Il mondo dei Greci – Profilo di storia, civiltà e costume
Parte prima: Alla ricerca della grecità
Chi erano i Greci
Hellenes
Il processo di formazione
Il nome Greci che noi usiamo è di origine incerta, probabilmente arriva dall'etnico Graecus, oppure dalla definizione che i Romani diedero alle popolazioni della Grecia Settentrionale, che poi si estese a tutti gli abitanti della Grecia. I Greci, nel passato come adesso, definiscono se stessi Hellenes, discendenti dall'eroe mitico Hellenos. Inizialmente il termine Hellenes rappresentava gli abitanti della regione meridionale della Tessaglia: prima della guerra di Troia infatti non esisteva il termine, veniva usato il termine Achei. Secondo il mito il figlio e il nipote di Hellenos, Doro e Ione, diedero origine ai popoli che successivamente abitarono il Peloponneso (Doti) e l'Attica (Ioni). Si dice che Hellenos avesse anche un altro figlio, Eolo, capostipite degli abitanti di Beozia e Tessaglia. Questi popoli giunsero in Grecia dall'esterno, durante un massiccio spostamento di popoli di origine indoeuropea dall'Asia Centrale in Europa. Importante è capire il momento esatto in cui i Greci cominciarono ad avere consapevolezza delle loro origini.
Tra la fine dell'età del bronzo e gli inizi dell'età del ferro, la popolazione della Grecia può considerarsi in linea di massima stabilizzata e col tempo si perpetuò la distinzione tra città di origine Dorica (Sparta) e città di origine Ionica (Atene) mentre la memoria comune degli Eoli sparì. Questa distinzione fu molto strumentalizzata in caso di guerre interne mentre la conoscenza di un origine comune venne usata in casi di grande pericolo come le guerre persiane. Nel 480 Erodoto spiegò l'alleanza greca contro i Persiani come un'alleanza di popoli che avevano lo stesso sangue, la stessa lingua, santuari, culti e costumi identici. Tutto assieme, queste rappresentano l'Hellenikon, l'idea stessa di grecità.
Un popolo di contadini, marinai e pastori
Gli Hellenes avevano la cognizione di abitare l'Hellas, termine che indicava un tempo la Tessaglia Meridionale e in seguito l'intera Grecia Peninsulare. Quest'area aveva cinque grandi aree geografiche:
- A sud il Peloponneso, diviso in sei regioni (Argolide, Arcadia, Laconia, Messenia, Eliade, Acacia) nel quale si trovavano alcune delle città più importanti tra cui Sparta, Corinto e Argo.
- A nord le regioni dell'Acarnania, l'Etolia e la Tessaglia. Ancora più sopra l'Epiro e la Macedonia.
- Verso est si trovava la penisola egea dell'Attica, dove sorgeva Atene.
- Nella Grecia centrale si trovavano la Beozia (Tebe), la Focide, dove si trovava il noto santuario di Delfi ed infine le due Locridi.
- La Grecia includeva inoltre una miriade di isole, tra cui l'Eubea (di fronte all'Attica), gli arcipelaghi delle Sporadi e delle Cicladi, inoltre c'erano Corfù e Creta.
Il mare fu la strada che i Greci utilizzarono per estendere la loro presenza al di fuori del territorio continentale che gli permise, a metà del VIII secolo di espandersi in Occidente (Sicilia e Italia Meridionale ovvero la Magna Grecia, ma anche con avamposti commerciali sulle coste di Spagna e Francia) e in Oriente (Area degli Stretti, Ellesponto, coste del Mar Nero, coste dell'Asia Minore). Le colonie greche mantennero stretti collegamenti religiosi e culturali con la madrepatria ma per il resto erano totalmente indipendenti e perciò qui si svilupparono nuove forme di convivenza con i locali, nuove scelte politiche ed economiche. Nonostante questa intensa attività marittima, i Greci rimasero un popolo di agricoltori con una civiltà fondamentalmente agraria. Le coltivazioni privilegiate erano la vite e l'ulivo, che producevano abbastanza eccedenze da destinare all'esportazione. Poiché il suolo coltivabile è poco (prevalentemente montano, arido e brullo e con poche risorse idriche) la produzione cerealicola è scarsa e le città devono ricorrere all'importazione oppure alla creazione di colonie in aree fertili. Le uniche eccezioni erano le fertili pianure della Messenia, della Laconia (Sparta) e della Laconia. Il terreno influenzò anche l'allevamento, che era prevalentemente ovino e caprino. L'allevamento bovino era molto raro ed infatti la carne bovina era un lusso. Le grandi pianure della Tessaglia permettevano un fiorente allevamento equino. Lo sviluppo marittimo favorì un processo di urbanizzazione più precoce sulle coste, ma la prevalenza della popolazione rimase legata ai campi. Oltre a contadini e marinai esisteva anche una Grecia Montana: il centro e nord della Grecia avevano valli ricche d'acqua, fitti boschi e alte montagne (il Massiccio del Parnaso che dominava la Focide e la catena dell'Olimpo, che si estendeva fino in Tessaglia e Macedonia). Gli abitanti di queste zone vivevano di un'economia silvo-pastorale ed erano culturalmente legati alla pirateria e al brigantaggio per ragioni di sussistenza. Erano pastori-guerrieri sempre armati.
Il confronto con “l'altro”: il barbaro e lo straniero
Il sentimento della comune identità ellenica si è costantemente confrontato nella figura dell'altro, lo straniero culturale e quello politico, che però venivano valutati su piani differenti. Il Barbaro era, secondo il punto di vista greco, un estraneo alla loro civiltà, colui che non condivideva le loro idee e i loro medesimi valori e costumi. La parola stessa barbaro etimologicamente significa “colui che balbetta”, ovvero colui che fa fatica ad esprimersi nella lingua greca. Il confine tra greco e barbaro era assai fluttuante: barbari erano definiti i Persiani (nonostante la loro colta e raffinata cultura), gli Sciiti, i nomadi delle pianure settentrionali e i Traci, ma anche abitanti della Grecia stessa, ad esempio gli Etoli (per le loro usanze di girare armati e di mangiare carne cruda) e gli abitanti dell'Epiro e della Macedonia. La definizione dei barbari rappresentava dunque tutti i pregiudizi del cittadino colto delle poleis, era una discriminazione ideologica che, a livelli estremi (secondo le opinioni di Tucidide e poi Aristotele), indicava come barbari anche gli abitanti delle campagne e dei villaggi, definendo come “greco” solo il cittadino modello delle poleis: la poleis infatti era la manifestazione più alta della coesistenza fondata sull'armonia assicurata dalle leggi e dalla partecipazione di tutti i cittadini. Questi valori della poleis diedero ai Greci un senso di superiorità sui Persiani, opponendo la libertà dei cittadini alla sudditanza al re dei popoli Persiani. Sempre secondo Aristotele, l'uomo vero è libero, mentre il barbaro sarà sempre uno schiavo di natura. Questo confine culturale ed ideologico veniva però facilmente piegato quando le aree dei “barbari” erano ricche di materie prime o necessarie come alleate: in quei casi erano comuni scambi diplomatici, accordi, alleanza e anche matrimoni misti tra le élite. Non tutti vedevano “il barbaro” in chiave negativa: lo storico Erodoto guardava con attenzione e curiosità la cultura e le usanze dei popoli Egizi, Sciiti o del vicino Oriente. Questa prospettiva negativa si attenuerà in età ellenistica con le fusioni tra i popoli. Lo Straniero era un greco libero, ma non aveva una propria città, era un viaggiatore per cause economiche o un esule. Costoro erano gli Xenoi e potevano essere sia greci che non greci. L'abbandono della madrepatria, della protezione delle proprie leggi e la sicurezza della famiglia rendevano lo straniero un soggetto da trattare con cautela e diffidenza ma in generale i Greci erano molto più disponibili e più aperti con esso rispetto che con i barbari, e col tempo cominciarono a costituire codici di leggi per garantire l'ospitalità, sia privata (Xenia) basata sullo scambio dei doni che pubblica, con l'istituto pubblico della Prossenia. Il termine Xenos passò quindi da definire uno straniero a definire un ospite.
Cronologia e periodizzazione
Misurare il tempo
La periodizzazione tradizionale della storia greca distingue tre periodi: un'età arcaica dalla fine del IX al VI secolo a.C., un'età classica che copre il V e parte del IV secolo ed infine l'età ellenistica, la cui fine è altamente dibattuta. La decifrazione di tavolette nel linguaggio Lineare B dimostrò che i Micenei parlavano il greco e che dunque facevano parte della storia greca delle origini, facendo quindi spostare l'inizio della storia greca al XIII secolo almeno, quando viene tradizionalmente collocata la Guerra di Troia. Tra il XIII secolo e l'età arcaica esiste un'epoca di transizione nota come Età Oscura o Medioevo Ellenico, caratterizzata da una lunga fase di povertà, ristagno sociale e isolamento culturale, testimoniata dalla scomparsa della scrittura. La definizione dei periodi non è omogenea: la definizione arcaico indica qualcosa di antico e remoto, indicando dunque una dimensione temporale, ma cosa si intende con età classica? Con il termine classico si intende l'apogeo della cultura e civiltà greca, presa a modello nei secoli futuri. L'inizio del classicismo fluttua attorno alle guerre persiane, mentre la fine è dubbia: c'è chi sostiene sia nel 338 a.C. con la vittoria di Filippo II Macedone sui Greci a Cheronea, chi alla morte di Alessandro Magno nel 323 a.C., e in entrambi i casi è rappresentata dalla sottomissione delle città greche alla Macedonia e la fine della loro libertà mentre c'è chi la fa slittare al 146 a.C. con la distruzione di Corinto e la riduzione della Grecia in provincia da parte di Roma. L'età ellenistica deve il suo nome al termine Ellenismo, creato da uno studioso tedesco (Gustav Droysen) nell'800 per indicare la situazione sorta dopo la divisione in vari regni dell'eredità di Alessandro Magno, regni in cui sorge una civiltà greca nuova, ampliata da molti elementi orientali, che si diffonde in quasi tutto il mondo conosciuto. La data tradizionale di fine dell'Ellenismo è il 31 a.C., la Battaglia di Azio, quando Ottaviano Augusto sconfisse Cleopatra e Marco Antonio, distruggendo l'ultima dinastia nata dai successori di Alessandro Magno. Qualcuno però l'avanzò fino al 529 d.C. quando Giustiniano fece chiudere la scuola platonica di Atene, ritenuta pagana.
Per riassumere brevemente i periodi greci possono essere schematizzati così:
- XIII-XII sec a.C.: Età Micenea
- 1200-700 a.C.: Età Oscura
- 700-490 a.C.: Età Arcaica
- 490-323 a.C.: Età Classica
- 323-31 a.C.: Età Ellenistica
I periodi della storia e della civiltà dei Greci
Gli antichi Greci non avevano una datazione unica: una datazione unica fu fissata dopo l'istituzione delle Olimpiadi dalla scadenza quadriennale, ma ogni città continuò ad avere delle cronologie locali, basate sulla successione di cariche politiche o sacerdotali. Ad Atene ad esempio il tempo si calcolava sulla successione annuale degli Arconti, la massima magistratura cittadina. L'anno arcontale iniziava a luglio.
Dalla memoria alla storia: Le basi documentarie
Storia e storiografia
Visibilità, oralità e scrittura
Coloro che decisero di conservare la conoscenza della storia greca si chiesero su quali basi scrivere i loro racconti: ne furono privilegiati due. L'Opsis, ovvero “l'autopsia”, il vedere con i propri occhi, è il metodo privilegiato ma importante è anche l'Akoè ovvero il sentito dire, tutto quello che risale alla tradizione orale conservata e trasmessa da generazione a generazione, che in età della scrittura assume tratti da favola o da mito. Oralità e scrittura non devono essere considerate come fenomeni successivi, anzi coesistettero, soprattutto in età arcaica. Fu però la nascita della scrittura che segnò l'inizio della vera e propria storiografia.
Storia e storiografia greca
È consuetudine fare iniziare la storia quando le memorie del passato e la registrazione del presente furono integralmente affidate alla scrittura. La parola Storia deriva dal greco Historìe, creato da Erodoto, che indica indagine e ricerca. Le origini della scrittura iniziarono nella Ionia del VI secolo, terra di confine e laboratorio culturale grazie alla sua vicinanza con ciò che resta delle antiche civiltà Sumere e Babilonesi. Qui fu dove i filosofi Talete, Anassimene e Anassimandro elaborarono le prime teorie scientifiche in prosa e dove Alceo e Saffo crearono le prime poesie liriche.
Dalle origini all'apogeo della storiografia (VI-IV secolo)
Le origini della storiografia affondano nella Logografia (Lògoi ovvero i discorsi). Questi discorsi avevano argomenti più diversi, principalmente in relazione alle cosmogonie (genesi del mondo) e alle teogonie (origini degli dei). Uno dei logografi più noti fu Ecateo di Mileto (560-490 a.C. circa). Della sua opera rimane poco se non citazioni di autori successivi ma a lui furono attribuite una carta geografica di tutta la terra nota all'epoca, descrivendone popoli e cultura e un tentativo di creare alberi genealogici di tutta l'umanità per farla risalire all'epoca delle origini di uomini e dei. Il primo vero storico fu Erodoto, definito da Cicerone “Il Padre della Storia” Nato nel 490 ad Alicarnasso (Asia Minore) si stabilì ad Atene in epoca periclea per poi partire nel 444 come fondatore della colonia ateniese di Turi in Magna Grecia. Le sue “Storie” sono divise in 9 libri intitolati alle Muse e in essi, con la scusa di descrivere le guerre persiane, Erodoto si sofferma nella descrizione dettagliata della storia e della cultura di tutti i popoli coinvolti dalle guerre, in primis i Persiani e dei popoli del Vicino Oriente ma anche i popoli Greci e i loro antenati. Questi studi sono descritti dal punto di vista ellenocentrico ma con una mente aperta. L'altro grande storico dell'età classica fu Tucidide, nato ad Atene nel 460 ma mandato in esilio a causa di un fallimento militare nel 424. Egli descrisse la storia della guerra del Peloponneso fino al 411 (quando si interruppe bruscamente) con un'impostazione molto diversa da quella di Erodoto poiché narrava eventi a lui contemporanei, senza alcuna traccia di elementi favolistici o fantasiosi e con la coscienza che si trattava di eventi epocali, il più grave conflitto della storia greca. Tucidide individua in primis le cause del conflitto, sia la scintilla che l'ha fatto scoppiare, sia le cause più profonde, ricondotte alla crescita smisurata della potenza marittima ateniese, che ha rotto l'equilibrio sorto nei 50 anni successivi alle guerre persiane. Per arrivare a narrare questo cinquantennio, Tucidide inizia a raccontare la storia greca a partire da Minosse a Creta. A Tucidide si fanno risalire alcuni termini storici come Archaiologìa (Discorso sulle cose antiche) e la Pentekontaetìa, ovvero i 50 anni passati tra le guerre persiane e la guerra del Peloponneso. La narrazione della guerra del Peloponneso di Tucidide fu proseguita da tre storici di generazioni successive: Senofonte, Teopompo e un autore ancora anonimo, che estesero la descrizione agli eventi di tutta la grecia. Senofonte, Ateniese, nacque nel 430 ed ebbe una ricca e varia produzione letteraria, aiutata dal suo rapporto stretto con Socrate. Le sue opere più note sono l'Anabasi, ovvero un “diario di viaggio” della Spedizione dei 10.000, mercenari greci assoldati da Ciro di Persia per detronizzare il fratello, il Gran Re. Senofonte, che di questa spedizione era lo storico, ne divenne il capo guidando i suoi a casa dopo la sconfitta di Ciro. Con le Elleniche, 7 libri, Senofonte riprende la narrazione di Tucidide dal 411 al 363 ma la sua narrazione è troppo spartanocentrica e omette fatti e persone in chiave decisamente antitebana.
La storiografia ellenistico-romana
La conoscenza della storiografia dei primi secoli dell'età ellenistica è purtroppo limitata. Sappiamo che esiste una storiografia retorica, a scopo moralista, una storiografia tragica che voleva impressionare ed emozionare il lettore, la storiografia pragmatica che privilegiava la conoscenza della storia e della politica. Anche se non formavano categoria a parte, è importante ricordare gli storici di Alessandro Magno. Questi storici furono contemporanei di Alessandro Magno e lo accompagnarono nelle sue conquiste, descrivendole in modo encomiastico e divulgativo. Tra i primi vi fu Tolomeo, fondatore della dinastia egizia dei Tolemaici. Uno dei massimi storici ellenistici fu Polibio. Originario di Megalopoli e figlio di uno dei capi della Lega Achea, fu portato a Roma come ostaggio dopo il 168 a.C. Qui visse per 16 anni, comprendendo la potenza egemone di Roma nel mondo. Egli capì che per descrivere la storia era necessario capire l'importanza della storia politica e militare, creando una storiografia pragmatica di mira universale. Un'interpretazione singolare della storia universale viene presentata da Diodoro, che in 40 libri descrisse la storia del mondo dai tempi del mito a quelli di Giulio Cesare. L'autore registra la storia greca e romana separatamente anno per anno, inserendo estratti interi dalle opere di altri autori. È in pratica un serbatoio immenso di opere storiografiche che altrimenti sarebbero perdute.
Storici greci d'Occidente, storia locale e politèiai
La precisazione geografica di storici d'Occidente sta a indicare un numero di storici originari di Sicilia e Magna Grecia che però non formano una tradizione storica separata. Tra questi vanno ricordati Antioco e Filisto di Siracusa. La storia locale si riferiva a città o regione e aveva un interesse più antiquario che storico vero e proprio, in quanto descriveva miti, eroi, leggi, origini e genealogie di località limitate. Il periodo più proficuo di questa produzione letteraria fu nel IV secolo, dopo la perdita della libertà politica della Grecia.
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