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Premessa

Verdi e Shakespeare sono due geni che non si sono mai conosciuti e che usano due linguaggi diversi. Ci sono due modi leggerli e questi erano al centro di una discussione tra il filosofo americano Richard Rorty e Umberto Eco. La discussione era in merito al rapporto di un lettore qualsiasi con un testo classico: va interpretato o sovra-interpretato?

Interpretazione e sovra-interpretazione

Eco sosteneva la prima ipotesi, Rorty la seconda. Eco vedeva in un testo, che è stato consegnato alla storia, la capacità di parlare ad ogni epoca e ad ogni livello di conoscenza culturale. Rorty concordava e aggiungeva che l'universalità dei classici è la loro dottrina delle particolarità: la capacità di trovare quello che rende speciale ogni essere umano. Eco ribadiva che però questo non autorizza un atteggiamento arbitrario verso il testo per sovrapporgli la propria idea di mondo. Bisogna cogliere quali sono le strutture, l'estetica e l'etica del testo. Rorty, su questo punto, era scettico: pensava fosse impossibile non sovra-interpretare un classico, imponendogli la propria visione del mondo.

Quando si sovra-interpreta bisogna fare attenzione: negli Sessanta, Squarzina mise in scena Le Baccanti, dove le protagoniste erano delle hippies. Chiaromonte fece un'illuminante recensione sostenendo che non basta paragonare due cose se poi non le si approfondisce. Sciaccaluga si schiera dalla parte di Eco, sostenendo che per troppo tempo i registi abbiano fatto quello che volevano. La sovra-interpretazione è spesso scambiata per genialità quando invece è solo volgarizzazione intellettuale.

Per Eco, i sovra-interpreti sono gli Adepti del Velame, quelli che mettono un velo di falsità, misterioso e narcisistico sulle opere e sulla realtà. Gli interpreti sono Minatori Ostinati, sempre alla ricerca della verità relativa. Iovino concorda che le riflessioni fatte possono essere estese in campo musicale, anche se con piccole ma significative differenze.

Il caso dei registi

Il discorso sulla sovra-interpretazione dei direttori è molto labile perché è un problema di gusto e di sensibilità che varia di epoca in epoca. Anche se è vero che le vecchiezze portano qualche direttore ad eccedere. Altri direttori invece impongono una lettura identica per ogni opera. Ci fu una discussione tra Zeffirelli e Strehler, a proposito dell'allestimento del Falstaff che Strehler aveva proposto per l'inaugurazione dell'anno de La Scala. Aveva ambientato l'azione nella bassa padana con espliciti riferimenti alle terre di Verdi. Zeffirelli lo accusò di tradire Verdi perché l'opera necessitava della sua ambientazione originale ma pose le sue argomentazioni in modo tale che risultarono pretestuose, dato il successo e la cura dell'allestimento di Strehler.

L'approccio di Verdi

Verdi è un interprete o un sovra-interprete di Shakespeare? Cosa c'è di Shakespeare in Verdi? Se si potesse chiedere a Verdi stesso, si definirebbe un interprete ma Iovino preferisce definirlo un sovra-interprete geniale. Per capire gli Shakespeare di Verdi bisogna per forza conoscere l'originale? No, perché Verdi è autonomo da Shakespeare ma leggerlo l'autore inglese può essere comunque un utile stimolo. Un regista, invece, dovrà stare molto attento a non leggere Verdi attraverso Shakespeare e viceversa.

Prosa e lirica

C'è una forte differenza tra mettere in scena un classico di prosa e uno di lirica. Un regista di prosa si affida ad una traduzione del testo fatta da un letterato di fiducia o comunque una versione recente. Per la lirica il libretto è intraducibile ed è lo stesso che i librettisti di Verdi hanno scritto. Quando il direttore rilegge la partitura deve rispettare la note ma può anche dare loro significati, pesi e valutazioni espressive diverse. Nel 2011 Barenboim venne criticato di rallentare troppo i tempi nel Don Giovanni che inaugurò la stagione de La Scala: è questione di gusti.

Indicazioni sceniche di Verdi

Verdi fu il primo in Italia a pubblicare le indicazioni sceniche, lasciando precise direttive per gli allestimenti. Le numerose didascalie però vanno prese con elasticità. Il contro però sono delle sovra-interpretazioni che ignorano particolari solo in apparenza irrilevanti o che forza particolari che l'autore ha lasciato in sospeso. Ad esempio nel Don Giovanni Mozart e Da Ponte non chiariscono alcuni aspetti ma tanti registi si sentono in dovere di dare loro la risposta, animati da arroganza intellettuale. Schönberg sosteneva che se l'interprete decide di aggiungere qualcosa, sicuramente la sottrarrà. L'esecuzione perfetta non esiste anche se molti credono di averla raggiunta.

Shakespeare in musica

L'eredità di Shakespeare è stata raccolta in varie epoche: sia Rossini che Verdi hanno scritto un Otello. Shakespeare rappresenta una spinta innovativa per i problemi drammaturgici insiti nei suoi testi che richiedono scelte controcorrente. Schama sostiene che l'arte sia maleducata perché colpisce l'uomo senza tenere conto dell'estetica e della morale. Anche grandi musicisti non si sono mai posti nell'ottica del rispetto dei canoni accademici. In questo senso Shakespeare è il più maleducato di tutti dato che ha fornito un nuovo modo di guardare l'uomo. Per Bloom, Shakespeare ha influenzato la vita più della letteratura. Se si limita Shakespeare ad un contesto, si possono evidenziare alcuni aspetti ma non si può spiegare l'influenza che ha sull'uomo.

Il bene e il male

L'uomo di Shakespeare fa a meno dei regolamenti sia divini che terreni che lo governano: i concetti di Bene e Male sono diventati l'enigmatico universo entro il quale l'uomo di muove. Bene e male sono due facce della stessa medaglia e Schama li paragona al quadro di Caravaggio Davide e Golia. L'artista si è fatto un doppio autoritratto sia in Davide che nella testa mozzata di Golia. In questo quadro si è attratti sia dallo sguardo eccitato del liberatore che da quello di dolore del tiranno.

Si rifà alla filosofia di Eraclito per il quale la vita è governata da forze opposte la cui essenza è la Contesa. Il coro dell'Antigone definisce l'uomo come smisurato perché non c'è misura che lo possa definire. Lo stesso Eraclito definì Zeus soggetto alla legge dei contrari perché vuole e non vuole essere chiamato Zeus. Se neanche la divinità è finita, come può esserlo l'uomo che è sua immagine? I cattivi di Shakespeare sono affascinanti perché non sono cattivi per partito preso o per possessione demoniaca ma restano comunque umani. Lo stesso uomo che compie imprese straordinarie, compie anche orribili orrori.

Il teatro di Brecht

Brecht, invitato all'università di Lipsia, alla domanda che cosa serve il teatro? Rispose vagamente. Chiese poi ai professori e al commissario politico della DDR di uscire e quindi disse che il teatro serve a mostrare che scandalo e che miracolo può essere l'uomo. Questa stessa cosa è quello che ha sentito Verdi con la rappresentazione di Shakespeare. Verdi e Shakespeare rappresentano la lingua per eccellenza nei loro campi ma sono due linguaggi distanti.

La lingua e la musica

In un convegno si cercò di stabilire quale fosse la lingua europea migliore per la prosa: vinse l'inglese, seguito dal russo, dall'italiano, dallo spagnolo, dal tedesco e dal francese. I criteri si basavano sulla recitabilità. Il francese ha una strana cantabilità che va bene per i suoi autori ma non per le traduzioni. Il tedesco ha il problema che deve essere recitato velocemente perché, mettendo il verbo alla fine, si perderebbe il senso della frase. L'inglese vinse perché l'accento può cadere ovunque senza perdere il senso, cosa che ha in comune con italiano e russo, ma a differenza di queste ha molte consonanti e parole monosillabiche. Vinse la lingua meno musicale.

Per la lirica, invece, non c'è lingua migliore dell'italiano; fatto già riconosciuto da Rosseau nel '700 durante la querrelle des buffons che opponeva l'opera comica italiana all'austera tragédie-lyrique. Se si vuole rendere il parlato di Shakespeare in chiave musicale, il formalismo romantico di Verdi è il meno adatto. Altra questione è come rendere il basso e il sublime che in Shakespeare si esprime con l'alternanza tra versi e prosa. Verdi non può fare questa distinzione perché compone opere liriche dove la musica porta solo toni alti.

Il teatro di Shakespeare e Verdi

Il teatro di Shakespeare riscontra delle semplificazioni nelle opere di Verdi. Rispetto allo scritto, la musica ha più possibilità. Quando Hugo andò a vedere il Rigoletto di Verdi, tratto dal suo romanzo Le Roi s'amuse, dovette ricredersi. Venne impressionato dal quartetto finale e giustificò il maggior successo dell'opera rispetto al libro con il fatto che Verdi poteva farli parlare tutti insieme. Nella lirica, anche se il testo non è perfettamente intellegibile, viene completato dalla musica. Nessun compositore di oggi, per musicare Shakespeare, userebbe lo stile di Verdi. Ogni epoca ha il suo linguaggio ma bisogna capire quale resiste al tempo.

Linguaggi di epoche lontane possono parlarsi ma non è detto che vengano comprese nello stesso modo: sia la Dickinson che Wordsworth amavano le poesie di Saffo, ma solo la prima è diventata famosa. Il sublime e il volgare di Shakespeare può trovare un paragone solo con Mozart. Quando a Goethe venne chiesto chi poteva trasporre in musica il suo Faust, rispose che l'unico era morto: Mozart. Mozart è lo Shakespeare del teatro musicale per la sua capacità di passare dal comico al tragico. Verdi non è Mozart, il sublime e il volgare sono si vedono in modo così evidente anche se ci sono. Emerge dai carteggi con i librettisti che si fatica a trovare una corrispondenza immediata con il testo “anarchico” di Shakespeare.

La musica di Purcell

Il primo che musicò Shakespeare fu il suo contemporaneo Purcell che scrive dramtic-operas, ovvero una sorta di musica di scena estremamente cantabili. La musica non è bandita dalla recitazione di Shakespeare, anche se Burton in una lezione alla Royal Academy sosteneva che se si volesse cantare Shakespeare, bisogna rivolgersi a Verdi. Shakespeare usa la musica del suo tempo e la cita continuamente: le canzoni sono spesso fonte di metafora. In Misura per misura si dichiara che “niente come la musica fa del male un bene e induce il bene al male”. Shakespeare ammetta che la musica è capace di trasformare il male in qualcosa di attraente ma anche il contrario: è una dichiarazione d'amore verso la musica. In musica, male e bene, sono della stessa essenza.

Verdi e la passionalità

Nelle opere di Verdi, il libretto deve semplificare la trama e, se si rischia la superficialità, questa viene compensata dalla musica. Centrale è il ruolo della passionalità: il libretto de Il Trovatore è sciatto e inverosimile ma l'opera acquista tutto con la straordinaria musica. Verdi ha la passionalità, Shakespeare la passione. La passione dei personaggi di Shakespeare non è mai un'esplosione ma anzi è la sua repressione e il continuo sforzo per controllarla.

Il mancato Re Lear di Verdi

Verdi non riuscì a comporre Re Lear ma sicuramente il monologo che il re fa quando viene cacciato dalla figlie, con l'urlo di “Soffiate venti!” sarebbe diventato un cavallo di battaglia per i baritoni. Molti attori si sostituiscono a Verdi quando devono affrontare questo monologo. I personaggi di Shakespeare non esprimono mai le emozioni perché sono sempre nuove per loro. Davanti a questa sorpresa non sanno come reagire e cercano di trattenersi. Shakespeare ha inventato l'uomo che cerca di comprendere la propria passione; Verdi l'uomo che sfoga la propria passione, cantando.

Mozart e Shakespeare

Mozart e Shakespeare hanno in comune il fatto di aver scritto di getto, senza correzioni. Shakespeare per Verdi è stato una scossa e un'innovazione. Shakespeare non è sempre stato in auge come ora ma è stato scoperto nel '700 dai drammaturghi tedeschi. Ad esempio Lessing venne chiamato a dirigere il teatro di Amburgo e decise di inaugurare la stagione con l'Enrico IV diviso, come abitudine, in due parti. La prima fu un fiasco. Lessing uscì in palcoscenico e spiegò che per i prossimo 15 giorni sarebbe andato in scena solo quello, di non aspettarsi qualche commedia lacrimosa. Lessing, Goethe, Schiller amano Shakespeare per rappresenta una scossa e una novità assoluta nel loro panorama; la stessa cosa che significa per Verdi.

Macbeth di Verdi

Macbeth: il racconto di un povero idiota. Verdi scrive molto eccitato al suo librettista del Macbeth: si aspetta, se non una gran cosa, almeno qualcosa fuori dal comune. Vuole versi brevi e un linguaggio sublime tranne per i cori delle streghe, che devono essere stravaganti ma originali.

Lanari, impresario della Pergola di Firenze, commissiona a Verdi un'opera per la stagione di carnevale e quaresima del 1847. Verdi è indeciso tra I Masnadieri di Schiller, che scarta al momento per l'impossibilità di avere il tenore Fraschini, e Macbeth, su cui cade la scelta perché dispone del baritono Varesi che verrà affiancato dalla Barbieri-Nini.

Dopo aver affrontato il tema del Risorgimento, Verdi inizia un profonda riflessione sul proprio teatro. Macbeth è un'opera con alcune criticità: per prima cosa Verdi si deve confrontare con temi che, fin a quel momento, erano rimasti estranei al panorama operistico italiano e in particolare con il soprannaturale. Macbeth è l'unica opera di Shakespeare che mette con decisione al centro il fantastico e lo materializza.

Shakespeare in Italia

In Italia, Shakespeare si afferma nel '900 con il teatro di regia. In Europa era scomparso fino alla metà del '700 e, anche se rappresentato, era in una versione edulcorata con lieti finali posticci. È merito di Schiller, Goethe, Lessing e Schikaneder (collaboratore di Mozart per Il flauto magico) se Shakespeare viene rappresentato integralmente.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher LaTita di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di regia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Sciaccaluga Marco.
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