Lo spettacolo nella società multimediale
Introduzione
La radio è un medium particolare: non esiste senza un pubblico che lo ascolta. Per fare la radio oggi bisogna sì conoscere le radici dei generi che la caratterizzano, ma anche conoscere l’ecosistema mediale all’interno del quale si muovono gli ascoltatori della radio contemporanea. Definiamo come genere un insieme di tratti distintivi che consentono al pubblico di orientare le sue attese nei confronti di un testo o di uno spettacolo, ricollegandoli a precedenti esperienze.
Questa definizione mette in risalto tre aspetti rilevanti:
- Il genere esiste non solo in sé, ma quanto categoria riconoscibile dal pubblico (decodifica);
- Il genere si forma e si trasforma nel corso del tempo, è soggetto a remix. Ciò vale per la produzione e per la fruizione;
- Il genere definisce le convenzioni e regola un orizzonte di attese. È un sistema normativo alla base di un "patto comunicativo" tra l’autore e il pubblico. Questo non vuol dire che le regole siano rigide. I confini del genere mutano continuamente, come la cultura.
I generi radiofonici: una categoria problematica
Le macro-categorie storiche – programmi di informazione, di intrattenimento ed educativi – che discendevano dagli obiettivi – informare, educare, intrattenere – del direttore della BBC John Reith, rimanevano e rimangono tuttora invariate. In misura diversa, ancora oggi il panorama radiofonico offre questo genere di programmi, solo che oggi l’ibridazione di essi è molto presente e si sono rotti quindi i confini tra questi tre codici ed è difficile attribuire una sola etichetta a un programma radiofonico.
La radio ci mette degli anni prima di definire i suoi generi. Gli anni Trenta sono gli anni d’oro della radio: si consolidano i generi, i codici e i palinsesti. Mentre in Europa si sperimenta soprattutto attraverso la forma del radiodramma, negli Stati Uniti si sperimentano e si consolidano i generi dell’intrattenimento che ancora oggi, in misure diverse, popolano la radiofonia.
Le radio americane degli anni Trenta, stimolate dalla concorrenza tra emittenti, rappresentano il più importante laboratorio di formati e programmi della storia della radio → messa a punto del palinsesto moderno, della programmazione standardizzata, basata sul formato di programmazione di un’ora.
Programmi per gli agricoltori nel primo mattino → programmi per le casalinghe (soap opera e fiction, serie a puntate: grandissimo successo, importanza economica del genere) nella mattinata → programmi per ragazzi (importanza economica) nel primo pomeriggio → serial d’avventura all’ora di cena → concerti, spettacoli di varietà e serial thriller o gialli nella programmazione notturna.
I generi radiofonici che si sono affermati nei primi vent’anni sono adattamenti al mezzo di generi precedenti → remediation (Bolter e Grusin): rappresentazione di un medium all’interno di un altro. Ogni nuovo medium non fa che rimediare quello precedente.
L’attuale linguaggio della radio ha raggiunto una ibridazione dei generi tale che diventa difficile e forse inutile impegnarsi nel dare un’unica etichetta ai contenuti trasmessi. Al dibattito sui generi radiofonici fa da sfondo la contraddizione naturale del mezzo che è flusso: il carattere fluido del medium favorisce una definizione “leggera” dei generi, un uso operativo, pragmatico → la radio, al pari della televisione, fa da sfondo, accompagna molte altre attività.
La fruizione non è mirata alla ricezione di uno specifico testo o di singoli segmenti di programmazione ma lascia ai programmatori il compito di definire la successione e l’ordine dei materiali da ascoltare, a differenza di quanto avviene con un libro, un disco, un film.
La radio di flusso è un modello di offerta radiofonica che si propone una sequenza continua di contenuti senza alcuna cesura tra loro, senza alcuna interruzione, che segnalino la fine del programma e l’inizio del successivo. In questo modello l’impostazione del palinsesto non offre programmi o generi per pubblici diversi in fasce diverse.
Alla base del modello di flusso ci sono:
- Il format dell’emittente: che può essere incentrato sulla musica o sulla parola. Tra i formati parlati i principali sono: all news, talk radio, news&talk.
- Il clock: che scandisce, per ogni ora di programmazione, gli appuntamenti fissi, quali il segnale orario, il gr, la pubblicità, il meteo, il traffico, i blocchi di musica e parlato, i jingle, le sigle.
- La rotation: indica il susseguirsi di brani musicali all’interno della playlist dell’emittente. Uno stesso brano verrà riproposto più volte a seconda della sua posizione nelle chart e nelle vendite che sta facendo.
Capitolo primo – Il varietà
Rivista: un genere di spettacolo di arte varia costituito dal susseguirsi di numeri di prosa, di musica o di danza, di scenette umoristiche uniti da una trama, spesso pretestuosa, e dalla presenza di personaggi fissi, tra cui le soubrette. La rivista si affermò in Italia dagli anni Venti e conobbe grande fasto fino agli anni Cinquanta grazie a figure come Ettore Petrolini, Wanda Osiris e Renato Rascel.
Con l’avvento del cinema sonoro la rivista si adattò alle sale cinematografiche, dando vita al cosiddetto avanspettacolo che procedeva la proiezione del film. Sebbene la rivista e la radio si siano affermate nello stesso periodo, il tono serio della radio italiana di allora non permetteva il proliferare di programmi di intrattenimento. Perciò la radiofonia non si approprò immediatamente del nuovo genere artistico. Bisogna attendere gli anni Trenta per i primi esperimenti di spettacolo radiofonico.
Il primo spettacolo radiofonico di rivista è considerato Un'ora con te, di Morbelli e Nizza, andato in onda il 7 marzo 1933. La formula, destinata a ricevere un vasto successo, prevedeva l’abbinamento di testi densi di richiami alla letteratura (di appendice), temi di attualità, molta musica, spesso strutturata sulla parodia delle canzoni più celebri. Non c’era una storia, ma un susseguirsi di diverse attrazioni.
La radio offriva risorse sconosciute al teatro, come la serialità: era possibile trasformare la rivista in un appuntamento seriale, con personaggi ricorrenti e la reiterazione di topoi in grado di originare veri e propri tormentoni, come nel caso de I Quattro Moschettieri, prima rivista seriale della radio italiana. Dal 1937 in poi la programmazione radiofonica riservò uno spazio sempre più ampio alle trasmissioni di rivista, messe in onda grazie a sponsor pubblicitari.
Varietà: la forma che la rivista prenderà dopo la guerra, più musica e affermazione della figura del conduttore. Negli anni Settanta si afferma l’improvvisazione senza testi scritti.
Morning Show: particolare declinazione del varietà radiofonico che va in onda nella fascia più pregiata della radio, quella del mattino. In Italia la maggioranza degli ascolti si concentra tra le 7 e le 9 del mattino, con circa 21 milioni di persone sintonizzate.
Esistono varie declinazioni di questo formato, alcune più improntate all’informazione e all’infotainment (Caterpillar AM su Radio2) altre più orientate al varietà puro (Chiamate Roma Triuno Triuno su Radio Deejay), a seconda della natura dell’emittente. In Italia il formato prende piede negli anni Ottanta, con la diffusione su scala nazionale delle radio private e la concorrenza sulla fascia del mattino.
Uno dei morning show più famosi in Europa è Il Chris Moyles Show, presentato da Chris Moyles, terminato quest’anno dopo anni di trasmissione su BBC One. Il formato è comunemente detto Zoo.
Zoo: format particolare di morning show normalmente condotto da due-tre conduttori dalla personalità molto caratterizzante. La maggior parte di zoo contemplano la presenza di personaggi fissi al telefono, di solito di finzione, giochi e scherzi radiofonici. Il nome deriva dai rumori strani che emettono i conduttori.
Fu usato per la prima volta dal direttore dei programmi della stazione locale di Dallas KZEW, Ira Lipson, nel 1976 ma diventò un vero e proprio format soltanto nella stazione Z-100 nata a New York nel 1980. Le altre emittenti copiarono il formato tanto che negli anni Ottanta era molto diffuso e tutt’oggi è un modello molto usato, considerato un classico.
Capitolo secondo – Il Talk Show
La radio è un medium che enfatizza lo spettacolo dal vivo, la trasmissione in diretta. È nata prima in diretta e solo successivamente sono state introdotte le tecnologie per la registrazione e la fruizione dei programmi in differita. Anche quando i programmi sono registrati si cerca di ricreare l’effetto della diretta, quello che gli addetti ai lavori chiamano finta diretta.
La diretta è uno degli effetti più importanti e pervasivi della radiofonia. Il parlato radiofonico è sempre tendenzialmente comunicativo. Ogni conversazione radiofonica ha una doppia articolazione:
- È un’interazione tra le persone coinvolte nella discussione, il conduttore e i suoi ospiti;
- È progettata per essere ascoltata da un pubblico invisibile, spazialmente disperso ma emotivamente connesso; è una comunicazione pubblica.
Il parlato radiofonico nasce come monologo di uno speaker basato su un testo, ma presto si scopre la forma diegetica, spesso improvvisata.
Talk show: programma radiofonico in cui uno o più ospiti affrontano e discutono temi d’attualità presentati da un conduttore. Di solito gli ospiti invitati, presenti in studio o al telefono, sono esperti del tema o hanno a che fare con la puntata in corso. Un talk show può prevedere anche l’intervento del pubblico attraverso il telefono.
Negli Stati Uniti questo tipo di programma viene chiamato call-in show. Questo formato prevede di solito una forte caratterizzazione del conduttore, che viene riconosciuto come un personaggio non neutrale, con le sue idee e le sue posizioni.
Nelle radio commerciali il format ha durate variabili dall’una alle tre ore, è diviso in blocchi separati da cluster (grappoli) di pubblicità e non prevede stacchi musicali.
Negli Stati Uniti, dove il formato è nato e si è raffinato, sono emerse col tempo diverse variazioni del modello originale: il talk politico conservatore, l’hot talk, il talk politico-liberal, il talk sportivo.
La storia di questo genere è lunga come quella della radio: esiste in forme arcaiche fin dalle prime trasmissioni. Uno degli show più famosi dell’America dell’età dell’oro della radio è quella del controverso parroco Padre Charles Coughlin, che a partire dalla metà degli anni Trenta predicava alla radio raggiungendo milioni di americani ogni settimana.
Nel 1935 inizia anche il programma America’s Town Meeting of the Air, in cui venivano trasmessi una serie di dibattiti pubblici a cui prendevano parte importanti giornalisti e al pubblico in sala era permesso fare domande e commentare. Il formato del talk show che prevede l’integrazione col pubblico esiste almeno da metà anni Quaranta.
Negli anni Cinquanta e Sessanta, la diffusione della televisione aveva spinto la radio a specializzarsi in formati, non solo musicali → alcune stazioni cominciarono a dedicare la maggior parte della loro programmazione alla conduzione parlata.
Negli anni Settanta e Ottanta, con la diffusione della stereofonia e della trasmissione in Fm, il pubblico delle radio musicali in Am si sposta verso le nuove stazioni in modulazione di frequenza e molte radio in Am si convertono al talk, ma il vero boom di questo tipo di trasmissioni negli Stati Uniti si ha tra gli anni Ottanta e Novanta, dopo l’abrogazione nel 1987 della Fairness Doctrine (la dottrina dell’imparzialità) introdotta da Roosevelt nel 1949.
Secondo lo scrittore americano David Foster Wallace, che al talk show radiofonico ha dedicato un saggio nel 2004, l’aumento della popolarità delle talk radio politiche è dovuto a tre fattori:
- Lo strangolamento delle stazioni musicali Am da parte delle Fm a inizio anni Ottanta;
- La revoca da parte del governo Reagan della dottrina dell’imparzialità, la norma sopracitata, che prevedeva che, per ottenere la licenza di trasmissione, l’emittente doveva “dedicare un ragionevole tempo alla copertura di questioni controverse di pubblico rilievo” e di conseguenza doveva offrire agli opposti schieramenti l’opportunità ragionevole di esprimere il loro punto di vista;
- La distribuzione del Rush Limbaugh Show, il primo talk politico conservatore, a livello nazionale a metà degli anni Ottanta. Rush Limbaugh iniziò il suo show politico nel 1984 in una radio locale di Sacramento, per poi crescere in popolarità fino ad essere acquistato e distribuito su scala nazionale nel 1988. Egli fu anche l’inventore dello schema retorico del condizionamento liberal dei mezzi di informazione → ha cambiato per sempre il modello del talk politico permettendo l’emergere chiaro dello schieramento a cui si apparteneva.
Dal talk politico nasceranno altri formati come i talk partigiano, conservatore e di destra; il talk religioso; il talk moderato; il talk liberal.
Hot talk: noto anche come Fm talk o shock talk, è diretto solitamente ad un pubblico maschile compreso fra i 18 e i 49 anni. Il tema delle puntate amp;
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