Il disagio della civiltà
Antagonismo tra esigenze pulsionali dell’individuo e restrizioni imposte
Il processo evolutivo innalza la specie umana alla civiltà. Dalla lettera di Romain Rolland, Freud prende spunto per indagare sulla religione e sulla fonte autentica della religiosità. Suppone che sia presente in milioni di uomini un sentimento di eternità, una cosa illimitata, per così dire “oceanica”. Un sentimento di immedesimazione totale con il mondo esterno.
Parte dal presupposto che nulla è per noi più sicuro del nostro proprio io, che verso l’esterno sembra mantenere linee di demarcazione chiare e nette. Solo al culmine dell’innamoramento il confine tra l’io e l’oggetto minaccia di dissolversi. Ci sono casi in cui la delimitazione dell’io diventa incerta e parti del proprio corpo o porzioni della vita psichica appaiono come estranei e non appartenenti all’io oppure altri casi in cui al mondo esterno viene attribuito ciò che manifestamente ha avuto origine nell’io e che da esso dovrebbe essere riconosciuto.
Partendo dall’origine della vita, sappiamo che il lattante non distingue ancora il proprio io dal mondo esterno e apprende a farlo in occasione di diverse sollecitazioni, andando a capire che c’è qualcosa che si contrappone all’io e che è quindi oggetto e che appare solo in seguito a determinati stimoli. In seguito sorge la tendenza a separare dall’io tutto ciò che è fonte di dispiacere ma parte della pena che si vuole espellere si dimostra interna all’io. Da qui ha inizio l’insediamento del principio di realtà.
Possiamo ammettere che il senso primario dell’io si colloca accanto a quello delimitato dalla maturità; sappiamo che nell’ambito della psiche il primitivo si conserva sempre a fianco al derivato.
Esempio della città di Roma
Ritrovamenti e antichità -> obiezione: soltanto nello psichico è possibile la totale conservazione del primitivo perché nel caso del corpo e delle città comunque le cose vecchie vengono sostituite con le nuove grazie a demolizioni, invece nella psiche non sempre vi sono traumi e infiammazioni.
Bisogni religiosi e sentimento di impotenza
In ogni caso un sentimento può essere fonte di energia solo se espressione di un forte bisogno. Freud riduce i bisogni religiosi al bisogno incontrovertibile di protezione paterna e sentimento di impotenza infantile.
L’uomo comune quindi non può rappresentarsi questa Provvidenza se non nella persona di un padre che comprende i bisogni del figlio e viene impietosito dalle sue preghiere e placato dai segni del suo pentimento. Freud analizza il perché della nascita della religione.
Affrontare la vita
Dunque, la vita è troppo dura per affrontarla e l’uomo ha bisogno di espedienti per affrontarla e alleviarla. I rimedi sono principalmente tre:
- Diversivi potenti (attività scientifica)
- Soddisfacimenti sostitutivi (l’arte)
- Sostanze inebrianti (chimismi interni al corpo ed esterni)
Tutto ciò concorre non tanto ad evitare il dispiacere - che pure è sinonimo di felicità - quanto ad aumentare il piacere: come si vede il principio di piacere stabilisce lo scopo della vita e la felicità è irrealizzabile. La felicità è solamente soddisfacimento improvviso di bisogni fortemente compressi, possiamo godere intensamente solo di un contrasto, non di uno stato di cose in quanto tale.
Provare infelicità invece è molto più facile. Tre le cause: il nostro corpo, destinato a deperire e disfarsi, il mondo esterno e le relazioni con altri uomini; perciò molti adottano il metodo della:
- Solitudine
- Scienza per aggredire e assoggettare la natura al proprio volere
Tecniche di sottrazione al dolore
Un’altra tecnica di sottrazione al dolore è la sublimazione delle pulsioni, ciò che fa l’artista ad esempio, ma è comunque un metodo fallimentare dal momento che è riservato solo a pochi e neanche a tali pochi procura una corazza impenetrabile contro i dardi del destino e la sofferenza che viene dal loro stesso corpo (nota sul lavoro come sublimazione delle pulsioni, mantenimento e sottovalutazione dell’uomo a riguardo).
Altri invece preferiscono prendere come centro l’amare e l’essere amati, ma questo metodo se fallisce porta una sofferenza più forte di tutte le altre e infine il godimento della bellezza, che però è evanescente e non soddisfacente né classificabile scientificamente. Come ultime tecniche abbiamo la nevrosi e la fuga nella psicosi.
La felicità è quindi un problema di economia libidica individuale. E la religione impone a tutti in modo uniforme il raggiungimento della felicità attraverso la deformazione delirante del mondo, avvilendo l’intelligenza e propendendo per una fissazione violenta all’infantilismo psichico e a un delirio collettivo, risparmiando quindi molta gente alla nevrosi per off.
-
Riassunto esame Psicologia dinamica, prof. De Rosa, libro consigliato Il disagio della civiltà, Freud
-
Riassunto esame Psicoanalisi, prof. De Rosa, libro consigliato: Psicologia delle masse e analisi dell'Io
-
Riassunto esame Psicoanalisi, prof. De Rosa, libro consigliato: L'io e l'es teoria psicanalitica e tramonto del com…
-
Riassunto esame Etica sociale, Prof. Lijoi Federico, libro consigliato Disagio della civiltà, S. Freud