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Il mondo della radio: Dal transistor a Internet

Parte prima: Il luogo del suono

Capitolo primo: In sintonia con lo spirito del tempo

Se però guardiamo il tempo, in questo periodo, rimaniamo colpiti dalla diversità di funzioni e di ruoli che la radio svolto contemporaneamente e in successione. Nel 1895, durante la nascita della radio, viene alla luce anche il fumetto e il cinema. La differenza tra il cinema e la radio non potrebbe essere più grande. La funzione sociale del cinema è rimasta sostanzialmente costante nel tempo, pur passando attraverso notevoli innovazioni tecniche. La forma culturale della radio è cambiata più volte: nasce come radiotelegrafia, come telegrafo senza fili, una forma di comunicazione punto a punto. Si tratta di un’applicazione pratica della natura ondulatoria della luce teorizzata dal matematico inglese Maxwell, e della sua conferma sperimentale con la scoperta delle onde elettromagnetiche da parte del fisico tedesco Hertz negli anni '80 dell’ottocento.

L’etere, cioè l’atmosfera, può essere percorso da onde. Il giovane Guglielmo Marconi, come altri inventori, ingegnerizza questo principio. Il suo primo riuscito esperimento, del 1895, è la trasmissione del segnale nell’alfabeto telegrafico Morse. La radio è il primo strumento di comunicazione che non ha bisogno di alcun tipo di porto materiale. Marconi porta il suo brevetto in Inghilterra dove fu prontamente adottato. La compagnia Marconi di diritto inglese si diffuse ampiamente nel primo decennio del novecento. Una prima dimostrazione dell’utilità della radio nota al grande pubblico si ebbe con il naufragio del Titanic del 1912. La vicenda ebbe un’enorme risonanza e rappresentò il punto di accettazione in tutto il mondo delle virtù della radio. L’installazione di apparecchi radio telegrafici sulle navi, da tenersi sempre accesi, diventò obbligatoria.

Negli anni '30, David Sarnoff, presidente della Radio Corporation of USA, suggerì un diverso uso della radio. Aveva in mente un piano di sviluppo dove la radio diventava un apparecchio d’uso domestico e l’idea era quella di portare nelle case la musica attraverso la radio. Questa soluzione era interessante per i contadini e per chi vive fuori città: acquistando la radio music box essi potrebbero ascoltare concerti, letture, musica e recital. L’invenzione della valvola termoionica o triodo aveva da tempo consentito di trasmettere la voce umana e non più solo l’alfabeto Morse usato da Marconi.

Dopo la Guerra mondiale le industrie ritennero conveniente, negli USA, lanciarsi nella produzione seriale di semplici apparecchi radio solo riceventi per uso domestico. A partire dagli anni '20 la radio diventa così broadcasting: è il termine inglese che definisce la trasmissione circolare via etere di contenuti di interesse generale, non indirizzati a un destinatario particolare ma a tutti gli apparecchi dislocati nell’area di ricezione. Da un lato un potente apparato emittente per trasmissioni circolari, dall’altro una pluralità di semplici apparecchi riceventi. L’apparecchio ricevente viene alimentato con un flusso sempre più continuo e meglio organizzato di contenuti parlati e sonori.

Al cinema viene riconosciuto il monopolio dello spettacolo visivo, ma privo di una colonna sonora costante e tecnicamente riprodotta; alla radio lo spettacolo sonoro, ma privo di immagini. Il cinema domina la dimensione pubblica della comunicazione; alla radio spetta l’intimità della sfera privata. Il primo film sonoro (talkie) "Il cantante di jazz", viene presentato con grande successo nel 1927. È già un musical. Le istituzioni radiofoniche reagirono accelerando le ricerche sulla televisione, in cui videro un perfezionamento della radio, miscela tra suono e immagine all’interno delle mura domestiche.

Il nuovo apparecchio forniva quell’abbinamento tra suoni e immagini che l’ascoltatore radiofonico doveva ricostruire da sé. L’attenzione generale si riversò sulla televisione. La TV cannibalizzò abbondantemente i formati e i linguaggi, le modalità produttive e i rapporti con il pubblico che si erano consolidati attorno alla radio. La radio perse gran parte della propria consolidata funzione sociale, quella di riunire la famiglia di fronte all’apparecchio domestico.

Grazie al transistor la radio si è miniaturizzata, adottando minuscole pile ha fatto a meno della presa di corrente e si è emancipata dall’obbligo di non allontanarsi dall’ambiente domestico. Dimensione familiare e domestica non era sufficiente per contenere il bisogno di individuazione dei singoli e la loro crescente dimensione personale: migliori condizioni di vita facevano venir meno la condivisione familiare, per necessità, per risparmiare sui costi o per la scarsa disponibilità di risorse che era necessario mettere in comune. Il consumismo da un lato puntava sulla famiglia tradizionale, dall’altro la incontrava come limite e la travolgeva per individuare sempre nuovi soggetti individuali del consumo.

Grazie alla miniaturizzazione e all’abbassamento dei costi, la radio diventa il primo medium elettronico personale, non più rivolto ad una famiglia, ma a una persona. La televisione ha liberato la radio. Essa è da subito un mezzo mobile e in questo senso, è il primo dei nuovi media. Ai formati comunicativi cambiano radicalmente. La radio precede e fa strada ai new media anche perché è il primo mezzo post testuale. L’importanza della radio è dovuta anche alla centralità della musica nella società contemporanea. Attorno alla musica si costruiscono tribù e identità. L’avvento di Internet ha mostrato con evidenza i limiti di adattamento dei media unidirezionali e principalmente della televisione. La radio al contrario ha attraversato una nuova straordinaria ibridazione. Favorita dalla relativa leggerezza dei file audio rispetto a quelli audio + video.

La stazione radio viaggia anche solo via Internet, senza bisogno di licenze o autorizzazioni locali, evitando ogni censura e ogni complicazione burocratica, e può essere ascoltata in diretta in tutto il mondo a costi bassissimi. Al binomio radio-televisione si sta così gradualmente sostituendo un triangolo di comunicazione mobile Internet-radio-telefono cellulare. La radio, mezzo individuale mobile, è costantemente al centro di un crocevia tecnologico e culturale.

Capitolo secondo: Suoni e immagini

Nel novecento l’immagine prevalente è quella di una “perfezione audiovisiva”, di fronte alla quale i mezzi che non dispongono di questo binomio appaiono come minorati, da qui nascono le espressioni “cinema muto” o “sorella cieca” che definiscono la radio e la televisione. Lo statuto dell’immagine nella nostra società è quello del monopolio della realtà, anche quando ne è noto il carattere artificiale. L’immagine della realtà è il principale simulacro. Nel novecento è prevalente anche il culto dell’evidenza, in cui l’immagine è assunta come prova irrefutabile della realtà. A questo culto dell’evidenza paiono sottrarsi il suono e la voce, che sembrano dotati di uno statuto di maggiore astrazione. Il suono non ha il vincolo di dover rappresentare la realtà, ma di accompagnarla. La parola descrive o giustifica la realtà, non è tenuta a sostituirla. La sensazione sonora è correlata ad una sfera emotiva, evocativa, simbolica, che può avere un grado elevato di autosufficienza. La pienezza e la centralità della sensazione auditiva, conferita alla radio, non è restituita dalla televisione. La radio ha, al contrario della televisione, una forza evocativa molto forte.

Il broadcasting radiofonico si inserisce in una linea di riproduzione tecnica del suono che ha il suo momento culminante negli anni '80 dell’ottocento con l'invenzione di altre scatole sonore, ad esempio il fonografo. La radio inizia il suo percorso quando già con l’attività discografica è molto sviluppata e può dispiegare con essa tutte le sinergie, le convenienze, le semplificazioni del caso, e può avvalersi di un’estetica musicale diffusa già abituata al suono composito. La parola appare dotata di uno statuto duplice: è sempre intenzionale e scegliamo di emettere voce, la voce può essere evocativa ed espressiva, emozionale e confidenziale, o avere il carattere rapido e sintetico dell’avvertimento. La parola emotiva, veloce e intensa si presta particolarmente alla dimensione radiofonica mentre in televisione è sopraffatta dallo splendore cangiante delle immagini delle luci. Se la parola ha un intento descrittivo e si iscrive nel registro della raffigurazione realistica, il suo destino radiofonico è meno felice.

La visione è negli esseri umani parziale e direzionale, l’udito invece capta i suoni da qualsiasi direzione provengano. Se ci cade l’occhio su uno spettacolo che non vogliamo vedere, basta che dirigiamo altrove lo sguardo, ma è molto difficile distogliersi dai suoni. Il suono che si sente senza vedere la fonte da cui proviene è stato per questo definito acusmatico. Le conseguenze dell’acusma sulla tecnologia e l’uso sociale della radio sono notevoli. La fonte sonora inoltre può essere miniaturizzata a piacimento. Il cinema e la televisione sono rimasti nel luogo dove si sono sistemati al meglio. Per vedere bene ci deve essere una certa distanza dall’apparecchio, e per avvicinarlo c’è il telecomando. La radio è grande quanto il telecomando, è minuscola e vicina. L’apparecchio musicale non offre più soltanto l’ambiente sonoro, ma crea nuove connessioni tra il corpo e la musica. Questo triplice processo di miniaturizzazione, mobilitazione e vicinanza al soggetto ricorda quello del telefono.

Capitolo terzo: Dallo spazio pubblico allo spazio privato, personale, mobile

La radiotelegrafia, la prima forma che la radio ha assunto, rappresentava sostanzialmente una comunicazione pubblica e ufficiale, al servizio dello Stato, oppure una comunicazione di mercato, a disposizione della navigazione, del commercio e dell’impresa. Con il broadcasting, la radio penetra nello spazio domestico. La comunicazione di massa invade così la dimensione privata, gli ascoltatori della radio si chiamano ancora pubblico. Per la prima volta si ha una comunicazione di massa non nello spazio pubblico, ma nel privato. La famiglia diventa così un mercato per gli apparati e i servizi di comunicazione.

Il termine privato, in questo contesto, significa ancora prevalentemente famiglia. Anche la radio è un servizio di rete che si differenzia da tutti gli altri per il suo carattere immateriale, perché giunge nelle case senza richiedere nessun vettore fisico. “Rete” significa che i servizi vengono erogati quando lo si desidera e finché non si chiude il collegamento. Si trattava dunque di una comunicazione di massa quantitativa, abbondante e sentita come gratuita, sempre meno vincolata ad orari particolari di spettacolo e sempre più continua, per l’intera giornata. La comunicazione assume quindi fin da subito il carattere di un’attività flusso, di un “flusso sonoro” che non prevedeva un pagamento esplicito ma si poteva fruire di esso in modo libero.

Il cambiamento riguarda anche i concetti di pubblico al privato. Lo spettacolo era sempre stato associato allo spazio pubblico. Parliamo di comunicazione di massa, ma in realtà la massa non c’è. Per essere più precisi una massa che la ascolta c’è, ma è una costruzione statistica che tende a diventare costruzione sociale, come avviene per l’audience. Ma essa non è fisicamente costituita da gente raggruppata nello stesso posto, si trattava di un collettivismo per necessità: gli apparecchi radiofonici avevano diffusione limitata e costavano ancora molto, ma appena il costo degli apparecchi scende a livelli tali che la gente può permettersi l’acquisto, si preferisce nettamente ascoltare la radio a casa propria, realizzando un ascolto familiare e poi individualizzato. Il broadcasting si è svincolato dalla sudditanza dagli eventi collettivi.

Della dimensione collettiva per necessità è stato fatto negli anni '30 un uso politico: il fascismo e il nazismo hanno usato la radio come forma di informazione del regime. L’uso più congeniale alla radio è un uso intimistico e privato. La radio è percepita immediatamente come sinonimo di libertà ma dà anche una sensazione di potere. Il livello di attenzione e di concentrazione della radio richiede e che le viene prestata è minore rispetto ad altri mezzi di comunicazione di massa. Essa è in grado di raggiungere le fasce sociali più basse, sia perché gratuito, sia perché non richiede la capacità di saper leggere e scrivere, sia infine perché è compatibile con le attività quotidiane e non richiedono uno spostamento nello spazio pubblico o un atto di acquisto. Nell’ascolto rilassato e deconcentrato s’incontrano aree di attenzione e di comunione quando la radio offre degli spazi per confidarsi a voce alta e per ascoltare le altrui confidenze.

La radio registra il passaggio da una fase di comunicazione familiare ad una personale, e diventa il primo equipaggiamento di comunicazione individualizzato. La radio rappresenta anche il primo apparato della comunicazione mobile. La tecnologia delle batterie rende disponibili fonti di energia indipendenti dall’allacciamento domestico. La radiolina a transistor, un prodotto degli anni '60, è la prima espressione di una nuova generazione di apparati mobili. Il connubio tra comunicazione e mobilità si esprime soprattutto nell’autoradio a transistor, spesso corredata di mangianastri, e nel walkman, un prodotto destinato a grande fortuna, che esalta al massimo la portabilità della musica.

La comunicazione privata comincia così a distinguersi in due ambiti: una sfera familiare dominata da apparati fissi, pesanti, sempre più simili ad elettrodomestici; una sfera privata e personale, individuale, tendenzialmente mobile, fatta di apparecchi minuscoli leggeri, di costo modesto, dalla vita operativa più breve, con poca manutenzione. La sua sfera privata incorpora ora elementi propri della sfera sociale. I grandi eventi giungono in diretta vicino all’individuo. Grazie al suo apparato comunicazionale fissato alla cintura il ragazzo con il transistor, o il walkman, porta con sé la sua sfera privata, attraversando con essa uno spazio pubblico da cui gli giungono solo stimoli attenuati e scarsamente significativi.

Il passaggio alla comunicazione mobile si registra negli anni '70. Con l’avvento del digitale, che si consuma negli anni '80 e '90, si accentuerà questa tendenza con l’aumento della gamma degli oggetti e dei servizi offerti, con le più elevate quantità di contenuto e di memorie disponibili, con l’ulteriore miniaturizzazione degli oggetti grazie al passaggio dal transistor al microchip. Gli anni '80 rappresentano una imponente alfabetizzazione di massa al digitale. L’avvento del telefono digitale e i tentativi di collegarsi in forma mobile ad Internet rappresentano gli ultimi passaggi di questo processo. Quelli che furono status symbol tendono a non esserlo più.

Capitolo quarto: L’uso elettivo della radio

L’effetto di sostituzione della televisione sulla radio fu quindi notevole, e abbondantemente sostenuto, ma poi incontrò un suo limite, non prima di averle procurato un profondo “complesso di inferiorità” che a lungo la seguiva come un’ombra. Alla radio dobbiamo la più significativa innovazione di formati e di contenuti radiofonici, diversamente da quanto sia avvenuto in televisione. La teoria dell’“ascolto per necessità”, così congeniale al primato politico, culturale e tecnologico attribuito alla TV, è stata confutata e poi sostanzialmente sconfitta dal brillante sviluppo della radio in epoca televisiva. Oggi si sente la radio per scelta, perché ci piace, e relativamente ai formati comunicativi che ad essa sono più congeniali. “Spazio elettivo” significa sentirsi scelti e accettati dal proprio pubblico e quindi corrisponde a sicurezza di sé o a una maturità comunicativa.

Il mondo della radio sembra connesso alla capacità di rappresentare la più efficace interfaccia comunicativa tra sfera pubblica e sfera privata, personale e mobile. Il miglior presente e il miglior futuro della radio è dato dall’esplorazione dei formati elettivi, quelli che vengono scelti da una sempre più ampia platea di ascoltatori, perché essi preferiscono, in determinati momenti della loro giornata e aspetti della loro vita, la comunicazione radiofonica: questi sono ascoltatori per scelta.

Funzioni connettive della radio

La radio e il concetto di connessione rimangono per tutto il novecento saldamente intrecciati. L’esigenza di connessione è dunque ben radicata nello spirito del tempo ma, optiamo spesso per una connessione debole. Gli ascoltatori non hanno desiderio di essere molto concentrati su quello che ascoltano e non amerebbero una programmazione che richiedesse da loro molta attenzione, ma desiderano questa presenza di sottofondo, che rappresenta una connessione blanda ma costante accessibile in ogni momento con i loro simili e con la società.

La radio contribuisce nel suo nomadismo ad una “ipertrofia dei non luoghi”, su cui si innesta la nostra esperienza personale, fatta di una pluralità di livelli e di identità. La radio è un “tappeto sonoro” che si oppone al silenzio e al suo carico di implicazioni emotive. La radio è sempre “adesso”, un segnale dall’attualità. L’emissione musicale radiofonica è una ritmizzazione e direzionalità della propria vita. Alcuni spettatori danno la loro preferenza ad una programmazione parlata. Si può parlare di una sorta di sintonia fine della regolazione sociale.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Liston93 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Culture e formati della televisione e della radio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Menduni Enrico.
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