Estratto del documento

Manuale di linguistica italiana

Storia, attualità, grammatica

Alle radici dell'italiano

L'italiano è una lingua indoeuropea, ovvero una lingua virtuale, ricostruita dagli studiosi moderni in base alla comparazione tra più lingue note, vive o morte. Sono indoeuropee: l'inglese, l'hindi e lo spagnolo.

Verso la fine del II millennio, le popolazioni parlanti il dialetto indoeuropeo, che poi sarebbe diventato il latino, si sono stanziate in Italia. Nei primi secoli del I millennio, all'epoca della fondazione di Roma, il latino era parlato sono nella città di Roma, a stretto contatto con popolazioni di lingua etrusca a Nord, e di lingua osco-umbra a Est e Sud. Dell'etrusco ignoriamo molte cose, ma sappiamo che si trattava di una lingua non indoeuropea; l'osco-umbro era invece un insieme di lingue e dialetti indoeuropei. L'etrusco e l'osco-umbro hanno avuto notevole influenza sul latino, soprattutto in ambito lessicale.

Decisamente più importante l'influsso dal greco. Persino l'alfabeto latino è apparentato con gli alfabeti greci occidentali. Il greco ha fornito al latino le parole e soprattutto l'impalcatura concettuale di molto lessico astratto:

  • Attraverso l'assegnazione di nuovi significati a parole già esistenti
  • Tramite nuove formazioni.

Inoltre ha permeato tutto il vocabolario religioso:

  • Per esprimere nozioni estranee alla cultura pagana
  • Per sostituire latini troppo compromessi con il paganesimo.

Il latino volgare

L'italiano deriva dal latino e appartiene alla famiglia delle lingue romanze/neolatine. All'epoca della sua massima diffusione, il latino raggiunse regioni dell'Africa, dell'Asia e dell'Europa centrosettentrionale. È assai consistente l'area in cui si parlano ancora lingue romanze; quest'area si chiama Romania e si estende dal mar Nero all'oceano Atlantico.

  • Una parte del vocabolario latino è arrivata fino a noi senza soluzioni di continuità. Parole di trafila popolare o ereditarie.
  • La maggioranza è stata recepita nei secoli per via scritta. Parole di trafila dotta o latinismi/cultismi.

Il latino era una realtà complessa e varia; quello che si studia a scuola è solo una minima porzione di questa lingua:

  • Il latino classico è quello codificato da grandi scrittori nell'età di Cesare e di Augusto e per secoli ammirato come modello letterario insuperabile; l'aggettivo classico fu assegnato da Aulo Gellio, che applicò la suddivisione della popolazione in diverse classi economiche, classici erano gli scrittori eccellenti, quelli da guardare come modello.
  • Chi parlava latino, parlava il cosiddetto latino volgare, che variava molto a seconda dei luoghi; è il latino dell'uso famigliare.

Dato che il volgare coincide con la lingua parlata, è difficile la sua ricostruzione. Le fonti di cui si dispone sono:

  • Le iscrizioni di carattere privato, come graffiti
  • Le testimonianze di grammatiche e maestri di scuola che ne attestano la vitalità
  • Gli scritti semianalfabeti, come testi privati, diari e lettere
  • Le opere di autori letterari che tendano alla riproduzione dell'uso popolare, anche se filtrato dalla loro coscienza artistica
  • Il confronto fra le lingue romanze, che consente di ricostruire una forma non documentata ma ragionevolmente attribuibile al latino parlato.

La variazione linguistica

Studiare una lingua in diacronia significa esaminare i mutamenti che nel corso del tempo hanno interessato quella lingua in tutta la sua evoluzione.

Le trasformazioni di una lingua in diatopia sono quelle determinate dallo spazio geografico in cui quella lingua si parla.

Una lingua può mutare anche in relazione alla diastratia ovvero allo strato sociale, al grado di istruzione e quindi alla competenza linguistica dei parlanti.

Studiare una lingua in relazione alla diafasia significa indagarne le trasformazioni legate alla situazione comunicativa.

Ogni lingua varia anche in rapporto alla diamesia, a seconda del canale di comunicazione che viene usato per trasmettere un dato messaggio.

Classificazione dei suoni nella lingua italiana

La distinzione tra vocali e consonanti si basa sul fatto che nell'articolare le vocali l'emissione d'aria, sfruttando la cavità orale come cassa di risonanza, non incontra ostacoli; nella realizzazione delle consonanti invece l'aria incontra un ostacolo.

  • Le vocali si distinguono in base alla posizione che la lingua assume durante l'articolazione:
    • La a è centrale
    • La e aperta (è), la e chiusa (é) e la i sono anteriori/palatali, si articolano con la lingua in posizione avanzata e sollevata verso il palato duro
    • La o aperta (ò) e la o chiusa (ó) e la u sono posteriori/velari, si articolano con la lingua in posizione arretrata e sollevata in corrispondenza del velo palatino.
  • Le consonanti si differenziano in base a tre parametri:
    • Il modo di articolazione:
      • Occlusiva se c'è una chiusura che interrompe l'uscita d'aria
      • Costruttiva, fricativa o spirante se c'è un restringimento che non interrompe il flusso d'aria
      • Affricata se è costituita da un elemento occlusivo e un elemento costrittivo connessi tra loro
    • Il luogo di articolazione
      • Labiali, articolate con le labbra
      • Labiodentali, con labbra e denti
      • Dentali
      • Alveolari, la punta della lingua tocca gli alveoli inclusivi superiori; la l si chiama laterale
      • Palatali
      • Velari.
    • Tratti accessori come il carattere orale o nasale del suono; la presenza o l'assenza di vibrazione delle corde vocali; la diversa energia articolatoria.
  • Esistono anche due semiconsonanti/semivocali
    • Lo <iod>, palatale, ovvero il suono i di ieri e notaio
    • Il <wau>, velare, ovvero la u di uomo e buono.

Dal latino all'italiano: i suoni

In latino esistevano 10 vocali. Nel tardo latino, questo sistema entrò in crisi e nel vocalismo divenne determinante non più la quantità delle vocali (lunghe-brevi), ma la qualità o timbro (chiuse-aperte). Nella maggior parte della Romania si sviluppò per le vocali toniche un sistema di sette unità: i, è, è, a, ò, ó, u.

In fiorentino, la è e la ò toniche che si trovavano in sillaba libera o aperta dittongarono rispettivamente in iè e uò.

Ī Ĭ Ē Ĕ Ā Ă Ō Ŏ Ū Ŭ
Latinoclassico i é è a ò ó u
Italiano uòfiorentino

Un fenomeno toscano è l'anafonesi, che consiste nella chiusura delle vocali toniche é e ó rispettivamente in i e u. Dei dittonghi del latino classico AE confluisce in E pronunciata aperta; OE si confonde con E chiusa e AU si riduce nell'Alto Medioevo a o aperta.

Tra le vocali atone, non accentate, poste rispettivamente prima o dopo della sillaba accentata, le dieci del latino classico si riducono a cinque, venendo meno la e e la o aperte.

Ī Ĭ Ē Ĕ Ā Ă Ō Ŏ Ū Ŭ
Latinoclassico I e a o
Italiano

Nel passaggio dal latino all'italiano, si può assistere all'epentesi, ovvero allo sviluppo di una vocale o di una consonante all'interno della parola; se l'incremento avviene a inizio parole si parla di protesi, se alla fine epitesi.

Più frequente è la sincope, ossia la caduta di una vocale all'interno di una parola, se all'inizio aferesi, se alla fine apocope/troncamento.

Nel consonantismo è notevole la sonorizzazione parziale delle consonanti sorde intervocaliche, ovvero la tendenza delle consonanti sorde poste tra due vocali o tra vocale e r del latino a diventare in italiano sonore. Il fenomeno interessa le tre occlusive p, t, k, che si trasformano in b,d,g, e la sillabante s.

Nessi consonantici

  • In alcune sequenze di due consonanti, la seconda ha per così dire "reso simile" a se la prima, producendo un'assimilazione regressiva (lactem>latte, septem>sette). Il fenomeno inverso si chiama dissimilazione, che si verifica quando in una sequenza fonica si avverte l'esigenza di evitare la ripetizione di uno stesso suono (venenum>veleno).
  • I nessi di consonante + L evolvono in nessi di consonante + <iod> (plus>più, clamat>chiama).
  • I nessi intervocalici di consonante + <iod>, nei quali confluiscono le sequenze latino-classiche di consonante + i e di consonante + e, offrono un ampio spettro di esiti:
    • Le consonanti diverse da R e S si raddoppiano (habeat>abbia)
    • Se la consonante è un’affricata palatale sorda o sonora, lo <iod> viene assorbito (faciat>faccia, regia>reggia)
    • Una laterale e una nasale dentale, dopo essersi raddoppiate, evolvono ulteriormente dando luogo a suoni palatali
    • Le dentali, sorda e sonora, passano ad affricate alveolari
    • Quando al nesso S + <iod>, in fiorentino si hanno originalmente due esiti distinti, imperfettamente rappresentati dalla grafia: sibilante palatale sorda e sonora
    • In R + <iod>, la consonante cade (area>arja>aia).

Gli allotropi: sono forme che si differenziano per ragioni fonetiche, ma anche semantiche, quando dalla stessa base latina derivano a volte due o più parole italiane: speso una per via popolare, l'altra per via dotta. Di solito la parola sviluppa un significato concreto, quotidiano, marcato dall'affettività; la parola dotta, più vicina alla base latina anche sotto il profilo fonetico, tende a mantenere il significato originario del latino classico.

Dal latino all'italiano: le forme

Le trasformazioni morfologiche possono essere riassunte in tre:

  1. Perdita delle declinazioni e del sistema dei casi: delle cinque declinazioni del latino classico, le due più deboli scompaiono quasi completamente. In particolare, i vocaboli della quinta e i femminili della quarta confluiscono nella prima; i maschili della quarta vengono assorbiti dalla seconda. La prima e la seconda declinazione sono di fatto le uniche rimaste produttive in italiano.
  2. Perdita del neutro: scomparso il neutro, i generi si riducono a due: maschile e femminile. L'italiano mantiene una traccia dell'antico plurale neutro in una serie di plurali femminili in –a. in generale, accanto al plurale in –a, esiste un plurale regolare in –i; in questi casi il primo ha valore collettivo, il secondo indica piuttosto una molteplicità di oggetti considerati nella loro individualità. In altri casi, un originario plurale neutro in –a è stato percepito come un femminile singolare.
  3. Ristrutturazione del sistema verbale:
    • Delle quattro coniugazioni del latino classico, restano produttive la I e la IV
    • Molte forme verbali sintetiche scompaiono senza lasciare traccia, sostituite da forme analitiche
    • Nasce il condizionale formato dalla combinazione dell'infinito con una forma ridotta del perfetto latino volgare di habeo.

Produttività linguistica: è la capacità di una classe morfologica di generare nuove parole. In italiano sono produttive le classi nominali dei maschili in –o e dei femminili in -a.

Dal latino all'italiano: le parole

Diverse parole, proprie del lessico poetico o elevato, scompaiono però senza lasciar traccia se non in alcuni nomi di luogo che continuano. Per il resto, l'innovazione segue tre direttrici fondamentali:

  1. Si preferiscono parole espressive, più trasparenti e immediate, e anche morfologicamente più regolari
  2. Escono d'uso parole di scarso corpo fonico, ulteriormente decurtate dalla perdita delle consonanti finali
  3. Per effetto di queste due tendenze, molte parole semplici sono sostituite dai rispettivi diminutivi, fonicamente più corposi e più carichi di affettività.

Sono molto comuni i cambiamenti di significato:

  • L'influsso della semantica cristiana (orare, da chiedere a pregare)
  • La collisione omofonica, ovvero il fenomeno per il quale due parole in origine diverse diventano foneticamente uguali (bellus, bello ha la meglio su bellum, guerra)
  • Le metafore espressive
  • Le metonimie di varia motivazione

La metafora: consiste nella sostituzione di una parola con un'altra che condivida con la prima almeno un tratto semantico.

La metonimia: consiste nel designare un concetto ricorrendo a un concetto diverso, legato al primo da una certa relazione.

I latinismi/cultismi

Sono una componente essenziale dell'italiano contemporaneo. Per risalire all'origine dotta o popolare di una parola derivata dal latino, il criterio più sicuro è quello di affidarsi a requisiti non tanto semantici, quanto fonetici. I principali indizi formali che permettono di riconoscere un latinismo sono:

  • Il mancato sviluppo di Ĭ e Ŭ rispettivamente in è e ó
  • La conservazione di AU, che popolarmente passa a o aperta (causa>cosa, augustus>augusto)
  • La conservazione di B intervocalica, che popolarmente si spirantizza in v (habitare>abitare)
  • La conservazione del nesso NS intervocalico, che popolarmente si riduce a s (pesare>pensare)
  • La conservazione dei nessi di consonante + L, che popolarmente si trasformano in consonante + <iod>
  • Conservazione di <iod> nelle sequenze –zia, -zio, -zione di giustizia, vizio, stazione risalenti a basi latine con T+ <iod>, che popolarmente avrebbero dato un affricata dentale intensa.

Latino e italiano nella letteratura

Nel Medioevo la lingua abituale nella quale i letterati scrivevano le proprie opere era il latino. Anche i grandi scrittori trecenteschi hanno scritto in latino una parte consistente delle loro opere. Solo con il XVI secolo si fa strada, soprattutto in Toscana, una corrente avversa al latino e favorevole al volgare. Uno dei massimi esponenti è il fiorentino Leonardo Salviati.

Il volgare e poi l'italiano conservano a lungo l'impronta latineggiante nella sintassi e nel lessico, specie in quello poetico. Dante per esempio ricorre al latino del Paradiso. Due secoli più tardi Torquato Tasso si adegua al registro solenne del linguaggio poetico e accoglie tra l'altro molti latinismi.

Anche Alessandro Manzoni, che nei Promessi Sposi usa il fiorentino vivo, quando scrive in versi rimane legato al linguaggio poetico tradizionale.

La poesia macaronica, nata nell'ambiente universitario padovano, prende il nome dal macarone "gnocco al formaggio", nel senso di cibo grossolano risultante da più ingredienti: la sua caratteristica principale è infatti la fusione di italiano e latino creata per parlare di argomenti bassi e triviali. Le parole hanno una base italiana e dialettale, ma la struttura grammaticale e metrica è quella del latino.

Il polifilesco rientra nel sistema del volgare, ma se ne colloca ai margini, in quanto il tasso di latinismi è accresciuto fino a raggiungere effetti stranianti. Simile al poliziesco è il fidenziano.

Latino e italiano nell'uso giuridico e amministrativo

Anche se il più antico documento ufficiale in un volgare italiano è un testo giuridico, per molti secoli la lingua dei testi normativi è stata il latino. Nel Medioevo la lingua del diritto e dell'amministrazione era il latino. In latino sono redatti abitualmente gli statuti dei comuni, e a questa lingua si richiamano i nomi di alcuni magistrati come il console (consul) o il podestà (potestatem).

Fino al XV secolo, il latino è la lingua abituale delle cancellerie operanti nei vari stati della penisola. Anche nei secoli successivi, il modello latino continua ad agire non solo nel lessico, ma anche nella derivazione. Strettamente connessa col linguaggio giuridico è la lingua degli uffici e dell'amministrazione, che nell'età napoleonica accoglie molti latinismi, spesso attraverso il tramite del francese.

Nel 1993, per semplificare e rendere più comprensibile ai cittadini la lingua della burocrazia, la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha emanato un Codice di stile delle comunicazioni scritte ad uso delle amministrazioni pubbliche. I suggerimenti mirano a favorire frasi brevi e sintatticamente lineari, e nel lessico, a eliminare parole auliche, ma anche vocaboli stranieri.

Latino e italiano nella scienza e nell'insegnamento

La lingua scientifica si è espressa abitualmente in latino fino all'età moderna, con differenze a seconda dei vari ambiti e soprattutto della destinazione. Nella medicina sono in volgare, già nel tardo Medioevo, opuscoli sull'ostetricia e sui mezzi di prevenzione contro la peste, destinati a donne e uomini di bassa istruzione, non in grado di leggere il latino. Se fino alle soglie dell'età moderna sono rari i trattati scientifici scritti originariamente in volgare.

Un decisivo impulso all'uso del volgare nella fisica viene dallo scienziato Galileo Galilei, che a partire dal 1610 nei suoi scritti ricorre sistematicamente al volgare. Per secoli, il latino è stato alla base dell'insegnamento, dai primi rudimenti fino agli studi universitari. Fino al pieno '900, la scuola ha trascurato l'insegnamento della grammatica italiana in favore di quella latina. Nelle lezioni universitarie, l'italiano fa la sua comparsa solo nel 1754, nell'Università di Napoli. Oggi il latino è ancora insegnato nei licei, ma è sempre più acceso il dibattito tra chi lo ritiene indispensabile e chi invece lo vorrebbe bandire dalle scuole secondarie.

Latino e italiano nella Chiesa

Il latino cristiano appare permeato di tratti linguistici volgari. Tratti particolarmente evidenti nell'Itala, la versione delle Scritture che circolava prima della traduzione di san Girolamo, detta la Vulgata. L'adozione di una lingua popolare non solo rispondeva all'esigenza di farsi comprendere facilmente dai fedeli, ma sembrava particolarmente appropriata per esprimere i contenuti di una religione che faceva del primato degli umili uno dei suoi punti di forza.

Il colloquio tra sacerdote e fedele sarà sempre avvenuto nella lingua locale; la predicazione si svolgeva originariamente in latino, ma l'invito a usare i vari volgari risale già al Concilio di Tour.

Anteprima
Vedrai una selezione di 7 pagine su 29
Riassunto esame Storia della lingua italiana, prof Venier, libro consigliato Manuale di linguistica italiana Pag. 1 Riassunto esame Storia della lingua italiana, prof Venier, libro consigliato Manuale di linguistica italiana Pag. 2
Anteprima di 7 pagg. su 29.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia della lingua italiana, prof Venier, libro consigliato Manuale di linguistica italiana Pag. 6
Anteprima di 7 pagg. su 29.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia della lingua italiana, prof Venier, libro consigliato Manuale di linguistica italiana Pag. 11
Anteprima di 7 pagg. su 29.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia della lingua italiana, prof Venier, libro consigliato Manuale di linguistica italiana Pag. 16
Anteprima di 7 pagg. su 29.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia della lingua italiana, prof Venier, libro consigliato Manuale di linguistica italiana Pag. 21
Anteprima di 7 pagg. su 29.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia della lingua italiana, prof Venier, libro consigliato Manuale di linguistica italiana Pag. 26
1 su 29
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gggr di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della lingua italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof Venier Federica.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community