Capitolo 1. Le origini
Nel Medioevo, con la Chiesa, abbiamo il rifiuto del classico perché pagano e terreno. Ma il rifiuto non è totale in realtà, perché, nonostante nel cristianesimo conti il contenuto e non le forme, la letteratura cristiana si rifà alle discipline dell'oratoria e della retorica tipiche della classicità per ottenere un migliore risultato nei testi ecclesiastici e religiosi. In più, molto spesso - come nel caso di Tommaso d'Aquino con Aristotele - si assiste a una ripresa dei classici da parte degli autori cristiani che ne riprendono i concetti, spesso strumentalizzandoli a fini religiosi.
Inoltre, la Chiesa continua ad utilizzare il latino classico che ormai non corrispondeva più alla lingua parlata. L'adozione del latino da parte della Chiesa assicurò la sua sopravvivenza, ma allo stesso tempo il divario tra lingua scritta e parlata aumentava. Dal latino avevano avuto origine infatti i volgari romanzi e si iniziò a manifestare l'esigenza in alcuni testi di adottare la lingua volgare, ma si trattava di testi per fini pratici come i giuramenti di Strasburgo o il placito di Capua e non di testi letterari.
Un elemento fondamentale per la costituzione di un nuovo pubblico che si andava a formare in Italia, costituito da una classe di ricchi artigiani, banchieri e mercanti che in particolare si svilupparono intorno alla creazione del Comune. È per questo nuovo pubblico che la lingua volgare inizia a diventare anche lingua letteraria, esclusi alcuni settori come la filosofia o la teologia che restano riservati alla lingua latina. Oltre a questo, la nascita della letteratura italiana è fortemente influenzata dai prodotti letterari di altre lingue romanze che si affermavano dal punto di vista letterario da almeno un secolo (es. provenzale XI sec., Italia metà del XII).
Lingua d'öil e lingua d'oc
Due importanti categorie letterarie sono quelle in lingua d'öil e quelle in lingua d'oc.
In lingua d'öil abbiamo la chanson de geste, componimenti poetici che celebrano la figura di Carlo Magno e dei suoi cavalieri contro l'invasore musulmana che vanno a costituire il cosiddetto ciclo carolingio (es. Chanson de Roland) e il ciclo bretone di Re Artù e dei suoi cavalieri. Nel primo caso si celebra maggiormente la fede e la difesa dei Franchi, nel secondo invece è più un eroismo di tipo individuale, ma entrambi sono molto importanti nella creazione di un clima culturale e letterario nuovo.
In lingua d'oc invece si parla di una poesia lirica a contenuto principalmente erotico, una poesia che ricalca le situazioni amorose e gli aspetti del costume tipici delle corti e del feudalesimo, parliamo infatti di poesia cortese, anche perché ne furono protagonisti i trovatori frequentanti delle corti. Tuttavia, questa poesia non può nascere esclusivamente dal clima culturale data la sua grande raffinatezza (es. Arnaut Daniel) quindi si ipotizzano diverse influenze come la poesia araba d'amore diffusa in Spagna o la tradizione medievale cristiana applicata anche all'amore di tipo profano, o le teorizzazioni medievali in latino come quella di Andrea Cappellano.
Capitolo 2. Apogeo e crisi della civiltà comunale (XIII secolo e inizio del XIV)
I più antichi componimenti letterari in lingua volgare italiana sono il Cantico delle Creature di Francesco D'Assisi (1224 ca.), la produzione politica di Giacomo da Lentini, il componimento Già mai non mi conforto di Rinaldo D'Aquino e una canzone addirittura precedente databile XII sec. (Quand'eu stava in le tu' cathene).
Storicamente è un momento molto importante, nella Chiesa Francesco D'Assisi e Domenico di Gúzman fondano gli Ordini mendicanti dei Francescani e dei Domenicani che porteranno forti rivoluzionamenti all'interno della Chiesa, anche dopo la morte dei fondatori uscirono illustri pensatori dagli Ordini come Bonaventura da Bagnoreggio dai Francescani e Tommaso d'Aquino dai Domenicani.
Nonostante questo momento importante di spiritualità, siamo di fronte anche alla decadenza politica e temporale della Chiesa. Bonifacio VIII ha forti scontri con il re di Francia Filippo il Bello, poiché il Papa pretendeva di affiancare a quello spirituale il potere politico, questi scontri si conclusero con la perdita del potere politico della Chiesa e con la cattività Avignonese della Curia (1309-1377).
La situazione politica in Italia
La situazione politica in Italia invece era la seguente: al Sud c'era l'Impero degli Svevi con Federico II, fino al 1266 quando gli Svevi furono sostituiti nel Mezzogiorno dagli Angioini, e l'Italia centro-settentrionale viveva la realtà comunale. Questi comuni spesso erano schierati dalla parte del Papa (guelfi) o dell'Impero (ghibellini), ma si trattava spesso di schieramenti faziosi che rafforzavano rivalità precedenti.
Non si potrebbe in realtà ancora parlare di vera e propria letteratura italiana perché questa viene realizzata non in un volgare nazionale, ma nei diversi volgari depurati. In particolare la produzione letteraria si muove intorno a quelli che sono i principali centri di cultura: la corte di Federico II, i comuni toscani (Firenze, Pisa, Lucca, Siena) e quelli dell'aria settentrionale (Milano, Bergamo, Brescia, Cremona, Verona). Si tratta in entrambi casi di realtà comunali anche se nel secondo caso sono realtà ancora legate al feudalesimo, al contrario dei comuni toscani gestiti dalla classe medio-borghese.
Un'altra realtà culturale è quella dei giullari (es. Cielo d'Alcamo) che tuttavia in Italia si sviluppa molto meno che negli altri Paesi (es. Francia).
Importanti nomi della letteratura
In questo periodo abbiamo importanti nomi della letteratura sia tra gli uomini di legge e i notai come Brunetto Latini o Guido Guinizelli, sia tra i discendenti delle famiglie importanti come lo stesso Dante Alighieri o Cecco Angiolieri e infine i discendenti delle nuove famiglie di mercanti come Guittone d'Arezzo o Guido Cavalcanti.
- La poesia religiosa: Sicuramente a capo di questo filone c'è Francesco D'Assisi con le Laudes creaturarum, una prosa rimata che prende le sequenze liturgiche (Laudato si') a modello e che elenca gli elementi naturali per i quali va ringraziato e lodato Dio. Un altro importante esempio è Jacopone da Todi, che può essere definito il rappresentante del misticismo francescano, in cui appare il tema del "contempus mundi", ovvero all'esaltazione dei doni terreni si affianca il loro necessario disfacimento. Jacopone tende molto allo slancio mistico dell'anima verso Dio.
- La poesia didattica e morale: Tipica dei Comuni toscani e settentrionali (probabilmente più i secondi dove era necessaria una maggiore civilizzazione) è costituita ad esempio da raccolte di proverbi come quelle di Garzo di Cortona o di Girardo Patecchio o il Tesoretto di Brunetto Latini. Il più importante di questi autori è probabilmente Bonvesin da la Riva autore del Libro delle Tre Scritture che si inserisce in quelle opere di questo periodo che vanno in qualche modo ad anticipare quella che sarà la Commedia di Dante.
- La prosa: Riservata principalmente a fini radici utilitaristica, rimane in realtà molto legata alla lingua latina e soprattutto a quella francese dalla quale spesso le opere vengono poi tradotte e volgarizzate (es. Il Milione di Marco Polo o Le Trésor di B. Latini). Molti testi furono poi volgarizzati in volgare italiano come epistole e testi di retorica. Due opere invece più importanti della prosa narrativa sono Il libro dei sette savi e il Novellino, entrambi raccolte di novelle.
- La scuola siciliana: I Siciliani furono i primi in Italia a considerare la poesia una vera e propria attività intellettuale di ricerca, tra i principali esponenti della scuola siciliana abbiamo oltre allo stesso Federico II funzionari di corte come Pier delle Vigne o nobili come Rinaldo d'Aquino. Tuttavia, la poesia della scuola siciliana non è espressione dei sentimenti dell'autore, si tratta più di ricamare su contenuti comuni e stilizzati, che potremmo perfino definire luoghi comuni. È importantissima l'azione linguistica che subisce la lingua della poesia della scuola siciliana: innanzitutto, senza togliere il colorito della lingua, questa viene resa molto elegante e raffinata per gli standard della corte e questo permette di essere compresa anche al di fuori della Sicilia e quando arriva in Toscana subisce nella copiatura un'ulteriore processo di toscanizzazione.
- Dolce stilnovo: Lo stilnovo riprende la poesia siciliana, ma se ne distacca perché all'importanza riservata alla ricerca formale sostituisce l'importanza del carattere simbolico e mistico (più vicino alla poesia provenzale). Dante dà una definizione dello Stilnovo nel Purgatorio o meglio dei concetti che lo caratterizzano, ovvero dolcezza e novità. Dante è sicuramente il principale rappresentante del dolce stilnovo (prosimetro Vita nova) ma altri autori importanti sono Guido Guinizelli, riconosciuto come il fondatore dello stile, Guido Cavalcanti e Lapo Gianni. Con lo Stilnovo si intende una poesia che oltre alla grande raffinatezza linguistica e formale presenta l'elevazione dello spirito, dell'intelletto e dei sentimenti.
- Poesia borghese comico-realista: Sviluppatasi tra la classe borghese, questa poesia prende ad oggetto la rappresentazione della realtà più cruda e volgare dell'età contemporanea, come il vino, l'amore carnale, l'invettiva politica, principale rappresentante Cecco Angiolieri, della tenzone hanno fatto uso anche poeti dotti come Alighieri nelle tenzoni con Cecco Angiolieri e Forese Donati.
Capitolo 3. Dante Alighieri
Nel XIII secolo a Firenze si afferma sempre di più l'istituzione comunale che cerca di prevalere sugli altri comuni toscani. I conflitti oltre che esterni sono anche interni perché la città è divisa in due fazioni, guelfi e ghibellini, che rispettivamente parteggiano per Papa ed imperatore. I ghibellini avevano preso il potere a Firenze nel 1260 durante lo scontro di Montaperti, al seguito del quale Firenze si trovò sotto la guida di Farinata degli Uberti, ma il predominio ghibellino durò poco, perché papa Urbano IV chiamò la Carlo d'Angiò che sceso in Italia sottrasse agli Svevi il Mezzogiorno. I ghibellini vennero scacciati da Firenze e definitivamente annientati nel 1289 con la battaglia di Campaldino alla quale lo stesso Dante prese parte.
Gli scontri interni a Firenze non si conclusero, dal momento in cui papa Bonifacio VIII iniziò a interferire molto con la politica di Firenze, i guelfi si suddivisero ulteriormente in bianchi (anche Dante), guidati dalla famiglia dei Cerchi, e neri, guidati dai Donati. I secondi filo-papali. Nel tentativo di risanare un conflitto non risanabile, furono esclusi da Firenze importanti esponenti di entrambi le fazioni e si occupò del mandato di esilio lo stesso Dante che era stato eletto Priore. Ma Bonifacio VIII col pretesto di riportare la pace fece entrare a Firenze Carlo di Valois che favorì il ritorno di Corso Donati e dei Neri che esiliarono (1302) gli esponenti dei guelfi bianchi, tra cui Dante.
Nonostante gliene venga offerta successivamente la possibilità, Dante non farà più ritorno a Firenze, iniziò a frequentare le signorie e fu ospitato dal signore di Forlì, fu alla corte di Verona, Treviso e altri spostamenti fino a stabilirsi a Ravenna nel 1320 da Guido Novello da Polenta e qui morì (1321). L'esilio è fondamentale nella vita di Dante, è durante l'esilio che scrive la Commedia.
- Vita nuova (1294): È un prosimetro che Dante inizia all'età di 18 anni. La differenza con le altre raccolte di testi dello stilnovo non segue una logica, invece la Vita nuova racconta la storia di Dante e del suo amore per Beatrice, probabilmente Bice de' Portinari. È un prosimetro perché ogni lirica (in tutto 31) è preceduta da un'introduzione e seguita da un commento. Il primo avvenimento narrato è l'incontro con Beatrice che avviene all'età di 9 anni e si ripete 9 anni dopo - importanza simbolica del 9, multiplo del numero della trinità. In questo secondo incontro Beatrice lo saluta, il saluto è il perno intorno al quale ruota la Vita nuova e rappresenta anche la differenza di Dante con gli altri stilnovisti, per Dante infatti la donna vista come donna-angelo non solo rende migliore l'uomo, ma lo salva. (saluto = salvezza.) La svolta dell'opera avviene infatti nel momento in cui Beatrice toglie il saluto a Dante a causa delle cosiddette donne-schermo, due donne che Dante finge di amare per tenere segreto il suo amore verso Beatrice. Nel momento in cui Dante non ha più il suo saluto, il centro dell'opera diventa la lode a questa donna. Infine, ultimo punto di svolta è la morte di Beatrice nel 1290, alla quale seguono altre liriche di dolore per l'assenza dell'amata. La Vita nova si conclude con la promessa di Dante che non avrebbe più scritto di Beatrice finché non fosse stato in grado di farlo meglio di come era stato fatto nella Vita nova, con l'obiettivo di dire di lei ciò che non era mai stato detto di nessuna donna.
- Dante lirico: L'esperienza poetica varia di Dante prende il nome di Rime e comprende molte cose: poesia comico-realista, tenzoni, rime tipiche dello stilnovo. Il gruppo di poesie più significative sono le Rime petrose (due canzoni, una sestina e una sestina doppia) che parlano di una donna dura e insensibile fino alla crudeltà nei confronti del desiderio d'amore (nom. petra). Si allontanano totalmente dalla Vita nova.
- Dante intellettuale e trattatista: Scrive tre trattati: De volgari eloquentia (latino), il Convivio (volgare), De Monarchia in latino. Quest'ultimo fu scritto dopo i primi e fu l'unico concluso, gli altri due non si conclusero perché l'autore probabilmente era troppo impegnato già in quegli anni (1303-5) alla stesura della Commedia.
- Il problema linguistico: Dall'impero romano fino a quel momento la lingua della letteratura era rimasta in latino, salvo alcuni pochi casi. È con Dante che però avviene la rivoluzione linguistica, perché il volgare inizia ad essere usato volontariamente e consapevolmente. Uno degli aspetti della grande modernità di Dante sta proprio nell'aver compreso l'importanza della connessione tra la materia e il modo di esprimerla. Nel De vulgari eloquentia distingue la locutio naturalis o vulgaris dalla grammatica, individuando nella prima maggiore nobiltà poiché appunto spontanea e naturale non artificiale come la grammatica. Proprio per questo motivo Dante scrive il De vulgari eloquentia in latino perché è ai dotti che vuole indirizzare il proprio discorso. Perfetta applicazione di quanto espresso nel De vulgari eloquentia è il Convivio: è scritto in volgare, e la metafora del banchetto intende proprio rappresentare un'occasione nella quale vengono distribuite le vivande che rappresentano il sapere al quale adesso tutti possono accedere perché scritto in volgare.
- Il problema politico (Il De Monarchia): Dopo l'esilio e dopo che Dante conosce altre esperienze diverse da quella comunale (signoria e corte), Dante inizia a ricercare un livello superiore nella riflessione politica e lo trova nell'Impero. Questa concezione è espressa nel trattato in latino di tre libri il De Monarchia. Nel primo libro Dante spiega la necessità dell'Impero e quindi di un'autorità superiore per assicurare la pace, nel secondo esalta l'importanza dell'Impero romano come culla del Cristianesimo e nel terzo enuncia quella che rispecchia la sua concezione politica che ritroveremo nella Commedia, la teoria dei due soli, secondo la quale Chiesa e Impero devono coesistere e occuparsi di materie diverse, rispettivamente devono esercitare potere spirituale e temporale, riconoscendosi l'un l'altra.
- Le Epistole: Dante scrisse tredici epistole di differente genere. Due in particolare sono importanti e famose, una indirizzata ad un amico fiorentino in cui respinge le umilianti condizioni alle quali Firenze avrebbe riammesso gli esuli e l'altra è quella indirizzata a Cangrande della Scala, nella quale vi è la dedica della terza cantica al destinatario e informazioni sulla struttura dell'opera.
- La Divina Commedia: La Commedia può essere considerata la risposta di Dante al mondo dal quale è stato tradito, ma quella di Dante non è un’opera che si riferisce esclusivamente alle sue vicende biografiche e politiche, ma è un’opera universale. Dante riesce ad elevarsi dalla sua condizione personale e osserva dall’alto la vicenda umana. Giovanni Boccaccio scrisse il Trattatello in laude di Dante nel quale dice che i primi sette canti della Commedia siano stati scritti prima dell’esilio (1302). In realtà noi sappiamo che le date di realizzazione delle tre cantiche sono tra il 1306 e il 1307 per l’Inferno, dal 1308 al 1312 per il Purgatorio e dal 1312 al 1321 per il Paradiso, concluso poco prima della sua morte. Quindi Dante, avendo realizzato l’opera durante l’esilio, non aveva la comodità di accesso alle altre opere letterarie con grande facilità, ma nonostante questo la sua opera è ricchissima di riferimenti filosofico-letterari. Della Commedia non esiste copia autografa, fu molto tramandata a partire dal XIV secolo. La lingua del poema è il volgare, in coerenza con quanto espresso teoricamente nel De vulgari eloquentia, ma differenziandosi da quanto espresso in questo, il volgare che scelse non fu un volgare illustre, ma il fiorentino parlato del suo tempo, ingentilito e plasmato secondo l’intento letterario. Il titolo dell’opera invece resterebbe in latino, ovvero la Comedía, che diventa Divina Commedia per opera di Boccaccio.
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