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Il mondo della radio – Dal transistor ai social network

Prima parte – Il luogo del suono

Cap 1 - In sintonia con lo spirito del tempo

Una straordinaria vitalità

Ad oltre un secolo dalla sua nascita vediamo come ancora la radio sia in grado di diversificarsi e moltiplicare le sue funzioni e ruoli, rimanendo sempre attuale e contemporanea. Possiamo metterla a confronto con un suo coetaneo che nello stesso anno 1985, vede la sua nascita: il cinema. Questo nasce per proiezioni piccole in caffè e fiere, per poi diventare una forma culturale con il suo preciso scopo sociale che rimase invariato per tutto il corso del Novecento, pur passando attraverso varie innovazioni tecniche, di linguaggio ed espandendosi diventando una vera e propria industria. La radio, invece, no, la sua forma culturale cambiò varie volte; fu quasi data per spacciata in alcune occasioni, ma riuscì sempre a rialzarsi e migliorarsi in continuazione e in meglio. Nasce come radiotelegrafia, come un telegrafo senza fili da punto a punto. Inizialmente era utilizzata per scopo militare, sfruttata al massimo nelle guerre mondiali; poi si sviluppa e si insidia in ambito domestico. Si tratta di un’applicazione pratica della natura ondulatoria della luce teorizzata dal fisico Maxwell e dalla sua conferma sperimentale delle onde elettromagnetiche da parte del fisico Hertz negli anni ottanta dell’Ottocento. L’etere, cioè l’atmosfera, può essere percorso da onde, di varia frequenza, che l’uomo può generare artificialmente. Il giovane Marconi ingegnerizza questo principio. La radio è il primo strumento di comunicazione che non ha bisogno di alcun tipo di supporto materiale, era libero da cavi o fili che a differenza di altri strumenti impedivano la mobilitazione. La prima dimostrazione dell’utilità della radio al grande pubblico si ebbe con il naufragio del “Titanic” (1912), quando il segnale di soccorso del naufragio venne intercettato da un giovane marconista, tanto da diventare una storia di un’enorme risonanza e rappresentò il momento di accettazione della radio da tutto il mondo.

Il broadcasting

Negli anni ’30, David Sarnoff, capo della RCA (Radio Corporation of America), incominciò a esporre le proprie idee rivoluzionarie sull’uso della radio. Voleva innalzarla ad uso domestico, come il grammofono e il pianoforte, che abbia la forma di una radio music box, con un altoparlante che fosse in grado di intercettare un certo numero di lunghezze d’onda che potessero essere cambiate con il semplice movimento di una manopola. Lo scopo della radio doveva essere quello di informare (eventi importanti ricevuti e trasmessi in diretta), ma anche quello di ascoltare musica, concerti e recital. Inizialmente queste idee furono accantonate poiché in pieno della prima guerra mondiale, ma in seguito con la pace, negli anni venti la radio diventa così broadcasting e il suo ruolo sociale muta completamente. Broadcasting: termine inglese che definisce la trasmissione circolare via etere di contenuti di interesse generale, musica e parole, non indirizzati ad un destinatario particolare ma a tutti gli apparecchi dislocati nell’area di ricezione. Con il broadcasting la trasmissione si scinde in due corpi asimmetrici: da un lato un potente apparato emittente per trasmissioni circolari, dall’altro una pluralità di semplici apparati riceventi, collocati prima nei locali pubblici e poi nelle abitazioni. Al cinema viene riconosciuto il monopolio dello spettacolo visivo, ma silenzioso; alla radio di spettacolo sonoro, ma privo di immagini. Il cinema domina la dimensione pubblica con grandi sale che spettacolarizzano le città; alla radio spetta l’intimità della sfera intima con l’ascolto domestico di un piccolo apparecchio. Sarà il cinema a rompere questo patto non scritto e a entrare nei confini della radio con l’introduzione del sonoro. (Primo film sonoro: Il cantante di jazz. Secondo film sonoro: Il cantante pazzo. Primo film sonoro italiano: La canzone dell’amore). La radio inizia così a impegnarsi a stare al passo e non rimanere indietro: tanto che cinema e radio collaborarono attivamente una nel campo dell’altra (il cinema adotta le musiche radiofoniche come colonne sonore; la radio apre rubriche cinematografiche). Le istituzioni radiofoniche si resero conto della potente suggestione esercitata dall’unione tra suono e immagine sul grande schermo cinematografico: si ritenne quindi che la radiovisione avrebbe rappresentato un perfezionamento della radio e avrebbe tradotto la miscela tra suono e immagine all’interno delle mura domestiche. Se non fosse scoppiata la seconda guerra mondiale, la televisione sarebbe nata già negli anni quaranta: una figlia finanziata dai provenienti della radio, sviluppata nei tardi Quaranta in America e nel decennio successivo in tutta Europa.

La radio era il primo medium simultaneo agli eventi che narrava, non successivo: aveva la virtù di seguire gli avvenimenti in diretta, mentre accadevano con la trepidazione del caso. Ciò era ben chiaro a Guglielmo Marconi, progettista della Radio Vaticana, che inaugurò nel 1931. I fatti in diretta non permettevano di conoscere come i fatti sarebbero andati a finire: un esempio fu la tragedia del dirigibile di Hindenburg del 1937, che andò a fuoco in diretta e sentiamo la telecronaca in diretta che inizialmente è gioiosa per questo bell’evento, ma non appena si tramuta in tragedia la sua voce cambia e diventa nevrotica e spaventosa. La seconda guerra esaltò nuovamente il ruolo della radio: era uno strumento per informare la popolazione degli allarmi aerei o dei bollettini bellici, per lanciare messaggi in codice ai partigiani dietro le linee nemiche, come fonte di intrattenimento per i soldati o per essere ascoltati segretamente dalle popolazioni (es. Radio Londra).

La figlia sostituisce la madre

Lo sviluppo della tv mise in difficoltà la radio. Alla sera, le famiglie preferivano rilassarsi davanti alla televisione anche se si trattava di quella di un vicino, poiché rappresentava quell’abbinamento tra suoni e immagini che l’ascoltatore radiofonico doveva ricostruire da sé, con un processo creativo ma faticoso. L’attenzione si spostò tutta sulla televisione, alcuni programmi radiofonici più brillanti venivano spostati di peso in tv senza nemmeno cambio di nome. In pochi anni (1955-1965) la radio perse gran parte di quella consolidata funzione sociale che aveva sviluppato fino a quel momento. Con questo declino rapido, la radio non si limitò a sopravvivere ma cercò di rimettersi in gioco, allontanandosi dal focolare domestico ormai preso interamente dalla televisione. Con l’invenzione del transistor (da parte dei laboratori americani della Bell Telephone nel 1948), la radio si miniaturizzò, non era più limitata all’abitazione e all’attacco della corrente, ora aveva delle dimensioni più ridotte ed era in grado di alimentarsi a pile. In questo modo poteva essere trasportata nelle auto, sul lavoro… allontanandosi dalle case ma riavvicinandosi alla popolazione. Questi sviluppi tecnologici, erano ovviamente affiancati anche a una miglioria dal punto di vista sociale: le condizioni di vita migliorarono, si era più spinti al consumismo, si poteva uscire più tranquillamente, il giovane era più propenso alla costruzione di un luogo personale all’esterno, ma soprattutto all’interno della casa (la camera privata diventava un luogo sacro, la radiolina era sempre presente).

Il primo dei nuovi media

Grazie alla miniaturizzazione e all’abbassamento dei costi, la radio diventa il primo medium elettronico personale, non più rivolto a una famiglia, ma a una persona: è il primo mezzo che si rivolge a tutte le famiglie. È da subito un mezzo mobile, che anticipa di trent’anni il telefono cellulare. Con l’autoradio si afferma come colonna sonora del viaggio in automobile; miniaturizzata come radiolina al transistor segue il suo padrone ovunque; la radio procede e fa strada ai new media anche perché è il primo mezzo “post-testuale”. La ritrovata importanza della radio è dovuta anche alla centralità della musica nella società contemporanea. Essa è diventata un linguaggio popolare universale, un consistente elemento che traduceva la società di massa: a partire dall’affermazione del rock (accanto alla musica si costituiscono tribù e identità). La radio ha fornito la colonna sonora di un’epoca in movimento, di cui la televisione caratterizzava l’aspetto domestico. L’avvento di internet ha mostrato con evidenza i limiti di adattamento dei media unidirezionali e principalmente della televisione, sostituendo al broadcasting unidirezionale, il principio dell’interattività e della connessione. Con la rete la televisione inizia a ridurre la propria autosufficienza; la radio invece ha potuto stabilire sin da subito un rapporto con la rete Internet e grazie all’uso di appositi software oggi migliaia di radio “trasmettono” sul web (un esempio sono le web radio, con costi irrisori e ascoltatori ovunque). La radio ormai è una multipiattaforma, si fa ascoltare con la autoradio, con il telefono, con il computer… (in un’era di crisi si può trovare su qualsiasi piattaforma).

Cap 2 - Suoni e immagini

Statuto dell’immagine e statuto del sonoro

L’attualità della radio contesta e riduce il predominio dell’immagine che ha caratterizzato il XX secolo, che per la prima volta la cultura scritta e stampata ha dovuto fare i conti con l’immagine (fotografica, cinematografica, pubblicitaria, televisiva). Il Novecento è percorso da una sottile dialettica tra mezzi di comunicazione audio-visivi, mezzi visivi e mezzi audio. La perfezione era rappresentata dal binomio e unione tra immagine e suono, quei mezzi che non avevano una delle due componenti apparivano minorati (cinema muto o radio sorella cieca della televisione). Invece è proprio questa sua caratteristica del basarsi solo sul sonoro e sulla voce a rendere particolare il medium radio; con l’avvento della tv questa caratteristica si è dimostrata più stretta e vitale. Lo statuto dell’immagine nella nostra società è quello del monopolio della realtà: l’immagine è simulacro della realtà, una sua emancipazione diretta. La fotografia, il cinema, la televisione hanno rinsaldato la credenza di un’immagine che consente alla realtà di durare, che ricerca costantemente il suo apparire vera. La fotografia è un’emanazione del referente, senza mediazioni, un corpo che attesta la presenza. Il cinema è ancora di più una rappresentazione della veridicità in movimento. Il Novecento è caratterizzato dal culto dell’evidenza, in cui l’immagine riprodotta è certificata e prova inconfutabile della realtà. A questo culto dell’evidenza paiono sottrarsi il suono e la voce: il primo non ha il vincolo di dover rappresentare la realtà, ma di accompagnarla; il secondo descrive o giustifica la realtà, non è tenuta a sostituirla. La sensazione sonora è correlata a una sfera emotiva, evocativa e simbolica che il mezzo televisivo non è in grado di restituire; la pienezza e centralità conferita dall’esperienza radiofonica dona quell’essenzialità che rende l’emozione amplificata. Quello che invece la radio non può restituire sono le esperienze che si provano dal vivo, di un concerto per esempio, si perde quell’aura, detto con le parole di Benjamin, che solo l’atmosfera magica dell’evento irripetibile, l’hic et nunc del momento sono un qualcosa che non si può rivivere ugualmente. (L’aura viene sequestrata dalla riproduzione di massa e prodotta sinteticamente).

La scatola sonora. Parole e musiche

La sonorità viene resa dalla radio music box, dalla scatola sonora. Da questo punto di vista il broadcasting si inserisce in una linea di riproduzione tecnica del suono che ha il suo momento culminante negli anni 80 dell'800, con l'invenzione di altre scatole sonore, come il fonografo di Edison e il grammofono di Berliner, a cui l'apparecchio radio somigliava anche come aspetto. La radio inizia il suo percorso quando già l'attività discografica è molto sviluppata e può dispiegare con essa tutte le sinergie, le convenienze, le semplificazioni del caso; e può avvalersi di una estetica musicale diffusa già abituata al suono composito che risulta dalla giustapposizione di tutti i brani e movimenti, più volte ripetuti. La parola è sempre intenzionale, noi abbiamo un apparato di fonazione e scegliamo di emettere la voce. La voce può essere evocativa ed espressiva, emozionale e confidenziale, in tutti questi casi viene assimilata come la musica. Pensiamo alla pienezza e compattezza della comunicazione privata attraverso il telefono, il video telefono è pronto nella sua versione fissa da almeno 40 anni ma non ha mai avuto convalida da parte del mercato perché nulla aggiunge al carattere intimo e allusivo della chiamata; con il telefono cellulare il carattere confidenziale ma anche ambiguo della comunicazione privata si è accentuata all'infinito. Come un flusso musicale la parola emotiva, veloce e intensa, si presta particolarmente alla dimensione radiofonica mentre in televisione viene sopraffatta dallo splendore cangiante delle immagini e delle luci. L'infelicità avviene quando la parola ha un intento descrittivo e si inserisce nel registro della raffigurazione realistica, quando si legge si può tornare indietro e capire cosa si sta leggendo, quando si vede un video o un film si può bloccare il fotogramma e analizzarlo, il rumore e il suono invece non possono essere fermati e quindi si ha bisogno di una grande ginnastica mentale per poter cogliere appieno tutto e apprezzare appieno lo strumento radiofonico.

Vista e udito. I territori dei media

La visione è negli esseri umani parziale e direzionale: vediamo solo ciò che è nel nostro campo visivo e per guardare qualcos'altro dobbiamo volgere lo sguardo perdendo così quello che adesso stiamo vedendo. L'udito invece coglie i suoni da qualsiasi direzione provengano e senza doversi vortare, anche quando la fonte del suono è fuori campo. Il suono ha una sua ubiquità. La visione richiede una messa a fuoco, uno spazio intermedio; il suono invece può starci lontano o vicino, addirittura addosso con la radio o le cuffie, sopprimendo un'immagine di lontananza. Mentre generalmente i media stanno nel mezzo, ce li immaginiamo nel punto mediano del tragitto tra emittente e ricevente, la radio sta a un pelo dall’ascoltatore. È possibile sentire la radio senza impegnare lo sguardo e quindi è compatibile con altre attività anche complesse come guidare un veicolo, scrivere e farsi la barba; ci si può spostare liberamente all'interno della portata dell'apparecchio senza doverlo portare con sé, poiché il suono ci segue; la fonte sonora può essere miniaturizzata a piacimento senza perdere la qualità della percezione o aumentare l'attenzione necessaria, diversamente dalle immagini. Sono tutte caratteristiche che rendono la radio diversa per natura della televisione e dall'obbligo di una posizione stanziale davanti al televisore fisso di grandi dimensioni. Il cinema e la televisione sono rimasti nel luogo dove si sono sistemati al meglio, la sala cinematografica e il salotto di casa, anche per la complessità e la pesantezza del loro apparato di riproduzione. Questo triplice processo di miniaturizzazione, mobilitazione e vicinanza al soggetto ricorda molto quello che ha investito il telefono, non a caso un altro mezzo di solo audio. Il telefono ha preferito la miniaturizzazione e la mobilità del cellulare al ingombrante postazione fissa, seguendo un percorso di sempre maggiore informalità, flessibilità e personalizzazione mobile della comunicazione che indica la stessa linea di tendenza della radio.

Cap 3 - Dallo spazio pubblico allo spazio privato, personale, mobile, on-demand

Comunicazione familiare a domicilio

La radiotelegrafia, la prima forma che la radio ha assunto, rappresentava sostanzialmente una comunicazione pubblica e ufficiale, a servizio dello stato, oppure una comunicazione di mercato, a disposizione della navigazione, del commercio e dell'impresa. Successivamente, con il broadcasting, la radio penetra nello spazio domestico. La comunicazione di massa invade così la dimensione privata; gli ascoltatori della radio si chiamano ancora pubblico ma in un senso molto diverso: non si trovano concentrati insieme in un locale aperto al pubblico, ma sono segmentate in tanti nuclei familiari di altrettanto abitazioni. Per la prima volta si ha una comunicazione di massa non nello spazio pubblico, ma nel privato. La famiglia diventa così un mercato per i dispositivi e servizi di comunicazione e l'ascolto della radio fa il suo ingresso tra le forme della comunicazione familiare. Il termine privato è ancora prevalentemente familiare e non prettamente personale. Anche la radio da questo punto di vista è un servizio a rete, che si differenzia da tutte le altre per il suo carattere immateriale, perché giunge nelle case senza richiedere nessun vettore fisico, nessun cavo o condotto da posare sotto terra. Rete significa che i servizi vengono erogati quando lo si desidera e finché non si chiude il collegamento.

Un’attività a flusso

Si trattava dunque di una comunicazione di massa quantitativa, abbondante e sentita come gratuita, sempre meno vincolata a orari particolari di inizio e sempre più continuativa per l'intera giornata.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cecconimarta96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Culture e formati della televisione e della radio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Menduni Enrico.
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