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Un olimpo di luce e bellezza

Il concetto di bellezza e il cinema

Bellezza e realtà fisica

L'estetica è un ramo degli studi filosofici che si occupa, da secoli, di definire e spiegare il concetto di "bello". Tale nozione nacque in Grecia, dall'esperienza di una bellezza sostanzialmente fisica e visibile. Il kalòs (bello) è immediatamente accertabile grazie alla vista; è una bellezza sostanzialmente fisica e visibile, come indicato anche dai poemi omerici.

Béla Balázs riconosce come la nascita del cinema ha fatto sì che l'esposizione di un particolare tipo di bellezza (quella del corpo umano) sia tornata, nei tempi nostri, a essere attuale e popolare, come accadeva nel mondo antico in cui le vie erano piene di statue degli dei, immagini idealizzate di giovani uomini e donne. In tempi di trionfo dei media non si tratta più di strade e piazze, ma di sale cinematografiche, riviste, manifesti e pubblicità. Ai giorni d'oggi la bellezza è diventata una vera e propria ossessione.

Nel Fedro, Platone afferma che la bellezza terrena è tale in quanto riflesso di quella superiore, del mondo di virtù e verità che è il mondo delle Idee. Platone considera la bellezza qualcosa di sublime che si identifica nel Bene secondo il concetto di kalokagathia (bello e buono) tipico della cultura greca. È qualcosa che tutti hanno conosciuto, ma poi hanno dimenticato scendendo sulla terra, per poi ritrovarla all'improvviso e riconoscerla subito, rimanendone estasiati grazie alla vista.

Il vero eros non resta vincolato alla bellezza corporea, per cui all'inizio si accende, ma arriva successivamente a quella dell'anima, delle conoscenze. Non si può affermare che il concetto di bellezza sia stato immutabile nel corso dei secoli: ha assunto volti diversi a seconda del periodo e del paese e, inoltre, la stessa cultura greca non idealizza un corpo umano astratto, ma cerca piuttosto una bellezza ideale operando una sintesi dei corpi vivi, armonizzando anima e corpo.

Alla fine del 1700 Moritz afferma che il bello non esige un fine al di fuori di sé, poiché è finito e trova già spiegazione e compimento in se stesso. Una cosa non può essere definita bella quando procura piacere, altrimenti ciò che è utile dovrebbe necessariamente essere definito anche bello. Kant pone il piacere disinteressato alla base dell'esperienza estetica. Per Winckelmann è la creazione della bellezza, non l'imitazione della natura, il vero scopo dell'arte.

Poi arriva il romanticismo e, se per Schlegel il bello è rappresentazione dell'infinito e per Schelling la bellezza è sempre simbolica, de Musset afferma che il bello è anche il vero e nulla è vero senza la bellezza. Il Decadentismo porta all'esasperazione l'idea del bello fine a se stesso, con una negazione di ogni spiritualismo e di ogni significato simbolico e con la trasformazione della bellezza in una vera e propria religione.

Nel ritratto di Dorian Gray si legge che "la bellezza è una specie di genio, in verità più grande del genio, perché non ha bisogno di spiegazioni". In un altro passo del libro Basil Hallward espone alcune idee che appartengono a Wilde, ovvero che le epoche della storia del mondo siano sostanzialmente due: la prima quando fu dato all'arte un nuovo strumento, la seconda quando le fu offerto un nuovo tipo. Fondamentale per lo sviluppo della scultura greca fu il viso di Antinoo. Egli era il ragazzo amato dall'imperatore Adriano, il quale alla morte del giovane, coprì tutto l'impero con le immagini della sua bellezza, trasformandolo in un semidio.

Antinoo è quel "nuovo tipo" che il pittore del romanzo vorrebbe diventasse, grazie al suo dipinto, Dorian Gray (e che a posteriori diventeranno nel 900 alcune immagini del cinema). Per quanto riguarda il "nuovo strumento" dato all'arte ci si può riferire all'invenzione del cinema. Precedentemente a Wilde, con Baudelaire, il dandismo aveva spogliato completamente la bellezza da fattori metafisici, parlandone in modo sempre più concreto.

Lo scrittore francese afferma che il bello è fatto di un elemento eterno, difficile da determinare, e da un elemento relativo, ovvero il tempo con le trasformazioni da esso apportate al concetto. Per Proust, invece, la bellezza ha senso di bello in quanto tale (prodotto umano), dal momento che viene fornita dalla realtà e che solo grazie alla realtà, quindi qualcosa di già esistente, può riferirsi a qualcosa di reale. La figlia di Jetro dipinta da Botticelli diventa più cara a Swann dopo che lui crede di ritrovarla nella donna concreta Odette; prima è soltanto un'immagine pittorica, dopo qualcosa che può far innamorare e che giustifica da un punto di vista culturale l'amore per una donna reale.

Alla fine del XIX secolo arriva il cinema che per alcuni decenni viene sottovalutato come forma artistica perché nasce dalla fotografia e la realtà fisica, percepita dai sensi, non subisce nessuna trasformazione. La fotografia con l'aggiunta del movimento, il cinema non deve sentirsi inferiore rispetto all'astrattezza della letteratura. Pittura, poesia, musica cercano di dare verità attraverso la bellezza; il cinema in qualche modo possiede verità in partenza e si pone la bellezza come fine supremo. Una bellezza che appartiene alla natura e che la nuova arte ha il compito di scoprire e rendere in tutto il suo splendore. (Rommer)

Balázs

L'idea di partenza è che il cinema ha portato a nuova e immediata visibilità la figura umana, oscurata da secoli di prevalenza delle parole e dei concetti. Nella sua visione "solo l'arte applicata significa cultura" e cioè alle posizioni aggraziate delle statue si sostituisce il reale modo di camminare e muoversi degli uomini. Per quanto la nuova forma di espressione appaia primitiva rispetto alla tradizione letteraria, viene giudicata un avanzamento dal punto di vista culturale, in quanto trasformazione dello spirito in corpo.

Tale trasformazione comincia già dalla scelta degli attori, che rende il cinema diverso dal teatro. A teatro i personaggi si caratterizzano per se stessi e reciprocamente attraverso le parole; al cinema è il loro aspetto che fin dal primo momento determina per noi il loro carattere. Ciò implica un discorso sulla bellezza. "Una star del cinema deve essere bella". La bellezza dei lineamenti del volto diviene espressione del modo di essere del personaggio stesso, nel senso che l'eroe bello esteriormente lo è anche interiormente. In quanto arte visiva il cinema deve essere prima di tutto un piacere per gli occhi, il che comporta ad esempio nei film americani una plasticità che si mostra piena di forza nel turgore dei muscoli o nelle rotondità di guance paffute; ciò dona allo spettatore una piacevole sensazione fisica.

Balázs pone quasi come sinonimi l'eroe, cioè il personaggio con la bellezza che deve avere e il divo, cioè quanto ne risulta agli effetti della storia del cinema. È stato questo a rendere la bellezza della figura umana, esperienza significativa per le masse popolari, che prima la ignoravano in quanto estranea alla loro cultura e propria delle classi elevate. Con l'avvento del cinema, la figura umana ritorna a essere un simbolo visibile e immediato di bellezza.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ilapan.nocchia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia e critica del cinema e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Parma o del prof Campari Roberto.
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