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Il "ritorno alla Grecia"

Tutti noi abbiamo guardato alla Grecia cercandovi la gloria del passato, la perfezione, la bellezza formale e la lucidità dello spirito. È ad essa che ci si riferisce quando si parla delle 'origini', poiché è in Grecia che la ricerca delle 'origini' ha luogo. Qui tenteremo di capire che cosa è questa 'Grecia' che tanto attrae la psiche e cosa la psiche vi trova.

Quando la visione dominante che tiene assieme un periodo della cultura si incrina, la coscienza regredisce in contenitori più antichi, cercando fonti di sopravvivenza che offrano anche fonti di rinascita. I critici hanno ragione quando vedono il 'ritorno alla Grecia' come un regressivo desiderio di morte, come una fuga dai conflitti contemporanei nelle mitologie e nelle speculazioni di un mondo fantastico.

La nostra cultura mostra due vie alternative di regressione, alle quali è stato dato il nome di ellenismo ed ebraismo. La psiche in crisi ha, ovviamente, anche altre fantasie. Le molte dell'ellenismo e l'una dell'ebraismo non sono le uniche soluzioni al dilemma patologico della psiche. C'è la fuga nel futurismo e nelle sue tecnologie, la conversione all'Oriente e all'interiorità, il farsi primitivi e naturali, c'è l'ascesa spirituale e l'abbandono del mondo in una totale trascendenza. Ma queste alternative sono meno autentiche. Sono semplicistiche; trascurano la nostra storia e i diritti che le sue immagini hanno su di noi.

Le vie alternative all'ebraismo e all'ellenismo operano come rimozioni, estendendo ulteriormente la mancanza d'anima a cui i loro messaggi avrebbero potuto porre rimedio. L'ebraismo non riesce a fronteggiare l'attuale dilemma semplicemente perché è esso stesso troppo radicato, troppo identico alla nostra visione del mondo; l'ellenismo porta la tradizione dell'immaginazione inconscia. La complessità politeistica greca allude alle nostre complicate e inesplorate situazioni psichiche.

L'ellenismo favorisce il rinnovamento offrendo un più ampio spazio e un'altra specie di benedizione all'intera gamma di immagini, sentimenti e strani princìpi morali che sono le nostre vere nature psichiche. La Grecia fornisce un modello policentrico che è il frutto del politeismo più riccamente elaborato di tutte le culture, e così può contenere il caos delle personalità secondarie e degli impulsi autonomi di una disciplina, di un'epoca, o di un individuo. Questa varietà fantastica offre alla psiche multiformi fantasie atte a riflettere le sue molte possibilità.

La 'Grecia' permane come un paesaggio interiore piuttosto che come un paesaggio geografico, come una metafora del regno immaginale che ospita archetipi sotto forma di Dei. La 'Grecia' ci offre una possibilità per correggere le nostre anime e la psicologia per mezzo di luoghi e persone immaginali invece che di date e personaggi storici delineando uno spazio piuttosto che un tempo. Noi ritorniamo alla Grecia allo scopo di riscoprire gli archetipi della nostra mente e della nostra cultura. La fantasia ritorna laggiù per diventare archetipica. Arretrando nel mitico, in quello che è non-fattuale e non-storico, la psiche può reimmaginare quelle che sono le sue difficili situazioni fattuali e storiche da un diverso e più vantaggioso punto di vista.

La scelta di Pan

La scelta di Pan quale nostra guida per il ritorno alla Grecia immaginale è storicamente corretta. Infatti è stato detto che il grande Dio Pan morì quando Cristo divenne il sovrano assoluto. Leggende teologiche li descrivono in opposizione inconciliabile, e il conflitto dura tuttora, giacché la figura del Diavolo non è altro che Pan visto attraverso l'immaginazione cristiana.

Roscher: la vita, l’opera e il contributo alla psicologia

Wilhelm Heinrich Roscher era figlio del famoso Wilhelm G.F. Roscher, uno dei fondatori della scuola storica di economia politica, che ebbe la sua parte nello sviluppo della Germania moderna sotto Bismarck. Roscher junior nacque a Gottinga il 12 febbraio 1845; tre anni più tardi la sua famiglia si trasferì a Lipsia. Durante la seconda metà del secolo diciannovesimo, Lipsia fu uno dei principali centri di attività scientifica e culturale della Germania. A lui più che a qualsiasi altro filologo classico va il merito di aver riunito in un corpus unico il materiale mitico e religioso del mondo antico, preparando il terreno per lo studio scientifico del mito e del simbolo.

Tra i suoi amici all'università di Lipsia c'erano Friedrich Nietzsche ed Erwin Rohde. Con essi Roscher fondò il Club di Filologia. Viene descritto di indole mite e raccolta, ancora in età avanzata al suo tavolo di lavoro per tutta la durata del giorno, dall'alba al tramonto. La sua carriera pubblica fu esclusivamente quella di insegnante. Roscher dedicò la maggior parte della sua vita di studioso a una enciclopedia, il titolo della quale in italiano suonerebbe Lessico generale della mitologia greca e romana. La pubblicazione ebbe inizio nel 1884, ed era stata completata sotto la direzione di Roscher fino alla lettera 'T' quando egli morì.

Non si limita ad esaminare l'intero corpus degli autori classici, ma passa in rassegna la letteratura posteriore, istituisce confronti, offre commenti, ed è inoltre riccamente illustrato, avendo Roscher una sicura padronanza dell'arte, dell'architettura e dei reperti archeologici connessi al suo argomento. Roscher aveva un particolare interesse per la mitologia comparata, in seguito fu affascinato da soggetti più astratti: la numerologia nella medicina greca, i numeri sette, nove e quaranta, e il concetto di un immaginario punto mediano, l'omphalos o ombelico del mondo, un tema ricorrente nella mitologia greca, romana e semitica.

Riconosciamo nei suoi scritti un modello biografico che, muovendo dallo studio delle singole personificazioni archetipiche degli Dei, attraverso l'interesse per le forze psicologiche più terrificanti (incubo, sessualità, lupo mannaro, licantropia), arriva a soggetti che sono tipici della coscienza del senex e appartengono al regno di Saturno: i numeri e l'idea del centro.

Il suo sapere fu, in certo modo, toccato dalle correnti romantiche che scorrevano nel razionalismo di fine secolo riscaldandolo e nutrendo in esso nuove sorprendenti forme di vita, la più importante delle quali fu la psicologia dell'inconscio. Queste opere pionieristiche, perciò, oltre che costituire il retroterra storico della loro discendenza moderna nella psichiatria, antropologia e mitologia 'scientifiche', contengono anche un fermento psicologico, ravvisabile nell'irragionevole dilatazione di molte delle loro ipotesi ben al di là di quello che oggi sarebbe consentito dai 'fatti'.

La moderna filologia accademica condanna il troppo vasto raggio d'azione delle ipotesi di Roscher, e soprattutto disapprova lo studio comparato dei motivi, che, al contrario, è un principio basilare della psicologia del profondo e un metodo fondamentale impiegato in tutte le indagini psicoanalitiche. Gli accademici insistono sulle competenze specifiche. Per la psicologia del profondo, tuttavia, i temi e i personaggi della mitologia non sono semplici oggetti di conoscenza. Essi sono realtà viventi dell'essere umano, che esistono come realtà psichiche in aggiunta e, forse, anche precedentemente alla loro manifestazione storica e geografica.

La psicologia del profondo si rivolge alla mitologia non tanto per imparare sugli altri nel passato, quanto per comprendere noi stessi nel presente. Il trattamento accademico del mito in termini di competenze specifiche si risolve in una pletora di teorie del mito e in spiegazioni erronee. È quasi impossibile oggi ascoltare la narrazione di un mito senza dover sopportare simultaneamente al racconto una interpretazione del suo significato. Così facendo, però, si dimentica che prima di ognuna di queste applicazioni del significato mitico c'è il mito stesso e l'effetto puro e semplice che esso produce nell'anima umana, la quale, innanzitutto, creò il mito e, in seguito, lo perpetuò abbellendolo; e l'anima ancora risogna questi temi nella sua fantasia, nelle sue strutture di comportamento e pensiero.

L'approccio primario al mito deve quindi essere psicologico, perché la psiche è sia la sua fonte originaria sia il suo contesto perennemente vivo. Un approccio psicologico significa quel che dice il suo nome: una via psichica al mito, una connessione con il mito che procede attraverso l'anima, includendo specialmente la sua bizzarra fantasia e la sua sofferenza (psicopatologia), un disvelare ed estrarre l'anima riconoscendole importanza mitica e viceversa.

La filologia è intrinseca in questo processo come parte dell'approccio psicologico; in quale altro modo potremmo avvicinarci alla realtà mitica se non immergendoci nel suo campo. Ma la filologia nell'approccio psicologico diventa un metodo per fare anima invece d'essere soprattutto un metodo di conoscenza.

La minuziosità di Roscher, come quella di Frazer o di Cook o Kraepelin in psichiatria, va vista soprattutto come un tentativo, mosso da forti pressioni, di circoscrivere le profondità dell'uomo, di tracciare una mappa di quello che è stato chiamato l'inconscio. Come Evans a Creta o Schliemann a Troia, essi erano spinti dai fantasmi privati dell'immaginazione a riscoprire un mondo immaginale. Pur lavorando in modo scientifico equilibrato e razionale, queste torreggianti figure professionali della fine del secolo, con la loro imponente produzione scritta, con le loro sistematizzazioni e la loro fame di lavorare reintrodussero nella coscienza occidentale quello che era stato escluso dopo il Rinascimento: l'immaginale e il suo potere nella vita.

Il sogno nel 1900

Il secolo diciannovesimo vide una vera e propria inondazione di scritti sul sogno, specialmente in Francia e in Germania e negli stessi Stati Uniti. La letteratura di questo periodo può essere suddivisa in genere in tre tipi, indicanti i tre distinti approcci al sogno allora comuni.

Il primo approccio era materialistico; esso sosteneva che il sogno era una eco nella mente di eventi fisiologici nel corpo. Il secondo punto di vista era razionalistico. Esso sosteneva che il sogno non aveva alcun senso, essendo una sorta di intorbidamento delle funzioni mentali che interveniva quando queste si rilassavano durante il sonno, come pezzi di un mosaico che si rompono mancando il cemento coesivo della volizione e dell'associazione conscie.

Il terzo, il punto di vista romantico, lo troviamo soprattutto nelle opere di poeti, scrittori e pensatori con una inclinazione mistica. La visione romantica riflette in un linguaggio poetico e filosofico la più antica visione dell'uomo arcaico e dell'uomo tradizionale secondo la quale durante il sogno la mente o l'anima è aperta alle potenze occulte. Il sogno era una via di comunicazione con gli Dei.

Uno dei grandi risultati di Freud fu quello di mescolare questi tre modi contemporanei di illuminare la vita onirica. In accordo con i razionalisti, egli sostenne che il sogno non aveva senso. Tuttavia, come i romantici, egli pensò che il sogno poteva essere decifrato; conteneva un messaggio personale con un significato per il sognatore ed era una via regia per 'un altro mondo', l'inconscio. Egli accettò in parte anche la posizione dei materialisti, poiché individuò lo scopo fondamentale del sogno nella psicofisiologia del sonno (fattore di protezione) e la sua origine primaria negli stimoli somatici (tensioni sessuali).

L'interpretazione del sogno prese il sopravvento sulla ricerca sul sogno. Oggi, gli approcci alternativi che Freud unì stanno comparendo di nuovo, e mentre la teoria freudiana appare in declino, non riuscendo più a tenere assieme con coerenza razionale l'elemento mistico e quello materiale, forse siamo di nuovo in attesa di una nuova sintesi. Lo studio di Roscher suggerisce un movimento in questa direzione, poiché egli mette insieme fantasia ed esperienza fisica, sogno e reazioni corporee, scoprendo dietro di esse la figura di Pan.

L'archetipo si esprime come un modello di comportamento (panico e incubo) e come un mondo di immagini (Efialte, Pan e il suo seguito). In altre parole, l'opera di Roscher suggerisce anche un metodo di indagine psicosomatica basato sulla psicologia archetipica. Roscher va più a fondo, anche se è meno apertamente psicologico, poiché il suo approccio agli eventi onirici attraverso Pan non si arresta alla psicodinamica personale. Pan non può essere ricondotto a nessun complesso della propria vita personale; non lo si può giustificare con una spiegazione psicologica.

La differenza tra Roscher e Laistner e quella che infine divenne la tradizione freudiana della teoria del sogno può chiarire meglio questo punto. L'approccio di Roscher all'incubo è alquanto diverso da quello seguito nell'opera di Ludwig Laistner. Roscher lo critica e sviluppa le sue idee in contrasto con Laistner. Roscher rimprovera a Laistner il tentativo, non riuscito, di elevare il sogno e in particolare l'incubo, a essenziale e fondamentale principio di tutta la mitologia.

Per Laistner, come per Freud, mito e religione poggiano su una base psicologica naturalistica. Laistner sottolinea il carattere erotico di questi sogni. Similmente a Freud e Jones che in seguito arriveranno a ridurre tutta la mitologia e la religione ai meccanismi psicologici connessi con la sessualità. Roscher, dal canto suo, è innanzitutto un mitologo che si rifiuta di ridurre il mitico ai processi intra-personali. Mito e religione non sono riducibili ai sogni, ma quelli e questi hanno la loro origine in qualcosa di transpersonale, una realtà che non è personalmente umana, anche se è umana in senso archetipico. Mito e religione sono aspetti sui generis della vita, se non anche della natura. Così come la sessualità è una funzione sui generis della psiche (e non la psiche un derivato della sessualità), lo stesso vale per l'attività onirica, la creazione mitica, e le funzioni religiose.

Parlano l'una dell'altra, ma non sono intercambiabili. I loro racconti sono miti e l'interpretazione accademica spesso li confonde. Tuttavia, il mito deve essere riconosciuto come una forza autonoma, capace di influenzare profondamente la psiche umana.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/02 Lingua e letteratura greca

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher monica.des di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura greca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara o del prof Catenacci Carmine.
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