Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

organizzati e per un governo conservatore e oligarchico. Viene a contatto però con le idee

illuministe in Toscana,solo come primo approccio. I vizi e il ridicolo che si incontrano nelle sue

opere sono riconducibili a personaggi della sua Venezia,senza eccedere nel prendere di mira la

nobiltà,infatti il governo oligarchico sarà per Goldoni una delusione e ne influenzerà la sua opera.

Da uomo socievole privilegia nel suo teatro i rapporti tra le persone e le dinamiche cittadini più che

i singoli individui ,e siccome il suo riferimento è Venezia troviamo livelli sociali,linguistici e

gestuali diversi dovuti alla forte stratificazione economica della città. La comicità goldoniana non

risparmia né ricchi né poveri,quest'ultimi desiderosi di arrivare più in alto senza averne i mezzi.

Goldoni critica il nobile,ma allo stesso tempo gli riconosce il compito di guida,ognuno al suo posto

per creare una società civile,riconoscendo il posto legittimo che spetta al borghese. La condizione

di borghese consiste non solo nell'essere capace di vivere del proprio mestiere ,ma anche di

possedere una nuova coscienza intellettuale,civile e morale.

I personaggi femminili,nel teatro di Goldoni,dominano la scena e ne sono il motore,mentre quelli

maschili sono ostacoli o partner esecutivi,molte furono le attrici addestrate per il suo cast di servette

e prime donne e la rilevanza di alcune di esse fu il risultato di un lavoro di pedagogia da parte di

Goldoni.

LA RIFORMA DELLA COMMEDIA

L'opera di Goldoni nella storia del teatro italiano,si rivelò nella riforma del genere comico con la

modifica dei valori del testo,della recitazione e della messinscena;influendo sulle reazioni del

pubblico,anche se ciò non fu immediato. Due generi e per ragioni opposte,appaiono a Goldoni

refrattari al riformismo:il libretto,perché subordinato al dettato musicale e canoro e la tragedia

perché tutelata dalla lunga tradizione italiana. Il soggiorno a Pisa diede la spinta alle sue idee

riformatrici e a partire dalla fine degli anni quaranta sviluppa una lenta e graduale educazione del

pubblico e degli attori. Poiché le abitudini mediocri della società veneziana vengono riassunte nella

commedia dell'arte,la riforma si baserà nel cambiamento del gusto e delle abitudini nel sistema

teatrale veneziano. Goldoni colma il divario tra testo e scena accogliendo tutte le forme del teatro

vivente,innestando la scena nella scrittura e capovolgendo il rapporto tra letteratura e

teatro,convinto che la vita reale sia più teatrabile delle invenzioni dei comici.

Nei canovacci ciò che vincola di più sono i ruoli fissi con caratteri e qualifiche sociali e linguistiche

convenzionali,dove i teatranti hanno capacità modeste e il pubblico non chiede molto.

Nel primo settecento lo schema del mansionario si irrigidisce rispetto al seicento ,dove gli attori

erano capaci di variare il loro ruolo,alternando anche più mansionari. L'uso delle

maschere,inoltre,accentua la paralisi espressiva e le battute sono trasmesse con ripetitività

meccanica. Goldoni,anche se molto lentamente,elimina le maschere più antiche (es:Tartaglia)

conservando altri come Arlecchino,Pantalone,Brighella ,ecc.,ma facendogli assumere connotati

sociali ed umani contemporanei. Un tentativo simile era stato provato anche dagli scrittori toscani.

La novità goldoniana è cercare negli attori le caratteristiche delle maschere prima di affidarne il

ruolo. L'autore li riscrive su misura e Arlecchino diviene contadino e pastore nel Feudatario (1752)

o Pantalone un mercante appaltatore. Il ruolo è diverso,ma il pubblico deve riconoscere sempre la

maschera e l'ambiente storico ne precisa il carattere. Malgrado il desiderio di rinnovamento Goldoni

deve sempre ricorrere alla commedia dell'arte,affinché gli spettatori comprendano caratteri e

situazioni (amore corrisposto,sdegno,gelosia,ecc.).Egli esclude i caratteri eccezionali e le passioni

violente,scegliendo la medietà legata agli intenti morali,presentandola come ordine scenico dettato

da ragione e moralità piuttosto che naturalismo goldoniano.

Essendo gli attori stessi molto legati alle tradizioni dell'arte,accettarono malvolentieri il testo

integrale del copione e il rigido controllo dello scrittore sul testo, poiché le improvvisazioni

avevano fatto la loro fortuna . Ma Goldoni seppe capirli e valorizzarli,dando parti adatte ai loro

caratteri che portarono molto successo alle sue commedie. Questo conferma il carattere empirico

dell'opera goldoniana.

Il copione scritto poteva portare il pubblico a conoscere già le battute ,ma l'improvvisazione era

spesso espressione di parole e gesti volgari. Goldoni vuole che i suoi attori studino e siano

professionalmente etici. Egli vuole educare anche il pubblico al moralismo e al valore della

realtà,poiché ne vede la mancanza di misura. Combatte inoltre i residui barocchi nella commedia

dell'arte cercando un linguaggio vicino al quotidiano. La lingua lo porta a trascurare le espressioni

poetiche a vantaggio della comunicazione (rapporto tra attori,comprensione degli spettatori).

Goldoni usa la lingua comune ,adottando il dialetto veneziano che usa per l'improvvisazione

secondo i valori del razionale e del verosimile e opponendolo a quello stereotipato delle maschere.

Fu un nemico del movimento della Crusca,in particolare di Carlo Gozzi un suo membro.

Nel corso della riforma goldoniana,il dialetto potrà essere contaminato per esprimere convenzioni

della società e due e poi tre,quando andrà a Parigi,le lingue usate:veneziano,italiano e francese.

Usate senza gerarchia di valori. Il dialetto non si fissa su norme precise,ma viene usato come

caricatura,mentre l'italiano serve per la conversazione civile.

DA VENEZIA A PARIGI. STORIA DI UN GENIO PRUDENTE.

DALL'APPRENDISTATO AL PROFESSIONISMO (1729-1743)

Goldoni attraverso i suoi Mémoires fa conoscere il suo percorso di avvicinamento alla riforma e

come,dopo un rapporto più empirico,con compagnie e teatri,nasce in lui il concreto desiderio di

riformare. Nel 1734 incontra la compagnia di Giuseppe Imer e sottoscrive anche un contratto con il

nobile Grimani. Dal 1738 si orienta verso la commedia e nel 1743 presenta La donna di garbo,la

sua prima commedia interamente scritta. Ma il suo ruolo riformatore si presenterà con la prima

edizione delle sue commedie per il veneziano Bettinelli(1750). Prima di giungere ad un riordino

editoriale sperimenterà ogni tipo di tecniche per gli spettacoli teatrali aiutato dalla complessità della

realtà del teatro a Venezia.

Carlo Goldoni nasce il 25 febbraio 1707 a Venezia,trascorre un'infanzia movimentata diviso tra

madre e padre,quest'ultimo per ragioni di lavoro viaggiava molto. Goldoni racconta che fu subito

attratto dal teatro e che a otto anni compose una commedia e più tardi si dedicò alla recitazione.

Nel 1720 frequenta i corsi di filosofia presso i domenicani di Rimini e qui,desideroso di rivedere la

madre,fugge con una barca verso Chioggia. Queste informazioni sono contenute nei Mémoires,

scritti in tarda età, e le informazioni sulla sua vita appaiono più come una valorizzazione della sua

gioventù presso il pubblico francese . Ottenuto il consenso del padre si dedica agli studi di

giurisprudenza a Pavia. Le sue letture si ampliano verso opere,oltre che italiane (amò

particolarmente la Mandragola),francesi,inglesi e spagnole. Compone alcune poesie tra cui la satira

il Colosso,che lo fa espellere dal collegio,ne compone altre nate da una cultura poetica superficiale.

Durante un viaggio in Friuli si dedica al teatro e agli intrighi erotici e rappresenta,nel castello del

conte Lantieri,la commedia di burattini dal titolo lo starnuto di Ercole scritta da Martelli.

Viaggia in diverse città dove rappresenta,con attori dilettanti,le sue prime opere comiche (1729-

1730). Muore il padre (1731) e Goldoni si laurea in giurisprudenza iniziando a lavorare come

avvocato. Per un intrigo amoroso fugge a Milano dove viene assunto come segretario da

Bartolini,ministro residente di Venezia,ma da dove si licenzia. Frequenta i salotti e gli artisti

milanesi ed è coinvolto,indirettamente, nella guerra tra i franco-sardi e gli austriaci.

Continua una saltuaria attività teatrale con successi e delusioni,finendo per distruggere col fuoco per

la rabbia il melodramma Amalasunta.

Perduto il lavoro di segretario,Goldoni incontra nel 1734 a Verona il capocomico Imer,gli legge la

tragedia con titolo Belisario e ne conquista l'amicizia. Si recano insieme a Venezia dove firma un

contratto con Grimani,impresario di Imer al teatro Samuele (1734-1735). Dopo il Belisario Goldoni

pubblica la tragedia Rosmonda,seguita da Griselda e molte altre.

A Venezia rimane come autore comico fino al 1736,viaggia in molte città,fino a Genova dove sposa

Nicoletta Connio,che lo segue a Venezia. Tra il 1734 e il 1738 ha rapporti professionali regolari con

pubblico e attori. Sperimenta tutti i generi teatrali,ma la tragedia solo nel 1738.

Goldoni scrive tragedie,tragicommedie e melodrammi;non tanto per la moralizzazione del costume

letterario e teatrale,ma piuttosto per ragioni commerciali volute dai teatri dei Grimani.

Le tragedie (1734-1738) sono spesso adattamenti di opere già note sue o di altri scrittori. Per

esempio rielabora Griselda da un lavoro di Apostolo Zeno e che rielabora nuovamente per il teatro

in prosa.

Goldoni non modificò mai nel profondo i modelli tradizionali e di successo sapendoli i preferiti dal

pubblico. Tra il 1736 e il 1742 rimaneggia molti copioni per il teatro San Samuele e il teatro San

Giovanni Crisostomo, produce anche adattamenti e opere in musica verseggiate. Nel 1740

compone il primo libretto interamente suo nel genere alto dal titolo Gustavo primo re di Svezia.

In tutti gli scritti che seguirono a Goldoni è stato attribuito oggi il ruolo di un regista o un direttore

di scena. In questo periodo aveva esordito con la tragicommedia e l'intermezzo in uno stile

distaccato dagli accademici dell'Arcadia. Alle volte la lingua non preoccupava Goldoni sfociando in

un uso trito e declamatorio che ricordava più l'avvocato che lo scrittore.

Brevi opere erano gli intermezzi giocosi per musica,che essendo brevi,davano all'autore più libertà

rispetto alle regole della tradizione tragica e aulica. Altro stile praticato era la parodia del mondo del

teatro musicale, come l'Impresario delle Canarie nel Metastasio;erano opere inserite nei

melodrammi seri e arrivate fino al teatro di prosa nella tragedia e nella commedia. Goldoni le

colloca in ambienti concreti,soprattutto veneziani,riferiti alla vita quotidiana,mantenendo il buffo,la

concitazione e il ritmo da balletto per compensare gli intrecci e il plurilinguismo dialettale (esempio

in Birba). L'intermezzo fu usato da Goldoni come esercizio all'educazione della lingua scritta

destinata al canto e alla teatralità. Non riuscendo ad esordire nel melodrammi seri,tornerà agli

intermezzi producendone un gran numero:sarà il librettista comico più influente del Settecento e le

date della sua carriera coincideranno con il trionfo dell'opera buffa.

Cerca di scrivere nuovi scenari più adatti allo scopo.

L'incarico di Goldoni,per il teatro di San Giovanni Crisostomo,cessa nel 1741 e si ritrova console

della Repubblica di Genova (1741-1743). Durante tale incarico redige più di cento dispacci

settimanali,documenti che osservano l'ambito politico e commerciale. Ma il suo lavoro non verrà

pagato e si troverà ad affrontare delle disavventure finanziarie che lo allontaneranno da Venezia.

Goldoni riesce però a comporre una nuova commedia la donna di garbo(1743) prodotta su misura

per Anna Baccherini,della compagnia di Imer,ma la sua morte non ne permetterà la

rappresentazione;solo nel 1744 andrà in scena con Marta Bastona ma Goldoni,avendo lasciato la

città,la vedrà solo nel 1747 a Livorno. La donna di garbo fu composta dall'inizio alla fine,ma

essendo la prima opera ha carenze strutturali e toni monocorde,inoltre manca di libertà inventiva ed

eccede in schematismo e rigidità.

Osservando l'attore Francesco Golinetti,che eccelleva nella recitazione a viso scoperto,Goldoni

scrive l'uomo di mondo. La novità si avverte,ma le caratteristiche della commedia dell'arte,che tanto

piacciono al pubblico,rimangono. Il mondo reale entra nel teatro goldoniano,le maschere assumono

i connotati degli abitanti di Venezia,la donna domina la scena. Ma la commedia diviene troppo

letteraria sfociando quasi in un modello arcadico di conseguenza gli altri personaggi assumono un

ruolo passivo ,poiché è il protagonista che si impone sulla scena,gestisce la finzione,legge i caratteri

degli interlocutori,insomma Goldoni scopre la dialettica interna del protagonista.

IN CERCA DI DENARO (1743-1750)

Goldoni con la moglie parte da Venezia per Modena (1743) sperando di riscuotere alcune rendite

paterne e sistemare così la sua precaria situazione finanziaria. Nel viaggio si imbatte nella guerra tra

spagnoli e austriaci nelle romagne. Giunto a Rimini,allestisce per le truppe spagnole,lo scenario

Arlecchino imperatore della luna,recuperando un po' di denaro e recandosi poi a Firenze,Siena e

infine a Pisa (1748).

Il granduca di Toscana,non coinvolto nella guerra,offre un buongoverno e qui Goldoni si lega a

personalità riformatrici e massoniche,come il senatore Rucellai,il medico Cocchi e l'erudito Lami.

I suoi viaggi si fanno intelligenti e acquista una moderna visione del mondo sul modello culturale

inglese e francese,che influiranno sul suo lavoro di scrittore teatrale.

A Pisa Goldoni,colto da ristrettezze economiche ,torna a fare l'avvocato e verrà anche trascinato in

tribunale per debiti. Sempre dovuto ai debiti è il suo ritorno ai canovacci e sembra che le nuove idee

non riescano ancora ad entrare nel suo teatro.

Incoraggiato dall'amico e attore Antonio Sacco,che gli chiede alcuni soggetti,compone diversi

canovacci e nello stesso periodo arriva,da parte dell'attore Cesare D'Arbres la richiesta di una

commedia per cui scrive Tonin bellagrazia(che più tardi diviene il frappatore) e I due gemelli

veneziani. La prima, recitata a Venezia,sarà un fiasco,mentre la seconda un successo.

Sempre per soldi lascerà Pisa e il mestiere di avvocato per collaborare a Venezia,a tempo pieno,con

il teatro Sant'Angelo diretto da Medebach.

Le commedie mantengono il gusto del Seicento,con intrighi,equivoci,morti simulate e travestimenti

ambientati in strade con locande o in semplici stanze. L'improvvisazione acquista un valore

linguistico,continuo è lo studio del personaggio e tutto ciò prepara la strada alla commedia di

carattere.

Malgrado i problemi economici,la mentalità chiusa del tempo e la concorrenza,Goldoni si sforzò si

superare,seppur lentamente,i condizionamenti del contesto e del tempo,avviandosi verso la riforma.

In questo periodo,sempre a Venezia,ha un altro ingaggio come scrittore e adattatore di opere

musicali per il teatro di San Moisé diretto da Mingotti.

Molte sono le opere scritte in questo periodo,spesso con arie “rubate” da altri spartiti,costume molto

diffuso all'epoca. Ottiene un gran successo L'arcadia in Brenta(1749). In questo periodo Goldoni si

firma con il nome arcadico di Polisseno Fegeio,portando in scena molte commedie per il San

Moisé,anche se le ultime vengono date al teatro San Cassiano. Il contratto con il San Moisé si

interrompe,forse per l'insuccesso di una commedia (Il paese della cuccagna) o forse perché Goldoni

vuole guadagnare di più. Nel 1750 l'editore Bettinelli stampa il primo volume delle opere di

Goldoni invitandolo a scriverne la prefazione. Inoltre,in questi anni,si impegna nella produzione di

sedici nuove commedie per il teatro Sant'Angelo. Il suo lavoro, tra spettacoli in musica e teatro

recitato, terrà conto di un metodo basato su uno scambio tra attività materiale della scena e

elaborazione intellettuale dell'autore e come commediografo della pratica di librettista.

Lo sforzo di Goldoni,per arrivare alla riforma, passerà attraverso il molto lavoro,dettato anche dai

continui bisogni economici,che lo porterà,pochi anni dopo,ad un esaurimento nervoso.

LA RICERCA DRAMMATURGICA (1748-1750)

Il lavoro riformatore si inizia a notare per la compagnia di Medebach. Accanto a Goldoni troviamo

attori di rilievo come D'Arbres,nel ruolo di Pantalone e la moglie del capocomico Teodora

Medebach,ispiratrice di molti caratteri dei personaggi femminili in rilievo.

Agguerrita sarà anche la competizione con Pietro Chiari.

Nel 1748 Goldoni mette in scena la commedia la vedova scaltra,priva di maschere che avrà un gran

successo sottolineato da ventidue repliche. La donna è il motore della commedia,i dialoghi e i

monologhi complicano le situazioni psicologiche. Anche i travestimenti agiscono non solo come

espedienti buffoneschi,ma sondano la personalità femminile.

La commedia ha però i suoi limiti:i personaggi di contorno sono pochi e hanno molti limiti,lo

sfondo è generico,poco arioso e agile. Lo riconosce lo stesso autore,la struttura generale e la

complessità dei personaggi principali vanno a discapito dei secondari.

La drammaturgia tenterà di riqualificarsi anche se con qualche impaccio e contraccolpo al ritmo

scenico. Tutto ruoterà attorno a Teodora Medebach,l'interprete femminile prediletta.

L'ambiente del dittico la putta onorata e la sua continuazione la buona moglie(1749) è ben

delineato e la sua descrizione precisa l'intreccio di rapporti tra gruppi sociali. La trama conferma

questa impressione . Gli elementi di queste due opere ne fanno gli archetipi del dramma borghese di

fine Ottocento,lacrimoso e moralistico.

Piermario Vescovo,invece,vede nei due testi un legame con la violenza che imperversava fuori dal

teatro nella società degenerata.

Anche se il lieto fine è di prassi,Goldoni non cade nel moralismo. Inoltre rivaluta la figura del

mercante Pantalone portatore dei principi morali amati dal popolo,quali la famiglia contro la società

corrotta e l'uomo che fonda la sua fortuna sulle sue capacità,il buon senso e la prudenza.

IL PROGETTO DELLA RIFORMA (1750-1753)

Nel carnevale del 1748,Goldoni sfida la moda corrente. Al teatro San Luca si dava il dramma le

putte del castello,lui invece oppone la sua la putta onorata:una visione antifrastica del popolo

veneziano e al contempo una mossa commerciale.

In questo periodo si sfidano,a colpi di commedie, Goldoni e l'abate Pietro Chiari. Il pubblico si

divide in due fazioni e dovrà intervenire il governo della Serenissima ristabilendo la censura

teatrale.

Al termine della stagione teatrale 1749-1750,Goldoni annuncia,per bocca della prima attrice

Medebach,l'allestimento di sedici nuove commedie per l'anno successivo. La prima di queste

intitolata il teatro comico,sarà l'esposizione del programma e dei principi della sua riforma.

Goldoni non si fa attendere e nel settembre 1750 pubblica la sua prima opera presso l'editore

Bettinelli che verrà seguita dalle altre. La prefazione alla prima opera contiene l'enunciato del

processo di fusione tra “mondo” e “teatro”. Dove l'autore ,esibendo una veste nuova,cancella la

propria attività teatrale anteriore. Qui emerge un Goldoni anticipatore delle prospettive del teatro,il

coinvolgimento degli attori e la loro partecipazione al progetto.

Vasta sperimentazione e approfondimento dei caratteri e delle relazioni con l'ambiente si hanno con

le commedie tra il 1750 e il 1753. Ma ciò che da valore a questa vasta produzione è lo studio dei

personaggi condotto da Goldoni e messo in relazione con la collaborazione,sia essa consapevole o

non,dei suoi attori. Nella sua riforma cambia il carattere delle maschere,l'analisi del personaggio si

accompagna all'attenzione per la concretezza delle situazioni e alla coralità delle figure minori.

Vuole ristabilire l'azione tra il centro e la periferia della scena,tra protagonisti e comprimari (es. un

primo tentativo si ha ne la bottega del caffè 1736).

Il vero risultato corale lo otterrà con l'ultima delle sedici nuove commedie I pettegolezzi delle donne

dove,nel finale,tutti i personaggi entrano in scena. In questo modo Goldoni rinuncia al personaggio

dominante creando un ritmo arioso e complesso,anche se a predominare è sempre il personaggio

femminile.

Tre anni al teatro Sant'Angelo lo porteranno a produrre due commedie su questo filone:la figlia

obbediente e la locandiera che rappresentano la società veneziana,in particolare la sua satira

disprezza quella parte di aristocrazia che vive nell'ozio ed elogia coloro che sono dediti al

commercio. Vuole ricordare alla borghesia i valori dell'operosità e ai nobili un'apertura di idee alla

società e al popolo. L'immobilismo veneziano però porta il mercante a chiudersi nel privato senza

opporsi all'aristocrazia. Goldoni rischia un freno che lo imprigiona negli stereotipi convenzionali

del teatro e questo limite domestico lo porterà a cercare strade diverse per creare personaggi nuovi e

complessi.

SPERIMENTALISMO E MODA CULTURALE (1753-1760)

Nel carnevale del 1753,Goldoni manda in scena,al teatro Sant'Angelo,La locandiera,pur avendo un

nuovo contratto con il teatro rivale San Luca. Anche nell'editoria si comporta allo stesso modo

affidando al tipografo Bernardo Paperini la nuova edizione delle sue opere pur avendo sempre

utilizzato Bettinelli. Il primo caso porterà contrasti con il capocomico,il secondo problemi

giudiziari. L'accordo con gli editori si rivelerà sfavorevole per Goldoni e il teatro Sant'Angelo finirà

per rivolgersi a Pietro Chiari,grande rivale di Goldoni fino al 1760,autore di molte commedie

brillanti e aperto provocatore di Goldoni.

Goldoni,spinto dalla paura di perdere il titolo di “primo riformatore”,accetta la sfida di Chiari;

allettato anche dalla grandezza del palcoscenico del San Luca che gli permetteva di allestire meglio

le sue nuove commedie. Lo scrittore cerca il rinnovamento del suo repertorio,aiutato dal nuovo

impianto e dalla qualità dei nuovi attori. Ma ci furono morti e defezioni che portarono danno alla

compagnia del nuovo teatro e nuovi attori ebbero bisogno di tempo per affermarsi.

In questa fase la prima opera di successo fu La sposa persiana(1753),tanto che il Chiari,allarmato

dal successo ne scrisse una anche lui,Goldoni rispose con una fortunata trilogia persiana.

L'autore sperimenterà anche opere a sfondo classico con costumi e ambientazioni antiche o del

passato.(Torquato Tasso 1755 – Gli amori di Alessandro Magno e Artemisia 1759).

La gara con Chiari però frenerà il suo lavoro di scrittore di commedie in prosa e anche se

rappresentate saranno rare e prive di originalità.

Il verso prediletto da Goldoni è il martelliano ,giudicato da lui stesso un equilibrato compromesso

tra le forzature declamatorie e lo svilimento di altri metri,al fine di conservare un'adeguata tecnica

recitativa. Malgrado la lotta con Chiari e la rivoluzione della struttura di compagnia ,non si spiega

in questo periodo nello scrittore,una grande dispersione tematica,una disomogeneità di contenuti

nonché una grande inquietudine. Infatti nei primi mesi del 1754 Goldoni appare stanco sul piano

fisico e psichico a causa della mole di lavoro di cui si è fatto carico. Sarà un periodo di depressione


ACQUISTATO

1 volte

PAGINE

12

PESO

105.47 KB

AUTORE

LaTita

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Esame: Drammaturgia
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dei beni culturali
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher LaTita di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Drammaturgia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Cambiaghi Mariagabriella.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Drammaturgia

Riassunto esame Drammaturgia, prof. Cambiaghi, libro consigliato Il Caffè del Teatro Manzoni
Appunto
Commedie in commedia: Appunti di Drammaturgia
Appunto
Riassunto esame Drammaturgia, prof. Cambiaghi, libro consigliato La drammaturgia da Diderot a Beckett, Allegri
Appunto
Appunti dettagliati dei 3 moduli di drammaturgia (2014/2015)
Appunto