Estratto del documento

Ancora una volta Antigone?

A partire dalla fine del XVIII secolo, Antigone è diventata uno dei testi più importanti della tradizione culturale occidentale, un dramma interpretato e discusso. Perché il mito di Antigone ha avuto una influenza così duratura? Perché i miti agiscono in società non più produttrici di mitologia e perché le distanti opere della Grecia antica continuano a influire sull'immaginario e sulla produzione?

Il mito letterario di Antigone

Antigone è un mito letterario e letterarizzato, nel senso che la sua tradizione è condizionata in maniera determinante dai testi poetici. Il ruolo principale è svolto dalla tragedia di Sofocle, che ha dato al mito una forma letteraria con la quale le epoche successive si sono confrontate. Accanto a Sofocle, fonte di ispirazione sono state le Fenicie di Euripide e i poeti Seneca e Stazio.

Lo studio delle ricezioni ci ha insegnato che ogni società e ogni cultura accolgono i miti e le opere letterarie secondo le proprie esigenze; le storie antiche servono per raccontare e analizzare il presente. Attraverso lo studio delle ricezioni, apprendiamo meglio i differenti paradigmi culturali e le situazioni storiche che le hanno prodotte. Nei miti, una cultura trova il repertorio di immagini e di racconti nei quali è rappresentabile la propria storia. Il mito offre un'immagine precostituita che appartiene a tutti. Il tentativo di raccontare l'indicibile è anche un modo di dominare le ferite del passato con un esercizio di memoria.

Perché proprio Antigone?

Per rispondere al perché proprio Antigone? bisogna cercare di rispondere epoca per epoca. Tuttavia, si possono tracciare le linee di sintesi e i momenti di cesura che hanno cambiato la ricezione:

  • Hegel: conduce il mito al piano politico.
  • Holderlin: influenzato da Hegel, agisce soprattutto a inizio XX secolo, quando si affacciano messianiche Antigoni pacifiste e oppositrici dei regimi militari dittatoriali europei.
  • Esperienza del nazismo: finita la guerra il confronto con il passato recente pone la questione della colpa.

Heidegger si interroga leggendo Antigone sulle questioni basilari dell'esistenza umana; le riprese di Brecht pongono il problema della responsabilità individuale. In un regime dittatoriale, la scelta individuale consiste nel non voler stare dalla parte dei carnefici e agire dalla parte dei giusti. La scelta a cui ogni individuo è chiamato è il rispetto del dovere. Goethe dice che nel tragico greco c'è la manifestazione della forza e della grandezza del dovere, una grandezza terribile, mentre nel tragico moderno c'è la manifestazione del Volere, che rende debole e piccola la tragedia stessa.

Antigone disubbidisce a una legge che spoglia di ogni dignità e di ogni diritto in nome del diritto: sceglie da se stessa la morte per evitare ulteriore offesa. Il paragone con una parte della storia del Novecento può aiutare a capire il tipo di conflitto di fronte al quale Sofocle mette lo spettatore; nella Germania nazista, le leggi privarono di ogni diritto i cittadini ebrei e in un secondo momento decretò lo sterminio; ci fu un'epidemia di suicidi perché la morte era l'ultimo possibile atto di disobbedienza a una legge che toglieva loro identità e dignità.

Ruolo contemporaneo di Antigone

Gli ambiti in cui si continua a interrogare Antigone nel XXI secolo sono filosofia, politica, psicanalisi, diritto, genere e parentela, letterario e teatrale.

Cosa rende Antigone contemporanea in tutto il mondo? La regista israeliana Yael Ronen ha portato in scena Antigone come terrorista palestinese a Dresda nel 2007.

Il mito di Antigone

Il racconto di Antigone è parte di un complesso ciclo mitico legato alla città di Tebe. L'eroe che la fondò, Cadmo, appartiene a quei primi uomini fondatori di qualche antichissima città e anche fondatori delle principali istituzioni umane. Alla ricerca della sorella Europa, Cadmo giunse dalla Fenice in Grecia e, tra l'altro, uccise il drago ctonio da cui denti seminati nella terra nacquero gli sparti, uomini guerrieri.

Tebe era considerata la città natale del dio Dioniso perché Zeus, dopo averlo concepito con la mortale Semele, figlia di Cadmo, lo aveva fatto nascere prematuro e quindi Zeus lo aveva tenuto in gestazione nella sua coscia. I racconti che interessano Antigone cominciano due generazioni dopo Cadmo, cioè quando il regno di Tebe passò a un nipote del primo re, Laio figlio di Labdaco. Laio è ancora bambino quando eredita il trono e la reggenza è data mentre Laio cresce in esilio, Crisippo si innamora di lui e lo rapisce. Per la tradizione mitografica, Laio è l'inventore dell'amore omosessuale.

Il re Pelope, a cui era stato affidato il ragazzo, maledice il rapitore e dice che non avrebbe dovuto mai avere un figlio e se ne avessi avuto uno questi avrebbe ucciso il padre. Diventato grande, Laio torna a Tebe e riottiene il trono; sposa Epicasta (Giocasta, colei che brilla di colore scuro). L'oracolo di Delfi dice a Laio che se egli fosse morto senza figli Tebe sarebbe stata salva. Ma Laio, nell'ebbrezza, si unisce alla moglie e genera Edipo. Secondo una versione del mito, il neonato fu esposto in inverno in un vaso di terracotta. Per aumentare ancora la sua incapacità di difendersi, gli sarebbero stati trafitti i piedi con una borchia d'oro e una punta di ferro. Lo scopo era quello di destinarlo a morte certa.

Nella versione di Sofocle, il bambino fu affidato a un pastore, che lo consegnò a uno di Corinto e questi a sua volta lo portò in dono a Polibo, re di Corinto, il quale gli dette il nome di Edipo. Polibo e la moglie crebbero Edipo come fosse loro; ma Edipo volle interrogare l'oracolo e contemporaneamente anche Laio si recò lì. L'oracolo aveva detto ad Edipo di non tornare a casa, perché avrebbe ucciso il padre e sposato la madre; Edipo decise allora di non tornare a Corinto, andò verso Tebe dove uccise Laio senza sapere che si trattasse del vero padre. Edipo diviene re di Tebe sposando la madre, da cui ebbe dei figli: Antigone, Ismene, Polinice ed Eteocle.

Una volta che Edipo abbandona il trono, i due maschi dovevano condividere il potere un anno a ciascuno; ma Eteocle non tenne fede al patto e Polinice, che si era recato ad Argo sposando la figlia del re, Argia, tornò a Tebe con un esercito per reclamare il trono.

Antigone nel teatro attico

  • Sette contro Tebe (Eschilo)
  • Antigone (Sofocle)
  • Antigone (Euripide)
  • Edipo re (Sofocle)
  • Fenicie (Euripide)
  • Edipo a Colono (Sofocle)

Prima dell'Antigone

Della tradizione di Antigone prima di Sofocle abbiamo ben poco. Le prime testimonianze sono quelle epiche, ma abbiamo perso i poemi che narravano del ciclo tebano (Edipodia, Tebaide). Nell'epos omerico non vengono attribuiti figli a Edipo. Quando Odisseo scende nell'Ade, contempla le eroine del passato, e di esse dice il nome e rammenta le vicende (catalogo delle eroine). Pausania (II secolo d.C.) si chiede come avrebbero fatto gli dei a rivelare agli uomini il fatto, se Edipo avesse avuto il tempo di avere quattro figli da Epicasta. Da questo deduce che Edipo ebbe figli da una moglie successiva (Eurigania).

Edipo regna anche dopo il misfatto. Questo non vuol dire che Antigone fosse sconosciuta ma che l'aedo ha adattato al suo pubblico gli elementi mitici: il suo scopo è glorificare la condotta di Giocasta, che ha subito scelto la morte dopo avere appreso la verità. L'aedo tiene alta la tensione narrativa lasciando enigmatici gli "innumerevoli dolori" che Giocasta lascia ad Edipo. Si può obiettare che l'azione di Antigone nei confronti di Polinice poteva non essere considerata tanto esemplare da determinare l'inserimento del suo nome nel catalogo omerico.

Edipo è nella tradizione epica un eroe; nell'Iliade si racconta che è morto in battaglia. La tedes del passato è ricordata nell'epos, coerentemente con il genere letterario, sempre a proposito di guerra e di imprese belliche.

  • Iliade: si allude alla guerra fratricida (la guerra fratricida appartiene a una generazione precedente a quella raccontata dai poemi omerici)
  • Edipodia: Emone fu ucciso dalla sfinge.
  • Tebaide: si parla della maledizione di Edipo verso i figli Eteocle e Polinice e della guerra per il trono. Nei frammenti superstiti Antigone non è nominata, e le ragioni della maledizione paiono giustificate dal fatto che i figli si prendono gioco di lui.
  • Esiodo: conosce la guerra di Tebe e la mette sullo stesso piano di quella di Troia.
  • Frammento scolo iliadico: Edipo sopravvisse alla scoperta dei suoi involontari crimini e muore a Tebe.
  • Frammento 2 riferito al catalogo delle donne: riguarda i funerali solenni per Edipo; Antigone non vi compare.

Lirica

Poesia lirica VII-V secolo a.C. poche tracce della vicenda di Edipo. Il frammento attribuito a Mimnermo (VII secolo a.C.), in cui racconta di Ismene amante di Teoclimeno, uno dei difensori della città di Tebe, fu uccisa da Tideo, uno degli aggressori, è tradito da Sallustio (IV secolo d.C.). L'uccisione di Ismene è rappresentata anche in un'anfora corinzia del 60 a.C. Ismene sembra essere stata nelle epoche arcaiche più conosciuta di Antigone. (Aristofane usa "Ismenia" come nome comune per indicare la donna tebana). A questo nome allude anche "Antigone" (=nata al posto di qualcun altro).

Nel 1977 si scopre "Stesicoro di Lille", tre frammenti di papiro in cui si parla di Giocasta che tenta di scongiurare la lotta fratricida, proponendo un patto tra i figli che viene invece infranto. Si tratta di una versione del VII secolo del mito delle Fenicie di Euripide: Antigone non è nominata in questi versi e non è sicuro che sia Giocasta a parlare. Sembra centrale la contrapposizione tra l'amore e la sua importanza nei legami familiari, che devono essere preservati in contrapposizione al desiderio di potere.

Pindaro: Nemea 9 e Olimpica 6. (V secolo a.C.), si parla di sette roghi funebri per i caduti. Pindaro si riallaccia alla tradizione epica della guerra tebana e non accenna al tema dell'incesto e alla fine della casa di Edipo.

Ione di Chio: ditirambo in cui Ismene e Antigone sarebbero morte in un incendio del tempio di Era, appiccato da Laodamante, un figlio di Eteocle. Questa fine tremenda potrebbe essere la punizione per aver sepolto Polinice, ma è comunque da rimarcare che le due sorelle soffrono lo stesso destino, Antigone non ha grandiosità individuale.

Storiografia

La prima testimonianza letteraria su Antigone è quella di Ferecide, storico e mitografo dagli intenti razionalistici della prima metà del V secolo. Si tratta di una notizia genealogica. Antigone e Ismene sono figlie di una seconda moglie di Edipo, Eurigania (=colei che splende ovunque per la gioia). Ismene è uccisa da Tideo presso la fonte che da lei prende il nome. Questa tradizione si riconcilia con Mimnermo, con l'Edipodia, con le fonti mitografiche più tarde. Pausania aggiunge che Onasia, un artista specializzato in opere della saga tebana, ha ritratto Eurigania abbattuta per lo scontro. Anche in uno scolio delle Fenicie, i quattro figli sono nati dal matrimonio con Eurigania, versione che può ricostruire la tragedia perduta Crisippo (Euripide).

L'originalità di Sofocle

Sofocle non ha inventato nulla, ma ha modificato la vicenda. Ha focalizzato il divieto di sepoltura sul solo Polinice, ha ricondotto la figura di Euridice e sminuito quella di Ismene, ha reso protagonista Antigone. Proprio quest'ultima cosa destava sorpresa per il pubblico ateniese e istituiva un legame tra l'Antigone e l'Aiace (anche qui lo Stato vuole estendersi sul nemico ucciso e anche lì il parente più prossimo si pone dalla parte di una legge umano universale). Più naturale nella società greca era che a compiere il rito fosse una donna perché alle donne era tributato il culto dei morti.

Il motore narrativo è la rivendicazione del diritto sul cadavere di un guerriero caduto, un nemico della città, a cui i parenti più prossimi, rappresentati da Antigone, vogliono e devono rendere gli onori funebri. Il conflitto che Sofocle mette in scena ha radici psicologiche: infierire sul corpo del nemico ucciso, dall'età preistorica fino ai conflitti contemporanei, significa condannarlo a una doppia morte: quella in guerra e quella per vendetta privata (es: morte di Ettore per mano di Achille). Creonte inoltre decreta che ci siano funerali solenni per Eteocle (così come avviene per Patroclo, in contrapposizione con Ettore). La seconda morte inflitta al nemico smaschera le pulsioni istintive e le scelte ideologiche dell'uccisore, ne svela le intenzioni più recondite e trasforma il corpo della vittima in un documento per conoscere l'identità del carnefice.

Gli antropologi hanno studiato ed elaborato una casistica varia e orripilante che ruota attorno al corpo del nemico ucciso. L'Iliade testimonia sia lo stadio primitivo della vendetta post-mortem, sia il cambiamento dell'ideologia funeraria e delle usanze antropologiche (Achille infierisce su Ettore, poi lo riporta a Troia per i funerali). Il problema restò attuale fino al V secolo: la polis elaborò forme per disciplinare il lutto con lo scopo di garantire una uguaglianza sociale per coloro che erano caduti per la Patria, ma d'altro canto fidando la gloria derivata dalla bella morte in battaglia al controllo collettivo.

La bella morte diviene un tema imperante nell'oratoria, un argomento per delineare l'immagine del perfetto cittadino ateniese. L'Atene democratica si impadronì del diritto di intervenire e impossessarsi moralmente e fisicamente dei caduti per la città, il cui elogio (epitafio) aveva un'importante funzione di propaganda dei valori della polis. Un problema costituiva la sorte per i nemici caduti: il mito raccontava che le madri dei caduti Argivi, cui i Tebani non consentivano la sepoltura, si erano rivolti al re ateniese Teseo perché venisse in loro soccorso.

Eschilo aveva portato in scena quest'episodio nella tragedia Eleusini, in cui si raccontava come Creonte avesse decretato il divieto di sepoltura dei nemici ma non aveva potuto realizzarlo perché Teseo ottenne con la trattativa la restituzione dei cadaveri. Lo stesso tema torna nelle Supplici di Euripide, ma si prospetta una diversa soluzione per lo stesso conflitto: mentre nell'Antigone il diritto dello Stato sul cadavere del nemico è inalienabile, nelle Supplici Teseo si fa garante di tutta la Grecia e respinge la possibilità di equiparazione di un corpo morto con un nemico. Scomponendo l'uomo nei suoi due elementi costitutivi, il pneuma (la psiche), destinato a ricongiungersi con la sorgente celeste, è il corpo, che dell'anima è il mero strumento.

Teseo risolve il conflitto che nell'Antigone sofoclea resta invece inconciliabile. Nella Repubblica di Platone, sulla base della divisione anima-corpo, si definisce come pratica animalesca e insensata lo scempio dei cadaveri. Teseo è un anti-Creonte tanto che si prende cura in prima persona dei cadaveri, svolge il compito che è delle donne. Le Supplici di Euripide (scritte in dialogo costante con l'Antigone di Sofocle) piegano tematiche della propaganda democratica a una tradizione che aveva narrato le vicende legate al divieto generale di dare onori funebri ai caduti argivi sotto Tebe.

Costellazioni giuridiche e religiose nella problematica dell'Antigone

  1. Disciplina della sepoltura tolta alla competenza delle famiglie nobili, regolata all'interno della città. I limiti hanno come scopo preventivo quello di evitare il perpetuarsi di vendette e azioni a catena. Questa legislazione ledeva quelli che le famiglie nobili reputavano diritti consolidati dalla tradizione.
  2. Contrasto leggi della città e leggi del genos: Aiace: Teucro ritiene che ad Aiace spetti la sepoltura, nonostante le colpe. Il conflitto messo in scena significa un invito alla moderazione rivolto ai democratici radicali, con un richiamo alla saggezza intesa come capacità di adattamento.

Nel finale dei Sette contro Tebe Antigone si scontra dialetticamente con il portavoce di una magistratura popolare, non con un re o un tiranno, come Creonte: Aiace e Antigone costituirebbero una difesa mirata della libertà dei riti di sepoltura familiare in un momento in cui lo stato, sotto la pressione della guerra e delle discordie interne, si sforzava di irreggimentare le forme di devozione privata.

L'innovazione sofoclea ha fatto sì che da Aristotele in poi, all'Antigone siano state poste una serie di fondamentali questioni filosofiche, etiche, giuridiche e politiche. La tradizione letteraria, si indirizzerà su un filone meno carico di tensioni politiche, tendente a restituire ad Antigone quell'eros di cui Sofocle l'ha privata.

Cristina Stevanoni parla di letture riduttive del personaggio di Antigone sin dall'antichità, di un'opera di contenimento del personaggio, quasi che l'eccesso e la tendenziosità dei comportamenti della protagonista in Sofocle avessero messo in imbarazzo tutti i lettori e interpreti.

Antigone dall'antichità al Medioevo

Dall'Ellenismo ai mitografi d'età imperiale

Dopo l'età classica, il personaggio di Antigone subisce una certa eclissi nella tradizione; non possediamo:

  • La tragedia di Astimante II con cui vinse ad Atene nel 341
  • Il poema epico ellenistico Tebaide di Antimaco di Colofone
  • Pochissimo degli Aitia di Callimaco (fiamma del rogo che si divide)

Abbiamo però:

  • Il lavoro degli eruditi alessandrini sulle tragedie, in particolare di esegesi e commenti di Antigone e delle Fenicie, fornì materiale ai poeti dotti di età imperiale.
  • I mitografi e gli enciclopedisti del I e II sec d.C. ricordano in vario modo le vicende tebane e ci sono utili per ricostruire la duttilità e la variabilità del mito, ma in nessuna il gesto di Antigone ha un rilievo forte come in Sofocle.
  • Accenno al gesto di Antigone nell'enciclopedia mitologica, la Biblioteca di Apollodoro.
  • Diverse variazioni del mito sono raccolte nelle Fabulae del latino Iginio (fabula 72, ricostruzione del mito complessa, forse quella a cui si rifece Euripide).
  • Diodoro, Storia universale, ricorda appena Ismene e Antigone come figlie di Edipo e Giocasta, ma si ferma sulla guerra.
Anteprima
Vedrai una selezione di 9 pagine su 40
Sunto esame Letteratura e civiltà greca, prof. Condello, libro consigliato "Antigone storia di un mito" Pag. 1 Sunto esame Letteratura e civiltà greca, prof. Condello, libro consigliato "Antigone storia di un mito" Pag. 2
Anteprima di 9 pagg. su 40.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Sunto esame Letteratura e civiltà greca, prof. Condello, libro consigliato "Antigone storia di un mito" Pag. 6
Anteprima di 9 pagg. su 40.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Sunto esame Letteratura e civiltà greca, prof. Condello, libro consigliato "Antigone storia di un mito" Pag. 11
Anteprima di 9 pagg. su 40.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Sunto esame Letteratura e civiltà greca, prof. Condello, libro consigliato "Antigone storia di un mito" Pag. 16
Anteprima di 9 pagg. su 40.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Sunto esame Letteratura e civiltà greca, prof. Condello, libro consigliato "Antigone storia di un mito" Pag. 21
Anteprima di 9 pagg. su 40.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Sunto esame Letteratura e civiltà greca, prof. Condello, libro consigliato "Antigone storia di un mito" Pag. 26
Anteprima di 9 pagg. su 40.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Sunto esame Letteratura e civiltà greca, prof. Condello, libro consigliato "Antigone storia di un mito" Pag. 31
Anteprima di 9 pagg. su 40.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Sunto esame Letteratura e civiltà greca, prof. Condello, libro consigliato "Antigone storia di un mito" Pag. 36
1 su 40
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/02 Lingua e letteratura greca

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cecc.ila di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura e civiltà greca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Condello Federico.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community