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Lippman fa corrispondere all’idea di classe sociale quella di un “clan biologico” , fondato sull ‘idea

che i figli possano sposarsi tra loro, che definisce i canoni di rispettabilità , decoro, dignità ,gusto e

forma , i canoni che ne definiscono i limiti riguardo all’accettazione di cosa è lecito o

meno,inculcati con forza nelle generazioni successive.

Gli ambienti sociali vedono spesso la presenza di leader sociali, in grado di garantire una gerarchia

sociale stabile.Il compito del leader sociale è complesso : deve conoscere il proprio ambiente e i

canoni che lo definiscono quanto conosce gli ambienti sociali estranei ad esso , al fine di definire

una precisa posizione gerarchica del proprio “clan biologico” nel panorama degli altri clan.

Questo perchè spesso il detentore del potere è imitato dai subordinati , il superiore sociale imitato

dall’inferiore sociale e via dicendo.

In un ottica politica l’ambiente sociale che possiamo considerare superiore a tutti gli altri è quello

che vede tra i suoi membri le persone più influenti al mondo,l’ambiente ricco, di successo ed urbano

che vedeva in Londra il suo centro i cui affari privati sono di fatto gli affari pubblici e le cui

decisioni riguardano la popolazione intera.

-il La valutazione del tempo e della attenzione che ognuno dedica

tempo e l’attenzione :

giornalmente ad informarsi riguardo gli affari pubblici è molto approssimativa : sono state fatte

numerose ricerche, con vari target di indagine , e si sono individuati alcuni particolari in grado di

deviare l’obiettività delle risposte.

Ad esempio in una ricerca svolta tra studenti universitari ed uomini d’affari si è evidenziata una

certe riluttanza da parte delle due categorie nell’apparire troppo dediti alla lettura di quotidiani ,

cosi’ come si è rilevato che pochissime persone hanno una idea precisa del tempo che vi dedicano

realmente.

-La Una volta determinato il concetto secondo il quale non

velocità ,le parole e la chiarezza :

siamo in grado fisicamente di conoscere il mondo in maniera diretta dobbiamo comprendere quali

siano i veicoli attraverso esso ci è rappresentato.

Mezzo primario di trasmissione delle informazioni sono le parole , un mezzo fondamentale ,ma

equivoco.Le parole possono essere rivoltate,avere per alcuni un senso,per altri no.La trasposizione

in linguaggio di dei “resoconti autentici” inevitabilmente porterà a delle incomprensioni, anche il

giornalista più abile non riuscirebbe a concentrare in un insieme di frasi il preciso resoconto di un

avvenimento o a far comprendere totalmente a un estraneo le proprie opinioni in merito ad esso .

Sono le idee che le parole lette suscitano in noi a costruire le nostre opinioni , esse si formano ,

quindi , grazie alla nostra immaginazione.

La stessa parola puo’ quindi suscitare reazioni ed impressioni diverse in persone diverse , Lippman

ci esemplifica il concetto elencando tutte le definizioni che un campione di studenti ha saputo dare

della parola “straniero” , dimostrando quanto possano differire , anche profondamente,nel

significato.

La nostra percezione dei concetti è ostacolata ,inoltre,dal disordine esterno ,in cui siamo abituati a

vivere : la vita frenetica del lavoratore urbano , immersa in un costante insieme di stimoli uditivi e

visivi ci porta ad essere ascoltatori disattenti e le nostre impressioni riguardo alle notizie ne

risultano compromesse; lo stesso discorso è valido per quel che riguarda i conflitti interni con i

quali conviviamo: la nostra opinione pubblica risulta modificarsi in base al nostro sentimento di

classe piuttosto che ai nostri pregiudizi razziali o al nostro interesse economico.

Il nostro stesso umore in un dato momento cambierà la percezione in noi di una data notizia.

Possiamo quindi dire che l’ambiente con il quale ci rapportiamo è da noi rispecchiato in molti modi.

-GLI STEREOTIPI-

Una volta accertata la nostra impossibilità di formare la nostra opinione pubblica sulla base della

nostra diretta esperienza , Lippman ci illustra un altra particolare , e fondamentale tendenza umana.

Nella maggior parte dei casi noi definiamo un dato elemento non dopo, ma prima di averlo visto .

Nella confusione del mondo noi formiamo e definiamo sulla base di cio’ che già conosciamo.

L’esperimento condotto presso il congresso di psicologia di Gottinga ,dove in una sala vengono fatti

irrompere un clown e un negro che lo aggredisce, e poi viene chiesto ai presenti di redarre un

resoconto dei fatti , ci aiuta nella comprensione del concetto.

Ben un quarto dei rapporti esaminati dovette essere considerato falso,questo perchè molti degli

intervistati non descrissero cio’ che avevano visto,quanto lo stereotipo che nel loro immaginario

avevano di una zuffa.Gli stereotipi sono esempi pronti che ci aiutano nell’identificare la vasta

varietà di informazioni che ci è ogni giorno proposta.

Esistono anche stereotipi che ci riguardano dal punto di vista sociale e politico ,

l’americanizzazione ne è un esempio.Gli stereotipi ci aiutano ,inoltre, a risparmiare energie : un

osservazione attenta e nel dettaglio piuttosto che una osservazione generale e basata,per

l’appunto,sui nostri pre esistenti stereotipi, è stancante, e nella frenesia della vita moderna ci

risulterebbe pressochè impossibile.La mancata conoscenza profonda delle persone con cui abbiamo

a che fare ci porta a doverle identificare anche solo in base ad un tratto,un particolare che ne

definisce in noi una idea.

Gli stereotipi sono indispensabili per condurre una dinamica osservazione del mondo, cio’ che conta

è saperne ,quando ci è possibile,individuare la natura , comprendere che ogni uomo ha i propri e

non possiamo individuare nei nostri una verità assoluta.Occorre saper modificare il proprio

“codice” quando riconosciamo che è giusto farlo.

Cinema e fotografie sono mezzi particolarmente significativi quando si esamina il nostro approccio

stereotipato alla realtà , ci vengono proposte immagini , che noi immagazziniamo nella nostra

fantastia per poi legarvi elementi del reale.

Talvolta i sistemi di stereotipi diventano per noi un abitudine radicata

-Gli stereotipi come difesa :

di visione del mondo, talmente radicata che tendiamo a far coincidere il “nostro”universo con

l’universo reale,e qualunque attacco ad esso,ci appare come tentativo di distruzione della nostra

intera scala di valori.Gli stereotipi divengono quindi una difesa,dietro alla quale proteggere la nostra

posizione nel mondo.Esattamente come quando Aristotele si trovo’ a giustificare l’esistenza della

schiavitù , attraverso l’idea che la natura stessa definisse le caratteristiche atte a divenire

schiavi,piuttosto che uomini liberi , egli difendeva in tal modo il suo personale sistema di

stereotipi,e la sua posizione di conseguenza.

Lo stereotipo precede l’uso della nostra ragione , per definizione stessa esso è refrattario

all’educazione e alla critica e si impone su ogni stimolo esterno.

Se gli stimoli esterni corrispondono con lo stereotipo esso ne viene rafforzato , se invece lo

stereotipo è contraddetto dallo stimolo posson accader due cose : se l’individuo non è duttile al

cambiamento liquida la contraddizione come una eccezione, se invece egli è di mente aperta la

novità è accolta nella mente,e modifica almeno in parte lo stereotipo.

Dobbiamo precisare che gli stereotipi non definiscono il nostro

-i punti ciechi e il loro valore :

mondo ideale come lo vorremmo,quanto come ce lo aspettiamo.Ecco perchè se i fatti corrispondono

ad esso avvertiamo un senso di familiarità.

Quando si parla di stereotipi che coinvolgonola società intera , vi si deve riscontrare una qualche

corrispondenza nella realtà : la rivoluzione meccanica fu la prova tangibile che l’umanità

necessitava per poter riporre tutta la propria fiducia nello stereotipo del progresso , uno stereotipo

fondamentale che ha coinvolto l’intera società , cosi’a fondo che tutti gli aspetti negativi del

progresso sono stati nel tempo taciuti,o ancor più semplicemente ignorati , e chiunque avesse osato

dubitare del modello dominante sarebbe stato emarginato dalla collettività.

Possiamo intendere con punti ciechi quegli stereotipi che in mancanza di critica ci impediscono di

vedere come realmente le cose stanno.

Di fatto i punti ciechi lasciano che lo stereotipo trovi nella realtà le proprie basi , ci impediscono di

vedere il mondo nella sua totalità rassicurandoci ulteriormente.

Un sistema di stereotipi ben stabilito porta la nostra attenzione ad

-i codici e i loro nemici:

avvalorare i fatti che lo confermano e a confutare quelli che lo mettono in dubbio.

Lippman ci porta ad esempio il lavoro fatto dagli economisti in passato che , resisi conto del non

poter determinare con le parole il sistema sociale in cui vivevano determinarono le basi

dell’economia politica dove si ha una versione tipo del capitalista ,dell’operaio e via dicendo: la

crescente industrializzazione era segno che tale sistema di stereotipi era veritiero,e nessuno notava

le enormi contraddizioni che, invece, tale sistema creava.

I pregiudizi che gli stereotipi creano nel nostro approccio con la realtà ci sono necessari , come già

si è detto,per poter comprendere ed affrontare più rapidamente e con meno fatica gli stimoli che ci

pervengono dall’esterno, ognuno di questi pregiudizi condiziona il nostro pensiero, analizzando

razionalmente tale concetto i fatti sono neutrali e siamo noi con i nostri canoni a determinarne la

natura benigna o maligna.

Per codice morale intendiamo lo schema di comportamento applicato ad un certo numero di

occasioni tipiche ,ogni codice ha un gruppo di esperti con la funzione di interpretarlo e di

determinare dove certe regole valgono, la natura umana non è uniforme e spesso non sono tanto i

codici a differire quando il diverso approccio che gli individui hanno verso i fatti a cui il codice

viene applicato.Ogni codice porta con sè una diversa idea della natura umana , del mondo materiale

e della tradizione , nei codici che subiscono l’influsso della scienza l’individuo è cosciente che la

concezione che il codice porta con sè ha natura ipotetica, nei codici invece che acriticamente ci

giungono dal passato come quelli religiosi l’approccio è dogmatico e non viene considerato

discutibile.

Spesso i codici all’interno di uno stesso individuo cozzano tra loro,il nostro codice economico

potrebbe scontrarsi con quello patriottico,ad esempio, nel caso in cui uno stimolo esterno li

richiamasse entrambe,questo perchè ogni codice presuppone un determinato tipo di natura umana,a

lui più congeniale.

Lippman definisce qui l’opinione pubblica come interpretazione codificata e moralizzata dei fatti ,

la costellazione di stereotipi che sta alla base dei nostri codici ci permette di analizzare i fatti

secondo un dato ordine di importanza,che varia chiaramente da individuo a individuo.

Colui che nega la nostra visione dei fatti ci appare come inevitabilmente perverso, in quando mina

il nostro intero sistema di valori, il rendersi conto della prospettiva soggettiva della nostra visione

del mondo spesso è uno sforzo che ci riesce arduo compiere.Quando la nostra visione corrisponde

per noi alla realtà assoluta, avversario è colui che la confuta.

-La I nostri stereotipi si muovono su piani molteplici : la nostra

scoperta degli stereotipi :

percezione di spazio e di tempo sono fondamentali nella creazione ed accettazione di determinati

codici .

Esaminando il problema dello spazio Lippman ci ricorda l’entusiasmo dei sostenitori della

“ricostruzione di un fronte orientale” che nel 1918 , a seguito del ritiro dei russi,non tenevano conto

delle 5000 miglia di territorio che si sarebbero dovuto coprire per ricostruirlo.Lo stereotipo della

guerra su due fronti aveva impedito loro di badare all’ostacolo dello spazio.Nella vita pratica la

concezione di spazio è da relazionarsi ai mezzi di trasporto a nostra disposizione,la stessa distanza

assume per noi un diverso aspetto se dobbiamo percorrerla in auto piuttosto che a piedi.

Il tempo spesso tende a voler essere da parte umana oggetto di totale controllo , colui che pretendedi

controllare tramite il proprio testamento i propri beni dopo la sua morte, cosi’ come quegli stati

americani le cui costiuzioni tendono a non essere suscettibili di emendamenti lo dimostrano.

Inoltre il tempo biologico è radicalmente diverso dal tempo geologico, noi tendiamo a non avere

una reale percezione delle “lunghe durate” ed è difficile saper individuare il concetto di tempo

connaturato al problema che si sta affrontando.

Tendiamo a contrarre o allungare la misura a nostra disposizione in base al nostro scopo pratico ed

è necessario saper comprendere la dimensione temporale esatta se intendiamo assumere decisioni

ponderate (il popolo che per amore della pace è disposto a sottomettersi ad un impero aggressivo

consente ad un presente ingannevole di minare il futuro dei propri figli , allo stesso tempo le scelte

economiche dei governi in fatto di risorse,devono sempre confrontarsi con un corretto calcolo del

tempo).

Il futuro è la dimensione temporale che più di ogni altra tende ad ingannarci , tendiamo a saltare

passi necessari quando vogliamo giungere prima del tempo ad un nostro scopo : applicando tale

concetto su larga scala , la proposta , ad esempio di una dittatura del proletariato è secondo

Lippman esemplificativa di un tentativo di saltare i tempi necessari alla preparazione della

popolazione verso il cambiamento, ogni concetto “primitivo” di democrazia pretende che si possa in

un soffio imparare cio’ che necessita anni per esser appreso.

Quando mettiamo insieme le nostre opinioni pubbliche , quindi, dobbiamo cercare di “metter

insieme più spazio e più tempo” di quanto noi stessi ne possiamo percepire,dobbiamo saper

generalizzare e sintetizzare,ma con criterio.

Spesso infatti l’analisi sociologica tende a concentrare in larghe fette di popolazione (ad esempio

nella “classe operaia”) caratteristiche comuni, non considerandone l’aspetto variegato.

La tendenza è prendere un campione in esame, ad esempio gli operai facenti parte del movimento

dei lavoratori, e considerare tutti coloro che fanno parte della medesima classe sociale aventi le

stesse idee e le stesse caratteristiche, ma questo è un errore grossolano.

Il formarsi della nostra opinione pubblica è quindi soggetto a numerosi fattori : l’accesso all’esterno

è ostruito ed incerto , condizionato da stereotipi plasmati da illusioni di difesa,prestigio e

moralità,spazio e tempo piuttosto che campionamenti .

Inoltre va precisata la tendenza secondo la quale una serie di fatti che in noi suscitano un sentimento

simile , vengono da noi coinvolti in un rapporto di successione, o di causa effetto: cio’ che odiamo è

associato a cio’ che disprezziamo e via dicendo , in un comportamento totalmente irrazionale che

rischia di compromettere ulteriormente la precisione della nostra idea.

-GLI INTERESSI

La nostra mente tende a rielaborare continuamente gli imput che ci sono dati , in una costante

personalizzazione dei dati esterni scegliamo cio’che desta il nostro interesse.

Il mezzo che l’uomo sceglie per determinare cio’ che lo interessa maggiormente è quello

dell’allegoria : associamo fatti esterni a nostri stereotipi , e li giudichiamo in base ad essi.

Per natura siamo molto meno colpiti da cio’che non possiamo vedere , da qui la tendenza ad astrarre

i fatti in immagini “nitide” che impressionino la nostra mente con chiarezza.

Le immagini sono il modo più sicuro per trasmettere un idea ,le parole stesse ci rimandano ad

immagini.Dobbiamo pero’ interiorizzare lo stimolo visivo,al fine di sentirlo realmente nostro e

fermarlo nella memoria , Lippman ci parla di “messa in moto” dell’immagine , processo che

avviene secondo due stimoli principali ovvero la passione sessuale ed il conflitto.Questi due

elementi , si tratti di un film quanto di un articolo di giornale , fortificano in noi il concetto.

Per indole nella percezione di un concetto a noi estraneo siamo portati a ricordare cio’ per cui

possiamo “parteggiare”, dobbiamo poter capire in chi riporre fiducia e chi disprezzare.

Da qui il successo delle opere tradizionali , o di coloro che scrivono pezzi per quotidiani utilizzando

immagini conosciute ai più , e la frustazione di coloro che tentano di percorrere nuove strade , gli

avanguardisti in ogni campo.

Le teorie politiche seguono un percorso simile , viene ricercato un appiglio realistico , si individua

un male reale che puo’ essere la minaccia tedesca quanto il conflitto di classe , e ci si propone di

debellarlo.La particolarità in questo campo è che se nell’analisi del presente la teoria politica

mantiene una certa coerenza , nel proposito futuro necessariamente divaga verso la perfezione al

fine di suscitare interesse. quindi per assodato che la nostra fantasia determina

-l’interesse personale riconsiderato :Diamo

con forza l’interesse che poniamo in un dato fatto , l’interpretazione personale permea la notizia ,

quindi più misto sarà il pubblico che percepisce una data notizia , quanto più differenziata sarà la

reazione.Ogni individuo estrae dal mondo in genere dei racconti che riconsidera “mimandosi” in

essi , accostandoli alla propria vita personale.

Partendo da questo concetto dobbiamo considerare come le situazioni nelle quali una notizia ci

raggiunge , il nostro grado di esperienza e coscienza mutano la nostra percezione e in questa misura

l’interesse personale determina la nostra opinione.

La gamma dei nostri caratteri è vastissima , lo stesso individuo nel corso della vita puo’ attraversare

numerosissime diverse fasi del proprio io , dalle più alte e spirituali alle più basse e bestiali.

Questi caratteri mutano in base alla nostra percezione dell’ambiente all’interno del quale ci

troviamo , in base al nostro carattere in quella data situazione avremo una determinata opinione.

Lippman proponendoci un accenno di psicologia ci illustra come il comportamento di un

adulto,secondo gli psicologi moderni si componga di un certo numero di variabili tra cui la

resistenza all’ambiente,i desideri repressi maturati in varie età e la personalità manifesta.

Cio’ che tendiamo a reprimere non sara’ nascosto per sempre,situazioni estreme o improvvise

possono far emergere parti di noi stessi che non conoscevamo.

In tempi di pace l’istinto omicida è represso e castigato , in guerra l’assassinio del nemico è

considerato lecito e talvolta esaltato.

Questo a dimostrare quanto vasta sia la gamma di possibili sfaccettature che la nostra personalità

assume nel corso della vita.

L’autore tiene a precisare che le condizioni che ci portano a mutare le nostre reazioni e la nostra

personalità non sono innate ,ma acquisite dalle situazioni , e si schiera apertamente contro le

interpretazioni fatalistiche e deterministiche dell’agire umano.

Critica la teoria di Madison secondo la quale la propensione alla faziosità nell’uomo è determinata

esclusivamente dalla distribuzione della proprietà , che ogni differenza di opinione sia causata dalla

differenza di reddito ; allo stesso tempo confuta la teoria socialista secondo la quale la diversa

connotazione economia degli uomini li porta per natura ad avere certi punti di vista.

Chiaramente la condizione economia di un individuo ne muta le opinioni , ne cambia i rapporti

sociali, ma considerare un opinione come peculiarità di un intera classe è un grave errore , quello

commesso da Marx prima e da Lenin poi. Per Lippman nulla vi è di più certo se non che tutte le

classi di uomini , nel corso della storia , sono incerte riguardo ai propri interessi.

L’Idea di un interesse di classe , univoco e globale è ingenua, cosi’ come il pensiero che evitando la

proprietà si eviti il conflitto , in quanto l’accesso ,anche parziale , del singolo verso i fatti genera

inevitabilmente conflitto.

La teoria socialista cosi’ come quella edonista (l’idea che le inclinazioni mirino necessariamente a

procurare piacere all’individuo) poggia su una concezione dell’istinto ingenua : i processi attraverso

i quali l’istinto raggiunge il suo fine sono , secondo Lippman , infinitamente complessi , e

determinati dall’esperienza.Sappiamo che gli uomini perseguiranno il loro interesse , ma non

sappiamo come. Per illustrare i metodi di formazione di una volontà

-La formazione di una volontà comune :

comune Lippman segue l’esempio elettorale prima , ed il discorso del candidato alla presidenza

degli Stati Uniti Huges,poi.Le persone che decidono di eleggere il rappresentante di un partito

piuttosto che un altro,non lo fanno tutte per la stessa ragione.I motivi sono molteplici e variano in

ogni individuo, coloro che creano il consenso lo sanno bene e si comportano di conseguenza.

L’analisi del discorso di Huges lo dimostra: il candidato repubblicano fece attenzione a non trattare

i temi “scottanti”del momento con parzialità, scelse parole che potevano essere interpretate in

molteplici maniere,fece leva su valori comunemente sentiti .

Esaminando tre individui che temono tre cose diverse, essi possono essere uniti in una scelta

elettorale da un candidato che sappia scegliere uno stimolo, un fattore che si presenti come antitesi a

cio’ che i 3 temono.Gli stimoli,precisa Lippman, sono sempre legati a più idee, tendiamo ad

associare cio’ che in noi provoca sentimenti simili.Le immagini si associano a parole che leghiamo

ad altre immagini;ed ecco che un solo stimolo puo’ divenire sufficente a provocare le reazioni più

disparate.Ecco perchè i partiti politici fanno largo uso di simboli , parlano di valori , ma cercano di

fuggire dalle materie specifiche.Quanto più il concetto è generale , tanto più sara’ possibile che

unisca .

L’autore ancora una volta propone un esempio relazionato alla prima guerra mondiale : sul finire

del conflitto si era diffuso largo malcontento tra la poplazione europea , la propaganda ha un effetto

ridotto su un popolo stremato.Le esigenze erano molteplici e disparate .In questo clima il presidente

americano si trovo’ a redarre una dichiarazione di 14 condizioni per la pace che rappresenta

perfettamente il concetto sopra illustrato : di fatto ogni punto aveva natura diversa , trattavano dalla

“parità commerciale” alla “riduzione degli armamenti”,la scelta di ogni parola fu meticolosa .

Si trattavano idee opposte , ma l’emozione suscitata era la stessa e di fatto si riusci’ nell’intento di

far sopportare alla popolazione i mesi di guerra che ancora restavano .

Dobbiamo dunque dedurre che il processo di armonizzazione è una gerarchia di simboli , più si

generalizza , quanto più ci si allontana dall’esperienza , viene destata l’emozione e viene sperso il

significato.

-il Abbiamo dunque assunto che la nostra immaginazione si muove in base a dei simboli ,

si e il no :

concetti legati ad immagini legati a parole. Di per sè,pero’, i simboli non sono sufficienti ad essere

ricordati se non pervengono a noi da una fonte che giudichiamo autorevole.Tale processo è palese

nell’infanzia dove ogni nostro contatto con l’esterno è gestito in base alle informazioni che ci

vengono date da esseri adulti,da noi giudicati autorevoli :genitori ,insegnanti, amici.

Anche da adulti una totale indipendenza rispetto all’universo a noi esterno è impossibile,durante la

nostra vita la nostra ricerca della verità ci porta ad una continua interrogazione di “esperti”, fonti da

noi giudicate attendibili.

Coloro che gestiscono l’ambiente che ci circonda basano,invece,il loro potere su basi diverse : per

nascita , per eredità o per elezione.Di fatto sono organizzati in gerarchie ,fondate su un sistema di

privilegi che li tutela.Il numero di persone con potere decisionale rispetto al numero totale degli

abitanti del pianeta,è minimo.Quella che Lippman chiama “macchina” ovvero il sistema,per quanto

ci si sforzi,ha sempre visto una cerchia di eletti imporre le proprie decisioni a dei sottoposti, un idea

che i democratici rifiutano come perversa e alla quale hanno provato a fornire una risposta

propondendo due soluzioni : la prima presupporrebbe una totale autosufficienza dell’individuo,la

seconda una “Superanima” in grado di regolare il tutto.

L’autore non vede,pero’ nella macchina una natura umana perversa, in quanto ,ci spiega come

l’azione di massa non possa aver pretese organizzative: un pubblico puo’ rifiutarsi di comprare se i

prezzi sono troppo alti , puo’ scioperare per protesta , ma nulla viene costruito dalla sua azione.

Persino nei casi più elementari lo stesso stimolo , proposto ad una massa , è recepito dagli individui

in tempi e modalità diversi, annullandone le potenzialità.

I fatti devono esser posti in modo da consentirci di esprimere la nostra idea con un si’ o un no, che

sintetizzino in una volontà comune un numero notevole di idee diverse.

L’esempio dell’autore è quello elettorale : un campione di persone con ragioni totalmente diverse

che aveva votato uniformemente per i repubblicani .

Il fatto essenziale è che un piccolo numero di cervelli,perchè venga realizzata una volontà

comune,presenta una scelta ad un vasto gruppo.I molti possono eleggere dopo che i pochi hanno

designato. I capi nel corso della storia hanno avuto cura di mantenere a sè dei simboli

-i capi e i seguaci:

efficaci , dei concetti in grado di muovere la popolazione verso una fedeltà antica e stereotipata .

L’insieme di questi simboli a noi cari forma la nostra nazionalità . Essi possono esser usati per scopi

poco nobili da parte dei capi , per condizionare la popolazione ; al contempo sono pero’ necessari

quando è urgente assicurare unità e collaborazione in un ambiente incerto o sconvolto come quello

della guerra ,il simbolo oscura l’intento personale per rafforzare l’intenzione del gruppo.

Va precisato che per assicurare un consenso sul lungo termine i simboli non sono sufficenti : i capi

devono saper assicurare delle concessioni alla popolazione che ne mantenga il morale alto e la

fedeltà intatta.La massa non puo’ considerarsi certo “vergine” rispetto agli stimoli proposti dai

leader : le notizie che la informano sono permeate di una “suggestione” che ne indirizza l’opinione,i

fatti le appaiono stereotipati verso un certo modello di comportamento e ne consegue una scarsa

autonomia nella scelta . I leader conoscono le dinamiche che portano la massa a fidarsi di loro , i

sentimenti sui quali fare presa prima di adottare una qualsivoglia nuova scelta politica,al fine di

cosolidare la fiducia della popolazione.


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di comunicazione politica, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Comunicazione politica, Lipmann in cui vengono analizzate queste specifiche tematiche: il termine stereotipo, realtà sociale, le immagini mentali dello stereotipo, semplificazione della realtà


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea triennale in Scienze e tecniche psicologiche
SSD:
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di comunicazione politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Maria SS. Assunta - Lumsa o del prof Scienze Sociali Prof.

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