Cenni di linguistica romanza
La linguistica romanza studia l'evoluzione delle lingue romanze a partire da quella latina, indagando fonetica, morfologia, sintassi, lessicologia, dialettologia e sociolinguistica. L'insieme delle lingue ad oggi parlate sul nostro pianeta viene classificato in diversi modi, il più comune è quello di tipo genealogico, secondo cui ogni lingua deriva da una lingua madre; poi c'è la classificazione tipologica effettuata dai fratelli Schlegel 1818, che distingue le lingue tra isolanti, agglutinanti, flessive.
Le isolanti sono caratterizzate da molti morfemi, ciascuno con funzione univoca; le agglutinanti sono formate dalla giustapposizione di molti morfemi, mentre le flessive sono caratterizzate da morfemi con più funzioni, ad esempio l'italiano. Un altro tipo di classificazione linguistica è quella geografica, questo tipo si adatta bene esclusivamente alle lingue cosiddette semitiche.
Le lingue romanze, di tipo flessivo, sono unite dallo stesso antenato, il latino, ma sono anche un sottoinsieme di un imponente gruppo linguistico, quello indoeuropeo. Si è ipotizzato che da una immaginaria lingua madre si siano poi diversificate molte delle lingue tutt'ora parlate, sono state poi postulate varie sottofamiglie appartenenti al ceppo indoeuropeo tra cui le lingue germaniche, celtiche, romanze. Le lingue romanze sono il solo caso per ora documentato in cui da una lingua attestata come il latino si sia poi sviluppata un'intera famiglia.
Storia della linguistica romanza
I primi studi di linguistica romanza iniziarono nel Medioevo, un esempio su tutti è costituito dal De vulgari eloquentia di Dante, dove lo studioso riconosce una fondamentale unità tra le lingue romanze, comparando il lessico. Dal Cinquecento e con l'Umanesimo aumentano le trattazioni grammaticali delle singole lingue, ad esempio la grammatica di Bembo in Italia.
Verso la metà del XIX sec, con l'acquisizione di una metodologia comparativa, il tedesco Friedrich Diez compila una grammatica comparata delle lingue romanze con annesso vocabolario etimologico. Il tedesco Schuchardt nel 1866 afferma che le lingue romanze non derivano dalla lingua scritta degli autori classici latini, ma dalla lingua parlata dell'Impero, coniando la definizione di "latino volgare".
Il francese Jules Gilliéron pubblica dal 1902 al 1910 il primo atlante linguistico nazionale, dal quale prese spunto Schmidt per la formulazione della Teoria delle Onde. Secondo Schmidt, lingue originariamente diverse, ma vicine sul territorio si influenzano reciprocamente mediante la circolazione di innovazioni linguistiche che, partendo da un centro, si propagano verso l'esterno in cerchi concentrici come le onde di uno specchio d'acqua in cui siano stati gettati dei sassi.
L'intersecarsi di queste onde, e il fatto che col tempo perdono la loro forza propulsiva, perciò le lingue più lontane non sono toccate dall'innovazione, dà luogo all'uniformità di una famiglia linguistica e alla diversità interna dei suoi membri. La teoria delle onde trovò poi conferme nel campo della dialettologia e della geografia linguistica.
Geografia e identità delle lingue romanze
La Romània è l'area geografica in cui si parlano le lingue romanze. L'estensione in Europa delle lingue romanze è costituita da una linea immaginaria che unisce il Canale della Manica al Mar Adriatico. La Romània Europea più o meno occupa quanto resta dell'antica area latina. Oltre al continente terrestre europeo vanno citate molte isole di lingua romanza:
- Nord: Isole Normanne della Manica inglesi;
- Ovest: Azzorre portoghesi; Canarie spagnole; Baleari catalane;
- Sud: Corsica, Sardegna, Sicilia, Pantelleria;
- Est: Isole Tremiti Isole siciliane nel Tirreno.
All'interno di quest'area alcune parlate hanno assunto una fisionomia netta in quanto hanno avuto una tradizione letteraria, una normalizzazione grammaticale e il loro uso è divenuto ufficiale. Queste sono le lingue romanze: portoghese, spagnolo, italiano, francese. Negli ultimi decenni le spinte autonomiste hanno dato al catalano un riconoscimento ufficiale che pretendono anche il galego e l'asturiano e in Francia il provenzale.
Il corso appartiene più all'italo-romanzo come il sardo, il friulano e il ladino che godono di un certo grado di autonomia. Esiste oltre alla Romània Antica e Europea, una Romània Nuova ben più ampia dell'Impero Romano, si tratta dei territori conquistati dopo il 1492.
Paesi colonizzati:
- America: è romanzo-francese il Québec e il Canada; una minoranza negli USA parla spagnolo come il Messico, Cuba, Portorico, il Salvador, Panama, Venezuela, Columbia, Ecuador, Perù, Bolivia, Cile, Argentina, Uruguay e Paraguay; si parla portoghese in Brasile, francese nelle isole Haiti di ovest e spagnolo nelle Haiti di est.
- Africa: nessun Paese è propriamente di lingua romanza, dopo le recenti indipendenze delle colonie i nuovi Stati hanno deciso di mantenere la lingua del colonizzatore, francese, spagnolo o portoghese.
- Asia: ci sono piccole aree portoghesi a Goa e Macao, ma lo spagnolo resiste alle parlate locali e all'inglese nelle Filippine.
- Oceania: alcuni gruppi di isole parlano francese e anche Tahiti.
Politiche linguistiche
Nella diffusione di una lingua incidono moltissimo le decisioni coscienti. Nell'Africa romanza mantenere l'uso del Francese ad esempio non è stato voluto dai parlanti ma una decisione del governo. Si parla dunque di politiche linguistiche. Per la lingua romanza sono state fondamentali alcune date:
- 813: il Concilio di Tours, formato dai vescovi carolingi, decretò che nelle Chiese dell'impero si mantenesse l'uso del latino come lingua liturgica mentre le omelie dovevano essere formulate in volgare, romanzo nelle aree romanze e germanico in quelle germaniche.
- 1539: Francesco I di Francia per evitare equivoci nati dall'uso del latino nei tribunali, decise che fosse obbligatorio l'uso del Francese. Questo elevò il francese ad uno status più alto rispetto della lingua francese.
- 1560: Emanuele Filiberto, duca di Savoia, nella parte italiana dei suoi stati adottò l'italiano come lingua della giustizia e dell'amministrazione.
- 1707-1716: Filippo V di Spagna col decreto "de Nueva Planta" introdusse l'obbligo, nei paesi catalani, dello spagnolo nell'uso amministrativo e giudiziario.
Altri atti importanti per la politica linguistica sono le fondazioni di Accademie della Lingua:
- 1582: in Italia la più antica è l'Accademia della Crusca che godeva della protezione dei Granduchi di Toscana. Non è un'istituzione pubblica.
- 1636: in Francia il cardinale Richelieu organizzò una Académie Française che ancora oggi è nell'orbita dello stato, col compito di dare al francese una norma lessicale e grammaticale.
- 1714: in Spagna Filippo V fondò la Real Academia de la lengua che ancora oggi opera nel settore con una grande influenza anche verso le colonie.
Tra il 1810 e il 1820 le colonie americane ottennero l'indipendenza e anche grazie alle spinte romantiche, che vedono la lingua come fattore di unità nazionale, ci fu il frazionamento linguistico. Nacquero in Messico, in Argentina, delle Accademie Nazionali dalle quali quella di Madrid non si distaccò mai del tutto.
Nel mondo romanzo di oggi solo in Francia è normale che il governo intervenga sull'uso linguistico, evitando l'introduzione di termini stranieri, stabilendo le parole da inserire nelle insegne dei negozi e legiferando sugli usi grafici nel Consiglio dei Ministri. Il campo più importante della politica linguistica da parte del governo è sempre stata la scuola, specie dall'introduzione dell'obbligo scolastico. In Italia dal 1861 in poi in maniera piuttosto continuativa, l'Italiano, pressoché sconosciuto ai più, è sempre stato insegnato nelle scuole a scanso dei dialetti.
La variazione
La lingua che nasce all'interno di comunità di parlanti si evolve nello spazio e nel tempo a seconda di diversi fattori di ordine storico e sociale. La variazione linguistica è un fenomeno del tutto normale non solo tra le diverse comunità ma all'interno di ognuna di esse. Si è parlato addirittura di idioletto, forma delle caratteristiche del parlato di un singolo individuo. Nonostante la politica linguistica tenti di imporre una unità della lingua, in ogni lingua esistono variazioni di tipo diverso: variazione diatopica, variazione diastratica, variazione diafasica, variazione diacronica.
La variazione diatopica: i dialetti e le varietà regionali
È la forma di variazione linguistica che si realizza nello spazio. Le varietà della lingua prodotte dall'influenza diatopica sono i dialetti. Nella Romània antica i dialetti sono spesso il continuum del latino parlato in quell'area, influenzati dalle altre parlate vicine e dalle forme scritte. È sbagliata la convinzione che i nostri dialetti siano forme corrotte della lingua nazionale che ne è praticamente una evoluzione ad esempio toscano /fiorentino/ > italiano; parigino > francese.
L'evoluzione della lingua è disturbata da molti fattori anche dai movimenti migratori delle popolazioni vicine ad esempio Siviglia da romanza, subisce arabizzazione per poi ritornare romanza. Il continuum dialettale permette la comprensione fra gruppi parlanti vicini ma sempre meno con quelli più lontani, dove appare evidente che la differenziazione sia più radicale.
Nel caso della linea La Spezia-Rimini, considerata una importante isoglossa, che segue in gran parte la linea dell'Appennino tosco-emiliano, tutto fa pensare che le barriere geografiche siano anche barriere linguistiche, ma non è così perché le Alpi Occidentali non impediscono la diffusione del provenzale nel Piemonte, né i Pirenei fermano la circolazione del basco o del catalano. Le fratture del continuum dialettale nello spazio sono dovute da fratture nell'identità sociale e culturale; il limite è posto dalle forze sociali che portano il parlante ad identificarsi in gruppi più ampi di quelli locali.
I dialetti locali subiscono dunque l'influsso livellatore dei dialetti regionali, in epoca moderna quello della lingua di cultura imposta dalla scuola, amministrazione e mass-media. La lingua di cultura è indispensabile per l'integrazione: chi parla solo il dialetto è condannato all'emarginazione.
Diversa è invece la variazione diatopica nella Romània nuova. Le parlate di Caracas, Santiago, San Paolo e Rio si sono formate sulla base delle parlate dei colonizzatori, specie i primi, che hanno costruito una tradizione linguistica locale. Gli stessi colonizzatori erano di origine eterogenea, e nuove abitudini alimentari, nuove forme di vita, hanno condizionato la lingua di ambedue le parti.
La variazione diatopica: i pidgin e i creoli
Il rapporto tra europei ed indigeni nell'America latina era inizialmente mediato da servitori locali, nacque così il pidgin, un dialetto nato per necessità commerciale e necessità di convivenza. Il pidgin è instabile e non ha una grammatica ricca, è una lingua isolante e non è mai la lingua materna di chi lo usa. Alcuni di questi empori sono però rimasti attivi per secoli, i coloni hanno creato famiglie con donne indigene e i nati erano detti meticci. Il pidgin diveniva la lingua di un gruppo sociale abbastanza stabile.
Da questo momento in poi si parla di creolo, che non ha più limitazioni funzionali alle relazioni commerciali ma è appunto lingua materna e unica. È accaduto tanto in Africa, dove nei centri di smistamento degli schiavi i coloni creavano gruppi eterogenei di indigeni che a loro volta avevano problemi di comunicazione tra loro; quanto nelle piantagioni americane dove schiavi, indigeni e coloni si trovarono di fronte a difficoltà comunicative e si finì per usare la lingua dei padroni non senza cambiamenti profondi.
Lingue creole romanze e non costituiscono una categoria linguistica ben individuabile: la grammatica è semplificata e isolante, la morfologia verbale è espressa da particelle di netta provenienza romanza. Ogni creolo è differente dall'altro: l'isola di Haiti, nella sua metà occidentale è stata colonia francese, dal 1987 la lingua creola di Haiti è entrata nelle scuole e nell'amministrazione fino a divenire ufficiale. Le lingue creole non sono dialetti romanzi perché nascono da una necessità di comunicazione tra le due lingue, mentre il dialetto romanzo si conserva e si evolve diacronicamente nel corso delle generazioni e di pari passo con la lingua ufficiale.
La variazione diastratica
La variazione diastratica è legata alle condizioni sociali del parlante. Una delle differenze nell'uso linguistico è quella tra chi usa il dialetto e chi usa la lingua ufficiale. Ad esempio in Italia fino alla seconda metà dell' '800 la maggior parte degli italiani utilizzava il dialetto, infatti al momento dell'unità, 1861, solo una piccola minoranza parlava l'italiano standard.
Le classi linguistiche non sono mai ben definite, perché determinate dall'incrocio di vari indicatori: sociali (livello di istruzione), economici (attività lavorativa) e culturali (lettura), ma generalmente il numero dei dialettofoni aumenta tra le persone di condizione sociale bassa rispetto a quelle di condizione medio-alta, tra gli anziani e i giovani, nei piccoli centri rispetto alle città.
Parlando della stratificazione sociale dell'italiano si è elaborato il concetto di italiano popolare, una varietà che rappresenta il livello sociolinguistico basso della nostra lingua. Enorme è poi la differenza tra lo scritto e il parlato, a meno che questo non imiti coscientemente il primo. Questa differenza è riscontrabile sia in italiano sia in altre lingue romanze in cui spesso, dallo scritto al parlato non cambia solo il lessico, ma anche le strutture linguistiche fondamentali.
Ad esempio in francese scritto il plurale viene espresso attraverso la -s, nel parlato questa -s non si pronuncia e la differenza tra singolare e plurale è rappresentata dal grado di apertura della vocale.
La variazione diafasica
La variazione diafasica dipende dalle differenti situazioni comunicative, dalle funzioni e dalle finalità del messaggio sia nello scritto che nel parlato. Tra le forme di differenziazione diafasica ci sono quelle collegabili al sesso e all'età del parlante: molti studiosi tendono ad affermare che la lingua delle donne sia più conservatrice rispetto a quella degli uomini.
Non mancano i casi contrari, in Francia ad esempio nelle aree occitane e franco-provenzali, le donne sono passate dal dialetto patois al francese prima rispetto agli uomini; questo probabilmente fu dovuto allo stretto legame che c'era tra il dialetto e le attività prettamente maschili come la caccia e la pesca.
Esistono linguaggi tecnici, specifici e linguaggi in codice, che nel caso dei giovani si tramuta in vero e proprio gergo, cioè una forma linguistica usata da un gruppo con la specifica finalità di non farsi comprendere da chi non fa parte del gruppo. Esistono diversi registri linguistici: aulico, colloquiale, trascurato, colto, familiare, popolare e sostenuto. Esistono anche dei sottocodici, diversi registri che mutano a seconda della situazione e dell'argomento, diventando più o meno specifici.
Un sottocodice può fare uso di diversi registri linguistici: un cardiologo che parla di medicina con un cardiologo, usa il sottocodice medico con registro colto, mentre parlando con una persona estranea all'ambito medico usa sempre il sottocodice medico, ma con un registro più colloquiale.
La variazione diacronica
Questa trasformazione è legata alla dimensione cronologica, all'evoluzione della lingua nel tempo. Un esempio in italiano è l'uso perduto della prostesi di -i innanzi a -s impura, che ancora permane negli anziani (per iscritto, in Isvizzera), e l'uso di arcaismi superati (reclame per pubblicità). Nello scritto si attestano sempre più forme abbreviate dovute alla diffusione di mezzi di comunicazione istantanei (x al posto di per) e nel parlato la diffusione di parole di nuovo conio (sfiga, impanicato, accannato).
La coscienza della variazione linguistica nel mondo romanzo è molto antica e rafforzata dal racconto biblico di Babele che segue la Tavola delle Genti, la punizione divina non risarcibile era l'impossibilità degli uomini a capirsi, dovuta alla frammentazione linguistica. L'attività culturale legata alla variazione è la glossatura: le glosse sono spiegazioni con parole latine comuni di termini più arcaici o astrusi di un testo. Famose sono le Glosse di Reichenau della fine del VIII sec e le Glosse emilianesi del 1000, volte a semplificare in romanzo termini antichi del latino religioso.
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