Psicologia delle masse e analisi dell'Io
Introduzione
La psicologia individuale verte sull’uomo singolo e mira a scoprire per quali tramiti questo cerca di conseguire il soddisfacimento delle proprie pulsioni, ma solo raramente riesce a prescindere dalle relazioni di tale singolo con altri individui. Per questo la psicologia individuale è anche sociale. Il rapporto che il singolo istituisce con i suoi familiari, il suo partner e così via sono fenomeni sociali, opposti a quelli che sono processi narcisistici che non vedono la partecipazione di altre persone. La psicologia delle masse considera quindi l’uomo in quanto membro di una stirpe, di un popolo, insomma di un raggruppamento umano che si è organizzato come massa. Ci sembra difficile però pensare che solo la quantità di persone determini una pulsione nuova, altrimenti non operante, propendiamo quindi per due altre possibilità:
- Che la pulsione sociale non possa essere indecomponibile e originaria
- Che la sua origine possa essere individuata nella famiglia
La descrizione dell’anima delle masse in Le Bon
Le Bon nel suo “Psicologia delle folle” dice che ciò che più colpisce di una massa psicologica è che gli individui che la compongono acquistano una sorta di anima collettiva per il solo fatto di trasformarsi in massa. Tale anima li fa sentire in modo diverso da come ciascuno di loro sentirebbe se fosse isolato. La massa è composta da elementi eterogenei saldati assieme per un istante. I nostri atti coscienti derivano da un substrato inconscio formato soprattutto da influenze ereditarie che racchiude i residui ancestrali che costituiscono l’anima della razza. Dietro i nostri atti vi sono cause segrete da noi stessi ignorate.
Le Bon ritiene anche però che essi manifestino caratteristiche nuove e questo per tre fattori:
- L’individuo nella massa acquista per il solo fatto del numero un sentimento di potenza invincibile che gli permette di cedere agli istinti che avrebbe tenuto a freno se fosse stato da solo, anche perché la massa è anonima e irresponsabile; l’individuo si sbarazza quindi delle rimozioni dei suoi moti pulsionali.
- Il contagio mentale fa sì che l’individuo sacrifica facilmente il proprio interesse personale a quello collettivo.
- La suggestionabilità: l’individuo dopo un po’ di tempo passato nella massa cade in uno stato simile alla fascinazione dell’ipnotizzato e l’impeto aumenta ancor di più perché nelle masse è identico per tutti e viene reciprocamente esercitato.
L’individuo colto isolato diventa un barbaro nella massa. La sua inclusione nella massa sopraffa la sua prestazione intellettuale. La massa è impulsiva, irritabile e dominata dall’inconscio, incapace di volontà duratura, influenzabile, credula e acritica; pensa per immagini e può venir eccitata solo da stimoli eccessivi.
È pronta a cedere all’autorità e chi vuole agire su di essa non deve pensare logicamente ma dipingere nei colori più violenti e ripetitivi. Vuole essere dominata e oppressa e rigetta le novità. Il suo comportamento etico può superare o essere inferiore di gran lunga a quello del singolo. Le idee antitetiche sussistono come nei bambini e nei nevrotici. La massa ha bisogno di illusioni. Il capo deve corrispondere le aspettative della massa e subire anch’egli il fascino di una fede. Le Bon attribuisce infine una potenza misteriosa al prestigio, distinguendo tra prestigio artificiale (nome, ricchezza, reputazione) e prestigio personale (magnetica virtù innata che ammalia).
Altre valutazioni della vita psichica collettiva
Le caratteristiche fino ad ora analizzate appartengono a quelle masse di breve durata composte da individui eterogenei accomunati da un interesse transitorio. Ci vogliamo invece occupare qui delle masse stabili entro cui gli uomini trascorrono la loro vita e che si incarnano nelle istituzioni della società.
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