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LA MACROPROGETTAZIONE

quello che giustifica le nostre scelte; precede la micro-progettazione. Ha 3 sottofasi:

Fase 1: Analisi del contesto

a) Analisi strutturale e culturale

b) Analisi della domanda (cosa mi viene richiesto)

c) Analisi dei bisogni (target)

Fase 2: Cornice di progetto (quello che giustifica le azioni di microprogettazione

 Definizione delle finalità generali (finalità= livello generale; più generale rispetto a

obiettivi)

a) Analisi strutturale = fa riferimento a macrostrutture del contesto, società entro cui va ad

agire il progetto.

Riferimento a contesto legislativo; si fa attenzione allo sfondo teorico per parole chiave,

riferimento a bandi o fondi a cui attingere.

 Indicazioni europee

 Legislazione e decreti

 Piani operativi

 Reti territoriali Bandi e fondi

Sfondo teorico Attori progettazione

attenzioni e priorità

parole chiave

Analisi strutturale

Tipologia Livello Tipologia fondo

Pubblico Europa LLP,Dafne,Leonardo,Grundvig

Pubblico Nazionale Fondo Europeo Immigrazione

Fondo Europeo Rifugiati

Bandi ministeriali

Pubblico Regionale L.40, L.23, Piano operativo

politiche regionali: centesti

socio-educativi come i nidi.

15

Pubblico Comunale L.285, Gare d’appalto: tutti i

comuni hanno un piano di

finanziamento basato su

questa legge (finanziamenti

per servizi o progetti)

Privato Locale Fondazioni

Un esempio su Infanzia e adolescenza

 Convenzione ONU (1989) esecutiva con Legge 176/1991

 Costituzione articoli 29 e 30 riconoscimento alla famiglia come soggetto sociale

politicamente rilevante

 Legge 285/1997- legge comunale: disposizioni per la promozione di diritti e di

opportunità per l’infanzia e l’adolescenza.

 Legge 451/1997

 Legge 448/2001 - Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale

dello Stato (legge finanziaria 2002)

 Legge 34/2004 Politiche regionali per i minori

ANALISI STRUTTURALE: LEGGE 285/1997

 istituito il fondo nazionale per l’infanzia e l’adolescenza con il coinvolgimento di

Regioni, Enti Locali, Comuni, Comuni associati, Province, Provveditorati agli Studi

(ufficio scolastico), Aziende Sanitarie Locali, Centri per la giustizia minorile e

organizzazioni non lucrative di utilità sociale mediante l’avvio di un approccio

territoriale integrato, di una cultura dell’informazione e di un sistema di promozione e

di riconoscimento delle relazioni familiari.

 realizzazione di interventi a livello nazionale, regionale e locale per favorire la

promozione dei diritti, la qualità della vita, lo sviluppo, la realizzazione individuale e la

socializzazione dell’infanzia e dell’adolescenza, favorendo l’ambiente a essi più

confacente, ovvero la famiglia naturale, adottiva o affidataria

 incentivo per realizzare una nuova politica a favore dell’infanzia e dell’adolescenza

attraverso lo sviluppo di una nuova cultura dell’integrazione e della progettazione

territoriale:

◦ promuovere positivamente i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza

◦ realizzazione di servizi di preparazione e sostegno alla relazione figli-genitori (es.

consultori)

◦ l’innovazione e sperimentazione di servizi socio educativi per il tempo libero (es.

16

CAG)

◦ realizzazione di azioni positive per la promozione dei diritti dell’infanzia e

dell’adolescenza (es. progetti a sostegno di infanzia e adolescenza)

◦ il sostegno economico o servizi specifici per famiglie naturali e che abbiano al loro

interno uno o più minori con handicap (per famiglie in difficoltà; es. educazione a

personam)

ANALISI STRUTTURALE: LEGISLAZIONE REGIONALE

piani di zona

I prevedono lo sviluppo di:

 servizi di tipo prescolastico e per la prima infanzia attraverso lo sviluppo e la

qualificazione di nidi d’infanzia e di servizi integrativi

 offerta di spazi gioco (ludoteca) per minori da zero e tre anni con genitori e nonni e

con operatori di supporto alle funzioni genitoriali e luoghi di gioco guidato per

favorire la socializzazione, la tolleranza, il rispetto

 D.G.R. 11 febbraio 2005 - n. 7/20588 legge Lombardia

Determina le tipologie d'offerta per la prima infanzia, soggette ad autorizzazione al

funzionamento e accreditamento nei seguenti servizi:

 nido,

 micro nido,

 centro prima infanzia,

 nido famiglia. (massimo 10/15 bambini a seconda della ragione)

si sta sviluppando il servizio di tagger smooter = una persona formata apre nella propria

abitazione un servizio di accoglienza per bambini, svolgendo le attività che si svolgono al

nido.

Per il bambino piccolo il distacco non è così difficoltoso perché l'ambiente rimane

domestico, è meno formale.

a) Analisi culturale: aspetto filosofico

culturale= ideologia che sta dietro all'ente e al territorio in cui ci si trova.

Posso chiedere documentazione locale → per capire il po di sens i bi lit à che l'ente o il

contesto può avere.

 Fini, valori, concezioni dell’uomo e della società, ideologie…

 Strumenti: documentazione locale, tradizione del contesto educativo, analisi

intersoggettiva a livello delle varie componenti (educatori, amministrazione,

genitori) 17

Analisi culturale: aspetto sociologico

come incidono le presenze religiose ele varie componenti (gruppi o singoli)

 Sviluppo delle conoscenze, organizzazione del lavoro e della produzione, presenza e

incidenza delle varie componenti (religiose, spirituali, sociali) dei singoli e dei gruppi

sociali

 Strumenti: questionario conoscitivo, letteratura sociologica

Analisi culturale: quale cultura è in gioco nel contesto?

Come si fa? Indago quali sono le resistenze: adattiva e regolativa → aspeo che cons ent e di

adattarsi, e trovare le risposte.

Cosa mi fa capire → teorie implicite e teorie dichiarate.

Ogni gruppo ha una sua cultura e la cultura ma la funzione di rafforzare l'identità.

 Quali resistenze?

Funzioni della cultura : Adattiva e regolativa

1. rafforzare l’identità

2. definire le regole dell’interazione con l'ambiente

3. incrementare l’integrazione e la stabilità

quindi l'integrazione può portare delle resistenze a seguito di pregiudizi.

 Cosa mi permette di capire? Teorie implicite e dichiarate in quel contesto

1. ambito e limiti riconosciuti all’autonomia individuale (es. dei dipendenti)

2. modalità della presa di decisione (decolli solo una persona nell'ente e le decisioni

sono condivise?)

3. sistema di premi e punizioni (sistemi di controllo e regolazione dei processi)

4. tolleranza del conflitto, delle diversità e dell’innovazione (o è un contesto chiuso e

fermo) → si traa di cos trui re il cl im

a di appar tenenz a → ci sono en i n

cui il cli m

a

è collaborativo, ci sono enti in cui si percepisce la resistenza.

5. criteri e stili di gestione e di controllo (stile autorevole o autoritario?)

grazioe all'analisi culturale capiamo il clima di appartenenza.

b) analisi della domanda: schema di decodifica

andare ad analizzare cosa mi sta chiedendo il soggetto o l'ente che mi pone la domanda

(committente) che mi richiede il progetto educativo (offerta) e in base a questa ci sarà la

mia offerta. 18

 Da chi è posta la richiesta d intervento?

◦ Singolo vs gruppo ( es. educatore o cooperativa)

◦ Ruolo e organizzazione (scuola, comune, cooperativa)

◦ Livello di credibilità e potere (deve essere una richiesta formale)

◦ Con quali modalità? (in che modo me lo chiede; a volte chi pone la domanda non

ha ben chiara che progetto vuole)fare interventi sul singolo o sul gruppo?

◦ Primi contatti: formale vs informale (se informale poi va formalizzato)

◦ Parole chiave utilizzate

◦ Nessi e cause evidenziate

◦ Quali eventi hanno suscitato la richiesta di intervento?

◦ Eventi recenti, dati, fatti

 Quali interpretazioni vengono date ai fatti riportati dal committente?

 Livello di condivisione (il problema è condiviso da tutto l'ente o

solo da un educatore?)

 Definizioni (plurale) fornite

 Quali attese?

 Output desiderato (quali aspettative hanno?)

 Finalità (in termini di contenuto e di relazione c’è congruenza,

quali emozioni vengono comunicate)

 Cosa non si dice?

▪ Magari alcuni soggeti mostrano pudore o resistenza e non li

esplicitano

 Ci sono argomenti che non si toccano, difficili da trattare?

 Livelli di riservatezza nel fornire informazioni (verbale vs

cartaceo)

 Cosa osservo?

 Annotazioni libere (atteggiamenti...)

 Cosa significa la richiesta per me?

 Che sentimenti ed emozioni mi vengono suscitate (verso chi e che cosa…)?

 Come la accolgo (ti ascolto attivamente o penso di risolvere ogni problema)?

Che messaggio passo? (es. ho troppa fretta per ascoltarti, ti risolvo ogni

problema…)

 L’oggetto mi disturba, si discosta dai miei valori e convinzioni? (ci può essere

un intervento su una tematica che non sento mia). Come accolgo la richiesta?

→ è un errore non ascoltare il committente perché ho già le risposte. La

19

tematica va contro i miei valori? → deve esserci collaborazione tra mie nt e e

progettista.

c) Analisi dei bisogni

di che cosa hanno bisogno, quali sono i bisogni educativi del gruppo sul quale andrò a

lavorare.

Concetto di bisogno

 Il bisogno è alla base della motivazione, la motivazione spinge un individuo verso un

oggetto concreto.

 carenza

Il bisogno è (termini negativi = mancanza), mancanza, deficit da colmare

secondo la teoria economica classica (Ricardo, Stuart Mill). Rischio: mitizzazione della

domanda educativa (rischio= pensare che l'intervento educativo risolva tutti i

problemi)

 aspirazione

Il bisogno è (termini positivi= miglioramento) strutturale e sviluppo dell’io

secondo i modelli “idealistici” (Malinowski). Critica all’istruzione obbligatoria (Illich) e

al carattere originario del bisogno (Baudrillard; originario = come se ciascuno abbia

una tensione aa migliorarsi, a spingersi verso un oggetto o all'autorealizzazione)

 Ogni bisogno è sociale (critica marxista)

Concetto di Bisogno: Piaget

“Il bisogno è la manifestazione di uno squilibrio: nasce quando qualcosa al di fuori di noi e

dentro noi, una nostra struttura fisica o mentale, si è modificato.

Si tratta di riadattare la condotta in funzione di questo cambiamento. L’azione si esaurisce

quando si è ristabilito l’equilibrio tra il fatto che ha provocato il bisogno e la nostra

organizzazione mentale quale si presentava anteriormente ad esso”.

Adotto comportamenti in base al cambiamento = rispondo al bisogno. I comportamenti

cambiano quando si ristabilisce l'equilibrio. 20

Concetto di Bisogno: Maslow

si compie nell'arco di una vita (autorealizzazione si raggiunge nell'età adulta, anziana)

realizzazione → avviene durante la vita

autostima di sè

al gruppo/società

sicurezza di sé

sopravvivenza

è difficile realizzare i bisogni in cima se non raggiungo quelli sotto

Tipi di bisogno

 Bisogni oggettivi (piano organizzativo)

 Bisogni soggettivi (piano educativo e psicologico)

L’obiettivo del progetto è la mediazione tra i due tipi di bisogno

Evitare:

 Confondere analisi organizzativa e progettazione educativa

 Confondere la progettazione educativa con la trascrizione del vissuto dei soggetti

Bisogno soggettivo: piano educativo

Capire le condizioni di partenza del soggetto dell’intervento educativo-formativo

 Capitale sociale (adattabilità, capacità di relazione)

 l’aspetto demografico,

 le condizioni di agio e disagio,

 il capitale culturale (famiglia d'origine riconosce e accetta il BES del bambino o non lo

vede)

Strumenti per rilevare i 4 fattori: osservazione partecipante, questionario conoscitivo (il più

usato), intervista in profondità (per portare in luce gli aspetti dichiarati apertamente)

direttamente con i soggetti adolescenti/adulti, con i genitori nel caso dei bambini (Storia di

vita) 21

Bisogno soggettivo: piano psicologico

1. Sviluppo cognitivo

2. apprendimento

3. Motivazioni

Strumenti: letteratura psicopedagogica (strumento desk), lettura della situazione

(strumento field- di campo)

letteratura psicopedagogica= riferimento a letteratura per vedere lo standard

strumento desk= analisi a tavolino per vedere cosa la letteratura dice su quel tema, poi

decido come lavorare. LA MICRO-PROGETTAZIONE

Consiste nella traduzione operativa della macroprogettazione in cui trova spazio lo sviluppo

esecutivo del progetto, inteso come:

 articolazione dei moduli (quanti moduli? Quanto tempo?) o fasi in sottofasi (unità) e

relativa scansione dei tempi e dei contenuti;

 delineazione delle azioni da realizzare e dei soggetti coinvolti in ciascuna delle unità

(es. lezioni, rolerplaing, con operatori, insegnanti...);

 dettaglio delle modalità operative per ciascuna unità (cosa si andrà a fare in ciascuno

dei moduli);

 predisposizione dell’ambiente formativo (aule, esterno... materiali necessari).

Itinerario educativo

“Sequenza di attività educative che si prolunga nel tempo e che è diretta a promuovere il

raggiungimento degli obiettivi intesi dalla comunità educante” (Pellerey)

Caratteri:

 Intenzionalità: capacità di calarsi nell’ottica di una educazione formale.

Sistematicità: non può essere evasivo o procedere per salti ma costruito e organizzato

Situazione di partenza: rilevata Mete da

da nalisi di bisogni su cui andare intinerario raggiungere

a lavorare e costruire un

itinerario per raggiungere

determinate mete 22

Progettare l'itinerario educativo: bisogna tenere in considerazione:

 Importanza del tempo: tempo necessario , tempo disponibile e tempo soggettivo

(per alcuni gli incontri sono troppi per altri pochi9

 Importanza della definizione delle tappe

1. gli obiettivi

2. i contenuti (temi da affrontare)

3. i metodi (lezioni, studi di caso, uscite, giochi di ruolo)

4. la valutazione (come valuto il raggiungimento degli obiettivi e l'adeguamento dei

metodi → sia sul progeo che sul soggeo)

La relazione tra questi quattro diversi ambiti dovrà essere sistemica: ciò significa che ogni

ambito dovrà essere in relazione con gli altri. (teoria generale dei sistemi)

La micro-progettazione: obiettivi, metodi e attività

Obiettivi: da questi derivano i

metodi che vanno a definire

l'attività. Attività: è il

contenitore dei

Metodi: lezioni frontali, lavori di metodi

gruppo, laboratori, studi di caso

Il modulo: una definizione

Il modulo rappresenta una unità formativa autosufficiente in grado di promuovere saperi

molari (circoscritti) e competenze (specifiche) che, per la loro alta rappresentatività

culturale, e perciò anche tecnico pratica, nel settore specifico di riferimento, siano capaci di

modificare significativamente la mappa cognitiva e la rete delle conoscenze

precedentemente possedute…

G.Domenici, 2002

Profilo del modulo – Sezione d’ingresso; all'interno del modulo definisco:

 titolo del modulo;

 una sua breve descrizione (tipo abstract 10-15 righe) contenente alcune righe iniziali

di “esplosione” dell’argomento scelto, classe/i di riferimento, discipline coinvolte, la

finalità del modulo e l’eventuale raccordo o connessione con questioni trattate in altri

moduli;

 indicazione dei prerequisiti richiesti (non necessari);

23

 definizione delle competenze cognitive, disciplinari e trasversali, e metacognitive;

 collocazione (concettuale e visiva - magari attraverso mappe, tabelle, grafi, ecc.) del

modulo rispetto a quelli che lo precedono o lo seguono e/o vi si collegano;

 durata del modulo (tempistica);

Profilo del modulo – Corpo centrale

 materiali di apprendimento e/o unità didattiche;

◦ metodologia (lezioni frontali; lavori di gruppo; esercitazioni; laboratori ecc.);

◦ strumenti (libri di testo; riviste; quotidiani, Ict, software ecc.);

◦ Sequenza attività

◦ setting: spazio fisico dove si svolgono le attività del modulo o progetto

Profilo del modulo – Sezione d’uscita

descrivo se prevedo prove di valutazione durante o alla fine del modulo.

 Batteria delle prove di verifica finale di modulo (prove strutturate e semistrutturate, -

simulazione di contesti-) non coincide con la somma di tutte le prove di verifica delle

unità didattiche;

 Monitoraggio/valutazione

UN METODO PER LA MICROPROGETTAZIONE: EPISODI DI

APPRENDIMENTO SITUATO

Fare didattica con gli EAS: proposta metodologica su come strutturare una porzione di

modulo; nasce per gli insegnanti per rinnovare le lezioni.

«Un EAS è una porzione di azione didattica (2-3 ore), ovvero l’unità minima di cui consta

l’agire didattico dell’insegnante in contesto; in quanto tale esso costituisce il baricentro a

partire dal quale l’intero edificio della didattica si organizza».

Rivoltella, 2013, p. 52

ha tre presupposti teorici: 24

APPRENDIMENTO E NEUROSCIENZE

neuroscienza= disciplina scientifica che studia il funzionamento del cervello)

I neuroni specchio:

 Neuroni che si attivano non quando si vedono cose, ma quando si vedono fare cose,

in relazione alle azioni che vediamo fare da un altro soggetto (Rizzolatti, Sinigaglia)

→ scoperta eccezionale perché entra in campo la relazione con l'altro, si au ano gl i

stessi muscoli che mi portano a compiere la stessa azione.

 Marcatori somatici (Damasio): stati emotivi (piacere-dolore) che il nostro cervello

associa a determinate situazioni o azioni che quando si ripetono si associano a quelle

già provate.

 Firth 2009: Apprendere significa fare previsioni, ovvero imparare ad attendersi cosa

ci si potrà presentare sulla base del modello della realtà che ci siamo formati a

partire dall’esperienza e da strutture che possediamo a priori

« Il nostro cervello funziona esattamente così: parte da un set di informazioni che già

possiede e che sono il risultato delle sue esperienze pregresse, le corregge sulla base delle

nuove esperienze»

Quindi si apprende:

 Sulla base di un coinvolgimento personale e di una forte motivazione (marcatori

somatici)

 Sulla base dell’esperienza: se faccio imparo, imparo a prevedere situazioni

 Per ripetizione: per rinforzare determinate relazioni sinaptiche è necessario reiterare

gli stimoli che le tengono attive; non solo verbalmente, anche gli stimoli

 Per Imitazione → se vedo capisco: modeling o apprendistato

LA DIDATTICA DI FREINET

Freinet= pedagogista della metà del secondo dopoguerra

 esponente dell'attivismo francese, pedagogia popolare

 Fautore della libera espressione dell'alunno e il mantenimento del legame tra scuola

e vita.

 fare riferimento alla vita reale per impostare l'attività didattica

25

La “lezione” di Freinet: le tecniche

 Oltre il “manuale” : “La ricchezza dei documenti raccolti imponevano una

documentazione mobile, sempre a portata di mano, d’onde l’avviamento dei diversi

schedari scolastici”

 Autoriale: “Il testo libero, lo scolaro deve essere libero di esprimersi: è un testo che il

ragazzo scrive liberamente e quando abbia voglia di esprimersi”

permetteva di produrre chiameremmo un artefatto

 Sociale: “Nella dimensione sociale del lavoro cooperativo, ciascuno deve avere una

attività da svolgere che lo interessi”

 è web based: le ricerca delle risorse, l’attività documentale e di gruppo

 è fortemente autoriale: la classe diviene laboratorio, dove i metodi principali sono

quelli del learning by doing

 è sociale: La socialità è il fenomeno nuovo, trainante e da una pregnanza axiologica

alla tecnologia del web 2.0

SEMPLESSITÀ

concetto espresso da Bertoz= via di mezzo tra complessità e semplicità

per affrontare la complessità della realtà gli organismi viventi trovano delle soluzioni. →

strategie di semplificazione della complessità per trovare una soluzione; istinto è frutto della

semplessità attraverso l'esperienza → per affrontare la situazione complessa.

“Dal mio punto di vista la semplessità consiste in questo insieme di soluzioni trovate dagli

organismi viventi affinché, nonostante la complessità dei processi naturali, il cervello posa

preparare l'atto e anticiparne le conseguenze " A. Berthoz, 2011

=semplificazione della realtà per trovare una soluzione.

Premessa: semplissità non è semplificare, ridurre, eliminare variabili e costruire un

modello lineare.

→ Richiede di inibire, selezionare, collegare e immaginare → se ho molte variabili seleziono

le più semplici, le più utili.

Non vuol dire ridurre ma inibire → selezionare le condizioni per costruire un modello

lineare.

Principi della semplessità

1. Inibire e disinibire = permette di agire più velocemente e capire le informazioni utili

2. Il principio della specializzazione e della selezione = selezione delle informazioni utili

3. Il principio dell'anticipazione probabilistica = fare previsioni e sulla base di ciò agisco

26

4. Il principio della deviazione = capacità del cervello di non optare per situazioni lineari

ma più adatte (cambiare situazione, soluzione)

5. Il principio della cooperazione e della ridondanza (creazione di collegamenti tra

informazioni). Si perdono delle soluzioni? No perché il cervello collega le soluzioni

attraverso la cooperazione

6. il principio del senso = la semplessità è ciò che dà senso al semplificare perché le

strategie che adottiamo hanno sempre un fine che dà loro un senso.

EAS e semplessità

nella metodologia EAS si è voluto sfruttare il concetto di semplessità perché l'EAS richiede:

 Selezione di contenuti da trattare, per inibizione = selezione di contenuti più efficaci

e più utili

 Rapidità del metodo = l'EAS si costruisce in 2-3 ore, si apre e chiude in un incontro

 Simula frame che aiutano ad anticipare, interpretare il mondo = vado a costruire un

episodio che simula la realtà

VERSO UN METODO: EPISODI DI APPRENDIMENTO

SITUATO EAS

«Un EAS è una porzione di azione didattica, ovvero l’unità minima di cui consta l’agire

didattico dell’insegnante in contesto; in quanto tale esso costituisce il baricentro a partire

dal quale l’intero edificio della didattica si organizza».

PRESUPPOSTI TEORICI

Freinet, neuroscienze, semplessità e:

 Freinet e la “scuola del fare” (1920 ca.)

 Flipped lesson: la lezione rovesciata (Mazur, 1991) = piccole lezioni frontali in

autonomia e in aula si fa riflessione, esercitazione, chiarimenti

 Mobile Learning e micro-learning (Pachler, 2007) = si ragiona su cosa il soggetto deve

apprendere durante quell'EAS. Spezzetto l'obiettivo.

 I mobile learning sono tablet, smartphone che ben si presentano a questo compito.

 Progettazione per competenze (Indicazioni, Assi e C.M febbraio 2015 su

Certificazione per il primo ciclo)

«Il metodo degli EAS si deve considerare come un approccio integrale (e integrato)

all'insegnamento che, certo, nel caso dell’utilizzo di dispositivi digitali mobili trova la propria

applicazione preferenziale, ma che funziona a prescindere dalla loro presenza». Rivoltella,

2013, p. 52 27

Struttura del metodo

FASI EAS AZIONI FORMATORE AZIONI LOGICA

(dipendono FORMANDO DIDATTICA

da contenuto e target)

Preparatoria/ant 1- Assegna attività anticipatoria (es. 2- Svolge attività 3- Problem

icipatoria lettura del testo); fornisce gli anticipatoria solving (perché

strumenti all'educando. Ascolta, legge, il lavoro è

Espone framework concettuale = comprende lasciato

inquadramento teorico, estrapolare all'autonomia

i concetti che il soggetto avrebbe del soggetto)

dovuto sottolineare (15-20 min.).

Fornisce uno stimolo (es. video o

domande)

Dà una consegna = descrizione

della situazione d'apprendimento

che si svolgerà la volta dopo (1 ora)

Operatoria Definisce i tempi dell’attività Produce e Learning by

Organizza il lavoro individuale e/o condivide un doing =

di gruppo (relo playing, cartellone, artefatto (c'era imparare

riflessione, collage)= attività anche in Freinet) facendo

operativa, i soggetti devono essere i

protagonisti.

Ristrutturativa Valuta gli artefatti = analisi critica di Analizza Reflective

(si sviluppa ciò che emerge. criticamente gli learning =

metacognizione) Corregge le misconceptions artefatti apprendimento

Fissa i concetti. Sviluppa la riflessivo

Si riflette sul lavoro svolto, si fa riflessione sui

debriefing. processi attivati

Il soggetto torna su ciò che deve apprendere 3 volte.

SI APPRENDE PER...

 Esperienza

 Modellamento

 Ripetizione 28

«Il metodo EAS ottimizza tutti e tre gli scenari di base dell'apprendere che la ricerca nel

campo delle neuroscienze ha dimostrato essere all'opera nell'apprendimento umano».

Esperienza

«L’esperienza è all’opera sia nel momento anticipatorio, quando viene affidato allo studente

in formazione il compito di andare in avanscoperta, di confrontarsi con le difficoltà legate

all’acquisizione del dato, di riflettere su quanto sia o non sia direttamente comprensibile, sia

nel momento operatorio quando gli si chiede di risolvere un problema attraverso un’attività

di produzione».

Modellamento

«Il modellamento opera in tutti e tre i momenti strutturali dell’EAS: nel momento

anticipatorio, grazie agli esempi portati dall’insegnante, alle situazioni-stimolo proposte, al

modo in cui un concetto può essere introdotto o richiamato; nel momento operatorio,

soprattutto se questo prevede delle attività collaborative o cooperative grazie alle quali

modalità di risposta o di elaborazione dei problemi possano essere proficuamente messe a

debriefing

confronto tra gli studenti; infine, nel (fase ristrutturativa), ancora una volta grazie

alle indicazioni di sintesi dell’insegnante o alle considerazioni degli studenti.»

Ripetizione nell'EAS si torna più volte sullo stesso concetto

«La metodologia EAS […] consente allo studente di ritornare ricorsivamente sullo stesso

concetto: prima nel lavoro domestico, poi grazie al framework presentato dal docente,

ancora nel momento dell’attività, infine nel debriefing che chiude l’episodio. In seconda

istanza, nella presentazione/condivisione in classe del risultato dell’attività svolta, attraverso

la discussione delle singole attività si ha la possibilità di tornare più volte sullo stesso

problema favorendone implicitamente la persistenza».

FASE PREPARATORIA

 svolgere azione di recupero e rinforzo dei prerequisiti necessari ad affrontare la fase

operatoria in aula

 permettere emersione delle rappresentazioni sul nuovo oggetto di studio dell'EAS e

non di tutto il programma

 mettere in relazione il nuovo contenuto con le esperienze pregresse degli discenti e i

relativi significati

 amiliarizzare con il lessico che verrà utilizzato nell’EAS (glossario, mappa...)

29

 favorire una prima ricognizione esplorativa sul tema

Funzione di anticipazione

Tipologie di lavoro a casa → varia molto in base alla creav i t à del progettista

 Lettura: di giornali, storie...

 Ricerca: preventiva sull'argomento

 Analisi per estrapolare i concetti es. dai familiari

 Esperienza personale, interviste...

 Riflessione individuale guidata (domande date dal conduttore per far riflettere)

La fase iniziale del modulo

 Framework concettuale: elementi-chiave = spiegazione teorica (non sempre), si

richiama al lavoro domestico e si fa sintesi

 Situazione-stimolo: provocare, mettere in discussione, enunciare una tesi =

provocare, mettere in discussione una tesi sulla quale andranno a lavorare i soggetti

 Consegna: piano di lavoro dell'attività che i soggetti dovranno svolgere nella fase

operativa

In conclusione

 Pensiero breve

«La brevità, come l’ha definita la tradizione retorica, consiste nel dire molte cose in poche

parole e, se fosse possibile, a far pensare più di quanto si dica» (Roukhomovsky, 2001; 4)

 Curricolo breve: Significatività vs Quantità → si gioca più sulla significatività dei

contenuti che sulla quantità

FASE OPERATIVA

è l'attività in cui il formatore è meno coinvolto nell'attuazione, ma deve svolgere la parte

progettuale.

 lo studente lavora su quello che ha già acquisito nella fase preparatoria e deve

produrre un artefatto che non è l'obiettivo però.

 lo studente costruisce significati producendo artefatti

30

METODOLOGIE DIDATTICHE

Brainstorming

Letteralmente tempesta di cervelli . Dato un problema da affrontare, ciascuno dei

partecipanti, entro prefissati limiti di tempo, è libero di esprimere la propria idea senza che

l’ insegnante

esprima giudizi sulle idee emerse. Alla fine tutte le idee sono raccolte ed opportunamente

analizzate per giungere alla soluzione del problema

→ Collage → ritaglia e incolla immagini che rappresentano l'idea di... costringe le persone a

riflettere di più e cercare immigini evocative. È molto importante po la fase di analisi.

→ Mappa

posso usarlo nella fase operatoria perché ci sono varie tecniche che posso usare. Può

essere usato per raccogliere le rappresentazioni dei soggetti rispetto a una tematica.

Lavori di gruppo

E’ una metodologia organizzativa fondamentale per la crescita umana e la socializzazione

degli alunni. A seconda dell’ attività da svolgere, il docente può formare lui stesso i gruppi

che potranno essere di livello , di compito, misti, oppure lasciare liberi i ragazzi di unirsi

liberamente in gruppo.

Spesso si ricorre per acquisire la competenza sociale.

Suggerimenti > regole per organizzare e strutturare un Gruppo

1 REGOLA: Conoscere gli studenti, le relazioni e le dinamiche di classe.

2 REGOLA : Il gruppo da 3 a 5 . 3 è poco ( maggioranze vs minoranze ) e 5 è molto

(dinamiche complesse).

3. REGOLA: Quasi Mai gruppi omogenei (gruppi composti in base agli stili di

apprendimento). Sia per il bilanciamento delle zone di sviluppo prossimale, sia per una

composizione di differenti stili cognitivi. Eventuale sociogramma. = grafico che fa vedere le

relazioni all'interno del gruppo.

4 REGOLA : Strumenti per osservare il gruppo di tipo oggettivo e meno soggettivo( simpatie,

antipatie)

5 REGOLA : Strutturare il lavoro, non lasciare mai gli studenti inoccupati.

6 REGOLA. Assegnare ruoli di autoregolazione del gruppo

7 REGOLA: assegnare tempi di lavoro

5 e 6: soprattutto per i gruppi con bambini più piccoli → lavoro più strutturato = tutti

devono avere un ruolo a cui lavorare. Ruolo di autoregolazione= negli adulti c'è il leader, c'è

chi è più pratico, chi tiene meglio i tempi... 31

Problem solving

E una tecnica didattica che intende l apprendimento come il risultato di un attività di

scoperta e per soluzione di problemi. Il problem solving è sempre preceduto dalla fase di

problem posing, quella cioè in cui l’ alunno è chiamato a individuare chiaramente i

termini della situazione problematica per poi passare all’ attuazione di una strategia

risolutiva. Il problem solving è , quindi, unametodologia di analisi utilizzata per

individuare, pianificare edattuare le azioni necessarie alla risoluzione di un problema.

Le fasi dell’ analisi sono:

1. definizione del problema;

2. raccolta delle informazioni;

3. identificazione delle cause più probabili;

4. formulazioni di cause possibili ;

5. sviluppo operativo dell’analisi;

6. controllo dei risultati.

Role playing → il formatore costruisce uno schema della situazione di partenza

Significa gioco di ruolo. I partecipanti dovranno mettersi nei panni di uno dei personaggi ed

essere capaci di cambiare ruolo, perché l’ aspetto più importante è dimostrare di

possedere punti di vista diversi.

→ COMPETENZA AGITA IN SITUAZIONE

Cooperative learning → può far parte dei lavori di gruppo, ma è più complesso.

E un metodo didattico-educativo di apprendimento costituito dalla cooperazione fra gli

studenti, ciascuno dei quali mette a

disposizione del gruppo il suo sapere e le sue competenze.

 Positiva interdipendenza. I membri del gruppo fanno affidamento gli uni sugli altri

per raggiungere lo scopo. Se qualcuno nel gruppo non fa la propria parte, anche gli

altri ne subiscono le conseguenze. Gli studenti si devono sentire responsabili del loro

personale apprendimento e dell'apprendimento degli altri membri del gruppo .

 Responsabilità individuale. Tutti gli studenti di un gruppo devono rendere conto sia

della propria parte di lavoro sia di quanto hanno appreso. Ogni studente, nelle

verifiche, dovrà dimostrare personalmente quanto ha imparato.

32

Studio di caso/autocaso

 Fornire informazioni circa una situazione/problema che appartenga all’esperienza del

partecipante

 Indicare strumenti attraverso i quali analizzare/risolvere la situazione

 Inquadrare l’attività attraverso proposizioni di apertura/chiusura:

 “Cosa faresti?”

 “La soluzione è il massimo che potevi fare nelle circostanze date?”

 Provocare la discussione sugli aspetti della soluzione che non paiono soddisfacenti e

reali

I media in aula. Attività

Cosa posso fare con i media in aula?

Quali attività posso svolgere?

 di rappresentazione: Rappresentare la conoscenza tramite tecnologie accessibili e

media familiari

 di comunicazione: Sincrona o asincrona, tra colleghi, con altre scuole e istituzioni, enti

di formazione, gemellaggi in rete (e-twinning), comunicazione di eventi/attività

educative, e-learning per la formazione degli adulti. Sincronia= che avviene nel

medesimo tempo. Asincronia = in tempi diversi (forum...)

 di condivisione: Tramite piattaforme, blog, social network

 di costruzione: Blog, social network, video e montaggio, podcast

FASE RISTRUTTURATIVA

logica didattica= apprendimento riflessivo → fase più significativa. È il vero tempo

dell'apprendimento perché quando si lavora non si ha la distanza critica che permette di

valuare e capire le scelte. → è il momento in cui si sedimenta l'apprendimento.

 È il tempo dell’apprendimento

 Dal fare(momento operatorio) al riflettere sul fare

 Riappropriazione di senso rispetto al momento attivo

 Distacco e metacognizione 33


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'educazione e della formazione (BRESCIA - PIACENZA - MILANO)
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sonia.filippini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Progettazione didattica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Sinini Gloria.

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