazioni si spostano verso il nuovo

formicaio ''eletto''.

Le deliberazioni raggiunte tra animali non umani appaiono tanto più efficaci quanti più sono i

soggetti coinvolti nel voto, quanto più i votanti sono informati sui fatti che stanno votando e, infine,

quanto meno sono i soggetti coinvolti nel voto che presentano conflitti d'interesse.

3.2. Il consenso: razionalità ecologica vs razionalità linguistica

Dal punto di vista dell'adattamento evolutivo, il consenso espresso dai parlamenti animali

appare più efficace di quello dei parlamenti umani.

La veridicità di informazione nei parlamenti animali sembra affidata al peso dell'esperienza dei

conspecifici anziani o il contenuto quali-quantitativo degli esploratori. Le informazioni non possono

essere manipolate, in quanto genuinamente veritiere.

La tecnologia cognitiva della comunicazione verbale può essere estremamente precisa ma

anche totalmente flessibile. Il trionfo dell'errore di Platone viene conclamato nelle società più

illiberali, dove tutto è normato all'eccesso. I modelli politici totalitari ne sono un chiaro esempio, ma

anche le democrazie liberali, nonostante abbiano lo scopo di evitare gli sconfinamenti della libertà

rivelano l'illusione platonica. Il linguaggio della normatività è sottoposto alla precisione e analiticità

del pensiero tecnomorfo.

Un principio di biopolitica positiva (probabilmente irrealizzabile) potrebbe essere di accostarsi

con più fiducia all'onestà alla comunicazione politica animale. Più ci si avvicina all'idea dei

parlamenti animali, più le norme potrebbero sortire effetti controllabili.

La seconda considerazione riguarda il conflitto d'interesse, e anche in questo caso il mondo

animale può gettare luce su quello umano. Gli studi dove i conflitti di interesse rientrano nella

possibilità di compromesso rivelano l'esistenza di principi generali utili per definire la biopolitica

animale. Ad esempio, nella decisione sulla condivisione dei tempi, i costi del consenso sono

distribuiti tra gli individui in modo che nessuno paghi un prezzo eccessivamente alto.

Alla lunga i gruppi che adottano processi decisionali condivisi, tra gli animali sociali, hanno più

chance di sopravvivere. Per gli animali, stare insieme è un vantaggio selettivo irrinunciabile. La

razionalità animale è sempre un contesto di razionalità ecologica, dove la selezione delle strategie

è un sottoprodotto del processo evolutivo, e queste strategie portano ad una migliore qualità della

fitness riproduttiva.

In ambito umano, l'individuo compie scelte la cui razionalità è condizionata dall'intelligenza

linguistica, assente ovviamente negli animali. La razionalità linguistica, a differenza di quella

animale, può essere manipolata anche in direzioni opposte. La tecnologia linguistica, poiché ce lo

consente, anziché di farci agire in logiche di distribuzione dei costi sociali per salvaguardare la

collettività, ci porta a suddividere in sottogruppi l'unità collettiva dotando ogni unità di ragioni ad

hoc per affermarne i propri interessi.

In un'ottica evolutiva, il Prezzo del linguaggio, si rivela fatale per l'evoluzione umana. Dal punto

di vista biopolitico non cambia niente, in quanto la biopolitica fondata naturalisticamente descrive i

modi in cui i sistemi politici degli animali si autorganizzano per massimizzare gli sforzi adattativi,

fornendo soluzioni concrete applicabili in tempi storici. Il modello biopolitico risulta resistente alla

valorizzazione delle cause naturalistiche dei processi sociali, concentrandosi sugli effetti

naturalistici che possono aiutarci ad uscire dalla crisi.


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MFallout

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Scienze della Comunicazione per il Marketing e la Pubblicità
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher MFallout di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia del linguaggio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Pennisi Antonino.

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