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Gli autori e la domanda sull'uomo

Tutti e quattro gli autori affrontati vanno a osservare e a rispondere politicamente alla domanda: "Che cosa è l’uomo?". Sono autori molto diversi tra di loro, soprattutto dal punto di vista politico essi sono molto distanti.

Thomas Hobbes e la sua visione dell'uomo

Thomas Hobbes nasce in Inghilterra alla fine del 1500, egli si definisce il gemello della paura in quanto nasce prematuro, e lega ciò allo scontro in atto tra la flotta inglese e l'invincibile armata, dovuta alla paura della madre per il suddetto scontro. Non ha mai insegnato e muore molto anziano sulla fine del 1600. La prima pubblicazione si avrà solo all’età di 40 anni.

Il primo testo sarà il “De Cive” scritto in latino e di cui circoleranno poche copie. Il De Cive altro non è che testi in cui l’antropologia di Hobbes si presenta con caratteristiche diverse rispetto a quella che sarà successivamente nell’altra opera e più famosa dell’autore, quale “Il Leviatano”. Si avranno alcune riedizioni, ma che cambieranno in modo limitato; vi sarà solamente l’introduzione della sezione intitolata “L’uomo”.

Nel Leviatano troviamo la prima sezione in cui Hobbes effettua quella che possiamo definire l'analisi dell'uomo. Egli si concentrerà quindi nella risposta alla domanda, cosa distingue l'uomo dagli animali? Egli si concentrerà quindi nella prima parte alla costruzione di come funzionano le facoltà umane fondamentali e che rispondono ai 5 sensi: il linguaggio, la ragione, l'immaginazione e le passioni.

Analisi comparativa tra uomo e animali

Questo tipo di analisi viene quindi condotta paragonando le funzioni degli umani rispetto a quelle degli animali e vi sarà un lavoro minuzioso. Si parla quindi di funzionamenti della natura umana, distinto rispetto ai funzionamenti della natura animale e in particolare di quella categoria di animali che Aristotele definisce animali sociali (api e formiche) e come vedremo Hobbes sarà in contrasto con ciò, in quanto definisce l’uomo un essere asociale, sarà quindi il primo che formula con forza e nettezza la tesi contraria rispetto a quella di Aristotele.

Tutta la prima parte del Leviatano è molto dettagliata nella descrizione comparativa umana che vuole argomentare e difendere la tesi dello stesso autore. Egli dirà che teorizzare la socialità dell'uomo è una supposizione, una pretesa o un postulato, e lo dice affermando che Aristotele è stato superficiale.

L'uomo e la società secondo Hobbes

Hobbes dirà che l'uomo è inadatto alla società per nascita poiché nasce bambino e che la maggior parte resta inadatto tutta la vita e qui l'autore afferma qualcosa di molto importante. Verosimilmente, gli uomini che diventano adulti sono inadatti alla società, siano in realtà una cospicua minoranza. In quanto egli dirà che nessuna società duratura e numerosa può avere inizio dalla gloria e che la cooperazione è quindi necessaria affinché la società nasca e si sviluppi e tutto ciò deve riguardare tutti.

Per l'autore le esigenze della cooperazione sono ben più onerose rispetto a quelle del disordine, e il pessimismo antropologico di cui ha bisogno per dimostrare la sua tesi è un pessimismo minimo, in quanto gli basta poco per argomentare la necessità della politica in una società.

Gli uomini si riuniscono quindi per cercare o l'utile o la gloria: onore utile e paura sono nel “De Cive” le tre grandi famiglie di passioni umane.

L'autore affermerà che ogni piacere dell'animo consiste nella gloria, cioè nell'avere una buona opinione di sé, vi è quindi la riduzione di una virtù come quella dell'onore e del prestigio non nell'esercizio di una qualità che si possiede, ma nell'acquisizione di una buona considerazione di sé.

Questo tema sarà molto importante in quanto la mia buona opinione di me stesso è connessa all'esperienza della superiorità, e sulla base di ciò non si costruisce nessuna società grande e duratura, in quanto la buona opinione di sé è una grandezza differenziale, perché spetta solo a uno dei due.

Strade verso una buona opinione di sé

Vi sono poi altre due strade in cui io posso assumere una buona opinione di me: la prima è quella di essere adeguati al compito che ci hanno affidato, mentre la seconda è quella che oggi viene più praticata, ovvero la strada dell'unicità e anche qui c'è un problema perché ognuno di noi ha un valore in quanto è un esemplare singolo, vale quindi come individuo unico. È molto complicato stabilire un confine di unicità e di autosufficienza.

Il Leviatano avrà quindi l'intento di spiegare le caratteristiche della natura umana, che non sono immediatamente funzionali a definire l'uomo come un animale asociale. Immagini che l'autore vuole trasmettere dell'uomo nella prima parte del Leviatano è un'immagine a 360°.

Il Leviatano: capitoli chiave

Capitolo Primo: Il Senso

Il senso, inteso come la capacità di assorbire sensazioni. L'autore riconduce tutti i pensieri umani a delle sensazioni. Gli uomini, quindi, non hanno niente di innato, ma tutto ciò che arriva al cervello umano è grazie ai sensi.

Inizia qui la spiegazione di cosa sia il senso. La causa della sensazione è il corpo esterno o l'oggetto che agisce sull'organo o sul cervello dell'uomo. Le sensazioni sono quindi l'effetto che l'azione del corpo esterno produce sui sensi o in modo diretto, attraverso un contatto o in modo indiretto, attraverso la vista, l’udito ecc.

Una volta che si è entrati in contatto con questa sensazione, il tutto arriva tramite la mediazione di nervi, fibre e membrane del corpo, internamente al cervello e al cuore. L'azione arriva quindi al cervello, sede della dimensione cognitiva e dal cervello va al cuore, sede della dimensione emotiva, successivamente vi sarà quella che viene definita una resistenza o sforzo per liberarsi della sensazione, è qui che riceviamo delle qualità sensitive come: amaro, dolce, stridente, confortevole, caldo o freddo.

C'è quindi un principio di azione-reazione.

Nominalismo e approccio materialistico

È un approccio materialistico, ma anche detto nominalistico: il Nominalismo, è un movimento metafisico ed epistemologico che nasce tra i secoli XI e 15, che sono attraversati da una disputa complessa che coinvolge le migliori menti europee.

  • I Realisti: un partito filo-platonico.
  • I Nominalisti di ispirazione aristotelica.

La disputa verte sulla natura degli universali cioè uomo, sedia ecc. che però indica tutti gli uomini, secondo i realisti, questi sono enti reali, è l’idea che si manifesta nei singoli esseri e esiste anche al di fuori e indipendentemente da essi; dall’altra parte i nominalisti sono quelli che pensano che gli universali siano solo dei nomi, il mondo è fatto da cose singolari e differenti tra essi, che però hanno alcune somiglianze. Gli universali sono i contenitori che noi mettiamo tutti quelli che noi riteniamo simili, e quindi l’uomo è solo il nome che io do a tutti gli uomini, inteso come contenitore.

Capitolo Secondo: L’Immaginazione

L'immaginazione non è altro che una sensazione che si indebolisce ed esiste negli uomini e in molte altre creature viventi, tanto durante il sonno quanto durante lo stato della veglia. Hobbes fornisce due spiegazioni del perché l'immaginazione sia una sezione che si indebolisce: la prima è prospettica, mentre la seconda è fisica.

È prospettica, poiché fra i molti stimoli che i nostri sensi ricevono dai corpi esterni risulta avvertibile solo quella predominante, non siamo quindi sensibili alle azioni delle stelle, ad esempio, dato che la luce del sole è predominante. Quindi l'uomo, dopo che ha avuto una sensazione e ne ha subito un'altra, la prima appare come le stelle (tenue) e la seconda come il sole (predominante).

In precedenza, abbiamo detto che l'immaginazione è questa sensazione che si indebolisce, per cui quando vi è la diminuzione dell'immaginazione e della sensazione che si sta quindi attenuando e che risulta vecchia e passata, interviene quella che chiamiamo memoria, possiamo quindi dire che immaginazione e memoria sono una cosa sola, ma che assumono nomi diversi.

L’immaginazione che si produce nell’uomo, per mezzo di parole o di altri segni volontari è ciò che chiamiamo intelletto ed è comune agli uomini e alle bestie. L'intelletto non è quindi una capacità solamente umana; la ragione è una facoltà esclusivamente umana, ma l’intelletto no, in quanto anche un cane intenderà per abitudine il richiamo o il rimprovero del suo padrone. L’intelletto sarebbe quindi la capacità di comprendere la volontà, mentre la capacità di comprendere (ragione) i pensieri è specificamente umana.

L'intelligenza, infatti, non è altro che la concezione causata dalla parola, qui capiamo perché Hobbes attribuisce l'intelletto a tutti gli animali, mentre riserva l'intelligenza solo agli uomini. In quanto la possibilità di intendere pensieri e concetti è esclusivo dell'uomo, perché solo l'uomo ha il linguaggio, ecco quindi la prima differenza antropologica tra uomo e animali.

La mente umana ha la capacità di apprendere l'uso del linguaggio e dall'uso del linguaggio deriva quindi la possibilità della ragione, anche se quando nasciamo non abbiamo né il linguaggio né la ragione, e anche se ci sono adulti che hanno il linguaggio. L'insieme di intelligenza e ragione sono due effetti principali del linguaggio.

Capitolo Terzo: Immaginazione e serie di pensieri

I pensieri possono essere diversi dalle singole immaginazioni, ma anche in questa fase le serie di pensieri o la successione di immaginazioni vengono chiamate serie di pensieri. Per successione o serie di pensieri si intende quella successione di un pensiero ad un altro che viene chiamato: discorso mentale.

Hobbes sta quindi distinguendo tra discorso verbale e discorso mentale. Secondo l'autore, gli uomini pensano e collegano nelle loro menti le immaginazioni in catene più o meno lunghe o fatte più o meno in un modo, indipendentemente dal linguaggio. Per l'autore gli uomini penserebbero anche senza linguaggio, mentre molte teorie contemporanee fanno del linguaggio la precondizione essenziale del pensiero. Invece, egli affermerà che il linguaggio serve in primis per parlare e non per pensare.

Le serie di immaginazioni non sono per niente casuali, ci sono anzi dei principi e delle regole. C'è quindi una struttura nella mente che le dispone in modo più possibile non casuale, non è possibile la capacità di transizione da un'immagine ad un'altra senza aver prima trovato il proprio corrispondente nelle sensazioni, senza che quindi si sia provata la sensazione.

L'uomo non conserva le singole immaginazioni, ma catene di immaginazioni composte dalla successione temporale. Non è causale, ma non è neanche del tutto ordinata. Non c'è un disegno ben definito che governa la ricerca dell'immaginazione è un'immaginazione governata dalla contingenza temporale e questa serie di pensieri o discorso mentale è tipicamente di due tipi:

  • Non guidato, senza disegno - quei pensieri vagano e sembrano incongruenti l'uno rispetto all'altro, come in un sogno.
  • Costante “regolato” da qualche desiderio - Da cose che si desiderano o si temono fortemente.

A sua volta le serie di pensieri regolati sono di due specie:

  • Quando cerchiamo le cause o i mezzi che producono un effetto immaginato. Se pensiamo ad una torta si accende la passione della fame, ma può anche succedere che si accende l'immaginazione.
  • Quando, immaginando una qualsiasi cosa, ne ricerchiamo tutti i possibili effetti che è in grado di produrre. Se ad esempio il pollo arrosto immaginato termina con l’ingestione del pollo, ma pensiamo anche a cosa ci possiamo fare? Una volta ottenuto gli effetti che si possono ottenere sono infatti che posso mangiarlo, posso darlo da mangiare ad un animale, posso usarlo come arma verso qualcuno. Per cui uno strano desiderio mi porta a immaginare una causa e una serie di effetti che partono dalla stessa causa. E questo da Hobbes viene notato e fatto presente sono negli uomini.

Per gli uomini accanto ai desideri e ai piaceri del senso, esistono altre tipologie di piacere, come ad esempio la curiosità che spiega il perché gli uomini pensano diversamente rispetto agli animali. Il desiderio di conoscere il perché e come, è detto per l'appunto, curiosità, essa non si trova in nessun'altra creatura vivente se non nell'uomo. L’uomo, perciò, non è contraddistinto soltanto dalla ragione, ma anche da questa particolare passione rispetto agli animali.

Gli uomini sono quindi capaci di collegare le immaginazioni secondo la modalità di causa effetto sconosciuta agli altri animali, perché sono spinti dalla curiosità. Successivamente vi è la prudenza, cioè la capacità di collegare cause ed effetti sia in un senso che in un altro, in questo caso si considera il risultato di un'azione e lo si fa nell'ipotesi che azioni simili seguiranno dei risultati simili, per cui l'esperienza ripetuta, una connessione di causa-effetto è ciò che produce la prudenza. Gli animali usano la prudenza in senso teologico, mentre gli uomini in senso causale (cosa comporta) e ciò fa parte del c.d serbatoio cognitivo.

Capitolo Quarto: Il Discorso

Il capitolo inizia con una comparazione tra l'invenzione delle lettere e l'invenzione della stampa. Le lettere esistono da quando le parole hanno un suono e sono diventate un segno. Invenzione della stampa, benché ingegnosa, non vale molto se la si confronta con l'invenzione delle lettere. Il discorso consiste in nomi o appellativi e della loro connessione il discorso e quindi la capacità di usare nomi, segni della memoria e la possibilità di connetterli tra di loro.

Grazie a questa invenzione, gli uomini registrano i loro pensieri, li richiamano quando sono passati e li dichiarano tra gli uni e gli altri. Registrare non significa solo fare una copia, ma associare un suono ad un'immaginazione, mentre quindi insieme più immaginazioni e richiamarla a tutte le menti con un solo nome. I nomi sono quindi anche i modi per riassumere la conoscenza e il linguaggio e anche fondazioni, in quanto consente di organizzare l'esperienza in modo da trattenere più immagini e conoscenza. Il linguaggio è anche la capacità di trasferimento della conoscenza.

L'uso del discorso consiste quindi nel trasferire un discorso mentale in un discorso verbale, ovvero la serie dei nostri pensieri in una serie di parole.

Ciò ha due vantaggi:

  • La registrazione delle conseguenze quindi quando dico cane uso un suono per indicare un nome e quindi uso la memoria. In questo modo i pensieri che tendono a sfuggire vengono così richiamati attraverso le parole con le quali sono stati connotati.
  • Qui c'è l'uso convenzionale del linguaggio. Affinché il linguaggio possa funzionare da medium è necessario che ci sia un accordo sul significato dei nomi. Il linguaggio è un moltiplicatore della memoria, è un formidabile strumento di trasmissione della conoscenza.

Il punto interessante è che gli uomini hanno il linguaggio perché hanno una maggiore esigenza di memorizzazione, cioè quindi l'esigenza che gli uomini sono curiosi, gli uomini non percepiscono e non trattengono solo le immaginazioni legate a soddisfacimento dei propri bisogni, mentre gli animali mantengono le immaginazioni che possono portare ad un'immediata utilità, un essere del genere non ha bisogno del linguaggio.

“Quando due nomi sono uniti insieme in una affermazione, come ad esempio ‘un uomo, è una creatura vivente’ oppure ‘se è un uomo, è una creatura vivente’ se il secondo nome ‘creatura vivente’ significa tutto ciò che il primo nome significa, quindi ‘uomo’; possiamo dire che l'affermazione è vera, altrimenti è falsa. Qui si introduce il c.d. sillogismo”.

Il sillogismo non è che un modo per esplicitare qualcosa che è già contenuto nella definizione dei nomi. Poiché la verità consiste nell'ordinare correttamente i nomi nelle nostre affermazioni, chi cerca l'esattezza della verità, devono necessariamente ricordare a cosa si riferisce ogni nome di cui si serve collocandolo coerentemente.

Si comincia con lo stabilire i significati delle parole, chiamando quest'operazione "definizioni" e ponendole all'inizio del calcolo.

Possiamo dire che si tenta quindi di dare alle cose del mondo, non create da noi e che si apprendono attraverso l'esperienza, un livello di scientificità. In questo contesto la ragione non è una facoltà che ha la capacità di indicare i fini e i valori, di promuovere la conoscenza. La ragione è la corretta concatenazione delle conseguenze dei nomi, che si basa sulla corretta definizione dei ‘nomi’ di cui si sta parlando.

Il fine per cui gli uomini mettono in piedi tutto questo, è il tentativo di attrezzarsi in una relazione con il mondo molto più complessa di quello degli animali.

Capitolo Sesto: Movimenti e forme delle passioni

Qui Hobbes sottolinea che vi sono diversi movimenti...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche BIO/08 Antropologia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher antlup di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof D'Andrea Dimitri.
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