TEORIA, TECNICA E DIDATTICA DELL’ATTIVITÀ MOTORIA
Le tre parti si compensano:
1) Teoria Ogni disciplina ha un proprio impianto teorico e di conseguenza un proprio linguaggio specifico;
da sempre specialisti italiani e internazionali si occupano di studiare il movimento e il corpo umano. In
questo corso ci si focalizzerà prevalentemente sull’attività motoria dell’età evolutiva, ovvero alunni della
scuola dell’infanzia e della scuola primaria, prendendo in considerazione i loro sviluppi a livello
morfologico, fisico, sociale ecc; l’età evolutiva viene infatti descritta come “maturazione e formazione in
divenire”.
Questa disciplina soffre oggi giorno di uno stereotipo, ovvero l’essere considerata una materia di serie B,
una materia spesso utilizzata come ricatto per attirare l’attenzione su altre discipline; questo non è solo
un grosso sbaglio educativo ma anche uno sbaglio legislativo.
2) Pratica L’impianto teorico acquista senso solo se viene accompagnato alla pratica. Con bambini di
quest’età la teoria deve essere fatta in modo sintetico e utilizzando un linguaggio adeguato e semplice; in
poche parole consiste nel spiegare cosa si va a fare e allo stesso modo mostrarlo. Ciò risponde anche ad
un’altra esigenza, ovvero l’ottimizzazione dei tempi: per insegnare questa disciplina vi è a disposizione
una sola ora di lezione, ma l’OMS sta muovendosi per migliorare questa situazione, in quanto essendo
l’attività motoria strettamente collegata alla salute, si vuole cercare di ridurre il tasso di obesità che negli
ultimi tempi è ampiamente aumentato, soprattutto tra i più giovani. Oltre che gestire bene il tempo,
occorre anche organizzare lo spazio. Per il bambino l’ambiente è fondamentale, perché diventa casa ciò in
cui la persona colloca il proprio corpo, la propria personalità, la propria esperienza; il bambino abita lo
spazio: vive il contesto e si relazione con gli altri.
L’obiettivo è quello di abitare il corpo, il tempo e lo spazio: questi tre devono essere abitati a misura di
bambino e per questo occorre fare lo sforzo di immedesimazione nella realtà del bambino per organizzarli
a seconda delle loro aspettative.
Teoria Tecnica Didattica
In campo di trasformazione di Ogni disciplina/scienza ha una Ci permette di arrivare nella mente
insegnamento in apprendimento, propria tecnica che corrisponde a (e non solo) dell’utente alunno.
occorre conoscere l’impianto metodologia, materiali, L’insegnamento si trasformerà in
teorico disciplinare. Inoltre, per linguaggio specifici: occorre apprendimento vero e proprio a
l’insegnamento di questa conoscere il glossario seconda di come teoria, tecnica e
disciplina, non ci si può caratteristico. didattica saranno proposte e
uniformare in tutto il mondo. presentate agli alunni.
IL CORPO EDUCANTE
Nel tempo la disciplina ha subito notevoli mutamenti perché il fisico e l’attività motoria in sé a loro volta hanno
subito cambiamenti.
Un cambiamento riguarda il termine con il quale si intende identificare questa disciplina. Spesso si parla di
“educazione fisica” ma, considerando il target d’utenza di riferimento, questa espressione non è propriamente
adatta. È preferibile utilizzare il termine “attività motoria”, con il quale ci si riferisce quindi sia al target della
scuola d’infanzia che della scuola primaria. Tuttavia per la scuola d’infanzia, per cui l’alunno (2 anni e mezzo – 5
anni) deve ancora formarsi, si parla di campi d’esperienza; per la scuola primaria si parla di obiettivi motori,
traguardi di competenza.
In generale, a livello disciplinare, l’importante è che si parli di corpo, movimento, salute, gioco e sport.
“Se si vorrà creare un mondo nuovo anche l’educazione dovrà rinnovarsi” (Mahatma Gandhi)
Ogni contesto sociale, storico ed economico ha la sua storia, i suoi vissuti, la sua educazione e la sua scuola. Per
l’età evolutiva un giorno vale una vita, il tempo è importantissimo; per questo ci vuole un approccio teorico,
tecnico e didattico sempre aggiornato e adeguato al contesto della classe.
Tra le proposte di strumentazioni più moderne, un ruolo importante viene ricoperto dagli exer-games, che
consistono in giochi tecnologici in cui l’utente può divertirsi muovendosi; questi rispondono al problema sempre
più incidente dell’ipercinesia, ovvero un tasso molto alto di sedentarietà con conseguente aumento del tasso di
obesità (da recenti studi dell’OMS).
La tecnica in educazione fisica ha due aspetti:
- descrittivo: richiede l’uso di un linguaggio specifico, ossia di una propria terminologia
- applicativo: si riferisce al modo di attuare il movimento, considerato come un continuo cambiamento di
rapporto fra le varie parti del corpo e di questo con il mondo esterno.
TERMINOLOGIA DIDATTICA
In ginnastica il corpo umano si divide in busto e arti. Parti esterne del corpo umano:
- busto: si divide in capo, collo e tronco;
- arto superiore: si divide in spalla, braccio propriamente detto, avambraccio e mano;
- arto inferiore: si divide in anca, coscia, gamba propriamente detta, piede.
Due o più ossa vicine, mobili o fisse, sono unite dalle articolazioni, ossia un insieme di parti molli e dure; le
articolazioni maggiormente prese in considerazione sono:
- nell’arto superiore: articolazione scapolo-omerale (unisce braccio a spalla)
- nell’arto inferiore: articolazione coxo-femorale (unisce coscia a anca)
- articolazione del rachide: articolazione del busto che va dalle spalle alle anche.
Si deve immaginare il corpo umano come percorso da tre assi e tagliato da tre piani.
Si distinguono:
- asse longitudinale: attraversa il corpo dalla sommità del capo al punto di unione dei talloni;
- asse trasversale: va da una spalla all’altra o attraversa nello stesso senso qualsiasi altra parte del busto;
- asse sagittale: va dal petto al dorso o viceversa o attraversa nello stesso senso qualsiasi altra parte del busto.
Anche gli arti o i singoli segmenti di cui si compongono si immaginano attraversati, da un’estremità all’altra, da un asse
detto longitudinale.
Quando gli assi del corpo umano si intersecano in uno stesso punto ad angolo retto generano i piani:
piano frontale: determinato dall’incontro dell’asse longitudinale con quello trasversale; divide il corpo in
due parti asimmetriche, una anteriore e una posteriore.
piano sagittale: determinato dall’incontro dell’asse sagittale con quello longitudinale; divide il corpo in
due parti simmetriche, una sinistra e una destra.
piano trasversale: determinato dall’incontro dell’asse trasversale con quello sagittale; divide il corpo in
due parti asimmetriche, una superiore e una inferiore.
Altro aspetto fondamentale della terminologia tecnica è l’atteggiamento che “è la figura che assume il corpo del
ginnasta, o parte di esso, considerato indipendentemente dai suoi rapporti con tutto ciò che lo circonda”. Le parti
che costituiscono il corpo, busto e arti, possono assumere, ognuna separatamente dall’altra, determinati
atteggiamenti che vengono considerati atteggiamenti parziali e prendono il nome secondo la figura che
assumono.
Il busto può assumere i seguenti atteggiamenti:
lungo, quando il vertice è alla massima distanza dalle tuberosità ischiatiche;
breve, quando il vertice risulta, per quanto possibile, vicino al bacino anteriormente, lateralmente o
posteriormente;
torto o ruotato, quando tutti i segmenti anatomici, dal capo al bacino, sono girati, l’uno rispetto all’altro,
intorno all’asse longitudinale.
L’arto superiore o quello inferiore può assumere i seguenti atteggiamenti:
lungo, quando i segmenti anatomici dell’arto formano una figura rettilinea e allungata e le due estremità
sono alla massima distanza;
breve, quando i segmenti dell’arto sono avvicinati formando angoli acuti; se formano angoli retti o ottusi
l’atteggiamento è detto semibreve;
torto o ruotato, quando l’estremità distale dell’arto risulta girata attorno al proprio asse longitudinale.
Quando gli atteggiamenti del busto vengono combinati con quelli degli arti inferiori sono definiti atteggiamenti
del corpo o totali. Questi si differenziano in:
Ginocchio: il busto è in atteggiamento lungo in linea con le cosce, mentre le gambe propriamente dette a
90° rispetto alle cosce.
Raccolta: il busto è in atteggiamento lungo e gli arti inferiori in atteggiamento breve con le cosce vicine al
tronco.
Massima raccolta: gli arti inferiori e il busto sono in atteggiamento breve con la fronte vicina alle
ginocchia.
Squadra: gli arti inferiori e il busto sono in atteggiamento lungo e formano un angolo retto.
Massima squadra: gli arti inferiori sono in atteggiamento lungo e il busto in atteggiamento breve con la
fronte vicina alle ginocchia.
Ogni azione, movimento o esercizio del corpo dipende da quattro elementi fondamentali: posizione delle varie
parti del corpo, situazione in cui si opera, orientamento rispetto a un sistema di riferimento o attrezzo, tipo di
rapporto esistente tra corpo e attrezzo.
Il corpo umano ha un baricentro che “è il punto di applicazione della risultante, o somma, dei pesi di tutti i
segmenti corporei”. Il baricentro in un individuo in posizione eretta dipende dalla sua costituzione, ossia dalla sua
struttura anatomica, quindi dal modo in cui sono distribuiti i singoli pesi delle diverse parti corporee; per questo il
baricentro non ha lo stesso sito in tutte le persone adulte in posizione eretta. Infatti, quando il corpo assume una
posizione diversa da quella eretta, il baricentro cambia ubicazione e si trasferisce in un punto che dipende dagli
spostamenti che effettuano i vari segmenti corporei.
Con il variare del baricentro, variano anche l’analisi del movimento, le linee di azione del muscolo e gli interventi
muscolari. Tali variazioni del corpo del ginnasta con il mondo esterno prendono il nome di posizione.
La posizione del corpo in appoggio al suolo per mezzo dei soli arti inferiori, quando viene mantenuta per un
periodo più o meno lungo, è detta stazione; quella in appoggio anche col busto prende il nome di decubito.
Pertanto avremo:
stazione eretta, quando il corpo risulta ritto con i piedi divaricati o uniti posati al suolo;
stazione seduta, quando il corpo risulta in appoggio sul suolo con la regione glutea e con quella
posteriore degli arti inferiori ed il busto è eretto;
stazione ginocchio, quando il corpo risulta in appoggio sul suolo con uno o ambedue le ginocchia e con i
piedi ed il busto è eretto;
decubito supino, il corpo è in appoggio sul suolo con la regione posteriore del corpo;
decubito prono, il corpo è in appoggio sul suolo con la regione anteriore del corpo;
decubito laterale sinistro o destro, quando il corpo è in appoggio sul suolo con la regione laterale sinistra
o destra.
I MOVIMENTI
I movimenti sono atti motori, volontari o involontari, che determinano cambiamenti di figura o ubicazione del
corpo. I movimenti volontari eseguiti secondo determinate modalità prendono il nome di movimenti ginnastici e i
più comuni sono:
Abdurre, movimento che determina l’allontanamento di un arto dall’asse longitudinale del corpo.
Addurre, movimento inverso a quello precedente.
Aprire, allontanamento lento e reciproco degli arti superiori in atteggiamento lungo del corpo sul piano
trasversale.
Chiudere, movimento inverso a quello precedente.
Divaricare, allontanamento reciproco degli arti inferiori in direzioni opposte, in atteggiamento lungo.
Riunire, ricongiungimento del piede precedentemente mosso con l’altro rimasto fermo.
Piegare, passaggio da una posizione in atteggiamento lungo ad un’altra in atteggiamento breve eseguito
dagli arti in appoggio su un sostegno.
Rizzare, passaggio da una posizione in atteggiamento breve ad un’altra in atteggiamento lungo eseguito
dagli arti in appoggio su un sostegno.
Capovolgere, movimento di rotazione del corpo di 180° intorno al proprio asse trasversale.
Spingere, estensione rapida degli arti; passaggio rapido dall’atteggiamento breve a quello lungo degli arti
non in appoggio sul sostegno
Flettere, avvicinamento di uno o più segmenti contigui di una stessa parte del corpo non in appoggio su
un sostegno.
Estendere, passaggio di una parte del corpo da una posizione in atteggiamento breve o semibreve a una
posizione in atteggiamento lungo.
Elevare, movimento lento generalmente degli arti in atteggiamento lungo, dal basso verso l’alto.
Abbassare, movimento lento generalmente degli arti in atteggiamento lungo dall’alto verso il basso.
Oscillare, movimento pendolare di tutto il corpo o degli arti.
Slanciare, cambiamento rapido di direzione degli arti in atteggiamento lungo.
Circondurre, passaggio diretto e successivo di una parte del corpo per quattro posizioni a due a due
diametralmente opposte.
Incrociare, sovrapporre un arto all’altro omologo.
Inclinare, movimento che esegue il busto, in atteggiamento lungo, per spostarsi da una posizione
eretta/seduta verso quella orizzontale.
Torcere o ruotare, movimento di una parte del corpo attorno al proprio asse longitudinale mantenendo
ferma un’estremità.
Affondo, quando un arto inferiore risulta semipiegato con il ginocchio in linea con il tallone, l’altro
proteso con la pianta del piede aderente al suolo, il busto inclinato in linea con quest’ultimo arto.
L’affondo si può assumere nelle direzioni avanti, indietro e infuori, ma anche in direzioni intermedie
(oblique) come avanti-infuori, indietro-infuori.
I movimenti in rapporto alla causa che li produce si distinguono in:
- attivi: prodotti dalla contrazione dei muscoli striati che si inseriscono attorno alle varie parti dello scheletro;
- passivi: si compiono per azione della gravità o che vengono prodotti con mezzi esterni, manuali o meccanici.
Una successione di movimenti ginnastici volti a conseguire un certo scopo educativo, psico-fisico, fisiologico o
tecnico, dà vita a un esercizio ginnastico, i quali possono essere classificati in:
esercizio semplice interessa una sola parte del corpo e non si può scomporre in altri movimenti di diversa
natura;
esercizio composto o misto interessa una sola parte del corpo e si può scomporre in altri movimenti di
diversa natura;
esercizio combinato interessa due o più parti del corpo che eseguono contemporaneamente ciascuna un
esercizio semplice o composto.
Esercizi e posizioni degli arti superiori
Gli arti superiori possono assumere posizioni in atteggiamento lungo, breve e semibreve. Le posizioni degli arti in
atteggiamento lungo si riconoscono dal rapporto che essi hanno con gli assi fondamentali del corpo
(longitudinale, trasversale, sagittale) e si distinguono in
Posizioni dirette (quando gli arti risultano paralleli o sul prolungamento di uno degli assi):
braccia in basso, parallele all’asse longitudinale in direzione del bacino;
braccia avanti, parallele all’asse sagittale e anteriormente al torace;
braccia in alto, parallele all’asse longitudinale in direzione del capo;
braccia infuori, sul prolungamento dell’asse trasversale.
Posizioni intermedie (quando risultano obliqui rispetto agli assi). Si precisano indicando le posizioni
dirette fra cui vengono a trovarsi gli arti.
Quando le braccia sono fra due assi di cui uno orizzontale e uno verticale, prima si indica la
posizione diretta orizzontale (avanti, fuori, dietro) poi quella verticale (alto, basso). Si hanno
quindi le posizioni intermedie delle braccia: avanti-basso/avanti-alto, fuori-basso/fuori-alto,
dietro-basso.
Quando le braccia sono fra due assi orizzontali, la posizione si precisa indicando prima la
posizione diretta dell’asse sagittale e poi quella dell’asse trasversale. Quindi si hanno le seguenti
posizioni intermedie delle braccia: avanti-fuori e indentro (o a braccia incrociate avanti).
Più esercizi ginnastici insieme si possono eseguire secondo un determinato rapporto di tempo. Le principali forme
di combinazione sono: la successione, l’alternanza e la simultaneità.
forma successiva: un arto alla volta;
forma alternata: le braccia eseguono contemporaneamente una il movimento di andata, l’altra di ritorno;
forma simultanea: le braccia eseguono contemporaneamente lo stesso movimento.
Fanno parte delle normali attività motorie educative e delle composizioni ginnastiche a corpo libero o con attrezzi
ginnastici:
i passi, azioni naturali degli arti inferiori che generano la traslocazione del corpo sul suolo;
la corsa, spostamento del corpo, generalmente in avanti, mediante la successione di balzi;
i balzi, atti analoghi a quelli della corsa, ma con maggiore azione di spinta e fase di volo;
i saltelli, azioni degli arti inferiori che determinano un breve sollevamento del corpo dal suolo;
i salti, movimenti dovuti all’energetica spinta di uno o entrambi gli arti inferiori, per mezzo dei quali il
corpo si stacca dal suolo, rimane per un momento librato in aria e ricade su uno o entrambi i piedi. I
saltelli si possono eseguire da fermo o con rincorsa; nei primi si considerano lo stacco, il volo e l’arrivo; nei
secondi, oltre a questi tre elementi c’è anche la rincorsa.
Gli esercizi, considerando la quantità di lavoro muscolare che producono nell’unità di tempo, si distinguono in:
blandi, se producono scarsa quantità di lavoro;
moderati, se producono apprezzabile quantità di lavoro;
intensi, se producono grande quantità di lavoro.
L’ASSISTENZA
L’assistenza è l’insieme delle azioni che l’insegnante compie per proteggere gli allievi da qualsiasi dann
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