Ennio di Nolfo: Storia delle relazioni internazionali (dal 1918 alla guerra fredda)
Ricostruire il sistema europeo: aspetti generali
All'indomani della prima guerra mondiale toccava ai vincitori il compito di affrontare il problema della ricostruzione interna e internazionale. La guerra aveva provocato tanti cambiamenti ed era stata una guerra diversa dalle precedenti. Per la prima volta si era trattato di una guerra non solo militare ma anche civile e di massa. Fra il 1914 e 1918 la guerra fu il primo grande scontro interno alla società industrializzata, e dunque la prima conflagrazione che potesse provocare distruzioni di massa. A tutti coloro che ritornavano dalla guerra ritornavano sani come quando erano partiti. I mutilati, vittime delle ferite riportate in combattimento, erano in Europa alcuni milioni: spesso inabili, e sempre meritevoli della solidarietà nazionale.
Vi erano poi le conseguenze economiche. In ogni paese la durata della guerra aveva imposto sacrifici e pesante dal punto di vista delle condizioni di vita. E pesanti ancora erano le trasformazioni del sistema produttivo che aveva dovuto essere riconvertito alle esigenze dell'economia di guerra. Nell'insieme il sistema economico subì una forte scossa dalla quale esso stentò a riprendersi e che fu resa più complessa dalle tentazioni rivoluzionarie del dopoguerra. A ciò si aggiunsero i problemi della ricostruzione.
Dal punto di vista della situazione politica, quattro imperi erano scomparsi: l'impero germanico era stato travolto dalla sconfitta e la Germania era diventata una Repubblica democratica; l'impero zarista era stato distrutto dalla rivoluzione; crollò anche l'impero austro-ungarico e altrettanto grave fu la situazione provocata dalla crisi finale verso la quale si avviava l'impero ottomano.
La sconfitta subita dagli imperi centrali del 1918 consentiva in teoria il superamento delle tensioni prebelliche a spese della Germania e in senso antitedesco. In realtà le novità maturate o manifestatesi durante la guerra limitarono la libertà di manovra dei vincitori e diedero una prima indicazione di come tutte le potenze europee non fossero più in grado di risolvere da sole i problemi legati ai trattati di pace e alla definizione dei nuovi rapporti di forza sul continente.
Cambiamenti avvenuti al termine della prima guerra mondiale 1914 - 1918
- Ridisegnazione della carta politica
- Nascita di nuovi stati (abnorme crescita Romania, Cecoslovacchia, Serbia)
- Caduta dei grandi imperi (Austro-Ungarico, tedesco, russo, turco)
- Rinascita della Polonia
La Società delle Nazioni
Dal punto di vista del presidente americano Wilson, il presupposto della ricostruzione europea stava nell'attuazione di alcuni punti, cioè nella creazione di un'organizzazione che rendesse più facile una soluzione pacifica, dettava, infatti, le condizioni per una pace "stabile e durevole" successiva alla vittoria delle forze degli Alleati nella prima guerra mondiale. L'idealismo che contraddistingueva il programma, base del trattato di pace che sarebbe stato negoziato un anno dopo, si scontrò subito con il complesso degli obiettivi di guerra già sanciti dagli Alleati europei in una serie di precedenti accordi segreti; per assicurarsi l'appoggio necessario all'accettazione del fondamentale ultimo punto (che auspicava la costituzione di una "associazione tra tutti gli stati", poi effettivamente sorta con la Società delle Nazioni), nel corso della Conferenza di pace di Parigi del gennaio 1919 Wilson rinunciò a perseguire molti degli obiettivi contenuti nel documento, con la conseguenza di limitare fortemente il carattere innovativo del trattato di pace finale.
In sintesi, i quattordici punti prevedevano:
- L'abbandono della diplomazia segreta
- La libertà dei mari in pace e in guerra
- Rimozione delle barriere doganali e la promozione di un sistema commerciale internazionale integrato
- La riduzione degli armamenti
- La definizione delle dispute coloniali mediando gli interessi delle potenze occupanti e quelli delle popolazioni soggette
- L'evacuazione dei territori russi occupati
- Di quelli belgi
- Di quelli francesi, compresa l'Alsazia-Lorena
- La ridefinizione dei confini italiani con "criteri di nazionalità chiaramente identificabili"
- L'autonomia delle diverse popolazioni entro l'impero austro-ungarico
- La risistemazione dell'area balcanica che ricostituisse tra l'altro il territorio di Serbia, Montenegro e Romania, assicurando alla prima adeguati sbocchi al mare
- L'autodeterminazione per le popolazioni non turche entro l'impero ottomano e il controllo internazionale degli stretti dei Dardanelli
- La costituzione di una Polonia indipendente con accesso al mare
- La creazione di un'associazione di tutte le nazioni e la stipulazione di un patto per la reciproca garanzia dell'indipendenza politica e dell'integrità territoriale (SdN)
La Società delle Nazioni è un'organizzazione sovranazionale per il mantenimento della pace e della sicurezza, con sede a Ginevra; fondata nel 1919, fu attiva dal 1920 al 1946, anno in cui venne istituita l'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU). Fra i compiti della Società rientravano anche la promozione della cooperazione internazionale tra gli stati membri e la soluzione delle controversie internazionali; vi appartennero in totale 63 stati, di cui solo 31 per l'intero periodo, di attività.
Il patto Istitutivo della SdN, il primo progetto di un'associazione generale di stati, si deve al presidente USA Wilson, che, nel 1918, ne tracciò il profilo inserendolo come uno dei 14 punti del programma degli Alleati per la prima guerra mondiale. Tale nucleo venne poi utilizzato per la stesura del patto istitutivo della Società e incluso nel trattato di Versailles e negli altri trattati che nel 1919 segnarono la conclusione del conflitto. Voluto per iniziativa statunitense, il trattato istitutivo non fu però mai ratificato dal Senato degli USA che rifiutava il testo dell'articolo X, con cui si prevedeva l'intervento congiunto delle potenze aderenti alla Società, in caso di aggressione a una di esse; la mancata partecipazione statunitense alla Società fu certamente una delle cause del sostanziale fallimento dell'organizzazione.
La struttura della SdN prevedeva un'Assemblea, convocata regolarmente a Ginevra in settembre, un Consiglio riunito tre volte all'anno per definire le questioni politiche, e un Segretariato; i membri del Consiglio si distinguevano in "permanenti" (Francia, Gran Bretagna, Italia; in seguito anche Germania e URSS) e "non permanenti", eletti dall'Assemblea; le delibere potevano essere prese solo all'unanimità, secondo un procedimento rigorosamente democratico ma quantomai inefficiente sul piano operativo. Oltre al Segretariato, garante della continuità amministrativa; furono create la Corte permanente di giustizia internazionale, divenuta poi Corte internazionale di giustizia, e l'Organizzazione internazionale del lavoro (ILO), entrambe ancora in attività.
Uno dei primi compiti della Società fu la gestione dei territori precedentemente appartenuti alle ex colonie tedesche e turche; il controllo di queste aree fu affidato con un sistema di mandati, differenziati in base al livello di sviluppo dei territori, conferiti ai paesi membri dell'organizzazione. La Società propugnò inoltre un nuovo concetto di sicurezza collettiva contro l'uso della minaccia di guerra basato sull’impegno a risolvere le controversie internazionali con arbitrati o al cospetto della neonata Corte permanente di Giustizia internazionale; tuttavia la sua insoddisfacente applicazione non riuscì a impedire lo scoppio di molti altri conflitti locali e di una seconda guerra a livello mondiale.
Fra i meriti della Società delle Nazioni vanno ricordati alcuni successi sul piano della lotta al traffico internazionale di stupefacenti e alla prostituzione, nella difesa dei rifugiati della prima guerra mondiale e in campo sanitario. Riuscì inoltre a sedare le dispute tra Finlandia e Svezia sulle isole Åland nel 1921 e tra la Grecia e la Bulgaria in materia di confini nel 1925.
Le grandi potenze continuarono tuttavia a gestire i propri interessi in dispregio delle indicazioni societarie. L'incapacità di fermare il conflitto cino-giapponese del 1931 fu un'ulteriore sconfitta per la Società, dalla quale, con l'avvento del regime nazionalsocialista, si ritirarono il Giappone e, nel 1933, la Germania (che vi aveva aderito nel 1926). Gli interventi dell'organizzazione fallirono il proprio scopo anche durante lo scontro tra Bolivia e Paraguay per il Gran Chaco (1932-1935; guerra del Chaco) e quando si trattò di contrastare la conquista italiana dell'Etiopia.
Si rivelò infine impotente nel prevenire l'aggressione tedesca alla Cecoslovacchia nel 1939 e più in generale l'espansione tedesca fra il 1938 e il 1939, eventi che fecero precipitare la situazione internazionale verso la seconda guerra mondiale, limitandosi invece a espellere nel 1939 l'URSS, membro dal 1934. Dal 1940 la sede di Ginevra e il Segretariato divennero pressoché inefficienti e alcune unità di servizio furono trasferite in Canada o negli Stati Uniti. Nel 1946 mise ai voti la propria dissoluzione, cedendo beni e servizi alle Nazioni Unite.
Conferenza di Ginevra (1918)
Nel novembre del 1918 ebbe luogo una conferenza tra rappresentanti serbi, croati, sloveni e montenegrini che avrebbe portato in seguito alla formazione del Regno di Iugoslavia.
Il trattato di Versailles (1919)
Fu negoziato alla conferenza di pace apertasi a Parigi nel 1919, cui parteciparono i delegati delle 27 nazioni vincitrici e in cui ebbero un ruolo preminente i rappresentanti di USA, UK, Francia e Italia, mentre la Repubblica di Weimar (sostituita dallo sconfitto Reich tedesco) rimase esclusa dalle trattative. Il trattato stabilì i termini di pace fra la Germania e gli Alleati; La prima sezione del trattato finale conteneva anche il testo del patto costitutivo della Società delle Nazioni, prima istituzione internazionale finalizzata al mantenimento della pace, cui venne assegnata tra l'altro la responsabilità di rendere esecutivi i trattati seguiti al conflitto (trattati di Saint-Germain-en-Layé, di Neuilly-sur-Seine, del Trianon e di Sèvres).
I mutamenti territoriali furono che la Germania riconobbe l'incondizionata sovranità di Belgio, Polonia, Cecoslovacchia e Austria. Furono azzerati i precedenti trattati di Brest-Litovsk e di Bucarest. Dovette inoltre cedere circa il 13% del suo territorio europeo, restituendo l'Alsazia-Lorena alla Francia e affidare la Saar alla gestione di una commissione della Società delle Nazioni per quindici anni. Il Belgio ricevette i distretti di Eupen, Malmedy e Moresnet. In base all'esito di alcuni plebisciti tenutisi nel 1920 lo Schleswig settentrionale tornò alla Danimarca e quello centrale rimase alla Germania. La Polonia ottenne ampie zone della Posnania e della Prussia occidentale. Come risultato di altri plebisciti la Prussia sudoccidentale e la regione di Marienwerder, nella Prussia occidentale, optarono per la Germania. La Slesia, che un ulteriore plebiscito avrebbe voluto tedesca, venne invece suddivisa fra Polonia e Cecoslovacchia per decisione del Consiglio della Società delle Nazioni. Il territorio di Memel fu ceduto agli Alleati, che lo concessero poi alla Lituania. Danzica fu riconosciuta città libera sotto l'amministrazione della Società delle Nazioni, ma sotto la giurisdizione polacca per quel che riguardava dogana e relazioni internazionali. La Germania, infine, fu privata delle colonie africane e oceaniche.
Disarmo e Riparazioni: Il trattato di Versailles impose alla Germania l'abolizione del servizio militare obbligatorio, la riduzione dell'esercito, la smilitarizzazione del Reno occidentale e per una fascia di 50 km di quello orientale, il divieto di produrre o commercializzare armi, un limite di 24 navi militari senza sottomarini, e 15.000 marinai, nonché la rinuncia completa all'aviazione. Ritenuta responsabile dei danni inflitti alle potenze alleate, la Germania avrebbe dovuto farsi carico di gran parte delle riparazioni necessarie, contribuendo con pagamenti in moneta, natura, strumentazione, impianti e prodotti industriali; l'organizzazione del sistema dei pagamenti risultò estremamente difficoltosa, suscitando il malcontento dei Tedeschi e richiedendo la riunione di un'apposita conferenza, a Losanna nel 1932. La Francia voleva indebolire la Germania, mentre la GB voleva evitare la rovina della Germania perché temeva che la Francia divenisse troppo forte. Il trattato di Versailles non fu ratificato dal Congresso USA che il 2 luglio 1921 firmarono a Berlino un trattato separato con la Germania.
L'Italia prendeva gli ingrandimenti previsti dal patto di Londra in Albania, Dalmazia e Turchia. Gli USA difendevano gli interessi del proprio paese e ci fu:
- L'introduzione del libero commercio per dar vita ad un nuovo ordine economico e finanziario internazionale
- La soluzione dei contrasti con pacifiche trattative per affermare la superiorità economica e politica
Il problema delle riparazioni tedesche - La Germania viene considerata nei trattati di pace come l'unica responsabile della guerra. Fu sottoposta perciò a condizioni punitive e costretta a pagare ai vincitori un enorme risarcimento. Le dure condizioni di pace, unite ai debiti che la guerra aveva provocato, gettarono la Germania nel baratro di una crisi economica gravissima. La moneta tedesca, il marco, perse valore. Le famiglie si trovavano a rivivere le stesse privazioni degli anni di guerra, i piccoli risparmiatori furono rovinati. Questo clima di crisi favorì l’ascesa dei partiti della destra nazionalista, le condizioni esageratamente punitive del trattato di pace favorirono la propaganda dei nazionalisti. Essi fecero crescere nei tedeschi la voglia di una rivincita soprattutto contro la Francia. Tutto ciò portò all'affermazione di Hitler poiché disprezzava le democrazie, il rispetto delle libertà individuali non era importante, contava solo l’interesse della nazione, condannava il comunismo, affermava l'idea della razza ariana superiore che doveva sottomettere le razze inferiori, in particolare gli slavi dovevano essere ridotti in schiavitù, mentre gli ebrei dovevano essere eliminati.
Trattato di Saint-Germain-en-Laye (1919)
Fu stipulato alla fine della prima guerra mondiale e in esso vennero stabilite la divisione dell'Impero Austro-Ungarico e le condizioni per la creazione della repubblica austriaca con il contestuale riconoscimento austriaco dell’Ungheria. Le clausole più rilevanti fra i 381 articoli del trattato furono: La Boemia, la Moravia e alcuni comuni della Bassa Austria andarono alla neo-costituita Cecoslovacchia. Il Trentino-Alto Adige, la Val Canale, Trieste, l'Istria, diverse isole dalmate e la città di Zara vennero assegnate all'Italia. Alcune parti della Corinzia vennero assegnate al regno dei Serbi, Croati e Sloveni. Venne stabilito un referendum per decidere se il territorio di Klagenfurt in Carinzia dovesse appartenere all'Austria o alla Slovenia. L'Ungheria occidentale viene assegnata all'Austria e prende il nome di Burgenland. Veniva proibito qualsiasi Anschluss al Deutsches Reich. Venne, inoltre, stabilito l'importo dei danni che l'Austria avrebbe dovuto risarcire.
Il trattato di Neuilly sur Seine (1919)
Il Trattato riguardante la Bulgaria, venne firmato in Francia e stabiliva i confini sui territori contestati tra la Bulgaria, la Turchia, la Grecia ed il Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni. Come belligerante degli Imperi centrali, la Bulgaria ricevette la minore quantità di terra, e venne richiesto di ridurre il proprio esercito e di pagare le riparazioni di guerra e riconoscere l'esistenza del Regno dei Serbi, Croati, Sloveni (poi Iugoslavia). La Bulgaria fu costretta a cedere la Tracia occidentale alla Grecia (perdendo così l'accesso al mar Egeo ) e a restituire la Dobrugia meridionale alla Romania. I risultati del trattato furono vissuti come la seconda catastrofe nazionale tanto è che in seguito durante la seconda guerra mondiale la Bulgaria, insieme alla Germania nazista rioccupò temporaneamente i territori ceduti col trattato di Neuilly. Il trattato di Neuilly era uno dei vari trattati firmati e concepiti per diminuire la forza politica e militare degli Imperi centrali. Come risultato, alcune aree con maggioranza bulgara assoluta furono cedute alla Iugoslavia, mentre alcune aree con una significante presenza serba, come Tran, rimasero in Bulgaria.
Il Trattato del Trianon (1920)
Firmato nel 1920, nel palazzo del Trianon della reggia di Versailles a Parigi, fu l’accordo con cui le potenze vincitrici della prima guerra mondiale stabilirono le sorti del Regno d'Ungheria sanzionando Ia fine della monarchia austro-ungarica. Gli attori principali del trattato furono USA, UK, Francia e Italia; i loro alleati Romania, Regno dei Serbi, Croati e Sloveni (in seguito Iugoslavia) e Cecoslovacchia; mentre la parte sconfitta era l'ex monarchia austro-ungarica, rappresentata dall'Ungheria. Il Trattato del Trianon nel 1920 delineava in maniera definitiva i confini stabiliti nel 1918.
- La Transilvania diveniva parte della Romania.
- La Rutenia subcarpatica diveniva parte della Cecoslovacchia, (Trattato di Saint-Germain 1919).
- Gran parte del Burgenland, dopo un referendum svoltosi nel 1921, venne assegnato all'Austria, mentre il territorio di Sopron optò per restare all'Ungheria. (Trattato di Saint-Germain)
In virtù del trattato l'Ungheria perdeva circa due terzi del proprio territorio e metà della popolazione. Dopo il 1918, l'Ungheria non ebbe più l'accesso al mare, che invece il Regno di Ungheria aveva avuto, attraverso i territori dell'odierna Croazia, per oltre 800 anni.
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