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17. CORPORA DI TESTI ORALI E SCRITTI
La variazione si può studiare nell'aspetto macro solo nell'insieme di testi che forniscono materiale
per le ricerche più svariate senza che ogni volta sia necessaria la raccolta personale del materiale di
base. Con l'invenzione di forme di registrazione della voce è stato possibile raccogliere anche
materiale sonoro quindi testi orali. Lo sviluppo dell'informatica ha reso il tutto ancora più semplice
rendendo possibile disporre materiale vastissimo in semplici cd, dvd, siti internet che ne
semplificano e velocizzano l'accessibilità. In Italia l'opera canonica di corpora letterari è la LIZ
(Letteratura Italiana Zanichelli) su supporto magnetico riunisce più di 800 opere. Corpora
informatici di testi non letterari sono ancora pochi data la scarsità di fondi per le ricerche, ma il
Centro dell'Opera del Vocabolario del Consiglio Nazionale delle Ricerche sta realizzando un
vocabolario riprendendo anche lavori dell'Accademia della Crusca, inserendo testi anche anteriori al
1379. Discorso più complesso è quello dei corpora di lingua parlata: nasce la necessità di ridurre le
varietà, cercando un parlato rappresentativo di decine di milioni di parlanti. Il parlato radiofonico e
televisivo non può essere rappresentativo del parlato in genere, per ciò si ricorre alle interviste
cercando di individuare un parlato spontaneo, che deve però essere raccolto in un ambiente senza
rumori di fondo e disturbi vari, col rischio che il parlante si renda conto di essere registrato e la
spontaneità del parlato viene meno. In Italia è ben noto il LIP (Lessico di frequenza dell'Italiano
Parlato) di Tullio De Mauro e collaboratori che mette a disposizione più di 50 ore di registrazione in
ambiente sterile raccolte nelle più grandi città d'Italia.
18. TIPOLOGIA DELLE VARIETÀ ROMANZE
La linguistica moderna ha sviluppato l'analisi tipologica. I principali elementi costitutivi della frase
si dispongono in modo diverso a seconda della lingua, ma è generalmente in uso l'ordine SVC, ma
questa non era la norma del latino, dove S e C non avevano ordine stabilito, mentre V era sempre
alla fine della frase. Generalmente la norma comune delle lingue romanze è Soggetto, Verbo e
Complemento, ma questo non è vero in tutti i casi. Nelle frasi interrogative ad esempio, il francese
richiede l'inversione obbligatoria del Soggetto. Ad esempio "il vient" nella forma interrogativa
diventa "vient-il?". La Tipologia della frase, posizione di soggetto S, verbo V e complemento C. 13
Nel corso del tempo questa norma ha perso man mano di influenza mentre si è fatto più forte
l'obbligo di esprimere sempre il soggetto della frase (almeno dal Cinquecento in poi). La norma
dell'italiano è analoga a quella delle altre lingue romanze che non hanno l'obbligo di espressione del
soggetto, anche se questo riguarda la lingua standard. A livello dialettale, il panorama è differente:
nell' Italia settentrionale: piem. i dizu `dico' il soggetto è espresso e rafforzato; nell'Italia centrale:
frequenza del soggetto è maggiore dello standard, ma questo accade anche per altri dialetti romanzi
occitani e franco-provenzali. Altra variante tipologica è quella dell'oggetto marcato. Se questo è un
essere vivente umano e definito, lo spagnolo lo fa obbligatoriamente precedere da a: Pedro quiere a
Dolores. Nulla di simile appare in francese o italiano, salvo per i dialetti italiani meridionali,
probabilmente reduci dall'influenza spagnola. Anche se alcuni fonti ne attestano l'esistenza anche il
epoca precedente.
19. LE LINGUE ROMANZE NEL 1600 E NEL 1100
Molti sono stati nei dodici secoli di storia delle lingue romanze i mutamenti della loro distribuzione
geografica. Date importanti per la ricostruzione dei mutamenti geografici della Romània sono
quelle del 1100 e 1600. Nel 1100 la geografia politica europea stava cambiando. L'Impero Romano
non esisteva più, l'antico confine romano lungo il Reno e il Danubio si era perso, ma isole
linguistiche romanze rimanevano ancora a nord e a est. Discreta è la documentazione di isole
romanze intorno al fiume Mosella e a Treviri in Germania, nell'area renana di Strasburgo e
nell'attuale austriaca Salisburgo. Le città erano bilingui mentre nelle zone rurali strenua ma efficace
era la resistenza del romanzo. Nel 1066 l'Inghilterra venne conquistata dai Normanni ed il paese
diventava lentamente trilingue con attestazioni di celtico, anglo-sassone e anglo-normanno, forse
un'antica isola romanza da tempo perduta stava rientrando nella cosiddetta Romània. Nella penisola
iberica la perdita di zone di lingua romanza era veloce e devastante, la conquista araba aveva ridotto
ad una netta minoranza il romanzo dei mozàrabes, i cristiani che non si erano convertiti, ma erano
rimasti in Spagna. L'arabo prevaleva anche in Sicilia anche da poco riconquistata: i Normanni
entrano a Palermo nel 1072. Difficile da stabilire è la situazione nei Balcani, dove molte erano
ancora gli stati latini costituiti in seguito alle Crociate, specie sulle coste del Mediterraneo orientale
dove accanto a varietà arabe ed in parte greche erano parlate varietà romanze. E' probabile anche
che esistesse ancora una varietà di romanzo africano nella zona interna della Tunisia Centrale. Nel
1600 la situazione cambiava radicalmente. Ai confini della Romània antica si dovettero aggiungere
quelli della Romània nuova. Dalla scoperta dell'America le lingue romanze si diffusero in tutto il
nuovo continente e nelle nuove colonie africane. La Spagna e la Sicilia vennero riconquistate dagli
stati cristiani che operarono una epurazione tanto razziale quanto linguistica sperando a riportare la
situazione linguistica alla normalità. Cipro e gli stati crociati avevano perso la varietà romanza, ma
a Creta e in altre isole dell'Egeo si stava facendo strada il veneziano, in una sorta di diglossia col
greco. In oltre stavano prendendo vita le comunità giudeo-spagnole dei Balcani della Macedonia,
dell'Anatolia e del Levante.
20. LA RICONQUISTA DELLA SPAGNA E DELLA SICILIA
La conquista musulmana non aveva introdotto alcun obbligo a professare la religione islamica né a
parlare la lingua araba. I non musulmani erano semplicemente costretti a pagare una tassa per la
libertà di culto e ad evitare manifestazioni esteriori della fede. I convertiti invece si videro costretti
ad imparare ex novo una lingua liturgica e totalmente sconosciuta. A nord i cristiani oppositori del
potere islamico avevano creato dei piccoli staterelli Asturie, Castiglia, Navarra, Leòn e Aragona che
continuavano a parlare la lingua romanza. Per chi, non convertito, restava nel paese arabo fu coniato
un nuovo termine: mozàrabo. El Andalus era dunque un grande calderone di gente e lingue
differenti, chi parlava l'arabo, chi il berbero, chi dialetti mozarabici, chi l'ebraico, chi le lingue
romanze. Dei dialetti mozarabici non vi sono molte testimonianze scritte, a parte in calce ad alcune
poesie. Il romanzo era rimasto relegato al nord della Spagna, dove l'asprezza del territorio rendeva
difficili le comunicazioni tanto che quei territori risultavano poco latinizzati anche al tempo dei
romani. La reconquista cristiana non attese molto, il regno di El Andalus non ebbe mai vita
semplice, dopo battaglie ed incursioni da ambo le parti, nel 1250 agli arabi non restava che il
piccolo, ma maestoso regno di Granada. I moriscos, i musulmani rimasti in terra cristiana e
battezzati furono poi espulsi tra 1609 e 1614 dalla Spagna. Il tipo linguistico romanzo che finì per
dominare in seguito alla riconquista fu quello castigliano, in quanto il regno di Castiglia fu quello
con maggiore espansione. Dalla Galizia scese verso sud il portoghese, mentre asturiano e navarro
rimasero relegati nelle province originarie, solo il catalano conservò l'autonomia dai Pirenei ad
Alicante. L'Andalusia, in mano agli arabi sino al 1492, subì una successiva romanizzazione ad
opera dell'immigrazione cristiana dal nord. Lo Spagnolo americano ha un timbro fortemente
andaluso, poiché le navi per l'America, scoperta proprio nel 1492 dagli spagnoli, partivano dal porto
di Siviglia. La Sicilia fu conquistata dagli arabi dall'827 al 902, l'isola allora apparteneva all'Impero
Bizantino ed era prevalentemente di lingua greca a est e romanza a ovest. La riconquista, bizantina
prima e normanna poi, lasciò ad oriente popolazioni di lingua greca specie a Messina. Dopo la
riconquista solo la popolazione araba dei ceti alti tornò in Africa. Malta e Gozo, arabe dal 870 al
1091 furono talmente arabizzate che la riconquista non riportò il dialetto romanzo.
21. COME FURONO SCRITTE LE LINGUE ROMANZE
Ciò che sappiamo delle antiche lingue romanze lo apprendiamo solo dai testi scritti. Di norma chi
scrisse per la prima volta in lingua romanza aveva avuto una infarinatura della lingua latina. Il
latino usava un alfabeto di 23 lettere: A B C D E F G H I K L M N O P Q R S T V X Y (sono
mancanti: J, U, W quest'ultima presente in area anglonormanna per rendere la bilabiale). Non
veniva più espressa la quantità vocalica ma doveva essere normalizzato l'uso di V, oscillante tra
vocale e semiconsonante, e di I vocale e semiconsonante. Nessuna lingua romanza ha mai usato
grafemi diversi per intendere l'apertura o la chiusura di e ed o. Solo il francese fa uso degli accenti
(uso diacritico) per differenziarle. La distinzione tra l'uso di u per la vocale e v per la consonante si
è normalizzata solo nel XVI sec Per le consonanti, la grafia è sovente la medesima, o con aggiunta
di segni diacritici, ma la pronuncia può cambiare di regione in regione. Nelle aree dalla forte
impronta diglottica, le lingue romanze sono state scritte con alfabeti non latini: giudeo-spagnolo e il
giudeo-italiano sono scritte con alfabeto ebraico; molti sono poi i testi scritti con alfabeto arabo
(Kharat), greco, e cirillico.
22. I PRIMI TESTI ROMANZI
Lo storico carolingio Nitardo fu il primo che scrisse un testo in romanzo conscio di contrapporre
due sistemi linguistici differenti: latino e romanzo, nell' 842 con i Giuramenti di Strasburgo.
Successivi sono dei testi gallo-romanzi di contenuto religioso: la Cantilena di S. Eulalia,
probabilmente di provenienza clericale dell' 878. In Italia i primi testi che si differenziarono dal
latino furono i Placiti Campani, in particolare quello scritto dal giudice Arechisi nel 960. Dal 960 al
1100 i testi volgari sono relativamente pochi e provengono perlopiù da alcune località del nord e del
centro. Nella Penisola Iberica appare il volgare per la prima volta in un modesto documento, una
lista dei formaggi, Nodicia de kesos castiglian