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DIRITTO  PENALE-­‐COMMERCIALE  

LA RESPONSABILITA’ DA REATO DEGLI ENTI

Art. 27 comma 1,Cost.:”La responsabilità penale è personale”.

A lungo questa affermazione venne interpretata in senso molto restrittivo, cioè come l’equivalente

di un divieto di responsabilità per fatto altrui; in poche parole, un principio di colpevolezza,

nonostante fosse sancito nella Costituzione, non aveva rilevanza costituzionale, non era vincolante

per il legislatore. Successivamente, intorno agli anni ’60, la dottrina comincia ad interpretare in

modo diverso tale articolo, in modo più pregnante: esso non si limita a sancire il divieto di

responsabilità per fatto altrui, in realtà l’articolo consacra il principio di colpevolezza, inteso nel

senso che la responsabilità per fatto materialmente proprio, deve essere anche una responsabilità

per fatto proprio colpevole(svolta decisivo è la sentenza sull’inescusabilità dell’ignoranza della

legge penale).

LA NATURA DELLA RESPONSABILITA’ DEGLI ENTI

DI CUI AL D.LGS. 231/2001

1. amministrativa

Responsabilità enti: 2. penale

3. tertium genus che coniuga i tratti essenziali del sistema penale con quelli del

sistema amministrativo.

Impedimenti alla responsabilità penale enti:

1. societas delinquere non potest

2. articolo 27 Costituzione Articolo 27 della Costituzione

Comma 1. La responsabilità penale è personale

Comma 3. Le pene … devono tendere alla rieducazione del condannato

→Significati

1. Divieto di responsabilità per fatto altrui

2. Nullum crimen sine culpa

Teoria antropocentrica incompatibilità con la responsabilità penale degli enti

INCOMPATIBILITA’ TRA ART 27 COST E CRIMINALIZZAZIONE DEGLI ENTI (CONCEZIONE

ANTROPOMORFICA DEL DIRITTO PENALE)

-divisione tra soggetto che ha materialmente commesso il fatto(persona fisica) e soggetto imputato per il

reato (persona giuridica) ---àdivieto di responsabilità per fatto altrui,iniquità di sanzioni

-mancanza di volontà dell’ente (dolo o colpa) ---à impossibilità dell’ente di interiorizzare il disvalore della

condotta -à assenza di rieducazione della pena

Le aperture dell’articolo 27 della Costituzione

Teoria dell’immedesimazione organica

1. Nuova interpretazione del divieto di responsabilità per fatto altrui

2. Nuove interpretazioni del principio di colpevolezza

a. responsabilità di rimbalzo colpa di organizzazione

b. nozione di colpevolezza ad hoc per le persone giuridiche

 

Diventa  quindi  difficile  applicare  tale  articolo  alla  

RESPONSABILITA’  PENALE  DA  REATO  DELLE  PERSONE  

GIURIDICHE:  qualora  sia  commesso  un  reato,  a  soggetti  diversi  dalle  persone  fisiche  e  costituiti  da  enti  di  

carattere  collettivo  o  comunque  caratterizzati  dalla  presenza  di  un  consistente  momento  organizzativo  nel  

quale  sia  inserito  l’autore  del  fatto  criminoso.  

La  bibliografia,nazionale  ed  internazionale,  sul  tema  è  ormai  di  mole  sterminata,  impossibile  da  dominare  e  

ad  oggi  l’esperienza  giurisprudenziale  è  molto  limitata.  

Tutta  questa  incapacità  legislativa  e  giurisprudenziale  deriva  dalla  impossibilità  di  colpire  penalmente  un  

soggetto  (ente),  diverso  dall’uomo  per  un  reato  che  viene  commesso  da  una  persona  fisica.  Questo  avviene  

per  lo  meno  in  Italia.  In  tanti  altri  ordinamenti,  non  mancano  suggerimenti  ed  applicazioni  di  una  punizione  

dell’ente  per  un  reato  senza  il  tramite  necessario  della  responsabilità  di  una  persona  fisica;  un  reato  quindi  

dell’ente.  

Ma  perché  non  viene  riformato  questo  concetto  ed  introdotto  nel  Codice  Penale?  

Perché  ciò  comporterebbe  un  radicale  mutamento  della  prospettiva  del  reato  così  come  è  stata  intesa  da  

ormai  un  secolo  ai  giorni  nostri→il  diritto  penale  tradizionale  è  sempre  stato  un  affare  che  vedeva  

dialetticamente  contrapposte  due  figure,  in  carne  ed  ossa,  l’aggressore  e  l’offeso,  con  al  massimo,  la  

variante  della  pluralità  dei  soggetti(concorso  di  persone  nel  reato  o  nei  reati  associativi).  

MA  l’allarme  creato  a  livello  globale  dalle  manifestazioni  del  

corporate  crime   ha  generato  nei  diversi  

ordinamenti  giuridici  la  rincorsa  a  forme  di  controllo  dell’attività  d’impresa  allo  scopo  di  prevenire  la  

perpetrazione  di  reati  al  suo  interno.  Alla  base  di  questo  atteggiamento,  vi  è  la  presa  di  coscienza  

dell’imprescindibile  necessità  di  trattare  gli  enti  collettivi  come  soggetti  che,  alla  stregua  delle  persone  

fisiche,  possono  e  devono  essere  puniti  in  caso  di  condotta  illecita.  

 

Vediamo  nella  storia  come  si  è  evoluta  la  disciplina  della  responsabilità  penale  degli  enti.  

Gli  sviluppi  degli  anni  sessanta  misero  in  evidenza  con  brutale  chiarezza  che  l’eventuale  dannosità  della  

fabbrica  non  era  limitata  dai  cancelli  di  ingresso,  non  era  separata  dal  resto  della  comunità.  Tale  rivoluzione    

nel  modo  di  osservare  il  mondo  industriale,  estendeva  al  di  fuori  dei  muri  di  cinta  della  fabbrica  la  

dannosità  della  stessa  e  poteva  perciò  colpire  soggetti  inconsapevoli.  

  Vicenda dell’Icmesa di Seveso.

  Il cosiddetto “disastro di Seveso” avvenne il 10 luglio 1976 nello stabilimento della società Icmesa di Meda, confine nate con

Seveso. Un reattore chimico destinato alla produzione di triclorofenolo, un componente di diversi diserbanti, a causa della

  perdita di controllo della temperatura, si scaldò oltre i limiti previsti. L’incidente comportò la fuoriuscita per la durata circa di

  venti minuti di un forte getto di vapore bianco, formando una nube densa ed estesa. Questa nube tossica causò molti danni

  ambientali ma anche sull’uomo, nei comuni limitrofi.

Sul piano della responsabilità penale il direttore tecnico della società, venne condannato per il reato di cui all’articolo 449 del

  Codice Penale (delitto colposo di danno), aggravata ai sensi dell’articolo 61 n.3 C.P.(l’avere,nei delitti colposi, agito

  nonostante la previsione dell’evento), perché per la sua funzione e preparazione specifica si trovava nelle condizioni più idonee

  a rappresentarsi i rischi connessi al procedimento adottato nello stabilimento di Seveso e a rilevare le insufficienze delle cautele

  in atto.

 

Con  la  necessità  politica,  e  non  solo,  di  un  superamento  del  principio   societas  delinquere  non  potest,  nel  

tempo,  si  osservò  con  una  certa  frequenza,  in  diversi  ordinamenti,  l’evolversi  di  una  responsabilità  che  

prendeva  corpo  in  sanzioni  afflittive,  attribuita  a  gruppi  di  individui  o  a  soggetti  che  non  avevano  

partecipato  alla  commissione  del  fatto,  ma  ne  subivano  le  conseguenze  in  quanto  realizzato  da  persone  a  

loro  in  qualche  modo  collegate  (non  vi  era  un  nesso  tra  il  reale  reo  e  chi  veniva  accusato  o  sanzionato).  

Quest’ultimo  fenomeno  nasceva  per  effetto  del  rapporto  servo-­‐padrone,  infatti,  l’evento  dipendeva  

dall’inesistente  o  assai  limitata  capacità  giuridica  del  soggetto  sottoposto,  cioè  chi  era  comandato  non  

poteva  avere  delle  responsabilità  di  un  certo  tipo,  perché  rispondeva  semplicemente  a  degli  ordini.  E  a  

questa  difficoltà  di  trovare  il  “colpevole”,  seguiva  la  necessità  di  individuare  un  soggetto  pienamente  

capace,  soprattutto  dal  punto  di  vista  patrimoniale  dato  che  si  trattava  di  sanzioni  pecuniare,  per  

rispondere  delle  conseguenze  degli  illeciti  commessi  dai  suoi  sottoposti(il  tutto  lo  rapportiamo  agli  illeciti  

commessi  da  uno  o  più  soggetti  appartenenti  allo  stesso  gruppo  organizzato  e  riconosciuto  dal  diritto,  

l’ente).  

L’articolo  27  della  Costituzione  ha  introdotto  un  “ripudio”  generale,  nei  confronti  di  qualsivoglia  sanzione  

collettiva,  cercando  di  individuare  il  colpevole  in  una  e  una  soltanto  persona  fisica  (salve  eccezioni  dette  

prima).  E  solo  in  tempi  recenti    (a  parte  i  casi  particolarissimi  di  Norimberga  e  Tokyo:un  giudice  

straordinario  creato  per  la  prima  volta  dopo  che  si  è  manifestato  l’illecito  penale,  che  in  codesti  casi  ha  

interessato  paesi  di  tutto  il  mondo)  si  è  sviluppata  una  sensibilità  per  una  giustizia  internazionale  volta  a  

perseguire  i  crimini  contro  l’umanità  e  il  genocidio.    

MA  nei  vari  ordinamenti,  si  è  riscontrata  una  responsabilità  attribuita  a  enti  dotati  di  una  qualche  

soggettività,  quali  la  famiglia,  la  corporazione,ecc.  e  solo  con  una  lentezza  nei  tempi  e  nei  modi,  si  arriverà  

ad  una  completa  attribuzione  di  una  soggettività  piena  a  enti  organizzati  ad  uno  scopo.  

Vediamo  come   la  disgregazione  e  poi  la  scomparsa  dei  “gruppi”(comuni,  

casati,ecc.)costituiscano  la  premessa  indispensabile  per  lo  sviluppo  della    

moderna  persona  giuridica  ed  in  particolare  della  società  “anonima”  votata  

al  commercio  ed  alla  produzione.  

Tempi  addietro  era  facile  trovarsi  di  fronte  a  forme  di  responsabilità  per  esempio  di  comuni,  dei  

Ø gruppi  parentali,  dei  casati.  Questo  perché  nella  riflessione  medievale,  l’atto  di  un  uomo  si  

propagava  in  onde  collettive.  MA  la  propagazione  della  responsabilità  al  gruppo  di  appartenenza  e  

l’estensione  al  ceppo  che  attribuiva  l’identità  al  singolo,  furono  lentamente  dissolti  dalla  

costruzione  dello  Stato  moderno.  Esso  era  fondato  sul  dominio  assoluto  dell’autorità  centrale  

(senza  alcuna  interposizione)  e  disgregava  i  vecchi  gruppi  eretti  sul  ceto,  sulla  famiglia,  sulla  

comunità  di  appartenenza,  fino  ad  arrivare  alla  disgregazione  dei  componenti  in  elementi  

semplici:l’individuo.  QUINDI  la  riduzione  della  vicenda  penalistica  a  un  semplificato  rapporto  tra  

individuo  e  potestà  punitiva,  monopolizzata  dal  sovrano  o  dal  centro  di  potere,  affonda  le  sue  radici  

nel  cambiamento  delle  forme  di  manifestazione  del  potere.  

Tutto  ciò  ha  poi  delle  conseguenze  sugli  studi  penalistici:  le  riflessioni  di  Beccaria  e  altri  come  

lui,assumevano  sempre  come  fatto  oggetto  di  rimprovero  il  singolo  individuo,  poiché  solo  rispetto  

ad  esso,  secondo  questi  studiosi,  si  poteva  predicare  l’utilità  della  pena(per  esempio  Beccaria  si  

opponeva  alla  confisca  dei  beni,osservando  che  essa  finiva  per  colpire  soggetti  innocenti,  che  non  

avevano  cioè  commesso  il  fatto).  

                                                        viene  meno  la  responsabilità  dei  gruppi  

Nel  tempo  le  imprese  che  la  borghesia  nascente  si  accingeva  ad  affrontare  erano  finanziariamente  

Ø di  dimensioni  tali  da  rendere  inadeguato  il  sostegno  dell’imprenditore  individuale  e  del  singolo  

mercante.  Da  qui,  in  Olanda  e  Gran  Bretagna,  viene  riconosciuto  il  privilegio  della  responsabilità  

limitata,  che  garantiva  ai  vari  partecipanti  all’impresa,  se &

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Scienze giuridiche IUS/17 Diritto penale

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