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conduce ricerche storiche per conto dell’autore che – negli anni a cavallo fra i due secoli – decide

di darsi alla composizione di una serie di drammi storici. Si ricordi Romanticisimo (Torino,1901 –

Milano, 1903), destinato a diventare il maggior successo teatrale di Rovetta: è Mazzucchetti a

raccogliere i materiali necessari e a scegliere la compagnia di Tina Di Lorenzo e Flavio Andò. La

critica riconosce a Rovetta la capacità di trattare un argomento storico facendo emergere i dolori e

le gesta di uomini che vissero gli ultimi anni della dominazione austriaca nel Lombardo Veneto,

sapendo comunicare il senso di collettiva appartenenza alle radici di un passato ricco di glorie.

Romanticismo non è semplice dramma storico: è un quadro di vita che muove da ideali alti e li

mette in conflitto con la realtà personale e provata dei singoli, facendoli reagire con le psicologie

individuali. In merito ai personaggi: “i caratteri se non profondi, sono ben riusciti e simpatici, e dove

non simpatici indovinatissimi”.

MARCO PRAGA

IV.

1. Lo specchio critico della morale borghese

Nato a Milano nel 1862, Marco Praga è figlio dell’autore scapigliato Emilio, di cui rimane orfano a

tredici anni. Si avvicina alla drammaturgia frequentando gli ambienti del Manzoni; suo primo testo

recensito è l’atto unico L’amico (1886). Protagonista è il tema dell’adulterio, certamente non nuovo

nel panorama teatrale, ma inedito è l’approccio dell’autore: non vengono rappresentate le fasi della

storia, bensì le conseguenze psicologiche e i successivi risvolti. Rompendo con la tradizione della

commedia a tesi tramite l’atto unico, Praga propone un soggetto strettamente drammatico

arricchito di un ritmo vivace ed incalzante. Ma la maturità drammaturgica di Praga risale a Le

vergini (1889), commedia in quattro atti maturata a seguito della collaborazione con colleghi e

critici. La vicenda delle sorelle Tossi, Paolina, Selene e Ninì riserva un contenuto drammatico,

legato alla figlia maggiore Paolina – onesta e riservata – che però nasconde la vergogna di aver

subito in passato uno stupro: rivelato il proprio segreto al futuro sposo Dario, questi la respingerà,

coerente con i valori della società borghese. Due sono le stesure del dramma: la prima prevede la

confessione a seguito delle nozze, la seconda nei giorni precedenti (questo contribuisce a

sottolineare l’integrità morale della donna). Nonostante il gran successo della prima, pungente è la

critica nei confronti della pièce, probabilmente causa la quasi assente azione scenica.

Ma è proprio nella definizione dell’ambiente che risiede la novità della scrittura, poiché dall’insieme

dei particolari descrittivi deriva la forza evocativa di personaggi e situazioni. Quella di Praga è una

rappresentazione sincera della realtà: “[…] mi sarei aspettato che almeno mi si riconoscesse

l’onestà, la sincerità che mi guidano scrivendo per il teatro […] per farmi applaudire non ricorro a

certi mezzucci […]”.

E’ una vera e propria dichiarazione di poetica, che prende le distanze dal modello della pièce bien

faite: i giovani autori scrivono rifiutando il “mestiere”, anche a costo di sconcertare il pubblico.

Allo stesso tempo però, se prendiamo come esempio il personaggio brillante, Vittorio, che funge

da raisonneur, si può dire che Le vergini presentino elementi appartenenti ad un modello

compositivo ormai superato.

Capolavoro drammaturgico dell’autore è invece La moglie ideale (1890), scritto appositamente per

l’attrice Eleonora Duse, la quale collaborò direttamente alla stesura. Ancora protagonista è il tema

dell’adulterio, ma questa volta il personaggio femminile, Giulia Campiani, risulta vincente. Meno

ingombrante è anche la figura del raisonneur, rappresentato da Costanzo, amico dell’amante

Gustavo. E’ a lui che l’autore affida il compito di denunciare la corruzione del sistema famigliare

borghese e di definire la paradossale identità di Giulia quale “moglie ideale”, poiché riuscitissimo

prodotto dell’ambiente ipocrita in cui vive.

Se La moglie ideale regala a Praga il successo nazionale, enorme fallimento è Il bell’Apollo (1895):

ancora una vicenda di adulterio, ma al centro dell’attenzione è questa volta la figura dell’amante

Piero Badia. Il personaggio, che si rivela esageratamente cinico e immorale, turba l’uditorio: il

bell’Apollo è un borghese piccolo piccolo, volgare e meschino, perfettamente integrato

nell’ambiente cui appartiene; in lui non vi è alcuna passione sentimentale, alcuna ribellione

romantica. Anche l’interpretazione di Zacconi contribuisce ad indisporre l’uditorio: egli conferisce a

Piero Badia una fisionomia eccessivamente seria e drammaticamente impostata, attenuando il

sottofondo umoristico previsto da Praga.

2. Un ragioniere a teatro

A seguito del successo con La moglie ideale l’attività teatrale di Praga si intensifica, non solo a

livello drammaturgico, ma anche scenico, direttivo ed organizzativo. Sostenitore della necessità di

una nuova modalità di allestimento basata sul rispetto dell’autore e dell’arte, Praga denuncia la

rigidità organizzativa del teatro drammatico, ancorato alla struttura dei ruoli fissi e a meccanismi

ormai obsoleti.

Molte sono le polemiche che investono la necessità di innovazione promossa da Praga e vediamo

via via contrapporsi sempre di più due modelli di fare teatro: il teatro d’attore e il teatro d’attore.

Nel 1896 Praga assume la direzione della S.I.A., facendone un’istituzione per la tutela del

repertorio italiano e della dignità dell’autore.

Dalla metà degli anni Novanta la produzione di testi da parte di l’opera drammaturgica di Praga

registra una diminuzione per quanto riguarda la produzione di testi, ma presenta una modalità di

scrittura più raffinata e matura. L’impianto della commedia si semplifica, mentre si ampliano le

didascalie e lo spazio riservato all’approfondimento psicologico dei personaggi. Topos

dell’allestimento scenico delle commedie di questi anni è la presenza sul fondo di una porta a vetri

che rimanda ad un secondo ambiente (solitamente un giardino), via di fuga per i personaggi ma

soprattutto spazio di origliamento e appostamento. Numerose e puntuali le indicazioni volte a

guidare l’interpretazione dell’attore; scompare la figura del raisonneur che lascia spazio a

personaggi ben definiti capaci di dominare la scena. Il risultato più maturo di questo processo di

evoluzione si registra con La crisi (1904), vicenda adulterina che vede il personaggio della giovane

moglie Nicoletta vincente; la pièce assume a tratti la fisionomia dello psicodramma: non è più solo

questione di onore borghese, ma di verità del personaggio di fronte a se stesso. Meticolosa è

sempre l’attenzione nei confronti dell’apparato scenico: il senso del dramma non è affidato alle

sole battute, ma anche all’aspetto visivo e alla disposizione dei personaggi. Nei passaggi cruciali la

prossemica è persino più efficace delle parole: il senso finale della commedia è affidato ad

un’azione muta.

GIANNINO ANTONA TRAVERSI E SABATINO LOPEZ

V.

1. Giannino il “vitaiolo”

Nella drammatrugia del conte Giannino Antona Traversi trova piena voce il contesto sociale italiano

fra i due secoli, diviso fra ambizioni e crisi e stretto fra una nobiltà in decadenza e l’imporsi dei

nuovi borghesi.

Antona Traversi nasce a Milano nel 1860 in una ricca famiglia aristocratica; l’esordio in teatro risale

al 1892 con l’atto unico La mattina dopo, mentre nel 1897 debutta al Manzoni con Il braccialetto,

ancora un atto unico: l’interesse è volto nei confronti dell’ambiente aristocratico, che l’autore ben

conosce e di cui vengono messe in luce futilità e contraddizioni, il tutto però diluendo la serietà

entro uno sviluppo incalzante e un dialogo brillante. Sebbene il finale comporti il trionfi degli ideali

familiari e conservatori, l’autore non introduce alcun monito morale.

Come i suoi contemporanei, Antona Traversi dimostra una meticolosa attenzione per la

rappresentazione del “vero” (considerando che all’interno dell’atto unico non c’è spazio per

l’approfondimento psicologico, ma piuttosto per il contrasto vivace delle posizioni).

Del 1898 è La scuola del marito, il cui successo è principalmente dovuto all’avvedutezza e alla

sapienza della tecnica drammatica di Antona Traversi. Da ricordare anche La scalata dell’Olimpo

(1900), commedia in cinque atti in cui emerge la perfetta commistione fra una trama esile ma

accattivante e un dialogo vivace ed efficace. La commedia ritrae quella borghesia provinciale – la

famiglia Morondi – che, forte delle ricchezze accumulate, ambisce alla promozione sociale. Ritorna

il gusto per la coralità (23 personaggi parlanti), da cui deriva una tecnica quasi cinematografica: è

a causa di ciò tuttavia che la commedia, agli occhi della critica, appare poco equilibrata e

dispersiva.

Originalità della produzione di Antona Traversi è il piglio garbatamente satirico; ma gran parte dei

suoi contemporanei non risultano capaci di cogliere il fondo assolutamente serio dei testi.

E’ nel 1915 che l’autore partecipa alla stesura della commedia Alessandrone, progetto di scrittura

a più mani in collaborazione con Praga, Lopez e Bracco: non esiste un accordo preliminare fra gli

autori circa la struttura, cosicché la trama si sviluppa a briglia sciolta. Il testo debutta al Manzoni il

28 aprile 1915, ma viene accolto dal pubblico tutt’altro che calorosamente.

2. Sabatino il professore

Sabatino Lopez (1867-1951) si avvicina al teatro come drammaturgo sin dalla fine degli anni

Ottanta. Fra i primi successi Ninetta (1895), il cui valore fu riconosciuto dallo stesso Praga:

spontaneità del dialogo, giusta distribuzione di comicità e passione, figura del raisonneur…

La vera affermazione si ha con il trasferimento da Genova a Milano; nel 1911 invece sostituirà

Praga alla guida della S.I.A. In questi anni si definisce il suo modello di commedia, trattante le

passioni elementari dell’amore, dell’affetto famigliare, della fedeltà…senza però uno spiccato

approfondimento psicologico: i suoi personaggi vengono difatti definiti “fior d’anima”. Un esempio è

La buona figliuola (1909), messa in scena dalla compagnia di Virgilio Talli. A sostenere la

gradevolezza della commedia è un fondo dolce-amaro; ma Lopez non polemizza mai troppo nei

confronti delle convenzioni sociali, piuttosto presenta al pubblico la contraddittorietà del pensiero

comune.

Per la Compagnia Stabile è invece Il terzo marito (1913): anche qui è la vivacità del dialogo vero

motore della rappresentazione, che scivola liscia sino al finale. Si ricordi inoltre il contributo

apportato dall’originale costruzione scenica realizzata da Praga.

Altra peculiarità di Lopez è il carattere sentimentale delle vicende: si prenda per esempio l’atto

unico Gelsomina (1914): i personaggi riescono, nella loro semplicità emotiva, a fare presa sul

pubblico, portandolo alla commozione.

Sebbene condivida con gli altri autori milanesi suoi contemporanei l’impianto realistico del dramma

e l’attenzione per gli aspetti della messa in scena, l’attenzione di Lopez è però maggiormente

indirizzata verso l’arte dell’attore.

LA COMPAGNIA STABILE DEL TEATRO MANZONI

VI.

1. Un direttore-autore per una Stabile

A Milano, nel passaggio fra Otto e Novecento, l’aspirazione a una formazione stabile con finalità di

teatro d’arte è una costante. Nel 1906 viene costituito un Comitato cittadino atto a promuovere la

costituzione di una Drammatica Compagnia della città di Milano. Un progetto che si concretizza

solo nel 1912, quando viene fondata la Compagnia Stabile del Teatro Manzoni, nata come impresa

privata sulla base di un contratto con la Società del Teatro Manzoni e gli attori Tina Di Lorenzo e

Armando Falconi e diretta da Marco Praga. Nel progetto si riversano quei sogni di “elevazione

artistica” nati intorno all’ambiente del Manzoni e l’orgoglio di radicarsi in una città pronta ad

accogliere l’esperienza.

Aspetti rivoluzionari  l’abolizione dei ruoli; la riforma della messinscena (“abbiamo abolito tutto ciò

che aveva l’aspetto di posticcio […], di teatro errante […]”) = la formazione dispone di un proprio

scenografo; la scelta di un repertorio ristretto, non subordinato alla ricerca della novità ad ogni

costo.

La Compagnia debutta l’11 marzo 1912 con I mariti di Torelli, commedia che offre un solido

impianto realistico ed una struttura corale che consente di presentare al pubblico quasi tutta la

Compagnia.

Il merito della rinnovata qualità degli spettacoli va certamente ricondotto all’impegno di Marco

Praga, che all’interno della Compagnia assume di fatto il ruolo di metteur en scene.

E’ il 1912 quando l’autore decide di tornare a scrivere per il teatro: è questo l’anno di uno dei suoi

più grandi capolavori, La porta chiusa, che debutta nel 1913. A colpire in primo luogo è lo sviluppo

ipertrofico della didascalia, che descrive nei minimi particolare ambiente, costumi, caratteri fisici e

psicologici dei personaggi, intenzioni e reazioni, arrivando in alcuni punti a prevalere sulle parole

stesse. Di impianto puramente registico è poi l’utilizzo della prossemica, notazione didascalica che

prescrive la collocazione dei personaggi nello spazio.

Già la costruzione della prima scena consente all’autore di fare agire i propri personaggi su piani

contemporanei: gli attori non recitano, bensì vivono la scena.

In secondo luogo c’è da soffermarsi sull’apparato illuminotecnico, realizzato tramite lampade sui

tavoli e dal chiaro di luna proveniente dal fuori scena.

Interessante è anche l’attenzione per l’aspetto costumistico, definito in ogni suo elemento: è l’abito

a parlare per il personaggio.

La porta chiusa è una commedia profondamente introspettiva, che pertanto può essere definita

psicodramma, in quanto l’azione è quasi interamente assente e l’evolversi della vicenda è

imperniato sulle reazioni psicologiche dei protagonisti. Delicato d’altronde è il tema intorno al quale

si costruisce il testo: il giovane Giulio ha scoperto ormai da tempo di essere nato da una relazione


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DETTAGLI
Esame: Drammaturgia
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dei beni culturali
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher viola_fr di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Drammaturgia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Cambiaghi Mariagabriella.

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