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Il corpo educante - Prerequisiti motori

Capitolo 1: Schemi motori di base

“All’origine di qualsiasi movimento volontario c’è la rappresentazione mentale di esso, cioè un’immagine motoria che può essere anche imprecisa, ma che è comunque indispensabile. L’immagine motoria, o schema motorio, è il momento che precede e condiziona le contrazioni muscolari ed è determinato dalle precedenti sensazioni cinestetiche che hanno lasciato il ricordo di ogni azione motoria”.

Gli schemi motori di base sono forme di movimento semplici e naturali, dipendono dalla maturazione del SNC e caratterizzano il potenziale motorio che varia in relazione alla ricchezza degli stimoli ambientali. Vengono utilizzati spontaneamente dai bambini per risolvere i problemi della vita quotidiana. Essi sono il presupposto di base su cui poi possono essere apprese le abilità motorie generali. Rappresentano le forme più elementari del movimento, la prima applicazione delle capacità motorie e per questo si pongono a metà tra le capacità e le abilità motorie.

  • Camminare: primo movimento utilizzato per lo spostamento in equilibrio totale in stazione eretta;
  • Correre: evoluzione della deambulazione in cui viene inserita una fase aerea tra un passo e l’altro;
  • Saltare: presenza di prerequisiti coordinativi che non maturano completamente prima dei 10 anni;
  • Lanciare-afferrare: evoluzione del riflesso di prensione che è presente già dalla nascita.

L’evoluzione delle competenze motorie passa per 3 tappe:

  • Consolidamento degli schemi motori di base;
  • Apprendimento delle abilità motorie generali;
  • Apprendimento delle abilità motorie sportive.

Lateralizzazione

Una tappa importante nello sviluppo motorio dell’individuo è quella dell’orientamento del corpo proprio, che avviene tra i 3 e i 5 anni e che determina la dominanza cerebrale. La dominanza laterale non è decisa dall’educazione, ma dalla predominanza di un emisfero cerebrale. La dominanza dell’emisfero cerebrale sinistro determina il destrismo mentre la dominanza di quello destro determina il mancinismo. Secondo Wallon “la scelta dell’arto superiore dominante avviene verso i 10 mesi di vita ed è in relazione a fattori ereditari”.

Rispetto alla mano dominante, l’altra mano assume un ruolo complementare. L’emisfero dominante è la sede dell’iniziativa motoria e della funzione simbolica ed ha un ruolo importante nella strutturazione dello schema motorio. L’emisfero complementare è quello della funzione spaziale, della rappresentazione mentale dello spazio. Questa dominanza è un processo graduale che avanza nel tempo e raggiunge, tappa per tappa, tutto un emicorpo.

Quindi la lateralizzazione è la conclusione del processo di dominanza, cioè la scissione del controllo nervoso dei due emicorpi, per cui nella metà dominante si stabiliscono le funzioni di attacco e slancio e nella metà complementare quelle di difesa e appoggio. Lacune nello sviluppo della lateralizzazione influiscono negativamente anche sulla capacità di orientamento dello schema corporeo nello spazio.

Schema corporeo

“Lo schema corporeo o immagine del corpo non nasce a priori ma è una costruzione lenta e progressiva che avviene nel soggetto passando attraverso più stadi di sviluppo:

  • Corpo vissuto (0-3 anni): si delinea una propria immagine del corpo identificata con il proprio “io”;
  • Corpo percepito (3-6 anni): caratterizzato da una globalità a livello di vissuto, attraverso giochi, attività espressive e di coordinazione globale in cui il bambino è capace di portare alternativamente la propria attenzione sulla totalità del proprio corpo e su segmenti corporei;
  • Corpo rappresentato (6-12 anni): in cui il soggetto è in grado di disporre della propria immagine del corpo per compiere operazioni e per programmare mentalmente azioni.

Ricordiamo alcune teorie:

  • Le Boulch che considera “lo schema corporeo o immagine del corpo come una intuizione di insieme o una conoscenza immediata che abbiamo del nostro corpo, sia allo stato statico che in movimento, in rapporto alle diverse parti tra loro e soprattutto nei suoi rapporti con lo spazio circostante e gli oggetti che lo circondano”;
  • Vayer secondo cui “uno schema corporeo ben strutturato è alla base della comunicazione sociale, dato che il linguaggio del corpo è la prima forma di comunicazione dell’individuo;
  • Lapierre e Aucouturier sviluppano un approccio psicomotorio orientato verso i processi affettivi inconsci, sottolineando l’importanza dei vissuti corporei più arcaici giungendo così a rilevare il valore simbolico del movimento riguardo alle fantasie inconsce che intorno ad essi si strutturano;
  • Mucchielli secondo cui l’insieme che forma lo schema corporeo si sviluppa e si evolve molto lentamente nel bambino e non si realizza normalmente se non verso gli 11-12 anni.

Uno schema motorio mal strutturato o incerto determina deficit nella relazione soggetto-mondo influendo sul piano:

  • Della percezione con deficit della strutturazione spazio-temporale;
  • Della motricità con goffaggine, poca coordinazione ed atteggiamenti scorretti;
  • Della relazione con l’altro, determinando insicurezza che è all’origine di turbe affettive che possono sconvolgere le relazioni personali.

Capacità motorie

Le capacità motorie sono le attitudini che ogni individuo possiede. Nell’esecuzione dei vari movimenti concorrono due tipi di capacità motorie, le capacità condizionali e le capacità coordinative.

Le capacità condizionali sono determinate da fattori energetici, e sono:

  • La resistenza: capacità di prolungare nel tempo l’attività muscolare mantenendo costante il rendimento;
  • La forza: capacità di resistere o vincere una resistenza esterna e distinguiamo 3 tipologie di forza (forza veloce, forza resistente, forza massimale);
  • La rapidità e la velocità: secondo Zatziorskkij queste due capacità si incrementano fortemente tra i 9 e i 12 anni. La rapidità è la capacità di compiere un movimento nel più breve tempo possibile, mentre la velocità ha come parametri il tempo e lo spazio.

Le capacità coordinative, invece, sono suddivise in capacità coordinative generali e coordinative speciali. Le capacità coordinative generali a cui facciamo riferimento sono:

  • Capacità di apprendimento motorio: che si manifesta nell’acquisizione di gesti motori precedentemente non posseduti. Possiamo parlare di un apprendimento a prima vista, tipico nei bambini tra i 10-12 anni, con un’assimilazione rapida di molte forme di movimento. Successivo a questo tipo di apprendimento, c’è la maestria motoria, che è l’improvvisa combinazione di elementi motori acquisiti in precedenza, con immediate creazioni di atti motori nuovi;
  • Capacità di controllo motorio: che si manifesta nella capacità di controllare l’esecuzione di un movimento che garantisca il raggiungimento di uno scopo previsto;
  • Capacità di adattamento e trasformazione dei movimenti: che rappresenta la capacità di modificare in movimento in modo da adattarlo, se non proprio trasformarlo, ad una improvvisa variazione della situazione senza che vi sia il cambiamento del risultato previsto.

Il complesso di queste 3 capacità coordinative generali determina la destrezza.

Le capacità coordinative speciali nelle condizioni concrete di un’esercitazione si presentano in forma di un complesso. Anche la loro formazione può essere svolta in forma unitaria, inoltre esse sono in stretta relazione con le capacità condizionali, e sono:

  • Destrezza fine: capacità di risolvere in modo rapido e adeguato un compito motorio avvalendosi dell’uso dell’abbinamento di più capacità e si esprime e si presenta in forme diverse. La sua manifestazione può quindi essere una garanzia di apprendimento veloce delle abilità, oppure di trasformazione veloce delle abilità in funzione di situazioni mutevoli;
  • Capacità di equilibrio: consiste nella capacità di mantenere, controllare e ripristinare l’equilibrio in situazione statica, dinamica e in volo. L’equilibrio statico è la base imprescindibile per le attività eseguite in tutte le posizioni e soprattutto nelle stazioni diverse;
  • Elasticità del movimento: capacità di coordinare la propria esecuzione motoria con l’azione delle varie forze prodotte, eseguendo i necessari movimenti di arresto e ritorno;
  • Capacità di combinazione motoria: capacità di ordinare opportunamente in una struttura unitaria di movimento finalizzato, movimenti segmentari del corpo, movimenti isolati singole fasi di movimento;
  • Fantasia motoria: ricchezza di idee, ingegnosità personale che mettono un individuo in grado di risolvere in modo originale un determinato problema motorio e di porsi in modo nuovo ed autonomo verso i problemi motori risolvendoli creativamente.

Esistono poi altre capacità coordinative speciali che sono:

  • La capacità di orientamento;
  • La capacità di differenziazione spazio-temporale;
  • La capacità di differenziazione dinamica, riguardante la tensione muscolare;
  • La capacità di anticipazione motoria;
  • La capacità di reazione motoria;
  • La capacità di memorizzazione motoria, memoria motoria;
  • La capacità di ritmizzazione.

Capitolo 2: Le caratteristiche dell’apprendimento motorio nell’età evolutiva

Lo sviluppo psico-sociale

Educare il corpo significa favorire lo sviluppo fisico, intellettuale e psico-sociale, realizzando positive relazioni con gli altri e promuovendo lo spirito di collaborazione. Il movimento è anche fonte di socializzazione dell’individuo, perché esige il rispetto delle regole concordate, la collaborazione e la cooperazione, l’acquisizione di sentimenti di correttezza verso il prossimo e la tolleranza. La proposta di un’adeguata educazione motoria nella Scuola dell’Infanzia e nella Scuola Primaria favorisce negli allievi lo sviluppo delle seguenti abilità motorie e sociali:

  • Maturazione dell’individuo e condizionamento sociale;
  • Graduale passaggio dall’egocentrismo al sociocentrismo;

In tale ottica le attività motorie per realizzare un progetto unitario per la crescita della persona, devono avere le seguenti caratteristiche:

  • Complessità graduale delle richieste rivolte all’individuo;
  • Educare per assicurare lo sviluppo ottimale del soggetto e l’inserimento sociale;
  • Garantire al bambino una pluralità di esperienze e relazioni sociali;
  • Carattere ludico e socializzante delle attività proposte;
  • Funzione educativa del gioco;
  • Giochi individuali, a coppie, di piccolo gruppo e di gruppo;
  • Gli allievi non devono mai essere esclusi dal gioco;
  • Il bambino non è un adulto in miniatura e non possono essergli applicate le regole del movimento praticato dagli adulti;
  • L’attività deve essere polivalente e non specialistica;
  • L’allievo non si concentra a lungo su un’attività, gli vanno proposte attività variate e ludiche;
  • La struttura ossea del bambino non sopporta carichi statici elevati e le attività fisiche troppo intense possono determinare deformazioni scheletriche;
  • Con l’allenamento non intensivo le ossa si rafforzano;
  • Va evitata la pressione elevata e prolungata su un solo osso;
  • È opportuna un’azione globale.

Le attività da privilegiare in base alle caratteristiche psicofisiche e fisiologiche degli allievi dai 5 ai 10 anni sono:

  • Camminare: il bambino cammina correttamente dopo i 6 anni. Camminare liberamente aiuta ad acquisire il senso di spazio, tempo e valutazione delle direzioni;
  • Correre: è alla base di tutte le attività successive e sviluppa la coordinazione dinamica generale;
  • Saltare: iniziare con salti dall’alto verso il basso per superare i blocchi psicologici;
  • Rotolare: serve a sensibilizzare i diversi segmenti corporei. Prestare sempre assistenza alla capovolta;
  • Controllo della respirazione: stimola l’attenzione dell’individuo al fine di appropriarsi delle sensazioni del corpo;
  • Attività a coppie: sono esercizi utili per la percezione ed il controllo del corpo e favoriscono la comunicazione con l’altro.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher manuelloddo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Età evolutiva e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Valentini Manuela.
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