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Crouch e il concetto di postdemocrazia

Perché postdemocrazia?

Nel suo libro Postdemocrazia, Crouch traccia una rigorosa analisi di quel processo che nelle società occidentali ha portato all'affermazione della democrazia e che ora sta invece andando incontro a un irreversibile declino verso forme di governo oligarchiche.

Attualmente la democrazia sta vivendo una fase di notevoli paradossi perché se da una parte il numero dei paesi che hanno scelto di adottare sistemi democratici è maggiore rispetto al passato, dall'altra nelle democrazie più consolidate, la situazione sembra meno ottimistica. Basti pensare, ad esempio, alla grande diminuzione di partecipazione alle elezioni politiche.

La tesi fondamentale del libro è che nel XX secolo, la democrazia abbia compiuto una parabola tracciata mediante tre fasi: una prima fase ascendente, una seconda fase in cui la democrazia ha raggiunto la punta massima e infine una fase discendente che non accenna a fermarsi. A questi tre momenti corrispondono rispettivamente:

  • La fase predemocratica (fase ascendente della parabola) → in cui le forme della democrazia sono deboli o del tutto assenti.
  • La fase democratica (punto più alto della parabola) → in cui l'entusiasmo per la partecipazione politica è massimo.
  • La fase postdemocratica (fase discendente della parabola) → che non può essere definita come un semplice ritorno alla prima fase perché porta con sé l'eredità del suo passato. Una fase in cui le forme della democrazia vengono mantenute, ma nella quale la politica rinuncia gradualmente al suo ruolo per cadere in mano alle élite privilegiate, esattamente come accadeva prima dell'avvento della fase democratica.

Nell'analizzare la fase postdemocratica e le cause che hanno portato a questo fenomeno, Crouch individua due modelli opposti e ideali di democrazia:

  • La democrazia liberale → insiste sulla partecipazione elettorale come attività prevalente per la massa lasciando un largo margine di libertà all'attività delle lobby. Si tratta di un modello poco interessato al più ampio coinvolgimento della popolazione. L'applicazione di questo modello porta all'affermarsi della postdemocrazia in cui, anche se apparentemente la forma democratica continua ad esistere, si pensi alle elezioni che continuano a svolgersi e a condizionare i governi, in realtà non è così, perché il dibattito elettorale viene controllato da gruppi di professionisti esperti nelle tecniche di persuasione e si esercita su un numero di questioni che sono state attentamente selezionate. Quindi i cittadini svolgono soltanto un ruolo passivo, mentre la politica viene decisa in privato dai governi eletti e dalle élite che ovviamente privilegiano i propri interessi economici.
  • La democrazia in senso stretto → questo modello è vigente quando per le masse aumentano le opportunità di partecipare attivamente alla politica e non soltanto attraverso il voto, ma attraverso il coinvolgimento in organizzazioni autonome che discutono e partecipano attivamente alla definizione delle priorità della vita pubblica e le élite non sono in grado di controllare o sminuire questa partecipazione.

Naturale, di fatto, questi modelli sono un'esagerazione, ma nella vita contemporanea si possono ritrovare sufficienti elementi che ci aiutano a capire verso quale modello si orienti la nostra vita politica. La tesi di Crouch è che ci stiamo muovendo sempre di più verso il polo postdemocratico e questo spiega il diffuso senso di disillusione presente forse nella maggior parte dei cittadini che partecipano sempre meno alle elezioni politiche.

La fase democratica

Secondo Crouch il punto più alto della parabola lo si raggiunge o negli anni che seguono l'affermazione della democrazia o subito dopo una grande crisi di regime, perché si tratta di situazioni in cui l'entusiasmo per la partecipazione politica è massimo e in cui i cittadini si impegnano insieme nel definire le priorità politiche che corrispondono ai loro bisogni.

La fase più pienamente democratica vissuta dalla nostra società, in quasi tutti i paesi dell'Europa settentrionale, ha avuto inizio attorno alla metà del XX secolo, dopo che i più grandi movimenti antidemocratici (fascismo/nazismo) furono sconfitti dalla Seconda Guerra Mondiale, ed è stata portatrice di un grandissimo entusiasmo per la partecipazione politica. Dal punto di vista economico, questa fase è stata caratterizzata da politiche economiche associate alla dottrina keynesiana (consistente nell'intervento pubblico statale nell'economia).

Nelle società industriali venne raggiunto un compromesso sociale tra interessi d'impresa e classi lavoratrici. Le grandi aziende, in cambio della sopravvivenza del capitalismo e del generale acquietarsi della protesta contro le diseguaglianze da esso prodotte, hanno accettato una limitazione del proprio potere. La forza politica democratica fu in grado di garantire il rispetto di questi limiti, in quanto le grandi aziende erano in gran parte subordinate all'autorità degli Stati nazionali e per la prima volta nella storia del capitalismo, la salute generale dell'economia veniva vista in relazione alla prosperità della massa dei salariati.

È però possibile osservare i primi segni della postdemocrazia già negli anni '70, quando le due crisi petrolifere misero a repentaglio la capacità di gestire l'inflazione e la disoccupazione, e quando la nascita dell'economia dei servizi portò al declino dell'industria manifatturiera mettendo così in crisi il ruolo dei lavoratori manuali. In seguito, negli anni '80, si assiste su scala globale allo spostamento della dinamica economica dal consumo alla Borsa. Ora, la massimizzazione del valore delle azioni diviene il principale indicatore di successo di un'impresa economica, tanto che la partecipazione dei lavoratori al reddito rispetto al capitale, che era costantemente cresciuta per decenni, cominciò ad arretrare di nuovo ovunque.

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Scienze politiche e sociali SPS/02 Storia delle dottrine politiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher japponetiamo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del pensiero politico contemporaneo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma Tor Vergata o del prof Dessi Giovanni.
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