Storia del pensiero politico moderno e contemporaneo
Genere
La polarità e dicotomia dei sessi costituisce una parte essenziale del nostro apparato concettuale. Ma questo non vi è nei regni animali e vegetali, non sono divisi in due sessi, hanno anomalie e tipi indeterminati. Le differenziazioni fra i sessi umani sono messe in rilievo in modo esagerato, ma perché? Insieme ai 47 cromosomi presenti nella cellula del corpo maschile, vi è quello Y. Non è un cromosoma che determina il sesso tuttavia. In ogni essere umano ci sono 22 autosomi, in ogni cellula. Il sesso femminile è determinato dalla presenza nella cellula di un paio di cromosomi XX. Nel maschio invece XY. Il cromosoma Y ha una funzione negativa: quando uno spermatozoo contenente un cromosoma Y entra nell’uovo, determina il sesso maschile, riducendo la femminilità intrinseca dell’uovo, la quale avrebbe determinato la formazione di un feto femminile. Con sé il cromosoma Y porta molti caratteri recessivi, come l’eccesivo pelo nelle orecchie: è un carattere trasmesso dalle femmine, ma di fatto si attiva solo nei maschi. Ci sono molte altre prove che la femmina è costituzionalmente più forte del maschio e che in ogni epoca muoiano più maschi che femmine, benché il numero dei maschi concepiti possa superare quello delle femmine. Non è possibile spiegare come mai le nascite di maschi siano più frequenti, forse è una compensazione naturale per la maggior vulnerabilità dei maschi. I criminologi hanno trovato recentemente nei maschi violenti la presenza di un cromosoma aggiuntivo, XXY, che sembra essere collegato a certe deficienze delle loro capacità mentali. Lo sviluppo delle caratteristiche sessuali non è determinato semplicemente dai cromosomi, ma anche dallo sviluppo dell’apparato endocrino, quindi gli ormoni. L’ormone maschile, il testosterone, presiede allo sviluppo delle caratteristiche sessuali maschili, collegandosi in qualche modo all’androgeno, che stimola la crescita dei muscoli, delle ossa e delle viscere. L’androgeno è erogato dalla cellula pituitaria interstiziale, e allo stesso, nelle donne, viene prodotto l’estrogeno. Ambedue i sessi producono sia l’uno che l’altro ormone. Nelle donne interagisce un altro ormone, il progesterone. Quando un feto viene concepito fino alla settima settimana non mostra alcuna caratteristica che lo distingua sessualmente e quando lo sviluppo sessuale incomincia, segue uno schema notevolmente simile in ambedue i sessi. Clitoride e glande spesso sono simili, e in seguito acquistano gli altri caratteri sessuali secondari che distingueranno il sesso del nascituro. La natura stessa comunque non è priva di ambiguità, infatti un clitoride molto sviluppato potrebbe essere scambiato per un pene, facendo pensare che quel bambino sia un maschio. La cosa accade anche al contrario. Succede anche a livello genetico: bambine nate senza vagina sono considerate neutri o quelle nate con XXY considerate donne senza ovaie. In realtà il sesso è accettato dall’essere umano come a lui descritto. I ruoli sessuali che sin dall’infanzia noi impariamo a sostenere non sono più naturali delle mascherate dei travestiti.
Ossa
Quanto sesso c’è nello scheletro? Il corpo degli uomini è modificato dal lavoro che fanno e dal cibo che li nutre durante il periodo della crescita, e questo succede anche nelle donne. Ma in esse vanno ad aggiungersi anche i cambiamenti fisici imposti dalla moda, come corsetti o busti, che hanno modificato la tensione muscolare femminile, le spalle, la spina dorsale. Anche le calzature hanno contribuito, provocando alterazioni nell’equilibrio naturale di tutti i muscoli delle cosce e della regione pelvica. Anche lo sport influisce dello sviluppo osseo e tutti sono d’accordo che le bambine debbano avere un programma di educazione fisica diverso da quello dei bambini, perché non devono assomigliare ad essi. Questi preconcetti si allargano fino agli scheletri maschili e femminili: uno scheletro con mani piccole è di una donna ad esempio, ma è vero che ambedue i sessi possono avere delle sproporzioni. Anche l’idea che il bacino largo sia tipicamente femminile è una fandonia. La reale differenziazione sta nelle diverse dimensioni e nell’angolo di inclinazione: la struttura di base è in comune tra uomini e donne. Donne di buona famiglia, con una vita più sedimentaria, hanno un bacino più largo, mentre quelle operaie, lavoratrici, uno più stretto: la credenza che il bacino stretto impedisca il parto è senza fondamento.
Curve
L’idea della curva è così strettamente legata alla semantica sessuale che alcuni non riescono a soffocare una risatina quando sulle strade vedono i cartelli indicatori. L’immagine più popolare della donna è tutta tette e chiappe, una sequenza allucinante di parabole e protuberanze. L’abitudine maschile di avvolgere gli arti inferiori in indumenti lunghi, ha dato luogo a un’atrofia dei tessuti. Ma anche gli uomini hanno grasso sottocutaneo, nelle donne tuttavia si concentra in zone specifiche. La curva più apprezzata è quella del seno. Le donne si preoccupano eccessivamente del loro seno: sia perché è oggetto di tanto interesse, sia per i confusi criteri di valutazione dei suoi feticisti. Non è mai giusto, è troppo piccolo, è troppo grande o floscio. Un seno pieno in una donna la rende cara agli uomini che vogliono fare di lei la loro bomboletta: il suo seno è da ammirare fino a quando non dimostri alcun segno della sua funzione, quindi quando non si allunga o si scurisce, dopodiché diventa oggetto di repulsione. L’unico modo che ha la donna di proteggersi è quello di rifiutarsi di portare indumenti intimi che perpetuino la fantasia delle tette pneumatiche. La seconda curva più apprezzata è la vita a forma di clessidra. In tutte le epoche le donne sono state costrette a portare apparecchi appositi per sottolinearne l’esistenza. Insieme alla vita vengono sottolineate le natiche: il sederino impertinente, non le naticone grandi, attrae l’attenzione di tutti. C’è una specie di distinzione di classe nelle preferenze sessuali. La prediletta della classe operaia è sempre formosa e paffuta, ma la borghesia alla moda ossequia la snellezza e perfino la magrezza. Ma c’è un aspetto comune: si pretende da entrambe che trasformino il loro corpo per dare piacere agli occhi altrui. E le donne cercano sempre di accontentarli: le magre fanno diete per eliminare della ciccia inesistente, quella formosa vorrebbe essere magra e prende medicinali. In ambedue i casi la donna si modella per piacere in un mercato dominato dal compratore, che può essere anche suo marito, che continua a pretendere come condizione dell’inalterabilità del suo desiderio e del suo orgoglio che ella si avvicini all’immagine voluta dalla moda. Ogni volta che trattiamo un corpo femminile da oggetto estetico senza altra funzione, lo snaturiamo e con esso anche la sua proprietaria.
Capelli e peli
Gli uomini della generazione della Greer cominciarono a farsi crescere i capelli, come segno di rifiuto della moralità dei burocrati rasati che li avevano figliati. Facendosi crescere i capelli lunghi, riuscirono a distruggere qualche strano preconcetto intorno al significato sessuale della chioma. La vecchia opinione che sulla testa delle donne crescano capelli più lunghi e più forti, non è morta senza lottare. Gli uomini che portavano i capelli lunghi erano chiamati pervertiti e le donne ricorsero a parrucche per ristabilire l’equilibrio. E mentre crescevano i loro capelli, si rasavano di qualsiasi pelo. Anche gli uomini della sua generazione. Il fatto è che alcuni uomini sono pelosi, e altri non lo sono. E lo stesso anche le donne. Le diverse razze presentano poi una diversa distribuzione dei peli. Il motivo che sta alla base della depilazione è grossolano. Si crede del tutto erroneamente che il sesso sia una caratteristica animalesca. Nell’immaginazione popolare la villosità è indice di bestialità e come tale di sessualità aggressiva. Gli uomini la coltivano e sono incoraggiati a farlo, le donne la sopprimono. Se non sentono abbastanza repulsione per i peli del loro corpo, ci sarà qualcun altro che dirà loro di depilarsi. Ma forse la depilazione è anche rivolta. Oggi ogni odore femminile, compreso quello vaginale, è messo al bando. Per alcuni uomini questo è piacevole, per altri no. La via di mezzo è il corpo curato e tenuto abbastanza pulito, il corpo desiderabile, sia esso maschile che femminile.
Sesso
Gli organi sessuali della donna sono avvolti nel mistero. Si pensa che essi siano per la maggior parte interni e nascosti, ma anche quelli esterni sono tenuti all’ombra. Quando la bambina inizia a fare domande, non riceve risposte esaustive. Non è incoraggiata a esplorare i propri genitali o a riconoscere i tessuti con cui sono fatti. Per colpa del pudore, che si estenderà anche nell’ambito medico con la giovane donna, l’orgasmo femminile è diventato sempre più un mistero, e nel contempo esaltato come un dovere. Parte del pudore introno ai genitali nasce da una vera ripugnanza. Non è consono avere una vagina larga come la cavezza di un cavallo, una donna ha paura del suo organo, che sia troppo umido, o che emani un cattivo odore e cancella ogni segno della mestruazione per la pubblica decenza. Ma le donne non sono sempre state così reticenti: nelle ballate della nostra letteratura ci sono esempi di donne che si vantano dei loro genitali, come la ragazza ardita che esorta il sarto timido perché non ora misurare col suo metro la sua “borsa con la frangia”. O la descrizione della vagina di Collins, come robusta, turgida che parla e spruzza. Collins era anche convinto della necessità dell’orgasmo femminile e del ruolo importante della clitoride. Ma dopo Freud tutti abbiamo accettato la completa passività e estraneità della vagina. Fare l’amore è diventata una specializzazione maschile, cosa che si rispecchia anche nei termini volgari riferiti all’atto, come scopare, chiavare, tutti atti maschili contro la femmina passiva. Ma non tutte le donne nella storia sono state umili e servili ed è un’assurdità dire che la donna quando un uomo muove il pene dentro la sua vagina, non senta niente. L’orgasmo è poi maggiore quando la vagina ondeggia intorno al pene anziché restare inerte. Stimolare solo il clitoride non accerta il godimento, ma il coinvolgimento di tutta la persona sicuramente lo fa. Il grande piacere prolungato della donna che continua dopo l’orgasmo non si basa sul clitoride, che non reagisce particolarmente bene a uno stimolo continuato, ma su di una reazione generale dei sensi. Anche l’idea della sessualità maschile come atto privo di amorevolezza e senza languore è ingiusta. Il sistema ha infatti cercato di assoggettare entrambi gli individui. Ma se le donne vogliono evitare il colpo della monogamia standard, tranquilla e tiepida, devono insistere non solo per l’orgasmo ma addirittura per l’estasi. Se pensano che il clitoride sia l’unica sede del loro piacere, si troveranno dominate dall’etica della prestazione. Le donne devono lottare per tenere aperte delle possibili alternative, mentre lottano per conseguire quel tipo di forza che potrà sostenerle. Il sesso è diventato sempre più uno sfogo meccanico che non coinvolge né la scoperta, né il trionfo e che mette in rilievo l’isolamento umano.
L'utero maligno
Sesso e riproduzione non si identificano: il rapporto tra le due cose è particolarmente debole negli esseri umani che copulano quando vogliono e non solo quando vi sono spinti dal caldo e da un impulso di natura istintuale. Le bambine vengono a conoscenza del piacere sessuale solo indirettamente e per caso, in seguito alle loro scoperte sulla funzione riproduttiva. Ci si preoccupa molto più di informarle sul trauma delle mestruazioni che si avvicinano e sulla possibilità spaventosa della gravidanza nel caso che cedano agli impulsi sessuali, che non di provvedere affinché esse per prima cosa imparino a riconoscere e ad accettare questi impulsi. La bambina crescendo sa più del suo utero che dei suoi genitali esterni. La sua conoscenza dell’utero è accademica: la maggior parte delle donne non è veramente consapevole dell’attività dell’utero e delle ovaie fino a quando non cominciano a procurare fastidi. Molte donne muoiono di malattie che colpiscono organi che hanno praticamente ignorato per tutta la vita, come la cervice uterina, la vulva, la vagina e l’utero. Le diagnosi in ritardo avvengono per un oscurantismo pudico che domina la disciplina. Da tempo immemorabile l’utero è diventato sinonimo di fastidio e il clitoride è sempre più ignorato. L’apparato maschile invece è esageratamente curato, questo a causa di secoli di utero fobia. Per districarla innanzitutto le donne devono informarsi sui propri corpi, devono padroneggiare lo studio della ginecologia e dell’ostetricia e vincere i loro pregiudizi nei confronti del medico di sesso maschile. un altro aspetto legato all’uterofobia è l’isterismo. Si credeva che l’utero fosse carico di sangue e seme marcio, donde avevano origine vapori putridi e maligni e si supponeva che le donne nubili e le vedove ne soffrissero di più e che solo un buon marito avrebbe aggiustato tutto. Anche la clorosi, il morbo verde, iniziò ad esistere su basi folkloristiche. Causa principale era l’utero anche in questo caso. Solo recentemente sono state pubblicizzate ed accettate altre terrificanti funzioni dell’utero. Ai mariti è permesso partecipare ai misteri della nascita, le donne non sono più costrette ad andare a purificarsi dopo il parto in chiesa e si è tentato di diminuire il ripudio verso il parto. Tuttavia permane la paura atavica verso la mestruazione. Ancora oggi le donne comprano gli assorbenti con enorme discrezione e portano la borsa fino in bagno. Indietreggiano con orrore davanti alla possibilità di avere rapporti sessuali durante il ciclo e hanno l’impressione che il sangue che versino sia particolare, forse non così speciale come lo si credeva quando era il liquido presentato al diavolo nella coppa di amicizia delle streghe. Oggi le donne sono rancorose con le mestruazioni, non mestruerebbero mai volontariamente. Oggi indizi di questa ribellione contro di essa si trovano nelle parole comunemente usate per definire la mestruazione come la maledizione o nel disgusto maschile con termini come le pezze del marchese, ma ci sono anche “ho le mie cose”, il Rote Koning, la signora delle camelie e via dicendo. La mestruazione è stata uno dei principali argomenti nella discussione sull’idoneità della donna ad intraprendere certe occupazioni. Le donne non sono rese inabili dalle mestruazioni, non è necessario concedere giorni di riposo per le mestruazioni.
Anima
Lo stereotipo
Quando l’anima incontra il corpo, nasce lo stereotipo femminile. La bellezza diventa lo scettro della donna per ottenere dal mondo quello che desidera, e intorno ad essa il mondo si muove per rendere la donna bella. Nello stesso momento in cui la donna diventava una vetrina ambulane della ricchezza e della casta, mentre gli uomini scivolavano in un’anonimità relativa, la donna emergeva anche come simbolo centrale dell’arte occidentale. Per greci e romani la donna era la bellezza umana, non per forza legata alla sessualità. Pittori e altri iniziano a dipingere le loro mogli e loro amanti, spogliandole dei loro vestiti, ma non dei gioielli. La stessa cosa accadde anche alla donna nella poesia, la cui bellezza venne celebrata con le preziosità che la circondavano. Oggi le donne si agghindano meno di gioielli, ma lo stereotipo è sempre presente, solo trasformato. Si fornisce di cosmetici, biancheria, calze, acconciature. Lo spirito della competizione deve essere sempre tenuto alto tra le donne, così un numero sempre maggiore lotterà per raggiungere l’alta società in modo da permettere all’industria della moda di avere un mercato in espansione. I modelli dello stereotipo (le indossatrici) devono essere vestiti, acconciati e dipinti dagli acconciatori e dai dittatori della moda. Fino a quando è giovane e di bella presenza, ogni donna può accarezzare il sogno di salire la scala sociale per offuscare lo splendore del lusso con la semplice bellezza naturale. Le giovani donne studiano gli stereotipi di Vogue e altri giornali. Lo stereotipo, nonostante a volte sia stato messo in crisi, continua a regnare. È sempre l’eterno femminino, l’oggetto sessuale ricercato da tutte le donne e da tutti gli uomini. Più guai lo stereotipo crea, più aumenta le sue quotazioni. Tutti gli uomini accolgono così volentieri lo stereotipo perché dirige i loro gusti verso quei valori che sono più comunemente apprezzati, anche se qualche volta possono protestare perché alcuni dei suoi aspetti non combaciano con i loro feticci. Inoltre lo stereotipo è simbolo della capacità di spendere ed è il perfetto consumatore, quindi anche lo strumento migliore per vendere prodotti. Ogni sondaggio ha dimostrato che l’immagine di una bella donna è la trovata pubblicitaria più efficace. La sua qualità essenziale è quello di essere castrata: deve assolutamente essere giovane, il corpo glabro, le carni sode e non avere un organo sessuale. La sua espressione non deve tradire il minimo cenno di humor, curiosità o intelligenza, benché le sia concesso di esprimere magari il desiderio ardente, simboleggiato da occhi socchiusi e bocca semi aperta. Così l’immagine della donna compare incollata su ogni superficie immaginabile, mentre sorride senza fine.
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