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Riassunto esame Fondamenti di filologia e linguistica romanza, prof. Asperti, libro consigliato Linguistica romanza, Varvaro

Riassunto per l'esame di Fondamenti di filologia e linguistica romanza del professor Asperti, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Linguistica romanza, Varvaro. Gli argomenti trattati sono i seguenti: il romanzo prima della documentazione romanza, il latino e la sua diffusione antica, i sostrati del latino.

Esame di Fondamenti di filologia e linguistica romanza docente Prof. S. Asperti

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ESTRATTO DOCUMENTO

È il primo di due frasi inserite in uno spazio libero presente in un prezioso codice di origine iberica

dell’ VIII sec, all’epoca dell’invasione araba, l’Orazionale mozarabico. La prima è in volgare,

mentre la seconda è un correttissimo latino. L’indovinello esprime sotto forma di metafora l’arte

dello scrivere. Ilverbo separeba (separava) è utilizzato per separare le dita ( la penna). La

componente latina è ancora molto forte: pratalia, terminazioni in –aba, -eba degli imperfetti; il

sintagma neutro alba pratalia, l’assenza di articolo. Le innovazioni sono la perdita delle marche nel

caso dei sostantivi, degli aggettivi e delle persone nei predicati verbali.

L’ISCRIZIONE DELL CATACOMBA DI COMODILLA.

Databile alla prima metà del IX secolo, è un’iscrizione in caratteri capitali e graffita in verticale.

Non dicere ille secrita a bboce.

La seconda b è soprascritta e aggiunta probabilmente per conferire un effetto di accentuazione o

accentuazione coloristica utilizzando il raddoppiamento fonosintattico.. è un ammonimento per gli

officianti che gli ricorda che non devono dire ad alta voce le parti segrete delle orazioni. A

differenza dell’indovinello veronesi viene utilizzato l’articolo in maniera moderna. Dal romanesco

antico viene presa la forma dicere, la velare sorda in secrita e la forma dell’imperativo ha la forma

romanza del NON + infinito.

I PLACITI CAMPANI.

Sono quattro formule testimoniali scritte in volgare tra loro molto simili. Compaiono ciascuna in un

ampio documento latino degli anni 960-963 proveniente dalla zona di Capua, Sessa Aurunca,

Teano. I placiti altro non sono che documenti di sentenze emesse tra tre giudici a proposito di

terreni contesi tra fondazioni monastiche e signori laici del luogo. I monasteri dipendevano

dall’Abbazia di Montecassino e l’obbiettivo era quello di riaffiorare le proprietà degli istituti

monastici. Le formule volgari costituiscono il cuore del documento. Dietro ai Giuramenti campani

s’intravede la tradizione scolastico-notarile dei centri laici. La componente latina la si intravede a

livello morfosintattico nelle espressioni di possesso costruite con parte e il verbo essere. Tebe e

bobe provengono direttamente da TIBI e VOBIS. Tratti distintivi della zona italiana rimangono la

conservazione delle vocali in finale di parola, le geminate (possette) e i plurali denza –s. della

regione invece notiamo il betacismo (bobe), l’assenza della dittongazione spontanea e della

metafonetica e la congiunzione ko< QUOD. Discussioni genera la forma verbale sao. C’è chi

pensa che sia di origine campana, da saccio<SAPIO. Castellani pensa che sia un’estensione

analogica alla prima persona delle forme sai,sa. Tuttavia se si interpreta sao come grafia, questa

appare un elemento settentrionale. L’imprestito settentrionale è da intendere come parte di quella

corrente di tratti linguistici che le cancellerie longobarde con centro a Pavia iniziarono a irradiare

nel resto della penisola.

IL CONTO NAVALE PISANO.

Detto anche Carta Navale pisana, il conto è un elenco piuttosto lungo di spese per l’allestimento di

una o più navi, scoperto da Ignazio Baldelli in un codice della Free Library di Filadelfia, dove la

pergamena era parte integrante della rilegatura. È la prima documentazione estesa in cui è

utilizzata la varietà toscana.

Tratti importanti:

• Ricco di tecnicismi: restaiolo (chi fabbrica le corde), marmuto (velaio), sinopita (ocra

rossa).

• conservazione sistematica delle vocali d’uscita latine.

• Conservazione di geminate.

• Conservazione di occlusive intervocaliche

• Plurali senza –s , maschile in –i e femminile in –e ma anche –a dai neutri latini. Tipo di

plurale in –ora tipico del pisano.

• Preposizione di, in e prefisso –dis.

• Evoluzione del suffisso latino –ARIUM come –aio e –ERIUM come –(i)eio.

• Tratto tipico del pisano, lucchese e pistoiese è la conservazione di au davanti la l ( taula).

LA FORMULA DI CONFESSIONE UMBRA.

Proviene dal Monastero di sant’Eutizio di Norcia e risale alla fine dell’ XI sec. è un testo liturgico-

devozionale. È un testo per così dire ancora di transizione in quanto in un’ossatura testuale

d’impianto ancora latina vi sono inseriti elementi volgari e intere unità sintattiche.

Tratti:

• Conservazione delle vocali in uscita latine

• Conservazione geminate

• Plurali senza –s

Tratti umbri:

• Metafonesi (illi, battismu) ma non dittongamento metafonetico (confessu, Dominideu-

cultismo)

• Vocali atone finali

• Distinzione tra (u) e (o)

• Raddoppiamento fonosintattico

DALLA PENISOLA IBERICA: LA NOTICIA DE KESOS CASTIGLIANA.

Accostabile al Conto navale pisano, la “Lista dei formaggi” del convento di San Justo y Pastor,

Leon, è databile intorno all’anno 1000 e attesta un uso ormai abituale del volgare per le

registrazioni di tipo utilitario. L’uso del k è per indicare la velare sorda. Un’irregolarità riguarda la

notazione delle labiali. In apate e soprino, la p dovrebbe indicare una (b) o (β), mentre corrisponde

a una (p) in puseron.

DALLA PENISOLA IBERICA: LA NOTICIA DE FLADORES PORTOGHESE.

È il più antico testo in lingua portoghese databile intorno al 1175. Si tratta di un’annotazione su una

pergamena del Monastero di S. Cristovao de Rio Tinto riportante un elenco di persone che danno

la loro disponibilità a prestare denaro. È a metà tra la maggiore formalità delle forme giuridiche e le

scitture di carattere pratico. Gli elementi volgari sono ancora minimi; i primi documenti portoghesi

di una certa complessità sono del XIII sec: Testamento di D. Alfonso II e la Noticia de Torto.

DAI GRIGIONI.

In uno spazio bianco contenente il De Officis di Cicerone compare codesta annotazione in volgare

romanzo alpino: “Diderros non ha dieci mosche”. La postilla è chiaramente una prova di penna che

per noi resta enigmatica. La spiegazione più plausibile è che si riferisca a un detto grigionese che

dia il significato di “non voler fare niente” e dunque Diderros è uno scansafatiche. Tra i tratti

linguistici notevoli l’assenza di –s nel plurale. Per trovare un testo grigionese di una certa

estensione dobbiamo aspettare la fine dell’XI – XII sec. epoca di una versione interlineare di un

sermone attribuito a Sant’Agostino.

I GIURAMENTI DI STRASBURGO.

I Giuramenti sono il primo testo in cui si registra un salto qualitativo epocale. Rappresentano una

duplice formula di giuramento in tre lingue (volgare, germanico e romanzo) contenuto nella Storia

dei figli di Ludovico il Pio scritta da Nitardo, nipote di Carlo Magno e abate laico dell’abbazia si St.

Riquier. La storia narra le vicende della successioni a Ludovico il Pio dei suoi tre figli: Lotario, Carlo

il Calvo e Ludovico il Germanico. La diatriba familiare venne vinta dall’alleanza di Carlo e Ludovico

che segnò, con il trattato di Verdun, la divisione dell’impero in due parti: una occidentale e romanza

assegnata a Carlo, l’altra orientale e germanica di Ludovico. A dividerli una fascia di terra lasciata a

Lotario. Di poco prima il trattato di Verdun, i Giuramenti di Strasburgo vennero sigillati il 14 febbraio

842 tra i fratelli e il rispettivo seguito. I due sovrani giurarono ciascuno nella lingua dell’altro e di

seguito i fedeli ripeterono ciascuno nella loro lingua. Il fatto eccezionale ai fini della lingua non è

tanto l’evento, bensì il fatto che Nitardo abbia deciso di riportarci entrambe le versioni

contravvenendo alla storiografia tradizionale che si batteva su un’unica lingua di narrazione. La

scelta indica lo sviluppo di un’identità etnico-linguistica che potremmo cominciare a classificare

come nazionale.

Per le distinzioni si ricorre a segni diacritici:

• Si distinguono le u da w

• in un solo caso s’introduce la –j come semiconsonante latina in posizione esplosiva

• utilizzo del “punto alto” per indicare un’enclisi asillabica, ossia un fenomeno di appoggio

sintattico di un elemento debole ad una parola precedente terminante per vocale con

perdita dell’elemento vocalico.

Tratti riconducibili a una cultura grafica volgare:

• non si presentano nessi consonantici complessi

• la caduta delle vocali di uscita è stabile sia in posizione tonica che finale.

IL Più ANTICO TESTO LETTERARIO FRANCESE: LA SEQUENZA O CANTILENA DI SANTA

EULALIA.

È un codice pergamenaceo di 143 fogli databile IX sec. e proveniente dal monastero benedettino

si Saint Amand, sul confine franco-belga. Il codice contiene la traduzione latina dei Sermoni

teologici di San Gregorio di Nanziano. Questa parte probabilmente venne esemplata in territorio

germanico per poi arrivare al monastero intorno all’881-883. Alla fine del codice vennero aggiunti

brevi testi in nota da tre mani diverse. Quattro componimenti in totale dedicati alla santa: sequenza

latina dedicata a Sant’Eulalia, sequenza in volgare dedicata a Sant’Eulalia (che ricalca l’assetto

metrico del testo latino), la trascrizione del Ritmo germanico su Re Ludovico di pia memoria, figlio

di Ludovico anch’egli re, una sequenza latina a carattere religioso non collegabile però con la

santa. È altamente significativo il fatto che i due testi romanzi (il secondo e il terzo), uno romanzo e

l’altro germanico, siano stati scritti dalla stessa mano e conservati in un testo proveniente dal

confine dei due domini linguistici. Il Ritmo venne scritto in onore di Ludovico re dei Franchi

vincitore della battaglia di Saucourt, mentre l’intitolazione pia memoria gli venne data dopo la

morte. Del IX secolo sono anche i primi due componimenti in latino e volgare rivolti alla santa,

poiché il suo culto esplose nel 878 a seguito della scoperta del suo presunto sepolcro. La

sequenza è un tipo di componimento della tradizione latina alto medievale. È concepito a partire

da una base musicale costituita da coppie di unità simmetriche ripetute che corrispondono nel

testo letterario a altre coppie di serie sillabiche, classificabili come versicoli.

La sequenza di San’Eulalia è molto simile a quella latina, tant’è che si pensa avessero la stessa

base musicale. È composta di 14 periodi ritmici di diversa lunghezza , ciascuno dei quali costituito

da due unità uguali tra loro per computo sillabico, legate da assonanza e spesso simmetriche. Allo

stesso tempo però sono diversissime dal punto di vista del contenuto: quella latina è più lirica e ha

un tono elegiaco e parla dell’importanza della testimonianza di fede, attingendo a un lessico

ricercato; quella volgare ha assetto narrativo e scrive della funzione esemplare del suo martirio.

Probabilmente quella volgare poteva avere destinazione più ampia rispetto a quella latina.

Al berso 15 si pone il dramma interpretativo: il copista la prima volta scrive aduret con vistosa r con

trattino ondulato superiore prolungato verso destra, mentre nell’intervento successivo sostituisce la

r alla n creando quindi adunet. Al giorno d’oggi nessuna delle due risulta totalmente convincente.

Il testo esemplifica bene diverse varietà dell’area gallo-romanza e di quella orientale, con anche la

presenza di alcuni tratti ortografici conservativi nei confronti del sistema latino.

• ἐ

Trattamento di A tonica libera, che attraverso un dittongamento (ae) passa a ( ) e infine

(ie) quando preceduta da fonema palatale (legge di Bartsch)

• Riduzione di (a) finale a (e) contro la conservazione del fonema in provenzale e nelle altre

varietà romanze.

• Lenizione delle occlusive intervocaliche

Tratti rispetto al provenzale:

• Riduzione del dittongo latino AU>o

• Evoluzione di G+E/I

• Trattamento di A tonica e atona

• Intacco delle velari davanti ad A

• Assenza di articolo in alcuni sintagmi che invece lo richiederebbero

Tratti regionali valloni:

• Vocalizzazione di (B) davanti a (l)

• Passaggio (en) > (an) in posizione iniziale atona

• Riduzione o mancato sviluppo dei dittonghi

• Desinenza di 1 pers plur in –am anziché –on,-ons

Tratti contraddittori:

• Esito di (ka) iniziale: chielt < CALET, chief < CAPUT, kose < CAUSA tenendo presenti casi

di pronuncia velare indubbia come chi < QUI; trattamento di velare iniziale dipende da

influssi di tipo piccardo dove la consonante si mantiene oppure si tratta di un problema di

resa grafica e dunque diversi grafemi concorrono a indicare pronunce di tipo affricativo.

• Presenza di consonante epentetica di transizione, un’occlusiva dentale sonora in

sequenze di nasale + vibrante e di laterale + vibrante; si può pensare ad un primo esempio

di interferenze tra originale e copia in ambito romanzo a causa di una discrepanza tra

sistema del testo nel modello e sistema linguistico del trascrittore.

LE ORIGINI DELLE LETTERATURE ROMANZE.

TEMPI, FASI, TIPOLOGIE TESTUALI.

Nell’Occidente romanzo due tappe scandiscono la formazione di vere e proprie tradizioni letterarie:

1. Apparizioni isolate fino all’anno 1000, denominata fase di genesi remota.

2. Dall’XI sec per l’area gallo-romanza e XII-XIII per quella iberica e italiana. Nell’area gallo-

romanza la produzione letteraria s’infittisce fino a conseguire un notevolissimo gradi di

compiutezza formale; in Iberia e in Italia si incominciano a delineare le condizioni per lo

sviluppo di una produzione letteraria autonoma.

I testi gallo-romanzi precedenti al XII sec. sono perlopiù testi religiosi e agiografie destinati ad

essere cantati. Mancavano tuttavia i testi profani, la lirica amorosa e le canzoni di gesta che

comparvero di colpo e perfettamente formate intorno all’anno 1100 e sono punti di riferimento per

la lirica e l’epica. Di poco precedente però abbiamo alcuni testi religiosi legati alle forme narrative

romanze per lo più di carattere agiografico. La letteratura latina opera a due livelli: fa da modello in

quanto tradizione letteraria consolidata, ma è anche aperta e recettiva alle innovazioni formali

legati alla cultura corrente.

LETTERATURA LATINA MEDIEVALE E NASCITA DELLE TRADIZIONI VOLGARI.

Il periodo tra il IX e XII sec. si ritiene il più importante per quanto riguarda la produttività della

letteratura latina medievale, compresa tra l’età carolingia ottoniana e la Rinascita del XII sec. Col

tempo inizia a comparire accanto alla figura dello scrittore di formazione ecclesiastica, quella del

letterato formatosi non più nel monastero, ma nelle università, cattedrali e cancellerie. Tra le prime

tipologie testuali a comparire c’è quella della poesia ritmica e musicale, le prime forme di teatro

celebrativo strutturato secondo sviluppi drammaturgici in rapporto con la festività e le raccolte di

narrazioni in prosa. Tra questi ultimi spicca la Disciplina clericalis in Spagna (XII sec) scritto

dall’ebreo convertito Pietro Alfonso ed è ritenuto uno dei testi chiave della storia della narrativa

breve in prosa.

TESTI MEDIOLATINI COME TRACCE POSSIBILI DI TRADIZIONI VOLGARI.

Alcuni testi latini del X-XI-XII sec paiono echeggiare temi e forme peculiari delle letterature

romanze. Un esempio è la Cantilena di Farone, di cui dà notizia la Vita Faronis, il cui estensore

rende in un buon latino un componimento in volgare che trattava la guerra tra Franchi e Sassoni e

da lui presentato come carmen publicus, ossia che andava recitato al cospetto di tutti.

La Nota Emilianensis (da non confondere con la Glossa) è un breve testo latino rinvenuto in un

manoscritto castigliano nel monastero di San Millan nella Rioja nel 1070. Esso riprende lo schema

narrativo di un racconto di carattere epico che narra la spedizione in Spagna di Carlo Magno e la

battaglia di Roncisvalle nella quale muore poi l’eroe Rolando (è la trama della Chanson de

Roland). In essa compaiono nomi di signori che nella Chanson francese non ci sono, mentre sono

presenti in altri interi cicli di canzoni. Data la posizione geografica del monastero si può pensare

che questo abbia instaurato un collegamento con la Via di Santiago, dove i giullari si fermavano

nella speranza di attirare pubblico. La più antica versione della Chanson de Roland è contenuta in

un testo anglonormanno nel XII sec, anche se la sua composizione la si pensa al sec XI molto

vicino dunque quella della Nota Emilianense.

Il “Frammento dell’Aia” ci è stato trasmesso privo dell’inizio in un manoscritto dell’XI sec della

Francia settentrionale. È il frutto di un esercizio scolastico consistente nella prosificazione in tre

sezioni ( ciascuna di una mano diversa) di un poema in esametri in latino altrimenti sconosciuto.

Tratta dell’assalto a una città fortificata e della battaglia in cui compare Carlo Magno e molti

personaggi delle canzoni di gesta impernianti su Guglielmo d’Orange. Il testo è pero una

rielaborazione classicheggiante con termini ripresi da Virgilio, Orazio e Lucano, agli antipodi dello

stile epico volgare.

Il Waltharius è del X sec ed è di origine monastica. È una rielaborazione in forma epica d’impianto

virgiliano di temi che compaiono nell’antico frammento dell’ Hildebrandslied; è una storia barbarica

delle guerre tra Germani e Unni del V sec d.C. molto simile il Ruodlieb.

Il Carmina Cantabrigensia è una collezione miscellanea di poesia lirica della metà del sec XI. Il

manoscritto è di fattura inglese (Canterbury) anche se l’antologia riporta ad un’area germanica

renana. Accanto a quelli religiosi compaiono anche componimenti profani alcuni di grande

importanza come il: Iam dulcis amica venito (un invito a un incontro amoroso) e Levis exsurgit

zephyrus (canto d’amore in vocce di donna aperto da un esordio primaverile).

I Carmina dell’anonimo innamorato di Ripoll sono poesie amorose latine inserite dal monaco

francese in un manoscritto dell’abazia catalana di Ripoll, molto semplici nell’assetto e dai tratti

popolareggianti.

TESTIMONIANZE ICONOGRAFICHE.

A Nepi (Viterbo) c’è un’iscrizione del 1131 che utilizza il nome di Gano, il personaggio negativo

della Chanson de Roland come paradigma della figura del traditore. Nepi è molto vicina alla via

Cassia, uno degli assi fondamentali dei pellegrinaggi medievali, ed è per questo che probabilmente

è arrivata sino a lì.

A Verona uno delle due statue del portone della chiesa di San Zeno (1160) raffigura proprio

Roland.

Sull’archivolto del portale laterale del duomo di Modena è presente una seconda raffigurazione in

cui sono raffigurati i personaggi della leggenda arturiana: Arturo, Galvano e altri cavalieri che si

dirigono verso il castello in cui Mardoc tiene prigioniera Ginevra. Il nucleo è paragonabile a quello

di Chevalier de la Charrete, romanzo di Chretien de Troyes in cui il protagonista Lancillotto aiutato

da Galvano partono alla ricerca di Ginevra portata da Meleagant re di Gorre in un regno irreale,

riflesso letterario del regno dei morti della mitologia celtica. Con il bassorilievo di Modena siamo

molto prima di questo ciclo e dunque anche prima della formalizzazione letteraria del ciclo

arturiano, poi ripreso e che reinventerà nuovamente il personaggio di Artù. I testi del X-XI sec non

sono altro che una debole base sulla quale porranno le fondamenta i testi del XII sec che si

affermeranno totalmente a livello formale.

IPOTESI A CONFRONTO SUL TEMA DELLE ORIGINI DELLE LETTERATURE ROMANZE.

Ci sono due schemi generale d’interpretazione della genesi delle letterature romanze:

1. Modello dotto e religioso o clericale: proveniente soprattutto dagli esempi in latino e poi

utilizzati a loro volta per modelli profani. Ipotesi letteraria in quanto fa riferimento ad un

duplice intervento della tradizione colta e scritta. Ha funzione di modello attivo e formante

che opera sia a livello di composizione della lingua volgare in ambienti colti, sia alla

trasmissione dei testi. In quest’ottica la letteratura romanza viene vista come lo sviluppo del

movimento che comincia con la Rinascita carolingia e come l’evoluzione del sistema

culturale latino.

2. Modello popolare: completamente opposto al primo, esalta la funzione della memoria e

dell’oralità ed è veicolo della trasmissione dei nuclei tematici e dei componimenti stessi. A

differenza del primo, prescinde dalla letteratura e svincola la fase di genesi dalla

componente colta, letteraria e scritta. Questo perché la gente del Medioevo ha cantato,

ballato, raccontato con un proprio rudimentale schema metrico che dobbiamo immaginare

legato alla lingua corrente e di contenuti diversi quali le feste, rituali, credenze pagane e

cristiane, amore, imprese, guerre ed eventi memorabili.

I giullari erano portatori di un’espressione orale e non necessariamente solo volgare, poiché il

latino ancora poteva essere utilizzato, magari storpiato se adattato alla lingua locale, essendo

inteso come mezzo di comunicazione. In realtà il confine tra dotto e colto, scritto e orale è in larga

misura artificioso. Il processo di apparizione delle letterature romanze medievali è soprattutto un

processo di definizione formale che va seguito su entrambi i piani dell’espressione e dei contenuti.

I testi letterari romanzi delle Origini sono dei prodotti di mediazione e sintesi nei quali si presentano

di volta in volta elementi tradizionali di fondo in modo più o meno accentuato, reinterpretati con la

cultura di fondo che è quella latina. Poi a seconda del genere letterario questo legame con la

lingua latina sarà più o meno forte. Prendiamo come riferimento Disciplina Clericalis di Pietro

Alfonso e notiamo come il genere racconto/novella ancora abbia qualche piccola influenza latina.

Se facciamo riferimento invece ai Carmina Burana vediamo come poemi a tema erotico, satirico

personale, riprenda il genere lirico latino. Rispetto poi ai carmina profani cavallereschi, questi

carmina Burana costituiscono una produzione alquanto bassa.

I Più ANTICHI TESTI LETTERARI ROMANZI.

L’area gallo-romanza svolge una funzione di modello e orientamento per tutte le letterature

romanze medievali.

CATALOGO DEI TESTI LETTERARI ROMANZI ANTERIORI AL XII SEC.

IN LINGUA D’OIL:

• Sequenza di Sant’Eulalia, anno 880, proveniente dal monastero di St. Amand, 29 versi

disposti in 14 periodi di 2 versi ciascuno, dialetti valloni con pochi tratti estranei.

• Sermone su Giona o Sermone di Valenciennes, X sec, testo latino- francese con le due

lingue alternate, conservato in un codice ora a Valenciennes, 37 righe di scrittura, appunti

incompleti.

• Vie de Saint Léger, 240 octosyllabes in strofe da 6 versi assonanzati a coppie, testo

vallone inserito insieme ad altri testi dell’XI sec tra cui la Passion contenente un Liber

Glossarum, proveniente forse dal monastero di St. Maixent.

• Passion, X sec, 516 octosyllabes in 129 strofette da 4 versi ciascuno assonanzati a due a

due. Originario della parte meridionale dell’area oitanica, il manoscritto che lo tramanda è

di sicura provenienza pittavina e conserva anche il St.Léger. è conosciuto come Passione

di Clermont visto il luogo di conservazione, andamento narrativo da testo sacro.

• Sponsus, mistero ossia dramma religioso bilingue incentrato sulla parabola delle vergini

sagge e le vergini folli, proveniente dall’abbazia di San Marziale a Limoges; sezioni latine

si alternano a sezioni volgari su strofe di 3 decasyllabes rimati con refrain; la parte

romanza è stata aggiunta probabilmente come sorta di parafrasi del testo latino; nello

stesso manoscritto sono presenti testi provenienti dalla zona occitanica; il dialetto

originario è riconducibile alla zona sud-ovest oitanica, ossia al Poitou, ma la copia è dovuta

da uno scrivente dell’estremo nord della zona occitanica.

• Tropo Quant li solleiz converset en leon, 24 strofe di 3 versi, destinato ad essere

cantato durante la festa dell’Assunzione, prima dell’offertorium Ave Maria; originario delle

zone dell’ovest, forse Normandia, copiato probabilmente in territorio un po’ più meridionale

della valle della Loira all’inizio del XII sec. è importante per due motivi: il primo perché

rappresenta una categoria di testi religiosi che è attestata con più di un prodotto a partire

dal XII sec (vedi l’Epistola farcita per la festa di Santo Stefano), il secondo perché appare

notevole affianco ad alcuni romanzi di carattere profano nei quali s’introduce il tema

dell’incontro con una ragazza solitaria.

• Chanson de Sant Alexis, XI sec, la lingua antica corrisponde a uno stadio anteriore di

quella della Chanson de Roland. Testo di 625 versi con strofe di 5 decasillabi di tipo epico,

con cesura di 4^, legati da assonanza. Una delle copie antiche proviene sicuramente

dall’est oitanico e la diffusione è documentata soprattutto nella zona anglo-normanna.

• Chanson de Sainte Catherine, fine XI sec, quasi contemporanea al Saint Alexis,

frammento di 194 versi finali in distici ottosillabi di un poemetto contenuto in un manoscritto

anglo-normanno del XIII sec. L’autore forse proviene da Rouen e opera forse in Inghilterra.

Il poema venne riscritto integralmente dalla monaca inglese Clemence de Barking.

IN LINGUA D’OC.

• Formule augurali per la guarigione delle ferite, ritrovate da Berhard Bischoff nel

margine di un manoscritto del IX/X sec. si nota l’assenza dell’articolo.

• Passione di Augsburg, frammento in 6 versi appartenente a una composizione forse

drammatica di natura profetica con notazione musicale per il canto; proveniente dalla

Francia orientale o nord-orientale.

• Alba religiosa bilingue o Alba di Fleury, componimento su tre strofe in latino ciascuno

con un refrain (ritornello) in volgare che segue; difficilmente decifrabile. L’opera è sta

copiata nel X sec su un manoscritto del monastero di Fleury-sur-Loire e aggiunto verso il

penultimo foglio che conteneva testi religiosi e monastici, in particolare opere di Fulgenzio.

• Boeci, frammento iniziale di 255 versi di un componimento narrativo-didattico sulla vita del

filosofo Boezio vissuto nel VI sec e condannato a morte dal re ostrogoto Teodorico e per

questo visto come martire cristiano. Originale in limosino è concepito per il canto

individuale.

• Canzone mariana bilingue In hoc anni circulo…Mei amic e mei fiel, 19 strofe di 3

heptasyllabes monorimi ciascuna, alternate tra latino e volgare con le ultime 3 in volgare:

ciascuna strofa è seguita da un verso di clausola equivalente di un ritornello.

• Venus Sanctae Mariae, preghiera alla vergine, 12 strofe da 4 hexasyllabes a rime

maschili su schema ritmico a a b b.

• Due minimi testi lirici della seconda metà dell’XI sec di contenuto più o meno

amoroso, entrambi di una sola strofa e accompagnati da una notazione musicale

neumatica, rinvenuti da Berhard Bischoff alla fine di un manoscritto di Terenzio

confezionato all’inizio del sec XI e proveniente dal Reno. Lo scrivente che li ha riportati è

tedesco. Il testo B è classificabile come testo satirico in quanto invettiva contro cavalieri

senza scrupoli e monache. Il testo A è d’indubbio contenuto amoroso, molto probabilmente

occitanico di origine che giunto nelle mani del copista tedesco ha visto piccoli cambiamenti

tra cui l’adattamento in –er delle rime in –ar.

• Chanson de Sainte Foi, testo di 593 octosyllabes in lasse assonanzate, destinato al

canto, originario della regione occitanica del Massiccio Centrale con radici probabilmente

più meridionali, ai margini del catalano, visto il nucleo della leggenda. È copiata in un

manoscritto dell’abbazia di Fleury-sur-Loire senza modificazioni dell’assetto originario

primitivo. Si presentava come una raccolta di testi destinati a uso paraliturgico sia in latino

che in volgare.

IN FRANCOPROVENZALE:

• Frammento di un Roman d’Alexandre, 105 octosyllabes in rima assonanzata

ritrovati in un manoscritto databile XII sec, è una traduzione della Storia latina di Curzio

Rufo.

IN MOZARABO:

• Xarajat, ossia ritornelli di incerta derivazioni in volgare inseriti in canzoni arabe o

ebraiche. Composte in Andalusia tra XI e XII sec in tutto sono 68. La muwassaha si

articola in un corpo arabo classico e prevede l’inserzione strutturale o in chiusura in

arabo volgare. La decifrazione linguistica è alquanto incerta dato che le due lingue non

posseggono le vocali. Intorno a quelle ebraiche scoperte dal semitista Samuel M.

Stern in poesie ebraiche, si sono costruite varie ipotesi tra cui quella che vi sono

influenze determinanti circa l’origine e lo sviluppo della lirica in area gallo-romanza.

PRECISAZIONI METRICHE.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in letteratura musica spettacolo
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher chiuzzy89 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fondamenti di filologia e linguistica romanza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Asperti Stefano.

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