Il corpo educante: seconda parte
Importanza della progettazione
È importante ricordare:
- Progettare: La progettazione - Come si fa
- Unità di apprendimento: Cos’è - Come si fa
- Espreimiamo le emo-azioni: Serpimentazioni – Esempi
Teoria, tecnica e didattica dell'attività motoria
Teoria, tecnica e didattica dell’attività motoria non sono sinonimi ma parti molto importanti e ciascuna va a servizio dell’altra, si compensano, si innescano.
Teoria
Ogni disciplina ha un suo impianto teorico. Questo impianto teorico si porta dietro un linguaggio terminologico. Qualsiasi professione ha un suo linguaggio, ha un suo codice identificativo che lo contraddistingue e lo rende unico nella sua terminologia, nel suo vocabolario. La teoria dell’attività motoria prevede assolutamente un impianto teorico di autori italiani e non, di secoli fa ma anche attuali e molto aggiornati in campo internazionale, di specialisti che si sono occupati da sempre e si stanno occupando anche con ricerche sul campo del movimento, del corpo e dell’attività motoria.
Abbiamo un grande privilegio: il nostro privilegio è quello di prenderci cura, in futuro, dell’età definita evolutiva. Nel termine età evolutiva ci sta un mondo: ovvero ci prenderemo cura di quegli alunni in una particolare fascia di età, e precisamente nell’infanzia e nella primaria, che va dal range di 2 anni e mezzo fino agli 11 anni circa. E quindi lo sviluppo del piccolo uomo nella parte più fondamentale e importante della sua vita dove a livello morfologico, fisico, psicologico, cognitivo, affettivo, emotivo, emozionale, relazionale, sociale, abbiamo lo sviluppo più forte, più incisivo, più determinante di quello che sarà il futuro uomo/cittadino del domani.
A noi i genitori, a scuola nelle aule, ci daranno il bene più supremo che loro hanno, non c’è niente che varrà di più dei loro figli. Abbiamo scelto noi liberamente, per nostra scelta, di prenderci cura un domani di quel target utenza, ossia infanzia e primaria, e questo ci imporrà una serietà, professionalità, umanità, sensibilità che in questa professione deve essere riconosciuta all’ennesima potenza. Ci deve essere la consapevolezza che di fronte a noi avremo un bene supremo in assoluto che è quello del bambino, di un minore la cui formazione e sviluppo dipende anche da noi. Il prenderci cura, dell’altro minore, piccolo, nella costruzione non solo del suo sapere, ma della formazione sua personalità, non è un compito da poco.
Se poi andremo ad accogliere i nostri bambini, non solo in aula, ma anche in palestra, la nostra responsabilità dovrà aumentare perché come aumenta lo spazio, aumenta la gestione di esso e la sicurezza dei nostri utenti. Quindi, ulteriore e maggiore responsabilità di prevenzione di incidenti, infortuni ecc.
Ancora purtroppo in Italia, nelle nostre scuole si avverte alla fine del 2019, soprattutto nelle palestre, c’è uno stereotipo di considerare il corpo, il movimento, l’attività motoria come una materia di serie B oppure, come una disciplina spesso usata come ricatto per far prendere attenzione ai bambini su altre discipline. Questo modo di fare non solo da un punto di vista educativo è un obbrobrio, ma anche da un punto di vista legislativo, tu insegnante, in questo modo si omette una parte di contenuto che i bambini hanno diritto di fare. È sempre quella disciplina relegata all’ultimo.
L’impianto teorico la disciplina ce l’ha perché è una scienza, la scienza motoria, la scienza delle scienze motorie. Quindi come tutte le discipline scientifiche, anche questa ha un impianto teorico. Ma con i nostri bambini, infanzia e primaria, dobbiamo anche fare l’impianto pratico: la prassi si deve sposare con la teoria, la teoria ha senso se accompagnata dalla pratica e viceversa, altrimenti non è scienza. La teoria deve essere fatta in modo molto sintetico, breve, perché sappiamo che la loro capacità cognitiva e la loro motivazione è labile, e con un linguaggio adeguato al target, più semplice per l’infanzia, più articolato per la primaria. Ma ciò che non deve mancare né all’infanzia né alla primaria è che la teoria dovrà sempre essere accompagnata dalla pratica. Le due situazioni devono sposarsi in un tutt’uno.
Ad esempio: se siamo in palestra, velocemente spieghiamo che cosa andremo a fare ma nello stesso tempo lo dimostriamo perché così andiamo incontro alla loro motivazione e alla loro capacità attentiva che è molto breve, è molto labile, ma nello stesso tempo ottimizzeremo il nostro tempo a disposizione per le ore di attività motoria. Dobbiamo ottimizzare il pochissimo tempo a disposizione. Mentre la maestra parla e spiega si fa contemporaneamente. Non solo per loro l’attività motoria è motivante, si divertono, è entusiasmante, ma è una scelta di salute. Noi insegnanti dobbiamo quindi, professionalmente, ottimizzare il tempo pochissimo a nostra disposizione: in palestra si corre, si cammina, si salta ecc., non si sta seduti ad ascoltare la maestra, ma mentre la maestra parla e spiega, contemporaneamente, facciamo. Ottimizziamo il tempo nel fare ma anche nella teoria, spiegare e fare all’unisono.
Gestione dello spazio
Gestione dello spazio: è fondamentale, esso per il bambino è una casa, lui farà casa ovunque (in famiglia, il suo rifugio protetto; a scuola dove si sente protetto da una figura adulta che non è il genitore). L’organizzazione della scuola per loro diventa un rifugio protetto. Per i bambini diventa casa dove egli in quel momento colloca il suo corpo e la sua personalità. Lo spazio per il bambino è casa.
Spesso lo spazio e la conduzione dello spazio vengono dimenticati dal professionista: non gli viene data l’importanza che merita. Abitare: è giusto che i bambini abitino lo spazio che in quel momento vivono. Il verbo abitare non significa solo essere collocato qui in questo momento, abitare significa collocare il mio corpo, il mio vissuto, la mia esperienza in questo momento, “qui ci sono, esisto, mi scontro, litigo, cado, mi muovo, canto, corro”, ecco che allora diventa spazio pedagogico. Parleremo dunque di abitare lo spazio, abitare il corpo, abitare il tempo. Corpo, tempo, spazio devono essere abitati tenendo presente il bambino, quindi a misura di bambino.
Noi avremo un'esperienza che ci accompagna e quindi vedremo questo spazio in un determinato modo. Dovremo quindi calarci nella loro realtà, immedesimarci, per cercare di organizzare quello spazio al meglio a seconda delle loro aspettative.
Parole chiave di questo insegnamento
- Teoria: In campo di trasformazione, di insegnamento in apprendimento (ossia ciò che noi insegnanti dovremmo fare in futuro con i nostri target di utenza, a seconda che saremo nell’infanzia o nella scuola primaria) abbiamo bisogno di conoscere l’impianto teorico disciplinare. Cosa vuol dire l’impianto teorico disciplinare? Vuol dire addentrarci nel cuore della disciplina come nei secoli e nello stato dell’arte, questa è evoluta o in qualche caso anche involuta a seconda del pensiero che andava di pari passo con la storia economica, sociale, culturale, politica del paese o dei paesi. È necessario parlare al plurale perché non è tutto stato sempre uguale alla nostra nazione, altre nazioni hanno fatto scelte diverse, scelte strategiche anche per l’insegnamento diverse, per cui non possiamo uniformarci a tutto il mondo nell’insegnamento di questo sapere.
- Tecnica: Ogni scienza, ogni disciplina, ogni professione ha una sua tecnica che corrisponde a una metodologia, che corrisponde a materiali, a un linguaggio specifico tecnico disciplinare. Quindi per addentrarci nel cuore della disciplina è indispensabile conoscere il glossario anche, che caratterizza la disciplina per entrare nel vivo, nel cuore della situazione.
- Didattica: Cosa vuol dire didattica? È quella che ci permette di arrivare nella mente e non solo, del nostro piccolo o più grande utente, sia che si tratti delle sezioni della scuola dell’infanzia o delle classi di scuola primaria. Quindi l’insegnamento si trasformerà in apprendimento vero e proprio a seconda di come queste tre parole chiave saranno sviluppate, proposte e presentate ai nostri utenti, allievi, alunni dell’attività motoria. Questa disciplina ha subito nel tempo mutevoli cambiamenti: “corpo, movimento” – “corpo, movimento, salute” – “educazione motoria” – “attività motoria” – “educazione fisica” ecc.
Tutta questa panoramica di elementi che vanno a caratterizzare la disciplina, mutevoli e a volte spesso messi in discussione, ci fa capire il travaglio che nei secoli e nel tempo il fisico, il corpo, il movimento, l’attività motoria ha subito. Parliamo di attività motoria anche se potremmo trovare scritto “educazione fisica”. A livello disciplinare l’importante è che si parli di corpo, movimento, salute e gioco/sport. Se poi la vogliamo etichettare con “attività motoria”, “educazione fisica” poco importa, anche se a livello del nostro target di utenza, soprattutto nella scuola dell’infanzia, “educazione fisica” per i termini che intendiamo e per come vengono sviluppati forse è troppo pesante.
I vari obiettivi
Pesante perché l’educazione fisica è con i contenuti e gli obbiettivi che si porta dietro più adeguata ad un target di utenza più elevato rispetto a quelli della scuola infanzia. Educazione fisica coinvolge degli obbiettivi impegnativi che non possono essere gli stessi che noi attribuiamo e vogliamo raggiungere con la scuola dell’infanzia.
Come sport non possiamo parlare di “avviamento alla pratica sportiva” nella scuola dell’infanzia, ma parleremo di gioco. Nella scuola primaria, nelle prime classi, parleremo di gioco sport per arrivare poi nel target di utenza della preadolescenza, ad esempio primo grado, di sport di avviamento alla pratica sportiva per arrivare invece al secondo grado, quindi alle superiori, di pratica sportiva. Per ogni target di utenza dobbiamo usare le parole giuste per farci capire che ad ogni target di utenza noi dobbiamo perseguire degli obbiettivi propri specifici. Parleremo quindi di una attività motoria, di una educazione motoria rivolta ai nostri target di utenza.
Ecco che già i programmi dell’orientamento del 1991, che vengono stilati per l’allora scuola materna (anche i nomi hanno fatto il loro percorso in Italia: prima degli anni 2000 la “scuola dell’infanzia” si chiamava “scuola materna”, la “scuola primaria” si chiamava “scuola elementare”), rivoluzionari, tanto che nella riforma degli anni 2000 che ha coinvolto ogni ordine e grado di scuola, diventano una pietra miliare e ci si rifà per dei nuovi aggiornamenti, dei nuovi particolari per i giovani degli anni 2000. Quindi nella scuola dell’infanzia non si parlerà tanto di obbiettivi motori da raggiungere ma di campi di esperienza, perché il target di utenza, il bambino, da un punto di vista di personalità si deve consolidare e dunque è meglio parlare di campi di esperienza, più in generale, piuttosto che essere troppo nello specifico con gli obbiettivi. Obbiettivi o meglio, traguardi di competenze che saranno sicuramente invece adeguati per quanto riguarda la scuola primaria.
Quindi parliamo di attività motoria di modo che inglobiamo tutto il target di utenza della scuola dell’infanzia. Comprensivo della scuola primaria, però con una grande sottolineatura importantissima ovvero che per quanto riguarda la scuola dell’infanzia si parlerà di campo di esperienza (campo di esperienza “il corpo in movimento”), e per quanto riguarda la scuola primaria si parlerà di obbietti dell’attività motoria nella scuola primaria nelle varie classi.
“Se si vorrà creare un mondo nuovo anche l’educazione dovrà rinnovarsi.” Gandhi.
Queste due chiavi hanno un senso fortissimo: dobbiamo rinnovare, ma non per il gusto di fare qualcosa di originale o ex-novo rispetto a quello che stanno facendo le attuali docenti nella scuola primaria e dell’infanzia con i loro alunni, ma ogni contesto sociale storico e economico ha la sua storia, i suoi vissuti, la sua educazione e la sua scuola. Quando entreremo nel mondo scolastico, sicuramente, la nostra professionalità, la nostra deontologia professionale probabilmente verrà spesa in modo diverso, adeguandosi ad un altro contesto perché i bambini di oggi sono molto diversi dai coetanei di quando incontreremo noi. Per l’età evolutiva un giorno vale una vita, il tempo per l’età evolutiva è importantissimo: nel giro di un'estate, ad esempio, noi ritornando a settembre a scuola con gli stessi alunni, potremmo trovare dei fortissimi cambiamenti: in lunghezza, in larghezza, in voce, in fisionomia tanto da rimanere sorpresi.
Evoluzione e cambiamenti
- Nei maschi, ad esempio, la voce più roca anche perché l’età puberale, prepuberale si è notevolmente abbassata per via del clima, dell’alimentazione ecc. Si è abbassato anche il bombardamento ormonale della preadolescenza che prima era soprattutto tipico della scuola di 1o grado, adesso soprattutto per le femmine, si sta notevolmente abbassando. La fase auxologica della proceritas (aumento staturale in altezza) e del turgor (aumento in larghezza, ispessimento ponderale) fa cambiare notevolmente la fisionomia del soggetto.
- Le femmine hanno, rispetto ai maschi, un aumento, un bombardamento ormonale che anticipa rispetto i maschi di circa un anno, e che quindi potremo visualizzarlo in modo concreto.
Tutto ciò per capire che per forza di cose ci vuole un approccio teorico tecnico e didattico sempre aggiornato adeguandosi al contesto in cui troveremo la nostra classe, perché a distanza di anni già qualcosa può cambiare sia a livello teorico, tecnico e didattico.
Exergames
Exergames sono un nuovo modo di giocare tecnologico. Mentre prima le console, i mouse la facevano da padrone per cui i bambini, ma non solo, ci intrattenevamo nelle varie console, playstation ecc. in un modo statico, le aziende, soprattutto la Nintendo, sta facendo una campagna promozionale molto forte stando a sentire l’organizzazione mondiale della sanità, l’OMS, che dice che i giovani di tutto il mondo sono in una fase di ipocinesia: mancanza di movimento, c’è un alto tasso di sedentarietà che si associa alla obesità e al sovrappeso.
Questa grande azienda tecnologica ha quindi pensato di aggiornarsi, adeguarsi a quello che è purtroppo un allarme e una piaga mondiale: i giovani che fanno poco movimento e un tasso elevatissimo di obesità. Ecco cosa fanno: hanno pensato di mettere in commercio dei giochi che prevedono non solo il mouse ma il movimento e ne sono usciti alcuni anche con delle animazioni accattivanti, in cui il soggetto può divertirsi muovendosi.
I docenti devono insegnare all’università, perché sono responsabili della formazione della futura generazione degli insegnanti, che “esiste anche altro”: l’educazione e la formazione si devono rinnovare. I docenti non possono solo dire “esiste questo gioco, quest’altro gioco ecc.” ma c’è dell’altro, essi si devono adeguare alla futura generazione che frequenterà l’infanzia e la primaria e che avrà a che fare più di questa di oggi che è nelle aule delle scuole, che esistono altre tipologie di gioco. Lo devono insegnare, non devono solo demandare alla famiglia o al tempo libero, la formazione universitaria deve comunicare/formare la futura generazione di maestri, che esiste anche altro, per non essere analfabeti ludici ed entrare nel mondo della scuola più vecchi di come quelli che usciranno lasciandogli il posto.
Non ci dobbiamo accontentare dello “status” ma dobbiamo di questo status fare un aggiornamento per non essere analfabeti. Se educo la famiglia che quel videogioco, quell’exergames, è diverso da altri e può fare bene per un avvio al movimento io sono vincente. Se vogliamo motivare i bambini, dobbiamo essere consapevoli che non tutti partono, possono partire dalla stessa tipologia di gioco/attività, ognuno di loro è diverso, c’è chi ha bisogno di un certo tipo di situazione e chi un altro.
Età evolutiva
L’età evolutiva: evoluzione, cambiamenti, non uno status quo, ma un divenire. Involutiva, l’esatto contrario, “regressione”. L’età evolutiva è la nostra età, noi avremo a che fare con i bambini dell’infanzia e della primaria nel momento della vita dell’uomo più importante in assoluto. Noi insieme alla famiglia, altra agenzia educativa possiamo fare la differenza, se pensiamo che anche a livello quantitativo di tempo staranno con noi molte ore, spesso molte di più che con i propri genitori impegnati al lavoro, a dare sostentamento e mantenimento alla famiglia, ecc.
Noi faremo la differenza non solo a livello qualitativo ma anche a livello quantitativo: se c’è qualità ma non c’è quantità l’equilibrio non funziona, non va bene. Io ho bisogno sia della quantità che della qualità. Il nostro stare con loro a livello professionale di scuola spesso e volentieri a livello di tempo potrebbe essere molto di più rispetto a quello gestito con la famiglia. Quindi si può benissimo intuire che ruolo straordinario ed importante rivestiamo. Non solo a livello di contenuti, di area cognitiva, ma anche l’area affettiva, sociale, relazionale, noi potremo fare la differenza.
Personalità
Personalità: ognuno di noi ha un suo stile di personalità. Ciò vuol dire che siamo unici, irripetibili, irreversibili. Nessun altro clone potrà essere studiato dalla scienza a nostra immagine e somiglianza, di
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