Premessa
Per Praga, farsi rappresentare a Milano era coronare il suo successo: tra il 1800 e il 1900, Milano è il luogo più importante per il teatro drammatico. I drammaturghi compongono a contatto con colleghi e critici: si vogliono indirizzare verso il rinnovamento della scrittura e dell'allestimento scenico. I testi stampati vengono editi a Milano e si presentano ricchi di didascalie. Tra il 1912 e il 1917 il Teatro Manzoni ha la propria compagnia stabile.
Il rinnovamento teatrale di fine 800
Negli anni '80 dell'Ottocento si auspica un rinnovamento del teatro drammatico. In Italia questo passa attraverso il riscatto del testo: vengono promossi concorsi nazionali di drammaturgia in cui si vince l'onore di venire rappresentati nelle principali scene italiane e in particolare a Milano. Si cerca anche una nuova fisionomia della compagnia teatrale.
Nel 1881, Il Secolo lamentava la decadenza della drammaturgia italiana che ricorre a testi di secoli precedenti per dissimulare lo scarso studio e la mancanza di compagnie adeguate. Nella prima metà dell'Ottocento si era cercato di promuovere formazioni stabili finanziate dal governo, tema che ritorna dopo l'Unità.
A Milano nasce la Compagnia Drammatica Permanente legata al Teatro Manzoni, luogo del teatro di prosa. Inaugurato nel 1872 con il nome di Teatro della Commedia, l'anno dopo cambia in Teatro Manzoni in onore di Alessandro. Gestito da una società di azionisti, l'Anonima Teatro Sociale di Milano, che annovera nomi di spicco uniti dal desiderio di creare un luogo di prestigio per il teatro di prosa. Inizia la promozione della drammaturgia italiana di qualità. C'è l'idea di formare una compagnia stabile che durasse 5 anni e che recitasse non solo al Manzoni ma anche in altri teatri.
Il premio annuo della città di Milano
Venne istituito il Premio annuo della Città di Milano per la miglior produzione dell'anno. Ci sono dubbi sulla Compagnia Drammatica Permanente per paura di favoritismi: si teme che gli autori validi siano scartati a favore di quelli legati da qualche interesse personale.
Nuove esigenze drammaturgiche
Necessità di formare i giovani e di coniugare qualità drammaturgica a qualità scenica. Si promuove la diretta collaborazione con gli autori per una nuova forma di scrittura. Viene chiesto ai drammaturghi di spiegare un metodo compositivo, ma essi dichiarano impossibile esprimere il rapporto complesso tra esigenze artistiche e necessità della scena.
La figura del drammaturgo e del critico teatrale
Affiora una nuova identità del drammaturgo: autonomo nella composizione, impegnato nella messinscena e combattivo per il riconoscimento dei diritti d'autore. Nasce anche il critico teatrale che guida e supporta la nuova drammaturgia con un assiduo confronto con il mondo teatrale. Questo dualismo drammaturgo-critico è un'esclusiva del Teatro Manzoni: dopo ogni spettacolo intellettuali, drammaturghi e critici si trovavano al Caffè per discutere. Il Caffè diventa un luogo elitario dove si faceva colazione e si discuteva di successi e fiaschi della serata, in un clima esclusivo e ristretto.
Il prologo di Lea
Il Caffè diventa un luogo simbolo tanto che Cavallotti vi ambienta il prologo di Lea, che ottiene più consensi del pièce in sé. Il prologo è meta-teatrale con l'interno del Caffè e la sua attività. Lo scopo è quello di giustificare l'estetica del dramma: l'intenzione è rendere il dramma un documento sul dibattito che accompagna gli spettacoli. Mette in luce le abitudini del Caffè e, attraverso due giovani autori, espone il clima di collaborazione compositiva.
Emerge la poetica della nuova drammaturgia borghese basata sullo studio e la riproduzione dell'ambiente contemporaneo e il rifiuto di espedienti di matrice romantica e sentimentale. È un prodotto di autori esordienti con al centro una figura femminile, fattore più sensibile al cambiamento e alla contraddizioni borghesi.
La collaborazione tra Rovetta e Praga
Il prologo di Lea si rifà alla reale collaborazione tra Rovetta e Praga. La scena in cui autore e attore dialogano e operano tagli riflette il lavoro sinergico tra le due figure. È descritta anche la presenza dei critici che partecipano attivamente al commento degli spettacoli. Praga sottopone ai colleghi la lettura del copione de Le vergini nel 1889 e modifica, su loro consiglio, la parte finale. Nonostante questo, molti lo criticheranno per le manchevolezze dello spettacolo.
Il dramma di Giacosa e il suo successo
Anche Giacosa, stabilitosi a Milano nel 1888 ed era poco presente negli ambienti teatrali ma era considerato un'autorità e un punto di riferimento, drammaturgo affermato, sottopone al giudizio le fasi della stesura di Come le foglie, fino al giorno del debutto soprattutto per il finale. L'interesse verso il lavoro altrui si inserisce nel progetto di promozione culturale e di rinnovamento della scena italiana. La novità della drammaturgia di Come le foglie conquista il pubblico e consacra Giacosa a livello nazionale: alla prima sono presenti molti inviati delle varie testate ma in particolare quelle milanesi, le più critiche.
Collaborazioni e influenze teatrali
Rapporti stretti si instaurarono anche tra Gerolamo Rovetta e Augusto Mazzucchetti: Mazzucchetti (critico) seguì drammi di Rovetta dalla scrittura all'allestimento. Tutti i protagonisti del Manzoni sapevano di star vivendo un cambiamento tra mondanità e tradizione. Nel 1891 venne rappresentata Casa di bambola di Ibsen che ebbe successo perché messa in scena in un momento di trasformazione del gusto del pubblico. In particolare, il pubblico del Manzoni era attento ed esperto, capace di premiare i testi innovativi e di abissare i drammi che non gli piacevano. Anche la critica appoggia gli esperimenti più innovativi, facendo del Manzoni un punto di riferimento nazionale tanto che Praga consiglia un debutto milanese dove il successo conta davvero.
Debutti a Milano
All'inizio degli anni '90, a Milano debuttano gli spettacoli italiani di qualità, anche se non sempre con un successo pieno, ma distinti per il lavoro di sinergia tra drammaturgo, attori e critica. L'ambientazione è contemporanea e rappresenta nei dettagli la società borghese: si rivolge all'Italia attraverso l'analisi della società lombarda, modello del capitalismo. L'ambientazione è spesso milanese, con precisi riferimenti ai luoghi della città.
Il dibattito sul teatro borghese
Silvio D'Amico definì questa commedia borghese milanese, ma Praga ribatte che la commedia non è borghese perché di spessore rispetto alla rappresentazione d'ambiente, in quanto presenta profondità di contenuti. Il gruppo del Manzoni vuole fare del teatro che si specchio critico dei valori contemporanei, l'ambiente come elemento di verità dove far muovere personaggi plausibili per inserire i conflitti psicologici degli individui. Praga contesta anche l'aggettivo milanese perché sembra sminuire la scrittura, relegandola ad un fattore settentrionale quando voleva essere un'opposizione nazionale alla predominanza straniera nelle stagioni teatrali. D'Amico risponde che l'aggettivo borghese intende un teatro universale, capace di trasportare i valori umani fuori al contesto storico per arrivare al pubblico di qualsiasi epoca. Mentre milanese è dovuto al fatto che fu Milano il centro di questo rinnovamento.
L'eredità della drammaturgia borghese
Anche se Praga ha rifiutato di essere categorizzato, a posteriore la drammaturgia del periodo appare come un esperimento omogeneo volto al rinnovamento della messinscena. Le novità erano il contatto tra drammaturghi e attori, la discussione collettiva dei copioni e l'allestimento guidato per fornire al pubblico una commedia nuova. L'allestimento era unito alla scrittura per fornire un spaccato di realtà, immediatamente riconoscibile, con riferimenti alla vita dell'epoca. Gli interni rimandano al fuoriscena, gli attori compiono gesti banali ma mai inutili per trasmettere la psicologia del personaggio. Per questo aumentano le didascalie e si affinano le soluzioni sceniche. L'aumento delle didascalie porta l'autore al centro dell'allestimento: inizia, quindi, a rivendicare i diritti sul testo.
I rapporti con la S.I.A. e le baruffe di inizio secolo
La centralità assunta degli autori del Manzoni si lega agli interessi della S.I.A. (Società Italiana degli Autori) nata a Milano nel 1882 e diventata Ente morale con Regio Decreto nel 1891. La S.I.A. nasce con lo scopo di tutelare il diritto di proprietà letteraria e artistica degli autori e a promuovere le rappresentazioni di italiani. Tra il 1896 e il 1911 Praga è il presidente della S.I.A. e riesce a trasformarla in un'efficiente organizzazione, grazie al suo lavoro di ragioniere, che allarga il numero dei soci e riscuote le percentuali sulle rappresentazioni grazie a degli agenti presenti in teatro.
Le iniziative della S.I.A.
Il gruppo del Manzoni è sempre tra i firmatari della iniziative della S.I.A. che sento la necessità di affidarsi la gestione dei lavori drammatici nazionali e stranieri, fino alla minaccia di rifiutare il permesso di rappresentazione a chi mette in scena opere non protette. Da qui parte una polemica con capocomici ed impresari che porta ad un convegno nel 1904 con la rappresentanza di autori, capocomici e attori. Vi furono incomprensioni dal primo giorno.
Si stabilì che se il capocomico non si fosse attenuto al cambiamento di data per l'inizio dell'anno comico, gli si sarebbe negata la possibilità di rappresentare opere protette dalla S.I.A. Giacosa sospese la lettura del memoriale dei capocomici, ponendo fine ad ogni possibilità di accordo. Talli sostenne che l'eccessiva presenza di autori e critici nell'allestimento avrebbe penalizzato l'autonomia creativa delle compagnie.
Il trust teatrale e le reazioni
Nel 1906 gli autori del Manzoni soci S.I.A. si schierano contro Suvini e Zerboni che gestivano 7 teatri milanesi e ambivano al Manzoni: la minaccia era un trust di gestione che avrebbe influenzato il cartellone. Da qui la S.I.A. deliberò che avrebbe rifiutato il permesso di rappresentazione ai capocomici che si fossero recati in teatri gestiti da persone/enti che in città ne gestissero già un altro. Nel 1906 si iniziò a costruire la compagnia stabile del Manzoni che debuttò nel 1909.
Nel 1907 gli autori di punta del Manzoni costituirono il Comitato dei Sette per opporsi al nuovo trust Chiarella-Re Riccardi. Nel 1909 ci fu il Patto di alleanza tra l'Unione dei Capocomici e l'Unione Artisti Drammatici con la S.I.A. per un mutuo rapporto di cessione del repertorio e pagamento dei diritti. Si stabilì che dal 1910 al 1935 i capocomici iscritti all'Unione avrebbero rappresentato solo repertorio S.I.A. ma l'accordo fallì poco dopo. Il modello capocomico tradizionale stava entrando in crisi a causa dell'aumento del numero delle sale; le compagnie risentono del clima teso e del repertorio datato che non permette grandi incassi nelle repliche.
La fine della compagnia stabile del Manzoni
Praga lascia la S.I.A. per costituire una compagnia stabile del Manzoni che scioglierà nel 1917 quando non resterà più nessuno del gruppo del Manzoni.
L'eredità del passato: Paolo Ferrari
La commedia a tesi: Il teatro borghese italiano ha origine nel lavoro di Ferrari che si stabilisce a Milano da Modena nel 1861. Pone al centro l'immagine della classe dirigente in ascesa ma non ne fa mai un ritratto polemico. Il primo testo di teatro a tesi è la commedia Prosa del 1858, che con una seria comicità vuole ricondurre i giovani ad avere coraggio nel professare con patriottismo la via del dovere per spezzare quella delle sregolatezze. I drammi degli anni '60 hanno ambientazione contemporanea e sono drammi a tesi: hanno una teoria da dimostrare indagando il costume contemporaneo, per confermare i principi borghesi. È un teatro educativo che valorizza la moralità tradizionale che ne limita la creatività perché i personaggi devono rientrare in categorie preconcette.
Negli anni '70 è un autore di rilievo e il Manzoni ne fa il suo punto di riferimento, ospitando nel 1872 Amore senza stima debuttata nel 1868 ed ispirata alla Moglie saggia di Goldoni. Il primo successo in sala per Ferrari è legato a Il ridicolo una commedia in 5 atti tratta da un racconto di Ferrari. Il successo è dovuto alle doti di efficace sviluppo drammatico e inaspettato delle situazioni. L'autore colpisce l'abitudine al pettegolezzo che compromette la rispettabilità altrui: le maldicenze hanno indotto una giovane moglie (Emma) a subire la separazione dal marito, dopo che si era detto che il conte Metzbourg era uscito dalla stanza di Emma. La donna accetta in silenzio la separazione, moltiplicando gli equivoci fino all'ultimo atto quando si s...
-
Riassunto esame Drammaturgia, prof. Cambiaghi, libro consigliato Il caffè del teatro Manzoni
-
Riassunto esame Drammaturgia, prof. Cambiaghi, libro consigliato La vita e il teatro di Carlo Goldoni, Ferrone
-
Riassunto esame Drammaturgia, prof. Cambiaghi, libro consigliato Forme della drammaturgia, D'Angeli
-
Riassunto esame Drammaturgia, prof. Cambiaghi, libro consigliato Maestri drammaturghi nel teatro italiano del '900,…