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Costoro erano gli Xenoi e potevano essere sia greci che non greci. L'abbandono della madrepatria, della protezione delle proprie leggi e la sicurezza della

famiglia rendevano lo straniero un soggetto da trattare con cautela e diffidenza ma in genrale i Greci erano molto più disponibili e più aperti con esso rispetto

che con i barbari, e col tempo cominciarono a costituire codici di leggi per garantire l'ospitalità, sia privata (Xenia) basata sullo scambio dei doni che

pubblica, con l'istituto pubblico della Prossenia. Il termine Xenos passò quindi da definire uno straniero a definire un ospite.

B) Cronologia e Periodizzazione

1) Misurare il Tempo

La Periodizzazione tradizionale della storia greca distingue 3 periodi: un'Età Arcaica dalla fine del IX al VI secolo A.c., un'Età Classica che copre il V e parte

del IV secolo ed infine l'Età Ellenistica, la cui fine è altamente dibattuta. La decifrazione di tavolette nel linguaggio Lineare B dimostrò che i Micenei

parlavano il greco e che dunque facevano parte della storia greca delle origini, facendo quindi spostare l'inizio della storia greca al XIII secolo almeno,

quando viene tradizionalmente collocata la Guerra di Troia. Tra il XIII secolo e l'età arcaica esiste un epoca di transizione nota come Età Oscura o Medioevo

Ellenico, caratterizzata da una lunga fase di povertà, ristagno sociale e isolamento culturale, testimoniata dalla scomparsa della scrittura. La definizione dei

periodi non è omogenea: la definizione arcaico indica qualcosa di antico e remoto, indicando dunque una dimensione temporale, ma cosa si intende con età

classica? Con il termine classico si intende l'apogeo della cultura e civiltà greca, presa a modello nei secoli futuri L'inizio del classicismo fluttua attorno alle

Guerre Persiane, mentre la fine è dubbia: c'è chi sostiene sia nel 338 a.c. con la vittoria di Filippo II Macedone sui Greci a Cheronea, chi alla morte di

Alessandro Magno nel 323 a.c., e in entrambi i casi e rappresentata dalla sottomissione delle città greche alla Macedonia e la fine della loro libertà mentre

c'è chi la fa slittare al 146 a.c. con la distruzione di Corinto e la riduzione della Grecia in provincia da parte di Roma. L'Età ellenistica deve il suo nome al

termine Ellenismo, creato da uno studioso tedesco (Gustav Droysen) nel'800 per indicare la situazione sorta dopo la divisione in vari regni dell'eredità di

Alessandro Magno, regni in cui sorge una civiltà greca nuova, ampliata da molti elementi orientali, che si diffonde in quasi tutto il mondo conosciuto. La

data tradizionale di fine dell'Ellenismo è il 31 a.c, la Battaglia di Azio, quando Ottaviano Augusto sconfisse Cleopatra e Marco Antonio, distruggendo

l'ultima dinastia nata dai successori di Alessandro Magno. Qualcuno però l'avanzò fino al 529 d.c. Quando Giustiniano fece chiudere la scuola platonica di

Atene, ritenuta pagana.

Per riassumere brevemente i periodi greci possono essere schematizzati così:

-XIII-XII sec a.c.: Età Micenea

-1200-700 a.c.: Età Oscura

-700-490 a.c.: Età Arcaica

-490-323 a.c.: Età Classica

-323-31 a.c.: Età Ellenistica

2) I Periodi della storia e della civiltà dei Greci

Gli antichi Greci non avevano una datazione unica: una datazione unica fu fissata dopo l'istituzione delle Olimpiadi dalla scadenza quadriennale, ma ogni

città continuò ad avere delle cronologie locali, basate sulla successione di cariche politiche o sacerdotali.

Ad Atene ad esempio il tempo si calcolava sulla successione annuale degli Arconti, la massima magistratura cittadina. L'anno arcontale iniziava a luglio.

II) Dalla memoria alla storia: Le basi documentarie

Le prime fonti per conoscere i greci sono gli stessi autori greci, seguiti poi dalle loro traccie archeologiche. Queste però non sono che scheggie di tutto il

patrimonio culturale greco e lo storico, per far fronte a questa scarsità di informazioni, deve avvalersi di tutti i dati possibili, attingendo dalle fonti più

diverse.

A) Storia e Storiografia

1) Visibilità, oralità e scrittura

Coloro che decisero di conservare la conoscenza della storia greca si chiesero su quali basi scrivere i loro racconti: ne furono privilegiati due. L'Opsis,

ovvero “L'autopsia”, il vedere con i propri occhi, è il metedolo privilegiato ma importante è anche l'Akoè ovvero il sentito dire, tutto quello che risale alla

tradizione orale conservata e trasmessa da generazione a generazione, che in età della scrittura assume tratti da favola o da mito. Oralità e Scrittura non

devono essere considerate come fenomeni successivi anzi coesistettero, soprattutto in età aracica. Fu però la nascita della scrittura che segnò l'inizio della

vera e propria storiografia.

2) Storia e Storiografia Greca

E' consuetudine fare iniziare la storia quando le memorie del passato e la registrazione del presente furono integralmente affidate alla scrittura. La parola

Storia deriva dal greco Historìe, creato da Erodoto, che indica indagine e ricerca. Le origini della scrittura iniziarono nella Ionia del VI secolo, terra di

confine e laboratorio culturale grazie alla sua vicinanza con ciò che resta delle antiche civiltà Sumere e Babilonesi. Qui fu dove i filosofi Talete, Anassimene

e Anassimandro elaborarono le prime teorie scientifiche in prosa e dove Alceo e Saffo crearono le prime poesie liriche

3) Dalle Origini all'Apogeo della Storiografia (VI-IV secolo)

Le origini della storiografia affondano nella Logografia (Lògoi ovvero i discorsi). Questi discorsi avevano argomenti più diversi, principalmente in relazione

alle cosmogonie (genesi del mondo) e alle teogonie (origini degli dei) Uno dei logografi più noti fu Ecateo di Mileto (560-490 a.c circa). Della sua opera

rimane poco se non citazioni di autori successivi ma a lui furono attribuite una carta geografica di tutta la terra nota all'epoca, descrivendone popoli e cultura

e un tentativo di creare alberi genealogici di tutta l'umanità per farla risalire all'epoca delle origini di uomini e dei. Il primo vero storico fu Erodoto, definito

da Cicerone “Il Padre della Storia” Nato nel 490 ad Alicarnasso (asia Minore) si stabilì ad Atene in epoca periclea per poi partire nel 444 come fondatore

della colonia ateniese di Turi in Magna Grecia. Le sue “Storie” sono divise in 9 libri intitolati alle Muse e in essi, con la scusa di descrivere le Guerre

Persiane Erodoto si sofferma nella descrizione dettagliata della storia e della cultura di tutti i popoli coinvolti dalle guerre, in primis i Persiani e dei popoli

del Vicino Oriente ma anche i popoli Greci e i loro antenati. Questi studi sono descritti dal punto di vista ellenocentrico ma con una mente aperta. L'altro

grande storico dell'età classica fu Tucidide, nato ad Atene nel 460 ma mandato in esilio a causa di un fallimento militare nel 424. Egli descrisse la storia della

Guerra del Peloponneso fino al 411 (quando si interruppe bruscamente) con un impostazione molto diversa da quella di Erodoto poiché narrava evanti a lui

contemporanei, senza alcuna traccia di elementi favolistici o fantasiosi e con la coscienza che si trattava di eventi epocali, il più grave conflitto della storia

greca. Tucidide individua in primis le cause del conflitto, sia la scintilla che l'ha fatto scoppiare, sia le cause più profonde, ricondotte alla crescita smisurata

della potenza marittima ateniese, che ha rotto l'equilibrio sorto nel 50 anni successivi alle Guerre Persiane. Per arrivare a narrare questo 50ennio, Tucidide

inizia a raccontare la storia Greca a partire da Minosse a Creta. A Tucidide si fanno risalire alcuni termini storici come Archaiologìa (Discorso sulle cose

antiche) e la Pentekontaetìa, ovvero i 50 anni passati tra le guerre persiane e la guerra del Peloponneso. La narrazione della Guerra del peloponneso di

Tucidide fu proseguita da tre storici di generazioni successive: Senoforte, Teopompo e un autore ancora anonimo, che estesero la descrizione agli eventi di

tutta la grecia. Senoforte, Ateniese, nacque nel 430 ed ebbe una ricca e varia produzione letteraria, aiutata dal suo rapporto stretto con Socrate. Le sue opere

più note sono l'Anabasi, ovvero un “diario di viaggio” della Spedizione dei 10.000, mercenari greci assoldati da Ciro di Persia per detronizzare il fratello, il

Gran Re. Senoforte, che di questa spedizione era lo storico, ne divenne il capo guidando i suoi a casa dopo la sconfitta di Ciro. Con le Elleniche, 7 libri,

Senoforte riprende la narrazione di Tucidide dal 411 al 363 ma la sua narrazione è troppo spartanocentrica e omette fatti e persone in chiave decisamente

antitebana.

4) La Storiografia ellenistico-romana

La conoscenza della storiografia dei primi secoli dell'età ellenistica è purtroppo limitata. Sappiamo che esiste una storiografia retorica, a scopo moralista, una

storiografia tragica che voleva impressionare ed emozionare il lettore, la storiografia pragmatica che privilegiava la conoscenza della storia e della politica.

Anche se non formavano categoria a parte, è importante ricordare gli storici di Alessandro Magno. Questi storici furono contemporanei di Alessandro Magno

e lo accompagnarono nelle sue conquiste, descrivendole in modo encomiastico e divulgativo. Tra i primi vi fu Tolomeo, fondatore della dinastia egizia dei

Tolemaici. Uno dei massimi storici ellenistici fu Polibio. Originario di Megalopoli e figlio di uno dei capi della Lega Achea, fu portato a Roma come

ostaggio dopo il 168 a.c. Qui visse per 16 anni, comprendendo la potenza egemone di Roma nel mondo. Egli capì che per descrivere la storia era necessario

capire l'importanza della storia politica e militare, creando una storiografia pragmatica di mira universale. Un interpretazione singolare della storia universale

viene presentata da Diodoro, che in 40 libri descrisse la storia del mondo dai tempi del mito a quelli di Giulio Cesare. L'autore registra la storia greca e

romana separatamente anno per anno, inserendo estratti interi dalle opere di altri autori. E' in pratica un serbatoio immenso di opere storiografiche che

altrimenti sarebbero perdute.

5) Storici Greci d'Occidente, storia locale e politèiai

La precisazione geografica di Storici d'Occidente sta a indicare un numero di storici orginari di Sicilia e Magna Grecia che però non formano una tradizione

storica separata. Tra questi vanno ricordati Antioco e Filisto di Siracusa. La Storia Locale si riferva a città o regione e aveva un interesse più antiquiario che

storico vero e proprio, in quanto descriveva miti, eroi, leggi, origini e genalogie di località limitate. Il periodo più proficuo di questa produzione letteraria fu

nel IV secolo, dopo la perdita della libertà politica della Grecia, quando si cominciò a temere una possibile perdita dell'identità culturale delle singole città e

quindi divenne importante conservare la memoria delle proprie radici. Particolarmente ricco fu il filone ateniese e Attico di questa storiografica. La parola

Politèia indica l'ordinamento e la costituzione degli stati, quindi gli scrittori di Politèiai hanno come oggetto la storia e le caratteristiche degli ordinamenti

politici e amministrativi presenti nei vari stati e nelle varie poleis.

*In tale genere è importante ricordare Protagora, Ippodramo di Mileto, Aristotele e i suoi discepoli

6) Fonti Letterarie Complementari

Per la conoscenza della storia politica, sociale ed economica hanno grande valore le notizie deducibili da fonti indirette che non si possono considerare storia

ma che comunque offrono informazioni storiche. In questo campo si colloca l'oratoria politica e giudiziaria ateniese di alcuni noti oratori classici come Lisia,

Demostene e Isocrate. Le orazioni di Lisia rappresentano una fonte primaria per gli eventi relativi al governo oligarchico dei Trenta Tiranni ad Atene e la

restaurazione della democrazia (404-403). Le orazioni retoriche di Isocrate invece avevano lo scopo di educare un intera generazione di uomini politici

ateniesi ai valori del panellenismo e l'unità dei greci. Importante è anche il genere della Biografia, che inizia tra V e IV secolo, ma che ha il suo massimo

esponente in Plutarco, che compone nella seconda metà del I secolo a.c. La sua opera più nota, Vite Parallele, nella quale descrive in modo parallelo le vite

di un personaggio greco e uno romano, appaiati secondo vari criteri. Un autore postumo ma molto importante è Pausania, vissuto nel II secolo d.c. Che

descrive un suo viaggio da Atene al Peloponneso alla Grecia Centrale, descrivendone il paesaggio naturale e quello urbano ormai in rovina e confrontandola

con la Grecia del passato. Quest'opera sfugge alla catalogazioni di genere

B) Altre basi documentarie

1) Iscrizioni, Fonti papirologiche e numismatiche

La pietra e più raramente il metallo hanno fornito il supporto a un messaggio scritto, caratterizzato dal proprio linguaggio e da propri codici di

comunicazione, a molti popoli, ma fu con i Greci che si ebbe un esplosione di materiale epigrafico, che ha definito la Grecia come la “civiltà dell'epigrafia”

Le epigrafi funzionarono efficacemente come strumento di comunicazione di massa, essendo fatte per durare potevano essere esposte al pubblico per lungo

tempo, scritte in un linguaggio semplice ed essenziale. Le epigrafi venivano utilizzate quindi per le informazioni ufficiali: leggi, decreti, trattati, ecc..

L'epigrafia ha avuto inoltre un grande impiego nella sfera religiosa e privata: iscrizioni sacre, onorarie, commerorative, dediche, funebri, epitaffi. Il Papiro fu

un supporto scrittorio di largo impiego in tutta l'antichità, su cui venivano scritti prevalentemente due tipi di materiale, quello letterario e quello

documentario. Fu usato come supporto preferito per la trascrizione e conservazione della letteratura classica, come testimoniato dalla grande Biblioteca di

Alessandria. Nel II secolo a.c. Venne introdotto un nuovo genere di supporto scrittorio nato dalla conciatura di pelli animali, la Pergamena (creata a

Pergamo), molto più resistente del papiro e quindi usata a lungo fino al medioevo inoltrato. La Numismatica ci aiuta invece a capire l'economia e la finanza:

attraverso lo studio delle monete era possibile ricostruire i percorsi dei traffici mercantili, i commerci e i tipi di prodotti commerciati.

2) Archeologia e fonti iconografiche

Il terreno conserva ogni genere di traccia della storia dei Greci: resti biologici, manufatti, edifici, materiali, ecc... Per leggere e capire i materiali archeologici

non si può fare affidamento solo all'oggetto singolo ma anche ad informazioni di ogni campo per ricostruire i modi di vita, gli strumenti di lavoro e gli usi

degli oggetti. Dai templi e dalle tombe ad esempio si può comprendere i tipi di culti e religioni in relazione alle epoche e ai luoghi. Le fonti iconografiche

sono assai poche, sia che si tratti di sculture, immagini, dipinti, bassorilievi, ecc ma hanno un grande validità come fonte storica poiché offrono una

rappresentazione diretta della realtà. Queste decorazioni fanno conoscere, ad esempio, gli abiti e le acconciature di moda, nonché gli usi degli oggetti

quotidiani anche se, in linea di massima, rappresentano l'immagine dei ceti sociali superiori, spesso nei loro luoghi più consoni come i banchetti, la caccia, le

guerre, le gare atletiche e i ginnasi.

III) La Storia

Gli antichi Greci si interrogarono sul significato della storia e sul compito degli storici. Erodoto affermava che il suo scopo era impedire che il tempo

cancellasse la memoria degli eventi umani e delle opere compiute dai Greci Senoforte rivendicava la pari dignità della memoria delle grandi e delle piccole

città. Era importante il rapporto tra Storia e Verità: la storia ha il compito di fissare la memoria degli eventi storici in modo definitivo poiché la ricerca della

verità non poteva essere indagata o speculata basandosi sul mito e sul racconto orale. Luciano, autogre greco del II secolo d.c descrisse il profilo etico e

intellettuale del vero storico: doveva essere senza timore, libero e imparziale non basandosi sulle opinioni ma sui fatti.

A) Civiltà Minoica e Micenea

1) La Creta di Minosse

Tucidide iniziò a descrivere la storia greca partendo da Minosse, signore di Creta, che in poco tempo espanse il potere dell'isola espandendolo alle isole

Cicladi con una fitta opera di colonizzazione. Questa è tuttora l'unica testimonianza scritta della potenza marittima cretese. Le fonti archeologiche descrivono

una civiltà raffinata fiorita sull'isola tra il 2800 e il 1400 a.c. Quella micenea era una Civiltà Palaziale: l'organizzazione politica ed economica era tutta

concentrata attorno al palazzo del signore, il più grande dei quali era quello scavato a Cnosso. L'archeologia ha mostrato che il palazzo era allo stesso tempo

un centro religioso, politico, economico e abitazione del signore totalmente privo di mura difensive, quindi non minacciato da forze esterne. La scrittura

Minoica è definita Lineare A e ci è tuttora ignota, ma sappiamo che veniva usata prevalentemente per scopi amministrativi o contabili. La prosperità di Creta

proveniva dallo sfruttamento delle materie prime, convertite in manufatti (Tessuti di Lana, Ceramiche, Vasi) esportati in tutto il mediterraneo Orientale.

Persino gli Egizi conoscevano il popolo Cretese. Il loro dominio marittimo, commerciale, politico e militare gli permise di combattere la pirateria e di

diffondere la propria cultura in altre località come le isole Cicladi. I Cretesi non erano Greci ma appartenevano ad un crogiulo di popoli che abitavano le

isole e le coste del mediterraneo, le cui civiltà vennero inglobate dall'espansione greca dopo il 1450.

2) I Micenei

La civiltà minoica scomparve attorno al 1450 a.c per cause sconosciute, verosimilmente delle crisi interne provocate da carestie a loro volta causate da

sconvolgimenti climatici e cataclismi naturali. In quel periodo i Micenei, provenienti dalla città di Micene nella Grecia Centrale, si installarono a Creta

conquistando Cnosso e subentrando ai Minoici nel controllo del Mediterraneo Orientale. Il Palazzo Miceneo era simile come struttura e funzioni a quello

Minoico ma era una roccaforte, protetta da mura e sorta su un luogo rialzato (acropoli), chiaro simbolo di una civiltà militarizzata che faceva della guerra

uno dei suoi elementi fondamentali. La società era stratificata secondo un ordine gerarchico piramidale, al capo del quale c'era il Wànax, il re, accompanato

dal Lawagètas, comandante militare di una ristretta aristocrazia guerriera. Vi era poi un elite di dignitari e sacerdoti e alla base si collocava il Dàmos, la

massa di lavoratori liberi, che a loro volta erano stratificati in gerarchie sociali interne . L'economia è regolata dal palazzo, che colleziona e ridistribuisce i

beni prodotti. I Micenei furono un popolo di mercanti e navigatori. L'amministrazione altamente centralizzata del palazzo esigeva un rigoroso controllo di

tutti i settori della vita comunitaria necessitava altamente della scrittura, che in questo caso era il Lineare B, una scrittura sillabica di 87 segni

3) La Guerra di Troia

La più nota delle imprese militari in cui i Micenei si impegnarono fu la decennale Guerra di Troia, fiorente città sulle coste Anatoliche nell'area degli Stretti,

dalla quale poteva avere un gran controllo sui traffici nel Mar Nero. Questa guerra, combattuta verso la metà del XIII secolo sotto la guida di Agamennone,

wanax di Micene, fornì la base per i racconti epici di Omero, l'Illiade (Ilio, nome alternativo di Troia) e l'Odissea. Nella Guerra di Troia apparvero i primi

segni del declino miceneo, che si completò rapidamente attorno al 1200. Traccie di incendi nei palazzi sono chiari segni di eventi traumatici, probabilmente

invasioni esterne provocate dai “Popoli del Mare”, che seminarono terrore ovunque nel Mediterraneo nel II secolo a.c., distruggendo Cipro e portando al

collasso dell'Impero Hittita, ma sono probabili anche lotte intestine.

B) Età Oscura e Arcaismo: L'età dell'esperimento

1) La Dark Age o Età Buia

Con il mondo miceneo scomparve la civiltà: nel periodo tra XII e IX secolo iniziò “l'Età Buia”, un periodo di profonda recessione, segnato da

impoverimento sociale, isolamento economico e culturale anche se non avvenne con la stessa gravità in certe regioni, come l'Attica e l'Eubea. I Palazzi

fortificati e le acropoli vennero abbandonate, la popolazione viveva in villaggi isolati, la scrittura scomparve e la sepoltura dei morti sparì, sostituita dalla

cremazione Le terre incolte si estesero e si diffusero le coltivazioni spontanee (olivo) e il pascolo, creando un economia di sussistenza che modificò le

abitudini di vita e la dieta alimentare, provocando un calo dei tassi di riproduzione e quindi un calo demografico notevole. Anche gli scambi e le

importazioni decaddero e i manufatti venivano prodotti e scambiati solo localmente. Fu in questo periodo di mobilità sociale che giunsero i Dori. Anche

l'unità culturale diffusa dai micenei si disgregò e i singoli centri acquistarono specificità autonome, tra cui la diversificazione linguistica, che portò alla

nascita di quattro grandi gruppi dialettali: il dorico, lo ionico-attico, l'eolico e l'arcado-ciprio. In questo panorama, attorno al XI secolo, vi fu l'introduzione

del Ferro.

2) Arcaismo, Poleogenesi e Santuari

A partire dal IX secolo vi fu un inversione di tendenza grazie ad una svariata serie di fattori: il ritorno ad un economia agraria, la ripresa dei traffici

mercantili, il miglioramento della qualità della vita e quindi la crescita demografica. Anche la scrittura ricomparve, sulla base dell'alfabeto fenicio. Nella

frammentazione sociale, iniziò il processo di formazione della polis ma si concentrò solo nelle Grecia Meridionale e nelle isole, mentre nella Grecia centro-

settentrionale rimasero condizioni sociali e politiche di arcaismo. La Grecia tra i secoli IX e VI fu un grande laboratorio culturale in ogni tipo di campo

(cultura, arte, poesia e pensiero) quindi quest'epoca si può definire come “Età della sperimentazione” Il ritorno ad un economia agraria favorì l'aumento

numerico e la crescita in grandezza di insediamenti stabili, promuovendo un evoluzione delle attività artigianali e degli scambi, creando nuove basi per la

vita comunitaria. Il ruolo dei centri di culto locali e regionali nel promuovere processi di aggregazione intorno a templi e divinità portò alla nascita di un

nuovo senso di identità civica. I principali punti di riferimento comunitari dell'epoca, ancora più dei santuari cittadini, furono i santuari panellenici, tra cui

quello di Zeus ad Olimpia e quello di Apollo a Delfi. Importante per il processo di unificazione fu anche l'istituzione dei grandi Giochi Olimpici panellenici

nel 776 a.c.

3) Dalla Regalità alle Aristocrazie

Le poleis in età arcaica furono spesso teatro di tensioni tra il Demos e la ristretta aristocrazia che deteneva il controllo del potere e la proprietà terriera.

Soprattutto in età oscura e agli inizi dell'età arcaica una figura prominente nella Polis era il Basileus, capo unico di origini aristocratiche. Questo re era una

figura molto diversa dal re miceneo: la sua reggenza era affiancata da un consiglio di anziani, capi delle famiglie aristocratiche. In epoche in cui l'autorità

centrale era debole, il gruppo gentilizio degli aristocratici era la struttura base della società. I suoi vincoli di parentela erano ricondotti a un capostipite

illustre, anche di natura mitica. Questa era una struttura chiusa, regolata da gerarchie interne, il cui capo era il membro anziano, che gestiva la casata, la

giustizia, aveva funzioni sacerdotali e guidava gli uomini in casa di guerra. L'appartenenza a questo Genos aristocratico imponeva uno stretto complesso di

norme etiche e di doveri: l'onore, la lealtà, il coraggio in battaglia, l'eccellenza nelle gare atletiche e nella caccia che caratterizzava questo gruppo che si

autodefiniva “I migliori”, gli Aristoi. L'Aristèia aristocratica comprendeva inoltre l'amore per la poesia, la musica e uno stile di vita colto e raffinato.

4) Aretè e mondo omerico

I valori dell'aristocrazia arcaica erano gli stessi degli eroi omerici, anche se tradizionalmente le vicende omeriche sono ambientate all'epoca micenea. Le

virtù e i codici di condotta erano riassunte nel concetto di Aretè, manifestazione di una superiorità morale e fisica che legittimava il loro possesso del potere.

Uno dei valori massimi era il Dono, che rappresentava un imperativo morale non imposto ma vincolante, la cui reciprocità creava saldi legami d'amicizia,

lealtà e solidarietà. Il dono faceva parte del complesso sistema di doveri dell'Ospitalità. Il messaggio politico e morale dell'Illiade e dell'Odissea rimase in

Grecia per tutti i secoli successiva, tramandandosi di generazione in generazione come base dell'aretè civica della polis.

5) Il cittadino soldato e l'oplitismo

Di pari passo con la formazione della polis i suoi abitanti, ovvero i polìtai, maturavano una crescente consapevolezza critica del loro ruolo, da cui l'esigenza

di creare strutture adatte alla partecipazione collettiva al governo. La capacità di governare tutti assieme la città si affiancava al sentimento collettivo di

obbligo per la sua difesa, sottraendo la conduzione della guerra al dominio esclusivo dei ceti superiori. Il combattimento solitario dei singoli eroi omerici fu

sostituito dal combattimento di massa, sostenuto dai cittadini in difesa delle proprie città. Cambiavano la scala dei valori e la mentalità della guerra: delle

prodezze ed eroismi individuali subentratono la disciplina e la solidarietà del plotone.

*Nacque dunque il Cittadino-Soldato, per il quale combattere era un dovere e un privilegio, che sanciva il suo status di cittadino.

L'armamento era a proprie spese, quindi ciò allargò la comunità politica e militare, ma i ceti più bassi ne rimasero comunque esclusi. Il cittadino-soldato era

l'Oplita, il cui equipaggiamento era standardizzato e uguale per tutti: finiva così l'epoca delle leggendarie armi di bronzo degli eroi omerici

6) Colonizzazione, Tiranni e Legislatori

Colonizzazione, Tirannide e Legislazioni sono i tre elementi principali della Grecia dalla fine del VIII secolo alla fine dell'età arcaica, nel quale si gettarono

le basi dei principi fondativi dell'autonomia e dell'autogoverno Verso la fine dell'età aristocratica i regimi aristocratici entrarono in difficoltà, per una serie di

fattori: una crisi agraria, rivalità interne, il malcontento dei ceti emergenti di commercianti ed artigiani. Si diffuse così, tra VII e VI secolo l'esigenza di

cambiamento che portò un nuvo assetto sociale. L'eccedenza demografica e lo squilibrio tra risorse e bisogni furono le basi per potenti flussi migratori, sia

verso La Sicilia e le coste dell'Italia Meridionale, sia verso l'Asia Minore, l'Ellesponto e il Mar Nero. Questo impulso coloniale diede spesso origine anche a

subcolonie, che conquistarono grandi territori. Le colonie erano città totalmente indipendenti dalla madre patria, con proprie organizzazioni e governi e

mantennero con la metropolis solo legami culturali e religiosi. Questa “Grecia di frontiera” generò nuovi processi di assimilazioni delle popolazioni locali e

furono laboratori di esperienze politiche e intellettuali nuove. Nelle colonie nacquero le prime scuole di pensiero, filosofiche e scientifiche, nacquero le

prime legislazioni scritte e le prime leggi matematiche (Pitagora). Lo squilibrio tra un elite aristocratica e il popolo portò a richieste di rinnovamento e di

ridistribuzione delle terre che si pote raggiungere tramite due strade: la rottura traumatica seguita all'azione di un Tiranno oppure un pacifico percorso di

riforme legislative. Il Tiranno, in quasi tutti i casi era un esponente dell'aristocrazia che entrò in contrasto con i suoi pari e per vincere si assicurò il consenso

della parte povera della cittadinanza (contadini, artigiani, mercanti) Aristotele li definì “tiranni-demagoghi” Nel constesto dell'epoca della loro nascita, i

Tiranni non avevano un accezione negativa, che verrà imposta solo in futuro dai loro oppositori. Tiranni come Pisistrato ad Atene, governarno con saggezza

e moderazione, figurando addirittura nei Sette Sapienti di Grecia. Le corti tiranniche erano crogiuoli di iniziative culturali, che richiamarono poeti e artisti di

ogni genere, ed inoltre furono la base dei primi importanti programmi di urbanizzazione, sia di arredo urbano che di servizi (acquedotti, porti, fontane, ecc...)

. La risposta non traumatica fi invece la Legislazione, la codifica delle leggi. Il punto di arrivo più alto fu la nomografia, la legislazione scritta, poiché era il

superamento della legislazione orale, un sapere normativo esclusivo degli aristocratici, che lo diffondevano e interpretavano a proprio piacimento. Le prime

leggi scritte si affermarono a Locri in Magna Grecia per opera del legislatore Zaleuco. Ad Atene Draconte gettò le basi del diritto penale ma fu Solone che

diede la base definitiva della legislazione ateniese. In questo panorama si distinse Licurgo di Sparta, la cui costituzione rimase orale. Sia Licurgo che Solone

con la loro legislazione compresero una serie di settori che andavano oltre quello del diritto, influenzando e ordinando anche il codice di comportamento

morale dell'individuo. Solone unì le sue leggi a una riforma sociale e politica per dividere la cittadinanza in 4 classi censitarie sulla base del reddito e della

ricchezza. Queste due legislazioni vennero definite dagli antichi eunomìa ovvero “buone leggi”

C) L'Età Classica

1) Grecia e Persia

Intorno al 550 i Persiani, sotto la guida di Ciro, della dinastia Achemenide, si imposero in Asia Minore fino alle coste Egee dove si trovava a Ionia, abitata da

popolazioni greche I Persiani governarono con tolleranza, mantenendo lingua, religioni e consuetudini delle popolazioni sottomesse, anche se trattavano con

intransigenza ogni tipo di rivolta. Nel 499 Mileto si pose a capo di una rivolta delle città della Ionia, chiedendo aiuto agli Ateniesi. Il Gran Re distrusse

Mileto, sedò la rivolta e poi decise di punire i Greci che avevano aiutato i rivoltosi. 10 anni dopo, a Maratona (490) gli ateniesi, guidati da Milziade,

sconfissero l'esercito persiano del Gran Re Dario, guidato da Dati e Artaferne, finendo così la prima guerra persiana. Serse, successore di Dario, organizzò

una grande spedizione marittima e terrestre che però fu ritardata da questioni interne. Quasi 10 anni dopo la marcia iniziò. Le città della grecia centrale

caddero velocemente ed in questo momento è importante ricordare l'eroico sacrificio dei 300 spartani alle Termopili. Atene dovette evaquare la città, che fu

incendiata e saccheggiata. I Greci però si riunirono (quasi tutti) nella Lega Ellenica facendo leva sul forte sentimento di grecità ed ellenità che li univa per

combattere l'invasore straniero. Con le Gloriose vittorie di Salamina (480) e Platea (479) la Lega Ellenica vinse e la minaccia persiana fu sconfitta.

2) Pentecontezia

Salamina, la flotta e Temistocle furono i tre elementi chiave per il destino di Atene all'indomani delle guerre persiane. Subito dopo il conflitto infatti la lega

ellenica divenne la Lega Delio-Attica (478/477) che riuniva attorno ad Atene gran parte delle città costiere e insulari dell'Egeo, tracciando una forte

dominazione marittima in contrasto con quella continentale di Sparta nel Peloponneso. Tucicde individuò in questo bipolarismo un periodo che chiamò

pentecontezia, un periodo di 50 anni dopo la guerra persiana in cui l'equilbrio tra le due forze opposte garantì un periodo di pace.

Aristide e Cimone (figlio di Milziade) sono i protagonisti della rinascita di Atene dopo la distruzione di Serse. Nel 454/453 il tesoro comune della Lega

Delio-Attica venne portato ad Atene, nel Partenone, segno di una svolta nella politica ateniese nei confronti degli alleati della lega, che ora erano dei tributari

dei quali Atene soffocava libertà ed autonomia: era iniziato l'Imperialismo Ateniese.

3) L'Età di Pericle

L'artefice del primato di Atene fu Pericle, nipote per via materna di Clistene, che resse le sorti di Atene per circa 15 anni a partire dal 445. La prima delle sue

grandi opere fu la ricostruzione monumentale della città, soprattutto nell'Acropoli, dove garzie allo scultore Fidia creò i Propilei e il Partenone. Il dinamismo

politico e culturale da lui iniziato porto inoltre artisti e intellettuali da ogni parte di Grecia, permettendo la rinascita culturale della città, rappresentata ad

esempio dalla grande espansione del Teatro, sia tragico che commediografo, per insegnare a tutti i valori della democrazia. In quegli anni si diffuse anche lo

studio della dialettica e della retorica come mezzi di persuasione politica, i cui esponenti indiscussi furono Protagora e Gorgia.

4) L'Età della Guerra del Peloponneso

Nel 431 a.c Atene e Sparta entrarono in guerra e si combatterono per 30 anni. Tucidide, che fu spettatore diretto degli eventi, la defini una “guerra mondiale”

poiché coinvolse tutto il mondo greco e anche la potenza persiana. Le città si schierarono con Atene o Sparta, creando due blocchi contrapposti, iniziando

inoltre guerre civili interne alle polis tra fazioni democratiche e oligarchiche, devastando il tessuto sociale delle città. La causa di queste guerre è da ricercare

nella crescita spropositata della talassocrazia ateniese che aveva alterato l'equilibrio del sistema bibopolare vigente nella pentecontezia. Atene si impegnò

nella guerra su più fronti poiché Pericle si impuntò sulla strada dell'imperialismo. Il piano strategico di Pericle prevedeva di combattere sul mare, contando

sulla flotta e sui traffici marini garantiti dal Pireo. Pericle inoltre impose l'abbandono dell'Attica e la concentrazione della popolazione nelle Lunghe Mura,

che cingevano Atene e il Pireo, lasciando le campagne alle davastazioni spartane. Il piano inizialmente si rivelò buono ma presto la concentrazione della

popolazione provocò carestie (a causa delle devastazioni spartane nelle campagne) e un epidemia di peste che mise Atene in ginocchio Dopo una prima

conclusione nel 421 con la pace di Nicia, la guerra riprese nel 418 e le difficoltà di Atene aumentarono sempre più: i costi del mantenimento della flotta

avevano aumentato l'entità delle tasse agli alleati, favorendo sempre più rivolte, ora più difficilmente represse nel sangue. Atene subì un duro colpo nel 415

quando fallì la Spedizione di Sicilia per colpire Siracusa, alleata spartane, ma la svolta nella guerra fu quando la Persia scese in campo assieme a Sparta,

fornendogli navi e risorse finanziarie. A Pericle subentrò Cleone, democratico radicale, che spinse per il proseguio della guerra, aumentando le tasse alleate e

quindi i la quantità di rivolte e defezioni. Cleone era il primo esponente di un nuovo tipo di uomo politico, espressione dei ceti mercantili e artigianali (era il

proprietario di una concieria). Cleone fu definito il primo demagogo, ovvero quei politici democratici che ottenevano consenso e potere grazie alla capacità

di convincere e trascinare il popolo. L'Erede intellettuale e politico di Pericle fu però considerato Alcibiade, uomo brillante, geniale e ambizioso, allevato

nella stessa casa di Pericle. Eletto nei tre strateghi che avrebbero dovuto comandare la Spedizione in Sicilia, egli fu però condannato dai suoi nemici per aver

profanato i Misteri Eleusini e mutilato le insegne di Hermes nelle strade di Atene. Per evitare il processo Alcibiade fuggì e si rifugiò a Sparta, dove aiutò gli

Spartani per qualche anno, ma quando fu accusato di una grave sconfitta fuggì di nuova ad Ateme, dove fu perdonato nel 408. L'ennesima sconfitta (407) lo

fece ritirare definitivamente dalla politica. Il dissenso verso il regime democratico, ritenuto responsabile delle sconfitte militari e delle defezioni alleate si

espresse a livello politico quando nel 411 con il colpo di Stato dei Quattrocento. Gli oligarchi di Atene presero il potere, istituirono un governo di 400

membri e modificarono la costituzione, limitando i diritti politici ai 5000 cittadini più ricchi. Fortunatamente questo colpo fallì grazie alla flotta ateniese, che

non riconobbe gli oligarchici e nel 410 ripristinò la democrazia. La fine della guerra fu siglata dalla vittoria dello Spartano Lisandro contro la flotta ateniese

nelle acque di Egospotami (405). Atene assediata cadde 2 anni dopo per fame. I vincitori sciolsero la Lega Delio-Attica, distrussero la flotta e le Grandi

Mura. Anche la democrazia sembro scomparire poiché il potere fu assunto dal regime oligarchico filospartano dei Trenta Tiranni. Fortunatamente il loro

regime durò solo un anno e nel 403 fu restaurata la democrazia.

5) Il IV Secolo

Il IV secolo incominciò sotto il segno della doppia egemonia Spartana, che ereditò le alleanze della Lega Delio-Attica, e quella persiana che con il denaro

fomentava le poleis per evitare il sorgere di una nuova potenza egemone Le ostilità tra i Greci e la Persia sembrarono cessare nel 387/386 quando fu stipulata

la Pace del Re, iniziando una nuova concezione delle relazioni internazionali. Questa pace riconosceva due grandi sistemi politici: a occidente le cità greche

autonome, a oriente il dominio Persiano. Il Gran Re riconobbe l'indipendenza dei Greci ma in cambio ottenne il dominio incontrastato in Asia Minore,

ponendo fine al sogno di libertà delle città ioniche. Questa pace ebbe inoltre un significato immenso sul piano delle relazioni internazionali poiché si

instaurava una pace basata sull'assenza di conflittualità per un tempo indeterminato. Creava dunque una società internazionale dove era la pace a regolare i

rapporti e non la guerra. Questo influenzò molto i greci che avevano sempre avuto una visione negativa della pace: i trattati di pace tra le polis avevano una

validità limitata e una durata temporanea. Possiamo dunque affermare che la guerra e non la pace fosse la condizione primaria delle relazioni interstatali in

Grecia e la pace era solo una tregua temporanea. Mentre a Sparta le tendenze conservatrici non vollero espandere la potenza marittima della città, Atene

riconquistò la supremazia marittima, creando una nuova Lega Marittima nel 378 (anche se dava maggiore autonomia agli Alleati), ma la vera protagonista di

quest'epoca fu la città di Tebe. Guidata da capi abili come Pelòpida e Epaminonda, la città divenne velocemente la potenza dominante della Grecia. Il

tentativo spartano di fermarla in battaglia a Leuttra (371) fallì e la falange spartana fu annientata. Il numero di Spartiati caduti in questa battaglia aggravò la

loro sitazione contro gli iloti, che subì un duro colpo quando Epaminonda liberò la Messenia, che si costituì come stato federale con una nuova capitale,

Megalopoli (369). Il IV secolo fu un periodo di grandi contraddizioni: vi fu una nuova concezione della pace, ma rimase un altissima conflittualità, le città

raggiunsero la loro massima espansione culturale ma caddero anche in un inesorabile declino: Sparta non seppe approfittare della vittoria nella guerra del

Peloponneso e dopo Leuttra cadde in declino, Atene seppe risollevarsi ma non riusci a riprendere il proprio dominio, le nuove potenze come Tebe non

seppero mantenere il potere e una volta morti i due leader il proprio dominio crollò. E' però restrittivo parlare di crisi della Polis nel IV secolo, poiché la

fioritura intellettuale e culturale fu enorme. Anche se il processo e la condanna a Socrate nel 399 furono pagine oscure della storia, i suoi insegnamento

fiorirono nel pensiero di Platone ed Aristotele, che misero la nriflessione sulla polis al centro dei loro pensieri. Attraverso l'oratoria politica e giudiziaria del

IV secolo si perfeziona la formula del principio di autonomia che rappresenta il cuore stesso della polis. Non è quindi un periodo di crisi ma un periodo di

grandi trasformazioni che servirono a delineare come mai prima d'ora l'identitò storica dei Greci.

C) L'Ellenismo

1) Alessandro Magno e l'Ellenismo

L'egemonia tebana fu effimera e declino dopo circa un decennio della morte dei suoi due leader, aprendo una nuova fase della storia greca con l'avvento della

Macedonia. La Macedonia si estendeva in una regione montuosa della Grecia settentrionale ed era una società silvo-pastorale retta da un Re, della dinastia

Argeade, affiancato da un aristocrazia influente di proprietari terrieri, di cui era un esponente, primo tra i pari. La monarchia era lacerata da lotte dinastiche e

minacciata dai popoli barbari confinanti In questa situazione salì al trono il 23enne Filippo II (359) che riorganizzò lo stato per trasformarlo in un paese

moderno, con frontiere sicure, un potere efficiente e un esercito organizzato. Una volta completato ciò rivolse la sua attenzione alla Grecia Meridionale, che

non riuscì a fermarlo subendo una devastante sconfitta operata dalla falange macedone nella battaglia di Cheronea (338). Il sovrano riunì tutte le città greche

sconfitte (tranne Sparta) nella Lega di Corinto (337) con l'obiettivo di attaccare la Persia. Le poleis greche persero dunque la loro autonomia e dovettero

sottostare alle decisioni del trono Macedone. Per tale motivo la battaglia di Cheronea viene considerata come la fine dell'epoca classica, la fine della libertà e

dell'autonomia delle poleis Alla morte di Filippo, ucciso in una congiura di palazzo, salì al potere il giovane figlio Alessandro, educato da Aristotele, che

aveva un forte attaccamento alla cultura greca e ai miti omerici dell'Illiade. La memoria delle guerre persiane gli diede il retroterra ideologico per presentare

la sua campagna punitiva contro la Persia. Prima di iniziare la campagna dovette discendere in Grecia per sedare varie rivolte, i cui capi erano Atene e Tebe.

Quest'ultima venne rasa al suolo e ridotta in schiavitù come monito per tutti. Una volta fattò ciò iniziò la spedizione in Oriente, avanzando di vittoria in

vittoria secondo un ambizioso piano per creare un impero universale che unisse Oriente ed Occidente. Tra le tappe fondamentali della sua spedizione vi fu la

tappa al santuario di Ammon-Zeus in Egitto, dove venne riconosciuto dai sacerdoti come figlio del Dio. Da quel momento Alessandro assunse una regalità

teocratica che lo rendeva superiore agli uomini comuni. Con le vittorie del Granico (334) e Isso (333), Alessandro piegò l'esercito persiano, ottenendone il

favoloso tesoro e costringendo il Gran Re ad una lunga fuga, che si concluse con la propria morte per mano di un alleato. Alessandro però prese il cadavere e

lo seppellì nella capitale con tutti gli onori, mostrandosi così agli occhi dei persiani come il suo legittimo erede. La lunga campagna, spintasi fino all'esotica

India, mise alla luce il carattere scostante del sovrano, capace sia di immensa lealtà e sacrificio verso gli amici che scatti d'ira violenti e vendicativi, come

quando uccise l'amico Clito durante un litigio o quando mandò a morte lo storico Callistene, nipote di Aristotele, credendolo invischiato con una congiura di

corte. Celebri inoltre erano l'amore per la madre Olimpiade e per il suo cavallo Bucefalo. Attorno ad Alessandro si intrecciarono storia e invenzione

letteraria, tanto che figura eroica leggendaria oscurò quella storica. La conquista dell'Impero persiano non frenò la sua impresa, che si spinse ancora più a est,

verso l'India (327-325) dove si scontrò col Re Poro. Solo la stanchezza dei suoi soldati lo convinse a tornare indietro a Babilonia, dove morì per una

misteriosa fabbre malarica il 13 giugno 323. Durante la sua avanzata Alessandro portò avanti una grande opera colonizzatrice, creando ovunque città di

nome Alessandria (la più famosa Alessandria d'Egitto) diffondendò la Grecità un po' ovunque andò, iniziando un processo di ellenizazione e fusione delle

culture, promuovendo matrimoni misti tra i suoi ufficiali e le donne indigene. Alla morte di Alessandro i suoi territori vennero divisi tra i suoi generali, i suoi

successori (i Diadochi). Dopo lunghe lotte senza quartiere nelle quali i diadochi si combatterono per più di 40 anni, venne infine fissato il nuovo assetto

globale, che rimase inalterato fino all'arrivo dei Romani: 4 grandi regni con 4 grandi dinastie: La Macedonia degli Antigonidi (da Antigono) L'Egitto dei

Tolomei (da Tolomeo) La Siria dei Selucidi (da Seleuco) e la Pergamo degli Attalidi (da Attalo), iniziando una nuova fase della storia greca. Il programma di

fondazione delle città permise l'esportazione di modelli ellenici al di fuori della Grecia. Inoltre la lingia Greca si diffuse a Oriente e divenne la lingua

comune di uso internazionale. La cultura greca si fuse con gli elementi più vitali della cultura orientale. Lo studioso tedesco Gustav Droysen diede a questa

cultura il nome di ellenismo, vale a dire la commistione di elementi greci e orientali. Le città greche avevano perso l'autonomia politica e

dipendevano dalle decisioni dei monarchi, gravitando nelle sfe re di influenza di uno o dell'altro. Solo Atene seppe mantenere una sua validità culturale. La

distinzione tra cittadini e stranieri non aveva più senso: Greci, Persiani e Orientali erano ora tutti uguali e sudditi dei monarchi regnanti. Si affievoliva

comunque il senso di identità della comunità dei cittadini. La lingua comune, le comunicazioni facilitate, le nuove strade, l'intensificarsi dei traffici

mercantili crearono un nuovo senso di cosmopolitismo. Il potere centralizzato dei monarchi ellenisti era affidato ad un fitta cancelleria di funzionari

burocratici e questo non potè che condurre al disimpegno politico dei greci, che portò poi a scoprire nuovi percorsi di riflessione, non più proiettati verso

l'esterno e il pubblico, ma verso il privato e la vita interiore. Si imposero così nuove scuole e correnti filosofiche, come lo stoicismo e l'Epicureanismo, che

mettevano in primo luogo la morale individuale e la ricerca della falicità del singolo uomo. In definitiva la risposta intellettuale al cosmopolitismo fu

l'inidividualismo.

2) La Grecia e Roma

Sul finire del III secolo nel mondo ellenistico diviso dalle rivalità dei grandi regni greco-ellenistici, fece il suo ingresso Roma. Le guerre macedoniche,

concluse con le vittorie romane di Cinoscefale (197 a.c) contro Filippo V e contro suo figlio Perseo a Pidna (168a.c.) terminarono con la trasformazione della

Macedonia in provincia romana (188 a.c) La Guerra di Siria, terminata con la sconfitta di antioco III determinò la fine del regno seleucide, che però divenne

provincia romana solo nel 63 a.c. In Grecia, dopo la grande illusione suscitata da Tito Quinzio Flaminio che proclamò la libertà delle città greche (196 a.c),

una rivolta provocata dall'atteggiamento della lega achea provocò la reazione di Roma che si concluse con la distruzione di Corinto e la riduzione della

Grecia intera a provincia, assieme alla Macedonia (146 a.c) nella provincia di Macedonia et Achaia finchè nel 27 a.c Augusto la rese provincia senatoria

autonoma. Nel 133 a.c Attalo III, re di Pergamo, morendo lasciò in eredità il suo regno ai romani. Roma, dopo la vittoria su Cartagine, assunse un

atteggiamento imperialista deciso, espandendsi nel mediterraneo orientale e trasformando il mediterraneo nel Mare Nostrum. L'ultimo a cadere fu il regno

d'Egitto, quando nel 31 a.c., nella Battaglia di Azio, Ottaviano sconfisse Marco Antonio e Cleopatra, l'ultima discendente dei Tolomei. La cultura greca era

arrivata a Roma già da tempo attraverso scambi commerciali e la mediazione degli Etruschi, ma nel II secolo il filellenismo dilagò e contagiò la società

romana, diventando un vero e proprio fatto di costume, che dettò mode e gusti, abbigliamento, pratiche alimentari e di arredamento Secondo il poeta Orazio

“la Grecia conquistata conquistò il selvaggio vincitore”.

***PARTE SECONDA: POLIS'***

I) Che cos'è la Polis

La polis introdusse nella storia umana un nuovo modo di pensare la vita comunitaria: gli abitanti della poleis si sentiavano cittadini (polìtai) di uno stesso

sistema di stato e di governo, caratterizzato da libertà, indipendenza e autogoverno. La polis è un singolo modello teorico generale, ma nella realtà greca

esistevano molte poleis, ciascuna delle quali applicava variazioni e modifiche al modello generale, creando un sistema policentrico caratterizzato da un forte

particolarismo che ha da sempre frenato le tendenze unitarie di altri luoghi.

A) Morfologia della Polis

1) Per una definizione della Polis

I Greci hanno usato la parola polis in tre accezioni:

-Come sinonimo di Acropoli, ovvero la città alta fortificata, sede di culto e politica

-In riferimento ad un insediamento urbano nella sua interezza (sinonimo di àsty)

-Nell'accezione di città-stato, che comprendeva il centro urbano, i territori rurali e tutto l'insieme di leggi ed istituzioni che la caratterizzava.

La grande importanza della Polis nei secoli futuri è proprio questa terza accezione.

2) Centro Urbano e Territorio

La Polis, nella sua dimensione di città-stato, comprendeva l'insediamento urbano vero e proprio (àsty) e il suolo rurale ad esso collegato (chora), creando

dunque un mosaico di città stato di varia grandezza. Il centro urbano dava il nome all'intero stato e ai suoi cittadini (Atene definiva quindi non solo la città

ma tutta l'Attica e i suoi abitanti). All'interno dell'àsty i due luoghi più rappresentativi erano l'agorà e l'acropoli. L'Agorà era lo spazio civile per eccellenza,

che raccoglieva in primis funzioni riguardanti la sfera politica, quella amministrativa, quella economica e quella giudiziari. Era una zona di rispetto e per

accedervi bisognava prima purificarsi in bacini d'acqua lustrale (perirrhantèria) posti al suo ingresso. L'agorà era innanzitutto il luogo della parola, dove i

cittadini si riunivano in assemblea per dicutere di problemi comuni. L'agorà era congiuntamente il luogo del mercato e delle botteghe, nonché lo spazio dove

passeggiare e incontrarsi. Sull'agorà di Atene inoltre si affacciava il teatro di Dionisio. Una zona dell'Agorà un tempo era il quartiere vasaio, ma tra V e IV

secolo lasciò il posto alla Tomba Comune dove venivano sepolti con tutti gli onori i cittadini caduti in combattimento. Con lo sviluppo urbanistico l'Acropoli

aveva assunto la funzione prevalente di sede di culto, dove capeggiava il tempio della divinità protettrice della città (Partenone di Atena ad Atene), al quale si

affiancavano altri edifici sacri . Talvolta la città era protetta da mura, come le Grandi Mura che proteggevano e univano Atene ed il porto del Pireo, mentre a

Sparta la loro assenza era motivo di orgoglio poiché grazie alle loro armi nessun nemico era mai arrivato alla città. L'àsty sorgeva al centro della chòra, che

non presentava un paesaggio omogeneo. Le città della madrepatria erano cresciute in modo disordinato mentre nelle colonie si introdussero nuovi modelli

urbanistici sperimentali, ad esempio la colonia di Turi dove, nel V secolo, Ippodamo di Mileto introdusse la pianta ortogonale, con le stade ordinate che si

intersecavano perpendicolarmente, guadagnandosi così il titolo di geometres, architetto.

3) Forma di Stato e di Governo

La Polis era uno stato poiché attraverso le sue leggi esercitava un potere sovrano, caratterizzato da una totale autonomia. L'autonomia per i Greci era la

facoltà dei cittadini delle poleis di autogovernarsi con leggi che decidevano tutti assieme per disciplinare la propria convivenza, senza alcun potere superiore

a quello della polis stessa. Autonomia si legava a Eleutherìa, ovvero libertà, libertà da ogni potenza esterna ma anche la possibilità data a ogni cittadino di

esprimere la propria opinione, di confrontarla con gli altri, di votare e di decidere. I Greci usavano la parola Politèia per definire il complesso degli

ordinamenti che componevano il governo della polis. Definisce il regime politico della città e quindi in questo senso ne indica la “costituzione” I regimi

prevalenti erano l'Oligarchia e la Democrazia, declinate in forme più aperte o più chiuse. Nel primo caso vi era un sistema verticale che concentrava il potere

decisionale in uno stretto vertice di persone Nel secondo caso si preferiva un sistema orizzontale che distribuiva autorità e competenze a organismi allargati,

a base popolare e assembleare. Ad Atene l'autorità era l'assemblea di tutti i cittadini, con pieno potere in politica interna ed esterna. A Sparta invece le

competenze dell'assemblea degli Spartiati erano al limitate alla facoltà di approvare o respingere le decisioni di un consiglio ristretto di 28 anziani (gèrontes)

La regalità non apparteneva alle forme di governo della polis, l'unica eccezione erano i due re spartani, ma il loro potere era fortemente limitato da altri

organismi Un altro carattere distintivo erano le modalità di votazione: simbolo della democrazia era il sorteggio, basato sul criterio dell'egualità mentre in


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Corso di laurea: Corso di laurea in lettere
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher monica.des di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura greca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Gabriele D'Annunzio - Unich o del prof Catenacci Carmine.

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