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CAP 35. IL ROMANZO PRIMA DELLA DOCUMENTAZIONE ROMANZA.

Possiamo ricostruire i fenomeni non direttamente documentati nel momento in cui riusciamo a

scoprire che questo fenomeno non è stato trasmesso orizzontalmente tra le lingue , ma queste lo

hanno ereditato autonomamente da una varietà più antica. Se usiamo come esempio l’uso

dell’articolo determinativo, possiamo notare che tutte le lingue romanze li hanno e derivano

dall’aggettivo dimostrativo latino ille (tranne sardo e catalano che lo ricavano da ipse) e tutte lo

antepongono al sostantivo meno il rumeno, per cui evidentemente la posizione dell’articolo era

ancora variabile e nel momento dell’isolamento scelse la postposizione. Di conseguenza si pensa

che l’uso dell’articolo dipenda da una lingua comune più antica: non nel latino classico, bensì in

testi tardo-latini troviamo un uso frequente dei dimostrativi che possiamo chiamare articoloidi.

CAP.36 IL LATINO E LA SUA DIFFUSIONE ANTICA.

Il latino appartiene alla famiglia delle lingue indoeuropee. In origine era parlato solo a Roma. Nella

penisola c’erano altre varietà indoeuropee dette italiche: l’osco e l’umbro, il venetico e il siculo ai

quali però il latino era meno legato. Tra le altre lingue indoeuropee ricordiamo il greco e il celtico.

Tra quelle non indoeuropee abbiamo l’etrusco, il retico, il sicano, l’elimo e il punico. L’espansione

della lingua latina si deve principalmente all’espansione del dominio politico della città di Roma.

Questo processo ebbe durata secolare a seconda del grado di civilizzazione delle popolazioni

conquistate. Questo processo non è la conseguenza di una politica linguistica cosciente, anzi

inizialmente i romani ne erano gelosi come per la cittadinanza romana e non imposero mai ai

popoli conquistati di impararlo. Ma essendo la lingua del potere ben presto fu molto appetibile. Il

primo contatto con i popoli italici avviene per mezzo dell’esercito romano, il secondo per mezzo dei

mercanti, che utilizzano le imponenti reti stradali. Il terzo contatto, in concomitanza col secondo, è

quello della burocrazia amministrativa e per ultimo il rapporto con le comunità cristiane che da

greche divennero latine.

CAP.37 LE VARIETÀ DEL LATINO.

Quando parliamo di varietà del latino intendiamo quelle fasi della lingua in evoluzione e dei suoi

cambiamenti. Già intorno al V secolo d.C. abbiamo le prime notizie da S. Girolamo che afferma

che il latino varia nel tempo e nello spazio e poi S. Agostino che attesta la difficoltà dei suoi fedeli

nel riconoscere le vocali brevi da quelle lunghe.

Arriviamo poi all’anno 1866-68 in cui il grande linguista tedesco Hugo Schuchardt conia il termine

latino volgare per i cambiamenti relativi al vocalismo. Il termine volgare non voleva dare

un’accezione negativa di lingua parlata dalla plebe, ma lingua parlata da tutti.

Di questa etichetta si è però fatto un uso pericoloso, perché da una parte si è pensato a uno

sviluppo diacronico continuo dal latino arcaico a quello volgare fino alle lingue romanze, rendendo

il latino volgare quello vero, mentre quello dei classici diventa pura artificiosità. D’altra parte la

creazione dei dizionari contenenti tutte le deviazioni, ha fatto pensare che il latino volgare sia una

forma diversa del latino, in cui si ritrovano secondo un sistema pancronico tutte le scorrettezze di

date, luoghi e autori diversi. Questa mescolanza di errori riceve poi dignità linguistica e ritrovandosi

nelle lingue romanze la si ritiene loro diretta genitrice. Il tardo latino diventa la lingua del popolo,

anche quello più umile ed è sicuramente diverso da quello di un Cicerone o di un Cesare. La

religione cristiana la fa sua e i primi testi ne confermano l’uso comune lontano dalla letterarietà

(Peregrinatio Aetheriae).

CAP.38 I SOSTRATI DEL LATINO.

Tutti constatiamo che uno straniero che impara la nostra lingua mantiene quella sorta di accento

che lo contraddistingue. Questo esempio serve per spiegare gli effetti di sostrato che una lingua ha

su un’altra: cioè i mutamenti indotti dalla lingua abbandonata a quella che ne prende il posto.

Nell’Italia antica il latino prende il posto di diverse lingue come l’osco-umbro o l’etrusco, da lui

completamente differente (perché non indoeuropea). Per quanto riguarda la prima, il latino aveva

una serie di parole in cui ad una -b- latina corrispondeva una -f- osca. Quando troviamo coppie di

nomi con lo stesso significato RUBER-RUFUS= rosso; dobbiamo capire se esso sia prestito

(adstrato) o relitto (sostrato). Per capirlo è necessario vedere se al momento dello scambio, le due

lingue erano alla pari o il termine è stato introdotto da parlanti che dall’osco erano passati al latino.

Un altro esempio è il nesso MB>MM E ND>NN nei dialetti meridionali. Essendo il fenomeno in

altre lingue romanze, possiamo affermare che sia effetto di sostrato, quindi trasmesso dal latino

della zona osca.

Per quanto riguarda l’etrusco, ricordiamo il legame strettissimo che ebbe con Roma (gli ultimi re

sono etruschi) e da loro deriva l’alfabeto latino. Molte parole etrusche entrano nel vocabolario

latino (istrione, persona, popolo) ma sono da considerarsi prestiti (adstrato). Solo nel momento

della latinizzazione dell’Etruria si può parlare di sostrato.

CAP. 39 GLI ADSTRATI DEL LATINO.

Due lingue che rimarranno sempre di adstrato sono il greco e il germanico. Si parla sin dai tempi

più antichi dei legami greci alla base delle origini di Roma (i troiani di Enea e i greci d’Evandro) e

ritroviamo molte parole di origine greca: oliva, olio, machina, camera, governare, spada.

Soprattutto nel III secolo a.C. la cultura greca abbaglia i romani e dunque vi si introducono parole

riguardanti la retorica e la filosofia (idea, scuola, grammatica). Accanto al grecismo colto ritroviamo

anche quello popolare introdotto dai mercanti provenienti da oriente che lo utilizzavano anche se

non era la loro lingua madre. Si introducono nomi comuni come apotheca>bottega o talentum>

moneta e persino elementi morfologici come il suffisso nominale –icus e verbale –issare, -izare e –

idiare.

La terza ondata di grecismi dipese dalla diffusione del cristianesimo, prima fra gli ebrei, poi tra i

greci e in occidente intorno al I secolo d.C. sempre in greco, tant’è che la lingua dei riti rimase

greca per più di un secolo. Poi, aumentando i convertiti che non conoscevano il greco, la lingua

passò al latino, che oltre al termino ebraico amen, prende quelli greci di eucarestia, battesimo,

ecclesia, angelo, diavolo…talento a cui si darà il significato letterale di valore. Ci si è chiesti se il

greco non avesse fornito lo spunto dell’articolo determinativo proprio come per il latino tardo ha

fornito il modello quod+ verbo finito.

Per quanto riguarda la lingua germanica invece, il primo incontro con i romani si data intorno al III

secolo a.C. rivelandosi avversari indomabili. Poi dal III al V secolo d.C. ebbero inizio le invasioni

barbariche che si risolsero con la creazione dei regni. Ostrogoto in Italia, franco in Francia

settentrionale, visigoto in Spagna e Francia meridionale, svevo in Spagna nord-occidentale e

vandalo in Africa. I prestiti germanici sono propriamente di adstrato ( burgus>borgo , harpa> arpa,

sapo> sapone). Tra tutti spicca werra che sostituisce definitivamente il bellum latino per guerra. I

prestiti più tardi entrati quando i germani rappresentavano già i ceti dominanti sono considerati di

superstrato, cioè di una lingua che si impone come usata da un gruppo sociale superiore, ma i cui

parlanti finiscono per adottare la lingua delle genti soggette.

CAP. 40 TEORIE ED IPOTESI SUL PASSAGGIO DAL LATINO AL ROMANZO.

1. LA CORRUZIONE BARBARICA: l’ipotesi considera le lingue romanze come forme corrotte

del latino a causa della mescolanza etnica e linguistica delle invasioni barbariche.

2. LA DIGLOSSIA: Si ipotizza sin dalla Roma antica l’esistenza di una diglossia, ossia

separazione tra lingua alta, della letteratura e bassa, del latino volgare.

3. IL SOSTRATO: L’ipotesi è di G.I. Ascoli che la enunciò nel 1881. Egli attribuiva il peso

decisivo alla formazione delle lingue romanze ai sostrati prelatini. Affermava infatti che il

latino parlato si sarebbe frammentato in varietà diverse a seconda delle diverse regioni

dell’impero.

4. LATINIZZAZIONE DELLE PROVINCE: Partendo da un’idea di Schuchardt, G. Grober

affermava che la differente fisionomia delle lingue romanze, dipendeva dalla prima

latinizzazione delle province, per cui quelle latinizzate prima sono più conservatrici. Il primo

ostacolo è che essa presuppone che il latino imperiale fosse variegato al suo interno,

successivamente alla latinizzazione delle province. Il secondo e terzo ostacolo riguardano il

processo di diffusione della lingua, che è stato secolare e non può quindi essere

immediatamente conseguente alla conquista ed inoltre è impensabile che il latino di una

provincia non abbia risentito degli sviluppi che avvenivano altrove.

5. I LIVELLI LINGUISTICI DELLA LATINIZZAZIONE: La teoria di von Wartburg prende in

considerazione la linea La Spezia-Rimini dividendo la Romania in due: una parte

occidentale romanizzata dall’alto (dalla scuola e dai colti) e una orientale romanizzata dal

basso (dai soldati e contadini).

6. PROTO-ROMANZO: Le protolingue sono lingue che sono state ricostruite grazie alla

comparazione delle lingue attuali (indoeuropee e germaniche). Si è tentato di fare la stessa

cosa con le lingue romanze e il risultato naturalmente non è stato il latino, bensì una lingua,

il protoromanzo, che ha alcune caratteristiche in comune con esso, ma che ha in meno i

tratti esistenti in latino e che le lingue romanze non permettono di costruire (-m finale).

Quest’ipotesi non riesce a superare la verosimiglianza storica e soprattutto crea una lingua

che non è collocabile nel tempo e nello spazio.

7. L’INVENZIONE DEL LATINO MEDIEVALE: Secondo l’inglese Wright non va tanto spiegato

il perché delle lingue romanze, naturali evoluzione del latino, bensì la creazione del latino

medievale. Per lui alla corte di Carlo Magno, chi scriveva, scriveva in realtà testi romanzi,

camuffati con grafia latina. Successivamente i dotti di Carlo Magno credettero bene di

restaurare il latino inventando il latino medievale interrompendo così la grafia della

pronuncia. Accadeva cioè quello che accade oggi con francese e inglese, dove la

pronuncia è diversa dalla grafia. Inventando il latino medievale venne a mancare ka grafia

delle lingue romanze, la quale dovette essere a sua volta reinventata.

ORIGINI ROMANZE – ASPERTI.

CAP 3: TARDA ANTICHITà E ALTO MEDIOEVO.

QUADRO STORICO

Il III sec. d.C., sotto l’impero di Diocleziano, vede l’ufficializzazione della separazione tra Occidente

latino e Oriente greco.

il V sec. in Occidente iniziano le invasioni barbariche e la fondazioni di regni germanici, che solo

inizialmente sono dipendenti dall’autorità imperiale. Questa crisi politico-istituzionale genera una

serie di conseguenze anche sul piano culturale e linguistico:

• Viene a mancare un’unità di centro e una gran parte della popolazione abbandona la città.

• Le invasioni e le guerre causano gravi danni all’istruzione e ai patrimoni librari.

• Appaiono nuovi diritti fondati sulle tradizioni etniche delle nuove popolazioni.

• Divisione del dominio franco nell’età precarolingia e carolingia.

• Sconvolgimenti nella Penisola Iberica dopo l’invasione arabo- berbera del 711 e

ridefinizione dei regni cristiani.

• Italia suddivisa al Nord dal Regno Longobardo, nel centro da una Longobardia minor e dai

Bizantini, il Papa e gli Arabi in Sicilia.

Il Regno di Francia si forma a seguito del collasso dell’unità imperiale voluta da Carlo Magno, a

causa della debolezza delle istituzioni centrali. Si affermano così grandi principati: Angiò,

Normandia, Champagne, Borgogna… Al Sud vi sono grandi signorie e prevale la media e piccola

feudalità. La conquista dell’Inghilterra nel 1066 per mano di Guglielmo il Conquistatore, si vede

soppiantare dall’azione di Filippo Augusto, re di Francia, che porta con sé la cultura e la lingua

francese, alla base di alcune fra le più importanti menzioni letterarie come Artù, il Ciclo dei

Cavalieri, il santo Graal, Tristano e Isotta.

Dopo l’invasione araba del 711 vede consolidarsi la presenza cristiana in veri e propri Stati, fino

all’XI sec. che vede partire il secolo della Reconquista a danno del califfato musulmano e al XIII

sec. che vede definitivamente crollare la potenza araba sotto la spinta della Castiglia e della

Catalogna-Aragona.

L’Italia vede avviarsi il sistema comunale.

FRA TARDA ANTICHITà E MEDIOEVO: FATTORI D CONTINUITà E DI CAMBIAMENTO.

Il V e VI sec. vedono il primo momento della crisi della latinità come insieme culturale e sistema

linguistico unitario. Il passaggio da Età antica a quella di mezzo è un processo lungo e costante nel

tempo, che si attua anche in maniera problematica, soprattutto riguardo il credo religioso degli

invasori, cristiano ma ariano, che non prevede cioè la natura divina di Cristo.

Il riconoscimento della sede papale portò con se non solo il mantenimento di una centralità

romana, ma soprattutto un’idea di centro, che con le invasioni si era perso.

Sopravvivono le scuole, le strutture amministrative e il Cristianesimo, con a fondamento il testo

sacro della Bibbia. La Bibbia è uno dei testi più tradotti e in Occidente circola in latino e altre

versioni, come la Vulgata di San Gerolamo. Essendo soprattutto un testo scritto, esso va letto e

compreso innanzitutto a livello letterale, ma è anche un testo che necessita d’interpretazione e

richiede un apparato di commento a più livelli. L’esegesi cristiana si sviluppa grazie all’opera dei

Padri della Chiesa e produce una letteratura amplissima e in Occidente in latino. Tra i più

importanti primeggia S. Agostino non solo per i suoi scritti dottrinari ma anche per la sua funzione

di promotore di un’opera di mediazione tra cultura pagana e cristiana. S. Agostino converte l’antico

sistema d’istruzione fondato sulle Arti liberali ( tecniche del sapere), finalizzato alla formazione del

cittadino, in chiave cristiana, per la formazione del sacerdote. Questo modello d’istruzione sarà poi

quello applicato nel medioevo del trivium ( grammatica, retorica, dialettica) e del quadrivium

( geometria, aritmetica, musica, astronomia) e ha come fondamento il latino, lingua di cultura.

Paragona questo cambiamento alla fuga degli ebrei dall’Egitto che portarono con sé solo le

ricchezze che potevano trasportare. La stessa operazione deve avvenire dal paganesimo al

cristianesimo, traghettando tutto ciò sia compatibile con l’insegnamento di Cristo. Questo però

mette a repentaglio la sopravvivenza di alcuni testi letterari antichi non precisamente compatibili

col cristianesimo, salvati solo perché commentati o divenuti estratti. Due esempi sono il De rerum

natura di Lucrezio, trattato filosofico- scientifico di matrice epicurea, smarrito e recuperato in età

umanistica e il De republica di Cicerone, smembrato e conservato a Bobbio nel VII sec riutilizzato

per scrivere il commento di S. Agostino ai Salmi.

Quest’epoca segue il passaggio dal libro antico (rotoli) a quello moderno ( fogli uniti rilegati in

fascicoli) e allo stesso tempo condanna la letteratura antica che non venne tramandata poiché il

libro moderno aveva un costo più altro dell’altro. Chi assolse il compito di tramandare la cultura, fu

il monastero, al cui interno vigeva la regola dello studio e della trascrizione dei codici, patrimonio

letterario del mondo latino.

Se si vuole fare un paragone con la lingua araba usata nel Corano, si nota che questa non ha

niente a che fare con i dialetti, che vengono trasmessi solo oralmente e diventa punto di

riferimento, lingua alta da utilizzare nella letteratura. L’unicità di lingua letteraria fu possibile perché

la comunità araba era piccola e coesa abbastanza da farla propria solo per la funzione letteraria.

La Bibbia non sta allo stesso livello del Corano, poiché deve assecondare una società più evoluta

e complessa, quindi con un linguaggio a più livelli e registri stilistici. La formulazione di lingua

romana rustica per il volgare sottolinea la continuità romana nella riconosciuta diversità idiomatica.

LA DIMENSIONE LINGUISTICA NELL’EREDITà CULTURALE LATINA CLASSICA E CRISTIANA.

1. La pratica di comunicazione scritta e orale in latino appartiene a tutta la cristianità

occidentale: Isole britanniche, Irlanda, Gran Bretagna, Scozia, Germania, Scandinavia,

Europa Centrale fino alla cristianità orientale, greca.

Trasmessa come lingua del cristianesimo il latino rimane lingua di cultura fino alla Riforma

(XVI sec).

2. Modalità di scrittura: maiuscolo (latina), minuscolo (minuscola carolingia), corsivo

(stilizzazione dei centri umanistici italiani XV – XVI sec).

In epoca tardo-antica incomincia a notarsi la discesa della lingua latina come modello

linguistico unificante in senso verticale (gerarchico). Questo probabilmente perché

l’oligarchia germanica non parlava latino e era poco differenziata verticalmente dal punto di

vista culturale. Il Cristianesimo inoltre aveva un ideale diverso da quello antico: uguaglianza

tra gli individui e ideale di humilitas.

Un sintomo della crisi culturale è il rovesciamento dei valori associati all’urbanitas e al

rusticitas; urbanitas da sempre simbolo di raffinatezza ed educazione, fondato su una città

come Roma, luogo d’affermazione delle classi egemoni. Il riconoscimento delle lingue

volgari avviene quando c’è l’accettazione della risticitas linguisti

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/09 Filologia e linguistica romanza

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher chiuzzy89 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fondamenti di filologia e linguistica romanza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Asperti Stefano.
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