Introduzione all’edizione italiana
Il Kulturarbeit di fronte al male estremo
Nathalie Zaltzman fu una psicoanalista francese, di origini russe (1933-2009). Alla Zaltzman si devono gli enormi progressi nel dialogo tra le istituzioni per quanto riguarda lo studio psicoanalitico e la trasmissione della psicoanalisi.
La Zaltzman concepiva la pratica della psicoanalisi come un aspetto del Kulturarbeit (l’opera di civiltà), concetto freudiano che ella sviluppa e su cui basa gran parte del suo interesse teorico e clinico. La sua ricerca è palesemente di impostazione freudiana, poiché mette in risalto l’interconnessione tra la patologia individuale, collettiva e il processo di civilizzazione, riprendendo in più punti le teorie espresse da Freud nel Disagio della civiltà.
L’autrice mette in risalto il fatto che la pratica della cura psicoanalitica ha una sola natura e sostanza, ma riformula nella sua opera il concetto stesso di guarigione psicoanalitica. Secondo la Zaltzman, infatti, l’ascolto analitico va orientato dalla prospettiva di tenere saldamente insieme il soggetto come individuo e come soggetto della condizione umana relativa alla storia e costruita nella storia collettiva, che è elemento centrale e costitutivo del processo di soggettivazione.
Ponendosi in tale prospettiva, ella muove la sua critica a Freud, che, nel Disagio della civiltà, non ammette più la differenziazione dell’individuo all’interno della civiltà, considerandolo come totalmente assoggettato al processo di civilizzazione e dunque non più attento alla propria individualità al fine di adeguarsi alla massa.
Il Kulturarbeit è, infatti, per la Zaltzman la chiave di lettura del processo di guarigione psicoanalitica, poiché trova un punto di incontro tra individuale e collettivo, poiché la guarigione psicoanalitica non si può ridurre al registro personale e privato, ma va messa in relazione con il collettivo. La psicoanalisi va intesa come lavoro di civiltà.
“Il concetto di Kulturarbeit è un processo che inserisce ogni Io nell’insieme umano sigillando in qualche maniera la sua appartenenza all’insieme, lo modifica in funzione delle acquisizioni dell’insieme, ma allo stesso tempo questo insieme, che non vive se non attraverso gli Io che lo costituiscono, si trova trasformato da essi”.
Questo processo psichico è al contempo individualizzazione e socializzazione, frutto dell’evoluzione umana e all’opera sin dai primordi della vita psichica individuale e collettiva. Il Kulturarbeit rappresenta il garante narcisistico minimale di esistenza, in quanto è rappresentante del sé immortale e del suo legame relazionale con l’altro.
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