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Manuale Marazzini - La lingua italiana

Capitolo 1

L'italiano appartiene alla famiglia linguistica indoeuropea, la prima al mondo per numero di parlanti. A questa famiglia appartengono quelle lingue di cui si ipotizza un'origine comune nell'indoeuropeo, ma di cui non si ha una documentazione diretta. In Europa sono indoeuropei tre gruppi linguistici maggioritari:

  • Il romanza (la continuazione del latino parlato nell'Impero Romano e nell'antica Roma)
  • Il germanico che comprende l'inglese e il tedesco
  • Lo slavo.

Le lingue romanze, dette anche neolatine, sono l'italiano e i suoi dialetti, il portoghese, il gallego (parlato in Galizia, in nord Portogallo), lo spagnolo, il catalano (parlato al sud della Spagna), il francese, il provenzale (parlato al sud della Francia), il rumeno. Ad esse possiamo aggiungere la lingua estinta il dalmatico parlato in Dalmazia. Oggi circa 640 milioni di persone adoperano lingue romanze. L'italiano è al quindicesimo posto per numero di parlanti, preceduta dal cinese, inglese, spagnolo, arabo, tedesco e francese. Tuttavia l'interesse, il prestigio di una lingua non viene dato dal numero di parlanti, infatti l'importanza dell'italiano è data piuttosto dalla ricchezza letteraria e artistica accumulata nei secoli.

Distribuzione geografica dell'italiano

L'italiano è la lingua ufficiale della Repubblica Italiana, è poi parlata nello Stato del Vaticano anche se la lingua ufficiale della Chiesa è il latino, nella Repubblica di San Marino, in alcuni Cantoni svizzeri Ticino e Grigioni. Ci sono poi piccole aree di italofoni in Slovenia e in Croazia, dovuto al dominio Veneziano Istria e Dalmazia. Vi sono poi persone che comprendono ma non parlano l'italiano come nel nizzardo, Principato di Monaco, nelle colonie italiane, nell'ex protettorato di Rodi, a Malta in particolare da persone di ceto elevato. Addirittura nella lingua maltese troviamo tratti linguistici del dialetto siciliano che però non appartiene alla famiglia indoeuropea ma a quella semitica, essendo di base un dialetto arabo.

Alloglotti in Italia

I gruppi alloglotti (Állos = altro, Glôtta = lingua dal greco) o minoranze linguistiche, nella Repubblica Italiana si suddividono in:

  • Penisole o propaggini o secondo Toso "continuità transfrontaliera"
  • Isole linguistiche o secondo Toso "colonie".

Parliamo di penisole quando aree linguistiche più grandi, confinanti con il nostro territorio, si estendono anche nel nostro confine. È il caso dei tedescofoni in Alto Adige e dei francofoni in Valle d'Aosta.

Le isole linguistiche invece indicano comunità di alloglotti molto piccole e isolate. Tali comunità sono tutelate dalla legge numero 482 del 15 dicembre 1999. Molti alloglotti parlano lingue romanze:

  • Il provenzale o occitano è parlato in Piemonte nelle valli occidentali della provincia di Torino e di Cuneo, nell'alta Val di Susa. Tracce di un dialetto provenzale arcaico lo troviamo a Guardia Piemontese in Calabria, colonia valdese medievale.
  • Il franco-provenzale è parlato in Valle D'Aosta dove il francese ha lo status di lingua ufficiale insieme all'italiano, nella media e bassa Val di Susa e nella valle di Lanzo. Nelle due colonie del foggiano, Faeto e Celle.
  • Il ladino è parlato nelle valli Alpine dolomitiche.
  • Il friulano è parlato nella maggior parte del Friuli e della Carnia.
  • Il romancio, considerato sempre ladino, è parlato in Svizzera ed è considerato lingua nazionale ma non ufficiale e federale insieme al tedesco, francese e italiano.
  • Il sardo è considerata lingua romanza, addirittura molto più conservativa del latino. Si distinguono quattro varietà di sardo: gallurese, sassarese, logudorese, campidanese. Il gallurese e il sassarese hanno subito l'influsso del Toscano per il loro contatto con i Pisani nel XI e XII secolo. Restando sempre nel territorio sardo scopriamo che ad Alghero si parla catalano in seguito alla conquista di Pietro IV d'Aragona. Nell'Arcipelago Sulcitano (sud ovest della Sardegna) si parla il tabarchino, un dialetto ligure, il cui nome deriva dall'isola tunisina di Tabarka. In quest'isola nel 500 si insediò una comunità di commercianti liguri, parte di questa comunità a metà del settecento si trasferì nelle isole sarde in seguito al deteriorarsi dei rapporti con gli arabi.

Gruppi alloglotti non romanzi

I gruppi alloglotti non romanzi in Italia sono tedeschi, greci, albanesi, slavi:

  • La comunità tedescofona occupa il territorio del Sud Tirol, dell'alta Valle d'Adige. Questa minoranza etnica ha uno statuto speciale nella provincia di Bolzano, dove il tedesco è lingua ufficiale insieme all'italiano. Bisogna però sottolineare che il tedesco parlato dell'Alto Adige è un dialetto tedesco, per cui la comunità tedescofona si trova in una situazione di diglossia legata all'utilizzo del dialetto tedesco nelle situazioni familiari e all'utilizzo della lingua tedesca in situazioni formali. Si parla tedesco nel gruppo bavaro-austriaco, in 13 comuni del Veronese e 7 comuni del Vicentino. Si parla invece tedesco nel gruppo valdese in comunità del Piemonte e Valle d'Aosta.
  • Le isole greche in Italia sono due, una in Calabria, sulle pendici dell'Aspromonte, l'altra nel Salento, questo è dovuto per alcuni studiosi ai legami con la Magna Grecia per altri ai legami con i bizantini.
  • Le propaggini o penisole slave si sono ridotte da quando l'Istria è passata alla ex Jugoslavia. Sul territorio restano gruppi sloveni nelle province di Udine, Gorizia, Trieste e in Molise.
  • Vi sono isole albanesi tra la provincia di Campobasso e il nord della provincia di Foggia, nelle province di Pescara, Taranto, Potenza, in Calabria e in Sicilia dove addirittura vi è la città di Piana degli Albanesi. La presenza di isole albanesi è dovuta agli immigrati giunti in Italia a partire dal quindicesimo secolo per sfuggire all'avanzata dei Turchi nei Balcani.
  • Negli ultimi anni vi sono nuovi gruppi etno-linguistici provenienti dall'est Europa e terzo mondo che stanno soppiantando le vecchie minoranze storiche, senza dimenticare la presenza degli zingari.

I dialetti d'Italia

L'Italia è la nazione europea più ricca per varietà linguistica. Nel territorio italiano si distinguono tre aree dialettali, la settentrionale, la centrale e la meridionale. Le isoglosse, ossia le linee che delimitano un dato fenomeno linguistico nello spazio geografico, sono la linea La Spezia-Rimini e la linea Roma-Ancona.

La linea La Spezia-Rimini è una vera e propria frontiera sia dal punto di vista linguistico che geografico visto che corrisponde alla Appennino tosco-emiliano. Tant'è che in epoca preromana rappresentava la divisione tra i popoli gallici e gli etruschi oppure in seguito la divisione tra Arcidiocesi di Ravenna e l'arcidiocesi di Roma. I fenomeni linguistici che caratterizzano i dialetti del nord sono:

  • Lo scempiamento delle consonanti geminate (pala x palla, gata x gatta, bela x bella)
  • La caduta delle vocali finali eccetto la a (an x anno, sal x sale)
  • La contrazione delle sillabe atone, cioè senza accento (slar x sellaro, tlar x telaro)
  • La presenza delle vocali turbate ü e ö
  • La sonorizzazione delle consonanti T - C - P quando sono in posizione intervocalica che diventano rispettivamente D - G - B o possono anche sparire (FORMIGA in alcuni dialetti è FURMIA, poi abbiamo FRADEL, ORTIGA, CAVEI)

Queste caratteristiche sono proprie dei dialetti gallo italici ossia il piemontese, il lombardo, il ligure, emiliano, il romagnolo. I dialetti veneti invece hanno caratteristiche proprie; ad esempio, non presentano le vocali turbate, conservano la vocale finale, tranne dopo N o R (can > cane).

I fenomeni linguistici che caratterizzano i dialetti dell'area centrale sono passati all'italiano standard. I fenomeni propri solo dell'area Toscana sono:

  • La sostituzione della prima persona plurale del presente indicativo con il costrutto SI + la terza persona singolare del presente indicativo (Noi mangiamo = noi si mangia)
  • La gorgia solo nell'area fiorentina, è la spirantizzazione delle occlusive sorde intervocaliche per cui amico > amiho. Il fenomeno avviene anche in fonosintassi ossia quando la posizione intervocalica avviene nella catena del discorso (la casa > la hasa, casa senza articolo è pronunciata con consonante occlusiva, con l'articolo l'occlusiva si spirantizza)
  • Un po' più a nord della linea Roma-Ancona abbiamo l'assimilazione progressiva ND > NN MB > MM tipica del romanesco (andiamo > annamo, gamba > gamma).

I fenomeni linguistici che caratterizzano i dialetti meridionali sono:

  • Il fenomeno della metafonesi ossia la modifica del timbro di una vocale per influenza della vocale che segue
  • La sonorizzazione delle consonanti sorde in posizione post-nasale (Ancora > angora)
  • L'uso di 'tenere' al posto di 'avere'
  • L'uso del possessivo in posizione enclitica per le prime due persone singolari (mio figlio > figliomo) forma non sconosciuta nell'antico toscano, nel Decameron infatti troviamo la forma mogliata = tua moglie.

La letteratura dialettale

Per quanto riguarda la letteratura dialettale, questa si distingue in letteratura dialettale spontanea e letteratura dialettale riflessa. Nella prima l'autore sceglie il dialetto perché è la sua lingua naturale. Nella seconda invece l'autore potrebbe benissimamente scegliere la lingua italiana letteraria ma sceglie di usare il dialetto per ragioni espressive o ideologiche. Si può parlare di letteratura dialettale spontanea fino al cinquecento, epoca in cui il toscano viene riconosciuto come lingua letteraria sovraregionale. Il romano Giuseppe Gioachino Belli, con il milanese Carlo Porta, è il maggior poeta in dialetto della nostra letteratura dell'800. Al contrario di Belli, altri scrittori hanno scritto utilizzando il dialetto, non per criticare la società della Roma papale ma per mettere in scena il popolo in modo più realistico.

L'italiano regionale - l'italiano standard

L'italiano non è parlato in modo uniforme nell'intero territorio nazionale, questo per l'incontro tra i dialetti e la lingua italiana. Queste varietà prendono il nome tecnico di 'varietà diatopiche dell'italiano' o 'varietà regionali di italiano' o 'italiani regionali' dove per regione non si intende la regione amministrativa ma l’area linguistica.

La caratteristica più evidente è la prosodia di cui fa parte di intonazione più comunemente detta cadenza o accento. Le principali varietà di italiano regionale sono la settentrionale, la toscana, la romana, la meridionale e la sarda. Tuttavia anche nelle stesse varietà regionali possiamo trovare delle differenze linguistiche ed esempi di geosinonimi, ossia di parole che indicano la stessa cosa ma con nomi diversi. Si pensi ai dolci di carnevale chiamate bugie in Piemonte e Liguria, chiacchiere in Lombardia, Campania, Calabria, frappe a Roma e nelle Marche, cenci in Toscana.

Il Toscano è la lingua regionale che più si avvicina alla lingua letteraria, poiché quest'ultima deriva appunto dal Toscano trecentesco. Tuttavia il fiorentino e l'italiano non sono la stessa cosa. Per lingua italiana ci si riferisce all'italiano standard o formato o normale o comune. Lo standard possiamo dire che è l'italiano neutro, ossia non marcato dall'influenza del dialetto regionale. L'italiano standard è diffuso a livello scritto, mentre a livello parlato non risulta privo di tratti marcati diatopicamente (in base al luogo) o diastraticamente (in base alla classe sociale).

La pronuncia standard è utilizzata generalmente da chi fa un uso professionale della voce come attori o annunciatori. Tuttavia anche nel parlato standard ritroviamo elementi substandard. Preso atto di ciò Francesco Sabatini ha elaborato la categoria dell'italiano dell'uso medio ossia un italiano che accoglie alcuni fenomeni colloquiali. Si pensi all'uso di:

  • Lui, lei, loro come soggetto
  • La dislocazione a destra o a sinistra con ripresa del pronome atono (Paolo non l'ho visto. Lo so che libri costano)
  • L'uso dell'imperfetto al posto del congiuntivo o condizionale.

L'italiano popolare

L'interesse per il popolo ossia quelle popolazioni dal dialetto diverso da quello Toscano nasce nell'800. I linguisti, occupandosi del periodo storico successivo all'unità d'Italia, si sono interessati al popolo studiando l'italiano dei semicolti, persone solo parzialmente alfabetizzati. I linguisti recentemente hanno osservato che il popolo post-unitario era arrivato a utilizzare una modesta lingua italiana, piena di dialetti ma influenzata da vari modelli alti come le arie dei melodrammi, gli inni dei partiti, le preghiere. L'interesse per lo studio del comportamento linguistico nelle classi subalterne si ispira all'ideologia marxista e al pensiero di Antonio Gramsci, il quale già nel 1935, in uno dei 'quaderni del carcere' aveva dedicato un paragrafo all'analisi dell’italiano tra il popolo.

La categoria di italiano popolare si è fissata all'inizio degli anni '70 per indicare la parlata degli incolti o il tipo di italiano imperfettamente acquisito da chi utilizza il dialetto. Anche se generalmente si parla di lingua parlata, gli studi sono stati effettuati su testi scritti come lettere o cartoline. Inizialmente tali documenti sono stati ricercati in un lasso di tempo abbastanza recente, dalla fine dell'800 in poi. In seguito si è poi superata l'idea che prima dell'800 si utilizzasse solo e soltanto il dialetto. Anzi, una serie di documenti ha dimostrato come anche i ceti sociali più bassi avessero la capacità di leggere e scrivere. Al contrario di quello che si può pensare, nella Roma del sedicesimo secolo vi erano le possibilità di imparare a leggere e a scrivere grazie a improvvisate scuole familiari e a scuole religiose aperte ai meno abbienti. Recentemente stanno emergendo sempre più documenti tra il 500 e il 700, i quali dimostrano l'abilità di utilizzare la penna per uso strettamente pratico. E tale lingua viene detta da Enrico Testa 'italiano pidocchiale', espressione ripresa da un romanzo di Tommaso Landolfi.

Esemplari della documentazione per l'italiano popolare sono:

  • Il libro dei conti di Maddalena pizzicarola di Trastevere
  • Lettera di un emigrato politico.

Il libro dei conti di Maddalena pizzicarola di Trastevere

Il libretto dei conti di Maddalena la pizzicarola è stato scoperto dal paleografo Armando Petrucci nell'archivio di Stato di Roma. Si tratta di un codicetto di 144 carte in cui sono segnati i debiti e i crediti relativi all'attività di una pizzicheria di Trastevere appartenente a una certa Maddalena, originaria di Bergamo, vedova di Antonio detto il rosso, morto nel 1523. Le registrazioni vanno proprio dal 1523 al 1537, e pur essendo un documento popolare non si fa nessun riferimento al sacco di Roma avvenuto nel 1527.

Le registrazioni sono autografe dei diretti interessati o dei loro dipendenti. Gli scriventi sono ben 102, appartenenti al ceto medio-basso e accumunati da attività economiche nello stesso spazio geografico. Il manuale del Marazzini mette a confronto due annotazioni:

  • Una di Tommaso, sensale di Ripa, la riva opposta a Trastevere, con una grafia italica pura
  • L'altra di Viviano Codazi dalla grafia più rozza.

Nella prima annotazione si nota la ripetizione ridondante del soggetto io, l’ipercorrettismo sonno x sono, l'articolo EL (utilizzato in tutta Italia al posto di IL), vex vi, se x sì, ma soprattutto colpisce la formula finale di raccomandazione, RACCOMANNA è una forma romanesca per raccomanda, con assimilazione di ND. Notiamo dunque come lo scrivente abbia utilizzato un linguaggio burocratico con un colorito dialettale finale.

Nella seconda annotazione notiamo uno scrivente meno colto che utilizza ZULI x GIULI (mentre Tommaso scrive IULI in latino), DISIETE x 17, MOLI x MOGLIE, lo scempiamento di ROSO x ROSSO, DITO x DETTO, ESO x ESSO (forma laziale e centro-meridionale). IENARO x GENNAIO (forma non toscana ma romana) INFETO x INFETTO (forma del toscano del 500). Il verbo CHONFESO confessare, era di uso tecnico-burocratico nell’italiano antico e toscano.

Lettera di un emigrato politico

Molte testimonianze di italiano popolare consistono in lettere familiari scritte da emigranti, soldati e loro parenti. Il manuale del Marazzini propone la lettera di Pietro, un emigrato politico veneto che dalla Francia, nel 1936, scrisse ai parenti rimasti ad Adria. La lettera non giunse a destinazione perché sequestrata dalla polizia per dichiarazioni antifascisti, finendo così in questura e poi nell'archivio di Stato di Rovigo.

La lettera di Pietro presenta tutte le caratteristiche dell'italiano popolare, grafie diverse dalla norma, anomalie morfologiche, tratti dialettali, la punteggiatura è limitata quasi esclusivamente al punto fermo. Allo scrivente sono estranee le convenzioni grafiche della lingua scritta: non usa le maiuscole, ha difficoltà nella divisione delle parole (litalia, ce x c’è, sene x se ne, nelafrica), usa ò x ho, q x c. Il dialetto si riflette dalle pronunce FILIO x FIGLIO, MESO x MEZZO, l’uso di SUO x LORO, numerosi scempiamenti (picola, adio, frateli), due ipercorrettismi (STATTO x STATO, AVANTANO x VANTANO).

L'incipit e la chiusa sono stereotipi comuni a molti eventi popolari. Queste anomalie non devono essere identificate come errori ma come tentativi, come lo...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher zizippy90 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica e storia della lingua italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi L'Orientale di Napoli o del prof Librandi Rita.
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