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dialogano ed operano tagli riflette il lavoro sinergico tra le due figure. È descritta anche la presenza

dei critici che partecipano attivamente al commento degli spettacoli.

Praga sottopone ai colleghi la lettura del copione de Le vergini nel 1889 e modifica,su loro

consiglio,la parte finale. Nonostante questo molti lo criticheranno per le manchevolezze dello

spettacolo. Anche Giacosa (stabilitosi a Milano nel 1888 ed era poco presente negli ambienti teatrali

ma era considerato un'autorità e un punto di riferimento),drammaturgo affermato,sottopone al

giudizio le fasi della stesura di Come le foglie,fino al giorno del debutto soprattutto per il finale.

L'interesse verso il lavoro altrui si inserisce nel progetto di promozione culturale e di rinnovamento

della scena italiana. La novità della drammaturgia di Come le foglie conquista il pubblico e consacra

Giacosa a livello nazionale:alla prima sono presenti molti inviati delle varie testate ma in particolare

quelle milanesi,le più critiche.

Rapporti stretti si instaurarono anche tra Gerolamo Rovetta e Augusto Mazzucchetti:Mazzucchetti

(critico) seguì drammi di Rovetta dalla scrittura all'allestimento.

Tutti i protagonisti del Manzoni sapevano di star vivendo un cambiamento tra mondanità e

tradizione. Nel 1891 venne rappresentata Casa di bambola di Ibsen che ebbe successo perchè messa

in scena in un momento di trasformazione del gusto del pubblico. In particolare il pubblico del

Manzoni era attento ed esperto,capace di premiare i testi innovativi e di abissare i drammi che non

gli piacevano. Anche la critica appoggia gli esperimenti più innovativi,facendo del Manzoni un

punto di riferimento nazionale tanto che Praga consiglia un debutto milanese dove il successo conta

davvero.

All'inizio degli anni '90 a Milano debuttano gli spettacoli italiani di qualità,anche se non sempre con

un successo pieno,ma distinti per il lavoro di sinergia tra drammaturgo,attori e critica.

L'ambientazione è contemporanea e rappresenta nei dettagli la società borghese:si rivolge all'Italia

attraverso l'analisi della società lombarda,modello del capitalismo. L'ambientazione è spesso

milanese,con precisi riferimenti ai luoghi della città.

Silvio D'Amico definì questa commedia borghese milanese ma Praga ribatte che la commedia non è

borghese perchè di spessore rispetta alla rappresentazione d'ambiente,in quanto presenta profondità

di contenuti.

Il gruppo del Manzoni vuole fare del teatro che si specchio critico dei valori contemporanei,

l'ambiente come elemento di verità dove far muovere personaggi plausibili per inserire i conflitti

psicologici degli individui.

Praga contesta anche l'aggettivo milanese perchè sembra sminuire la scrittura,relegandola ad un

fattore settentrionale quando voleva essere un'opposizione nazionale alla predominanza straniera

nelle stagioni teatrali.

D'Amico risponde che l'aggettivo borghese intende un teatro universale,capace di trasportare i

valori umani fuori al contesto storico per arrivare al pubblico di qualsiasi epoca. Mentre milanese è

dovuto al fatto che fu Milano il centro di questo rinnovamento.

Anche se Praga ha rifiutato di essere categorizzato,a posteriore la drammaturgia del periodo appare

come un esperimento omogeneo volto al rinnovamento della messinscena. Le novità erano il

contatto tra drammaturghi e attori,la discussione collettiva dei copioni e l'allestimento guidato per

fornire al pubblico una commedia nuova. L'allestimento era unito alla scrittura per fornire un

spaccato di realtà,immediatamente riconoscibile,con riferimenti alla vita dell'epoca.

Gli interni rimandano al fuoriscena,gli attori compiono gesti banali ma mai inutili per trasmettere la

psicologia del personaggio. Per questo aumentano le didascalie e si affinano le soluzioni sceniche.

L'aumento delle didascalie porta l'autore al centro dell'allestimento:inizia,quindi,a rivendicare i

diritti sul testo.

I rapporti con la S.I.A. e le baruffe di inizio secolo.

La centralità assunta degli autori del Manzoni si lega agli interessi della S.I.A. (Società Italiana

degli Autori) nata a Milano nel 1882 e diventata Ente morale con Regio Decreto nel 1891. la S.I.A.

nasce con lo scopo di tutelare il diritto di proprietà letteraria e artistica degli autori e a promuovere

le rappresentazioni di italiani.

Tra il 1896 e il 1911 Praga è il presidente della S.I.A. e riesce a trasformarla in un'efficiente

organizzazione,grazie al suo lavoro di ragioniere,che allarga il numero dei soci e riscuote le

percentuali sulle rappresentazioni grazie a degli agenti presenti in teatro.

Il gruppo del Manzoni è sempre tra i firmatari della iniziative della S.I.A. che sento la necessità di

affidarvi la gestione dei lavori drammatici nazionali e stranieri,fino alla minaccia di rifiutare il

permesso di rappresentazione a chi mette in scena opere non protette. Da qui parte una polemica

con capocomici ed impresari che porta ad un convegno nel 1904 con la rappresentanza di autori,

capocomici e attori. Vi furono incomprensioni dal primo giorno. Si stabilì che se il capocomico non

si fosse attenuto al cambiamento di data per l'inizio dell'anno comico,gli si sarebbe negata la

possibilità di rappresentare opere protette dalla S.I.A. Giacosa sospese la lettura del memoriale dei

capocomici,ponendo fine ad ogni possibilità di accordo. Talli sostenne che l'eccessiva presenza di

autori e critici nell'allestimento avrebbe penalizzato l'autonomia creativa delle compagnie.

Nel 1906 gli autori del Manzoni soci S.I.A. si schierano contro Suvini e Zerboni che gestivano 7

teatri milanesi e ambivano al Manzoni:la minaccia era un trust di gestione che avrebbe influenzato

il cartellone. Da qui la S.I.A. deliberò che avrebbe rifiutato il permesso di rappresentazione ai

capocomici che si fossero recati in teatri gestiti da persone/enti che in città ne gestissero già un

altro.

Nel 1906 si iniziò a costruire la compagnia stabile del Manzoni che debuttò nel 1909.

nel 1907 gli autori di punta del Manzoni costituirono il Comitato dei Sette per opporsi al nuovo

trust Chiarella-Re Riccardi.

Nel 1909 ci fu il Patto di alleanza tra l'Unione dei Capocomici e l'Unione Artisti Drammatici con la

S.I.A. per un mutuo rapporto di cessione del repertorio e pagamento dei diritti. Si stabilì che dal

1910 al 1935 i capocomici iscritti all'Unione avrebbe rappresentato solo repertorio S.I.A. ma

l'accordo fallì poco dopo.

Il modello capocomico tradizionale stava entrato in crisi a causa dell'aumento del numero delle sale;

le compagnie risentono del clima teso e del repertorio datato che non permette grandi incassi nelle

repliche.

Praga lascia la S.I.A. per costituire una compagnia stabile del Manzoni che scioglierà nel 1917

quando non resterà più nessuno del gruppo del Manzoni.

L'eredità del passato:Paolo Ferrari.

La commedia a tesi.

Il teatro borghese italiano ha origine nel lavoro di Ferrari che si stabilisce a Milano da Modena nel

1861. Pone al centro l'immagine della classe dirigente in ascesa ma non ne fa mai un ritratto

polemico.

Il primo testo di teatro a tesi è la commedia Prosa del 1858,che con una seria comicità vuole

ricondurre i giovani ad avere coraggio nel professare con patriottismo la via del dovere per spezzare

quella delle sregolatezze. I dramma degli anni '60 hanno ambientazione contemporanea e sono

drammi a tesi:hanno una teoria da dimostrare indagando il costume contemporaneo,per confermare

i principi borghesi. È un teatro educativo che valorizza la moralità tradizionale che ne limita la

creatività perchè i personaggi devono rientrare in categorie preconcette.

Negli anni '70 è un autori di rilievo e il Manzoni ne fa il suo punto di riferimento,ospitando nel

1872 Amore senza stima debuttata nel 1868 ed ispirata alla Moglie saggia di Goldoni.

Il primo successo in sala per Ferrari è legato a Il ridicolo una commedia in 5 atti tratta da un

racconto di Ferrari. Il successo è dovuto alle doti di efficacie sviluppo drammatico e inaspettato

delle situazioni. L'autore colpisce l'abitudine al pettegolezzo che compromette la rispettabilità altrui:

le maldicenze hanno indotte una giovane moglie (Emma)a subire la separazione dal marito,dopo

che si era detto che il conte Metzbourg era uscito dalla stanza di Emma. La donna accetta in silenzio

la separazione,moltiplicando gli equivoci fino all'ultimo atto quando si scopre la verità:il conte

aveva visitato la sorella vedova di Federico,scagionando Emma e lasciando un lieto fine.

La trama è rapida e logica,convenzionale nell'ambiente e prevedibile nella psicologia dei

personaggi,il dialogo è vivace. I personaggi mancano di profondità e finiscono per essere degli

stereotipi,senza coerenza.

Non c'è intenzione di riproduzione realistica del contesto,né di connotazione sociale dei personaggi,

l'azione procede con espedienti tradizionali. La parte comica serve a sostenere la tesi che conferma

il buon senso comune senza criticare la società.

Le recite suscitano l'attenzione milanese,diventa l'opera rappresentativa della tecnica drammaturgica

del periodo.

Ferrari scriveva i copioni in stesure multiple,in contrasto con la critica che lo voleva creatore di

copioni disinvolto. Ferrari inaugura l'abitudine di seguire le prove e di mantenere un rapporto

diretto con la compagnia. Instaura un rapporto speciale con il capocomico Bellotti Bon.

Luigi Bellotti Bon diventa il capocomico di riferimento perchè offre una buona compagnia,

equilibrata e non dominata da primi attori.

Nel 1874 debutta al Manzoni con Il cantoniere una commediola in versi di un atto. Ebbe un grande

successo grazie al fatto di aver ripreso la suggestione di un fatto di cronaca:il protagonista Oreste

perde tutto nell'esondazione del Po ma riesce a salvare la famiglia.

In generale i lavori di Ferrari riscuotono una tiepida accoglienza a Milano anche quando,nel 1876,

viene presentato il dramma a tesi Il suicidio che affronta il tema dal punto di vista dei familiari,

sostenendo che il suicidio si ripercuote sui sopravvissuti lasciandoli nel dolore e nelle difficoltà

La novità è che Ferrari affronta il dramma dal punto in cui altri autori avevano chiuso i propri.

Nel 1877 Le due dame ha un'accoglienza migliore:commedia in 3 atti che contrappone la virtuosa

Rosalia-che da giovane ha vissuto in miseria e corruzione ma dopo il matrimonio si è dedicata alla

famiglia e alla tutela dei valori- a Gilberta-frivola e leggera ma con illustri origini. La società

borghese disprezza Rosalia ma ammira Gilberta,facendo ricadere il pregiudizio sui figli;finchè non

prevalgono le virtù interiori di Rosalia che riesce a dare un buon matrimonio ai due figli.

Il testo è debitore a Dumas jr,alla base si pone una tesi morale che però non influenza gli stati

d'animo e i comportamenti dei personaggi ma che deriva dalle loro azioni.

Il successo è dovuto soprattutto agli attori di Bellotti Bon.

Nel 1880 il pubblico decreta il fiasco di Un giovane ufficiale:l'insuccesso è tale che l'autore

modifica per intero il III atto per poter dare le repliche. L'anno successivo propone Alberto Pregalli,

una commedia sull'assoluzione di assassini per infermità mentali che riscuote alti e bassi con

contestazioni all'autore.

Il pubblico è più affezionato ai sui dramma passati,attratti dalla solidità della pièce,dalla teatralità

dei personaggi comici e della capacità di quelli patetici di commuovere il pubblico. I protagonisti

che devono dimostrare o smentire la tesi finiscono per essere meno efficaci e datati. Nei finali

trionfa il buon conservatore.

La drammaturgia di Ferrari è fuori dal nuovo orientamento drammatico. Gli intrecci servono per

mantenere viva l'attenzione,vi sono colpi di scena e i personaggi sono degli stereotipi. Ferrari piace

alla critica moderata e conservatrice.

Il circolo di casa Ferrari.

Giunto a Milano,Ferrari allarga la sua cerchia di conoscenze. Numerose amicizie le ha in ambito

professionale con l'Accademia Scientifico Letteraria,dove è professore di storia,poi di letteratura

italiana e infine di estetica. Era amatissimo per la sua indulgenza e disponibilità. Grazie alla sue

conoscenze in discipline storiche-umanistiche era socio di numerose Accademie filodrammatiche e

società culturali. Fu giornalista di critica teatrale e letteraria,dal 1883 al 1886 diventa direttore della

Compagnia Drammatica Nazionale,che lascerà per via dei pettegolezzi (compagnia nata a Roma per

incoraggiare lo sviluppo del teatro nazionale. Formazione semi-stabile prima presso il teatro Valle

poi presso quello di Via Nazionale. Si sciolse nel 1888). Ferrari risulta sempre circondato da

giovani che accoglie nella sua casa fino a creare il circolo di casa Ferrari come gruppo di

intellettuali compatto e vivace ma esposto alle critiche di chi non ne condividono le idee.

Ferrari è disponibile nella collaborazione con i colleghi dando indicazioni tecniche o suggerimenti

compositivi,per la promozione scenica allestendo le opere,con il contatto con i giovani

drammaturghi.

Il rapporto con Giacosa,avviato con epistolare,sfocia in una conoscenza personale in occasione della

rappresentazione milanese de I figli del marchese Arturo. La collaborazione diventa effettiva con Il

marito amante della moglie che debutta al Manzoni nel 1876 con un successo di pubblico grazie

anche alla compagnia di Pietriboni. Vi è anche una collaborazione per la promozione scenica:a

posteriori Giacosa riconosce che gran parte del successo è da attribuire alla messinscena di Ferrari.

Ferrari è intransigente nella cura della messinscena e nella direzione delle prove leggendo il testo e

recitandolo con gli autori. La direzione era volta alla tutela del testo ma la critica lo ritrae come il

paladino della volontà degli autori.

Gerolamo Rovetta.

Momi e la pittura d'ambiente.

È uno dei drammaturghi più produttivi,debutta al Manzoni nel 1877 con La moglie di Don

Giovanni,un dramma in 4 atti disapprovato dalla critica.

Gerolamo Rovetta,detto Momi,è di origine bresciana e si dedica al giornalismo e alla scrittura di

alcuni romanzi dove ritrae la mentalità della classe media emergente. Dai romanzi ricava i soggetti

per i dramma.

La trilogia di Dorina è la prima rappresentazione che afferma Rovetta,diventato il manifesto della

nuova drammaturgia ispirata alla realtà contemporanea che fa dividere il pubblico in due fazioni. Il

I atto è un successo,mentre il II atto è criticato dalla parte più conservatrice.

La vicenda ruota attorno a Dorina,giovane di umili origini,dotata di un talento naturale per il canto.

È insegnante presso una casa nobiliare ma viene allontanata perchè di lei si innamora Niccolino,il

rampollo della casata. Nel II atto Dorina entra in contratto con il mondo corrotto del teatro

musicale. Ne accetta i compromessi e diventa una cantante affermata,fino a conquistare un

nobiluomo che però non vuole dividerla con il suo pubblico. Dorina congeda l'amante con la vaga

di promessa di pensarci.

La novità è la tecnica drammatica attenta al contesto sociale e alla relazione tra personaggi che sono

il riflesso dell'ambiente in cui vivono.

Il titolo presenta la scelta innovativa:anziché una commedia in 3 atti,sono 3 commedie di un atto.

Infatti ogni atto ha il proprio carattere,personaggi,sviluppo e ambientazione.

Ogni atto si apre con una scena corale dentro cui si definiscono le posizioni e gli atteggiamenti dei

personaggi.

Rovetta pone attenzione alla pittura d'ambiente con numerose sequenze mimiche,con notazioni di

posizioni,toni recitativi e controscene. I personaggi sono emanazione dell'ambiente,l'autore pone

attenzione ai codici visivi,alle intonazioni recitative e ai gesti che connotano i personaggi.

Anche se Dorina è un po' melodrammatica,prevale la denuncia di influenza dell'ambiente. Il finale è

coraggioso perchè la trasgressione della protagonista è motivata dall'utile.

Rovetta si impegnò nella messinscena,anche dopo aver ceduto il copione alla compagnia Bellotti

Bon.

La nuova drammaturgia si presenta sin dalla composizione con ambientazioni inedite che portano la

necessità di organizzare i codici scenici per valorizzare il testo.

Il drammaturgo tratta con il capocomico prima di dargli i copioni,propone la distribuzione delle

parti,discute eventuale modifiche purchè legate alle capacità artistiche degli attori e non a capricci

personali. Pretende lunghe prove per garantire la resa scenica del suo testo.

Sia per Disonesti che per La realtà Rovetta prestò meticolosa attenzione alla messinscena.

In particolare La realtà è una storia di adulterio che sposta l'attenzione verso il tema della

reputazione personale negli incarichi pubblici e nell'ambito politico-sociale:Francesco Quarnarolo è

il neo eletto presidente delle Associazioni operaie che viene travolto da uno scandalo legato al suo

passato personale. La moglie lo aveva abbandonato per seguire l'amante e aveva mandato a

Quarnarolo del denaro per il mantenimento della figlia:i nemici di Quarnarolo affermano che quel

denaro era stato usato per finanziare la cooperativa socialista e che l'ex marito dichiarava che la

moglie fosse morta. Nonostante il protagonista cerca di dimostrare la verità,viene costretto alle

dimissioni e al carcere.

L'azione scenica è scarsa e si riduce alla resa dei conti con il passato che influenzano il presente

fino a distruggere il protagonista,inducendolo al suicidio. La critica è ancora più amara perchè

rivolta agli ambienti progressisti che si dichiarano liberi di pensiero e giudizi morali ma che in

realtà sono pieni di pregiudizi.

Il copista Marino è la figura che guida lo spettatore,enunciando la morale ovvero che il protagonista

ha osato sognare troppo ed erigersi oltre i propri orizzonti di vita.

La scrittura drammatica dà uno spaccato di realtà contemporanea. Le didascalie sono dettagliate e si

soffermano su ogni particolare della stanza. L'azione è condotta su più piani,disponendo i

personaggi per tutta la profondità del palcoscenico e con l'uso efficacie del fuori-scena. Importanti

sono anche i costumi per definire il ruolo sociale dei personaggi.

Lo dramma debutta nel 1895 ed è uno dei più convincenti del decennio,sottolineando la

maturazione del pubblico verso la nuova drammaturgia. I personaggi più riusciti sono i comprimari

che sintetizzano lo spirito e il senso dell'opera.

Mazzucchetti lo definisce un osservatore arguto e caustico,con un sentimento profondo di giustizia

per presentare Le due coscienze (due uomini hanno amato la stessa donna:Catone la lascia anche se

gli ha dato un figlio per i suoi doveri sociali;Andrea sacrifica la carriera per stare con lei e suo

figlio). Questo dramma mette in scena il dibatto tra ciò che è bene e ciò che è male,contro i

pregiudizi della classe dirigente cinica e gretta. È la riscossa di quella parte di società che non si

riconosce come senza scrupoli ed arrivista.

L'autore e il critico:il carteggio Rovetta-Mazzucchetti.

Durante gli anni '90 Rovetta inizia un rapporto con autori e critici.

Mazzucchetti apparteneva al gruppo di intellettuali del Manzoni,dove presentò un suo dramma nel

1885 grazie a Felice Cavallotti che poi lo inserì nell'ambiente del giornalismo culturale. Rovetta e

Mazzcchetti si scambiarono oltre 300 biglietti,lettere,avvertimenti o richieste tra il 1890 al 1910.

Le prime lettere sono per la promozione della Trilogia di Dorina,poichè Rovetta era interessato ad

supporto per la circolazione dell'opera.

Mazzucchetti diventa anche l'intermediario con la stampa e con i capocomici,ruoli che Rovetta

odiava. Inoltre leggeva i copioni in fase di stesura,partecipava anche alle prove.

Tra il due secoli Rovetta decise di scrivere drammi di ambientazione storica e Mazzucchetti

condusse le ricerca di materiali adatti.

Nel 1900 Mazzucchetti fu coinvolto ulteriormente nella composizione di Romanticismo. Nel 1901

Rovetta di dedica alla stesura durante il soggiorno in montagna per poi scrivere a Mazzucchetti per

ogni esigenza che aveva. Rovetta però era insoddisfatto della traduzione scenica e tagliò il testo.

Romanticismo debuttò nel 1901 con un consenso netto. Mazzucchetti dedica alla prima torinese

poche righe,sottolineando come il tema storico fosse stato trattato in un'ottica nuova che fa

emergere i dolori e le gesta personali e politiche di chi visse gli ultimi anni della dominazione

austriaca.

La vera recensione fu scritta per il debutto milanese al Manzoni. L'autore ha saputo trasmettere il

senso di collettività,rievocando momenti e tensioni ideali. Il successo è dovuto alla combinazione di

elementi realistici e valori collettivi.

Romanticismo è diverso dal dramma storico ottocentesco e anche dalla drammaturgia d'ambiente. In

parte attinge dalla drammaturgia realista e approfondisce psicologicamente i protagonisti ma è un

lavoro che si basa sulla sintassi teatrale con un calibrato senso del ritmo e colpi di scena. I caratteri

sono ben riusciti e permettono al pubblico di simpatizzare con loro.

Dopo Romanticismo la carriera di Rovetta di avvia al declino.

Marco Praga.

Lo specchio critico della morale borghese.

Nato a Milano nel 1862,figlio dello scapigliato Emilio,resta orfano a 13 anni. Per mantenersi lavora

come ragioniere presso l'Opera Pia ma la sua vera vocazione è la drammaturgia alla quale si accosta

frequentando gli ambienti del Manzoni.

Esordisce con Due case,scritto con Virgilio Colombo ma il suo primo testo recensito è L'amico del


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LaTita

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DETTAGLI
Esame: Drammaturgia
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dei beni culturali
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher LaTita di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Drammaturgia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Cambiaghi Mariagabriella.

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