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Mozart è lo Shakespeare del teatro musicale per la sua capacità di passare dal comico al tragico.

Verdi non è Mozart,il sublime e il volgare sono si vedono in modo così evidente anche se ci sono.

Emerge dai carteggi con i librettisti che si fatica a trovare una corrispondenza immediata con il testo

“anarchico” di Shakespeare.

Il primo che musicò Shakespeare fu il suo contemporaneo Purcell che scrive dramtic-operas,ovvero

una sorta di musica di scena estremamente cantabili. La musica non è bandita dalla recitazione di

Shakespeare,anche se Burton in una lezione alla Royal Academy sosteneva che se si volesse cantare

Shakespeare,bisogna rivolgersi a Verdi.

Shakespeare usa la musica del suo tempo e la cita continuamente:le canzoni sono spesso fonte di

metafora. In Misura per misura si dichiara che “niente come la musica fa del male un bene e induce

il bene al male”. Shakespeare ammetta che la musica è capace di trasformare il male in qualcosa di

attraente ma anche il contrario:è una dichiarazione d'amore verso la musica. In musica,male e bene,

sono della stessa essenza.

Nelle opere di Verdi,il libretto deve semplificare la trama e,se si rischia la superficialità,questa viene

compensata dalla musica. Centrale è il ruolo della passionalità:il libretto de Il Trovatore è sciatto e

inverosimile ma l'opera acquista tutto con la straordinaria musica. Verdi ha la passionalità,

Shakespeare la passione. La passione dei personaggi di Shakespeare non è mai un'esplosione ma

anzi è la sua repressione e il continuo sforza per controllarla.

Verdi non riuscì a comporre Re Lear ma sicuramente il monologo che il re fa quando viene cacciato

dalla figlie,con l'urlo di “Soffiate venti!” sarebbe diventato un cavallo di battaglia per i baritoni.

Molti attori si sostituiscono a Verdi quando devono affrontare questo monologo.

I personaggi di Shakespeare non esprimono mai le emozioni perché sono sempre nuove per loro.

Davanti a questa sorpresa non sanno come reagire e cercano di trattenersi. Shakespeare ha inventato

l'uomo che cerca di comprendere la propria passione;Verdi l'uomo che sfoga la propria passione,

cantando.

Mozart e Shakespeare hanno in comune il fatto di aver scritto di getto,senza correzioni. Shakespeare

per Verdi è stato una scossa e un'innovazione. Shakespeare non è sempre stato in auge come ora ma

è stato scoperto nel '700 dai drammaturghi tedeschi. Ad esempio Lessing venne chiamato a dirigere

il teatro di Amburgo e decise di inaugurare la stagione con l'Enrico IV diviso,come abitudine,in due

parti. La prima fu un fiasco. Lessing uscì in palcoscenico e spiegò che per i prossimo 15 giorni

sarebbe andato in scena solo quello,di non aspettarsi qualche commedia lacrimosa.

Lessing,Goethe,Schiller amano Shakespeare per rappresenta una scossa e una novità assoluta nel

loro panorama;la stessa cosa che significa per Verdi.

Macbeth:il racconto di un povero idiota.

Verdi scrive molto eccitato al suo librettista del Macbeth:si aspetta,se non una gran cosa,almeno

qualcosa fuori dal comune. Vuole versi brevi e un linguaggio sublime tranne per i cori delle streghe,

che devono essere stravaganti ma originali.

Lanari,impresario della Pergola di Firenze,commissiona a Verdi un'opera per la stagione di carnvale

e quaresima del 1847. Verdi è indeciso tra I Masnadieri di Schiller,che scarta al momento per

l'impossibilità di avere il tenore Fraschini,e Macbeth,su cui cade la scelta perché dispone del

baritono Varesi che verrà affiancato dalla Barbieri-Nini.

Dopo aver affrontato il tema del Risorgimento,Verdi inizia un profonda riflessione sul proprio

teatro. Macbeth è un'opera con alcune criticità:per prima cosa Verdi si deve confrontare con temi

che,fin a quel momento,erano rimasti estranei al panorama operistico italiano e in particolare con il

soprannaturale. Macbeth è l'unica opera di Shakespeare che mette con decisione al centro il

fantastico e lo materializza.

In Italia,Shakespeare si afferma nel '900 con il teatro di regia. In Europa era scomparso fino alla

metà del '700 e,anche se rappresentato,era in una versione edulcorata con lieti finali posticci. È

merito di Schiller,Goethe,Lessing e Schikaneder (collaboratore di Mozart per Il flauto magico) se

Shakespeare viene rappresentato integralmente.

Verdi venne influenzato dalla cultura francese,assunta come modello. La data di riscoperta di

Shakespeare è quella del 1827 a Parigi,dove l'attore Kean lo mise in scena. In realtà fu un fiasco a

causa dell'attore stesso che era ubriaco ma tutti i grandi letterati ne parlarono come promessa di una

rivoluzione culturale. L'eco di questa rappresentazione arrivò anche in Italia con un po' di ritardo:in

realtà Shakespeare si rappresentava raramente e senza attenzione filologica,come pezzo forte di

alcuni mattatori. Questa è l'immagine parziale che arriva a Verdi. Ma Verdi ha il merito di aver

diffuso Shakespeare in Italia,dato che dopo il su Macbeth aumentarono le rappresentazioni delle

opere shakespeariane.

Il Macbeth è avvolto in aurea nefasta nella trazione del teatro inglese e molti attori si rifiutano di

interpretare il ruolo;comunque è un capolavoro. Il Macbeth di Verdi colpisce per la sua ingenuità.

Al critico francese che lo accusa di non conoscere Shakespeare,Verdi ribatte che è il suo autore

preferito. Nonostante ciò a Verdi e al librettista Piave sfuggono delle cose.

Il personaggio di Macbeth non c'è:il suo personaggio è dominato dall'inconscio che genera mostri

che il conscio assume per verità. La coscienza è una prigione che porta allo sterminio di sé e degli

altri. In Verdi questo manca:Macbeth è un fantoccio comandato dal vero personaggio,Lady

Macbeth. Manca il monologo dell'inizio del delirio;il monologo del pugnale che precede l'assassinio

di Duncan è ridotto a tre righe. Di contro alcune scene diventano lunghe e patetiche. Ad esempio

quando Macduff apprende la notizia della morte dei figli e della moglie. Shakespeare fa assistere

all'omicidio compiuto dai sicari e poi fa dire una frase a Macduff di reazione alla notizia. Il tutto si

chiude con l'invito di Malcolm a reagire da uomo. Invece Verdi e Piave scelgono un'aria

piagnucolosa,dove Macduff fa uscire tutti i sentimenti e il patetismo possibile.

I sicari,che notoriamente sono due,diventano un coro e rendono l'attacco a Banquo eccessivo. Ma è

più grave la trasformazione delle tre streghe in un coro. Il balletto che accompagna è inevitabile

perché di retaggio francese. Shakespeare scrive esplicitamente di tre streghe in bilico tra il loro

essere umane e non. Se lo si trasforma in un coro di perde molto e il tutto diventa un banale sabba.

La musica di Verdi per il coro delle streghe sembra quella di un coro religioso con melodie sospese.

È anche vero che il sovrannaturale è una novità assoluta per il panorama italiano ma il suo esito in

Macbeth è molto di maniera. Sembra che Verdi si sforzi di dare un colore uniforme gotico quando

Macbeth è la tragedia della dissonanza. Shakespeare crea criminali come artefici di loro stessi;Verdi

li vede in una chiave moralistica.

Iovino ricorda che il fantastico appare con Verdi per le prima volta. Nel Barocco si usava ma in altri

ambiti musicali. Il Romanticismo era rimasto al romanzo storico a differenza della Germania,dove

il sovrannaturale era onnipresente. Verdi riesce a rendere il contrasto tra reale e fantastico con

un'accurata orchestrazione,con timbri scuri e trillare di legni. Verdi è in una fase di maturazione ma

la strumentazione appare già più viva e lucida;l'orchestra entra nei sentimenti,anche più misteriosi,

per dare atmosfere,timbri e colori efficaci.

Macbeth arriva in Italia attraverso le traduzioni usate da Verdi. Questi si rifà alla traduzione di

Rusconi,pubblicata a Padova nel 1838 all'interno della raccolta Tutto il teatro di Shakespeare.

Questa è la seconda edizione che segue quella di Leoni che nel 1811 aveva tradotto Giulio Cesare,

nel 1815 Macbeth e 7 anni dopo aveva prodotto un'edizione completa delle opere. Altro traduttore e

amico di Verdi è Maffei che lo aiuta a correggere qualche verso del Macbeth di cui aveva firmato

una traduzione. Anche il librettista,Piave,era un traduttore oltre che letterato molto preparato legato

alle traduzioni del melodramma ma anche aperto alle novità. Era un abile semplificatore di trame e

spesso era bersaglio di quelle critiche che per rispetto non veniva mosse direttamente a Verdi.

Nelle traduzioni manca tutta la parte riferita alla sessualità,molto esplicita e presente in

Shakespeare. È un'eredità ottocentesca ma è anche una distinzione tra Shakespeare e Verdi.

Quando il compositore deve rivedere l'opera per Parigi,l'impresario gli suggerisce di far fare il

brindisi a Macduff,in modo da alleggerire il ruolo a Lady. Verdi si oppone:ci sono tre figure centrali,

Macbeth,Lady e le streghe. Queste scelte sono condizionate dai canoni dell'opera che prevedono un

certo numero di protagonisti,dei comprimari e il coro.

Famoso è il coro “Patria oppressa...” che alla prima fiorentina scatenò dei tumulti anche se il

contesto è un'opera lontana dagli spiriti risorgimentali.

Verdi ingigantisce,all'inizio,il ruolo di Lady che prima di cantare,legge una lettera. Nell'opera il

canto è spesso sacrificato per la declamazione tanto che Verdi cerca una brava attrice piuttosto che

una brava cantante. Verdi inverte i personaggi della scena del sonnambulismo:centrale è Lady,che

entra strofinandosi le mani per eliminare il sangue immaginario,mentre la dama e il medico

commentano in disparte. In Shakespeare è l'opposto:Lady è sul fondo mentre i due sono al centro.

Inizialmente Lady schiaccia Macbeth che poi diventa la figura dominante. Lady è oppressa dai sensi

di colpa e muore,Macbeth ha preso la sua strada e non ha più bisogno della moglie. La morte della

donna ha poche battute.

I tempi di prosa e opera sono diversi:Shakespeare ha bisogno di lunghi monologhi riflessi;a Verdi

bastano poche parole e la musica crea il resto. In Verdi manca l'amore tra Macbeth e Lady:la loro

sete di potere sublima ogni altra cosa.

Lady appare subito avvelenata dall'ambizione,mentre non si sa come Macbeth fosse prima

dell'incontro con le streghe. Si intuisce che è un eroe che ha salvato il regno di Duncan e in cambio

ha ottenuto dei titoli nobiliari. Questo è identico anche in Shakespeare.

La storia dell'eroismo di Macbeth è raccontata da un moribondo:la metafora per l'intera opera,

l'umanità che è già morta. Il sangue poi assume un significato metafisico. Verso la fine Lady cerca

di cancellarlo dalle mani ma non può perché solo nella sua testa.

Duncan è un re gentile,descritto brevemente. In Verdi è una comparsa e Piave non gli dedica

neanche un verso. Il suo essere buono però accentua l'insensatezza del suo omicidio a significare

che il male è ovunque ed illogico.

Quando Beckett venne accoltellato da un senzatetto e,uscito dal coma,gli chiese perché l'avesse

fatto,questo rispose che non lo sapeva. Da lì Beckett decide che il Nulla sarebbe diventato

l'argomento delle sue opere e gli venne voglia di leggere Macbeth. Qui Shakespeare rende reale il

male ma non si pone il problema di spiegarlo. I due protagonisti lo possono compiere per mille

motivi diversi ma alla fine il loro è un agire illogico. L'omicidio di Duncan ne è la prova.

Nonostante in Verdi sia solo una comparsa,Duncan ha comunque dignità. L'arrivo al castello di

Macbeth è su una marcetta orecchiabile ed è un passaggio importante. Duncan e Banquo si

soffermano a parlare della bellezza del posto:è un momento di pace che contrasta con quello che sta

per succedere. Questa è anche un'indicazione di regia,spesso ignorata per portare all'esasperazione

l'orrifico. In Shakespeare,il crimine avviene nel mondo idilliaco per renderlo ancora più

impressionante. Ad esempio la scena dell'assassinio della famiglia di Duncan avviene in un contesto

di delicatezza del mondo infantile nel quale irrompono i due fantocci-sicari.

I sicari shakespeariani sono molti e differenti ma tutti tendono verso il grottesco e i clown,dalla

tradizione medioevale. Ad esempio il sicario per eccellenza,quello che porta l'aspide a Cleopatra,è

un vero clown. Peccato che molto traduttori anziché clown scrivano contadino. Shakespeare,con i

suoi sicari-clowneschi,ha influenzato e influenza la tradizione dei malvagi. Vedere i sicari-coro di

Verdi richiama più ai militari pronti all'assedio che alla paura clownesca-satiresca.

Spesso la musica lieve dell'arrivo di Duncan stride con il castello orrifico;il brindisi dovrebbe

avvenire in un contesto di festa improvvisa e non in un presagio di quello che avverrà.

Questo modello proposto è più inerente alla prosa che alla lirica,la quale deve attenersi a regole

precise.

Brook fece un esperimento per oltrepassare i linguaggi specifici della prosa e della lirica con

Carmen e Flauto magico. Ridusse l'orchestra,tagliò i libretti e i ruoli che vennero affidati a bravi

attori. Il risultato fu due spettacoli belli,in stile elisabettiano dove se si può accettare un bravo attore

che canta mediocremente,non si può accettare che dell'opera originare resti solo l'ombra.

Il valzerino che accompagna il brindisi è un provocazione che può rievocare quello della Traviata

ma come sentimenti opposti.

Sciaccaluga vedrebbe bene Macbeth come tenore ma questo non è possibile perché infrangerebbe il

triangolo su cui si basa tutta l'opera:il tenore ama il soprano e il baritono cerca di ostacolarli. Il

tenore-malvagio è un gusto tipico del novecento.

Otello:credo in un Dio crudel...

I rapporti tra Arrigo Boito e Verdi sono stati altalenanti. I due si conoscono nel 1862 quando a Verdi

è stato commissionato l'Inno delle Nazioni per l'Esposizione Universale,del quale Boito scrive le

parole. L'anno dopo scoppia il caso della Scapigliatura e Boito scrive l'Ode all'arte italiana che

indispone Verdi. I due non si parlano per vent'anni e in questo tempo Boito si dedicò con un

grandissimo fiasco a Mefistofele per poi collaboratore come librettista,mentre Verdi si ritirò dalle

scene con il pieno successo per l'Aida. Ricordi cercò di avvicinare i due,con l'aiuto di Boito che

rivedette la sua posizione. Verdi e Boito collaborarono per la riscrittura di Simone Boccanegra per

poi scrive Otello e Falstaff.

I due testi di Shakespeare rispondo alle esigenze della Scapigliatura per rinnovare il teatro italiano:

l'eliminazione della formula,la creazione della forma,uno sviluppo tonale e ritmico.

Il primo Otello venne messo in scena da Rossini nel 1816 e segna un cambiamento nella carriera

(italiana) dell'artista che si apre e chiude con Voltaire. Quando Verdi si cimenta con Otello deve per

forza confrontarsi con quello di Rossini che era ancora in auge.

Come per Macbeth,anche in Otello ci sono una serie di semplificazioni. Verdi rinuncia al tema

razziale e salta la storia politica e il ruolo del Moro nella Repubblica di Venezia. La difesa di

Desdemona e il resoconto del loro incontro fatto da Otello,sono un inno alla libertà e

all'autodeterminazione di ogni individuo,anche sessuale che Verdi omette.

Verdi non amava parlare dei suoi progetti,né amava le promozioni della sue opere. Per mantenere il

segreto e per non svelare particolari sulle sue opere usava un linguaggio in codice:Otello era

cioccolatte. Verdi mantiene Otello nero,nonostante le pressioni ricevute e il doppio finale che

scrisse per la ripresa di Roma.

Verdi e Boito ignorano tutto l'universo di metafore di animali che Shakespeare usa per descrivere la

mente del Moro offuscata dalla gelosia,spesso con simbologie sessuali. Nonostante la censura,il

personaggio è riuscito. Il primo duetto con Desdemona è uno dei più belli,in un crescendo della

tensione emotiva.

Jago è invece un personaggio che convince poco. Shakespeare fonda il personaggio sulla

incomprensibilità del suo comportamento:Jago incarna il male del mondo senza motivo. Questa

idea dell'immotivazione del male parte da Shakespeare e arriva a tutta la letteratura,filosofia e

teologia. Shakespeare cerca di far dare a Jago delle spiegazioni,ma queste servono sono sempre

meno credibili. Jago non è mai sincero e,come tutti i cattivi shakespeariani,è pieno di

immaginazione per giustificare il proprio agire ma non è mai convincente.

Verdi sembra voglia spiegare l'agire di Jago. Jago dice I'm not what I'm riferendosi al fatto che

l'uomo è un enigma anche per se stesso. Jago è il primo spettatore della propria messa in scena

malvagia e,quando alla fine viene scoperta la tresca,non ha alto da dire. Non perché ha degli oscuri

segreti ma perché non c'è veramente più altro da dire.

Verdi scrive per Jago il Credo che lo trasforma da criminale senza coscienza ad un malvagio

consapevole. Jago è il super-cattivo di Verdi che con i suo atteggiamento nichilisti rimanda a quello

di Lady Macbeth. In Shakespeare,il nichilismo di Jago,è sottinteso. Verdi crea un blasfemo Padre

nostro che verrà ripreso dalla letteratura nichilista. Anche se il Credo è un'invenzione mirabile,in

Shakespeare non c'è perché Jago non ha fede nel male ma lo eccita l'azione stessa. Jago di

Shakespeare non soffre e se lo fa non la da a vedere. Verdi immaginava Jago come un galantuomo,

magro,alto,con gli occhi vicini con la capacità di parlare del bene e del male con leggerezza,come

se non sapesse quello che dice.

Lo scrittore Augias rivedette la figura di Jago in L'onesto Jago dove il protagonista era pieno di

giustificazioni per il suo agire,il quale derivava da un preciso disegno.

Shaw nota che non è l'Otello di Verdi ad esser stato scritto su modello di quello di Shakespeare,ma è

l'Otello shakespeariano ad esser stato scritto sul modello dell'opera italiana. Desdemona è la

classica prima donna;Jago è il cattivo che tenta di separarla da Otello;quest'ultimo è un patetico

protagonista che esprime i suoi sentimenti con arie insensate. Anche la trama è una farsa. In effetti

nel contesto di fine '800,Otello è la più melodrammatica opera di Shakespeare. Anche Budden nota

che Otello si adatta perfettamente al modello dell'opera italiana.

Verdi fa di Jago un baritono,mentre Rossini lo aveva reso con un tenore perché disponeva di un cast

con tre ottimi tenori. Sono i condizionamenti che non nuocciono mai all'arte perché impongono

delle scelte che porta sempre ad un salto di qualità creativa.

Verdi elimina il primo atto che contiene le basi per lo sviluppo di alcuni temi tragici negli altri atti.

Iovino si dice perplesso del primo atto shakespeariano:Otello è presentato con un eroe integerrimo e

poi finisce con credere a Jago. Con poco potrebbe verificare la versione della moglie ma non lo fa e

continua a credere alle poche ma accorte parole di Jago,fino a condannare a morte Desdemona.

Questa metamorfosi è incomprensibile alla luce del primo atto,mentre la scelta di omissione di

Verdi rende Otello più credibile.

Sciaccaluga sostiene che nel primo atto Otello viene presentato come un guerriero stanco che trova

nell'amore una fonte di riposo. Il suo precipitare nella gelosia è giustificato sul piano

drammaturgico. L'agire incomprensibile di Jago è simmetrico a quello di Otello. Joyce lo ha

definito “il più grande studio sulla gelosia” data l'impossibilità di motivarla. In Otello il sospetto è

incomprensibile ma,nella sua assurdità,verosimile.

Nell'Otello di Verdi c'è un atteggiamento generale che,in parte,rimanda alle sua opere antecedenti

quelle politiche. I drammi in cui il protagonista ha una doppia natura sono quelli che affascinano

Verdi:la loro psicologia gli suggerisce complessi giochi musicali.

Verdi dà a Desdemona delle pagine molto belle,come anche ad Otello che però sembra una grande

figura solo sul piano musicale. Jago è inversamente proporzionale alla piccolezza degli altri

personaggi e ha il suo apice con il Credo. Jago resta un personaggio poco chiaro.

Boito aveva scritto nel 1865 il libretto di Amleto per Faccio che dopo una accoglienza indifferente a

Genova,aveva avuto un sonoro fiasco a Milano. Boito con Otello fa un eccellente lavoro anche se

gioca la traduzione del verbo essere perché,secondo lui,si esprime meglio il malanimo di Jago. (la

frase Were I the Moor/I would not be Jago viene resa Se il Moro io fossi/veder non mi vorrei

d'attorno un Jago). Altri traduttori,come Maffei e Hugo,l'avevo resa letterale ma qui si scatena

l'ambizione dei letterati di voler per forza spiega il mondo. Per Jago le categorie dell'essere sono un

rebus ed è inutile perdere tempo a spiegarle. Solo l'azione elimina la noia di vivere.

Verdi e Boito semplificano la trama ma si riscattano con la musica. Quando Jago parla con Cassio e

si fa dire quello che vuole sentirsi dire,in Shakespeare Otello assiste muto in un angolo mentre in

Verdi c'è un concertato tra sé e sé. La scelta di Verdi permette di seguire gli stati d'animo che

culminano nella gelosia. Verdi usa tutti i mezzi possibili per creare un episodio di crescente

tensione. Il coro ha la funzione essenziale di partecipazione emotiva.

Roderigo e Cassio,in Verdi,hanno una sola funzione narrativa mentre in Shakespeare sono centrali: i

due mostrano quanto la stupidità sia pericolosa se associata con l'invidia e la brama sessuale. Verdi

mette tutta la malizia di Jago nella scena alla taverna con l'ubriacatura di Cassio,dove offre un

discorso musicale molto moderno. Questa scena è,però,spesso cantata con troppa serietà.

In Verdi,Jago non è centrale ma ben distribuito;la sua è più che altro una centralità di carattere

psicologico. Forse Jago ha meno parti rilevanti rispetto ad Otello e Desdemona. Comunque appare

come un burattinaio con gli altri come marionette da lui manovrate.

Confrontando le due Desdemona,si notano atteggiamenti opposti. La scena che precede il delitto,a

parte per l'Ave Maria,Verdi e Boito si sono attenuti al testo di Shakespeare. In Shakespeare,

Desdemona ha in testa un motivetto che ogni tanto intona mentre racconta la storia di una donna

infelice,che l'aveva colpita e nella quale si rispecchia. Questa situazione è un regalo per Verdi che

non perde l'occasione per scrivere una grande pagina di lirica.

Questa scena è anche quella che rende l'Otello di Rossini un capolavoro. Ambienta tutto a Venezia e

antepone un canto del Gondoliere che recita anche dei versi dell'inferno di Dante. Rossini sa bene

che i gondolieri,al massimo,recitano Tasso (cosa che conferma anche Liszt) ma è più funzionale se

il suo recita Dante. Questo è seguito dalla Canzone del salice accompagnata con l'arpa:l'aria

confluisce poi in un recitativo accompagnato. Quando Otello e Desdemona si scontrano,sono

accompagnati dal rumore della tempesta. Il lavoro di Rossini ha cercato di superare le forme chiuse

e di creare un processo più stretto tra musica e dramma. Queste idee le ha ricavate proprio da

Shakespeare. Verdi fa sua la lezione di Rossini per dare libero sfogo al lirismo con l'Ave Maria che

si oppone al Credo di Jago. È lo scontro tra il bene e il male. Emilia,la balia di Desdemona,ha la

funzione di anti-climax con il suo continuo spettegolare ma cerca anche di esorcizzare le paure di

Desdemona che si stanno per materializzare. Questa scena è legittima ma non ha nulla in comune

con l'originale. Verdi mette Desdemona in un quadro idilliaco di ragazzina che ignora quello che


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LaTita

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Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dei beni culturali
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher LaTita di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di regia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Sciaccaluga Marco.

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