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Romanticismo politico di Carl Schmitt

Presentazione di Carlo Galli

Il testo c'illustra un iniziale confronto tra due autori del '900, i quali hanno affrontato in maniera differente la medesima tematica, quella del Romanticismo: Walter Benjamin e Carl Schmitt. Del primo, Carlo Galli ci parla di come – a suo dire, il Romanticismo ponga la riflessione al centro di tutto, slegando soggetto ed oggetto in quanto il secondo «è pura mancanza di relazione» (p.11); la conoscenza verrebbe quindi stimolata da tutte le possibilità implicite, e «L’attività della critica […] mediazione in cui consiste l’opera d’arte» (p.11). Benjamin, in parole povere, vede nel Romanticismo la possibilità di svincolarsi dal razionalismo, plasmando una realtà del quale fulcro non c'è necessità, poiché «è tutto linguaggio, espressione, libertà, mediazione in autocreazione» (p.12).

Schmitt, d'altro canto, stabilisce una certa connessione tra la natura del soggetto e il suo rapporto con l'oggettivo: il filosofo critica l'assenza di contatto con l'oggetto, dichiarando che il comportamento romantico è basato su un occasionalismo soggettivato, e «l’estetizzazione dell’esperienza» (p.13); in altre parole, l’artista romantico non agirebbe nel mondo reale, ma ne subirebbe passivamente gli eventi, utilizzandoli come scusante per valorizzare il suo pensiero, rendendo tutto un campo estetico di cui avvalersi. Come dirà stesso Carlo Galli: La mancanza di un rapporto […] fra soggetto e oggetto, fra romantico e mondo, dà luogo nel Romanticismo a una produttività che consiste nel costruire un mondo soggettivo e fluttuante, esclusivamente estetico […] (p.17)

Possiamo quindi constatare che il soggetto romantico – quale può essere la donna amata, un periodo storico, o anche una figura politica, vengono scollegati dalla loro relazione storiografica col tempo, così diventando pretesto per qualsiasi fantasia. Come direbbe Novalis, «ogni cosa è l'inizio di un romanzo senza fine» (Frammento 66, p.143).

Analisi di Schmitt e Benjamin

Ma in che modo Schmitt e Benjamin si pongono quindi a due poli opposti? A rispondere a questa domanda, c'aiuta sempre il filosofo Galli, affermando che: In Schmitt e in Benjamin il Romanticismo assume due volti: la cosciente creazione di infiniti mondi, e l’inconsapevole fuga dal mondo. (p.20)

Schmitt non si accontenta di vedere il Romanticismo unicamente come una forza creatrice illimitata, ma è interessato ad appuntare tutte quelle contraddizioni e quei conflitti interni che lo rendono il periodo artistico e letterario camaleontico che noi ben conosciamo; si approccia, difatti, a un’analisi storico-politica del suo tempo, così da evidenziare le caratteristiche del movimento tramite validi esempi. Qui porrà il termine di «occasio» (Schmitt, Teologia politica, p.30), utilizzato in questo caso per descrivere la mancanza di presa dell’artista romantico sul mondo reale, «[…] e quindi di essere a favore di qualunque ordine, […] e così di consegnarsi alle potenze che di volta in volta sono dominanti» (p.25).

Periodi storici e analisi culturale

Ma quale periodo storico Carl Schmitt ci mostra per dimostrarci la sua tesi? Ebbene, il filosofo tedesco analizza non la storia francese o inglese, bensì quella della sua stessa madrepatria, nell’epoca più o meno del 1800/1830 circa, quando la borghesia tedesca non aveva ancora chiaro il suo posto in società; difatti, citerà poi Galli le seguenti parole: […] una struttura dello spirito che trova le categorie centrali dell’esistenza umana nella produzione e nel consumo. (Id., Il concetto di «politico», cit., p.155/156, nota 57, p.201)

Nonostante ciò, Schmitt porrà anche diversi esempi di altre culture, in quanto «È qui impossibile delineare una storia delle interpretazioni del Romanticismo» (p.31).

Premessa

Carl Schmitt inizia il suo discorso con un’introduzione alquanto chiara: la sua opinione è che la tendenza a generalizzare, che ha portato gli storici dell’arte...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/04 Estetica

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