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Alla ricerca della grecità

Chi erano i greci

Pausania nel II secolo d.C. sostiene di aver rivalutato i racconti dei Greci quando ha capito che infondo c'era qualcosa di enigmatico. I miti non sono meno veri della storia perché appartengono a una dimensione in cui l'uomo si interroga sulla propria esistenza. Il mito è la dimensione della sophìa, la sapienza intellettuale su cui i Greci organizzavano ogni esperienza materiale e intellettuale. I Greci si autorappresentavano come spontanea aderenza a un sistema di valori e idee. I miti danno vita a una forma unitaria di immagini, riti e discorsi che creano una memoria comune. È la scelta consapevole di un gruppo umano che decide di conservare la propria storia. Con il mito spiegano il passato remoto e le loro origini.

Hèllenes: il processo di formazione

Il nome Greci è di origine incerta ma probabilmente riconducibile a Graecus della regione attorno a Oropo nella Beozia meridionale e arrivato in Occidente con la colonizzazione dell'isola dell'Eubea. Oppure deriva dalla definizione data dai Romani alle popolazioni della Grecia settentrionale e poi estesa a tutti. I Greci si definivano e si definiscono Hèllenes, nome che deriva dal mito del capostipite Hèllenos, figlio di Deucalione. Inizialmente il nome si riferiva solo agli abitanti della Tessaglia meridionale. Tucidide sostiene che prima della guerra di Troia l'intero Paese usasse il nome di Achei.

Il figlio e il nipote di Hèllenos, Doro e Ione, furono i progenitori rispettivamente delle popolazioni del Peloponneso e dell'Attica con l'Eubea. La colonizzazione ionica riguardò le coste e prese il nome di Ionia con le isole Cicladi; la colonizzazione dorica riguardò Rodi, Cos e sulla costa Cnido e Alicarnasso. Altro figlio di Hèllenos fu Eolo, capostipite delle genti della Tessaglia e della Beozia con colonie nella Sporadi e a Lesbo. È una versione unitaria che fa confluire la memoria dei vari popoli che arrivarono nella penisola. Si parla di un'eredità indoeuropea con poche concordanze sul carattere più o meno pacifico. La discendenza indoeuropea è messa in discussione per le poche testimonianze.

Il momento più importante è quando i Greci iniziarono ad avere consapevolezza delle loro origini e a cercare di elaborare una memoria collettiva che diede un patrimonio di valori ed idee condivisi. Tra la fine dell'età di Bronzo e l'inizio dell'età del Ferro, le popolazioni della Grecia erano divise secondo la tripartizione etnica. Alcune popolazioni, come gli Ateniesi appartenenti alla stirpe ionica, si consideravano autoctoni con un'antichissima occupazione del territorio che li rendeva i legittimi proprietari. Le popolazioni che occupavano ad esempio la Laconia a nord, come gli Spartani, sostenevano la stessa cosa. Dato che degli Eoli non rimase nulla della poesia, la distinzione si ebbe tra Dori e Ioni. Molte opere sono retorica volta ad affermare la supremazia di una specifica etnia con obiettivi di conquista e potere. Comunque i Greci ebbero un forte senso della comune identità ellenica.

Ad esempio si unirono contro l'invasore persiano perché, secondo Erodoto, avevano lo stesso sangue, la stessa lingua e costumi, la stessa religione. Queste cose formano lo hellenikon, la nozione che esprime la grecità. L'esperienza politica permise alle persone di riconoscersi nella polis che comunque non era un sistema gerarchico ma un'entità orizzontale. Tra le due guerra mondiali si usò il particolarismo greco per giustificare l'incapacità di trovare un'unità nazionale e la difesa degli stati nazionali, nella Grecia antica come nella contemporaneità. In realtà si preferisce parlare di policentrismo come prodotto originale dei Greci che passavano dalle poleis autonome all'unità nazionale per le emergenze e le feste religiose.

La storia dei Greci va dalla guerra di Troia alla conquista persiana di Alessandro Magno. Tucidide sostiene che la Grecia non è sempre stata abitata stabilmente ma che fosse soggetta a migrazioni. Anche dopo la guerra di Troia ci furono colonizzazioni e migrazioni. I Greci tornano sì da Troia ma trovarono i territori occupati e scoppiarono delle guerre. Molti vennero esiliati e fondarono altre città. I Dori conquistarono il Peloponneso dopo molti anni; gli Ateniesi fondarono le colonie dopo molto tempo, quando la calma venne ritrovata.

Un popolo di contadini, marinai e pastori

Gli Hèllenes sapevano di abitare la Hellas, nome che indicava la Tessaglia meridionale e poi si estese a tutta la nazione. La Grecia è la parte terminale della penisola balcanica, punto di arrivo per gli spostamenti dal nord Europa e ponte tra Asia ed Europa. Si individuano tre zone geografiche di terraferma e una zona insulare: da sud a nord il Peloponneso, diviso in sei regioni con città importanti quali Sparta, Corinto, Argo ed Olimpia; a nord del Peloponneso c'è la Tessaglia; verso est e il mare Egeo c'è la penisola dell'Attica con Atene; al centro c'è la Beozia con Tebe; la Grecia possiede una miriade di isole ed isolotti del mar Egeo.

Il mare permise ai Greci di estendersi oltre il territorio continentale. Dalla metà del VIII secolo iniziò la colonizzazione ad occidente che portò i Greci in Sicilia e lungo le coste dell'Italia del Sud. I Greci arrivarono poi in Spagna e in Francia. In alcuni casi crearono città nelle colonie capaci di competere con quelle delle madrepatria ma per lo più creavano emporia, basi commerciali che creavano reti di scambi. Esportavano i pochi prodotti che il suolo greco permetteva di coltivare ovvero vino e olio in cambio di cereali e materie prime. Arrivarono poi alle foce del Po e nei territori situati oltre l'Ellesponto, a nord nell'Egeo. Gli insediamenti costieri erano la base anche per le reti commerciali verso l'entroterra.

I Greci delle colonie erano diversi rispetto a quelli della madrepatria, più aperti a nuove forme di convivenza e a un'elasticità politica ed economica. I Greci diventarono un popolo di marinai anche se rimasero in prevalenza agricoltori. Le uniche coltivazioni sufficienti anche alle esportazioni erano l'ulivo e la vite che si adattano alla scarsità d'acqua e di piano. Anche l'allevamento venne influenzato dal suolo: prevalsero caprini ed ovini; i bovini erano scarsi e la carne considerata una rarità costosa. L'allevamento equino intensivo era solo in Tessaglia.

L'urbanizzazione fu precoce sulle coste anche se nel V secolo a.C. all'indomani della guerra del Peloponneso la maggior parte degli ateniesi vivevano nei campi. Nel centro e nel nord della Grecia era la montagna a prevalere con un'economia silvo-pascoliva a cui si aggiungeva il brigantaggio e la pirateria.

Il confronto con 'l'altro': il barbaro e lo straniero

L'appartenenza alla propria comunità politica dava una comune identità. L'altro era lo straniero culturale o politico.

Il barbaro

Dal punto ellenocentrico, i Greci consideravano barbari chiunque non condivideva le loro idee, cultura, valori e costumi. Barbaro deriva da bar bar, colui che balbetta ovvero che si esprime a fatica in greco. Barbari erano i Persiani, nonostante avessero una grandissima cultura e fossero molto raffinati, gli Sciti delle pianure del Danubio che vivevano come primitivi e i crudeli Traci. Il barbaro era definito su uno stereotipo ma l'alterità si presentava in varie articolazioni.

Il confine tra Greci e barbari era molto labile: Tucidide includeva tra i barbari gli abitanti della parte centro-settentrionale del Paese per le loro pratiche primitive, l'uso di girare armati e di mangiare carne cruda. Ci sono tutti i pregiudizi di un cittadino della polis verso chi vive nella campagna. Anche i popoli dell'Epiro e della Macedonia, che vantavano discendenza dagli eroi greci, erano considerati barbari. La polis era la più alta manifestazione del potere dove tutti partecipavano e il gap con i sudditi persiani era incolmabile e rendeva i Greci superiori. Aristotele promosse una spiegazione biologica per lo statuto di barbaro. La contrapposizione con i barbari serviva a rafforzare l'identità degli Elleni e a far esaltare le differenze culturali.

I territori dei barbari erano ricchi di giacimenti minerari e in particolare di oro: molti greci detenevano la proprietà delle miniere e le sfruttavano. Dai barbari, i Greci ricavavano anche schiavi, alcuni altamente specializzati. I matrimoni tra famiglie dell'aristocrazia e i dinasti barbari erano frequenti come gli accordi e gli scambi diplomatici. Lo storico Erodoto prestò attenzione ai costumi e alla cultura dei barbari, riconoscendo che molti erano così definiti per il semplice fatto di non essere Elleni. Sapeva che il Vicino Oriente aveva dato un enorme contributo alla cultura greca. Ma fu Erodoto insieme ad Eschilo con i Persiani a creare l'antitesi tra i Greci liberi e i barbari. Con le conquiste persiane di Alessandro si attenueranno le divisioni.

Lo straniero

I meteci o gli esuli o chi viaggiava per ragioni economiche sono gli stranieri, gli xenoi. Solo per il fatto di essere fuori dalla propria polis, greci o non greci, si perdevano le protezioni di leggi e famiglia. I Greci erano molto ostili a tutto quello che proveniva da fuori ma comunque erano più aperti verso gli stranieri che verso i barbari. Venne proposto un complesso sistema di accoglienza con l'obbligo morale ad aiutare ad attenuare le condizioni di precarietà dello straniero. Dalla xenia, l'ospitalità privata con scambio di doni, si arrivò alla prossenia di respiro pubblico portando lo xenos ad indicare anche l'ospite. Questo permise di creare una rete con le altre città.

Bisognava comunque avere il titolo per esser accolti come xenos. Allo straniero veniva garantita l'asylia con il quale le due città non adempivano al sylon che autorizzava a sequestrare persone e beni dell'individuo fuori dalla patria.

Cronologia e periodizzazione

Misurare il tempo

Tradizionalmente l'età arcaica va dalla fine del IX sec. al VI sec. a.C., l'età classica dal V al IV sec. Mentre l'ellenismo durò più a lungo. Dato che i Micenei parlavano greco, bisogna anticipare la data d'inizio della storia della Grecia, tradizionalmente fatta coincidere coi poemi omerici. L'età micenea si interruppe bruscamente con la Dark Age o Medioevo ellenico dove scomparve la scrittura e ci fu ristagno socio-politico-economico. Ma fu anche il periodo in cui si gettarono le basi per la successiva età arcaica.

Se arcaico indica il tempo primo e remoto, classico indica l'apogeo greco la cui data finale è incerta. Alcuni la collocano nel 338 a.C. quando Filippo vinse la coalizione greca; altri nel 323 a.C. con la morte di Alessandro. C'è da capire se la libertà greca finì con i sovrani macedoni o con l'arrivo dei Romani nel 146. Ci sono posizioni estreme come quella di farla finire nel 399 a.C. con la morte di Socrate.

Età ellenistica deriva dalla definizione data nel XIX secolo dal tedesco G. Droysen per descrivere il quadro politico e culturale consolidatosi dopo le conquiste di Alessandro. Fu un'epoca lunghissima, dove la grecità, seppur trasformata, dominava. L'ellenismo finì nel 31 a.C. quando Cesare Ottaviano Augusto sconfisse Cleopatra, l'ultima rimasta dei discendenti di Alessandro Magno. Alcuni la fanno finire nel 529 d.C. quando Giustiniano fece chiudere la scuola platonica di Atene decretando la morte della cultura greca pagana.

I periodi della storia e della civiltà dei Greci

I Greci antichi non avevano un'unica datazione. Si affermò quella quadriennale delle Olimpiadi ma rimase in uso anche quella della successione delle cariche dei magistrati e sacerdoti. La nostra datazione si adatta a quella di Atene che teneva conto della carica annuale degli arconti che iniziava a luglio e durava un anno: per questo alcuni eventi hanno una doppia datazione.

Dalla memoria alla storia: le basi documentarie

Le prime fonti sono i testi degli stessi autori greci di cui molto si è conservato ma moltissimo si è perso. Una seconda memoria è l'archeologia con le costruzioni greche che ne attestano la cultura materiale ed artistica. A causa della scarsità delle fonti, lo storico deve cercare informazioni in tutti i modi possibili.

Storia e storiografia

Visibilità, oralità e scrittura

Chi iniziò a mettere per scritto la tradizione orale, si interrogava su chi linea seguire: la òpsis, il vedere con i propri occhi o l'akoè, ciò che si è sentito dire. L'oralità venne affiancata dalla scrittura per molto tempo ma è la scrittura che dà il via alla storiografia. Tucidide, polemizzando con Erodoto, voleva differenziarsi da questo e dal racconto sostenendo che forse i suoi scritti erano meno piacevoli all'ascolto ma narravano fatti veri. La scrittura cambia a seconda del messaggio che si intende comunicare e che obiettivi si persegue.

Storici e storiografia greca

Per consuetudine fa iniziare la storia da quando la memoria del passato e il presente sono stati consapevolmente affidati alla scrittura. La parola storia deriva da historìe, coniato da Erodoto con il senso di indagine, ricerca. Di matrice intellettuale, rimanda alla scienza e alla filosofia. Alcuni filosofi della regione Ionia del VI secolo vi si dedicarono come Talete, Anassimene ed Anassimandro con le prime teoria sulla formazione della terra e scritti in prosa. Anche Erodoto proveniva dalla Ionia come i poeti Alceo e Saffo. Nel corso dei secoli, molte opere sono andate perse e di molti autori sono rimasti solo dei frammenti.

Dalle origini all'apogeo della storiografia (VI-IV secolo)

Le origini sono nella logografia ionica di fine VI secolo. Con logografia si intendono gli scrittori di logoi, i discorsi, già considerati dagli antichi come i fondatori della storia. I logoi spaziano tra vari argomenti: cosmogonie e teogonie principalmente, tanto che possono esser considerate la sistemazione del patrimonio religioso greco. Tucidide accusò i logografici di perseguire solo l'estetica a danno della veridicità.

Tra questi eccelse Ecateo di Mileto (560-490 a.C. c.a.) di cui restano citazioni indirette in opere altrui. Gli è attribuita Perigesi della terra che ha una carta geografica di quella che all'epoca era ritenuta la Terra intera. Altra opera sono le Genealogie che tentano di ricostruire gli alberi genealogici della storia degli uomini e degli dei.

Erodoto

Considerato il padre della storia, nacque ad Alicarnasso (Asia Minore) nel 490 a.C. per poi stabilirsi ad Atene durante l'età periclea. Se ne andò nel 444 a.C. in Magna Grecia a fondare la colonia di Turi. Storie sono 9 libri, intitolati ognuno ad una Musa dai grammatici alessandrini, permettono di conoscere le guerre persiane. Il conflitto permette di approfondire la storia pre-persiana dei popoli del Vicino Oriente, dai Medi ai Babilonesi, per poi passare alle popolazioni anelleniche con i loro usi e consuetudini. Erodoto è un precursore dell'etnografia e della geografia del territorio. Tra le parti più significative c'è quella sull'Egitto e gli Sciti per la qualità della trattazione. Molti si interrogano sull'omogeneità dell'opera che si ipotizza esser formata da logoi distinti poi riuniti con il racconto delle guerre persiane. La visione resta ellenocentrica ma è grazie a quest'opera che historìe viene usata nel senso di ricerca, indagine. La visione politica è quella che oppone il mondo dei cittadini liberi della polis a quelli sottomessi alla tirannide.

Tucidide

Nacque ad Atene nel 460 a.C. da una famiglia di ceto alto imparentata con i dinasti di Tracia e proprietaria di miniere d'oro. Nel 424 era stratego nelle operazioni militari in Calcidica e si ipotizza che per l'esito negativo sia stato condannato a 20 anni di esilio. Scrisse la storia della guerra del Peloponneso in 8 libri incompleti per lasciare spazio alla rivoluzione oligarchica dei 400 del 411 a.C. e alla battaglia di Cinossema.

A differenza di Erodoto, si occupa di storia contemporanea e rifiuta i fatti mitici e favolistici. Già nel proemio annuncia che sta per trattare un evento epocale, la guerra più grave tra due città all'apice della loro potenza e durata 30 anni con conseguenze quali carestie, peste ed epidemie. Tucidide ha una chiara visione delle ragioni di quella che può esser considerata una guerra mondiale. Mette in luce anche le cause profonde come la smisurata crescita della flotta ateniese. Apre la narrazione con le grande potenze marittime del passato per poi passare ai 50 anni tra le guerre persiane e la guerra del Peloponneso che sancisce la potenza marittima di Atene e quella continentale di Sparta. Elabora un vocabolario storico e conia la parola archailogìa, cose antiche+discorso, e pentekontaetìa, cinquanta+anni, per descrivere il periodo tra il 479 e il 431 a.C. Tucidide descrisse la guerra del Peloponneso, come venne combattuta, immaginandosi che sarebbe stata la più grande ed importante dato che Atene e Sparta erano all'apice dei loro mezzi militari e sapevano attrarre numerosi alleati.

I continuatori di Tucidide

Gli storici delle generazioni successive hanno completato gli scritti sulla guerra del Peloponneso. I principali sono Senofonte, Teopompo e l'autore anonimo delle Elleniche di Ossirinco. Tutti vanno oltre il 404 a.C., data della fine del conflitto, per continuare con i fatti successivi estesi a tutta la Grecia. Le loro opere sono hellenikà, cose greche, introducendo il criterio di storia generale. Sono rimaste complete solo le Elleniche di Senofonte.

Senofonte

Nacque ad Atene nel 430 a.C. e fu allievo di Socrate. La sua produzione letteraria è vastissima e di vario genere, dalle opere socratiche agli argomenti teorici e politici, scritti con intenti didascalici.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/02 Lingua e letteratura greca

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher LaTita di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura teatrale della Grecia antica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Cavalli Marina.
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