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La teoria psicoanalitica

L'Io e l'Es: Coscienza e inconscio

“Esser cosciente” è un termine puramente descrittivo che si richiama alla percezione più immediata e più certa; una rappresentazione ad esempio non è in genere cosciente in modo durevole, anzi questo suo esser cosciente scompare rapidamente, ma può in altre condizioni ridiventare cosciente. Se diciamo che questa rappresentazione è quindi stata latente o inconscia, diciamo bene in tutti e due i modi. In realtà per pervenire al concetto di inconscio abbiamo ammesso che esistono rappresentazioni molto forti che sono capaci di produrre gli effetti delle rappresentazioni comuni pur senza diventare esse stesse coscienti. Come sappiamo, non diventano coscienti per una certa forza che gli si oppone e che la psicoanalisi può sopprimere.

Stato in cui tali rappresentazioni si trovano prima di diventare coscienti:

  • Rimozione: la forza che ha prodotto e mantenuto attiva la rimozione.
  • Resistenza: inconscio capace di diventare cosciente.
  • Latente: inconscio incapace di diventare cosciente.
  • Rimosso: inconscio latente, solo dal punto di vista descrittivo.
  • Preconscio: rimosso e dinamicamente inconscio.
  • Inconscio: Abbiamo quindi tre termini: Cosciente (c), Preconscio (prec), inconscio (inc).

Il prec è molto più vicino al conscio di quanto non lo sia l’inc.

L'Io

Io: nucleo organizzato e coerente di processi psichici di una persona. All’Io è legata la coscienza. Dall’Io provengono le rimozioni ed è quello che esercita la censura onirica. L’inc non coincide col rimosso; ogni rimosso è inconscio, ma non ogni inconscio è rimosso. Anche una porzione dell’Io è inconscia.

L'Io e L'Es

Sono consce tutte le percezioni. La differenza tra una rappresentazione inconscia e una preconscia consiste nel fatto che la prima si produce in relazione a qualche materiale ignoto, mentre nella seconda interviene un collegamento con rappresentazioni verbali. Soltanto quanto è già stato una volta percezione c può diventare cosciente e ciò che dall’interno preme per diventare cosciente deve cercare di trasformarsi in percezioni esterne e questo è possibile tramite le tracce mnestiche. (es. l’allucinazione: nella riattivazione di un ricordo l’investimento rimane trattenuto nel sistema mnestico, mentre per il prodursi dell’allucinazione l’investimento deve non solo estendersi, ma anzi trapassare completamente il preconscio). I residui verbali provengono essenzialmente da percezioni acustiche (la parola è il residuo mnestico di una parola udita). Ricordiamo anche i residui mnestici ottici: il diventare conscio dei processi di pensiero si realizza attraverso il ritorno di residui visivi. Per quanto riguarda la percezione interna, la cosa migliore è rifarsi al modello piacere-dispiacere. Sono sensazioni plurilocalizzate come le percezioni esterne e possono provenire contemporaneamente da luoghi diversi. Le sensazioni di piacere non hanno carattere propulsivo a differenza di quelle di dispiacere che spingono al cambiamento, alla scarica. Perciò interpretiamo il dispiacere come un’accentuazione e il piacere come una riduzione dell’investimento energetico. Ma ciò che diventa cosciente con la serie piacere-dispiacere può divenire cosciente dove si trova o deve essere trasmetto al sistema P? La seconda soluzione è quella giusta ed implica che questo si comporta come un impulso rimosso e l’arrestarsi della reazione di scarica tende cosciente questo rimosso come dispiacere. Se la via d’accesso è sbarrata non arrivano ad essere sensazioni ed in tal caso parliamo di sensazioni inconsce. Nel senso di Groddeck possiamo considerare l’Es come l’Io che si comporta in maniera inconscia. Un individuo è per noi un Es psichico, ignoto e inconscio sul quale poggia l’Io sviluppatosi dal sistema P. L’Io non avviluppa completamente l’Es, ma solo quel tanto che basta a far sì che il sistema P formi la sua superficie. L’Io confluisce verso l’Es così come il rimosso, che è separato solo dall’Io mediante le resistenze. Può tuttavia comunicare con l’Io attraverso l’Es. L’Io è quindi quella parte dell’Es che ha subito una modificazione per mezzo del mondo esterno grazie all’intervento del sistema P-C. L’Io si sforza di far valere l’influenza del mondo esterno sull’Es tentando di sostituire il principio di piacere (Es) con quello di realtà. L’Io è ragione e ponderatezza, l’Es la sede delle passioni. L’Io a volte è costretto a soddisfare l’Es. L’Io è innanzitutto un’entità corporea, una proiezione di una superficie. E a volte non solo le cose più profonde ma anche quelle che per l’Io sono più elevate possono essere inconsce (autocritica e coscienza morale).

L'Io e il Super-Io (ideale dell'Io)

Nella primitiva fase orale, investimento oggettuale identificazione non sono distinguibili. Successivamente gli investimenti provengono dall’Es e l’Io prende cognizione di tali investimenti e li tollera oppure li respinge tramite la rimozione. Nel caso in cui bisognasse rinunciare a questo oggetto sessuale compare un’alterazione dell’Io che dobbiamo descrivere come l’erigersi dell’oggetto stesso nell’Io. L’Io attraverso quest’introiezione facilita la rinuncia. Questo processo potrebbe anche essere un mezzo attraverso il quale l’Io controlla l’Es e approfondisce la sua relazione con esso, autoimponendosi all’Es come oggetto d’amore, come per risarcirlo. La trasformazione della libido oggettuale in libido narcisistica implica una sublimazione. La personalità multipla ad esempio può mostrarsi nel caso in cui le varie identificazioni...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/08 Psicologia clinica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher michela.galluccio92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicoanalisi II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Napoli Federico II o del prof De Rosa Barbara.
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