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Sunto di filosofia politica

Introduzione

Le vie schmittiane verso la concretezza, come la rappresentazione cattolica o la costituzione, sono diverse modalità della ricerca di pensare la politica come contingenza e forma al tempo stesso. Il libro del '38 sta fra la mai decollata teoria dell’ordine concreto, elaborata come tributo di Schmitt al regime nazista, e la teoria del nomos degli anni '40. Della prima mantiene l’idea che la concretezza della politica coincida con la comunità e la razza del popolo; della seconda propone che le forme politiche moderne abbiano concretezza nell’essere determinate da decisioni sull’orientamento della politica verso Terra o Mare.

Prima del '38 l’interpretazione di Hobbes da parte di Schmitt si basava sul fatto che l’ordine politico fosse concreto grazie alla persona del sovrano. Prende sul serio il Leviatano di Hobbes, anche se pensa che il filosofo inglese non abbia fatto altrettanto col titolo dell’opera. Schmitt divide lo Stato moderno in quattro, individuandovi quattro dimensioni e quattro forme: mito, Dio, persona, macchina giuridico-burocratica. Il Leviatano è per Schmitt un mito ebraico, mostruoso animale marino citato nel libro di Giobbe come esempio di potenza invincibile dell’uomo e come manifestazione dell’onnipotenza creatrice di Dio. Ciò significa che Hobbes intuisce che la politica ha a che fare prima di tutto con l’elementare.

Il Leviatano, mostro marino, sembra inadatto ad esprimere l’essenza terrestre dello Stato moderno. La seconda alternativa al mito è rappresentata dalla creazione di un Dio mortale tramite il contratto fra individui. Anche a causa del periodo, la teologia politica in Germania è argomento sospetto e per Schmitt dunque, lo Stato può essere definito Dio solo perché onnipotente, non perché abbia origine divina. La terza è la persona sovrano rappresentativa, che però per Schmitt preesiste al patto razionalistico. La quarta è una macchina potentissima, razionale, tecnica e neutrale, che vuole abbattere le guerre di religione e assicurare pace e tranquillità pubbliche. Per Schmitt, il Leviatano di Hobbes unisce le quattro dimensioni per poi perdere la propria unità durante la sua evoluzione.

La distruzione del Leviatano sta nella dimensione meccanica, in quella mitica e divina dello Stato ed è stata resa possibile dalla distinzione tra interno ed esterno in Hobbes. Così la religione diventa funzione pubblica a disposizione del sovrano, sottratta all’incerto e fazioso opinare di singoli, sette e Chiese. Per Schmitt, Hobbes avrebbe avuto la consapevolezza che la concretezza della politica si ottiene presupponendo una comunità (cristiana), rispetto alla quale la riserva individuale di fede interiore non aveva valenza politica. La teoria secondo la quale si capisce lo Stato moderno tramite Hobbes mostra che nelle intenzioni di Schmitt la concretezza politica va cercata in uno Stato nuovo, nella realtà postmoderna del nazismo.

Ritratta poi nel primo dopoguerra, affermando che un brano riguardasse se stesso resistente durante il nazismo e non su gesuiti, massoni.

Il cristallo di Hobbes

Il cristallo di Hobbes è la raffigurazione di un ordine politico complesso in cui la politica si struttura in assi che dal basso sono: protezione dell’individuo, decisione sovrana che sostituisce autorità tradizionale, sovranità come formula di fede e apertura alla trascendenza. La decisione è l’asse del cristallo il cui senso sta nell’apertura della politica alla trascendenza, nella cristianità del Leviatano. Per Schmitt è questa la concretezza del Leviatano. Hobbes sfugge al nesso Riforma rivoluzione, al soggettivismo cui Hegel dice sì. Il testo del '65 è segnato dal Nomos, ius publicum europaeum e Hobbes e il suo Leviatano diventano nucleo della politica moderna destinata ad orientarsi verso liberalismo, decisionismo, burocrazia, totalitarismo.

Nel secondo dopoguerra l’addio a Hobbes è per Schmitt l’addio a ogni concretezza, uno sguardo retrospettivo da Epimeteo piuttosto che in avanti da Prometeo. Schmitt deforma Hobbes perché è nazista, ma soprattutto perché vive nel '900. È un esponente del pensiero negativo, dal quale non ci si può aspettare sensibilità per razionalismo e individualismo, per la loro carica costruttiva e emancipativa. Schmitt vede di positivo in Hobbes: concretezza dell’ordine politico, orientamento originario del cristallo dell’ordine politico. In realtà la politicità del Leviatano di Hobbes sta nella sovranità rappresentativa e ordinativa, più che nelle dimensioni non razionali della politica.

La complessità dell’ordine hobbesiano diventa concretezza in Schmitt. Accanto al politico, gioca un ruolo importante anche l’elemento del sistema, della strutturazione interna dell’ordine. Schmitt non vede nella modernità l’andare di pari passo di soggetto e Stato. Tramite Hobbes scopre anche che la politica moderna implica la sovranità per scopi come il diritto e che la forma non può essere del tutto posta al servizio del soggetto. Infine il discorso di Schmitt sul mito va letto alla luce del politico: la polisemia mitica viene tradotta nel polimorfismo della politica.

La distanza tra barocco ('600) ed espressionista ('900) è che per Schmitt l’uscita dallo Stato di natura è resa impossibile dal politico, mentre per Hobbes è indispensabile. Il rapporto tra i due sta nella differenza fra “sovrano che decide il caso d’eccezione” (Hobbes, quando il sovrano sacrifica la vita del singolo per se stesso e di conseguenza per i cittadini) e sovrano è chi decide sul caso d’eccezione (introduzione di indeterminatezza nell’ordine politico). Sono due visioni prospettiche della stessa epoca storica: la modernità, colta nel suo inizio grandioso e nella sua fine tremenda, nel pathos della ragione e negli incubi in cui la ragione politica culmina.

Il Leviatano nella dottrina dello Stato di T. Hobbes – senso e fallimento di un simbolo politico

Col Leviatano si evoca un simbolo mitico, è l’immagine più potente e forte. Non è qualsiasi corpus o animale, ma un’immagine tratta dalla Bibbia, dall’Antico Testamento. È il mostro marino che nel libro di Giobbe è indicato come l’animale più forte e indomabile, al pari di quello terrestre Behemoth. Il primo è associato a coccodrillo, balena o grosso pesce, l’altro a un toro o elefante e non solo: Leviatano è anche serpente o drago. In quest’ultima accezione può significare la forza del diavolo nelle sue parvenze o lo stesso Satana. Può simboleggiare un mostro marino che tutto inghiotte, quanto il mare che secondo Efraim di Siria, l’ultimo giorno manda indietro i suoi morti.

Nel corso del Medioevo emergono due correnti interpretative: la simbolizzazione cristiana operata dai Padri della Chiesa del Primo Medioevo e la mitizzazione ebraica dei rabbini della Kabbala. Secondo la prima il diavolo è rappresentato come Leviatano, un grosso pesce, che volle inghiottire l’uomo Dio crocefisso rimanendo preso dalla croce come da un amo. Questa tesi risale a Gregorio Magno e si estende ai secoli seguenti. Invece secondo le interpretazioni ebraico-cabalistiche, il Leviatano rappresenta la bestia sulle mille montagne, cioè i popoli pagani, che combattono tra loro. Leviatano, le potenze marittime e Behemoth quelle terrestri. Gli Ebrei se ne stanno da parte a guardare per poi cibarsi della carne dei popoli uccisi traendone vita. I due mostri sono per gli Ebrei, immagini della potenza vitale e della fecondità dei popoli pagani, che odio e senso di superiorità loro hanno sfigurato in mostri. Rappresentano anche serpente e drago, il Leviatano è ostile per la mitologia ebrea e dell’Asia Anteriore, ma simbolo di divinità benevola per cinesi, Celti, Longobardi, Vandali, ecc.

Leo Strauss, studioso ebraico, esaminando il Tractatus di Spinoza, ha accertato la dipendenza dello stesso da Hobbes. Secondo Hobbes, la distinzione fra poteri temporale e spirituale, era estranea ai pagani, mentre gli ebrei producevano l’unità partendo dal versante religioso. Solo la Chiesa papista di Roma e le chiese presbiteriane, avide di dominio, vivono di tale separazione. Il senso della teoria politica di Hobbes, come sottolinea Strauss, sta nella lotta al Regno delle Tenebre cui aspira la Chiesa papista di Roma.

Secondo Schelsky, Hobbes si colloca sulla linea dei grandi pensatori politici, come Machiavelli, Vico o il più recente Nietzsche. Dio terreno, presente solo al di qua, si fonda sull’attività politica degli uomini, che lo devono sottrarre di continuo al caos di uno stato di natura.

Un uomo gigante, composto da molti piccoli uomini, con la mano destra impugna una spada e con la sinistra un pastorale, a mo’ di protezione verso una città pacifica. Sotto le braccia appaiono strumenti di potere e lotta dei conflitti temporali e spirituali: rocche, castelli, cannoni, bandiere.

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Scienze politiche e sociali SPS/01 Filosofia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher inzaghino di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Messina o del prof Barberi Maria Stella.
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