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conclusi gli studi,o si insegna o si è disoccupati.

A differenza della scuola,l'università non deve conformarsi ad un programma e si possono trovare

diverse correnti di pensiero anche se la tendenza è quella di rifiutare la letteratura come discorso sul

mondo.

Recentemente è emersa la corrente della decostruzione che si interroga sul rapporto tra opera e

valori,solo per constatare che l'opera è incoerente e distrugge i suoi stessi valori. Se lo

strutturalismo classico scartava a priori il problema della veridicità,il post-strutturalismo lo indaga

per poter affermare che non esiste. Il testo ha una sola verità che o non esiste o non è accessibile.

Ultimamente questa visione si è allargate anche a discipline date per certe.

Nell'insegnamento universitario bisogna includere anche l'opera,i concetti applicati e le tecniche. Da

qui il professore di scuola deve interiorizzare ciò che ha appreso e trasmetterlo come strumento

invisibile:troppo complesso perché tutti ci riescano.

Anche giornalisti e scrittori concorrono alla visione riduttiva della letteratura. Soprattutto gli

scrittori che all'università hanno imparato a valorizzare solo gli elementi costitutivi. Se vogliono

essere riconosciuti dalla critica,devono valorizzare questi elementi. Sono molte le opere che

valorizzano le concezione formalista della letteratura:viene curata la costruzione,le simmetrie,i

riferimenti...

Ma nel XXI secolo ci altre tendenze,una è la corrente nichilista secondo cui gli uomini sono cattivi

e stupidi,la violenza e la distruzione svela la natura umana e che un mondo non più possibile. Essa è

la rappresentazione di una negazione e può essere oggettivo della critica formalista:se l'universo del

libro è autosufficiente,è lecito analizzarla senza chiedersi la pertinenza delle opinioni in esso

contenute.

Nella corrente nichilista si inserisce l'atteggiamento di autocompiacimento narcisistico che induce

lo scrittore a descrivere ogni sua minima ed insignificante emozione. Parlar male di sé stessi non

annulla il piacere,perché l'importante è parlane. La letteratura diventa un laboratorio di scrittura

dove l'autore cerca di capirsi. Questa tendenza è detta solipsismo dalla teoria filosofica secondo cui

noi siamo gli unici esseri esistenti. Una variante è l'autofiction dove l'autore,libero da ogni

costrizione referenziale,parla di sé godendo dalla libertà d'invenzione e della auto-valorizzazione.

Nichilismo e solipsismo sono collegati:il primo sostiene che la vita e l'universo sono intollerabile

perché è escluso a priori;il secondo si dedica a sé perché il resto non del mondo non ha valore.

Entrambe sono visioni parziali che vanno a completare la scelta formalista.

Nascita dell'estetica moderna.

La tesi secondo cui la letteratura non ha una relazione con il mondo deriva da una storia parallela

all'avvento della modernità.

La relazione con il mondo esterno viene affermata con la teoria classica della poesia. Secondo

Aristotele la poesia è imitazione della natura;per Orazio ha la funzione di istruire e piacere. La

relazione con il mondo la si trova sia dal punto di vista dell'autore che deve conoscere ciò che vuole

imitare;sia da quello dei lettori/ascoltatori che ne ricavano piacere ma anche nozioni utili.

Nell'Europa cristiana si diffonde e si esalta una dottrina più accessibile ed eloquente ma meno

precisa. Quando la poesia si libera della tutela della Chiesa,viene ricondotta ai valori precedenti.

Dal Rinascimento la poesia deve essere bella,caratteristica determinata dalla sua veridicità e dal

contribuito al bene.

La modernità mette in crisi questa visione in due modi,entrambi legati con la progressiva

secolarizzazione della religione e la sacralizzazione dell'arte. La prima riprende il concetto passato

del Dio-Creatore:il Dio monoteista è l'essere infinito che crea cosa finite;il poeta lo imita e si

avvicina ad esso. L'idea di imitazione non è più tra opera,prodotto e il mondo ma è tra il

macrocosmo esterno e il microcosmo interno. Tra i due non c'è somiglianza ma devono essere

coerenti internamente.

L'idea che l'opera sia un microcosmo appare nel Rinascimento italiano. Si diffonde l'idea che Dio è

il primo degli artisti e che le opere servono a celebrarlo. Dal XVIII secolo,sotto l'influenza della

filosofia di Leibniz che introduce il concetto di monade e mondo possibile,ci si orienta verso un

discorso critico descrittivo. Il poeta crea un mondo parallelo a quello fisico,coerente ma

indipendente.

Il secondo modo di rottura con la visione classica è l'affermazione che lo scopo della poesia non è

imitare la natura,istruire o piacere ma produrre bellezza. La bellezza è fine a se stessa:questa

concezione si impone nel XVIII secolo con la laicizzazione della divinità. Ma già nel IV secolo,

S.Agostino descriveva in questi termini la differenza dei sentimenti che si nutrono per gli uomini e

quelli verso Dio:ogni cosa e ogni essere si può usare per un fine trascendente;di Dio bisogna solo

gioire,ovvero amarlo incondizionatamente. Riprendendo e invertendo la relazione di S.Agostino,i

teorici del XVIII secolo portano questa distinzione nell'ambito delle attività umane.

Platone definiva il bene supremo come ciò che è autosufficiente:chi ne è animato non ha bisogno di

nulla. Platone invita anche alla contemplazione delle idee,concetto a cui 22 secoli dopo si fa

riferimenti per l'interpretazione del bello. Ora non è più il creatore ad essere paragonato a Dio ma la

sua opera.

Tra il XVII e XVIII secolo la contemplazione estetica,il giudizio del gusto e il senso del bello

diventeranno entità autonome. In precedenza queste attività avevano un fine altrove:il contadino

ammira i segni lasciati dall'aratro ma lo scopo è che siano efficienti.

Nel XVIII secolo si isolano gli scopi secondari per innalzare quello principale:la contemplazione

del bello. Nel 1750 verrà coniato il termine estetica (letteralmente:scienza della percezione) e si

richiede agli artisti di produrre oggetti destinati al bello.

La nuova prospettiva è quella di colui che contempla il bello e ha diverse conseguenze. La prima è

che ogni forma d'arte viene separata dalle attività di cui era il grado superlativo. Nella prospettiva

della creazione,l'artista è un artigiano con migliori capacità. Invece nella nuova prospettiva della

fruizione,l'artista e l'artigiano sono nettamente separati:l'artigiano crea oggetti che servono secondo

il proprio interesse nella logica dell'usare;l'artista crea oggetti per il solo piacere estetico,in modo

disinteressato e al fine di gioire. Altra conseguenza è che le arti vengono raggruppate entro la stessa

categoria mentre prima erano legata alla pratica di cui erano espressione.

In questa prospettiva l'aggettivo bello è superfluo perché l'arte coincide con l'aspirazione alla

bellezza. Gli antichi trattati d'arte erano dei manuali,ora sono delle descrizione del processo

percettivo.

L'insegnamento delle lettere in Francia arriva a questo con un secolo di ritardo:fino al XIX secolo si

insegnava secondo la retorica (si impara come scrivere),dal XX secolo si adotta la prospettiva della

storia letteraria (si impara come leggere).

L'effetto di questo è che le arti,tolte dal loro contesto,esigono un luogo destinato alla loro fruizione:

musei,galleria,mostre... Aver riunito in un solo luogo opere in origine destinate a luoghi diversi con

diverse funzioni,le indirizza verso un unico scopo:essere contemplati e apprezzati per il valore

estetico. Quando un oggetto viene esposte in un museo diventa opera d'arte.

I due movimenti del XVIII secolo che trasformano la concezione d'arte sono:la progressiva

secolarizzazione del mondo in Europa e una parallela sacralizzazione dell'arte. L'arte è libera e

sovranità del suo creatore e permette all'uomo di raggiungere l'assoluto.

L'estetica dell'Illuminismo.

Quando si passa dalla prospettiva della produzione a quella della ricezione,si allontana l'opera dal

mondo di cui parla e su cui agisce:l'arte viene precipita come autonoma.

In questo periodo l'artista smette di produrre su commissione di un singolo perché è il pubblico il

suo nuovo committente che ne decreta anche il successo. L'arte è diventata per tutti e sullo stesso

piano dei suoi fruitori.

I pensatori del XVIII secolo non vogliono isolare l'arte dal mondo perché l'arte è il bello ma è anche

verità e bene. Viene ripresa l'interpretazione platonica secondo cui il bello materiale è la

manifestazione superficiale della bellezza che rimanda alla bellezza della anime e quindi alla

bellezza assoluta ed eterna. In questo sono comprese anche le pratiche quotidiane.

Shaftesbury è il primo ad applicare il lessico religioso alla contemplazione della descrizione

dell'arte intesa come mezzo per comprendere l'armonia del mondo e capire la saggezza. Shaftesbury

sosteneva che ciò che bello è armonioso e proporzionato. Ciò che è armonioso e proporzionato è

vero e ciò che è vero e bello è piacevole e buono. La poesia richiede la partecipazione attiva dello

spirito per cui la sua bellezza di fonda sul significato e non può essere separata della verità.

Questi pensatori vedono le opere letterarie come un discorso sul mondo e distinguono tra i poeti e

gli scienziati/filosofi anche se entrambi hanno lo scopo:una migliore comprensione dell'uomo e del

mondo. Tra i primi a distinguere tra linguaggio razione e poetico c'è Giambattista Vico.

Baumgarten ha come obiettivo mettere in relazione l'attività artistica con quella filosofica. È un

discepolo di Leibniz,immagina il poeta come un creatore di mondi possibili e legittima la

prospettiva estetica. L'estetica riguarda la conoscenza ma non è inferiore perché deriva da un

analogo della ragione e produce conoscenza sensibile. Questa è accessibile a tutti e rivela

l'individualità di ogni cosa. Conduce a una verità diversa rispetto a quella delle scienze:implica

l'adesione di chi la usa e viene definita verosimiglianza e produce coerenza interna al mondo creato.

L'astrazione coglie il generale e impoverisce il mondo sensibile e le eventuali conclusioni mancano

di chiarezza.

Anche Lessing dedica diverse opere all'analisi delle arti. Da un lato determina la specificità

dell'opera d'arte e la sua ambizione a produrre bellezza come armonia tra gli elementi costituivi.

Dall'altro l'opera è un insieme di altre pratiche che creano la verità del mondo e conducono gli

uomini alla saggezza. Nel Laocoonte (1766) Lessing definisce opere d'arte solo quelle opere deve

l'artista può manifestarsi come tale. Le opere dove si avverte la presenza religiosa non meritano

questo nome perché l'arte non è stata creata per se stessa ma come mezzo religioso. Qui viene

coniata l'espressione l'arte per se stessa che Lessing identifica come sottomissione alle esigenze di

bellezza. L'arte comunque è una attività rappresentativa perché imita lo spazio e il tempo.

In Drammaturgia d'Amburgo (1767),Lessing confronta il lavoro dello scrittore con quello di Dio,

che dà vita ad un mondo coerente ma autonomo. Gli avvenimenti secondari nascono dai personaggi

in cui le passioni corrispondono al loro carattere:in questo senso l'opera sfugge al suo autore.

Lessing non considera mai l'opera un gioco di costruzioni fine a se stesso. La bellezza distingue

l'arte da quello che non è arte ma bisogna anche aspirare a separare l'arte minore da quella

maggiore,l'artista dal genio.

Da qui Lessing loda i suoi artisti preferiti per la verità che gli permettono di raggiungere:

Shakespeare ha una visione profonda sull'amore. Euripide ha appreso da Socrate l'arte di conoscere

gli uomini e se stessi,per questo ha scritto tragedia immortali

queste nozioni verranno rielaborate da Kant nella Critica del giudizio che influenzerà tutta la critica

dell'arte contemporanea. Viene mantenuta una duplice prospettiva:il bello disinteressato e il bello

come moralità. Il bello non è oggettivo perché deriva dal gusto e risiede nella soggettività dei lettori

ma può essere oggettivamente riconosciuto come armonia tra gli elementi.

Queste idee vengono immediatamente rielaborate da Constant che sostiene l'arte per l'arte perché

ogni altro scopo la snatura. È la prima volta che la frase viene usata in francese.

Dell'espressione l'arte per l'arte vanno distinti i diversi tipi di scopo:quello dell'artista che si prefissa

in anticipo con l'intenzione di illustralo (come gli scopi religiosi) e quello tipico di ogni opera d'arte

(tipico dei capolavori).

Constant si esprime anche in merito alla tragedia che definisce un controsenso perché la passione è

impregnata di dottrina e schiava di sviluppi filosofici,opposti all'ottica dell'artista.

L'istruzione è l'effetto e non lo scopo dell'opera. Constant è nemico della letteratura didascalica e la

accomuna ai discorsi pubblici. La letteratura riguarda ogni cosa ed è espressione delle opinioni

degli uomini. La poesia pura non esiste perché ogni forma di poesia ha bisogno di idee e valori che

però non le appartengono. Constant è fedele alla idee della compagna Madame de Staël che nel

1800 pubblica Della letteratura considerata nei suoi rapporti con le istituzioni sociali,dove la

letteratura racchiude anche gli scritti filosofici e le opere di immaginazione,come esercizio del

pensiero negli scritti. Letteratura d'immaginazione,scritti scientifici o filosofici sono distinti ma

appartengono allo stesso genere e contribuiscono a creare una società immaginaria con gli autori del

passato e lettori del futuro.

Dal romanticismo alle avanguardie.

L'estetica dell'illuminismo è instabile perché sposta il baricentro dall'imitazione alla bellezza e

rende autonoma l'opera d'arte. Non ignora il legame tra la realtà e le opere che aiuta a riconoscele el


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LaTita

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dei beni culturali
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher LaTita di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di regia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Sciaccaluga Marco.

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