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Il caffè del teatro Manzoni

A cavallo fra Otto e Novecento, Milano è la più importante piazza italiana per il teatro drammatico ed il Teatro Manzoni il palcoscenico più prestigioso. Gli intellettuali facenti parte di questa realtà condividono il medesimo obiettivo: rivoluzionare e riqualificare così la scrittura teatrale, così l’allestimento scenico. La cura degli allestimenti trova il proprio coronamento nella costituzione della Compagnia Stabile del Teatro Manzoni (1912-1917).

Il rinnovamento teatrale di fine Ottocento

Esso si identifica principalmente nel riscatti del testo e nella risurrezione della drammaturgia nazionale: vengono allestiti veri e propri concorsi drammaturgici promossi dallo Stato e sottoposti al giudizio del Giurì Drammatico. Milano diviene sede di riferimento per il mercato teatrale e per l’attività editoriale. Da sottolineare anche il rapporto di stretta collaborazione fra compagnia e drammaturgo, atta a stabilire una corrispondenza fra testo e allestimento scenico, nonché quello con il critico teatrale che supporta e guida la nuova drammaturgia.

Novità è la Compagnia Drammatica Permanente nata nel contesto del Teatro Manzoni di piazza San Fedele, deputato alla rappresentazione di prosa e inaugurato nel 1872, il cui modello organizzativo è legato alla gestione dell’Anonima “Teatro Sociale di Milano”. Il progetto prende forma grazie alla nascita di un Comitato per il Teatro Drammatico Italiano e si raccoglie intorno all’idea di creare appunto una Compagnia Permanente di durata quinquennale = 6/7 mesi di stabilità a Milano, 1 mese di riposo estivo, 1 mese di prova all’inizio della quaresima, 3/4 mesi in altre città; consiglio direttivo affiancato da una commissione di lettura delle commedie; finanziamento annuo di trentamila lire da costituirsi con sottoscrizioni private.

Se il Savini è il ristorante in cui vengono celebrati i successi, il luogo di frequentazione abituale di drammaturghi, critici, attori e uomini di scena, è il modesto Caffè del teatro Manzoni, spazio attiguo al teatro e deputato alla progettualità, alla creazione e al confronto artistico. È il 1889 quando Felice Cavallotti fa del contesto cultural-teatrale del Caffè il protagonista del prologo del suo dramma Lea, fotografando le abitudini degli abituali frequentatori e mettendo in luce i rapporti di collaborazione compositiva e preparazione scenica: lo scopo è giustificare la scelta estetica del dramma, fondato sulla preminenza della legge di natura, rifiutando gli espedienti teatrali di matrice romantica e sentimentale.

Fra i nomi più noti del Caffè del Teatro Manzoni ricordiamo autori quali Marco Praga, Giuseppe Giacosa, Arrigo Boito, Gerolamo Rovetta, Giannino Antona Traversi, Sabatino Lopez, ma anche critici quali Leone Fortis, Paolo Ferrari, Giovanni Pozza.

Autori, attori e critici sono dunque chiamati a partecipare ad un intenso lavoro sinergico. Fra i prodotti di una tale collaborazione ricordiamo senza dubbio il celebre Come le foglie di Giuseppe Giacosa, il più maturo fra gli appartenenti al circolo: costruita non senza difficoltà, la messa in scena si rivelerà il più grande successo del tempo. Ma ancor più consolidato è il legame fra Gerolamo Rovetta ed il critico Augusto Mazzucchetti il quale assiste personalmente alle prove dei drammi del primo, ne promuove il debutto, commenta le pubblicazioni successive e le riprese.

Per quanto riguarda il pubblico del Teatro Manzoni, esso è altrettanto consapevole di star attraversando un periodo di cambiamento del gusto in teatro: è un pubblico esperto e attento, capace di premiare i testi innovativi, ma anche di esprimere profondo dissenso.

Tratto comune di questa produzione è la rappresentazione contemporanea, con l’ambizione di diventare specchio critico della società borghese e dei valori del tempo, partendo sì dall’ambiente come elemento di verità, ma per approfondire i conflitti psicologici dei personaggi nei confronti del vivere civile.

Sebbene Praga (contestatore così dell’aggettivo “milanese”, così dell’aggettivo “borghese” in riferimento alla sua drammaturgia) rifiuti di essere catalogato all’interno di una scuola drammatica uniformatrice, è certo che il teatro che va sviluppandosi a Milano in tale periodo appaia a posteriori come un’esperienza omogenea il cui tratto unificante può essere individuato in quella che viene definita una sinergia di intenti volta al rinnovamento dello spettacolo drammatico.

I copioni vengono elaborati e discussi collettivamente, nonché monitorati in fase di allestimento; l’impianto visivo diviene un tutt’uno con la materia trattata, fornendo così allo spettatore uno spaccato di realtà riconoscibile come vero: più piani di profondità ed ambienti che rimandano al fuoriscena, animati da azioni semplici e quotidiane che già suggeriscono la psicologia dei personaggi. Di fondamentale importanza l’apparato didascalico che va via via facendosi più esteso e complesso in uno sviluppo ipertrofico. Anche in ciò si conferma una nuova fisionomia dell’autore che proclama i propri diritti sul testo anche oltre la stesura del copione.

I rapporti con la S.I.A. e le “baruffe” d’inizio secolo

1882: nasce la Società Italiana degli Autori (S.I.A.); suo scopo è tutelare i diritti di proprietà letteraria e artistica degli autori e promuovere le rappresentazioni italiane a sfavore del repertorio straniero. È sotto la presidenza di Marco Praga (1896-1911) che la S.I.A. si trasforma in un’efficiente organizzazione: la sua strategia è volta in senso offensivo contro il mercato dei copioni ed a favore di una nuova dignità dell’autore drammatico.

27 settembre 1903: viene firmata, da parte dei più assidui frequentatori del Caffè, la Delibera dei Venti, nella quale viene sostenuta la necessità di affidare alla S.I.A. la gestione dei lavori drammatici italiani e non, rifiutando invece la rappresentazione di quei drammi non tutelati dalla Società. Da ciò deriva una lunga polemica protrattasi sino al 1904, anno in cui, nelle date del 4 e del 5 giugno, si svolge un convegno di autori, attori e capocomici. Si ricordi in particolare la voce di Virgilio Talli, critico nei confronti della crescente ingerenza di autori e critici nell’allestimento degli spettacoli.

Una nuova polemica nasce nel 1906 quando il gruppo di autori “manzoniani” soci della S.I.A. si accanisce contro gli impresari Suvini e Zerboni, i quali ambivano a stipulare un contratto con il Manzoni per regolarne la programmazione. Nel 1907 ancora gli autori di punta danno vita al Comitato dei Sette per far fronte ad un nuovo tentativo di trust da parte della società Chiarella – Re Riccardi. Un momento di tregua è dato nel 1909 dal “Patto di alleanza” stipulato fra Unione Capocomici, Unione Artisti Drammatici e S.I.A.: i capocomici iscritti all’Unione acconsentono a rappresentare solo il repertorio protetto dalla S.I.A. Ma tale accordo si rivelerà un fallimento.

L'eredità del passato: Paolo Ferrari

La commedia a tesi

Il teatro borghese italiano vede le sue radici nella commedia del modenese Paolo Ferrari (1822-1889): protagonista è la classe borghese in ascesa, senza però che ne venga dato un ritratto polemico. Primo testo che si avvicina al teatro a tesi è la commedia Prosa (1858), il cui intento è “ricondurre i giovani ad avere il coraggio di professare con orgoglio patriottico la via del dovere”. Dramma a tesi poiché alla base c’è una teoria da dimostrare. Ferrari mira sempre ad un teatro educativo che migliori e rafforzi i valori morali tradizionali: questo però comporta una limitazione della capacità creativa.

A Ferrari è legato il primo grande successo di sala del Manzoni, Il ridicolo (1872); questo grazie alla compattezza e all’efficace sviluppo drammatico ed inaspettato delle situazioni. Colpita è l’abit...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/05 Discipline dello spettacolo

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher viola_fr di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Drammaturgia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Cambiaghi Mariagabriella.
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