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Economia e gestione dell'impresa

Introduzione al corso

Prof. Gatti

Inizio lezioni: mercoledì 23 settembre 2015

Esame orale

Prima lezione (23-09-2015)

L'oggetto dello studio di questo corso sarà l'impresa, della quale si possono dare diverse definizioni a seconda del punto di vista dei soggetti che sono chiamati ad esprimerlo: economisti, giuristi, ingegneri, aziendalisti.

La prima definizione basilare di impresa è quella di organizzazione produttiva e di lavoro, nella quale assumono rilevanza alcuni aspetti fondamentali che sono comuni a qualsiasi impresa. Il primo aspetto fondamentale sono gli input (qualsiasi organizzazione produttiva e di lavoro detta impresa è un'organizzazione che riceve degli input, classificabili in vario modo, come il lavoro, il capitale o le materie prime), il secondo aspetto fondamentale comune è il processo di trasformazione degli input in output, mentre il terzo aspetto fondamentale sono gli output (beni o servizi che l'impresa cede sul mercato).

L'output può essere individuato nei prodotti realizzati dall'impresa: beni o servizi. La differenza tra beni e servizi è astrattamente semplice ma praticamente complessa: la distinzione sta nella materialità o nell'immaterialità di ciò che l'impresa realizza e poi vende. È però importante evidenziare che ormai un prodotto che i consumatori comprano incorpora sia elementi materiali, quindi fisici, sia immateriali (l'automobile per esempio è materiale ma incorpora delle componenti di servizio immateriali molto importanti). Esistono quindi prodotti che sono sia beni che servizi, e quindi la loro distinzione è sempre più sfumata.

Il quarto elemento fondamentale è l'informazione che deriva dalla vendita dell'output sul mercato. A cascata l'impresa riceve input che trasforma in output che viene venduto sul mercato: l'atto della vendita implica un'informazione che l'impresa riceve attraverso il feedback, che rappresenta il quinto aspetto fondamentale, che è la "retroazione informativa", ossia il meccanismo per il quale una volta ceduto il bene l'impresa ottiene un'informazione dal cliente al quale è stato venduto l'output.

Distinzione tra impresa e azienda

La parola impresa è spesso usata come sinonimo di azienda, o come organizzazione, ma in realtà c'è una differenza sostanziale tra questi termini:

  • Impresa e azienda: La differenza tra impresa e azienda è molto chiara dal punto di vista dei giuristi e del codice civile. Infatti, l'azienda è definita dal codice civile in maniera chiara all'articolo 2555 come "il complesso dei beni organizzati dall'imprenditore per l'esercizio dell'impresa". L'impresa non è a sua volta definita dal codice con la stessa chiarezza, perché non c'è alcun articolo che ci dice cosa sia l'impresa, mentre è presente solo un articolo che definisce l'imprenditore, articolo 2082, come "colui che esercita professionalmente un'attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi". Da questi articoli si può quindi dedurre cosa sia l'impresa per il giurista: indirettamente si tratta di un'attività (azienda = complesso beni) che utilizza il complesso di beni per produrre, vendere e trarne un profitto. In sostanza azienda e impresa sono due facce della stessa medaglia, l'azienda consiste nella faccia statica mentre l'impresa rappresenta la faccia dinamica.
  • Organizzazione: L'organizzazione non è invece descritta in un nessun articolo, e può essere intesa come un insieme che ingloba l'azienda e l'impresa (tre circonferenze, organizzazione ingloba tutto, l'azienda che ingloba impresa, e infine impresa). L'organizzazione consiste in una divisione del lavoro in compiti, sommato al coordinamento dei compiti in cui ho diviso il lavoro. Le modalità di coordinamento sono il problema principale per far funzionare l'organizzazione.

Per passare dall'insieme dell'organizzazione a quello dell'azienda entra in ballo il criterio della economicità (uguale a "efficienza economica"); si tratta criterio in base al quale si prendono delle decisioni; se questo criterio esiste nell'organizzazione allora si parla di azienda, se non esiste si rimane più genericamente nell'insieme dell'organizzazione. O meglio, se per prendere decisioni ho bisogno di ragionare in termini di costi-ricavi sono un'azienda invece se per prendere decisioni non ho bisogno di ragionare in termini di costi-ricavi sono una semplice organizzazione.

Il sottoinsieme delle aziende che chiamiamo imprese si individua attraverso lo scopo di lucro, quindi il profitto. Profitto = lucro/reddito/risultato netto/utile netto (non dire mai guadagno perché non esiste tecnicamente nelle aziende). Lucro è un concetto diverso da ricavi (sinonimi ricavi sono vendite/fatturato/giro di affari). Dunque se le decisioni sono basate su valutazioni di costi e ricavi, ed in più quelle valutazioni sono tali che i ricavi devono essere maggiori dei costi, così da generare un utile, ci troviamo davanti ad un'impresa (le organizzazioni no profit sono nell'insieme delle aziende, non delle imprese).

Distinzione tra unità decisionali e unità produttive

  • Unità decisionali (riconduciamolo al concetto di impresa-concetto dinamico): sono definite come i soggetti che si trovano nel sistema economico, dotati di autonomia giuridica, finanziaria e decisionale. Sono il soggetto decisore, autonomo ed indipendente.
  • Unità produttive (riconduciamolo al concetto di azienda-concetto statico): è sostanzialmente un luogo dove si svolge l'attività produttiva, ossia la trasformazione degli input in output. Queste unità produttive sono chiamate nelle statistiche ufficiali, quindi nel linguaggio tecnico le "unità locali". Sostanzialmente consistono nello stabilimento dove si produce.

A qualsiasi unità decisionale possono fare capo più unità produttive. Nell'economia di un paese si può avere un sistema frazionato dal punto di vista delle unità produttive ma molto concentrato sul profilo delle unità decisionale perché i decisori sono pochi e decidono su tutto (sistema economico concentrato). Viceversa può verificarsi un sistema decentrato e frammentato se le unità decisionali sono parecchie.

Nelle economie di mercato occidentali tradizionalmente il sistema è decentrato, infatti ci sono molte unità decisionali; nelle economie di stampo sovietico tipo la Russia, il sistema conta meno unità decisionali, e quindi è più concentrato.

Le imprese: modalità di classificazione

Le imprese: possiamo distinguerle sotto tanti profili, i principali per qualificarle sono:

  • Modalità di produzione (industriale-artigianale);
  • Dimensione;
  • Settore di attività economica (cosa produce, in che settore opera);
  • Evoluzione storica;
  • Localizzazione.

NB: È importante notare che su 100 imprese nate oggi, tra 5 anni ne sopravviveranno meno di 10, mentre tra i 5 e i 7 anni, il 95% non ci sarà più (fallimento-cessione-volontariamente liquidate).

La finalità di qualsiasi impresa è comune a tutte le imprese: la finalità è la sopravvivenza, quindi esserci e continuare ad esistere nel tempo. La finalità non è quindi la massimizzazione del profitto, ma è la sopravvivenza, in quanto la massimizzazione del profitto non ci garantisce sopravvenienza.

Modalità di produzione

Esistono due tipologie di produzione:

  • Industriale
  • Artigianale

Ciò che contraddistingue la modalità industriale da quella artigianale è l'applicazione del principio di standardizzazione della produzione che è maggiore nella modalità industriale rispetto all'artigianale. Questa caratteristica si traduce da una parte in minori costi medi unitari di prodotto (produce in maniera più conveniente) e dall'altra in una riduzione della varietà possibile dei prodotti per l'impresa industriale. Essa quindi riduce i costi di prodotto ma limita anche le possibilità di produrre tanti prodotti diversi tra loro. L'evoluzione della tecnologia riduce questo trade-off, questa scelta che vincolerebbe la produzione industriale (con la produzione industriale grazie alla tecnologica si può produrre a basso costo aumentando le varietà del prodotto), ma comunque non si raggiunge mai la varietà che si ha con la modalità artigianale di produzione, la quale applica in maniera molto minore la standardizzazione.

Questa differenza sulla modalità di produzione ha dei riflessi sulle modalità di controllo, ossia su come controllo l'esecuzione del lavoro, il processo produttivo. Nella modalità industriale anche il controllo è più standardizzato, e per tale motivo anche più facile, invece nel modo di produzione artigianale il controllo è più difficile e anche meno standardizzabile.

La scelta tra le due modalità di produzione dipende da che cosa ha in testa l'imprenditore, in base anche se parliamo di impresa grande o piccola, ma anche al tipo di produzione da porre in essere nel settore nel quale opero (se produco acciaio non posso che standardizzare, se produco abbigliamento ho una scelta più ampia su fare una produzione artigianale o industriale).

La standardizzazione la perseguo con le macchine e con gli impianti. Per produrre in maniera standardizzata ho bisogno delle macchine, e di finanziare tali acquisti, e perciò l'azienda viene detta Capital Intensive: impresa ad alta intensità di capitale (vengono fatti elevati investimenti per macchinari e impianti). Nel conto economico dell'impresa Capital Intensive compariranno innanzitutto ammortamenti.

L'impresa che ha scelto una modalità di produzione artigianale è invece Labour intensive e presenta alti costi per il personale, ma non sono presenti ammortamenti.

Immagine del prodotto

Si possono avere tuttavia prodotti di immagine artigianale prodotti con metodi industriali. Non dobbiamo confondere l'impresa artigiana dall'impresa che adotta la modalità artigianale di produzione. L'impresa artigiana è una categoria di impresa, diversa dall'impresa che ha la modalità artigianale di produrre, poiché si possono avere grandi imprese che adottano modalità artigianali di produzione.

Dimensione delle imprese

Ci interessa distinguere le imprese in piccole-medie-grandi imprese soprattutto sotto il profilo degli aiuti che vengono dati a queste, ma anche dal punto di vista legislativo. Infatti esistono normative diverse per la grande impresa, rispetto a quelle per la piccola impresa. La dimensione interessa anche agli investitori per qualificare meglio che impresa hanno davanti. Non è però facile classificare le imprese sotto il profilo dimensionale.

Esistono variabili quantitative e qualitative per classificarle.

Variabili quantitative

  • Numero di dipendenti-addetti ai lavori / quantità di capitale investito netto K.
  • K = MP + D
  • MP = Mezzi Propri, o capitale di rischio, o patrimonio netto;
  • D = Debiti impresa, o capitale di credito;

Seconda lezione (24-09-2015)

Nella precedente lezione abbiamo già detto come classificare le imprese sotto il profilo della dimensione. I criteri di classificazione delle imprese li abbiamo distinti in criteri qualitativi e quantitativi. Nei criteri quantitativi abbiamo citato i principali criteri, ossia il numero di dipendenti/addetti, il fatturato (ricavi, vendite, giro d'affari ecc.), e il capitale investito netto, ossia l'ammontare delle risorse investite a titolo di capitale proprio o capitale di rischio o capitale di debito.

"Addetti": troveremo sui libri o su internet diverse classi di addetti/dipendenti attraverso le quali si possono classificare in diverse classi le imprese definendole piccole, medie o grandi. A noi però non interessa sapere se da 1 a 9 addetti o da 1 a 40 addetti l'impresa è piccola, media o grande, ma ci interessa invece sapere che il numero degli addetti è una variabile utile a classificare le imprese dimensionalmente.

Le classi variano e non sono standard per tutti i paesi, però in generale possiamo dire che: la piccola impresa orientativamente si trova sotto i 50 addetti (sopra già si passa alla media impresa); se vogliamo fino a 10-15 ci troviamo di fronte alle micro-imprese, dette anche imprese minori; oltre i 250 addetti, normalmente siamo nel mondo delle grandi imprese.

NB: Non sono numeri puntuali, ma sono ordini di grandezza.

"Fatturato" (somma dei ricavi registrati dall'impresa ai fini IVA, per cui quindi è stata emessa fattura): Il fatturato varia molto da paese a paese, perché dipende dalla storia del paese e dal sistema economico del paese stesso. Anche riferendoci al fatturato parliamo sempre di ordini di grandezze. Fino ad un fatturato intorno ad 1 milione e mezzo/2 milioni ci troviamo nel mondo delle imprese minori; oltre iniziamo ad essere una piccola impresa (sotto i 10 milioni si parla di piccole imprese); dai 10 ai 50 milioni di euro ci troviamo nelle medie imprese; sopra i 50 milioni ci troviamo di fronte alle grandi imprese.

Per qualificare un'impresa, possiamo usare ciascuna delle due variabili analizzate, singolarmente oppure combinarle. Posso qualificare la piccola impresa a seconda del tipo di settore/paese giocando con le due variabili (devo fare un mix corretto tra le due variabili, magari in un paese ci sono fatturati enormi quindi l'azienda può sembrarci media, in realtà andando a vedere anche gli addetti mi accorgo che così non è, quindi per qualificarla devo mixare in maniera corretta fatturato e numero di addetti).

Un'altra variabile quantitativa e di natura economica (cioè una variabile che si trova nel conto economico) è il "valore aggiunto". Il valore aggiunto, che ora andremo ad analizzare, consiste nel valore che l'impresa attraverso la propria attività riesce ad aggiungere agli input di partenza (materie prime di partenza).

Calcolo del valore aggiunto

Partiamo dalla prima Macro classe del CE, ossia dal Valore della produzione.

  1. VALORE DELLA PRODUZIONE:
    • Fatturato (vendite/ricavi)
    • Rimanenze
    • Costruzioni in economia / Produzione interna

Il valore della produzione è il valore di ciò che l'impresa ha prodotto. Il fatturato tuttavia rispecchia solo una parte di ciò che l'impresa ha prodotto, ossia la parte prodotta e venduta. Ci può essere tuttavia dell'ulteriore valore che l'impresa ha prodotto ma che non è riuscita a vendere, proprio per questo si parla delle rimanenze di prodotto finiti. Infine vi è la terza componente, che rappresenta ancora una volta un valore che è stato prodotto, ma che a differenza delle altre due componenti quali fatturato e rimanenze, non è destinato alla vendita, ma è destinato ad essere utilizzato dalla stessa impresa. Si tratta delle cosiddette costruzioni in economia o produzione interna.

Il fatturato è la più importante componente del valore della produzione. Sottolineiamo che il fatturato è però solo una parte di questo valore della produzione, perché esso è composto anche dalle rimanenze di prodotti finiti. Poi ci sono le costruzioni in economia o produzione interna, che è un'attività che non è destinata alla vendita, ma è destinata ad essere utilizzata dalla stessa impresa (impianti ecc.).

  1. Al VALORE DELLA PRODUZIONE dobbiamo sottrarre i COSTI ESTERNI: ossia i costi sostenuti dall'impresa per l'acquisto di beni o servizi presso terzi (fornitori).

Poi ci sarebbero anche i COSTI INTERNI ossia i salari e stipendi (componente umana, fattore lavoro), gli ammortamenti (componente tecnica), e gli interessi passivi / oneri finanziari (componente finanziaria).

quindi:

VALORE DELLA PRODUZIONE — COSTI ESTERNI = VALORE AGGIUNTO.

Valore aggiunto consiste nel valore che l'impresa attraverso la propria attività riesce ad aggiungere agli input di partenza acquisiti esternamente. Grazie al proprio lavoro, quindi grazie alla componente umana e tecnica, riesce ad aggiungere a ciò che acquista dall'esterno del valore.

Tanto più è elevato il valore aggiunto, tanto più grande dovrebbe essere l'impresa.

Caso estremo che non esiste: se io non dovessi comprare niente dall'esterno e quindi non avessi alcun costo esterno, e avessi tutto all'interno dell'impresa, non avendo quindi bisogno di pagare assolutamente niente, possiamo dire che il valore aggiunto sarebbe massimo e coinciderebbe con il valore della produzione.

  1. Il primo fattore (più nobile e importante) che deve essere "coperto" dal valore aggiunto è il valore. Proprio per questo, arrivati al valore aggiunto, ora bisogna sottrarre al valore aggiunto, come prima componente, il costo del lavoro per ottenere il MARGINE OPERATIVO LORDO o MOL.
  1. Successivamente al margine operativo lordo sottraggo gli ammortamenti (ossia la componente tecnica, dei macchinari), ottenendo il RISULTATO OPERATIVO, che è il dato di sintesi circa il risultato industriale dell'impresa (se un'impresa funziona bene o meno si vede proprio dal risultato operativo. Non riguarda l'utile o la perdita, ma riguarda la qualità dell'impresa in termini di operatività).
  1. Al risultato operativo si vanno a sottrarre gli oneri finanziari o detti anche interessi passivi (ossia la componente finanziaria) ed otteniamo il RISULTATO LORDO, RISULTATO ANTE IMPOSTE, UTILE LORDO.
  1. All'utile lordo sottraendo le imposte arriviamo all'UTILE NETTO - REDDITO.

VALORE DELLA PRODUZIONE — costi esterni ==———–

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/08 Economia e gestione delle imprese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mattia.citro di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia e gestione delle imprese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof gatti Corrado.
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