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per avere la felicità e la protezione contro il dolore. La religione abbassa il valore della vita agli occhi dell’uomo,

portandolo a credere a una realtà illusoria a cui egli deve aspirare e deforma l’immagine del mondo reale, intimidendo

l’intelligenza e favorendo nell’individuo la fissazione violenta di un infantilismo psichico, spingendolo a partecipare al

delirio collettivo e risparmiandogli la nevrosi individuale. Ma la religione, così come gli altri metodi, non può

mantenere le sue promesse e l’individuo finisce per sottomettersi incondizionatamente, prestando fede al “decreto

imperscrutabile” di Dio.

3. Come già detto, tre sono le fonti da cui provengono tutte le nostre sofferenze:

• Lo strapotere della natura

• La fragilità del nostro corpo

• L’inadeguatezza delle istituzioni che regolano i rapporti reciproci degli uomini nella famiglia,

nello stato e nella società.

Le prime due fonti sono purtroppo inevitabili, poiché nulla possiamo contro la natura, impossibile da

dominare, né contro il tempo che fa inesorabilmente invecchiare il nostro corpo, limitato nell’adattamento e nelle

funzioni. L’essere inevitabili rende però le prime due fonti accettabili. La fonte sociale del dolore ci risulta invece,

secondo Freud, inaccettabile, poiché l’individuo non riesce a comprendere come sia possibile che le istituzioni che egli

stesso ha creato procurino dolore invece che benessere e protezione. Al riguardo, Freud afferma che “una gran parte di

colpa della nostra miseria è da imputare alla nostra cosiddetta civiltà, poiché noi saremmo molto più felici se

rinunciassimo ad essa e tornassimo allo stato primitivo”. L’uomo diviene nevrotico poiché non riesce a sopportare la

dose di frustrazione che la società gli impone per servire i suoi ideali civili. Neanche il progresso scientifico è riuscito a

placare il bisogno di soddisfacimento dell’uomo. La verità è, secondo Freud, che l’uomo non si sente a suo agio nella

civiltà di cui fa parte.

Con il termine “civiltà”, Freud intende l’intera somma delle opere e delle istituzioni in cui la nostra vita si

distacca da quella dei nostri antenati animali. Tali opere servono a due scopi: a proteggere l’uomo dalla natura e a

regolare i rapporti degli uomini tra loro. L’autore analizza le varie caratteristiche della civiltà prestando molta attenzione

al linguaggio e afferma che si possono riconoscere come civili tutte le attività e i valori che sono utili all’uomo in

quanto mettono la terra al suo servizio e lo proteggono contro la violenza delle forze della natura. I primi atti di civiltà

furono, ad esempio, l’uso di utensili, del fuoco e la costruzione di abitazioni. Altri tratti che ci aspettiamo di cogliere in

una società civile sono la cura per i dettagli, che implica di per sé un’attenzione particolare per la cura della bellezza, la

pulizia e l’ordine. Ma alla base della struttura della civiltà, è sicuramente posta la coltivazione dell’attività psichica,

delle prestazioni intellettuali, scientifiche e artistiche e delle idee, tra cui spiccano la creazione di sistemi religiosi e le

pretese di perfezione. Infine, tra le caratteristiche più importanti della civiltà è il modo in cui sono regolati i rapporti

degli individui tra loro: i rapporti sociali. La coesistenza umana, secondo Freud, è possibile solo se si trova una

maggioranza che sia più forte di ogni singolo, in modo che il potere di questa comunità si contrapponga come diritto al

potere del singolo. In questi termini entra in gioco la necessità di giustizia, che porta tutti gli individui a sacrificare i

moti pulsionali per cedere il posto alla volontà della comunità e non più del singolo individuo. La libertà individuale

non è un bene della civiltà, poiché subisce limitazioni tramite la giustizia, che esige che queste limitazioni non siano

risparmiate a nessun individuo. La brama di libertà individuale e non collettiva, non domata dalla civiltà, può dunque

divenire ostilità nei confronti della civiltà e delle sue pretese, poiché l’uomo per sua natura difenderà sempre la propria

pretesa di libertà individuale contro la volontà della massa. Possiamo dire, inoltre, che la sublimazione pulsionale è uno

dei tratti distintivi della civiltà. Quest’ultima si edifica, infatti, sulla rinuncia pulsionale e sul non-soddisfacimento delle

pulsioni e di conseguenza fa sì che i rapporti sociali siano dominati dalla frustrazione e dall’ostilità, che portano a serie

perturbazioni.

4. Riguardo la nascita della società, Freud sostiene che essa nasce dal bisogno dell’uomo di avere alleati e

aiutanti per garantirsi la sopravvivenza. I primi aiutanti dell’uomo, in epoca primitiva, furono i membri della sua

famiglia, formatasi in conseguenza ai bisogni sessuali dell’uomo e alla necessità della donna di restare vicina ai propri

piccoli. I primi rapporti sociali nacquero, dunque, per la necessità dell’uomo di restare vicino al suo oggetto sessuale e

possiamo affermare che Eros e Ananke sono da considerarsi i progenitori della civiltà umana. Con il passare del tempo,

gruppi sempre più numerosi di individui riuscirono a collaborare e cooperare per la sopravvivenza, creando vere e

proprie comunità. Come detto in precedenza, però, l’amore che sembra tenere insieme la società è salvatore e carnefice

allo stesso tempo, per cui alcuni individui trasformano la pulsione in un impulso con meta inibita per non sopperire alla

mancanza del soddisfacimento. Tali individui non scelgono un oggetto sessuale, ma, distogliendosi in tal modo dalla

persecuzione di una meta sessuale, sostengono di poter riversare il proprio amore su tutti gli uomini in egual misura,


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Marty Ten di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dinamica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli Federico II - Unina o del prof De Rosa Barbara.

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