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Riassunto esame Culture e formati della televisione e della radio, Prof. Menduni, libro consigliato Televisione e Radio nel XXI secolo, Menduni

Riassunto per l'esame di Culture e formati della televisione della televisione e della radio basato su appunti personali e studio autonomo del libro consigliato "Televisione e radio nel XXI secolo" del professore Enrico Menduni, dell'università di studi di Roma Tre - Uniroma3, facoltà di Lettere e filosofia.

Esame di Culture e formati della televisione e della radio docente Prof. E. Menduni

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ESTRATTO DOCUMENTO

alle reti già esistenti, i fili del telefono. Un modem accanto al computer convertire il

segnale digitale in analogico per farlo transitare sulle reti telefoniche. Tuttavia, internet

ha dimostrato fin dall'inizio una forte propensione alla multimedialità, le reti non ce la

facevano a far passare tutto questo traffico: si arriva quindi con la versione civile di

internet a mettere in crisi le reti telefoniche costruite con altri criteri e larghe

abbastanza, nei tratti periferici per far passare la fonia vocale. Le iniziali previsioni di

un cablaggio integrale con il cavo più veloce, la fibra ottica, si sono scontrate con

molte difficoltà pratiche e costi altissimi. Si è ripiegato così sull'adsl, un cavo

tradizionale migliorato sperando anche che il Wi-Fi un modo da coprire lunghe

distanze.

12. Internet e la tv

Internet nacque come rete militare durante la guerra fredda e in seguito fu estesa a

centri di ricerca civili e alle università. Tra il 1991 e il 1993 Tim Berners-Lee ricercatore

del Cern di Ginevra, tabilisce i protocolli che permettono l’interscambio fra i nodi della

rete e tra le varie reti: è il www che sancisce la nascita di internet civile. C'è una prima

fase di internet che dura fino allo scoppio della bolla speculativa borsistica sulle

Dotcom: ovvero le società legate alla rete. Dopo l'undici settembre 2001 molti davano

internet per spacciata, ma la rete sopravvisse cambiando alcune delle sue

caratteristiche, in particolare l'impostazione unidirezionale, ripresa dai media

istituzionali del novecento. Nasce così il web 2.0, contraddistinto da una forte

partecipazione. I siti web che caratterizzano questa nuova fase sono proprio quelli che

promuovono forme di collaborazione degli utenti alla vita del sito. Nel 2006 la

partecipazione degli utenti è diventata qualcosa di creativo e di cross mediale.

Internet grazie anche all'invenzione degli smartphone diventa un servizio mobile. Si

sviluppa una cultura della connessione permanente variante dalla postmodernità alla

simultaneità. Sarà il web 2.5 ad esprimere la cultura del social networking. Ogni utente

ha la possibilità di collaborare tra di loro, si sviluppa un carattere creativo di quantità e

qualità prima sconosciute. i può essere creativi tramite la piattaforma YouTube in cui si

possono pubblicare video, canzoni e quant'altro, ma anche i social network

permettono di essere sempre connessi tra di loro e creare quindi delle reti infinite

intrecciate e continue.

13. Finalmente streaming video

Nel secolo scorso lo streaming era limitato all'audio perché lo stato delle reti fisiche di

telecomunicazione non consentiva il passaggio degli ingombranti file video. Verso il

2006 questa condizione si modifica: dopo l’11 settembre i nuovi sviluppi permettono la

creazione dei modem e l'affermazione del Wi-Fi che permette un collegamento senza

fili anche in spazi aperti e luoghi pubblici, insieme allo sviluppo dei nuovi smartphone

dotati di un efficiente connessione in mobilità che hanno tutte le prestazioni dei

computer. Lo streaming video diventa possibile, si afferma come una nuova ed

efficiente forma di distribuzione ed ha un contributo determinante alla formazione di

un nuovo ambiente crossmediale in cui i contenuti migrano continuamente da un

medium all'altro. Ciascuno di noi può offrire ai propri contatti lo streaming di un

contenuto che gli è caro e che può avere una lunghezza cinematografica: nascono così

i siti da cui è possibile scaricare illegalmente film, mentre il fandom delle serie

televisive fa circolare da un paese all'altro stagioni che non sono ancora arrivate in tv,

eventualmente sottotitolate volontaristicamente dai cosiddetti fan subbers.

Combinandosi con le procedure del commercio elettronico, lo streaming video diventa

finalmente la forma attuale del video On demand. Dal punto di vista televisivo, il

sistema comprende ormai almeno tre livelli:

una televisione digitale in chiaro, con una forte vocazione generalista e molte

 emittenti locali, diffusa in digitale terrestre;

una pay per view digitale criptata, diffusa via satellite, digitale terrestre e a

 banda larga;

un video On Demand accessibile esclusivamente via larga banda.

A causa dell'elevato costo dei diritti, gli spettatori più pregiati migrano sulla pay-per-

view e il video On Demand che hanno un sistema più efficace per recuperare i costi

rispetto alla TV in chiaro. Si sviluppano le strategie multichannel, lo sfruttamento del

prodotto passa attraverso collocazioni successive. Spesso gli spettatori hanno un

secondo device con il quale commentano in diretta quello che vedono sul televisore.

Tutto l'insieme delle interazioni ed azioni prodotte sui social network degli utenti

durante la fruizione televisiva rappresenta un forte capitale sociale di un programma

di una fiction.

14. Over-the-top

In questo quadro molto diversificato troviamo anche gli over the top, delle piattaforme

che hanno la capacità di andare al di là dei problemi di connettività e di strutture

materiali che angustiano gli altri partner. Si tratta di giovani multinazionali americane

sbarcate in Europa stabilendo la sede nel Lussemburgo e un magazzino in Irlanda. Si

muovono sulla rete fisica che il gestore di telecomunicazione ha costruito con ingenti

costi di manutenzione e scarsi profitti, vendendo contenuti che non hanno contribuito

a creare; senza un possibile paragone con l'ingente sforzo creativo e l'alto rischio dei

produttori televisivi e cinematografici.

15. Netflix

Netflix è rapidamente divenuta una protagonista dello streaming: nata in California nel

1997, occupandosi di noleggio fino al 2008, quando ha iniziato a usare lo streaming

per consegnare i suoi prodotti. La sua formula vincente è stata l'abbonamento,

piuttosto ridotto, che permette al cliente di scegliere tutto quello che vuole nel menu

che gli viene proposto e che è composto di film e serie televisive, senza spettacolo

sportivo o eventi in diretta. Dal 2010 ha cominciato ad espandersi fuori dagli Stati

uniti, secondo un percorso quasi tradizionale: prima in Canada, poi in America latina,

nel 2012 nel Regno Unito e Irlanda. Poi negli altri paesi europei fino ad arrivare in Italia

nel 2015. Infine, Netflix si dedicò anche alla produzione di serie, film e documentari. In

ogni mercato in cui arriva, Netflix offre il suo menù doppiato o sottotitolato, secondo le

usanze del posto.

Parte II - I linguaggi dei media sonori –

Cap 1 - I linguaggi del suono –

1. Il principale medium sonoro

La radio è il primo strumento di comunicazione che non ha bisogno di alcun tipo di

supporto né di connessione materiale. Per natura si presenta come una comunicazione

sonora totalmente immateriale che raggiunge in tempo reale il suo ascoltatore.

L'orecchio a differenza dell’occhio capta suoni da qualsiasi direzione provengano e la

fonte del suono può essere indifferentemente lontana o vicina. Del resto, se qualcosa

non ci piace possiamo distogliere lo sguardo o chiudere gli occhi, ma è più difficile

distogliersi dai suoni, perché la natura non ci ha dato la possibilità di chiudere le

orecchie. Il suono ha la proprietà di estendere la sua azione anche al di là di quello che

si desidera. Questa caratteristica è stata definita “acusma” il suono che si sente senza

vedere la fonte da cui proviene è detto “acusmatico”. Questa non soltanto può essere

miniaturizzata fino a sparire, ma può essere ascoltata senza impegnare lo sguardo e

dunque mentre si svolgono altre attività più complesse o pericolose. Non c'è bisogno

di stare fermi, perché l'apparecchio può muoversi insieme a noi, da questo principio

sono nati il walkman, il discman, l’mp3 e l’iPod.

2. La voce sola

Secondo alcuni luoghi comuni che tutti condividiamo la forma perfetta di

comunicazione riprodotta è quella audiovisiva perché è più simile all’interazione

diretta tra le persone. Solo però che la tv o l'audiovisivo in generale non può essere

applicato a tutte le condizioni. infatti, la vitalità della radio è proprio nella sua

aderenza alle speciali caratteristiche del suono e della voce. Il suono non partecipa

necessariamente a quell'effetto di costruzione della realtà che fa parte integrante

dello statuto dell'immagine, la voce sta benissimo anche da sola. Il suono non ha il

vincolo di dover rappresentare la realtà, ma di accompagnarla. La sensazione sonora è

correlata dalla sfera emotiva, evocativa, simbolica; si richiede di immaginare ciò che

solo suggerisce e ci fa pensare; mentre i media legati alle immagini si dedicano

prevalentemente alla narrazione e quindi a narrativizzare e spettacolarizzare la

società. La radio appare evocativa ed espressiva, conversazionale, emozionale e

confidenziale. Il mondo radiofonico appare fortemente connesso alla capacità di

rappresentare un’interfaccia comunicativa tra la dimensione privata e personale da un

lato, e la sfera pubblica dall'altro. Per questo suo carattere confidenziale, il rapporto

degli ascoltatori con la loro emittente radiofonica preferita è assai diverso da quello

che intrattengono con la televisione, tutto è contraddistinto da una fidelizzazione più

intensa.

3. Le pratiche sociali dell’ascolto

Ascoltare la radio è qualcosa di molto diverso da altre esperienze di fruizione mediale.

Se ti danno l'impressione di un’indipendenza dal tempo, che possiamo gestire secondo

i nostri ritmi; la radio invece è sempre adesso, nel momento in cui la si ascolta. Non

possiamo riascoltarla o rileggere ciò che ci siamo persi, forse possiamo recuperare le

informazioni che ci interessano solo attraverso i podcast. La radio appare sempre

come un segnale della qualità, una testimonianza della società. Per questo l'ascolto è

sempre un'esperienza sociale. Tale esperienza risponde in realtà a molteplici esigenze

sociali, che possiamo ricondurre a tre ordini di funzioni:

connettive (quando svolgiamo un'attività spesso proviamo il desiderio di essere

 accompagnati da suoni e voci che ci danno l'idea di non essere soli e lasciati a

noi stessi. Per alcuni questa presenza di sottofondo rappresenta un contatto con

la società; per altri invece, come i giovani, la miglior forma di connessione è

rappresentata da una colonna sonora musicale con brevi inserti parlati; altri

invece preferiscono una programmazione parlata che ci dà il tono della

quotidianità e si informa in modo soft su tendenze e stili di vita a cui possiamo

ispirarci.)

partecipative (le persone conformano il loro stile di vita sulle base di nicchie e

 tribù, che richiedono continui aggiornamenti e non c'è nulla di meglio della radio

perché possano riconoscersi nell'identità che hanno scelto e apportare

impercettibili e continue modifiche alle proprie scelte culturali e di consumo. La

radio dà la sensazione di partecipare a qualcosa e di far parte di una comunità

di adesione e di riconoscimento, che può essere temporanea o parziale o che

può durare tutta una vita. Giocano un ruolo particolare le nicchie musicali molto

caratterizzate, i dialetti, le appartenenze etniche, culturali, politiche, religiose.

McLuhan definì la radio un “tamburo tribale” sottolineando la sua capacità di

essere uno strumento per tenere insieme la comunità ma anche richiamare il

ritmo che il suono del tamburo introduce nella vita della tribù);

identitarie (la radio ci fornisce buona parte delle informazioni che ci servono per

 affrontare la vita sociale. Si tratta di quel complesso di informazioni di cronaca e

istituzionali, aggiornamenti, avvisi, previsioni metereologiche, bollettini sul

traffico e sulla navigazione, dati di borsa ecc… Questo complesso di

informazioni ci richiama la presenza costante di una sfera pubblica che

frequentiamo saltuariamente, immersi nei nostri interessi e problemi privati.

Cap 2 - Fare la radio –

1. Un’esperienza entusiasmante

Di seguito gli stati e le articolazioni dell’esperienza radiofonica:

in un panorama dell'etere così affollato non c'è stazione radio senza un'idea.

 Una radio generica che è pronta ad accogliere qualsiasi tipo di musica e di

parole non ha senso. Ogni radio sviluppa un’idea di programmazione e un’idea

di pubblico tendendo a fidelizzarlo per diventare così un punto di riferimento.

predisporre e assemblare contenuti da trasmettere, nell'equilibrio che si è scelto

 fra musica e parole. Ormai tutte le radio trasmettono 24 ore su 24: questo

significa che bisogna distinguere tra contenuti di punta, contenuti per le fasce

orarie meno pregiate e infine contenuti messi in onda automaticamente, ad

esempio nelle ore della notte.

mandare in onda i contenuti dell'emittente. Ciò avviene in vari modi: via etere,

 da satellite, in internet. Sicuramente la radio trasmette in FM analogico e

contemporaneamente in un simulcast digitale, uno streaming via web. C'è una

radio da satellite, i contenuti vengono inviati anche in diretta, ossia spediti

verso il satellite che attraversa una superficie riflettente. Se invece siamo in una

web radio, continuiamo a parlare di messa in onda ma in senso traslato. Non si

generano più onde elettromagnetiche ma si mette in internet, con appositi

software, il nostro contenuto in diretta.

organizzare il proprio pubblico e promuove la sua risposta alla nostra

 programmazione, cercando in ogni modo di superare il carattere unidirezionale

del broadcasting radiofonico. Lo scambio vocale per telefono rimane la forma

principale, tutte le altre forme di contatto sono state completamente assorbite

dalla posta elettronica e dei social network. La radio ha il massimo interesse a

passare sugli altri media, a realizzare contenuti multipiattaforma e anche ad

intrecciare la trasmissione con eventi dal vivo attraverso quella formidabile

arma che è la radiocronaca.

2. L’unico medium ancora analogico

L’investimento necessario di una radio è minore rispetto a quello di un emittente TV:

per l'ascoltatore la radio è percepita come un mondo di assoluta gratuità. La

digitalizzazione è un costo che non si sa bene come recuperare e quali concreti

vantaggi porterebbe all'ascoltatore. Per questo la digitalizzazione integrale va molto a

rilento e nessuno ipotizza lo spegnimento delle trasmissioni radiofoniche analogiche

come avvenuto per la televisione. Un mondo della musica a pagamento esiste ma lo

sviluppo di internet lo ha mantenuto fuori dall'ambiente radiofonico. L'avvento di

iTunes e degli altri negozi digitali permette l'acquisto a prezzi contenuti di ogni tipo di

musica per rifornire i vari lettori multimediali. Questo rende possibile l’ascolto nelle

automobili, dove avviene il 50% dell'ascolto musicale radiofonico: ecco perché è

difficile passare alla digitalizzazione non apportando costi aggiuntivi alla popolazione.

3. Onde sonore analogiche e digitali

Tradizionalmente la radio trasmetteva in onde medie e in onde corte che servivano per

le radio internazionali a lunga distanza. La FM è arrivata nel dopoguerra e serviva

soprattutto per la tv, di cui costituiva la colonna sonora. Onde medie, onde corte e FM

trasmettevano ciascuna su banda di frequenze diverse. Quasi tutte le radio private

utilizzavano le FM perché: gli impianti erano assai meno dispendiosi rispetto all’onda

media, la trasmissione poteva essere stereofonica e poi le frequenze erano

relativamente libere. Con il tempo lo spettro elettromagnetico italiano si è

rapidamente saturato e quindi era un problema l'assegnazione di frequenze come lo fu

per la televisione. Adesso non ci sono più frequenze disponibili e tutte sono state

assegnate agli occupanti. L'unico modo per ottenerne una libera e comprarla da

qualcuno che la mette in vendita, anche se una sola frequenza non basta, occorre

proteggere il segnale acquistando le frequenze vicine di copertura e altre di appoggio

per i coni d'ombra generati da ostacoli come altri edifici e colline. Quando si dispone di

una frequenza, la messa in onda avverrà con un impianto trasmettitore collocato sul

tetto dell'emittente. Se L'edificio è basso e attorniato da enormi grattacieli il segnale si

trasporterà in bassa frequenza via cavo telefonico. La bassa frequenza comprende

tutto ciò che riguarda la registrazione e il trasporto del segnale all'interno degli studi e

da una sede all'altra dell'emittente; l'altra frequenza invece riguarda il segnale

trasmesso dell’etere verso gli ascoltatori\spettatori. La modulazione di frequenza ha

un raggio di ricezione molto più ristretto di poche decine di chilometri se non vi sono

ostacoli naturali o interferenze. Per questo il segnale se incontrasse altre frequenze si

affievolisce e magari può essere captato da un'altra frequenza molto diversa dalla

precedente. Il passaggio al digitale delle frequenze terrestri usate per la radio è

tecnicamente analogo a quello televisivo: ogni frequenza ospita non più solo un

canale, ma almeno sei, grazie alla compressione digitale. Diventa così possibile

trasmettere, oltre alla musica e al parlato, dati di vario tipo: notizie, quotazioni di

borsa, informazioni sul traffico, la foto di un cantante, la copertina del disco mentre sta

suonando eccetera. La digitalizzazione permette di mantenere costante sul territorio la

modulazione senza dover cambiare frequenza. Gli standard della radio digitale sono

diversi nel mondo, in Europa ha prevalso il Dab che si è poi evoluto nel Dab Plus che è

stato ufficialmente scelto nel 2009 dall'autorità italiana per le garanzie nelle

comunicazioni.

4. Musiche registrate e parole in diretta

I contenuti possono essere prodotti appositamente per la radio o provenire da eventi

esterni, possono essere predisposti prima, registrati e poi messi in onda, oppure

essere prodotti nello stesso momento in cui sono mandati in onda. In radio non ci sono

scenografie, costumi, riflettori, truccatori eccetera; il pubblico può essere sostituito da

un altro registrato con applausi e risate. Al microfono si tratta solo di allestire voci,

suoni e rumori. inoltre, la fiction, che in televisione è sempre registrata per la

complessità della produzione, in radio è oggi quasi assente e si tratta di un recital di

attori che leggono un copione posto sul leggio. Una componente della

programmazione radiofonica che è da sempre registrata è la musica. La radio è stata

preceduta dalle tecniche fotografiche di registrazione del suono su cilindri prima, e su

dischi poi, e si è accompagnata alla crescita della registrazione su nastro. Disporre di

musica registrata significa trasmettere quasi a costo zero, escluso il pagamento dei

diritti. Il massimo della funzionalità si ottiene con una trasmissione realizzata in studio

con voci inviate in diretta e suoni che provengono da musica registrata e dove i

rapporti col mondo sono tenuti tramite telefono e internet. Anche degli ospiti delle

trasmissioni spesso e volentieri sono presenti solo le voci, attraverso il filo telefonico.

5. Nello studio radiofonico

Il cuore della produzione radiofonica è dunque lo studio: una stanza di ridotte

dimensioni, accuratamente insonorizzata con materiali fonoassorbenti e con una porta

molto spessa e silenziosa, in cui è collocato un tavolino ricoperto da un panno di feltro,

su cui penzolano alcuni microfoni, in vista di un grande orologio. ella radiofonia

pubblica e nelle radio più importanti un doppio vetro divide lo studio della regia, in cui

un regista e un tecnico audio gestiscono le uscite dei microfoni collocati nello studio e

le varie fonti di suoni e rumori attraverso uno strumento chiamato mixer. Un tempo i

rumori erano procurati da un apposito artigiano, il rumorista, che era pronto a

riprodurre qualsiasi strumento si voleva. Oggi si lavora con le libraries di contenenti:

centinaia di registrazioni e di rumori di ogni tipo. Il compito del regista è soprattutto

quello di coordinamento, controlla che i tempi siano rispettati e sorveglia il lavoro al

mixer. Nella stanza della regia trovano posto anche altri collaboratori, spesso coloro

che filtrano le telefonate del pubblico. Chi parla si accomoda nello studio, si mette le

cuffie dove gli giunge il parlato della trasmissione ed eventualmente il consiglio del

regista quando non si è in onda. La radiofonia privata ai suoi esordi prese in prestito

un’altra tipologia di attrezzatura, il bancone della discoteca. Dietro il bancone il dj

parlava al microfono, metteva i dischi, li mixava manualmente e rispondeva al

telefono. Oggi quasi tutte le radio hanno studi che sono la versione tecnologicamente

aggiornata del tradizionale studio con il vetro e mezzo, spesso con la presenza di

telecamere che poi si ritrovano sul sito o sul canale televisivo dell'emittente. Questo

però non significa che non si svolgano anche registrazioni all'esterno: altri eventi sono

seguiti con collegamenti e radiocronache, dove l'operatore si trova sul luogo dove

commentare al microfono l'evento. Un tempo il rumore si riteneva sporcasse la

trasmissione ed era considerato gravissimo ogni cigolio, voce sullo sfondo o accenti

dialettali. Oggi si ritiene che questi tratti connotino l'ambiente, conferiscono al parlato

un effetto di realtà e contribuiscano alla colloquialità e informalità proprie del dialogo

radiofonico. Un servizio giornalistico non è perfetto se non incorpora qualche rumore e

se non ti descrive un fatto anche clamori e applausi. La radiocronaca è l'oggetto più

pregiato di tutte queste attività comunicative. Essa è una descrizione che contiene il

commento del cronista e l'emozione dell'evento.

6. La rete è lo studio

La radio è favorita dall’agilità dei file MP3, ma ancor più dalla forte sovrapposizione del

proprio pubblico con quello della rete. Il computer si allea naturalmente con i mezzi

che sono pronti a superare la distanza tra la comunicazione di massa e quella “punto a

punto” e che non si accontentano di una comunicazione unidirezionale. Per questo

oggi migliaia di radio in tutto il mondo trasmettono solo via Internet e molte di più

trasmettono via etere ripetendo il segnale via internet. Le radio “web only” hanno una

programmazione di ispirazione commerciale ma sono soprattutto luogo aperto per

nicchie culturali ed espressive che trovano in internet anche uno strumento di

facilitazione rispetto ai costi e ai vincoli burocratici. Molte università hanno ormai una

web radio, che è uno strumento di informazione, di aggregazione volontaria di studenti

e personali, ma anche un laboratorio di pratica radiofonica, di lavoro di gruppo, di

dizione e giornalismo. In situazioni di mancanza di libertà e di censura la web radio

può essere un importante strumento di formazione politica. A queste tipologie di radio

possono essere affiancate anche altri che nascono per una stagione o per un giorno, in

situazioni di emergenza. Consentono lo streaming della diretta dell’appuntamento e

poi smettono di esistere, ma rimangono un oggetto di culto amatoriale per la nicchia

di ascoltatori attivisti. Gran parte delle web radio ha una forte componente musicale,

che caratterizza l'identità di ciascuna emittente. Nelle radio libere l'impostazione

musicale era appannaggio del DJ o dei conduttori che spesso si recavano in radio con i

propri dischi in vinile da suonare. Il webcasting scardina profondamente i confini

spaziali e temporali delle radio tradizionali, superando i limiti tecnici e legislativi dei

sistemi radiofonici allargando il raggio di azione di qualunque mittente. Il senso del

luogo è profondamente modificato. È un errore limitare l'importanza della

digitalizzazione alla produzione e alla distribuzione radiofonica. Il settore più

promettente sta diventando quello del rapporto con gli ascoltatori. non soltanto la

radio è per sua natura un mezzo fortemente amatoriale e social, ma l'integrazione con

internet la fa diventare un social network sonoro.

7. Il podcasting

Il podcasting è un interessante esempio di digitalizzazione parziale dei contenuti

radiofonici, anche partendo dal broadcasting tradizionale. Esso permette la fruizione

asincrona di contenuti audiovisivi digitali attraverso internet. La parola indica il

sistema che permette di scaricare in modo automatico, su abbonamento, i contenuti

audio di una qualsiasi trasmissione, utilizzando un programma gratuito chiamato

aggregatore o feeder. Nato come appendice sonora al fenomeno dei blog, il podcasting

è stato all'inizio nel 2004/2005 un fenomeno solo amatoriale, ma è diventato presto un

servizio con cui i principali operatori radiofonici ripropongono gratuitamente al proprio

pubblico una selezione dei programmi andati in onda. I podcast hanno suscitato molta

curiosità e hanno i loro appassionati. Anche se tuttavia il tempo ne ha evidenziato i

limiti: mentre in diretta è facile mandare la musica e le interviste delle persone

personaggi importanti senza problemi di copyright, il controllo dei diritti d'autore

diventa molto più complesso con la pirateria online. Infatti, i podcast parlati sono

numerosi e divertenti, ma la musica è molto scarsa e su quella la concorrenza dei vari

Spotify è assolutamente imbattibile.

Cap 3 - Ciò che ascoltiamo –

1. Le età della radio

Di seguito le varie fasi e le ampie compartizioni di generi della radio contemporanea.

prima fase: la radio non è broadcasting, ma un mezzo vuoto di contenuti propri

 che si riempie di messaggi inseriti dei soggetti comunicanti. Comincia con gli

esperimenti di Marconi nel 1895.

seconda fase: il broadcasting domestico. Negli anni venti del Novecento la radio

 si installa nelle abitazioni e propone contenuti sonori e parlati, organizzati in un

rigido palinsesto settimanale

terza fase: il transistor dei giovani. Negli anni ‘50 la radio viene affiancata nelle

 case dalle tv. Così per rinnovarsi e non essere sprofondata da essa la radio

diventa mobile e sì sviluppa prevalentemente per i giovani, diventando un

medium extradomestico di flusso e prevalentemente musicale. In Europa questo

tipo di radio arriverà dieci - vent’anni dopo.

quarta fase: la maturità della radio. La radio negli anni ‘80 si ritaglia una nicchia

 importante di pubblico giovanile, di autoradio e domestico; si tratta di un

medium ascoltato per libera scelta e non per necessità. Si accentua la

componente parlata, l'informazione, gli elementi di palinsesto inseriti in un

flusso.

quinta fase: i media sonori nella crossmedialità. Si tratta della fase attuale del

 digitale e dell'internet che hanno moltiplicato la circolazione dei contenuti

musicali e i modi di ascoltarli. Le soglie di accesso alla radio sono ulteriormente

abbassate, ma questa riesce sempre a trovare la propria strada e si sviluppano

così le web radio, o appunto la crossmedialità tra varie piattaforme quindi si ha

l'unione tra radio e internet.

2. Fine del palinsesto, fine del flusso

Il palinsesto comporta una certa dose di controllo dell'emittente sul suo pubblico.

L'emittente ne conosce le abitudini e gli offre una dieta mediatica composta da

un'alternanza di generi proposti nei giorni e nelle ore più adatte. Negli anni ‘50 e ‘60 la

TV aveva adottato il palinsesto, assumendo una funzione egemone nel domicilio degli

spettatori e facendo propria quella certa dose di controllo sul pubblico di cui ha privato

la radio. La radio con il tempo e con l'esperienza passa ad una radio di flusso,

affidando la propria identità ad una porzione di generi, parlate, musicali, pubblicitari,

identificativi dell'emittente come le sigle. L'emittente non pretende più di esercitare un

impossibile controllo sul pubblico per offrire una proposta accattivante, ma con il

flusso permette di cominciare l'ascolto in ogni momento senza provare quella

spiacevole sensazione di entrare a teatro in ritardo. Questo metodo è più congeniale

ad un ascolto randomico e all'autoradio: l'identificazione dell'emittente si ha da

appositi segmenti identificativi, come le sigle e Jingle che si ripetono a cadenza

ravvicinata. Il flusso è perfetto se la programmazione è prevalentemente musicale,

con il parlato di un DJ che introduce e accompagna brevemente i brani che si suonano.

Tuttavia, se il parlato si allunga diventa una componente forte dell'identità della radio

e la struttura a flusso si attenua. È importante quindi far prevalere un tono

intrattenitivo: naturalmente è opportuno specificare che l'intrattenimento è cosa

diversa dal divertimento, poiché il tono dominante è leggero non escludendo anche

momenti di pathos, commozione e attesa.

3. Musica per radio

L'introduzione del rock'n'roll nella radio non rappresentò la sostituzione di un genere

musicale con un altro, bensì di introduzione di un ritmo rullante che percorreva tutta la

programmazione, mettendo in crisi le convenzioni non attive della radio e la sua

cadenza settimanale sostituendola con la frequente interazione di brani musicali del

momento. La musica si interseca con il parlato, il ritmo del rock invade anche la

parola, la recitazione di un annunciatore è sostituita dal parlato caratterizzato, denso

di inflessioni e di ammiccamenti al suo pubblico. La radio di formato prendeva in

considerazione una sola giornata e si ripeteva ogni giorno nello stesso modo.

Diversamente dal palinsesto, il formato era studiato sulla nicchia che si intendeva

raggiungere e conteneva in se quella determinata miscela tra generi e stili musicali

che era la cifra di una particolare emittente che adesso si rivolgeva al suo pubblico

potenziale. omincia così una modalità di fruizione della radio più individuale e casuale,

molto diversa dall'appuntamento serale della famiglia riunita intorno all'apparecchio. Il

concetto fondamentale della radio di formato era la rotation. Non era più il pubblico a

doversi adeguare agli appuntamenti fissi che il palinsesto collocava con cura nella

settimana, ma era l'emittente che gli veniva incontro ripetendo la programmazione in

cicli periodici. L'intervallo tra due successivi inizi della programmazione, generalmente

della durata di un'ora, è stato chiamato clock. Ogni clock contiene al suo interno i

propri suoi ritmi, ossia tutti gli elementi cadenzati che contribuiscono a identificarlo e

distinguerlo dagli altri: sigle di identificazione, ripetizione del nome della stazione e del

conduttore. Il clock ha distinto la radio professionale dalle improvvisazioni

dilettantistiche, ha rappresentato il passaggio da una fase artigianale a un’industria

culturale matura e ha costituito quell'elemento di continua identificazione da parte del

pubblico. La struttura circolare del clock favorisce intarsi di frammenti parlati, specie

per notiziari, aggiornamenti, previsioni del tempo che tendevano a collocarsi allo

stesso minuto di ogni ora per accrescere la propria reperibilità. Nacquero così formati

Talk & music, news and Talk o esclusivamente talk. Tutto si è molto evoluto, ma

dimostra tangibilmente che la radio di formato, nata attorno alla musica e in

opposizione a una radio di palinsesti, ha progressivamente scoperto la parola e ne ha

fatto in America il genere più diffuso. Nella radio di parola il ruolo del DJ non c'è più e

al suo posto emergono conduttori dalla forte personalità, spesso caratterizzati per un

loro sapere particolare, così da ricoprire contemporaneamente il ruolo di speaker e di

esperti.

4. La playlist

Le scelte da mandare in onda della musica sono sottratte ad ogni casualità o

inclinazione personale e rispetta con grande fedeltà l'identità dell'emittente. I dj non

hanno alcuna voce in capitolo nelle scelte musicali e la selezione dei brani musicali si

svolge tutta all'interno delle tipologie musicali scelte dall'emittente, nelle relative

proporzioni. Alcune emittenti si basano sulla nazionalità, altre prevedono una scelta

netta di genere musicale; altri ancora tengono conto delle novità del momento;

mentre alcune radio si dedicano alle classifiche del momento, altre inseriscono molti

dischi vecchi soprattutto quando il loro target è più adulto. Gran parte dei contenuti

musicali arriva alle emittenti già campionata e indicizzata; esistono tuttavia vari

software per campionare i brani e anche per generare le playlist sulla base delle

convinzioni proprie di un emittente. Alcuni software riescono a creare

automaticamente delle libraries in cui sono presenti musiche, testi e spot pubblicitari,

consentendo grande risparmio di tempi e di personale. Ormai questi però sono

utilizzati soltanto la notte, perché la programmazione non ha calore umano, non ha

personalizzazione ed è quindi molto debole nell'affollato paesaggio sonoro. Un'altra

variabile è il ritmo: ai tradizionali parametri empirici si sono aggiunte valutazioni più

oggettive, che di brano in brano misurano l’energy (rapporto tra ritmo e oscillazioni

del volume) e il Bpm. Essa nasce come misura del battito cardiaco dell'uomo e che in

particolare la musica nera ha cercato di riprodurre empiricamente accelerando i ritmi

corporei. Una buona playlist è composta di segmenti in cui si alternano brani del ritmo

diverso secondo cadenze costanti. Infine, influiscono sulla composizione della playlist

anche l'orario della giornata, a differenza feriale weekend, la stagione e il periodo

dell'anno.

5. Informarsi alla radio

Con l'avvento della televisione nel 1954, il carattere di principale voce ufficiosa del

governo passò dalla radio e la tv. Il Giornale Radio perde importanza e lentamente di

marginalità, mente gradualmente i telegiornali conquistano la fascia meridiana, dopo

l'edizione seriale. Ma l'informazione del mattino rimane saldamente presidiata dalla

radio. Negli anni ‘90 l'informazione diventerà un capitolo importante all'interno della

radiofonia privata. La tendenza informativa della radio privata fa sì che venga inserito

un sempre maggior numero di notiziari di segmenti di servizio sia nelle emittenti più

decisamente musicali e cuore delle ore canoniche dell'informazione, sia nelle emittenti

Talk che adibita ai formati “all news”: è il caso di Radio24 - ilsole24ore. Essendo un

genere oneroso, talvolta si ricorre alle syndication: consorzi di emittenti, collocate in

vari luoghi, che condividono gli stessi notiziari informativi. La radio è molto

competitiva sulla scena informativa poiché la sua carta vincente è la tempestività. La

prima notizia infatti è quella della radio, poi se l'evento è veramente importante, viene

approfondito o viene confermato attraverso ricerche su internet o in televisione.

Rispetto alla unidirezionalità di altri media, la radio ha conquistato una forte

interattività con i propri pubblici. La funzione informativa comprende sempre una

complessa attività di negoziazione tra gli attori sociali e la negoziazione radiofonica è

particolarmente partecipe, quasi una mediazione fra uguali. Nella emittente

radiofonica si stabilisce con la propria nicchia di ascoltatori un interscambio basato su

un’oralità condivisa in triplice rapporto di connessione, partecipazione e identità. La

radio è il mezzo più efficace per seguire le notizie nella loro evoluzione, con continui e

aggiornamenti, raggiungendo il pubblico durante attività di tipo lavorativo, che

precluderebbero l'uso della tv o di internet. Ha una fortissima vocazione di servizio.

6. Formattare l’informazione

L'informazione assume alla radio varie forme:

la radiocronaca, ovvero la descrizione di eventi pubblici nel corso del loro

 svolgimento da parte di un radiocronista;

il diretto, privo di ogni commento durante un evento di rilevanza politica o

 sociale;

il notiziario, il prime time della radio e corrisponde a ciò che è la prima serata

 per la televisione;

il notiziario flash o spot, notiziario di durata inferiore 3 minuti che può essere

 anche specializzato;

la rassegna stampa;

 l'informazione di servizio, anche essa di formato breve;

 l'inchiesta radiofonica, un programma di approfondimento informativo che

 indaga un singolo tema con largo uso di interviste, rumori di ambienti e

descrizione di luoghi;

il documentario radiofonico che ambizioni narrative più che investigative che

 cerca di conseguire un livello artistico;

l'approfondimento e rubriche, di carattere tematico rappresentano

 appuntamenti periodici con ospiti, esperti e testimonial;

l'approfondimento in contenitori, ampie campiture di tempo dedicato ad un

 tema di attualità che viene dibattuto con intervento di ospiti e gli ascoltatori.

7. Parlare alla radio

Colui che parla ad un microfono deve essere sicuro di ciò che vuol dire e utilizzare

un’intonazione ed un'emotività coerenti con il tipo di messaggio. I brani devono essere

brevi e poveri di aggettivi e di proposizioni subordinate, evitando i flashback, parentesi

e virgolette. Se abbiamo qualcosa di importante da dire o qualche informazione da

dare lo facciamo velocemente senza preliminari e introduzioni. Si scelgono solo gli

elementi fondamentali e non dà nulla per scontato: l'ascoltatore potrebbe essersi

appena sintonizzato.

8. Generi radiofonici

La radio si è sempre ispirata a vari modelli come modelli letterari, teatrali, musicali e

politici. Inizialmente la distinzione fra i generi era declinata dalla differenza dei tre

canali: l'informazione di Rai Radio uno, l'intrattenimento di Rai Radio due e la cultura

di Rai Radio tre. In molti dei generi originari si sono assottigliati, come il radiodramma

e la musica classica direttamente seguita dalle molte orchestre rai, mentre giochi a

quiz hanno subito la concorrenza frontale della tv. L'arrivo del telefono ha modificato

radicalmente le rubriche dedicate ai vari temi e gruppi di pubblico che punteggiavano

il palinsesto. Inizialmente si avevano le conferenze con qualche professore o

competente, oppure i testi recitati erano ad opera di autori reclutati in questi stessi

ambienti, con il telefono le rubriche sono diventate una sorta di contenitore tematico

in cui uno o più conduttori dialogano con gli ascoltatori a casa, intervistano qualche

esperto al telefono e propongono brani musicali, presentando libri e film.

Parte III - I linguaggi delle tv e del video –

Cap 1 - Grammatica e sintassi delle immagini: conoscerla e trasgredirla

1. Ciò che non si vede non esiste

La sola percezione della realtà televisiva che lo spettatore ha è ciò che guarda sullo

schermo e ascolta dagli altoparlanti del televisore. Tutti gli eventi che accadono nello

studio non esistono finché non sono tramutati in riprese televisive. Mentre a teatro uno

spettatore può rivolgere lo sguardo in ogni punto del palcoscenico, lo spettatore

televisivo dipende totalmente dalle immagini che la TV sceglie per lui e si aspetta che

siano comprensibili per capire cosa sta succedendo. La televisione tradizionale è

un'arte popolare, con un pubblico composito in cui prevale la gente semplice,

l'immagine televisiva non ha tanto un significato documentario, ma un intento

narrativo e rappresentativo con una forte connotazione emotiva e sentimentale. Gli

stimoli visivi e sonori devono raccontare una storia e il regista deve selezionarli in

base a questa loro capacità, modificando i dati esistenti quando non adatti. Le

immagini hanno una loro grammatica che in buona parte discendono dalla fotografia e

dalla prospettiva rinascimentale. Non basta puntare la telecamera a caso verso il

soggetto, ma occorre che gli elementi di una scena siano disposti nell'inquadratura in

un modo facilmente e piacevolmente leggibile. Gli elementi più importanti

dell'immagine sono: la composizione, l'inquadratura e l'angolazione. La composizione

dell'immagine televisiva deve sempre tener conto delle modalità con cui le immagini

saranno viste. I problemi inizialmente erano di poter adattare l'immagine agli schermi

piccoli che si avevano un tempo, ora i problemi sono opposti, ora i problemi

riguardano la qualità dell'immagine. Nell'immagine tradizionalmente considerata

migliore gli oggetti non sono collocati al centro della composizione, ma incrociati in un

reticolo ideale che divide lo schermo in tre parti, in altezza e in larghezza: una

versione abbreviata del principio della sezione aurea applicata alle arti visive già dagli

antichi greci. La profondità deve essere costruita privilegiando le linee oblique e curve

rispetto a quelle orizzontali e verticali, che appaiono banali e collocando l'oggetto in

primo piano nei paesaggi, un punto di fuga. Quando il soggetto dell'immagine è una

persona, deve avere abbastanza aria sopra la testa e non essere attaccato al bordo

superiore dello schermo; possono apparire soffocanti le immagini in cui una persona

ripresa di tre quarti non ha davanti a sé abbastanza aria per parlare. Spesso le

persone inquadrate sono più di una quindi bisogna anche apporre le opportune

gerarchie tra di loro, senza troppa distanza fra l'uno e l'altro, eliminando gli eccessivi

dislivelli di altezza ed evitando che si allenasse con rami d'albero, oggetti e arredi. Le

regole sono simili a quelle della fotografia. La TV ha seguito il cinema nella

dominazione delle varie inquadrature, distinte in piani e campi. Nei piani appare solo

una persona o un oggetto; nei campi una scena più ampia. L'importante è anche

l'angolazione della camera: in base a come si punta l'angolazione si può dare più o

meno importanza a un determinato oggetto. La telecamera può anche essere collocata

dal punto di vista di colui che compie l'azione, si parla in questo caso di soggettiva,

un’immagine molto coinvolgente.

2. Oltre le regole

La produzione e la diffusione di immagini in movimento sono cambiate, ma è mutata

allo stesso tempo anche la società: ora non è più sconveniente offrire alla vista del

pubblico un personaggio con i jeans strappati o compose di abbigliamenti eterodossi.

Sono cambiati anche i dispositivi: gli smartphone sono dotati di una raffinata

videocamera, la minuscola GoPro è indossabile e sistemabile su qualunque mezzo di

trasporto. Chiunque può postare un video su YouTube senza subire prediche sulla

prospettiva o sulla necessità di usare sempre il cavalletto: il risultato è una copiosa

produzione che ha ben altri canoni estetici. La soggettività del punto di vista è

considerata una risorsa e una marca di veridicità dell'immagine anche se con

immagini sbilenche e poco attente alla forma. Questa estetica si trasferisce in

televisione, coinvolgendo prima i canali di lifestyle a basso costo e le inchieste

televisive, in cui diventa una prova del percorso investigativo del giornalista.

3. Uno sguardo in camera

C’è un tipo particolare di ripresa, ovvero lo sguardo In macchina, che distingue il

cinema dalla TV. Quando ci troviamo davanti alla televisione, troviamo i conduttori che

ci presentano i loro ospiti e che ci guardano in volto senza problemi come se si

stessero riferendo a noi direttamente. Al cinema invece gli attori non guardano in

macchina, sono intenti a fare le loro cose, si guardano fra loro e anche quando sono

inquadrati frontalmente non si rivolgono a noi. In verità chi parla guardando in

macchina rappresenta sé stesso, chi non guarda in macchina rappresenta un altro, è

un attore che interpreta un personaggio di finzione, sottolineano il fatto che la loro

stessa presenza si materializza solo grazie alla televisione. Per questo, anche in

televisione la fiction guarda quasi mai in macchina. Il conduttore televisivo avverte i

propri spettatori implicitamente che c'è qualcosa di vero e reale nel reciproco rapporto

che si sta istituendo fra loro.

4. Immagini e telecamere

Le immagini televisive sono moltissime, 25 al secondo, una in più del cinema e ci sono

regole anche per mettere insieme le immagini fra di loro: la sintassi delle immagini. Il

bello delle telecamere e che possono cambiare inquadratura senza smettere di

riprendere, per restituire il movimento di un oggetto di una persona. Ne sono una

rappresentazione i pesanti supporti, i piedistalli, su cui erano montate le grandi

telecamere da studio, a testa snodata del piedistallo permettevano spostamenti,

panoramiche, in orizzontale in verticale. Per completare i movimenti della macchina

c’è poi lo zoom, lo speciale obiettivo che permette di inquadrare una scena in campo

lungo e poi zoomare restringendo rapidamente la visuale fino ad inquadrare solo un

piccolo particolare o viceversa. La telecamera si è liberata di un piedistallo così

pesante e anche delle rotaie o del carrello con ruote di gomma, abbandonato il

carattere statico delle riprese grazie a telecamere più piccole e maneggevoli. In un

mondo dove le immagini sono onnipresenti, non importa più replicare con l'occhio

della telecamera lo sguardo umano. È più interessante usare punti di vista che alla

natura umana sarebbero preclusi. Le nuove skycam, i droni e questo tipo di

attrezzature mandano in pensione la vecchia attrezzatura, come il dolly, un

affascinante carrello con un braccio telescopico che permetteva di sollevare il

cameraman di oltre 3 metri, di riprendere una scena dall'alto e di effettuare riprese in

elevazione. Da tempo nella TV generalista si fa lavorare in studio, insieme alle

telecamere fisse, una telecamera leggera, a spalla, che dovrebbe dare vivacità alle

riprese. Gli spettatori di un Talk Show possono vederla spesso in azione dietro le file

delle poltroncine per gli ospiti o tra il pubblico. Con il tempo esibire le telecamere

diventa quasi un obbligo, come se la televisione dovesse testimoniare la sua ricerca

della realtà. Un'evoluzione della camera a spalla in studio è lo steady cam: una

telecamera posata su un braccio meccanico con pesi e molle che letteralmente la

legano al corpo dell'operatore. La televisione è tentata dall'ansia populista del

backstage, del far vedere i propri retroscena, di esibire una trasparenza in cui l'artificio

della rappresentazione è temperato dalla sua ostentazione. C'è del narcisismo nei

conduttori che si fanno riprendere in infinite discussioni di redazione o in sorridenti

allestimenti del set, l'ansia di controllo proprio della televisione tradizionale entra in

dialettica con questi atteggiamenti più adatti ad un'epoca che predica la trasparenza,

informalità e social.

5. Dare alle immagini un senso e una direzione

Un insieme di immagini dotate di senso compiuto si chiama sequenza. Anche se è

possibile avere sequenze composte da una sola camera, generalmente la sequenza è

composta da immagini provenienti da varie fonti. Il cinema preferisce istintivamente

riprese consecutive, fra cui scegliere le migliori, adattandosi con fatica alla pluralità di

macchine da presa attive contemporaneamente. La TV esibisce la pluralità di

telecamere come prova di uno sguardo panottico. Costruire una sequenza è come

narrare una storia, si richiede una presentazione, uno sviluppo e una conclusione.

Dopo la sigla, la prima inquadratura è generalmente un totale dello studio, poi totale

del conduttore, seguito da un suo primo piano mentre saluta il pubblico. Si ha poi un

totale dell'assistente con lo sfondo della scenografia, poi il suo primissimo piano

mentre dice qualcosa. Un totale del conduttore che chiama i concorrenti, poi un totale

e un primo piano su ciascuno che entra. Il gioco è mostrato alternando medi primi

piani o primi piani del conduttore, dell'assistente e dei concorrenti, con qualche

controcampo sempre utilizzando campi più lunghi e totali dello studio come elemento

di cesura. Gli stacchi pubblicitari vengono invece dopo primo piano del conduttore,

cercando di ammiccare al pubblico perché rimanga sul canale. Si tratta di uno schema

molto semplificato, poiché anche giochi televisivi hanno una trama più complessa e

una messa in scena più barocca. Anche nella produzione più banale non si può reggere

una sequenza da un unico punto di vista perché sarebbe monotona, ma anche il

passaggio da una telecamera all'altra deve essere curato con attenzione. La sequenza

può essere interrotta da un pubblico che applaude un passaggio del discorso, oppure

da una panoramica di persone che ascoltano attente o di un solo spettatore che abbia

particolari caratteristiche. Quando si presenta un'azione, generalmente il cambio di

camera avviene durante questa: il movimento accompagna il cambio

dell'inquadratura. Inoltre, anche la musica a questa proprietà, il passaggio da

un'inquadratura all'altra può avvenire seguendo il ritmo della colonna sonora. Nella

diretta il lavoro del regista è particolarmente impegnativo perché tutte queste scelte

devono avvenire in tempo reale, davanti al mixer. Nella trasmissione registrata c'è

invece il tempo dell'editing, in cui avviene il montaggio. Nel cinema classico il

montaggio seleziona le migliori fra le varie riprese, successive, della stessa macchina

da presa. In televisione si tratta di più sequenze da punti di vista diversi, riprese

contemporaneamente da una pluralità di mezzi tecnici; inoltre queste sequenze

devono essere intarsiate l'una nell'altra. Il montaggio è quindi una fase molto creativa,

ma anche piena di responsabilità, perché può contenere una forte carica di

manipolazione. Molto creativo è anche il ritmo del montaggio: la cadenza con cui si

cambia inquadratura ha un nesso con la rapidità degli zoom, delle carrellate e delle

panoramiche.

6. Questioni di ritmo

Due scene possono essere semplicemente giustapposte l'una all'altra, senza elementi

intermedi o unite con particolari effetti. Quando la televisione era molto giovane,

aveva una forte ansia di separare un frammento narrativo dall'altro, per consentire ad

un pubblico popolare di assimilare il suo linguaggio. Oggi prevale il semplice stacco

netto. Si possono usare anche vari metodi: come la dissolvenza, dove nello sfumare

l'immagine perde lentamente di intensità, fino a diventare nera o di un altro colore (si

usa in particolare come una conclusione di una trasmissione); la tendina è un modo di

passare da un'immagine all'altra coprendo progressivamente il quadro; quando il

processo si ferma a metà e il video è diviso tra due immagini, si tratta di split screen

(nelle telecronache delle partite di calcio, l'uso della tendina segnala spesso che la

prossima sequenza sarà una ripetizione di un'immagine appena passata); l'intarsio è

l'inserimento nell'immagine di una scritta, di un effetto, di un'altra immagine (si

costruisce così un immagine composita, che prende alcuni elementi da una o dall'altra,

scegliendo le informazioni sulla base di una determinata chiave); l'impiego principale

dell'intarsio è però quello che usa come criterio il colore, “il chroma key”( tutte le parti

dell'immagine di un determinato colore vengono sostituite con un'altra, come per il

green screen). Tutti questi effetti sono elettronici, perché sfruttano le proprietà del

segnale video, ma analogici poiché senza una digitalizzazione dell'immagine. La

digitalizzazione permette di generare immagini sintetiche, di trattarle, muoverle e

deformarle come si vuole.

Cap 2 - Continuavano a chiamarla televisione –

1. Televisione, i molti significati di una parola

Oggi tutte le diverse forme dell'attività televisiva tendono a prendere ciascuna la sua

strada. Il nucleo più importante è considerato l'organizzazione e gestione di una

piattaforma per la diffusione di contenuti audiovisivi, poi associato ad un insieme di

reti televisive. La piattaforma deve essere contraddistinta da un marchio, un brand,

fortemente riconoscibile. Ogni rete deve avere una propria identità e immagine che si

traduce ogni giorno nella sua programmazione. L'offerta è stata di moltissimi

contenuti, quelli che una volta si chiamavano programmi e che adesso possono essere

definiti come film, serie televisive, tornei sportivi e molte altre cose. L'importante è

che nei contenuti proposti al pubblico sia riconoscibile l’identità dell'emittente. La

produzione dei contenuti tende quindi a distanziarsi dal governo dell'offerta all'interno

della gestione del brand della piattaforma. Perché i contenuti offerti raggiungano

l'utenza è necessaria una rete di distribuzione tecnologicamente differenziata a cui si

riferisce con il termine generico di delivery. Della delivery fanno parte la messa in

onda e la gestione tecnologica e commerciale della piattaforma. La messa in onda è

ormai solo una metafora; infatti non necessariamente si fa uso delle onde

elettromagnetiche. Gli aspetti finanziari di marketing assumono un peso rilevante.

L'internazionalizzazione dei contenuti video porta con sè una particolare valorizzazione

e gestione dei diritti, che rappresenta un comparto di attività molto specializzato e

promettente.

2. Il primato dei contenuti

Una modalità di delivery è quella che oggi si chiama TV sul telefonino e la web tv (non

si parla più di televisori, ma di schermi digitali). Gli schermi digitali possono essere

domestici, ma anche ancora più grandi o molto più piccoli. I supporti fisici sono in

esaurimento, anche se digitali. Quelli analogici sono già esauriti. Prevalgono dunque i

contenuti immateriali e il trasporto su reti immateriali che però hanno bisogno di una

efficientissima rete a larga banda che ancora non è diffusa dappertutto e che non è

integralmente sostituibile con una rete non materiale. Dal punto di vista della

recinzione tutti gli schermi sono ormai digitali.

3. Come alimentare l’offerta

La domanda più comune è: meglio produrre in casa o acquistare? Un tempo c’era la

distinzione in programmi a utilità ripetuta e a utilità istantanea e si tendeva a

comprare i primi e a produrre in casa i secondi.

i programmi a utilità ripetuta erano considerati i film e la fiction televisiva.

 Prodotti quindi che potevano essere mandati in onda quando si voleva, con

scarsi riferimenti all'attualità, bisognava solo stare attenti agli anniversari ed

evitare di mandare in onda un film allegro in un giorno luttuoso eccetera.

i programmi a utilità istantanea invece sono trasmissioni che avevano un senso

 solo in una determinata finestra temporale, molto stretta. Non solo i notiziari e

gli approfondimenti informativi sono soggetti a rapida obsolescenza, ma anche

rubriche, quiz e giochi.

Il pubblico comunque esigeva sempre qualcosa di fresco, voleva ogni sera vedere

qualcosa di diverso. Oggi invece ci sembra normale che uno spettacolo venga

replicato, i concetti di utilità istantanea o ripetuta sono dunque modificati, mentre

permangono l'opportunità e la convenienza di produrre in proprio alcuni prodotti e di

acquistarne altri. Conviene produrre interamente programmi da studio, come notiziari,

giochi, quiz e Talk Show e disporre di un'apposita location in cui si può allestire

all'occorrenza un evento speciale. I film e i prodotti seriali di finzione richiedono

un'indipendenza creativa, uno sforzo produttivo, un'apertura internazionale che

consigliano vivamente la produzione esterna o l'acquisto.Uun tempo la fiction seriale

americana costava poco, meno che produrla. Usciva dagli Stati Uniti dopo che i suoi

costi erano stati completamente ripagati da i passaggi delle televisioni di quel paese.

Tutto è cambiato, poiché si è affermato il modello HBO, che propone sontuose

produzione di lunga serialità, che nulla hanno da invidiare al cinema destinato alle

sale, con la partecipazione di registi e attori importanti, scenografie e ambientazioni di

tutto rispetto e una trama avvincente e organizzata per complesso e saghe narrative.

Il loro palcoscenico è il mondo, sono pensate in maniera nativa per il mercato

mondiale e hanno un costo molto elevato.

4. Stare sul sicuro: la convenienza dei format

La televisione è eclettica e ibrida e ha assorbito pratica e teoria della radio, dal teatro,

dalla fotografia e del cinema. La produzione televisiva è un lavoro di gruppo che

richiede lo sforzo combinato di un numero elevato di professionisti con competenze e

culture diverse. Nella TV tradizionale gran parte di questi professionisti erano

lavoratori dipendenti, funzionari o dirigenti a tempo pieno. Oggi si cerca di avere come

propri dipendenti nuclei ristretti di dirigenti decisionali e di ingaggiare le altre

professionalità sul mercato in modalità outsourcing. Sia una progettazione che la

realizzazione dei contenuti seguono questa tendenza alla privatizzazione e alla

competizione: si tratta di un’industria di prototipi. La vecchia televisione tendeva a

riprodurre in proprio gran parte dei programmi che non aveva comprato all'estero; poi

si diffuse la tendenza ad appaltare all'estero parti del processo di produzione o l'intera

realizzazione del programma. Nell'area della concorrenza c’è il bisogno di nuovi

programmi: oggi esistono numerose società che progettano in proprio format televisivi

o acquisiscono da altre società i diritti di utilizzo e di adattamento di un'idea. Un

format infatti è una struttura originale esplicativa dell'idea e del meccanismo

produttivo e narrativo di un programma televisivo. Per essere presente sul mercato

internazionale un format deve avere ottenuto buoni risultati nel paese di origine in

almeno un’altra nazione; è poi venduto e adattato. Esistono format blindati e format

aperti: per i primi vigono regole rigide di adattamento che impediscono di modificare

gli elementi strutturali dell'idea; i secondi sono format che ogni volta vengono adattati

per qualche paese arricchendosi di elementi nuovi, sfruttando tutti i vantaggi creativi

e le competenze produttive che possono venire dalle produzioni del luogo.

5. Che cosa è stata la tv generalista: i linguaggi

Nella televisione del monopolio, il potere di decidere cosa gli spettatori potessero

vedere apparteneva ai dirigenti della TV pubbliche. Si disponeva di due canali: questi

proponevano due programmazioni complementari. Le discussioni per dirigenti della

televisione vertevano su cosa fosse più adatto agli spettatori, quali programmi fossero

migliori per la loro elevazione culturale e il loro moderato intrattenimento. Dalla metà

degli anni settanta si apre un’era dell'abbondanza televisiva nella quale i canali sono

in concorrenza l'uno con l'altro per avere ogni sera il più elevato numero di spettatori.

Ogni sera dunque occorre fornire un numero di occasioni attraenti, dotati di un senso

complessivo che rappresenti l'identità delle emittenti. Ciò è stato chiamato

neotelevisione, una TV generalista che si rivolge alla maggioranza del pubblico.

L'ideale è una programmazione quotidiana che si è rivolta a tutte le età e a tutte le

categorie sociali che presumibilmente a quell'ora possono trovarsi davanti allo

schermo. Dai generi si passa così ai meta generi: ampie partizioni tematiche che

convergevano in una rielaborazione e composizione dei generi, amalgamati in un

flusso continuo. Si passò quindi da un palinsesto settimanale a un palinsesto

giornaliero. La collocazione giornaliera di un contenuto, sempre nello stesso orario, è

stata chiamata programmazione a striscia. Sempre con lo stesso scopo si

programmava un palinsesto per i giorni feriali e uno diverso per il weekend, così da

aderire alle varie consuetudine del pubblico. La coltivazione dell'identità di rete e il

governo del palinsesto erano aiutati le indagini qualitative, rigorosamente riservate; gli

atteggiamenti del pubblico nei confronti dei vari fenomeni ed eventi esterni, condotte

da aziende specializzate o da istituti universitari.

6. Ascesa e caduta di Auditel

Una rilevazione dell'ascolto condivisa e riconosciuta come attendibile era una

necessità vitale della televisione generalista, per conoscere il proprio pubblico e per

determinare il valore degli spazi pubblicitari, il cui prezzo dipende dagli spettatori che

riescono a raggiungere. Al contrario, alla tv del monopolio bastava misurare l'indice di

gradimento delle trasmissioni. Dal 1986 furono pubblicate le rilevazioni di ascolto

curate da Auditel, una società fondata dalle televisioni pubbliche private che formava

un campione rappresentativo delle famiglie italiane alle quali venivano applicati sui

televisori dei misuratori automatici dell'ascolto con uno speciale telecomando che

permetteva di individuare quali membri della famiglia erano davanti all'apparecchio.

Tramite la linea telefonica i dati venivano inviati a un computer centrale che li

elaborava quasi in tempo reale. Ogni mattina alle 9:55 arrivavano questi dati e i

numeri permettevano un confronto tra le prestazioni dei singoli personaggi e artisti.

L'attendibilità di Auditel è stata ripetutamente sottoposta a contestazioni, si è criticata

la sua impenetrabilità a ricercatori esterni, si è contestata la sovra presentazione della

popolazione che guarda la televisione rispetto a coloro che non la seguono e si è

messa in dubbio la credibilità del campione. Il sistema resistì fino al 2006 finendo poi

per diminuire, fino a poi scomparire dietro le tv a pagamento.

7. Le antiche strategie neotelevisive

Strategie della programmazione neotelevisiva:

giocare sul sicuro. Si tratta di una televisione che rischiava poco e che aveva

 bisogno di molti stereotipi culturali perché lo stereotipo consentiva una più

facile identificazione da parte del pubblico. Piuttosto che inventare una nuova

trasmissione era meglio comprare qualcosa che aveva già avuto successo in

altri paesi.

fare spettacolo. Il programma doveva intrattenere il pubblico, lo teneva stretto

 allontanando la sua noia, vincendo il desiderio di spegnere l'apparecchio. Lo

spettatore doveva poter vedere nella tv un naturale prolungamento della

propria esperienza familiare e affettiva. L'intrattenimento diventava quindi il

tono dominante della televisione, anche la cultura e l'informazione dovevano

assumere alcune tonalità dell'intrattenimento.

riflettere i valori medi della società. Le emittenti cercavano di esprimere nel

 complesso della loro programmazione questi valori, cercando di minimizzare le

possibili obiezioni del pubblico.

riconoscibilità. L'emittente doveva essere sempre identificabile, riconoscibile e

 composta di fatti conosciuti dal pubblico. Lo spettatore doveva riconoscere

subito una situazione, la scenografia di una trasmissione o meglio un volto noto.

I programmi più difficili andavano agganciati ad altri più forti di traino.

tutelare il prime time. Il prime time è la fascia oraria dalle 20:30 fino alle 22:30,

 la più pregiata. Qui non ci si poteva permettere assolutamente di sbagliare, di

compiere scelte azzardate, di lesinare gli investimenti e di compiere

cambiamenti bruschi. Conveniva concentrare su questa fascia il massimo di

attenzione, di risorse e di sforzo realizzativo.

la controprogrammazione. Era Il principio più importante della competizione

 televisiva. Bisognava sfruttare i punti deboli dei concorrenti e contrastare i loro

programmi forti con altri che potessero sottrargli il pubblico.

Cap 3 - Contenitori, talk, infotainment

1. Contenitore, una scatola piena di tutto

Il contenitore è il primo macrogenere che la neotelevisione ci ha regalato. è una grossa

scatola che si presta a contenere le più varie mercanzie; esso contribuisce a superare

gli antichi generi televisivi frammentandoli, estraendone brevi episodi e miscelandone

diversi al suo interno. Il compito principale della conduzione è quello di lanciare vari

numeri, provenienti da forme diverse di spettacolo, intrattenendo l'ospite prima e

dopo la sua performance. il contenitore è una grande cornice in grado di comprendere

al suo interno tutti i generi televisivi, dallo spettacolo allo sport, dalla rubrica culturale

alla musica, dai giochi all'informazione. L'assemblaggio di tanti prodotti diversi non

può essere casuale e confuso, la selezione e la composizione devono rispondere a

regole precise e il programma deve avere una sua cifra stilistica particolare. Un

esempio di primo contenitore era il circo e il varietà poiché erano spettacoli compositi,

che riunivano tante attrazioni o numeri privi di collegamento reciproco e largamente

intercambiabili. L'ordine in cui collocare i numeri scelti doveva rispondere a poche

regole compositive elementari:

alternare sempre le tipologie delle attrazioni,

 creare nel pubblico una serie di aspettative nei confronti di alcuni dei numeri

 ritenuti più attraenti e fatti oggetto di un’opportuna pubblicità;

le attrazioni sono sempre indipendenti l'una dall'altra e non interagiscono mai

 fra loro;

mantenere una struttura molto duttile in grado di assorbire bene gli imprevisti e

 le incertezze del mestiere.

2. Il mestiere del presentatore

In televisione ci sono i promo degli spettacoli, che vengono anche lanciati dalle altre

trasmissioni della stessa rete, spesso collegandosi con il teatro in cui sta per iniziare il

programma: un backstage anticipatorio. Una volta entrati in studio, il primo a

comparire è il presentatore, colui che rappresenta la compagnia dello spettacolo, il

testimonial della rete. Il presentatore deve legare fra loro i vari numeri e annunciare le

attrazioni, senza essere attrazione a sua volta. Il presentatore del varietà assicura

anche la sintonia con il pubblico, cioè dalle sue intemperanze, incoraggia l'applauso,

assicurandosi la continuazione e manipolando l'attesa degli spettatori nei confronti dei

numeri più desiderati.

3. Una promozione meritata: il conduttore

Nel contenitore il presentatore è coinvolto nel processo di personalizzazione che negli

anni neotelevisivi si fa strada nella società, nell'arte e nella politica. In America il

conduttore è definito host, padrone di casa; egli si considera il proprietario della

trasmissione che in quanto padrone può ospitare. Per la difficoltà del compito, spesso

ci sono conduzioni in coppia, o in trio, oppure il conduttore ha una spalla, ovvero un

compagno comico che permette al conduttore di mandare avanti lo spettacolo. I

numeri e i personaggi potrebbero indifferentemente andare su altre trasmissioni, ma il

conduttore deve conferire al suo contenitore un'atmosfera e un'impronta particolari.

La personalità del conduttore deve caratterizzare in modo speciale e diverso dalle

altre emittenti. Il conduttore può non essere particolarmente bravo a cantare, a

suonare o a ballare, i suoi strumenti di lavoro sono la parola, l'ironia e il sorriso. Il

modo che ha di amalgamare tutti I diversi contenuti è la conversazione. inoltre, il

conduttore comincia a rivolgersi direttamente al pubblico a casa, interpellandolo: si

considera suo amico, si rivolge a lui direttamente parlando al telefono, per giochi e

quiz, chiacchiera con i suoi ospiti, che in realtà sono lì per fare numero in studio. La

conversazione del conduttore è ricca di componenti rituali, anche perché il programma

contenitore non è per definizione un programma a tema specifico, c'è un grande uso di

sorrisi, di saluti, di modi di esprimersi particolari in base ad ogni situazione. Il

conduttore inoltre è visto dal pubblico a casa una figura di facilitatore della

trasmissione che preferisce una conduzione di profilo più basso, più scorrevole. La

duttilità del contenitore ha portato ad una rapida evoluzione ibridazione della formula,

spinta anche dalle personalità e ambientazioni dei conduttori.

4. Il talk show, dal palcoscenico al salotto

Il talk show è una derivazione del contenitore, prevalentemente parlato e solo

tangenzialmente spettacolare che tipicamente prevede ospiti di varia estrazione e

tonalità seduti in poltroncine e divani, mentre il conduttore si aggira o si siede anche

lui nei panni dell’intervistatore. Nel primo periodo ai talk show si invitano persone

comuni accanto a personaggi pubblici, un modo per manifestare la volontà di far

partecipare la gente qualunque alla vita della tv. Questa convocazione della gente si

interruppe e la TV ha fatto ricorso ad altre espedienti per mostrare l'intervento del

pubblico in tv. Il talk procede sulla strada della personalizzazione, esprime opinioni e

tendenze, inizia a rappresentare una forma di potere e di pressione sulle istituzioni

della politica. Precedentemente il conduttore non aveva mai espresso apertamente

opinioni e posizioni, nei talk show adesso nessuno è invitato esclusivamente per la sua

competenza. I partecipanti non sono chiamati a parlare soltanto di quello per cui sono

importanti, ma sono chiamati per esprimere la propria opinione su vari argomenti sui

quali prima si cercava spesso di essere i più neutrali possibile. Si crea così

un’autoselezione degli invitati che elimina quelli noiosi e privilegia quegli eccessivi,

trasgressivi, appariscenti, creando alla fine un circo mediatico, un corteo di personaggi

presenzialisti che si spostano da un programma all'altro. Questo circo ha prodotto una

obsolescenza di tutti i talk che non hanno saputo evolversi in quello che chiameremo

fra poco infotainment. L’elemento forte nella conversazione dei talk show è la

narrativizzazione del contemporaneo, in una società scarsamente diretta le cui

agenzie formali di socializzazione sono in crisi. Le sue regole non sono le stesse di un

dibattito, ma piuttosto quelle di un ricevimento borghese. Si parla del più e del meno,

nessun argomento viene sviscerato fino in fondo. Nel talk show è incorporato quindi un

rito mondano, che rappresenta per vari strati sociali un ideale partecipativo. Per

politici e vip è un'occasione per mostrare che anche loro hanno passioni e hobby,

ricordi e una certa umanità.

5. L’informazione, tra news e approfondimento

Sia in radio che in televisione, l'informazione è stata fin dall'inizio molto più di un

genere, ha rappresentato uno dei tratti costitutivi dell'esperienza dei media elettronici,

in cui veniva esaltata la loro capacità di affrontare la contemporaneità. Tutte

televisioni del mondo infatti sin dall'inizio, proseguendo l'esperienza della radio,

mandavano in onda i propri notiziari quotidiani. In Italia Infatti il telegiornale è

presente dal primo giorno delle trasmissioni ufficiali, il 3 gennaio 1954. Quando però

parliamo di informazione televisiva ci riferiamo in realtà a due cose piuttosto diverse:

notizie e approfondimento. Le notizie sono la trascrizione e descrizione dei fatti più

importanti che avvengono ogni giorno; l'approfondimento è la scelta di alcune di

queste che vengono approfondite, discusse e commentate. La scelta delle notizie da

sottoporre ad approfondimento è molto tassativa in televisione, in campo editoriale un

po' di meno, si scelgono notizie durevoli, in cui vi sarà ancora qualcosa da dire quando

il servizio sarà pubblicato. Dagli anni ‘30 l'approfondimento è stato il principale campo

d'azione dei settimanali, mentre le news erano appannaggio dei quotidiani. La

stagione dei settimanali è finita tra gli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso. Essi

sono stati sostituiti in parte dalla tv, in parte dalla grande crescita della foliazione dei

quotidiani e della loro settimanalizzazione. Queste considerazioni valgono anche per la

televisione: producendo i suoi telegiornali la tv non si è sottratta al contratto di

completezza e in qualche modo ha lanciato la sfida ai quotidiani. All'inizio il

telegiornale è di tipo radiofonico, uno speaker seduto alla scrivania leggeva le notizie,

mentre alle sue spalle c'era una carta d’Italia, ogni tanto venivano proiettate immagini

fisse in movimento. L'esperienza americana invece molto diversa: i telegiornali si

dimostrano in genere di grande ascolto e si sviluppano precocemente una forte

personalizzazione. Sono affidati a un giornalista, l'anchorman, che presenta e narra il

tg, gestisce l'attendibilità presso il pubblico con la sua personale autorevolezza e

dialoga con i corrispondenti e gli inviati, i cui servizi appaiono sullo schermo; oppure

gestisce uno spazio a suo nome, in cui analizzare inchieste e condurre battaglie anche

politicamente marcate.

6. Infotaiment

Nella neotelevisione il TG resta una zona fortemente testuale nel flusso televisiv

contraddistinta da un autonomo contratto comunicativo. È l’area del palinsesto sotto

un contratto di veridicità, in cui il pubblico ritiene fondamentale che gli eventi

enunciati siano veri. Fortemente presidiato dalla corporazione dei giornalisti RAI e ben

svegliato dalla politica, il telegiornale muta in direzione della personalizzazione del

giornalista, che diventa a tutti gli effetti un volto riconosciuto dal pubblico, ma il

modello delle offerte cambierà solo successivamente, con l'arrivo della TV a

pagamento e dei telegiornali “All news”: un rullo continuo di notizie offerte ogni

mezz'ora al pubblico. Nella neotelevisione l'approfondimento informativo si intreccia

con il talk show, producendo l'infotainment, un ibrido tra informazione ed

intrattenimento, si tratta infatti di un’informazione spettacolarizzata, su cui si

riverbera il compito di proiettare immagini pubbliche, che la politica è sempre meno in

grado di produrre autonomamente. Un conduttore guida una trasmissione dedicata ad

un tema della scena pubblica dove quindi viene snocciolato un problema detto issues,

nel quale vengono invitati le policies, ovvero i concorrenti atti di politica

amministrativa con cui un governo o un’amministrazione comunale tenta di

intervenire in merito al problema. La trasmissione si svolge in uno studio, in una sala

in cui ci sono un pubblico e vari ospiti, esperti del tema e politici dei diversi

schieramenti. Altri ospiti possono essere in collegamento da altre città. o studio

televisivo arma una parete di vetro dietro su cui si affollano i protagonisti dei problemi

di cui si sta occupando. Il talk perde così le movenze del salotto per avvicinarsi a

quelle dell'assemblea. L'infotainment è assai più radicale. Un politico ormai ansioso di

comparire in televisione rischia volentieri di andare in onda sprovvisto della

tradizionale rete di referenza e di protezione che circondava le sue apparizioni sugli

schermi e di affrontare i suoi avversari. Ma la radicalità coinvolge anche il conduttore,

che depone la funzione arbitrale e che può quindi dichiarare esplicitamente le sue

opinioni intervenendo e dialogando con gli invitati. In particolare, in Samarcanda del


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in discipline delle arti, della musica e dello spettacolo - DAMS
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cecconimarta96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Culture e formati della televisione e della radio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Menduni Enrico.

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