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Televisione e radio nel XXI secolo – Menduni

Parte I - Il paesaggio audiovisivo

Capitolo 1 – Il presente dei media

1. Realtà, rappresentazione, linguaggi

Ciò che è riportato dalla radio o dalla televisione non rappresenta la realtà, né tantomeno la verità, ma interpretazioni soggettive di eventi. Sono rappresentazioni soggettive perché la cattura di suoni e immagini non è automatica, ma discende da una scelta creativa e da considerazioni tecniche e di costo. La soggettività della ripresa della registrazione è condivisa tra molti soggetti, dal dirigente che decide quale ripresa fare, fino al cameraman che sceglie dove puntare il suo apparecchio di ripresa. Uno stesso evento può essere raccontato per immagini e per suoni in tanti modi diversi: la radio e la televisione non sono macchine per le fotocopie, ma esprimono un loro linguaggio, proprio come la lingua parlata e quella scritta.

2. I media elettronici e la cultura della simultaneità

La radio e la televisione sono media elettronici. Si chiamano così perché entrambe utilizzano le proprietà delle valvole termoioniche, o tubi a vuoto o valvole elettroniche. Derivano entrambe dall'invenzione di fine Ottocento, dovuta essenzialmente a Guglielmo Marconi, che permise di generare artificialmente onde elettromagnetiche e di propagarle nell'atmosfera. Accoppiando le onde così generate a un codice si potevano ricevere i messaggi che risultavano dotati di senso. Il modello era la comunicazione telegrafica, ma senza fili. Nel 1906 l'americano Lee de Forest inventò l’Audion, una valvola elettronica che permetteva di diffondere via radio la voce umana e la musica. I dispositivi elettronici successivi come il transistor e il microchip sono tutti derivati da questa invenzione che ebbe due conseguenze importanti: la prima è che i tubi elettronici e le loro evoluzioni servono sia all'industria televisiva, sia alle telecomunicazioni che ai computer; la seconda è che la radio ha potuto trasmettere in tempo reale. Si sviluppa così una cultura della simultaneità, della contemporaneità; si determina per la prima volta nell'era della riproduzione tecnica delle immagini e dei suoni.

3. I media domestici

Il carattere senza fili della comunicazione radiofonica e televisiva permette di collocare gli apparecchi riceventi all'interno del focolare domestico. Per andare al cinema invece è stato a lungo necessario uscire di casa, recarsi nello spazio pubblico e acquistare un biglietto. Differenti erano la radio e la televisione che potevano e possono essere seguite in vestaglia e pantofole intrecciati ai tempi e ai ritmi della vita quotidiana, diventando così una forma di compagnia, che faccia da fondale colorato o da colonna sonora alla vita di tutti i giorni. Dal punto di vista della produzione della messa in onda, la radio e la televisione sono un flusso continuo di musica, parole, immagini, che si animano non appena premiamo un pulsante. Ci aspettiamo così programmi continui in cui le differenze tra gli spazi fra l'uno e l'altro sono ammorbiditi in modo da abbattere il rischio di un cambio di canale e che siano in grado di intrattenere gli spettatori e di essere da loro riconoscibili in qualsiasi momento in cui si decide di guardarli. La cosa più importante, in radio e in tv, non è idealizzare e realizzare i programmi, ma è quello di trovare il modo di cucire i vari segmenti in una sequenza che abbia senso; è importante dare un'identità all'intero flusso dell'emittente per farsi scegliere in un panorama assai affollato. Quindi più importante dei programmi è il palinsesto: nome proveniente da un'antica parola greca usata per le pergamene che significa “raschiato più volte”; si tratta della griglia dei programmi che sono vittima della continua raschiatura dovuta a ripensamenti, cancellazioni, pressioni politiche… Adesso il palinsesto non deve più rendere conto di una settimanalità ma deve ricercare l'identità di rete e di una tipologia di rapporto con il proprio pubblico.

4. Palinsesto e narrazione

Nel palinsesto vi sono infatti due punti molto importanti per noi: per prima cosa troviamo un Ars combinatoria, una magia dell'assemblaggio che rende un'identità di rete più efficace di un'altra; in secondo luogo, la forma culturale con cui un determinato concetto e contenuto creativo viene organizzato dentro il palinsesto. Quindi la funzione propria di ogni rete o canale è generare un'identità, la rete tende a produrre in proprio programmi da studio, ad appaltare produzioni in esterni, a comprare ai grandi mercati internazionali film e grandi serie televisive, come pure i format dei principali prodotti di intrattenimento. Più che la sua produzione quindi è l'identità di rete ciò che un canale televisivo offre perché venga acquistata dai propri clienti-spettatori. L'attività di creazione nei media audiovisivi è sempre più una rivisitazione e rielaborazione delle grandi e piccole narrative del passato e del presente. Possiamo dire quindi che non si tratta solo di frugare in un grande archivio della memoria dello spettacolo, dalla letteratura e dello sport, ma di stabilire con questa creatività diffusa e social, utilizzandola come un grande data mining. Bisogna ricercare nelle reti tutte le idee e gli spunti che la creatività degli utenti mette a disposizione e usare i social network come una grande ricerca di mercato sul possibile gradimento di un contenuto televisivo ancora da farsi.

5. Dall’autore al team

Oggigiorno se si lavora in radio o in tv non si fanno più proposte alle reti. Si pratica il benchmarking, una parola inglese per definire una sistematica analisi dei palinsesti altrui alla ricerca di soluzioni di successo da imitare. Si va in trasferta nei grandi mercati dell'audiovisivo, dove si acquistano format, cioè di programmi che hanno già avuto successo da qualche altra parte e che quindi riducono i rischi del temuto flop. Acquistando l'idea, compri anche l'esperienza pregressa di quel format, contenuto in un corposo manuale continuamente aggiornato. Si lavora comunque in gruppo e si cerca sempre di più una figura che non sia tanto un estensore di testi, ma che sia un produttore di immagini e suoni, che sappia scattare fotografie, fare video e che possa montare dei pezzi.

6. Testi e saghe narrative

Oggigiorno la mera scrittura dei testi è un'attività declinante almeno in ambito televisivo, è in pieno sviluppo invece la costruzione riscoperta di saghe narrative di ogni epoca e collocazione. Ciò comporta un continuo lavoro di adattamento e nuova creazione, per corrispondere al mezzo con cui il racconto sarà comunicato, al pubblico a cui sarà diretto, al contesto sociale in cui sarà collocato. Un lavoro affascinante, un processo di trasferimento e rielaborazione di senso da un medium all'altro, un processo a cui è stato dato il nome di intermedialità. L'autore non lavora sotto una campana di vetro ma è figlio del suo tempo, da cui assorbe cultura e forme espressive. Inizialmente i media sono molto dipendenti dagli eventi esterni: Il cinema appena nato mostra l'arrivo di un treno che occupa tutto lo schermo e sembra travolgere il pubblico spaventato; la radio riprende la musica nelle sale da concerto; la televisione sperimenta la sua capacità riproducendo i giochi olimpici di Berlino nel ‘36. Successivamente i media cercano di essere meno dipendenti da questi eventi e di crearne al loro interno e quindi di sviluppare un linguaggio proprio. Fondamentale nel cinema è il ruolo del montaggio che rielabora le immagini in una consequenzialità e una capacità narrativa e descrittiva specifica. In questo modo il film prende le distanze dall'evento a cui si è applicato, lo interpreta e non lo riproduce passivamente. Per la radio questo processo fu più lungo, ma arrivò alla sua forma più matura quando scoprì la simultaneità. La radio poteva accompagnare gli eventi nel loro svolgimento e non giungeva dopo di essi. Inoltre, diversamente dal cinema era collocata nelle case degli ascoltatori; smise di essere soltanto un grammofono e diventò il primo medium conversazionale che si inseriva nelle attività relazionali prevalenti della famiglia, cioè parlare e chiacchierare. All’inizio i media cercano di cannibalizzare forme espressive più anziane, prendendo idee e spunti. Una forma primitiva di benchmarking: i media “cannibalizzati” però non scompaiono, ma assumono altre funzioni sociali. La concorrenza dei media rappresenta uno stimolo continuo e vivificante, una miniera di trovate, parodie, tecniche e formati. La televisione sottrae il centro della scena mediale alla radio, che però si ricicla in grande stile come medium personale e mobile, legato alla musica e ai giovani. Oggi la televisione è spodestata da una miscela di internet, video digitali, smartphone e second screen.

7. Libraries

In un tempo relativamente breve della storia i media elettronici hanno costituito un'imponente biblioteca potenziale di testi radiofonici e televisivi anche perché non sono vincolate da un supporto materiale come la carta del giornale o la pellicola del cinema. Hanno la possibilità della registrazione discografica, in pellicola magnetica. Avvicinandosi ai giorni nostri, la pratica di conservare i programmi si è molto estesa, grazie alle innovazioni tecnologiche che facilitano notevolmente la registrazione e l’archiviazione. I primi tentativi sono stati effettuati dai telegiornali, che richiedono la rapida disponibilità dell'archivio per coprire un evento di cronaca. È stato così formato un archivio elettronico di filmati e fotografie accessibile in remoto in cui è facile trovare quello che ci interessa grazie all'indicizzazione con parole chiave con cui a suo tempo sono stati archiviati i contenuti. Successivamente i repertori hanno avuto una valorizzazione economica e questo ha costituito una grande spinta alla loro archiviazione e accessibilità. Con il dilatarsi delle ore di trasmissione e di attualizzazione di programmi del passato, sono state create e presentate delle compilation chiamate anche “Blob” che rappresentano programmi che costano poco o nulla, che sono già stati completamente ammortizzati e che soprattutto il pubblico adulto apprezza, nelle quali si possono anche replicare i cartoni per bambini. La forma più evoluta dell'utilizzo delle libraries è il lancio di interi canali alimentati con programmi composti in gran parte di contenuti di repertorio tagliati e rimontati, a cui si aggiungono interviste a testimoni, esperti e altro materiale girato ad hoc.

Capitolo 2 – Comunicare

1. Comunicazione. Un termine fin troppo usato.

La radio e la televisione sono media, ovvero apparati di rilevante importanza sociale che servono a comunicare e che si servono di dispositivi e strumenti tecnici. Comunicare è una parola usata e abusata. Per comunicazione si può intendere ogni scambio di messaggi, dotati di significato, tra individui o gruppi di individui che condividono un codice per interpretarli. La più elementare e diffusa forma di comunicazione è quella interpersonale, ovvero quando due o più persone parlano tra loro, una di fronte all'altra scambiandosi messaggi in forma di parole. Generalmente in una conversazione del genere, chiamata “punto a punto”, ciascuno dei due interlocutori è emittente e ricevente, si parla e si ascolta a vicenda. Quando il ricevente ha la possibilità di rispondere ed interagire a sua volta con l'emittente si parla di comunicazione interattiva. La comunicazione, tuttavia, è quasi sempre a distanza. Vi sono strumenti sincroni che rendono possibile una conversazione in tempo reale, come il telefono, e altri che non lo sono, come la posta, che richiede il trasporto fisico della lettera da un posto all'altro. La comunicazione di massa è invece una forma di comunicazione da “uno a molti” o “da molti a molti”. La caratteristica più importante di questo tipo di comunicazione che la rende del tutto diversa da quella “punto a punto” è la differenza di potere tra chi parla e chi ascolta. Si chiama unidirezionale, l'opposto di interattiva, una comunicazione in cui la maggior parte dei messaggi va in una sola direzione, un solo emittente a molti riceventi. La comunicazione di massa tende ad essere prevalentemente unidirezionale e non interattiva. Una comunicazione evoluta è quella dei giorni d’oggi che supera il problema della vicinanza fisica tra comunicanti, utilizzando un’applicazione tecnologica che riproduce e/o trasporta a distanza il messaggio. Questi strumenti di riproduzione e/o trasporto sono i mezzi, cioè i media. Ma i media da soli non bastano, è necessaria una rete di trasporto. I vecchi media avevano bisogno di un trasporto fisico per portare il messaggio, ad esempio le reti a filo per il telegrafo e il telefono. Quelle della telefonia cellulare e dei satelliti di comunicazione, sono la loro evoluzione senza fili. Il grande sviluppo di Internet è stato possibile perché ha saputo avvalersi di reti già esistenti, quelli della telefonia fissa e mobile o dei satelliti, invece di piantarne di nuove. Solo quando internet si è diffuso maggiormente ha generato la domanda per nuove reti ad alta velocità, come la fibra ottica, che richiedono elevati investimenti. Nel nostro secolo ci troviamo di fronte ad una comunicazione largamente mediatizzata e immateriale, tendenzialmente sincrona, che fa emergere quella nuova spinta verso la simultaneità e la contemporaneità espressa dai media elettronici e poi dalla rete internet.

2. La dittatura della scrittura

L'invenzione della scrittura può essere vista come la prima forma di industrializzazione della comunicazione, tale da superare i più gravi limiti della comunicazione orale. Essa permette di fissare permanentemente il contenuto di un messaggio che, in maniera orale può essere dimenticato, travisato ed equivocato. Si tratta di un codice universale con il quale si può rappresentare tutto purché il ricevente possieda quel codice in maniera altrettanto completa. Siamo di fronte ad una forma di ingegnerizzazione del pensiero che permette di archiviare, inventariare, trasportare, modificare e correggere i nostri pensieri aiutando la nostra memoria. Un dispositivo che consente di passare dal concreto all'astratto, di pensare invece che di ricordare. L'invenzione della stampa si può intendere come una scrittura 2.0, un'ulteriore ingegnerizzazione del pensiero che mandava in pensione i copisti ai quali era affidato il compito di riprodurre i libri. L'affidabilità e l'efficienza dimostrate hanno conferito ai testi scritti e stampati una supremazia assoluta, mentre l'immagine perdeva di centralità nella comunicazione umana. La riconquistò a partire dall'800, con la fotografia e la pubblicità, poi nel ‘900 con il cinema, la televisione e la stampa illustrata.

3. Scrittura e potere. La comunicazione a due stadi

Fino a pochi decenni fa, la conoscenza della scrittura era un fatto raro e riservato ai detentori del potere. La gente comune era analfabeta. Escluso dalla scrittura, il grande pubblico rimase ai margini della stampa. La comunicazione di massa, “uno a molti”, esisteva comunque: molti intellettuali, leader d'opinione, preti potevano grazie alla loro conoscenza alfabetica, determinare informazioni che poi semplificavano e traducevano per il popolo incolto. Questo procedere a due stadi della comunicazione è stato chiamato da Paul Lazarsfeld “Two step flow of Communication”. La comunicazione di massa rivolta al vasto pubblico assumeva spesso forme diverse della comunicazione scritta:

  • La comunicazione orale da uno a molti, in piazza, chiese e spazi aperti;
  • Le arti figurative e l'architettura, con l'imponenza scenografica dei palazzi dei giardini, dei tempi e delle chiese;
  • Lo spettacolo teatrale, con attrazioni itineranti, giochi sportivi, di carattere festivo e con una forte impronta pubblica;
  • La festa, il carnevale, commoventi ricorrenti di trasgressione e di rovesciamento delle regole;
  • La fiera e il mercato, luoghi del periodico incontro fra domanda e offerta di merci.

4. La riproducibilità tecnica

Introdotto da Walter Benjamin negli anni trenta, il concetto di riproducibilità tecnica definisce la possibilità di effettuare con mezzi tecnici copie identiche di opere d'arte e dei frutti dell'ingegno. L'invenzione della stampa rappresentò un grande sviluppo della riproducibilità tecnica, facilitandone la diffusione. Il concetto di serialità definisce la produzione in serie di oggetti tutti uguali, di costo molto inferiore a quello che avrebbe un pezzo unico. Nei prodotti culturali complessi, la serialità comporta che i vari oggetti siano simili, ma differenziati l'uno dall'altro. L'invenzione della stampa accentua il predominio della scrittura su tutte le altre forme espressive. Un predominio che giungerà a far coincidere libri e cultura e che toccherà il suo punto massimo nell'800, influenzando ancora profondamente il 900.

Capitolo 3 – Una società fatta di media

1. È arrivata la modernità

Fin qui troviamo quindi una prevalenza della scrittura e della stampa nella cultura e nella comunicazione, che però esclude grandi maggioranze di persone che non sanno leggere e scrivere. L'Ottocento è il secolo in cui questo quadro viene messo in discussione, poiché già nel Settecento la circolazione delle idee si era fondata sopra...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cecconimarta96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Culture e formati della televisione e della radio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Menduni Enrico.
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