Storia del cinema
La cinematografia racchiude in sé molte altre arti; così come ha caratteristiche proprie della letteratura, ugualmente ha connotati propri del teatro, un aspetto filosofico e attributi improntati alla pittura, alla scultura, alla musica." - Akira Kurosawa
La nascita del cinema
La data convenzionale a cui si fa risalire la nascita del cinema è il 28 dicembre 1895, giorno del primo spettacolo a pagamento al Gran Café sul Boulevard des Capucines a Parigi, ad opera dei fratelli Lumière. Già nel 1893 l'americano Thomas Alva Edison aveva inventato il kinetoscopio, un macchinario che permetteva di vedere la fotografia in movimento, grazie alla tecnica dello scorrimento delle immagini.
Ancora oggi si discute su chi sia stato veramente l'inventore del cinema anche se per la maggior parte degli storici è indiscutibile la paternità dei fratelli Lumière. Sono presenti infatti tutti gli elementi del cinema come si svilupperà successivamente: il pubblico, il pagamento di un biglietto (con tutto quello che comporta in termini di industria cinematografica) e le immagini in movimento. La differenza tra il proiettore cinematografico dei Lumière e il kinetoscopio di Edison, è la visione collettiva anziché quella individuale. Il cinema, così come per il teatro, è un fenomeno essenzialmente collettivo: la grande rivoluzione dei fratelli Lumière e di quella prima sera al Café de Paris sta sostanzialmente tutta in questo. Furono loro ad inventare l’idea di cinema come spettacolo.
Il cinema come fenomeno culturale
- Industria. Lo diventa a causa dei costi altissimi, per avere un riscontro economico, per rientrare nei budget. Gli americani hanno l’egemonia di questa industria.
- Fenomeno da baraccone. Tant’è che gli antenati del cinema erano spettacoli viaggianti che si tenevano nelle fiere e che mostravano paesaggi lontani in un’epoca in cui viaggiare era privilegio di pochi (pre-cinema). Inizialmente non esistono le sale cinematografiche, i film vengono mostrati nei caffè o da singole persone. Quando nasceranno le sale il cinema non sarà più un fenomeno da fiera. L’impatto che creava l’immagine in movimento dei Lumière si basa su un effetto shock.
- Popolare. Riguarda tutte le classi sociali. In un primo momento estremamente popolare tra il proletariato e la borghesia e successivamente anche tra le classi alte.
- Arte collettiva. C’è sempre bisogno di attori, macchinisti, scenografi, costumisti, ecc. Non c’è un unico genio creatore che fa tutto.
Il '900 è stato definito da più parti il secolo del cinema. La maggior parte degli intellettuali e delle persone di cultura (vedi Pasolini) se ne sono volute occupare, a testimonianza del fatto che è stato un fenomeno di grande importanza. Anche un genio assoluto come Albert Einstein ne fa un riconoscimento estetico e artistico. Il cinema manterrà la sua centralità fino agli anni ’70, quando la televisione ne insidia il primato. Il periodo classico, durante il quale il cinema è dominante va dagli anni ’30, con l’introduzione del sonoro, fino agli anni ’60. Rimane comunque un’industria culturale, ed è proprio questo il motivo per cui i film europei potevano nascere così “difficili”, senza tenere conto del riscontro del pubblico.
Autorialità e regia
Come si individua l’autorialità? Dalla regia, ovvero dalla scrittura del cinema (regia, direzione del sonoro) coordinata dal regista. Manoschi dice si commette un errore quando si rimprovera al cinema di essere un’arte troppo popolare o non abbastanza culturale, perché artisti come Mozart o Shakespeare hanno avuto fortuna sia con il pubblico che con la critica. L’arte popolare può fare la fine di una prostituta come l’arte elitaria può fare la fine di una zitella.
Fratelli Lumière
- L’arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat (1895)
In francese “L'arrivée d'un train en gare de La Ciotat”, è uno dei più famosi cortometraggi dei fratelli Lumière. In esso viene rappresentato l'arrivo di un treno, trainato da una locomotiva a vapore, nella stazione ferroviaria della città costiera di La Ciotat. Il film, presentato il 28 dicembre 1895, illustra un’immagine ripresa dalla realtà: i personaggi entrano ed escono liberamente dalla scena, senza un personaggio o un'azione principale, ma anzi con una molteplicità di centri d’interesse. La leggenda vuole che gli spettatori della prima di questo film fuggissero dal cinema per paura di essere travolti dal treno (nessuna arte dà come il cinema impressione di realtà). Questo film ha il merito di evidenziare l’importanza del cinema anche come grande opera storica.
- La colazione del bimbo (1895)
In francese “Le repas de bébé”. Come indicato dal titolo, il film (della durata di circa un minuto) presenta due premurosi genitori che imboccano il loro bimbo. I due genitori sono interpretati (per modo di dire, visto che non c'era ancora la concezione di interpretazione di un personaggio in quanto il cinema era solo realtà fotografata) da Auguste Lumière e consorte. Gli spettatori rimasero sconvolti dal movimento delle foglie della vegetazione sullo sfondo, un dettaglio naturalistico che per la prima volta era oggetto di una riproduzione "artificiale”.
- L’innaffiatore innaffiato (1895)
Le jardinier, secondo il titolo con cui figurava nella prima proiezione pubblica, o L'arroseur arrosé, titolo con cui è più conosciuto. Come i due precedenti, è anch’esso compreso tra i dieci film che vennero proiettati al primo spettacolo pubblico di cinematografo del 28 dicembre 1895 al Grand Café di Boulevard des Capucins a Parigi. È la prima pellicola cinematografica in cui vi è una messa in scena, un episodio ricostruito appositamente per essere ripreso, con tanto di trama, non dunque un documentario o la ripresa di un evento bensì una rappresentazione costruita e non semplicemente fotografata. Inoltre è anche il primo film comico della storia del cinema. Da questo film avviene il passaggio da un cinema come mera riproduzione della realtà al cinema come racconto, mezzo con cui si possono raccontare delle storie.
Sceneggiatura e montaggio
Il soggetto di un film può essere equiparato alla fabula, mentre la sceneggiatura è l’intreccio, il vero soggetto del film. La strutturazione del racconto filmico, che nasce a fine ‘800, ha come premessa la strutturazione del racconto letterario come si è conformato nell’impressionismo dell’800. La sceneggiatura è una fase letteraria, lo scrittore agisce nel costruire la sua storia come il regista fa per il suo film.
David Wark Griffith, regista americano, instaura la narrazione per immagini del film. Ci sono, nel suo cinema, spesso riferimenti a Dickens, soprattutto a Oliver Twist, perché Griffith fa uso del montaggio parallelo come Dickens nei suoi libri. Griffith ha compreso la meccanica della rappresentazione del racconto, la strutturazione del racconto: il montaggio (unire le inquadrature e unire le sequenze).
L’affinità si riscontra maggiormente tra film e novella: mentre il romanzo ha un apice drammatico e una lenta discesa, la novella si blocca all’apice drammatico e quello che viene dopo viene fatto intuire. Prendiamo ad esempio il finale del Gattopardo, nel quale Visconti taglia gli ultimi tre capitoli del libro lasciando immaginare ciò che succederà.
Finale del Gattopardo nelle scene finali tutto parla di morte. La morte fisica, in particolare nel lungo e assorto indugiare del principe Salina davanti al dipinto La morte del giusto di Greuze. Ma soprattutto la morte di un mondo, di una classe sociale. Il viatico è stato aggiunto proprio per fare capire allo spettatore che il principe pensa alla morte. Successivamente parte il montaggio alternato. Il ritorno in carrozza di Angelica e Tancredi nel romanzo non c’è, è stato aggiunto da Visconti per farci intuire come si sarebbe evoluta la situazione politica (lo sparo dei rivoluzionari fa capire qualcosa).
- Motivazioni estetiche: viene ritenuto che la scena sia bella.
- Motivazioni compositive: un elemento, un particolare viene portato all’attenzione perché avrà importanza nello sviluppo della storia. Il grande maestro in questo fu Alfred Hitchcock, che utilizza il genere poliziesco.
Il racconto di misteri
- Motivazione simulata: false piste. Si crede che l’assassino sia uno quando è un altro.
- Motivazione realistica: quello che ci viene raccontato deve essere credibile anche se è assurdo. Bisogna mascherare bene l’inganno.
Visione di Suspicion di Alfred Hitchcock: la storia è quella della giovane aristocratica inglese Lina Mackinlaw che sposa, contro il volere dei genitori, John Aysgarth, un playboy che vive di espedienti. Ma dopo il matrimonio Lina matura il sospetto che John sia un assassino e che voglia ucciderla per appropriarsi del suo patrimonio. Hitchcock crea la suspense sfruttando la soggettiva, lo spettatore osserva il comportamento del protagonista dal punto di vista della moglie. La scena del bicchiere di latte è emblematica: la donna dopo avere appreso dell’esistenza di un veleno che i medici non riescono a rintracciare, chiede al marito di portarle un bicchiere di latte. La sequenza al buio è rotta da un fascio di luce in modo che quando il marito esce dalla cucina sembra di vedere un assassino che sta per compiere un delitto. Quando l’uomo entra in camera la moglie è terrorizzata. La sequenza termina con l’arrivo del giorno, il bicchiere è ancora pieno cosicché lo spettatore non potrà mai sapere se conteneva del veleno. La tensione nasce dal conflitto fra il desiderio di credere alle giustificazioni dell'uomo e di avere fiducia in lui e le ripetute smentite dei fatti che alimentano il dubbio e l'angoscia. L'altalena emotiva mina l'equilibrio psicofisico della donna in crescendo fino alla scena finale, quando lui la salverà da un incidente.
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