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Riassunto esame letteratura greca, prof Andreassi, libro consigliato Letteratura greca Il Mulino, Porro, Lapini

Riassunto per l'esame di letteratura greca, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Mario Andreassi: Letteratura Greca, Il Mulino, Porro-Lapini, dell'università degli Studi di Bari - Uniba. Scarica il file in PDF!

Esame di Letteratura greca docente Prof. M. Andreassi

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ESTRATTO DOCUMENTO

f. Titanomachia (scontro tra Zeus e Titani)

Conclusasi la Teogonia con la vittoria di Zeus. I Titani alla fine verranno confinati nel

Tartaro (mondo sotterraneo con Cerbero vigile). In questa lotta vengono stravolti cielo,

mare e terra fino al Tartaro. Zeus irato scaglia fulmini in continuazione. Incendi, lampi,

tuoni, nei boschi, sul mare, ovunque. Poi Zeus assegna i ruoli agli dei.

g. Seguono negli ultimi versi della Teogonia tutte le donne con le quali si è unito

Zeus.

Prima con Metis (mangiata per avere dall’interno suggerimenti giusti per governare), poi

con Temis (giustizia suprema) fece Dike. La terza moglie fu Era (gelosissima).

Si pensa che gli ultimi versi si attacchino con l’inizio del Catalogo delle donne (papiro

datato II sec.).

3. Eris

a. Nella Teogonia

un solo tipo di Eris

Nomina (nata da Notte insieme ad Amore, Fatica ecc.)

b. Nelle Opere e Giorni

Parla di due Erides: negativa

la prima è (discordia e guerra) la seconda risveglia a lavoro

positiva,

i pigri. È una contesa la forza dell’emulazione, competitiva. Questo fa pensare

che le Opere e i giorni siano successivi alla Teogonia.

4. Donne e misoginia

a. Il Mito di Pandora

-Donne considerate causa di tutti i mali: Eva era causa del male, ma qui invece è

conseguenza, Prometeo lo determina. Tolto il ruolo di generatrice la donna è minaccia per

la reputazione della famiglia (pettegola e facile), è una bocca in più da sfamare.

Da Pandora derivano le donne nefaste. Zeus ha creato questo malanno all’uomo,

destinato a soffrire anche se non si sposa (chi lo accudisce poi nella vecchiaia, come fa

ad avere figli, chi si divide la ricchezza). Se trovi una donna saggia però attutisce il danno.

Se Prometeo non avesse ingannato Zeus, egli non avrebbe mandato la donna.

-Pandora viene costruita dagli dei per punire Prometeo e gli uomini (simile ad Eva biblica)

Il mito è raccontato in Opere e Giorni con l’operazione di artigianato di Zeus: convoca

Efesto che forgia un’immagine di casta vergine, nel petto Ermes pose la voce e falsi

costumi e ogni dio dà un terribile dono. La consegna ad Epimeteo (fratello scemo di

Prometeo), Prometeo lo allarma ma lui non ascolta. La vita prima era felice ora la donna

scoperchia (ficcanaso) tutti i mali, solo la speranza rimase nel fondo dello scrigno. In

un’altra versione la speranza era l’ennesima beffa degli dei (vana perché segnata dalla

colpa di Prometeo). Interpretazione ambigua perché non si sa se nello scrigno ci fossero

Zeus è garante della giustizia è guai a chi pensa di ingannarlo.

tutti i mali o tutti i doni.

5. Il Mito delle Stirpi

Per raccontare l’infelicità umana ricorre al mito delle stirpi: oro, argento, bronzo (regresso),

età degli eroi ( quelli della mitologia reca dopo l’estinzione di quella del bronzo ci fu

questa stirpe grandiosa e giusta, gli eroi di Troia e di altre guerre vivono nelle isole dei

beati). Questa è la necessità di Esiodo di salvaguardare il patrimonio culturale (poi si

sarebbe pensato che anche gli eroi fossero degradati, invece lui dice attenzione c’è stata

questa fase non degradata dove si colloca tutto il patrimonio mitologico).

La quinta stirpe è quella del ferro (dopo essa ci fu una nuova età dell’oro): gli uomini

nascevano con i capelli bianchi, non c’era più rispetto tra parenti e anziani, vigevano forza

e violenza. Vergogna e sdegno vanno verso gli eroi e fu un’età buia e pessima. Diverso

dalla Teogonia (lì bastava Zeus per ristabilire tutto, qui il concetto si perde, piuttosto vuole

evidenziare il concetto di giustizia). Da età felice via via degradando, il benessere si perde

6. Favola dell’usignolo e dello sparviero

Valore epurativo, culturale. In esametri, la racconta sempre ai giudici corrotti. L’usignolo

(poeta) viene stretto negli artigli dello sparviero: vuole sottolineare la legge del più forte.

Invita Perse ad ascoltare la giustizie che riesce a sopraffare la violenza, poiché

garantita da Zeus, si afferma comunque, anche se con il tempo, superiore che ci

guarda e ci osserva. Per la prima volta si citano dei demoni, intermediari tra Zeus e

uomini per le azioni. Dice ai giudici di stare attenti: se voi fate del male a qualcuno lo fate

a voi stessi. Non è più una giustizia da Shame culture (l’uomo decide), ma è superiore (il

dio la garantisce). Non è una giustizia degli altri, ma garantita dal dio Zeus (non è la legge

del più forte la sua, quella è quella che lui diede agli animali, per l’uomo è un’altra, più

ardua). Metafora della strada verso la virtù (più dura, in salita, ma se intrapresa diventa più

facile). Riferimenti a lavori agricoli e amministrazione della casa.

7. L’inverno

Nelle Opere e Giorni. Si accanisce sugli animali e gli uomini, le pecore non soffrono per

l’abbondanza del pelo, il vecchio si insieme a capre e buoi, la fanciulla sta in casa.

Descrive la vita dei campi e le stagioni in una società senza calendario, imposto dalle

attività dei campi.

8. Estate

Il caldo dà alla testa agli uomini. Alceo analogamente ne parla in un contesto nuovo,

quello simposiale, diverso dal pubblico di Esiodo nelle festa panelleniche.

9. Il sesto giorno del mese

I giorni utili e non utili per attività (non buono per le piante, matrimoni, gravidanza,

generare femmine ma ottimo per generare un figlio maschio, costruire recinti).

POESIA LIRICA

1) Giambo 2) Elegia 3) Melica monodica 4) Melica corale

- Ambiente: Simposio (momento culturalmente fondamentale dopo un pasto serale,

occasione per bere insieme (sun+pino). Ci si sedeva su triclini e tra giochi e discorsi si

cantava. Vi erano tra i 3 e i 9 partecipanti (pubblico omogeneo con stesse aspirazioni e

estrazione sociale e ciò rafforzava ulteriormente la loro unione con il canto).

Nella lirica corale era più vasto perché il coro cantava per funerali, olimpiadi, riti religiosi.

- Persona logens→persona che parla. Il poeta usa la prima persona ma non parla

necessariamente di sé (dava voce ad una persona della quale poteva condividere o

condivisa

meno il punto di vista. Assume un’identità dagli amici riuniti al simposio.

1) Giambo

- Convive con l’epica. La caratteristica è l’invettiva (xogos “biasimo” contrapposto ad

Il giambo non è aggressività

epainos “elogio”), 2 facce della stessa medaglia.

gratuita ma fa parte di un processo culturale che porta una persona a coalizzarsi

contro chi è ostile (noi contro loro). Il biasimo aveva il valore di un verdetto di condanna

- frammenti

Solo perché sono stati trascritti quelli interessanti e comprensibili

culturalmente e quelli sentenziosi (Medioevo)

- Si attinge da un patrimonio e lo si reinventa

- Il crollo di Micene fa nascere negli aristocratici il desiderio di essere interpretati da un

poeta e nascono le eterne (nel quale il poeta scrive su commissione)

- Deriva da Iambe “serva che fece ridere Demetra”

- Iambuke

Accompagnamento strumentale con lo “cetra”, quindi poteva sia parlare che

cantare parlato (parakataloghè).

suonare. Era un

- Trimetro giambico o trocaico

- Dialetto ionico (base della lingua artificiale omerica)

Archiloco ( Paro, prima metà VII sec., contemporaneo di Esiodo)

-Aristocratico. La tradizione lo crede figlio di schiava Enipò (in greco ingiuria).

-Il “colui che comanda il battaglione”

suo nome vuol dire quindi avrebbe potuto avere

un ruolo strategico

- Si sposta a Taso (Egeo, vicino alla Tracia). Fonda lì una colonia e come tutti i coloni era

infelice (il posto era misero). Muore a Nasso in contesto militare.

- Non si sa se fosse militare-soldato o soldato mercenario.

- 2 iscrizioni a Paro: mnesiepe (Apollo gli chiede di celebrare Archiloco come eroe

nell’Archilocheion)

A. Gige

Personaggio storico, re di Lidia (tiranno in Asia Minore 687-652). Archiloco dice che non

vuole essere ricco e potente come Gige. È la prima volta che viene citata la parola

una persona loquens

tirannide. Qui c’è (da voce al falegname Carone). Purtroppo non

possiamo cogliere appieno il riferimento.

B. Eclissi di Sole

6 Aprile 648 a.C. Figura retorica dell’adunaton(da quando Zeus di mezzogiorno fece

anche che gli animali

notte, niente risulterà stupefacente, ogni cosa sarà possibile,

terrestri vivano in mare). Qui parla un padre la quale figlia bruttina era andata in sposa

quindi dall’eclissi tutto può accadere (ironia sottesa).

C. Glauco (primo frammento metafora di carattere militare, scontrarsi con popoli

per regolare i rapporti di forza nelle colonie) Si nasconde l’allegoria

Descrizione di una tempesta imminente che sconvolge una nave.

di una tempesta politico-militare riguardo alla colonizzazione di Taso e coste vicine.

D. Enialio

Determina la sua competenza militare, politica e poetica dicendosi servo di Eniario

(Ares) ed esperto del delizioso dono delle Muse.Era detto Omerikotatos “il più omerico di

tutti”. Ricorda Omero nello stile e nelle parole (era suo contemporaneo tralaltro).

Ci sono però testi antitetici all’epica omerica (è omerico solo in forme e formule)

E. Lo scudo in malora

I Sai (popolo di Taso) sono colpevoli della perdita del suo scudo di qualità. Dice che se ne

procurerà uno migliore. Ettore e Achille non avrebbero mai abbandonato lo scudo (le

donne dicevano che lo scudo doveva esserci sempre al ritorno, sorreggente il cadavere o

meno). Ipotesi di significato: 1) Archiloco rinuncia alla guerra?No, cambia scudo.

2)Essendo mercenario non è interessato alla gloria in patria come Achille ed Ettore.

3) Questo testo fa parte di un componimento simposiale dopo un combattimento e prima

di un altro. Uno scontro andato male, si sono ritirati, andrò meglio alla prossima: si

ironizza e si spronano gli animi per una rivincita.

G.Il capitano che mi piace

Non vuole un comandante rasato, alto, ma con le gambe storte. Nell’etica omerica la

bellezza esteriore era proiezione di quella interiore, Archiloco cerca solo competenza.

Ipotesi: 1)Un mercenario necessita solo di un comandante efficiente 2)Attacco a qualche

individuo, prototipo del miles gloriosus (si vantava delle conquista ma scappava quando

doveva combattere).

H. Il mito di Telefo

Frammento papiraceo trovato nel 2005 . In distici elegiaci. Attraverso il mito dice che “La

fuga non è disonore se sono gli dei a renderla necessaria”. Telefo, figlio di Eracle aiuta i

Misi contro gli Achei (che dovevano andare a Troia ma sbagliano rotta e approdano in

Misia e per errore attaccano la popolazione). Telefo diverrà re di Misia dopo Teutrante e

costringe gli achei alla fuga (da qui la fuga onorevole se necessaria). Achille ferirà Telefo e

per poter guarire deve essere curato da chi l’ha ferito.

Ipotesi: 1) Si riferisce ad uno scontro finito male e sublima lo smacco della fuga

ricordandone un precedente illustre 2)Testo composto non per simposio ma per

manifestazione locale per il culto di Eracle o a Paro o a Taso (servirebbe a celebrare

Eracle e Telefo particolarmente celebrati per quell’episodio).

I. Il simposio militare

-Distici elegiaci (più riflessivo, non d’attacco). Simposio su una nave.

-Si esorta il coppiere ad attingere l’anfora nel vino rosso per poi mescolarlo con l’acqua

(solo i barbari bevevano il vino puro nell’antica Grecia). Eccesso del vino può essere

approvato in una circostanza particolare (dimenticare un dolore o per grande gioia).

-Tutti siamo bravi a vantarci di aver ucciso qualcuno (7 sono morti 1000 se ne vantano)

-Nessuno è degno di fama tra i cittadini quando è morto, siamo a favore del vivo noi vivi

etica mercenaria antiomerica)

(ancora

L. Sofferenza e sopportazione

Consolatio (discorso di conforto per qualcuno). Pericle (omonimo, non quello del V sec.)

tnemosune,

parla di un naufragio e di una città in lutto. Gli dei contro i mali incurabili: la

sentimento che nasce da una consapevolezza a priori: i 2 vasi del bene e del male dal

Gli dei mandano eventi sia positivi che negativi, dobbiamo

quale attinge Zeus.

accettare entrambi. Nei simposi spesso si discuteva di questa materia.

M. L’apostrofe al proprio cuore: confronto con Leopardi

Archiloco invita a riflettere circa l’alternanza di buoni e cattivi eventi (il vincitore non deve

star tranquillo e lo sconfitto non deve piangersi addosso). Il tumos (cuore) è l’organo al

quale appartengono scelte immotivate. È consapevole del ritmo (rusmos da reo) della

vita, vivere il momento. Il cuore è personificato (diventa simposiasta) e deve andare con il

petto in avanti contro i nemici (immagine barocca). Le sue parole servono lì ed ora agli

amici del simposio.

Leopardi è più pessimista: nel 1830 a Firenze, dopo l’amore finito male per Farnita

Tozzetti, scrive un canto disperato senza speranza e illusione coltivabile. Scrive nella sua

stanza e non recita ad un simposio. Entrambi però si appellano al cuore.

N. Licambe (Iambe+lupo, valore negativo)

Mancato suocero di Archiloco, non dà più la figlia Neubule ad Archiloco ed egli la decanta

così vergognosamente che padre e figlia si tolgono la vita.

“E ora per i cittadini sei diventata una grande risata”→ Shame culture, disapprovare un

comportamento. Licambe non faceva parte del Simposio di Archiloco ma veni va citato

anche in suo assenza. condannando il comportamento di Licambe

Nel Simposio si rafforzano amicizie ed odi:

esorta il gruppo simposiale a non tradire gli amici per non finire derisi come lui.

O. L’aquila e la volpe

Sul tradimento dell’amicizia: i rapporti di amicizia non devono essere violati, gravi

ne saranno le conseguenze.

L’aquila porta il cucciolo di volpe agli aquilotti. Poi una capra prende fuoco e porta le

viscere infuocate agli aquilotti che cadono dal nido e vengono mangiati dalla volpe.

Ci sono giunti pochi frammenti tra i quali vi è l’appello della volpe a Zeus.

P. Seduzione ed Eros

Eros fisico e sensuale, meno romantico dell’elegia. Riferimenti al mirto e alla rosa sacri ad

Afrodite, la ragazza sarà pronta all’eros.

Toccar la mano era chiedere il consenso per un rapporto fisico vero e proprio.

Eros visto come male fisico, malattia, esso domina.

Q. Contro Neobule

La bellezza è svanita. Descrizione delle rughe, condanna di Neobule al simposio.

R. Echi Epici

Desiderio amoroso che spinge alla morte (brama d’amore avviluppata al cuore, versava

negli occhi una densa nebbia).

Immagine Icastica del IX canto dell’Odissea. Il poeta sceglie il montone più grande per la

fuga dal Ciclope

Sensi rapiti + nebbia = immagine scelta da Omero per la morte dell’eroe

(rifunzionalizzazione del modello epico su esigenze del simposio).

S. Epodo di Colonia

La sorella di Neobule si presta sessualmente ad Archiloco sotto il fregio di un tempio

(luogo sacro e inviolabile) e si appartano in giardini erbosi. Neobule ormai è vecchia e

sfatta, non la vuole più, inoltre è avida sessualmente. Ancora Shame culture (cosa

pensano i vicini?) si allude all’incontro tra Era e Zeus nell’Iliade. Il poeta si vanta con gli

amici dell’esperienza sessuale per gettar fango sulla famiglia di Neobule.

Semonide (seconda metà VII sec., Samo alcuni dicono Amorgo vicino Nasso)

- Sappiamo poco della sua biografia poiché confuso con Simonide

- Orodocide era il bersaglio dei suoi attacchi

- Archeologia dei Sami = poesia storicheggiate, celebra eroi?

- Pessimista e misogino (la speranza era un male)

- Più tradizionale di Archiloco

A. Tema del pessimismo

- Si rivolge al pais coppiere, spesso educato ai valori della democrazia anche

pederasticamente (il vecchio doveva dare il massimo e dimostrare la virtù aristocratica e il

giovane indietreggiare per spronare al massimo). Parla dell’effimero e della bestialità

umana in confronto a Zeus. La fiducia è vana se si muore in guerra, suicidio, malattia,

mare, vecchiaia. Aveva un bisogno urgente di insegnare la consapevolezza: nell’epica non

preoccupava la morte, ma il conseguimento degli onori. Lo si faceva nei simposi per

rendere di spessore il momento: in un momento bello bisogna pensare anche a temi

oscuri a fini vitalistici.

- La morte è lunga la vita è breve

B. Cibo e animali

- 3 animali: Airone che ruba l’anguilla al falco. Messaggio codificato in quella società.

- Riferimento al cibo: simposio ultima fase di un banchetto abbondante. A parlare è un

cuoco.

C. La satira contro le donne

Ogni donna è elemento naturale dal quale si trae una linfa diversa. Eikazein “fare

paragoni” è una tecnica simposiale con funzione burlesca. L’attacco al sesso femminile

era motivo culturale e storico (donna che serviva solo per i figli). Era utile parlare male di

donne e nemici per rafforzarsi con il gruppo.

Donna scrofa sudicia, donna volpe maligna, donna cagna impicciona, donna terra

stupida, donna mare bipolare e imprevedibile, donna asina disposta a concedersi e a farsi

picchiare, donna donnola ladra, manda in miseria l’uomo, donna cavalla vanitosa e

scansafatiche, donna scimmia senza culo orribile e sgraziata e non se ne importa di

essere derisa (grave nella shame culture). L’unica che si salva è la donna ape, operosa,

invecchia col marito, fa il suo lavoro.

La donna in caso di ospiti rompeva gli equilibri, i rapporti profondi si costruivano tra

uomini. Elena che fa esplodere la guerra di Troia è paradigma di questo.

D. Come foglie

-Omero parla della velocità delle generazioni. Qui Semonide parla della fugacità della vita.

IPPONATTE (prima metà VI sec., Efeso, Turchia)

- Si sposterà a Plazomene per il tiranno Atenamera

- Lett. “Signore dei cavalli”, segno di ricchezza, aristocratico

- Aggressivo e con contesti degradanti. Definito “poeta pitaceo”, pezzente,

mendicante, vive di elemosina. Contro eccessi alimentari.

- Elementi dialettali da altre aree geografica (lidia), hapax legomena, grotteschi

A. Hermes (tra le tante dette dio dei ladri)

Incipit tipico dell’invocazione divina. Rampollo di Maia. Bambaluzo verbo onomatopeico,

apparente caduta di stile. La tunichetta, sandaletti e babbucce erano costosi ed esotici

nell’abbigliamento e poi chiede anche soldi (riferimento ad Hermes come dio dei ladri).

Poi dopo passa con il rimprovero (strangolacani) per non aver ricevuto nulla.

B. Pluto (dio della ricchezza)

Meschino e cieco non ha dato niente ad Ipponatte

C.Zeus

Chiede oro anche a Zeus.

D.Impoverimento

Lampsaco con piatti prelibati e costosi si mangia tutto il patrimonio. Erano comunque

componimenti simposiali per esuli e fuggiaschi aristocratici dalla tirannia, ironizza sulle

disponibilità economiche da profugo e verso i ricchi che li costringono a fuggire.

E.Minne

Aveva sbagliato a decorare la facciata di una nave e lo rimprovera.

F. Propemptikon al rovescio

Non si sa se sia di Archiloco o Ipponatte. Pro+Pempo “a favore della partenza”. Ipponatte

lo rovescia (testo lacunoso). Che il suo amico giunga nudo in Tracia, accolto e

schiavizzato, batta i denti nel gelo, riferimento ad Odisseo naufragato a Scheria. Chi

rompe un’alleanza deve essere criticato per stigmatizzare un comportamento negativo e

per far capire le conseguenze del tradimento.

G.Bupalo

Ipponatte si dice fosse brutto e questi scultori l’avevano fatto ancora più brutto del

normale e lui inveì contro di lui e si suicidò con Atenide. Lo apostrofa concubino di sua

madre e simula una scena di rissa.

Simula inoltre un processo davanti agli abitanti di Clazomene contro Bupalo, dicendo che

è assassino.

H. Parodia Epica

Ipponatte è considerato l’inventore della parodia (condivisione tra poeta e pubblico di un

modello comune, rivisitato e stravolto per attaccare qualcun altro). Ipponatte canta

l’invocazione alla Musa “Musa narrami (invocazione Iliade/Odissea), figlio di Eurimedonte

(Pelide in Iliade). Uso pronome relativo (che infiniti…./os mala polla)

Cita Afrodite che litiga con Elena “Funesta sorte patirai”

Cita Cariddi per riferirsi ad un mangione “ingoia mare”, il coltello in pancia fa pensare ad

uno rozzo e violento. Usa l’esametro dattilico oltre che espressioni e termini epici. Mimesi

straordinaria. Non fa parodia dell’epica in sé, vuole servirsi di un modello elevato per

chiedere la morte del nemico.

I. Il volo dell’airone

Airete era una prostituta o una donna libertina. e dice ad Airetè di piantare la tenda

(riferimento sessuale). Gioca ancora con il modello epico (Diomede e Odisseo nel decimo

dell’Iliade spiano i nemici troiani di sera ed è preceduta da un volo di airone da destra,

volo degli uccelli come segnali positivi. Fu inviato da Atena, loro non lo videro nella notte

ma ne sentirono il grido e Odisseo ne fu lieto invocando la dea). Riprende quindi la

connotazione notturna e il volo dell’airone trasformando la scena eroica in erotica

(scherza sul fatto che prendere una prostituta sia un’impresa eroica). Questa operazione

ha senso solo se i compagni colgono i riferimenti.

ELEGIA

- Contesto simposiale

- Strumento non a corde come nel giambo ma a fiato Aulos e dunque era necessaria la

presenza di un Auleta (spesso figura borderline femminile).

- Parakataloghe cantare al suono della musica

- Distico elegiaco (1 esametro+ 1 pentametro)

- Dialetto ionico con parole che rimandano all’epica

- Può essere parentetica (esortativa), didascalica, amore (no carnale), politica-civile,

gnomica (frase sentenziosa che si fonde con la tipologia didascalica).

TIRTEO (nasce nella prima metà ma agisce nella seconda metà VI sec., Sparta)

- Alcuni lo fanno cittadino di Sparta, Licurgo invece crede che per la sua lingua ionica

fosse di Atene poiché Sparta in un momento difficile chiese ad Atene l’invio di un

comandante e per scherno inviarono il zoppo Tirteo in grado però di spronare gli animi

(forse tentativo propagandistico di vedere come a Sparta sia stato sottratto pure il

merito di un buon poeta).

- Condivide l’ideologia aristocratica

- Il suo è uno ionico continentale (elementi vicini al dorico forse per aiutare il pubblico)

- Le elegie erano tutte doriche, poi si tradussero in ionico a scapito di metrica e ritmo

(allora si è deciso di lasciare qualche elemento dorico)

- Vive la seconda guerra messenica (Spartani contro abitanti della Laconia,

Peloponneso). Sparta era divisa tra conflitto contro la Laconia e conflitto tra popolo e

aristocrazia.

- Riprende Omero nei valori e nella concezione di morte, solo che non ci sono più duelli a

singolar tenzone ma a ranghi serrati.

A. Seconda guerra messenica

Messeni che come asini portano tributi agli Spartani.

Padroni e famiglia piangono essendo caduti schiavi.

B. Prima guerra messenica

La descrive come fosse nell’immaginario collettivo, non essendo ancora nato.

L’onore dei padri e Messene come posto bello per arare.

C.Esortazioni

Elegia parentela recitata nei sissizi per dare la carica prima dello scontro fisico. Gli

embteria erano canti di marcia non destinati al simposio, in anapesto (cadenzato).

Le esortazioni (upotekai) oltre ad invitare alla lotta comunicavano valori. Elegia integra che

si apre con un priamel (preambolo, premessa, elenca falsi valori che non condivide per

poi mettere alla fine ciò che ritiene importante per un uomo degno di essere celebrato.

Disprezza (non un disprezzo vero, ma un valore minore): la virtù ovvero lingua di Adrasto,

forza ciclopica, ricchezza di Mida, grazia di Titono

Ammira: Ardore impetuoso e militare.

Mette in discussione l’atletismo (fondamentale nel Olimpiadi). Arte è il valore.

Falange come nuovo modo di combattere, prevedeva che i guerrieri fossero uno accanto

all’altro ed escludeva il duello corpo a corpo, non si poteva disfare per non far irrompere il

nemico. All’eroicità del singolo si deve il successo del gruppo. La morte diventa gloria che

si estende per tutto il genos. La sopravvivenza non si considerava nell’epica, gli eroi

erano destinati tutti a morire.

D. La bella morte

Esortazione per gli anziani e invocazione per i giovani (si pensava fossero 2 testi rivolti a i

2 interlocutori distinti). Per l’uomo valoroso è bello morire in battaglia.Riferimento alla

shame culture. Queste parole sotto effetto del vino spronano ulteriormente gli animi.

Cuore grande e resistente. Gli anziani muoiono in prima fila per i giovani che scappano.

Morire per un giovane in prima fila è bello, per l’anziano è turpe.

E. Versi omerici

22, Iliade. Ettore ucciso da Achille. Priamo cerca di convincere il figlio a non andare a

combattere (oltre a uccidere te potrà uccidere poi me). Priamo dice ad Ettore che quando

un giovane muore tutto gli si addice, ma se uccidono un vecchio non c’è spettacolo più

doloroso. L’immagine del vecchio serve per convincere ad abbandonare la lotta. Per

Tirteo invece è un’esortazione verso i giovani a prender posto dei vecchi.

MIMNERMO (produce nel 630, Colofone)

- Falsa notizia di lui flautista

- Vive lo scontro contro i Lidi (di Gige) a Colofone

- Propezio dice che Mimnermo valeva in amore più di Omero, la Suda dice che ci sono

pervenute oltre alla raccolta Smirneide quella intitolata Nannò, la flautista.

- Cantore della giovinezza perduta

- Vita che passa, giovinezza che finisce, tempo dell’amore breve, vecchiaia

A. Conquista di Smirne

Un’altra tradizione lo fa originario di Smirne e componitore della Smirneide, un’elegia

su base storica (tipo Telefo di Archiloco) che raccontava dello scontro avvenuto

qualche decennio prima tra Smirne e Lidia. La conquista di Smirne fu per volere divino.

B. L’antenato illustre

Anche questa potrebbe essere della Smirneide. Elegia che allude a fatti storici per

rafforzare spirito di gruppo per i riuniti al simposio.

Mimnermo nome parlante: colui che resiste sull’Ermo (fiume di Colofone)

Antenato particolarmente forte, resilente, piegava le falangi dei cavalieri Lidi ai piedi

dell’Ermo.

C. Giovinezza, amore vecchiaia

Giovinezza breve, la vecchiaia incombe subito con le sue malattie e si vuole morire

quanto prima.

Vive la vecchiaia male anche in funzione dell’eros (i giovinetti non sono più interessati a

lui e nemmeno le donne).

D. Titono

Giovinetto bellissimo se ne innamorò l’Aurora che chiese a Zeus di rendere il suo amato

immortale per tenerlo sempre con sé e dimenticò di chiedere oltre all’immortalità

l’eterna giovinezza (e divenne un vecchio per sempre, la condanna alla vecchiaia è

peggiore della morte). Mito finalizzato alla comunicazione di un messaggio

(paradigmatico). Lo stesso fa con il mito del sole ( Tirteo era solo parenetico-esortativo,

lui come Archiloco lascia spazio alla narrazione mitologica anche se paradigmatica)

anche il sole fa fatica nella sua esistenza.

E. Paragone tra uomini e foglie

Paragone che nasce da Omero. Tema brevità della giovinezza (foglie che nascono in

primavera). La giovinezza è un istante, quanto impiega la luce del sole sulla terra. Da

notte a giorno è il tempo della giovinezza, non arrivano più figli, preludio del genos.

Quest’ossessiva ripetizione è data in contesto simposiale. L’elencazione di sventure

serve a dare consapevolezza ai giovani e dall’altro fa apprezzare il momento culturale

che si sta celebrando (non lasciar sfuggire la bellezza del simposio). L’immagine delle

foglie rimanda a Glauco e Diomede (greco) nemici che si ricordano della xenia

(ospitalità) dei loro parenti e si scambiano le armi, ma prima secondo il codice etico si

chiedono “ma tu chi sei”, chi posso vantarmi di aver ucciso e Glauco dice che le

generazioni di uomini sono come foglie (nasce una stirpe, ne muore un’altra). In

Mimnermo l’obiettivo è diverso: vuole mostrare la brevità della vita degli uomini (come

le foglie che nascono in primavera e muoiono in autunno). Invece Glauco vuole

insistere sulla ciclicità della vita umana (come foglie nascono in primavera, muoiono in

autunno, ma una nuova generazione subentrerà nella prossima primavera, più positiva).

Il paragone viene usato altre volte:

-Omero: Odisseo racconta dei Cicloni che arrivano al mattino come spuntano i fiori e le

foglie in primavera. Vuole indicare che i Cicloni erano tanti quante le foglie in primavera.

-Esopo: fa discorsi a Delfi ma gli abitanti non lo pagavano e usa il paragone omerico

delle foglie per l’incarnato verdastro degli abitanti, il paragone è offensivo

-Ungaretti: si riferisce ai soldati (titolo della poesia). Ha scritto in trincea mentre

combatteva la prima guerra mondiale. Risultato di una riflessione sull’esperienza

traumatica della trincea e sulla precarietà della vita militare.

SOLONE (640-660, Atene)

- Unico caso in cui si parla di poeta elegiaco e politico

- Aristocratico: eros omosessuale, simposio, cavalli, cani da caccia, ospitalità

- Poesia, amore e vino erano gli elementi del simposio

- Muore nel 560

- Deviò le tensioni tra popolo e aristocrazia divenendo arconte pacificatore

(aisiumnetes, pacificatore) e rinunciò alla tirannide divenendo uno dei 7 sapienti

- Ha provveduto all’introduzione dell’assetto timocratico (basato sul ceto/reddito) era

considerato al tempo molto aperto come ordinamento (i poveri arricchiti scalavano la

società)

- Seisakteia (allegerimento)→ abolì la schiavitù per debito

- Nell’eteria tentava di spiegare la sua linea politica

-Dice di aver assegnato ciò che è giusto al popolo, ai ricchi nulla d’indegno, vuole

porre un limite a chi l’ha già oltrepassato e sa di non poter piacere a tutti.

- I suoi giambi sono apologetici, sono più discorsi politici

- Riprende dall’epica, ionico ma con elementi attici

A. La vecchiaia

“Invecchio imparando sempre molte cose”

Non si smette mai d’imparare con piacere. La vecchiaia era vista come un fardello

inutile e improduttivo, Solone è tra i primi che rivaluta la vecchiaia.

B.Metapoiesis “Rifacimento”

Confronto con Mimnermo “O se a 60 anni senza malattie e preoccupazione mi

cogliesse la morte”, data avanzata per noi ma generosa per loro. Solone gli dice di

togliere il verso e rielaborarlo cambiando il numero con 80p anni. Lo apostrofa figlio di

Ligiaste (da ligus, colui che canta in modo melodioso). Per motivi temporali Solone è

più giovane di Mimnermo. Per motivi temporali Solone è più giovane di Mimnermo e

per questioni geografiche (simposi ateniesi contro Asia Minore), tutto questo si spiega

pensando ai meccanismi della tradizione simposiale (di simposio in simposio si

recitano i versi sulla vecchiaia, piacciono e li ri ripete in un altro simposio spacciandoli

per propri o dicendo che erano di Mimnermo, Solone lo ascolta e vuole condividere

con i compagni di simposio una versione diversa di concetto di vecchiaia, contestando

il seppur definito bravo Mimnermo.

C. L’elegia delle Muse

Giustapposizione d’immagini tipica della tradizione greca. Chiama le muse figlie della

Memoria e chiede fama e prosperità. Vuole essere dolce con gli amici e aspro con i

nemici. La ricchezza non è un fattore di vergogna ma non deve provenire da atti

indegni. La dice punisce chi si comporta scorrettamente, in caso contrario gli dei

premiano la nobiltà. Fa un lungo paragone tra l’azione rasserenante di Zeus e il vento

che scosta le nuvole. Il Zeus di Solone non è quello antropomorfo e irato di Omero:

medita. Alla fine la sua azione si fa notare, anche con il tempo: la colpa del genos (i figli

pagheranno per i padri).

D. Elegia del buon governo (eunomia)

Contrapposta alla duomia. Non era ancora diventato arconte e fa un discorso ai

cittadini che appartenevano al partito opposto. Forte e orgoglioso di essere cittadino di

quella città. Zeus non ne vorrà mail il male (è protetta da Atena). Noi contro gli altri (i

tracotanti vogliono distruggere la città e sono destinati a soffrire). Non hanno

l’esukia(tranquillità, parola chiave del simposio). Sono corrotti, non rispettano i

fondamenti della giustizia ma essa conosce presente e passato e col tempo punisce.

Parla di guerre civili, cittadini costretti a diventare schiavi. Parla ai suoi amici ma alla

convenzione simposiale come se si riferisse a tutta la città. Il buon governo riporta la

serenità in città, sorta di immagine biblica. Solone si spende in prima persona per la

causa di Atene.

E.Valutazione del proprio operato

Non avrà mai pensiero di tirannide e lo dice in tetrametri a Fuoco (forse amico). Gli

esponenti dei ceti popolari ora sono adirati con lui e tutti guardano con l’occhio obliquo

di un nemico. Lui rimane un aristocratico e non accetta la ridistribuzione uguale delle

terre, ma crede ce ci voglia un cambiamento. Adopera qui l’invettivo giambo per

perorare la sua causa.

F. Solone giambico

Ha un tono deciso, rivendica i suoi meriti, testimone la terra (prima serva ora libera,

restituite agli schiavi tornati dall’esilio che non parlavano più attico). Ha scritto leggi per

il plebeo e per il nobile. Non ha sfruttato i bisogni del popolo per ottenere il prestigio.

Non ha accontentato nessuno quindi gira come un lupo in mezzo alle capre ma non se

ne vergogna. Dice che il popolo lo critica ma non avrebbe ottenuto da nessuno quello

che ha ottenuto. Un altro avrebbe cercato di ricavare il più possibile dal popolo invece

lui era pietra di confine. Elegia lunga oltre 100 versi

G. Elegia a Salamina

Lunga oltre 100 versi. Era contesa tra Atene e Megara (Peloponneso vs Attica) per

l’accesso tattico al mare sul fronte commerciale. Ad Atene era andata male sta lotta e

un decreto diceva di non parlare di Salamina perché era una storia troppo dolorosa da

ricordare e sarebbe stato punito. Solone si finse pazzo mettendo cappello d’araldo

nell’agorà e con la licenza dei pazzi avrebbe recitato un’elegia talmente carismatica che

gli ateniesi presero Megaresi Salamina subito dopo. È un aneddoto costruito sul testo

stesso. Dice di essere venuto da Salamina e di aver composto un’elegia e non un

discorso (da qui si è dedotta la pazzia). Fossi di Sicino o Folegandro piuttosto che

ateniese poiché correrò la voce che era dell’Attica (di Salamina, lui l’aveva

abbandonata). È un tipico esempio della poesia dei ruoli nel simposio (non sta davvero

in piazza come dicono gli aneddoti antichi), ma era un’esortazione verso i compagni di

simposio ad essere determinanti nell’azione politica con la scelta della carica.

TEOGNIDE (584, Megara, sta la Megara Nisea)

- Aristocratico con visione opposta a quella di Solone. È pieno di rancore verso i ceti

emergenti che soppiantano l’aristocrazia. Razzista e reazionario per noi.

-Il corpus contiene componimenti anche di altri poeti precedente all’età alessandrina.

Si pensa sia stata messa insieme con finalità pratica da utilizzare in ambito simposiale

(inteso dai temi generici e dalla concatenazione tra le elegie)

A. I nuovi ricchi

Si rivolge al ragazzo amato platonicamente nel simposio per mostrare le virtù al

giovane. Per Cirno parla di Megara (la città è sempre la stessa ma i nuovi ceti la

popolano, ora sono loro i buoni, si ingannano e si deridono tra loro, non conoscono

etica, non si deve aver nulla a che fare con loro). Toni durissimi, l’esilio dovuto dopo

che Teagene nel 640 perse il potere e in 10 anni si svilupparono scontri a seguito di ciò

il gruppo politico di Teagene lasciò Megara e si trasferì a Megara Iblea (Sicilia) e

Platone lo fa nativo di questo luogo.

B. L’esilio

Per gli esiliati non esistono amici fedeli

C. L’esilio, il lavoro, la gru

Confronto con Esiodo: sempre rivolgendosi a Cirno parla del suono della gru. Nelle

Opere e i Giorni Esiodo dice di star attento alla gru (c’è un leggero riferimento all’uomo

privo di buoi). Teognide va oltre e dice che il verso della gru porta sofferenza perché i

suoi campi sono posseduti da altri e i muli tirano sui campi per qualcun altro (esprime

agli amici il rammarico dell’esilio).

Questi versi sono tutti del corpus teognideum (1400 versi divisi in 2 libri, uno in origine,

ma un primo blocco di 1200 versi tramandati da una cinquantina di manoscritti, e un

secondo di 150 versi a tematica omosessuale, per i bizantini scabrosa e messa da

parte in un libro riservato. Ovviamente il corpus è stato raccolto dopo la sua morte e

non ha messo insieme solo versi di Teognide ma non si sa chi di preciso o Teognide

stesso potrebbe aver messo insieme un’antologia accresciutasi in seguito.

D. Cirno e il sigillo

Problema dello sfraghis (sigillo). Diritto di autore, di cosa sarà dei suoi versi dopo la

morte. Si chiede come circolassero i suoi versi a Megara durante il suo esilio. Si rivolge

a Cirno e definisce Sofizomenos chi ha l’abilità in una determinata diciplina. Si è posto

il sigillo ai versi e tutti diranno che sono i suoi versi. Vuole ancora trasmettere i valori del

suo ceto sociale al giovane che applicherà da adulto il retto comportamento, l’onestà,

la frequentazione di gente buona e nobile (no ceti emergenti). Il sigillo consiste nel

nominare Cirno, altri pensano nel nominare sé stesso oppure il sigillo è l’abilità poetica

di Teognide e una copia scritta con i versi e li protegge dal furto di altri poeti. Teognide

ha una concezione elevata del ruolo poetico e la possibilità che i versi garantiscano

moralità.

E. Ali per volare

Dice a Cirno della saggezza che gli trasmette. Dice che i versi riguardanti la sua

bellezza circoleranno e verranno cantati armoniosamente, i suoi versi lo faranno

sopravvivere, avrà un nome indistruttibile oltre il tempo. Poi si lagna che il giovane non

ricambia i sentimenti (il ragazzo doveva per consuetudine essere diffidente in modo tale

che da adulto si dimostrasse ancora più nobile). Verso etico-paideutico che vuole

insegnare moralità.

F. Etica e valori di un aristocratico

La povertà è peggio della vecchiaia, nulla può l’uomo la sua lingua è legata. Lui vede

nel denaro la manifestazione della bontà sociale (legittimata da Zeus, se corretta). Parla

poi di razza: chi sposa un plebeo (selvaggio arricchito) non ha denaro degno. I nobili

sono complici perché accettano la mescolanza di razza (il timore più grande per lui).

Vuole avere la meglio sui nemici e dare grande onore agli amici.

G. La norma del polpo

Si rivolge al cuore (si trova solo in uno di tutti i manoscritti, il più antico e affidabile, di

Teognide, negli altri sta la parola Cirno). C’è in parte una connotazione trasformista: è

meno statico e sa che il ceto aristocratico deve un minimo adattarsi alle circostanza ma

vuol dire mantenere la natura e adattarsi alla mentalità che cambia (è un modo per

difendersi dalla realtà sfavorevole al ceto e adattarsi ma ciò non vuol dire andar contro

alle sue idee). La sostituzione da cuore a Cirno potrebbe essere dovuta all’immagine

troppo barocca e oscura trasmessa, Cirno invece è una persona, non un organo e

quindi può essere un interlocutore reale.

H. Bellezza, reciprocità, fugacità

Il secondo libro del corpus Teognideum

Tema dell’amore, lode alla bellezza del fanciullo amato. Appena spuntavano i peli

diventava violazione della persona.

O’ paidon kalliste→ si ritrovava anche in oggetti adoperati al simposio

Tema della reciprocità amorosa, la giustizia in amore. Se sbilancio me stesso per

qualcuno, quel qualcuno deve necessariamente ricambiare, se no si macchia di Adikia

(assenza di giustizia).

MELICA MONODICA

- Poesia cantata a piena voce (voce che coincide con le sillabe)

- Strumento a corde Barbidon

- Dialetto eolico parlato a Lesbo

- Verso complesso poiché parte costitutiva del canto, diviso in strofe

- I temi sono l’amore, la lotta politica, il simposio (poesia metasimposiale) nel simposio

SAFFO (640, Ereso a Lesbo)

- Si trasferisce poi a Mitilene

- Il contesto d’esecuzione era il Tiaso: riuniva donne e uomini che si identificavano nel

culto di una divinità e nel nome di essa celebravano per scopo sociale. Era una

confraternita religiosa. Saffo era sacerdotessa del culto di Afrodite e riuniva allieve

provenienti da tutta la Grecia. Erano aristocratiche e le preparava a svolgere il ruolo di

mogli attraverso l’educazione sentimentale, musicale, culturale. A Lesbo la figura

femminile aveva un’importanza diversa: una volta terminata la formazione tornavano

nelle loro isole. L’amore omosessuale serviva allo stesso modo del corteggiamento

simposiale per palestra per i mariti.

- La sua famiglia va in esilio ed era sposata con Cercila (uomo di Andro ricchissimo)

- Amava Faone (traghettatore che secondo il mito trasportò Afrodite che lo ricompensò

rendendolo attraente). Si dice che non ricambiata si suicidò per disperazione (Leopardi

utilizzò la situazione per parlare di sé, brutto e infelice come lei).

-Habrosyna:amore per lusso, eleganza, raffinatezza

A. I sintomi della vecchiezza canuta

Saffo si descrive anziana. Frammento tramandato da 2 distinti papiri: il secondo,

custodito a Colonia scoperto nel 2004 e integra il papiro precedente. Saffo si rivolge

alle ragazze del Tiaso. Dice di onorare i doni delle Muse (forse la parola Afrodite). La

pelle rugosa, capelli bianchi, spirito pesante, ginocchia non più agili. Cita il mito di

Titono bello e giovane ma che fu colto dalla vecchiaia. Mito usato per parlare della

propria condizione. Raffinatezza qualità della vita del Tiaso. Immagini adoperate nel

700.

B.La figlia

Saffo aveva la figlia Cleide (Fama) era una madre affettuosa, la cosa più importante per

lei, non la cambierebbe per nessuna ricchezza al mondo.

C. I fratelli

Aveva Crasso, Larico ed Erigio. Il primo era scapestrato e perse la testa per una

prostituta in Egitto e lasciò le ricchezze e la casa per seguirla. Saffo chiede aiuto alle

Nereidi (divinità del mare) per far tornare il fratello a casa sano e salvo con le suppliche

a Era e con la testa a posto. Conclude con la tipica frase aristocratica riferita ad amici e

nemici.

D.Carasso e Larico

Papiro del III sec. publicato ne 2014. Prima parte mutila. Si pensa parli alla madre,

pressata dalle voci su Carasso. Spera Saffo che Larico sollevi la testa: ha una funzione

pubblica, è coppiere di Chitaneo, sperava che prendesse controllo della situazione

familiare e divenisse leader poiché Carasso era inaffidabile.

E. Preghiera ad Afrodite

Citato decine di volte dagli antichi, ritenuto esemplare. Si eseguiva nel Tiaso per

venerare Afrodite (si pensa davanti ad una statua). Ci si rivolge alla divinità, poi alla

genealogia, se ne elencano le qualità. Anche qui il cuore è tumos(sede d’amore). Ci si

riferisce a dei del passato uniti al presente. Carro tirato da passeri: uccelli lascivi,

sessualmente attivi. Sorriso come caratteristica degli dei. Vicinanza inedita con la

divinità durante l’invocazione Afrodite interviene per ristabilire l’equilibrio tra amante e

amato. Intimità e complicità tra chi prega e viene pregato. È un canto ascoltato e

recitato da tutto il tiaso per spiegare l’importanza di Afrodite nei rapporti d’amore.

Precedente epico→ V canto Iliade, ferimento di Afrodite da parte del greco

Diomede:sale sul carro accanto ad Iris tirato da cavalli che volano e raggiunge la madre

Dione sull’Olimpo. La madre conforta la figlia e chiede chu l’ha ferita.

E.Le rivali e i propri meriti

-Se la prende cin una ragazza allieva attratta da un altro tiaso e un’altra sacerdotessa.

Non capisce perché vuole lasciare il suo elegante tiaso per uno che non ha nulla di

speciale. Lo stesso Attis che va da Andromeda (altra sacerdotessa).

-Una donna ricca dice a Saffo che non gradisce il tiaso e Saffo per questo dice che non

sarà ricordata (invece le allieve del suo tiaso si. Poi cita Ade (luogo dove non si vede)

con esso vivrà una vita larvale. Condanna alla morte della memoria.

F. Male d’amore

-L’amore ha la stessa forza del vento che abbatte le querce (alberi più resistenti).

Ossimoro dolce-amaro. Amakamon (senza rimedio). Erano sempre testi pubblicamente

cantati nel tiaso per far comprendere alle ragazze come la passione dovesse essere

vissuta, disciplinata raccontata. Non voleva dichiarare amore estremo per loro, era a

scopo didattico.

-La poetessa descrive la scena di una donna che incontra un uomo e soffre per la

fortuna che l’uomo ha di ascoltare la ragazza, l’io loquens è tagliato fuori dal discorso.

Sorriso degli dei attribuito alla ragazza. I medici hanno studiato il componimento e

hanno ritrovato i sintomi tipici dell’attacco di panico. L’amore è vissuto come malattia e

sofferenza. Saffo non vuole comunicare il suo stato d’animo interiore, si crede che sia

un carmine di congedo: canto recitato nel tiaso per segnalare il distacco tra ragazza,

Saffo e tiaso e per segnalare l’importanza dell’amore, per comprendere il valore

formativo del tiaso (sentimenti che si vivono su pelle). Chi va via dal tiaso soffre perché

si rende conto di ciò che sta perdendo e ne rimarrà per sempre il patrimonio culturale

appreso(memoria si me Saffo). Ricordare ciò che si faceva nel tiaso serve a rafforzare il

legame con chi è ancora allieva. L’omosessualità femminile era vista come

sovvertimento dell’ordine civile. Tema del ricordo, memoria, solitudine, partenza.

Donna sposata ad aristocratico lidio, oltre che bella preparata grazie al tiaso.

-Altra ragazza andata via. Si sente sola di notte.

-Un’altra allieva va via dal tiaso, nuova occasione per sottolineare il valore dell’amore.

G. La cosa più bella

Esordisce con una primael (elencazione che si conclude con la visione del poeta.

L’amore era un sentimento marginale per donne e uomini, la guerra aveva importanza

nell’ottica aristocratica. Lei affermando ciò è estremamente rivoluzionaria. Elena era

considerata la peggiore per aver lasciato Menelao per Paride, equiparabile alla peggior

prostituta. Qui Saffo prende proprio lei come esempio: la giustifica poiché vittima

dell’eros, non poteva essere fermata. Poi cita Anattoria (la ragazza che in quel caso era

andata via dal tiaso). Si finisce con la stessa immagine dell’esercito (ricomposizone ad

anello).

H. Epitalami (presso il talamo)

Entra nella lirica corale piuttosto che monodica (1 solo peta) rivolti ad un pubblico più

vasto. Utili a celebrare sposo e sposa. Canti che sdrammatizzano ed esorcizzano le

paure. Parla del paraninfo che difende la porta d’accesso della stanza nuziale, descritto

come un gigante per indicare la buona custodia. O i carpentieri che sollevano

l’architrave poiché lo sposo è simile ad Ares per il fisico straordinario e la porta è

piccola. Paragone con sposo di età avanzata e una mela non raccolta e rimasta

sull’albero poiché troppo in alto per loro.

ALCEO (630, Mitilene)

-Morto nel 560

-Non ci troviamo nel tiaso ma nelle lotte politiche della città di Mitilene

-Si rivolge a Saffo dai capelli viola (da venerare) e il sorriso divino. Saffo non era

presente, viene cantato nel simposio maschile con gli amici della sua eteria.

-Negli anni precedenti la sua nascita la famiglia dei Pentenidi aveva il potere ma lo

perde per lotte intestine. Le eterne si scontravano e portavano al potere i tiranni (che

duravano e si susseguivano velocemente). Melancro tra il 612 e il 609 era tiranno di

Mitilene. Alceo nasce circa nel 620 e nel 612 non partecipò alla lotta che coinvolse i

fratelli che insieme a Pittaco abbatterono il tiranno Melancro. Alceo poi con Pittaco va

contro gli Ateniesi per contendersi il ponte del Sigeo (Asia Minore (strategico per

controllare la zona a Nord di Lesbo, Pittaco si distingue per aver ucciso il grande atleta

olimpico Frinone. Alceo fugge abbandonando lo scudo (T11) sa molto di topos

letterario.

A. La vita da esule (in Troade, Egitto)

Alceo diventa nuovamente alleato di Pittaco per cacciare Mirsino ma la congiura

fallisce e Alceo fugge a Pirra (vicino Lesbo). In un simposio di esuli viene cantato

questo componimento. Dice di essere fuori da Mitilene, lontano dalle assemblee, cita le

gare (riti di passaggio) che coinvolgevano le ragazze di Lesbo.

B. Pittaco, lo spergiuro

Pittaco fa accordi con Mirsilo e ciò determina la rottura tra Alceo e Pittaco, visto come

traditore. Aggredisce l’amico tradito per mostrare agli amici la fine che fanno i traditori.

Fa riferimento a un tempio dedicato a Zeus-Eolia-Dioniso costruito a Pirra, la triade è

testimone del giuramento e vendicatori di chi rinnega la sacralità come il fedifrago

traditore Pittaco (Alceo chiede il rimpatrio di sé stesso). Non tradire mai, morire se

necessario, uccidere i nemici. Apostrofa Pittaco come pancione.

C. Morte di Mirsilo

Muore nel 590 ed è gran gioia per Alceo. Orazio ha recuperato un testo e lo ha adattato

alla circostanza di morte di Antonio e Cleopatra. Alceo vuole ubriacarsi per la

situazione eccezionale di estrema gioia (come da codice).

D. Pittaco Aisymnetes

Diventa tiranno di Mitilene (arbitro a pieni poteri eletto dal popoo) per 10 anni. Alceo

grazie a Pittaco rientra dall’esilio, ma continua ad insultarlo. Se la prende con i cittadini

e dice che meritano la rovina a cui li porterà (ma Pittaco fu annoverato come uno dei 7

sapienti, fu un bravo governante).

I grammatici Aristarco e Aristofane di Bisanzio hanno iniziato a catalogare la

produzione di Alceo che non ha un’unica direzione ma per distinzione scolastica

possiamo dividerla in filoni stasiotici dai non stasiotici.

E. La produzione mitologica: le colpe di Elena

Causa la guerra di Troia e fa fare strage di persone. Qui non la elogia come in Saffo, la

contrappone alla morigerata Teti che diede alla luce Achille. In un altro frammento dice

che Afrodite determina azioni di Elena e la loro conseguenza, ma rimane sempre la

colpevole. Potrebbero esserci riferimenti politici verso i traditori (ma non possiamo

codificare). Mito per mostrare vizi e virtù- Inoltre all’interno del simposio era prevista

una preghiera per gli dei.

F. Stasis (sollevamento, rivolta politica)

Alceo descrive una sala d’armi minuziosamente (forse luogo di riunione del simposio) e

fa un primael delle armi. Vuole spronare all’evento che sta per avere luogo (parenetico-

esortativa come Tirteo). La lotta dei padri devono portarla avanti loro.

G. Allegoria della nave

-Metafora nautica per paragonare la situazione politica. Si descrive una nave in

tempesta. Alceo vive su un’isola e la sua quotidianità si basava sul mare, commercio

quindi per il suo pubblico questa era un’immagine viva e comprensibile. La nave in

tempesta non deve essere abbandonata, gli uomini devono reagire con la forza.

-Riferimento alla tirannide di Mirsilo, ad una sommossa da lui provocata quando stava

per perdere il potere e usa la metafora della rissa dei venti e la nave (la polis) il suo

carico è andato perduto (crollo situazione politica).

H. Produzione simposiale, carmi metasimposiali

Indicazioni su come bere vino. Si rivolge a Bicchide e dice che dolore e sofferenza lo

portano a bere e deve farlo, può pure infrangere la regola di mescolare acqua e vino in

casi speciali. Poi dice che si beve prima dell’ora canonica perché Dioniso donò agli

uomini il vino come oblio dagli affanni. Ancora, invito a bere in estate (si descrive la

stagione calda e la sua fauna, il caldo che tormenta l’uomo, riprende Esiodo). Nel II-III

d.c eruditi d’età imperiale citavano Alceo e la sua dedizione al vino (giudizio negativo)

ma queso spirito moralistico ha conservato questi versi (il pregiudizio preserva la

memoria).

- Simposio invernale ripreso da Orazio che lo adatta alla sua situazione (Soratte=monte

di Roma). Taliarco (nome parlante, capo della festa). Si facevano gare di estetica: era

più bravo Orazio o Alceo? Vinse Orazio per il riferimento al monte, al nome, all’anfora

sabina, è più preciso (la gara è un errore per un confronto tra due uomini di tempo

diverso). Alceo compone versi per un pubblico simposiale che presenzia mentre canta,

Orazio ha una cultura libraria, il pubblico lo leggerà in un secondo momento (non

essendo presente non erano immediate le immagini e spiega punto punto).

ANACREONTE (570-485, Teo, Asia Minore)

- Daletto ionico influenzato dalla città di appartenenza

- Lascia Teo nel 550 per un attacco persiano (T21) non si sa se è topos letterario della

produzione letteraria inaugurata da Archiloco o in riferimento all’invasione (gettare le

armi).

-Va in Tracia ad Abdera (fondata dai cittadini di Teo), poi si sposta a Samo (Asia Minore)

sotto la tirannia di Policrate (tiranno illuminato che investiva in cultura, fu assassinato in

una congiura persiana).

- Va ad Atene sotto la tirannide di Ipparco, figlio di Pisistrato, va poi in Tessaglia presso

a famiglia degli Alevadi.

-È comprensibile all’interno delle corti tiranniche, non parteggia per fazioni politiche è

l’antesignano dei poeti di corte.

-Scrive di amore, vino, tematiche disimpegnate del simposio di corte e della figura di

spicco del tiranno.

- Fa ritratti sociali bizzarri, uno sfottò scherzoso e disinteressato a corte (profumiere dai

capelli lunghi, passivo sessualmente, infelice a livello sentimentale

A. Artemone

Personaggio poco raccomandabile che sopravviveva con frodi. Ma ora da vestir male

se ne va in carrozza (si atteggiava da ricco mantenendo l’indole pacchiana e da

criminale).

B. Le regole del Simposio

Riferimento alle regole del simposio. Si rivolge al Pais coppiere. Si parla di scelte

programmatiche: l contese e le guerre devono essere lasciate fuori dal simposio mentre

chi mischia poesia e amore è degno di lode.

C. Il rapporto con il dio Eros

Rapporto paritario con il dio Eros. Dice allo schiavo di portargli vino, vi è

un’interpretazione ambigua: voglio fare a pugni (oppure il frammento è lacunoso e sta

no)→bevo vino eccitandomi.

Non voglio far a pugni con eros→ bevo per dimenticare amori infelici.

Anacreonte fa nascere l’icona di Eros lillipuziano con arco e frecce, le tira a caso

facendo soffrire l persone. Prima di allora era temibile e potente.

-Polarità dell’amore, sentimenti contrastanti suscitati nell’animo umano.

D.La similitudine del fabbro

Rifunzionalizzazione modello epico. Di nuovo (ripetitività)

-Eros fabbro lavora l’anima del poeta, lo colpisce e la immerge nell’acqua gelida per

confermarne la forma.

- Questa immagine ha origine epica, IX canto, Ciclope. Odisseo racconta ad Alcinoo

l’accecamento e fa paragone con il fabbro. Non c’è nulla di amoroso è un’immagine

cruda.

E. Amore omosessuale

Cleobulo nel verso greco è sempre alla fine e la parte finale della parola veniva

declinata diversamente. Insiste ancora sulla consuetudine del rifiuto durante la

pederastia. Grazioso è uno dei termini più importanti la Xaris, comprende l’atmosfera

degli ambienti simposiali, l’intensità dei contenuti, vuole dire che è pienamente

sintonizzato sui temi del simposio e perciò deve corrispondere quel tipo di sentimento.

F. Amore eterosessuale

Riferimento ad Omero (immagine di Nausica che gioca a palla a Scheria con le amiche

e trova Odisseo naufrago che la convince per dargli ospitalità). Si focalizza su Lesbo: si

pensa sia per il pregiudizio secondo il quale a Lesbo eran tutte lesbiche. Oggi invece

c’è una nuova interpretazione più giusta ma più volgare: le donne di Lesbo avevano

grandi capacità amorose ed erano specializzate nel sesso orale.

- Puledra di Tracia-> metafora equina cavalla- cavaliere. “Cavalcare” rapporto fisico. Il

poeta anziano ma in buona condizione fisica e nel simposio a corte questo tipo di tema

divertiva.

POESIA MELICA CORALE

-Cantata a piena voce con un coro che canta e danza (coreografie perse).

-Si adoperavano strumenti a fiato e a corda.

-Il dialetto era dorico (per l’area dove si sviluppa). Anche in teatro il dialetto era dorico

ma l’attore recitava in attico.

-Temi erano la lode (in base se rivolta a persone o divinità, ognuno aveva un tipo di

canto corale: i ditirambo per Dioniso, i Peani per Apollo) o cerimonie celebrative per

uomini e donne che celebrano un rito (es. Parteni) e canti dedicati a uomini (trenoi,

canti funebri per persone celebri commissionati al poeta che celebrava le lodi del

personaggio) e canti di vittoria per le gare sportive (per chi era più ricco e poteva far

perpetuare il suo prestigio commissionando canti).

-Si esce dal contesto più chiuso del Simposio, la dimensione diventa più vasta.

ALCMANE ( VII sec, contemporaneo di Solone e Tirteo, Sardi)

- Lavora in territorio spartano, ambito dorico

- SI trasferisce dalla Lidia a Sparta

- Sparta era culturalmente viva e vivace ma sappiamo pochissimo di questa realtà.

-Saffo testimonia rituali avvenuti a Lesbo

Alcmane si occupava di Parteni: canti composti per fanciulle che da bambine

divenivano donne pronte ai matrimoni. Culti legati alla vita religiosi di Sparta. Non ci

vengono fornite le informazioni conosciute al pubblico della cerimonia.

A. Il partenio del Louvre

Danza ballata da fanciulle vergini, accompagnavano riti di passaggio da un’età all’altra.

Mariette è lo studioso che individuò il papiro di Agesicora con 8 strofe e 14 versi, non

perfettamente leggibile.Passaggi poco chiari per la giustapposizione di immagini per

noi moderni. Agidò e Agesicora erano due ragazze, il coro attirato dalla bellezza di

Agidò che però è seconda in bellezza ad Agesicora. Si compie un rito per Aotis (si

pensa componimento per Elena, spartana, ben radicato nel loro folclore). Canto

all’interno della comunità per ragazze nella quale ha terminato il percorso di

formazione. Suggestione ed ipotesi. Struttura che ritroviamo in tutta la poesia corale

oltre a strofe, antistrofe ed epodo (che possono anche ripetersi, struttura triadica, forse

posta in relazione con i movimenti di danza) e la presenza di 3 sezioni:

1)Connessa all’occasione di celebrazione 2)Gnome/sentenza proverbiale 3)Kairos

occasione specifica della composizione del canto.

In questo caso:

1)Mito: uccisione dei 12 figli di Ippocoonte (che spodestò il fratello Tindaro, re di

Sparta) da parte di Eracle.

2)Gnome: esiste una vendetta degli dei

3)Io (corale) canto la luce di Agidò (non facente parte del coro) considerata come un

sole. Conferma l’ipotesi che questi canti erano recitati nel momento di passaggio dalla

notte al giorno (simbolo del passaggio dell’età delle ragazze). Agesicora (cugina non in

grado di parentela reale ma per simboleggiare l’amicizia col coro che lei guidava).

Aveva i capelli sciolti (particolare bellezza e sensualità, le donne li avevano sempre

raccolti). Poi si parla di un combattimento rituale.

Divinità del mattino (Otis) o Elena. Riferimento agli dei ma non sappiamo il rito.

B.I proemi citarodici

Il poeta introduceva il canto vero e proprio con danza. Esametri (più che Alcmane

stesso deve essere inteso l’istruttore del coro).

Celilo→ uccello acquatico che veniva sollevato dalle femmine quando diventava

vecchio per farlo volare e lo usa per indicare lui vecchio e stanco in questa danza.

C. Notturno

Rito di passaggio che avviene di notte, non si commuove per la bellezza della natura

come si tende a pensare.

D.Preparativi per i pasti comuni

Contesto gastronomico del sussidio (pranzavano insieme i cittadini di Sparta)

E.Mimesi

Imitazione, non esisteva in greco il concetto d’arte ma quello di imitazione del reale (chi

riesce ad imitare es. il canto degli uccelli alla perfezione è il migliore di tutti i poeti). Si

diventava Sofos dal punto di vista del canto.

SIMONIDE (556, Iuli Isola di Ceo)

- Muore ad Agrigento nel 468

- Poeta itinerante

- Fu ad Atene da Ipparco, ospite degli Alevadi di Larissa e degli Scopadi a Cannone

(Tessaglia)

-Antipersiano come gli ateniesi ed ebbe delle committente importanti dai tiranni di

Siracusa e Agrigento

- Non era esule, era apprezzato per la capacità poetica e gli commissionavano canti

per diverse occasioni

- Annedotica sulla sete di denaro di Simonide, ma in realtà il rapporto prezzolato col

denaro era segno della sua sofia e non se ne vergognava

- Antiaristocratico essendo legato ai tiranni.

- Anticipò i sofisti per il pensiero antitradizionalistico.

- Aneddoto nella casa di Skopas a Cannone: doveva celebrare lo stesso Skopas ma se

ne risentì perché il poeta dava più spazio a Castore e Polluce che a lui e si rifiutò di

pagare metà del componimento. Si presentarono poi 2 viaggiatori (dicesi Polluce e

Castore) che chiesero alla porta di Simonide e in quel momento ci fu un crollo del tetto

che schiacciò chi era lì e Simonide fu utile ad identificare le vittime ricordandosi dove

erano seduti. Ci dice del rapporto tra Simonide e committenza, dell’importanza del mito

e delle capacità mnemoniche del poeta (inventore della mnemotecnica e dell’epinicio).

Simonide mostra tracce d’indipendenza, non risparmia lo sfottò al vincitore.

A. Crio e Glauco

Nel frammento si celebra Crio,atleta di Egina vincitore nel V sec. e fa un gioco di parole

tra Criòs che in greco vuol dire “Ariete” e il verbo tosato.

In un altro frammento per Glauco di Caristo, pugile vincitore a Gela nel 520 dice che né

la forza di Polluce (pugile) né il figlio di Alcmena (Eracle) avrebbero alzato le mani su di

lui: iperbole ironica per celebrare il vincitore.

B. Trenoi

-Canti funebri, toni cupi e malinconici. La morte prende sia ricchi che poveri era un

concetto non scontato nell’antica Grecia, la morte dell’eroe aveva un senso maggiore,

invece Simonide dice che accomuna buoni e cattivi (dicendolo ad un funerale di un

aristocratico amplifica il significato)

-Cambiamento della sorte rapidissimo come una mosca che batte le ali

-Risvolto politico, canto per i 300 spartani morti alle Termopili nell’agosto del 480

(manipolo che rallentò la discesa persiana per far organizzare ad Atene la resistenza) e

per il loro capo Leonida. Si riprendono i valori dell’epica omerica: la morte in battaglia

che consente di sopravvivere nei secoli. Sta celebrando un evento a lui contemporaneo

trasferendo la filosofia epica in un evento contemporaneo per la prima volta

C. Lamento di Danae

Acrisio, re di Argo seppe dall’oracolo che il figlio di sua figlia lo avrebbe spodestato e

chiuse la figlia in una camera per non farla ingravidare. Ma Zeus si incapriccia e per

entrare nella stanza si trasforma in pioggia d’oro e così Danae feconda, Acrisio non

vuole uccidere Danae e decide di chiuderli in una cassa e di gettarli in mare, la cassa

arriva a Serifo e Perseo potrà crescere e compiere azioni eroiche. L’abilità di Semonide

è quella di mettere insieme l’ansia e lo sgomento della madre e la tranquillità del

bambino che dorme beatamente nei fluttui. Si pensa che anche questo sia un canto

celebrativo per qualche defunto.

D. Encomio per Skopas

Nel testo lo definisce uomo valente (solo un dio può esserlo, è difficile). Non esiste

l’uomo perfetto (è una novità qui, gli aristocratici lo erano). Quando le cose vanno bene

è facile essere valente quando vanno male no. Dice che gli aristocratici dovrebbero

rinunciare ad essere perfetti. L’uomo da apprezzare è chi per intenzione non fa il male,

conosce la giustizia ed è sano eticamente.

PINDARO (518 - Tebe, Beozia, vicino a Cinocefale)

- Muore nel 438 ad Argo tra le braccia del Pais amato Teosteno

- Inizia a scrivere a 20 anni

-Meno relativista di Simonide, etica dell’assoluto, valori dell’età eroica

-Neologismi, innovazione formule tradizionali

-T10 Pindaro era già avanti negli anni, parla della bellezza di Teosseno. Più

tradizionalista di Simonide

- Filopersiano poiché Tebe fu una delle poche città greche che si schiera con i barbari e

molte committente erano di aristocratici di Egina (nemica di Atene)

- Fu molto vicino ai tiranni siciliani (476-474) Terone di Agrigento e Ierone di Siracusa.

- Noto per gli epinici, gli antichi raccolsero in 4 libri corrispondenti alle specialità

agonistiche:

1- 14 Olimpiche

2- 11 Nemee

3- 9 Istmiche (Poseidone)

4- 12 Pitiche (Apollo)

Gli epinici procedono per immagini giustapposte anche in questo caso (i cosiddetti voli

pindarici) ma trovavano senso nello spettacolo completo di danze e canti.

- Lo schema è triadico 1)Gnome (frase immediata che dà onore alla stirpe) 2)Mito

3)Kairos

- 2 tipi di esecuzione: 1)Pubbliche (luogo di vincita) 2)Abitazione del vincitore

(monodica)

- Si parla di vittorie sportive, l’evento è solo un pretesto per condividere i valori

aristocratici sostenuti dal mito che celebra la famiglia. Emergono ruolo, abilità, funzione

sociale.

A. Poeta e committente

Riferimento alla Xenia (ospitalità). Decima pitica. Ippocle è vincitore a Pito nel 498,

esponente della famiglia Torace commissiona a Pindaro. Il concetto di ospitalità era

ben chiaro al pubblico. Era un legame antichissimo quello del poeta ospite del re.

Quindi era una metafora per dire che nel rapporto prezzolato tra poeta e committente si

riconosce una tradizione forte e antichissima.

B. Bifrontismo dell’epinicio

Si interviene sul mito per riadattarlo. Nella settima istmica e nella tredicesima olimpica

riprende il mito di Bellerofonte. Voleva arrivare sull’Olimpo con il cavallo alato per

incontrare gli dei, la sua ubris fu punita e fu costretto a vagare nella pianura della follia.

Nel primo componimento si celebra Strepsiade di Tebe (Bellerofonte era di Corinto)

vincitore del pancrazio (pugilato violento). Pindaro in questo caso non censura la

punizione di Bellerofonte.

Nel secondo si celebra Senofonte di Corinto (vincitore del Pentathlon). Essendo di Corinto

non poteva dire cose negative su di lui “io tacerò il triste destino”, non parla di eccessi.

C. La parola di marmo

Confronto tra arte poetica e marmo. L’autore di versi era più quotato dello scultore (la

statua rimane dov’è devi spostarti per vederla, la parola circolava. Il poeta aveva un ruolo

divino e superiore a quello degli altri mortali.

D. Sogno di un’ombra

Nell’ottava pitica fa riferimento a tematiche di carattere esistenziale e a quanto sia

effimera l’umanità. Il vincitore Aristomene aveva vinto la gara a Pito e ricorda i 4 corpi

sconfitti da Aristomene e chi ottiene una bella vittoria nutre ancora più ambizione. L’uomo

non è altro che il sogno di un’ombra, ma quando un bagliore discende dal dio la fulgida

luce risplende sugli uomini e dolce è la vita: enfatizza il momento della vittoria e il ruolo

del poeta proprio perché effimero tanto più la gloria ha peso e valore e tanto più deve

essere di valore il poeta che riesce a celebrare il momento (non è solo pessimismo).

E. Il più celebre epinicio dell’antichità

Al primo posto delle odi contenente tutti i vincitori delle Olimpiadi. Il 476 era importante

perché nel 480 si verificò la vittoria a Salamina e fu un momento di pace tra tutti i Greci

che celebrano la vittoria in questo grande evento. Viene inoltre celebrato Ierone, tiranno di

Siracusa subentrato al fratello Gerone e Ierone aveva vinto con un cavallo da corsa (il

fantino è sconosciuto,Ierone era solo proprietario del cavallo). Ierone voleva qualcuno di

noto che celebrasse la vittoria per crearsi notorietà, fama, consenso e i giochi di Olimpia

erano i più prestigiosi. Chiamò anche Bacchilide, nipote di Simonide e commissionò il

canto della celebrazione pubblica della vittoria, quella privata a Pindaro.

Scelse il mito di Pelope, personaggio celebre, figlio di Tantalo in una famiglia maledetta.

Tantalo sacrificò il figlio o per onorare gli dei ( sacrifica la cosa più cara) o per

comprendere se sapessero distinguere la carne umana da quella animale. Solo Demetra

addentò la spalla ma gli dei intervennero con una protesi d’avorio per proteggerlo.

Poseidone rapì Pelope (come Zeus con Ganimede) e ne fece suo coppiere. Poi tornò sulla

terra e sposò Ippodamia, dalla quale ebbe Atreo (che genere Agamennone) e Tieste.

Il mito di Pelope si inserisce all’interno della fondazione delle Olimpiadi (cosa che Pindaro

sta facendo)

Priamel:acqua, oro, Olimpiadi→ vittoria del cavallo (Ferenico) cantato e danzato. Karis il

potere della parola dell’arte. Supplizio di Tantalo per Pindaro non potè sopportare il peso

della felicità, per il mito c’è punizione dell’ingordigia.

“ Fino all’ultimo momento può essere la vita sconvolta prima d’esso non si può giudicare

la felicità dell’uomo”. Ippodamia era figlia di Enomao, oracolo del genero assassino

Enomao vinceva le gare e uccideva i pretendenti della figlia. Pelope chiede aiuto a

Poseidone (che lo portò sull’Olimpo prima perché innamorato di lui) e chiede di irretire

(con riti magici) il carro. Pelope fu il primo caso secondo il mito di corruzione dei giudici

sportivi (l’auriga viene corrotto per manomettere il carro di Enomao) La tomba di Pelope è

gloriosa. Alla fine richiede una committente futura: la vittoria massima era quella della

quadriga, non col cavalo, quindi quando la vincerà Pindaro vuole essere lui a comporre.

Ma nel 468 Ierone vinse e si rivolse a Bacchilide (per quello pubblico e Pindaro solo per

quello privato).

TRAGEDIA GRECA

- Inscindibile dall’Atene del V secolo

- Prima manifestazione nel 536-535 nella 61° Olimpiade. La prima tragedia pervenutaci

per intero è nel 472 “I Persiani di Eschilo”

- La rappresentazione avveniva all’interno di feste in onore di Dioniso (contesto sacro

senza contenuti sacri)

- Non c’è una finalità commerciale

- Spirito agonistico

- Il corego, ricco e famoso, finanziava lo spettacolo per ricavare visibilità

- Non era una tragedia singola ma una tetralogia (3 tragedie e 1 dramma satiresco)

- Il pubblico assisteva di fila agli spettacoli dal mattino al pomeriggio

- Non esistevano repliche, c’era una sola rappresentazione

- Mancando i libri il pubblico non conosceva la storia (solo quando si trattava di mito, ma

non si sa come si sarebbe trattato il libro)

- I poeti comici facevano parodia tragica (come Ipponatte per l’epica)

- Circolavano a simposio delle porzioni di tragedia e gli attori (dilettanti, non

professionisti) recitavano i versi che imparavano a memoria nel simposio

- Le figure femminili erano interpretate da uomini

- Uso rigoroso della maschera (per creare il personaggio) perdendo ogni connotazione

storica, sociale, sessuale. La persona diventava il personaggio. Perciò il pubblico si

commuoveva perché gli attori erano veri e propri personaggi.

- L’uso di maschere comportava l’uso attento della parola. Es. Se si doveva piangere era

la parola che diveniva didascalia “Ti vedo piangere copiosamente” poiché la maschera

impediva le espressioni del volto.

- La parola aiutava anche per l’assenza di scenografia es.Dire che sta nevicando, terreno

sdrucciolevole

- Presenza massiccia di musica e danza. Il coro aveva uno spazio specifico circolare

chiamato Orkestra(dove il coro danzava, cantava dialogava) e skenè la scena

- Prima in legno poi nel IV secolo in muratura

- La rappresentazione era organizzata con fondi pubblici e macchine, maschere e

costumi erano finanziate da privati cittadini

- Nel’Atene del V secolo, la scuola era solo tecnica e il teatro insegnava un sistema di

valori inestimabile con senso d’identità e appartenenza.

- Aveva una valenza catartica: per Aristotele esorcizzava le proprie paure, per Platone

con l’identificazione dei personaggi si giungeva a nuocere l’animo.

- Gli attori o parlavano in trimetro giambico acatalettico recitativo o dialetto attico

accompagnati dalla musica. Il coro usava l’anapesto e il dialetto dorico.

- Era un teatro all’aria aperta e con luce diurna e ciò rendeva difficile le scene notturne,

ancora una volta la parola aiutava nell’immedesimazione.

- Le donne inizialmente erano poche nelle file più remote nel IV secolo (nel V no)

- Anche i prigionieri per cauzione momentanea potevano andare, i contadini con il

teoricon poteva aver risarcito il giorno di lavoro perso per il teatro.

- Il teatro era luogo di democrazia: parlare, criticare, recitare.

- Quello tragico vive di mito, quello comica parodizza il mito e si basa sulla realtà di tutti i

giorni, con Menandro diventa borghese e scisso dalla politica

- L’arconte eponimo selezionava i lavori attraverso le anteprime

- Ogni tragedia/commedia si apre col prologo dove uno o più attori davano elementi per

capire di quale situazione si sarebbe parlato, il parodo “corridoio laterale dal quale

entrava il coro” segna l’ingresso del coro che apre in anapesto (metro usato per le

marce militari, qui il coro marcia), poi si alternavano episodi e stasimi (da istemi “io sto”

il coro danzava versi più o meno legati alla vicenda), l’esodo era l’uscita di scena prima

del coro e poi degli attori.

- Pur essendo presenti più personaggi solo 3 eran abilitati a parlare e il drammaturgo

costruiva i dialoghi in base a ciò: se se ne coinvolgevano 4 o 5 gli altri dovevano essere

muti, fare gesti ma non potevano parlare finché non usciva un personaggio parlante,

nell’uscita vai via, cambi la maschera e rientri in scena.

- Il teatro di Eschilo, Sofocle ed Euripide è simbolicamente legato alla vittoria a Salamina

del 480 e alla lenta degradazione di Atene (che trova il culmine in Euripide che passa

dai personaggi paradigmatici di Sofocle a figure eclissate come Medea).

ESCHILO (525, demo attico di Eleusi)

- I culti eleusini per Demetra forse influenzarono la sua religiosità

- Nobile, nel 499 esordisce e nel 472 mette in scena I Persiani. Nel 490 era tra i

Maratonomaki. Partecipò a Salamina e poi a Platea. A Maratona morì suo fratello (forse

nel 476 quando Pindaro compose a Ierone).

- Tornò ad Atene dopo il soggiorno a Siracusa da Ierone nel 469 quando compose le

Etnee per poi tornarci nel 458 e morire a Gela nel 456 (Pindaro muore nel 438). Si dice

abbia composto 90 tragedie e che ce ne rimangono solo 7 (una forse nemmeno sua).

- La tetralogia tragica è legata (sviluppa uno stesso mito nelle varie fasi) purtroppo ciò

incide molto sulla comprensione di quelle pervenute. L’unico caso in tutta la letteratura

è l’Orestea.

- Prima di Eschilo l’attore era uno solo, invece lui introduce il secondo attore e crea

l’interazione mettendo relativamente in secondo piano il coro.

- I suoi erano personaggi monolitici e che di fatto hanno una scarsa caratterizzazione

psicologica. Si basa sull’idea cardine che spinge il personaggio verso le sue scelte, non

sull’evoluzione relazionale o caratteriale. Su queste idee intervengono forze oscure,

sotterranee (il caso, il tumòs, che fanno agire l’uomo contro la sua volontà). Sono

impulsivi (Eteocle e Oreste) ed Eschilo ce li mostra in evoluzione e non dopo

l’evoluzione.

- Eschilo ha fiducia incondizionata negli dei e nella Dike (antidoti contro le forze oscure).

Anche la sofferenza e la crudeltà è una strada offerta dal dio agli uomini per conoscere

(patos matei “la sofferenza insegna). L’uomo che si ostina a non capire è condannato.

- Temi: 1)Destino umano (legato non al singolo ma alla famiglia 2)Giustizia (garantita da

Zeus) 3) Rapporto dio/uomo (Zeus giusto e razionale, la Moira non è mai contraria a

Zeus ed è dentro ogni uomo)

- Gli dei non sono più gelosi della prosperità umana, semplicemente non vogliono

l’eccesso (ubris)

A. I Persiani (472)

Otto anni di distanza dall’evento. Non viene presentata in una trilogia legata ma tratta

vicende tra loro separate (non trattavano lo stesso mito ed evento)

Frinnico parlò della presa di Mileto e le Fenicie prima di Eschilo

Aspetto patriottico dal punto di vista persiano viene raccontata la sconfitta a Salamina.

Eschilo non perde l’occasione per contrapporre la democrazia di Atene all’assolutismo

monarchico e tiranno. Coro costituito da anziani della reggia di Susa: dice che i Persiani

non porteranno più il tributo del sovrano (Persia sudditi vs cittadini liberi di Atene). Ad

esempio c’era la tradizione del proskunesis in Persia. Dialogo storico di tipo mitologico e

religioso: Eschilo vuole attraverso la vicenda esprimere una sua concezione. Vengono

presentati come le vittime di un capo Serse che ha condotta alla rovina l’intero popolo

(responsabilità del singolo alla comunità). Gli studiosi dicono che sia una tragedia statica

e hanno individuato 3 grandi momenti:

-L’attesa: si aspetta che accada qualcosa. Il coro racconta al pubblico ciò che accade. Il

prologo coincide con la parodo (coro svolge entrambe le funzioni). Cuore turbato dalla

sventura di Atossa (sogno di Atossa donne aggiogate e Serse che si lacera le vesti).

Ponte sull’Ellesponto che collega i 2 continenti gesto della umbria. L’esercito persiano era

fortissimo e lo sanno anche gli spettatori. Ate è la personificazione dell’accecamento.

Resis aggelike→ brano affidato al messaggero. L’attore che interpreta il messaggero

arriva sulla scena e non fa ne più ne meno di quello che facevano gli aedi nell’epica. Entra

il messaggero, il pubblico lo ascolta, abilità del poeta e dell’attore della parola (tutto è

detto, non rappresentato). Mare ingombro di rottami e cadaveri. I Persiani hanno la

peggio.

- Il fantasma di Dario→ parla con la madre di Serse Atossa, non aggiunge nulla alla

vicenda scenica ma ne dà una lettura etica (la grande sconfitta epocale dei Persiani

non deriva dall’invidia degli dei ma piuttosto da un binomio tra la colpa Ubris del

singolo e la rovina che segue e porta nel vano.

- Serse sofferente, ferito per la sconfitta a Salamina. Il coro lo accoglie con lamenti

(tradizione arcaica e ancestrale). Dall’inizio alla fine ci sono solo i Persiani, i vincitori

Greci non appaiono. Le parole mostrano di fatto come i Persiano si siano cercati la

rovina e i Greci, rispettosi degli dei abbiano avuto esito favorevole.

In questa tragedia si scontrano polutos (ricchezza generica) e olbos (ricchezza positiva,

senza colpe, favorita dagli dei)

B. I 7 a Tebe (467)

Appartiene alla tetralogia legata con Laio-Edipo-I 7 a Tebe- Sfinge.

Il tema di fondo è il tramandarsi di una colpa all’interno della famiglia (genos). Rientra nel

mito dei Labdaci (da Labdaco, mitico re di Tebe, padre di Laio. Laio rapì Crisippo, un

giovinetto del quale era innamorato e da qui nasce l’eros omosessuale. Crisippo era figlio

di Pelope e per disonore si suicida e Pelope maledice Laio: se vuole mantenere salva

Tebe non deve generare figli.) Laio si sposa con Giocasta e ubriaco concepisce Edipo,

ricordandosi della maledizione lo fa abbandonare sul Citerone ma si salva e viene

cresciuto dal re di Corinto e tornerà adulto a Tebe e ucciderà il padre sposando la madre

Giocasta. Antigone e Ismene con Eteocle e Pollinice saranno figli di Edipo. I 2 fratelli

tentano di dividersi i regni, ma si sfidano in battaglia uccidendosi reciprocamente e il

genos si estingue. Lo scontro tra Eteocle che caccia via Pollinice che raduna un esercito

per attaccare Tebe (composto da 7 capi argivi lui compreso). Presso le mura fanno

sacrifici, Eteocle invita le donne preoccupate alla calma. Resis che descrive lo

schieramento dei 7 capi e delle 7 porte di Tebe. Quando si arriva a descrivere la settima

porta il messaggero dice ad Eteocle che vi è Pollinice. Eteocle primo eroe tragico→

sovradeterminato dal volere degli dei ma conscio delle sue responsabilità. Da una parte è

re di Tebe (patriota salvifico) e dall’altro è figlio di Edipo (deve andare contro il fratello),

parte di una maledizione. Convinto del suo ruolo Eteocl non si ferma, nonostante il coro lo


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heiwa

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Lettere moderne
SSD:
Università: Bari - Uniba
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher heiwa di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura greca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bari - Uniba o del prof Andreassi Mario.

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