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Verga invece denuncia subito la propria impotenza manipolatoria e affida il lavoro ad un’amica, ma

poco dopo si decide a collaborare alla redazione delle didascalie chiedendo un silenzio assoluto.

Nel giro di quattro anni (1912 – 1916) si può registrare una parabola nell’atteggiamento di V., tra

diffidenza iniziale, speranza e delusione progressiva.

<<Questo della cinematografia è un altro castigo di Dio>>.

Verga si può considerare il più significativo esempio di letterato con la sindrome di Fantomas,

duplicità di atteggiamenti (schermo = trappola infida / miraggio per facili guadagni).

Diverso invece l’atteggiamento di Guido Gozzano che rivendica la piena paternità del suo lavoro

per il cinema; Capuana sostiene che i suoi affari con il cinema siamo fruttuosi… questo fenomeno

coinvolge anche Pirandello, D’Annunzio che acquisisce il ruolo di autore di Cabiria di cui gli viene

attribuita la piena paternità per volere di Pastrone.

D’Annunzio in particolare vede nello schermo il luogo privilegiato di realizzazione dell’opera d’arte

totale.

6. L’OMBRA LUNGA DI PIRANDELLO SUL CINEMA ITALIANO

D’Annunzio influenza il primo cinema muto, Verga è padre dell’ideale Neorealismo e Pirandello

diviene “l’angelo necessario” del cinema della modernità, è una figura pontificale che favorisce il

passaggio e l’osmosi fra cinema e teatro.

Pirandello diventa un punto di riferimento assoluto per molti registi che hanno raccontato delle

trasformazioni profonde e le maschere dell’uomo contemporaneo, da Welles a Fellini, Pasolini,

Woody Allen, Benigni..

Per quanto riguarda l’influenza di Pirandello sul cinema si può parlare delle teorie del caos e del

caso; egli inaugura con i Quaderni di Serafino Gubbio operatore un nuovo genere letterario, un

ibrido che mescola diario e racconto.

La rappresentazione del cinema diventa una presa di coscienza, il romanzo sul cinema diventa

una sorta di autoriflessione, un modo per capire cosa sta cambiando nel lavoro del letterato a

causa dell’avvento del mezzo cinematografico.

L’opera pirandelliana è quindi, un’insieme di temi, situazioni, riflessioni sul gioco delle maschere,

dell’apparire, e sull’essere un uomo comune.

Alle sue opere attingono diversi autori tra cui Charlie Chaplin (atteggiamento nei confronti del

sonoro/sdoppiamento della personalità, trasformazione uomo in un ingranaggio in Tempi

Moderni)..

Nei confronti del corpo letterario di Pirandello il cinema ha compiuto un’azione di smembramento e

massacro; nei confronti del cinema Pirandello appare come una creatura angelica;

all’inizio P. è fermo e indeciso, non animato da desideri di conquista, poi per lui il cinema si rivelerà

il farmaco più efficace per soddisfare le sue ambizioni di riconoscimento universale.

P. all’inizio vede nel cinema una macchina da guerra, capace di distruggere ogni forma di

espressione artistica anteriore.

Ma a lui interessa anche mostrare il funzionamento materiale del microsistema, mutando di

continuo obiettivi e distanza focale ; vengono alternati primissimi piani e dettagli, moltiplicati i punti

di vista.

Volto umano -> finestra dell’anima

Nei confronti del cinema rimarrà per sempre per lui un duplice atteggiamento : fascinazione e

paura, attrazione e repulsione.

Dal primo contatto con la macchina cinematografica è subito riconosciuta l’illusorietà del visibile,

l’esistenza di una dimensione ulteriore oltre al visibile …l’”oltre” e la ricerca di un punto di fuga, lo

strappo nei confronti della realtà.

Es: in The Truman Show Truman nel finale va a sbattere con la barca contro il cielo della

scenografia e toccando il fondale dipinto si rende conto che oltre c’è un mondo nuovo.

La morte cruenta dell’Otello in Che cosa sono le nuvole porta Jago e Otello a contemplare insieme

la <<straziante bellezza del creato>>  nuovi orizzonti (nuvole).

L’”oltre” diventa un punto di salvezza e orientamento.

L’occhio della macchina consente di rivelare l’individuo come universo a più dimensioni, lo

sdoppiamento, perdersi nei meandri della sua stessa personalità.

Il cinema invita Pirandello a volare alto, a dominare tutto il territorio dello spettacolo; lui lo vede

come arma fabbricatrice di miti del mondo moderno, creazione e scoperta di nuove realtà.

9. MUTAMENTO DI STATO E INVENZIONE DI UNA LINGUA PER LO SCHERMO

Dagli anni ’30, in fase di pieno fascismo, con l’avvento del sonoro, si richiede agli scrittori di

assumersi responsabilità più dirette nella scrittura e sceneggiatura dei film, per acquisire

un’identità professionale ben distinta, il letterato è chiamato ad assumere un ruolo creativo.

Il passaggio dal muto al sonoro ha costituito una rivoluzione dal punto di vista sociolinguistico;

quando il cinema muove i passi verso il sonoro 1/5 degli italiani è analfabeta.

Il fascismo si oppone agli usi pubblici del dialetto e delle lingue straniere, ma allo stesso tempo non

ci sono modelli e punti di riferimento comuni di lingua nazionale, si cerca di rendere più familiare

possibile la lingua della radio e del cinema.

Problema della lingua cinematografica e ricerca di una vera identità linguistica nazionale.

I letterati-sceneggiatori fin dai primi anni 30 riescono a raggiungere un livello di stabilizzazione

comunicativa, creare la lingua della comunicazione quotidiana che diventa poi il modello per la

società.

Tensione verso una lingua del cinema

In uno stato di crescente precarietà verranno a trovarsi (dagli anni 30 agli anni 60) scrittori e

letterati che si dirigono a Roma attratti dal miraggio dell’oro di Cinecittà, fra cui Zavattini,

Pirandello, Palazzeschi, Moravia, Sciascia, Pasolini..

Si arriva al contatto con la realtà già negli anni ’30, con l’emergere della consapevolezza dei poteri

della parola e delle scritture.

Il territorio nazionale diventa luogo d’azione cinematografica, luogo in cui spingersi oltre al visibile;

il vedere è mediato da filtri letterari e pittorici (influenza dei macchiaioli toscani, pittori

ottocenteschi).

All’interno della scoperta della geografia e della storia del paese c’è un tentativo di determinarne

una nuova identità: in questo acquisisce un ruolo importante la Sicilia letteraria, luogo ideale per gli

autori del Neorealismo, Sicilia di Verga, ponte e luogo che agisce da tessuto connettivo con la

tradizione artistica e letteraria, luogo dei luoghi, idea del paradiso terrestre, culla della civiltà

mediterranea.

12. IL SOGNO DI FAR PARLARE LE COSE

Tra il 1945 e il 48 le opere di Rossellini, Zavattini-De Sica sprigionano forza di novità, questo è

l’unico momento in cui si cerca di tagliare il cordone ombelicale con la letteratura e far parlare le

cose senza mediazioni.

Il cinema sembra ripartire da zero ed essere in grado di ridisegnare del tutto i propri orizzonti.

L a poetica del Neorealismo nasce da una coincidenza di fattori, tra cui la capacità auto

rappresentativa del reale; alla percezione della durata si sostituisce un rapporto con il visibile.

Il regista è investito del ruolo di cantore visivo e interprete della storia di tutti; la macchina da presa

è testimone tutt’altro che neutro e oggettivo.

Il cinema sembra liberarsi di colpo di una tradizione letteraria, teatrale, figurativa e si collega ad

una tradizione orale….i rapporti sembrano quindi rovesciati: non è più il cinema ad attingere alle

arti maggiori e a tradurre in immagini la lingua letteraria, ma è la scrittura cinematografica a

modificare ed influenzare le diverse forme di scrittura artistica.

Per Zavattini la culla della civiltà italiana è la Padania.

Per molti registi servirsi della letteratura vuol dire ricorrere ad una sorta di farmaco/antidoto verso

la modernizzazione del paese, essa offre maggiori sicurezze di ancoraggio a dimensioni e valori

conosciuti.

13. IL CINEMA COME FONTE E ALIMENTO DELLA LETTERATURA

Tracce di celluloide ed un interesse incondizionato per il cinema percorrono i territori letterari di

Leonardo Sciascia (Sicilia); lo stesso scrittore ha riconosciuto questa influenza, egli infatti crede di

avere un debito più nei confronti del cinema che della letteratura.

Cinema come percezione della narratività del reale secondo la scrittrice e sceneggiatrice Lidia

Ravera.

Zavattini in un’intervista dichiara: <<il linguaggio cinematografico ha influito su quello letterario, c’è

uno scambio continuo tra le varie arti; diario in forma di narrazione cinematografica, in cui

l’immagine, raffigurazione visiva, ne è l’elemento dominante >>.

Questo è ciò che Jean Renoir diceva di Zavattini: <<i suoi occhi vedevano tutto, vedevano

soprattutto l’invisibile>> riferendosi al fatto che Z. pensa per immagini e scrive con gli occhi, aveva

uno sguardo che coglieva tutto simultaneamente.

Egli è uno dei pochi scrittori che scrive guidato dalle immagini che si formano in lui, già in forma

cinematografica che sembra post-futurista per le associazioni e la velocità.

Il cinema americano entra con forza nella vita degli italiani durante il ventennio fascista, agisce da

maestro, da mondo parallelo, fonte di ispirazione.

Parise introduce nel linguaggio letterario quello cinematografico o modella il secondo sul primo.

Non è solo la memoria cinematografica ad alimentare l’invenzione, ma è il cinema come linguaggio

a determinare la struttura narrativa, i flash-back, i salti temporali.

Elementi specificamente filmici nello stile di Parise si possono riconoscere nell’uso degli aggettivi

dimostrativi o nell’adozione di certi dialoghi in presa diretta.

Prima di Parise l’influenza del cinema la si può osservare nella scrittura di Vittorini, Pavese,

Pratolini, Sciascia…

Persino Pontiggia arriva ad ammettere l’influenza del cinema: per il montaggio, l’uso dei primi

piani, la tecnica del racconto.

Rino Mele analizza come il cinema abbia determinato la struttura e le figure della narrazione.

È comunque Cerami lo scrittore che ha avvertito con maggior forza l’influenza congiunta del

cinema e della letteratura sulla sua scrittura; egli inizia a lavorare nel cinema come assistente alla

regia di Pasolini per Uccellacci e uccellini, La terra vista dalla luna…. ; Cerami può esser

considerato il primo esempio concreto di rovesciamento dei rapporti di forza tra cinema e

letteratura.

Riceve da Pasolini un imprinting, oltre ad esser stato a Los Angeles a seguire corsi di

sceneggiatura.

Autori come Celati o Mozzi si prestano ad un’analisi sul ruolo del cinema come fonte di ispirazione

e guida della scrittura; il primo denuncerà in un articolo sul “manifesto” la noia dei romanzi moderni

<<schiavizzati dalla convenzione propria del racconto cinematografico>>.

Per quanto riguarda Mozzi il cinema gioca un ruolo dominante sulla sua scrittura e sembra

penetrato nel suo stile, nel modo di assumere il punto di vista dei suoi personaggi.

14. LA LETTERATURA COME HABITAT

Letteratura come mondo parallelo, più reale del reale, universo in cui interpretare il presente,

passato e futuro.

Pasolini non ha mai rappresentato dei borghesi, lui vuole celebrare la vitalità, la grazia, la naturalità

di classi popolari ancora ai margini della storia….

In ogni caso per tutto il cinema del dopoguerra la letteratura continua ad essere una musa

ispiratrice, continua ad essere un elemento fondante e strutturale dell’ispirazione e del tessuto

narrativo di sceneggiatori e registi.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e culture straniere
SSD:
Università: Carlo Bo - Uniurb
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Starsnstriped di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Cultura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Carlo Bo - Uniurb o del prof Martelli Matteo.

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