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Riassunto esame Comunicazione Politica, prof. Bentivenga, libro consigliato Il giornalista radiofonico, Giansante Appunti scolastici Premium

Sunto per l'esame di Comunicazione Politica e del prof. Bentivenga, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente, comunicazione politica online di Giansante.
Gli argomenti trattati sono: comunicazione politica, come fare politica online, campagne elettorali, america, elezioni americane, Obama.

Esame di Comunicazione politica docente Prof. S. Bentivegna

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ESTRATTO DOCUMENTO

È bene partire dagli obiettivi, quindi sapere quanti voti innanzitutto ci serviranno, quante persone

vogliamo che ci seguano. Spesso si definiscono obiettivi troppo generici o irrealizzabili.

Peter Drucker sintetizza nell’acronimo SMART le caratteristiche di un buon obiettivo:

- Specifico, quindi chiaro e determinato

- Misurabile

- Accessibile quindi raggiungibile

- Realistico ovvero ottenibile e legato al tempo quindi determinare delle tempistiche

Il target rappresenta un altro dato importante, se si vuole raggiungere giornalisti è meglio Twitter,

se si vuole raggiungere gli utenti Facebook, per le nicchie meglio i blog tematici.

OBIETTIVO UNO: DIFFONDERE IL MESSAGGIO POLITICO

Prima della nascita del web c’erano pochi modi per dare visibilità alle idee, dipendeva da chi

produceva contenuti quindi direttori di quotidiani, gatekeepers, media studies, decretavano chi

saliva e chi scendeva.

Su internet è possibile controllare il flusso di notizie, si possono smuovere i cittadini, e avere

l’attenzione dei media. Tra mass media e media online c’è una sottile barriera che talvolta mescola

i contenuti.

I contenuti online non scadono restano lì, e la rete ha la grande capacità di mettere insieme un

grande pubblico e la capacità di approfondimento.

Questo risultato è descritto dal fenomeno della LUNGA CODA di Chris Anderson che analizza

situazioni che presentano una caratteristica particolari ovvero gli oggetti più diffusi pesano meno

della somma di quelli meno diffusi (fa l’esempio di Amazon dove un libro best seller vende meno

copie dell’insieme di tutti i libri di nicchia). Si crea così appunto una cosa che si allunga.

Lo stesso lo abbiamo sui media, nei mass media poiché vi sono costi elevati vengono trasmessi e

pubblicati solo contenuti che soddisfano i gusti della massa, mentre sul web si prendono in

considerazione anche le nicchie. Un esempio è il caso di Obama che ha creato gruppi e spazi per

la comunità gay, afroamericana, latina.. dedicando attenzione non solo ai contenuti mainstream ma

anche a progetti ed idee.

Ogni politico o associazione ha dei punti deboli, questi possono essere citati nelle conversazioni

online o su un blog, è inutile cercare di sfuggire, ignorare il dissenso o querelare. Nella

comunicazione tradizionale la forza del politico stava nel fatto che un cittadino non potesse

ribattere perché non c’era molta presenza sui mezzi di informazione, le crisi le gestivano gli uffici

stampa e le agenzie.

Oggi è tutto diverso con il web chiunque può dire la sua opinione e le persone si fidano molto degli

influencer o dei blogger, inoltre non si possono eliminare i contenuti dal web.

Quindi qualora ci si trovi di fronte a una crisi è bene, laddove si tratti di un’accusa fondata, scusarsi

e rispondere, poiché tanto può rimanere una polemica fine a se stessa e tanto crescere e venire

presa in considerazione anche dai media generalisti. Se c’è stato un errore bisogna ammetterlo,

spiegare la vicenda e fare chiarezza, pubblicare magari un contenuto su un blog utilizzando le

parole chiave usate per parlare di quella vicenda per un corretto posizionamento nei motori di

ricerca. Bisogna poi rispondere a chi ha pubblicato contenuti critici postando il link dell’articolo. In

alcuni casi può essere utile chiamare direttamente il blogger. Passata la fase critica si torna a

monitorare la situazione. Bisogna sempre indicizzarsi bene con parole chiave nella social media

crisis.

Curare un blog, avere una pagina non è un motivo per mettersi in rischio ma un’efficace modalità

per prevenire possibili crisi.

Ricorrere ad azioni legali in genere è sconsigliabile. È un ambito complesso e la legge è in

evoluzione.

Da una parte abbiamo il diritto all’informazione sancito dall’articolo 21 della costituzione che

garantisce libera manifestazione di pensiero e viete la censura della stampa, dall’altra ci sono i

diritto della persona all’autodeterminazione informativa che si esprime nella possibilità di decidere

quali dati e quali informazioni rendere pubblici. L’incrocio di queste esigenze genera un dibattito.

Nel caso in cui una notizia non corrisponda a realtà ma non sia diffamatoria, il diritto con l’articolo 8

della legge sulla stampa 47/1948 sancisce la possibilità di replica del soggetto e il direttore è

tenuta ad accoglierla. Questo però è previsto per stampa e radiotelevisioni.

La suprema corte ha stabilito che il direttore di un giornale online non è responsabile dei contenuti

online ma solo del cartaceo e solo in tale caso è prevista una riparazione pecuniaria. Ad ogni modo

è possibile comunque inviare una richiesta di rettifica.

Laddove invece venga pubblicata una notizia diffamatoria, è reato. L’articolo 595 del codice penale

si occupa di diffamazione su mezzo di informazione.

Questi diritti sono validi sia per le testate che per i mezzi online. Innanzitutto si deve scrivere una

diffida all’autore invitandolo a rimuovere il contenuto e poi sporgere denuncia. Per quanto riguarda

il provider si può chiedere l’eliminazione ma questo non ha responsabilità. Nel caso di un’azione

legale sarà opportuno produrre una prova dell’illecito, una copia conforme della pagina che

potrebbe altresì essere rimossa.

L’acquisizione di tali prove è dominio della Computer Forensics.

Un terzo caso è il diritto all’oblio ovvero quando in caso in cui un personaggio noto commetta un

reato e sconti la sua pena e dopo anni questa notizia compaia ancora sul web. Il fondamento

normativo rientra sia nel diritto di immagine che nei trattamenti dei dati personali. Il Garante ha

previsto che in questo caso l’ente non elimini ma archivi unicamente nel sito web il contenuto in

modo che esso non appaia nei motori di ricerca “deindicizzata”.

In caso poi di divulgazione di dati personali si esercita l’opposizione al trattamento con il decreto

legislativo 196/2003 rivolgendosi e chiedendo la rimozione dei dati.

Ci sono però moltissime questioni di carattere giuridico non ancora chiarite.

La rete può essere usata con efficacia anche per contrastare un avversario secondo tecniche di

NEGATIVE COMPAIGNING una strategia talvolta pericolosa, che ha il vantaggio di colpire

l’avversario. Prima di lanciare un attacco è necessario documentarsi, altrimenti si avrà l’effetto

contrario, ovviamente ci si deve muovere in anticipo e non pensare di fare tutto all’ultimo momento.

Oltre a creare un sito con le relative notizie bisogna ovviamente farci arrivare i visitatori e

condividere i contenuti.

Altra attività importante è monitorare le conversazioni online: social media monitoring che indica

l’attività sistematica di ascolto su blog, media, piattaforme e social network per comprendere

quando e come gli utenti parlano di un personaggio o servizio.

Il web offre opportunità maggiori rispetto a classici strumenti come i sondaggi o i focus grupo che

sono rappresentativi di un target, la rete offre spazio a tutti.

Bisogna monitorare anche le conversazioni degli avversari per carpire falle, aspetti deboli. Bisogna

capire come e dove costruire consenso. I risultati del monitoraggio devono essere diffusi a tutti i

membri dello staff. Si può anche studiare la polarità dell’opinione, è l’oggetto dell’indagine della

sentiment analysis, un’attività che può essere svolta manualmente o con appositi programmi, con

risultati precisi.

Stimolare la partecipazione è uno dei principali obiettivi della campagna, un politico non può farsi

vivo alla fine chiedendo un voto. È importante costruire consenso e inserire la consultazione

all’interno dei processi di codecisione. Uno dei software utilizzati è Liquid Feedback una

piattaforma utilizzata dal Movimento 5stelle per la costruzione dei programmi di alcuni candidati.

Uno strumento per strutturare un referendum, con possibilità di esprimere un gradimento e persino

un valore crescente. Un altro strumento è Ideascale utilizzato da Obama alla casa bianca per

coinvolgere i cittadini nell’elaborazione dell’Agenda Digitale e in Italia da Zingaretti per costruire il

programma per la Regione Lazio. Questo è molto facile da usare, si può pubblicare un’idea ma

anche votare e commentare le proposte degli altri. Così gli utenti svolgono un ruolo di

preselezione.

Un esempio è il progetto We The People, uno spazio di partecipazione attivo sul sito della casa

bianca che consente ai cittadini di pubblicizzare e raccogliere firme per delle petizioni. Quelle che

raggiungono la soglia di adesioni vengono vagliate dall’amministrazione.

Il processo di costruzione di consenso deve quindi cominciare prima.

OBIETTIVO DUE: STIMOLARE E ORGANIZZARE LA PARTECIPAZIONE

Per molto tempo i politici hanno creduto che il lettore da convincere fosse quello indeciso che

cercava su internet informazioni per scegliere, gli studi accademici dimostrano che il pubblico della

rete è molto diverso da quello generico della televisione e spesso è un pubblico di sostenitori.

Contenti is king, community is queen sono espressioni che denotano come nasce e si diffonde

un’idea in rete. Per dare efficacia al proprio messaggio bisogna coinvolgere i sostenitori nella sua

diffusione.

La partecipazione online può iniziare con la condivisione di messaggi su Facebook o Twitter, la

cosa migliore è chiedere l’aiuto della comunità. L’organizzazione può assumere anche forme di

massa, un esempio è il movimento #salvaciclisti che ha usato il web per chiedere di migliorare le

condizioni di sicurezza delle strade per proteggere chi usa la bici.

Questo movimento nato sul web ha usato i media per parlare direttamente alle persone. L’8

febbraio 2012 in contemporanea alle 12 un gruppo di blogger pubblica una lettera rivolta alle 25

testate italiane maggiori chiedendo di adottare la campagna e il manifesto in otto punti del Times. I

lettori del blog vengono invitati ad inviare la lettera ai contatti e a condividere.

Il movimento ha portato l’attenzione dei media sul problema della ciclabilità ottenendo

l’interessamento del comune di Milano e di Roma. È stato un esperimento di critical mass digitale,

un’azione di diffusione del messaggio che richiede un’ampia partecipazione del pubblico.

Secondo una ricerca di Edelman condotta in diverse nazioni, 1/3 dei membri di staff politici ha

cambiato idea su temi dopo aver letto le opinioni online.

Nel 92% dei casi le persone si fidano dei consigli e delle opinioni dei propri amici. Il percorso di

partecipazione è molto importante e bisogna coinvolgere le persone. Un esempio è la

partecipazione di massa alle elezioni comunali di Milano nel 2010 per difendere Pisapia

dall’attacco di Letizia Moratti. Ha trasformato la dichiarazione del sindaco uscente in un

boomerang.

Ovviamente non bisogna dimenticare che il consenso che si genera online deve essere trasferito

offline.

Negli ultimi anni si è diffuso un contesto antipolitica, poca partecipazione, poca adesione ai partiti

ecc soprattutto in Italia dove si era abituati ad indici di partecipazione molto alti. Ovviamente,

anche la comunicazione online deve confrontarsi con questo problema. Ci sono due opzioni per

conquistare voti:

- CONVERSIONE: ovvero convincere l’elettore che non vorrebbe votare quel partito. Ma questo

percorso è complesso, e ci si rivolge o all’elettore indeciso ovvero il 5% dell’elettorato o chi è di un

altro partito ma pochi cambiano idea durante la campagna elettorale.

- MOBILITAZIONE: incoraggiare un lettore tendenzialmente vicino alla propria politica ad andare a

votare, si rivolge agli astensionisti.

Un esempio sono le elezioni comunali romane, il centrosinistra ha perso il 30% dei votanti che

potenzialmente potevano essere della parte opposta.

Per convincere un elettore non c’è cosa migliore del contatto e il dialogo con una persona.

Questo metodo consolidato nel contesto americano è il CANVASSING ovvero contatto portata a

porta che potrebbe fare la differenza anche a livello europeo.

È nota ormai la storia di tra giovani ragazzi francesi che nell’estate del 2008 hanno partecipato

come volontari per la campagna di Obama, hanno vissuto tecniche molto diverse da quelle

europee e così tornati in Francia decidono di utilizzare la mobilitazione dal basso per contribuire

alla vittoria del candidato socialista alle successive elezioni presidenziali. Non è facile perché la

destra è salda in Francia, il Partito socialista inoltre è molto antiquato. Iniziano pubblicando uno

studio che mette a confronto diverse tecniche di mobilitazioni, i risultati rafforzano le loro ipotesi. Il

metodo più efficace è il porta a porta, riesce a far votare un elettore ogni dieci raggiunti.

Dopo questo, riuscirono a coinvolgere il Partito socialista per un esperimento in una zona locale

con la partecipazione di 80 volontari riuscirono a contattare elettori in zone a basso reddito con

molti astensionisti (di centrosinistra). L’esito è un successo, saranno poste così le basi per una

campagna massiccia, 80.000 volontari a 5 milioni di porte, ottenendo risultati impressionanti.

Il contatto porta a porta è efficace ed economico, questo esperimento ci dimostra come il web sia

uno strumento fondamentale per mettere in moto la partecipazione, poiché la rete è stata usata in

ogni fase per il coordinamento.

Queste azioni sono state svolte grazie ad una guida online per i field organizers (organizzatori sul

campo), è stata creata poi una piattaforma di organizzazione dove i volontari potevano mettersi in

contatto con gruppi sul territorio, scaricare liste con indicazioni per le zone ecc.

La rete fornisce gli strumenti per far diventare le campagna vicina e umana. Il web permette di

ascoltare i cittadini, coinvolgerli ma ovviamente c’è bisogno di impegnarsi in prima persona fuori

dalla rete.

Una ricerca condotta sulle elezioni presidenziali statunitensi del 96 e del 2000 dimostra che le

persone usano internet per attività legate alla campagna partecipano poi alle attività elettorali. Un

altro studio del 2004 ha visto che chi visita i siti dei candidati invierà probabilmente email, inviterà

altri a votare e farà donazioni. Quindi il web rende le persone partecipative.

Non è un processo chiuso ma è la tappa di un flusso a due stadi che impegna la popolazione. Il

primo livello di partecipazione è la presenza agli eventi politici che permette di incontrare il

candidato (vedi i V-Day del movimento 5 stelle dove vennero raccolte più di 350 mila firme per

presentare una proposta di legge ad iniziativa popolare).

La rete può essere usata anche per dare vita ad eventi di cittadinanza attiva sul territorio come le

azioni di Guerrilla Gardening organizzate nel corso della campagna per l’elezione di Nichi Vendola

alla presidenza della Puglia. Gli organizzatori chiesero ai comitati di volontari di dedicare un giorno

a prendersi cura di uno spazio verde della città, momento di condivisione e comunicazione

veicolato attraverso i media.

MOVIMENTO 5 STELLE

Le attività strategiche del movimento sono:

- diffondere il messaggio politico  nascita del blog beppegrillo.it uno dei primi siti in Italia e nel

mondo con articoli, post ed interventi.

- organizzare eventi  i due V-Day del 2007/2008 rappresentano il primo esempio in Italia di grandi

mobilitazioni politiche organizzate attraverso il web.

- influenzare l’agenda politica  attraverso il suo blog, Grillo ha promosso varie attività di

mobilitazione come la petizione Via dall’Iraq che chiedeva il ritiro delle truppe italiane.

- organizzare la partecipazione  grazie alla piattaforma meetup.com si sono organizzati gruppi

locali.

- raccogliere fondi  il web e il blog di Grillo sono stati utilizzati per operazioni di fundraising.

Il movimento presenta tratti tipici dell’attivismo politico netroots con la peculiarità di aver saputo

coinvolgere tutti.

Ci sono varie piattaforme che permettono di coordinarsi, la più nota è meetup permette di:

- creare uno spazio di discussione e confronto

- creare un punto di raccolta per problemi e opinioni

- costituire uno strumento per l’organizzazione dell’attività politica e di cittadinanza

Principali attività sono:

- raccolta e diffusione di informazione

- azioni legate a pratiche ambientaliste

- azioni legate alla politica degli stili di vita come gruppi di acquisto prodotti biologici

La rete è un ottimo strumento per reclutare volontari, nel 2004 lo staff di John Kerry dopo la

partecipazione alla convention registrò oltre un milione di persone che diedero online la loro

partecipazione; la maggior parte non fu contattata mai perché non erano organizzati.

Nella campagna 2008 di Obama, lo staff si rese conto di avere un enorme database di potenziali

elettori, VoteBuilder e una grande piattaforma per l’organizzazione dei volontari, PartyBuilder

sviluppati nel corso della presidenza di Howard Dean. Queste piattaforme però erano separate,

così venne lanciato il progetto Neighbor-to-Neighbor per mettere in contatto volontari e potenziali

elettori.

Un primo passo verso il raffinato MyBarackObama.com nel 2008 e Dashboard nel 2012 che ha

reso molto più facile l’impegno degli attivisti. In ogni momento era possibile consultare statistiche,

vedere il proprio impegno attraverso un meccanismo di gamification, elemento ludico che stimola

negli attivisti maggiore coinvolgimento.

La diffusione del web ha suscitato molto entusiasmo per la creazione di organizzazione senza

organizzazione: la rete consente di lanciare una petizione, pubblicare contenuti e mettere insieme

persone con uno scopo comune. Ma in realtà anche se tutti possono partecipare solo pochi

vengono ascoltati.

David Karpf parla di una diversa organizzazione, con la rete le organizzazioni politiche hanno

vissuto “effetto MoveOn” ovvero mobilitare l’opinione pubblica, influenzare l’agenda e raccogliere

fondi con una serie di innovazioni.

Le campagne erano sempre state top-down con messaggi definiti ecc, per le presidenziali del 2004

è stato rinnovato questo modello, per fare uno spot contro Bush, MoveOn (la prima associazione

statunitense a dare il nome poi a questo movimento) ha realizzato un concorso online, il pubblico

fu poi coinvolto nella raccolta fondi per mandare il video durante il Super Bowl.

Cambiano dunque le modalità di comunicazione e la partecipazione non è lo stadio finale, ma

interessa tutto il percorso. Si modifica il modello di fundaraising si dà modo di vedere prove

tangibili.

L’ascolto è un punto chiave, ovviamente ci sono i contrari che non credono nella validità di queste

opere e credono siano fini a se stesse. Durante la campagna di Obama gli attivisti dedicarono 20

milioni di ore alla mobilitazione.

MoveOn investe in un piccolo gruppo di attivisti collegati in rese e non un grande gruppo.

La rete ha dato vita alla generazione di organizzazioni dal basso le NETROOTS che mettono in

luce il ruolo dei media digitali nella costruzione delle identità. Organizzazioni diverse tra loro che

mobilitano su grandi tema, coinvolgono i cittadini.

L’esperienza di Organizing for America OFA è un ottimo riferimento. L’associazione nata dopo

l’elezione di Obama presenta il primo caso di organizzazione direttamente collegata ad

un’amministrazione presidenziale.

Per la prima volta il governo avvia un’azione di massa per sostenere le proprie attività, lo scopo è

attivare un sostegno di massa per portare il presidente nella realizzazione della sua agenda

politica. La rete è stato uno strumento essenziale per mantenere il contatto.

Un’altra modalità di organizzazione interessante è quella dei blog collettivi che possono essere

usati come piattaforme per la discussione, condivisione di opinioni e consenso politico. Negli stati

uniti è nato Daily Kos un blog progressista che riceve centinaia di migliaia di visite al giorno. La sua

convention annuale rappresenta un evento mediatico molto rilevante e le posizioni politiche

sostenute da questo rappresentano un elemento con cui i rappresentanti politici devono

confrontarsi.

OBIETTIVO TRE: RACCOGLIERE FONDI

Internet è l’ambiente perfetto per raccogliere donazioni, soprattutto in America con la campagna di

Obama è stato un successo, lo stesso non può dirsi dell’Italia.

Elementi per il fundraising online:

- prima di chiedere i fondi costruire una relazione, coinvolgere le persone e stabilire un rapporto di

fiducia

- i donatori non sono un bancomat non potete solo chiedere soldi, dovete anche informarli, renderli

partecipi di eventi e petizioni

- da vergogna a orgoglio, bisogna pensare alla donazione non come ad una richiesta ma come la

possibilità per il cittadino di partecipare e sostenere quindi motivo di orgoglio

- richieste concrete, le persone preferiscono fare donazioni per progetti e cause reali (vedi appunto

Obama)

- descrivere la missione in modo chiaro, specificando finalità, candidato e punti

- non si può solo chiedere, bisogna innanzitutto ringraziare per le donazioni e magari abbinare a

ogni cifra un piccolo beneficio simbolico riprendendo il modello del crowdfunding

- coinvolgere i sostenitori nella scelta delle spese da fare

- semplificare la donazione mettendo sempre un pulsante

- utilizzare le e-mail che sono lo strumento più efficace per le donazioni

- chi dona una volta è più probabile che lo faccia in futuro

- aumentare progressivamente le richieste

- personalizzare i messaggi per ognuno come ha fatto Obama molto attento ai dettagli (anche in

base a posizione geografica)

- far crescere il numero dei sostenitori

- legare le richieste delle donazioni alla attualità politica

- misurare e controllare per ottimizzare le richieste

- chiedere finanziamenti è un’attività strategica

- saper scrivere è fondamentale per coinvolgere

- si può aumentare la frequenza delle richieste in casi eccezionali

- coinvolgere nel fundraising i volontari.

Capitolo 3 – Gli strumenti della comunicazione online

Bisogna avere un mix di strumenti da utilizzare per comunicare, innanzitutto bisogna creare un

Hub, un nucleo centrale, cuore della produzione di contenuti, dove i materiali vengono raccolti e

dove si sviluppa l’attività di comunicazione. Questo di solito è il sito ma può essere la pagina

Facebook ecc.

In secondo luogo è necessario un canale per mantenersi in contatto con i sostenitori, informarli. Di

solito è l’email ma anche un altro network va bene.

Infine è necessario avere strumenti per estendere il proprio raggio di azione, raggiungere

sostenitori e influenzare la discussione online.

Definiti gli strumenti si può iniziare.

SITO WEB: purtroppo in Italia c’è la pecca di pubblicare invece che coinvolgere, i siti sono un

archivio politico, invece esso dovrebbe rappresentare un elemento di mobilitazione, un contatto tra

le attività online e offline dove fare petizioni, donazioni, suggerire attività e non essere una

semplice vetrina.

La navigazione online offre molti stimoli, ognuno rimane su una pagina in media 10/20 secondi

pertanto bisogna catturare l’attenzione del visitatore attraverso un modello Distribuzione di Weibull

negativa, dove i primi 10 secondi sono critici perché è possibile che l’utente lasci la pagina.

Organizzare i contenuti in modo chiaro e strategico, Seth Godin paragona l’utente ad una scimmia

in cerca di una banana, se non la vede se ne va.

Utilizzare form con i dati da inserire, progettare l’organizzazione dei contenuti per rendere tutto

semplice. Non bisogna fare il progetto del sito senza tenere conto delle finalità. Esiste un

approccio User Experience Design UXD che opera uno spostamento della progettazione secondo

le esigenze del consumatore.

Bisogna quindi partire da cosa vuole il consumatore, poi realizzare una progettazione indirizzata

all’utente, verificando il suo comportamento. Spendendo un po’ di più nel sito si avranno

sicuramente ritorni positivi.

Per quanto riguarda le analisi, bisogna fornire informazioni ottimali per migliorare la campagna. Le

fonti di accesso principali sono due: gli utenti che digitano il nome del candidato o

dell’organizzazione sul motore di ricerca e quelli che arrivano direttamente ad un articolo seguendo

un link.

Nel primo caso abbiamo un utente interessato alla campagna che è un potenziale sostenitore,

quindi in questo caso bisogna mettere in mostra gli obiettivi strategici, creare una splash page, una

pagina che accoglie il visitatore (il primo ad usarla è stato John Kerry ma solo Obama ne ha

sfruttato le potenzialità). Deve essere una pagina semplice che chiami al call to action, con un

invito diretto, nel caso di Obama il livello di personalizzazione era molto alto, le splash page

cambiavano a seconda del comportamento precedente dell’utente. Dopo questa pagina, l’utente

arrivava alla home page dove si trovano sezione su temi politici, volontari, pulsante per le

donazioni, sezione per la stampa, contatti. Solitamente c’è sempre una pagina di presentazione

corredata da foto e qualche banner con link ai progetti vari.

Si possono anche inserire posizioni dell’avversario attraverso una modalità comparativa, è utile

organizzare i contenuti su più livelli con sottopagine di approfondimento. Il sito del Comune di

Manchester ha ottenuto molti riconoscimenti per la sua architettura orientata all’usabilità.

Scelta di colori, font e layout deve corrispondere all’immagine che si vuole dare, spesso i siti sono

fatti a scorrimento ma questa soluzione molto di moda è scomoda perché i contenuti variano e la

persona non presta attenzione. È bene dare tutte le informazioni a chi arriva sul sito e qualche info

di approfondimento. Sono importanti gli articoli correlati (che di solito escono in basso alla pagina)

così da interessare le nicchie. Non devono mai mancare i pulsanti di condivisione.

Oltre l’80% degli italiani è presente almeno su un social media, perciò una strategia politica

adeguata non può prescindere dai social. Il web è un’attività a due fasi, oltre all’espressione delle

proprie opinioni bisogna ascoltare gli utenti, se si parla di temi complessi è sempre bene

approfondire, chiedere l’aiuto di esperti il che ovviamente richiederà un secondo livello di gestione

messaggi con sensibilizzazione dello staff.

Si possono utilizzare software per la gestione dei messaggi ricevuti, sarà di aiuto acquistare o

personalizzare uno strumento che consente la gestione automatizzata dei solleciti, inviando un

remainder quando è stato inoltrato un messaggio senza risposta.

Sul web bisogna sempre mantenere una discussione ordinata, non cancellare i commenti negativi

ma rispondere, interagire. Ovviamente i commenti offensivi possono essere eliminati e i troll vanno

semplicemente ignorati (non alimentare i troll). Coloro che scrivono commenti positivi vanno

ringraziati.

Ci sono modalità di gestione scorrette chiamate Black Hat – cappellino nero (opposto a White Hat)

sono tecniche ingannevoli come profili fake, false identità online per promuovere un candidato,

acquistare mi piace o follower (chi li adopera cerca di fare leva sulla riprova sociale, un

meccanismo sociale secondo cui le persone tendono ad adeguarsi alla massa, quindi se vedono

una pagina molto seguita mettono mi piace). Questi sono mercati fiorenti. Altra tecnica è la web

infiltration ovvero l’utilizzo di profili fake per pubblicare commenti positivi, o astroturf opposti ai

movimenti spontanei dal basso grassroots.

Queste tecniche non sono nate con il web esistevano già in precedenza, come le aziende che

inviavano le lettere per sponsorizzare l’utilizzo di petrolio.

Alcuni account falsi sono stati svelati nel movimento 5 stelle. Grillo lamenta di essere vittima di

web infiltration. Tutti questi comunque sono pericoli e non è consigliabile usarli.

Facebook è il primo social media per numero di iscritti permette un grado elevato di interattività, i

politici ne valorizzano l’aspetto di promotion of self. È una piattaforma flessibile, sfruttabile a vari

livelli per campagne di ogni dimensione, è semplice, consente di interagire e di accedere ai dati

delle persone, inoltre è molto personalizzabile e consente di utilizzare la pubblicità anche a target

mirati.

Aprendo una pagina facebook i contenuti si posizionano nei motori di ricerca, inoltre la presenza

del candidato può prendere diverse forme:

- coltivazione, far crescere la comunità pubblicando contenuti, rispondendo, monitorando i

comportamenti

- interazione, coinvolgendo le persone in azioni online

- azione, costituisce il passaggio dall’online all’offline con attività di partecipazione al voto

- promozione, il sostegno da parte della propria comunità è fondamentale, i commenti sono efficaci

Luca Conti ha approfondito stimoli e strumenti di Facebook:

- avviare una relazione, rispondendo e leggendo i commenti

- pubblicare contenuti di qualità

- pubblicare regolarmente

- non esagerare pubblicando spesso (attenersi al principio di scarsità, secondo cui il valore di un

bene è percepito come prezioso, laddove scarso).

- scegliere l’orario migliore, solitamente la mattina o nel primo pomeriggio o dopo cena

- valorizzare le immafini

- chiedi e ti sarà dato, quindi una call to action chiara

- favorire la condivisione

- misurare i risultati, Facebook premia le pagine dove c’è maggiore interazione, l’algoritmo

EdgeRank determina la visibilità di un post e privilegia quei contenuti che crede più interessanti per

l’utente

- valorizzare i contenuti strategici, le pagine possono essere molto personalizzate anche con

sottopagine

- sfruttare la pubblicità, l’online advertising su Facebook rappresenta una grande opportunità

- scegliere il target, personalizzando per età, sesso, area geografica, interessi

- far crescere la pagina

- sponsorizzare i post

- non pubblicare contenuti automaticamente

- non collegare Facebook a Twitter

- Facebook oltre Facebook, sfruttare le sue funzioni collegandolo ad un blog ecc

TWITTER: scoperto dai mass media italiani nella primavera del 2011, ha catturato l’attenzione di

giornalisti, commentatori, analisti. È un servizio di microblogging, strumento privilegiato per

studiare il potenziale politico. Non è diffuso come Facebook ma è molto utilizzato per la

partecipazione politica. Twitter non è un social mainstream ma uno strumento per avvicinare

determinate personalità.

Consente di ascoltare opinioni, battute e capire come si diffonde il consenso. Il suo potenziale però

non è colto a pieno.

Sara Bentivenga ha costruito una fotografia della presenza dei politici su Twitter, emerge un

utilizzo uno a molti tipico dei media broadcast.

Giovanna Cosenza nel 2013 ha condotto un’analisi sui principali protagonisti della politica

individuando due modalità di relazione (“guarda che cosa ho fatto/detto ovvero l’abitudine di usare

Twitter per segnalare luoghi o cose fatte – Rosi Bindi, Carfagna, Bersani - oppure lo stile

“aforistico” la tendenza a condensare in 140 caratteri un pensiero complesso – Casini, De

Magistris, Renzi) e 5 stili dominanti:

- conversazione da salotto, tipico di coloro che usano il social per comunicare con politici e

giornalisti come se frequentassero un salotto  Anna Paola Concia, Gasparri

- mi butto nella mischia, quei politici che ingaggiano botta e risposta con chiunque  De magisteri,

Lupi

- leggo, penso e rispondo con calma, alcuni politici interagiscono con i cittadini ma affidano la

gestione ad uno staff  Pisapia, Zingaretti

Cosa fare su Twitter

- interagire con la comunità rispondendo ai tweet

- usare gli hashtag per controllare il flusso di argomenti

- entrare in contatto con gli utenti influenti

- entrare in contatto con i giornalisti

- dare spazio a contenuti interessanti

- evitare contenuti autoreferenziali del tipo sono stati lì ma aggiungere sempre un significato

politico

- valorizzare i contenuti degli altri utenti, non dare spazio solo a sé

- coinvolgere le persone

- non cambiare tono di voce, rimanere sé stessi

- ascoltare le conversazioni, monitorare ciò che si dice, utilizzare @connetti e gli hashtag

- rispondere subito alle critiche

- non accapigliarsi in pubblico

- creare un piano editoria per capire cosa pubblicare e cosa no

- trovare il ritmo giusto di pubblicazione, su twitter le cose vanno veloci quattro o cinque post al

giorno sono buoni, uno all’ora adeguato ma meglio non esagerare

- pubblicare contenuti chiave più di una volta con diverse modalità

- non comprare follower

- se si commette un errore chiedere scusa

- non collegarlo con Facebook

- se necessario bloccare l’utente

- distinguere i tweet dello staff dai propri

- dare visibilità agli eventi

- incontrare la propria comunità creando eventi

MAIL: la mail è il più vecchio strumento di comunicazione ancora valido, ottimo per aggiornamenti,

eventi, incoraggiamenti. È utile avere una mailing list da curare e far crescere. Alcune aziende

offrono la possibilità di acquistare indirizzi mail ma questo è inutile, innanzitutto perché si avrebbe

a che fare con persone poco interessate alla campagna, potrebbero esserci spam trap (indirizzi

usati dai sistemi antispam per identificare gli spammer e bloccare le loro mail rendendole così non


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in Professioni dell'editoria e del giornalismo
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ladycroft17 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Comunicazione politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Bentivegna Sara.

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